mercoledì 30 luglio 2008

Orrore capitale

John Grisham e' un autore molto prolifico e scrive bene, cosi' bene da essere uno dei "preferiti" di Hollywood, che ha trasformato in film molte delle sue "creature" ("A time to kill", "The Firm", "The rainmaker" etc.). Con un passato da avvocato, a parte poche eccezioni e' ovvio che la maggior parte dei suoi libri ha come sfondo il mondo legale.

Negli ultimi paio di mesi mi sono fatta una Grisham-marathon, che ancora non e' finita, ma l'ultimo libro mi ha lasciato considerevolmente scossa, con tanti pensieri per la testa.

Si intitola "The chamber", e come molti altri, anche questo libro e' diventato un film con Gene Hackman e Chris O'Donnell (il film non l'ho visto, ma le recensioni che ho letto denunciano ovviamente le mancanze nei confronti del libro...), e il riferimento e' alla "Gas Chamber", la camera a gas della death row della Mississippi State Penitentiary, chiamata Parchman Farm, in quanto i prigionieri lavorano nella "fattoria", ex-piantagione. La storia e i personaggi sono molto ben scritti, io in mezza pagina mi sono subito trovata li', nel profondo sud americano, accattivata da personaggi veri, pieni di contraddizioni, quasi reali... Ma non voglio parlare del libro, che comunque consiglio vivamente di leggere, bensi' di uno degli aspetti piu' abominevoli degli US (che comunque sapete che adoro per moltissimi versi, altrimenti, ovvio, avrei gia' lasciato anni fa non parliamo poi di crescerci 3 figli....), causa di controversie, discussioni religiose, etiche, morali... la pena di morte, qui chiamata capital punishment, punizione capitale.


Tanto per dare 4 dati su cui riflettere, negli Stati Uniti la pena capitale e' ancora "alive and kicking" (no pun intended...giochetto di parole non voluto...); solo dal primo luglio 2008, sono stati assassinati "legalmente" 5 persone, tutti immagino, per crimini orrendi, sicuramente "se lo meritavano"... tutti e 5 in stati del sud, 2 in Texas, 1 in Virginia, 1 in Mississippi e 1 in Florida... holy crap, mentre controllavo la statistica, e' stata aggiornata con l'aggiunta di un'altra esecuzione il 24 luglio, anche quella in Virginia. Quindi 6 in luglio (si vede che e' un mese che "ispira"...) e dall'inizio del 2008 un totale di 15 esecuzioni. La storia e' piuttosto interessante e, se ve la sentite, questo e' il sito da cui ho tratto la maggioranza delle mie informazioni, e naturalmente, il libro di Grisham! La pena di morte e' regolata da ciascun stato individualmente, e in generale, la maggioranza delfi stati del sud utilizzano la pena di morte, con eccezioni, ad esempio il New Hampshire, stato "yankee" ma che utilizza ancora la pena capitale, e tuttavia ne ha eseguite 0 (zero) dal 1976 (cioe' da quando, dopo essere stata sospesa dalla Supreme Court nel 1972, in 40 stati, grazie al caso "Furman Vs. Georgia", e' stata ristabilita). Oppure il West Virginia che, pur essendo uno stato considerato del sud, ha mantenuto l'abolizione della pena capitale.

Tanto per curiosita', questa la situazione nei 3 stati in cui ho vissuto:
  • La California utilizza la pena di morte. 13 esecuzioni dal 1976, 709 prima del 1976. Popolazione in attesa dell'esecuzione : 667

  • Il New Jersey ha abolito la pena di morte il 17 dicembre 2007, ma in effetti dal 1976 ci sono state 0 (zero) esecuzioni.

  • L'Arizona purtroppo usa ancora la pena di morte quale metodo di punizione, con 23 esecuzioni dal 1976 e 104 prima del 1976. 126 attendono in "death row".
La mia opinione a riguardo e' cambiata cosi' tante volte che i flip-flops di McCain sembrano una cosa da dilettante: in gioventu' quando l'idealismo adolescenziale era in piena fioritura (e non sto parlando dell'acne...), ero totalmente contro, poi dopo la nascita di Chris, Em e Vivi, una morte "asettica" perpetrata da un impiegato statale non mi sembrava punizione sufficente per qualcuno che, che so, avesse fatto del male ad un bambino, anzi probabilmente avrei voluto essere parte del plotone di esecuzione, insomma una sorta di Charles Bronson al femminile; ritenevo la pena capitale una punizione inadeguata, niente a che vedere alla vendetta sanguinosa che avrei voluto come retribuzione se qualcosa fosse successo ad uno dei miei bambini.

Ora, all'alba (davvero) del quarantaduesimo compleanno mi chiedo:

  1. I fantasmi che perseguitano una vittima o i suoi famigliari, davvero scompaiono immediatamente, nel momento in cui il criminale tira l'ultimo respiro?
  2. In un paese dove, nonostante la Costituzione proclami la separazione di stato e religione, la religione cristiana viene usata spesso quale guida per leggi (e a dire il vero, non credo sia necessariamente un male), non e' una contraddizione piu' grossa del Texas andare contro il sesto comandamento, "Thou shall not kill"? Cos'e che differenzia il criminale dallo stato che inietta il veleno nelle vene, o schiaccia il bottone che rilascia la pastiglie di cianide per creare il gas letale? Il fatto che 1 o 12 uomini hanno deciso che e' ok??
  3. Serve davvero da deterrente per scoraggiare gli atti criminali piu' orribili? Statisticamente negli stati dove la pena di morte e' usata come noi di Milano usiamo la metro, esempio il Texas (dove dal 1976 sono state giustiziate 408 persone), il tasso degli omicidi per 100mila abitanti non e' piu' basso di altri stati in cui non c'e' la pensa di morte)... in altre parole: funziona?

Siccome il perdono e' uno dei precetti con cui sono cresciuta, sono dell'opinione che l'ergastolo senza possibilita' di uscita, dando magari al criminale la possibilita' di pentirsi davvero e ai famigliari di perdonare, sia una punizione "adeguata". In nessun caso, ne' con la pena capitale ne' con altri metodi di punizione, si puo' cambiare un evento orribile, riportare in vita chi non c'e' piu' a causa di un altro uomo... allora perche' continuare ad ammazzare? A cosa serve, davvero?

9 commenti:

  1. Oh cara Moky, scatenerai un putiferio ti avverto!

    Comunque grazie per la segnalazione del libro, anche a me Grisham piace abbastanza e ho letto molti dei suoi libri (ho "il professionista" nella coda di lettura, tra l'altro ambientato in Italia così come il libro precedente, "Il broker"). Questo non so se da noi è già arrivato ma in caso me lo farò spedire da uno degli innumerevoli "agenti" che ho sparsi per gli USA!

    La pena di morte non è un deterrente, ma questo i suoi sostenitori non lo ammetteranno mai.
    La pena di morte altro non è che una vendetta perpretata per conto terzi: lo stato che uccide per conto dei parenti delle vittime.
    Un orrore su orrore.
    Hanno voglia a dire che il metodo dell'iniezione letale sia "non insolitamente crudele" (come ha recentemente sentenziato la corte suprema americana), vorrei vedere i giudici se affiderebbero a questo metodo l'eutanasia di un loro cane o gatto malato terminale...
    Il sistema usato è a dir poco macchinoso e terrificante, non si capisce perchè non gli sparino una overdose di morfina e basta... Rapido ed indolore...

    No, il criminale deve soffrire, ecco la ragione.
    Ed ecco perchè ci sono tanti sostenitori della pena di morte nonostante il fondamentalismo religioso (anche se appellarsi alla religione non ha molto senso visto che il vaticano mantiene tuttora la pena di morte nel suo codice, sebbene non la applichi per fortuna!).

    Guarda, io sono fermamente contrario come avrai capito, anche perchè l'essere ucciso termina all'istante tutti i rimpianti del criminale (sempre che ne abbia) e non è affatto una punizione. Lo stare in gabbia tutta la vita, quella è una punizione (se il tuo intento è punire e non rieducare ovviamente).

    Ma è molto più semplice demandare le proprie vendette ad un boia statale e non sporcarsi le mani.

    Guarda, io ai parenti delle vittime gli direi: volete la pena di morte? Allora dovete uccidere il condannato VOI STESSI, con le vostre mani. Niente iniezione, no, vi diamo una colt 45 e voi gli sparate da soli, in testa, da 5 metri; se ne siete capaci. Poi ve la vedete voi con i vostri fantasmi perchè una cosa è assistere all'esecuzione in modo "asettico" attraverso una finestra, è come assistere ad un'operazione chirurgica, ad un film ma un'altra è vedere e sentire il sangue, ascoltare in prima persona i rantoli, vedere i terribili effetti della morte.
    Ed ovviamente l'esecuzione non dovrà essere fatta "a caldo" subito dopo il fattaccio, ma dopo i tempi della giustizia... 5 o dieci anni. Guardiamo se il tuo odio è resistito fino a tanto.
    perchè è di odio che trattiamo, non di giustizia.
    Scusa il post lunghissimo ma è una cosa che sento parecchio.


    ---Alex


    PS = il numero delle esecuzioni dall'inizio dell'anno in USA è "insolitamente" basso perchè erano state tutte sospese in quanto era stato posto alla corte suprema il quesito se l'iniezione fosse insolitamente crudele e quindi contraria alla costituzione. La corte poi ha sentenziato (e ti pareva!) che non lo fosse per cui le esecuzioni sono riprese a pieno regime... :-(

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  2. non ho paura nè remore a dire che io sono contrario in modo viscerale ad ogni pena di morte. Solo per il fatto che uno stato non può arrogarsi il diritto di togliere la vita ad un criminale. Qualunque nefandezza abbia commesso. Lo stato può e DEVE metterlo in galera per il resto della vita.
    Sic et simpliciter!

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  3. La pena di morte non e' un deterrente e non colma il vuoto delle famiglie che sono legate alle vittime del crimine ne' le ripaga. Ma capisco cosa vuoi dire quando senti di persone che fanno male ai bambini: anche io ho la tua stessa reazione.
    Per Grisham: prenditi "Playing for Pizza" che e' una lettura piu' adatta all'estate, parla di un giocatore di football americano che va a giocare in Italia...fa ridere:)
    http://reginadeitucani.splinder.com/post/15656725/John+Grisham+-+Playing+for+Piz

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  4. Non ci capisco nulla di fusi orari perciò non so quando leggerai questo commento quindi......

    Tanti auguri a te...tanti auguri a te... tanti auguri cara Moky...tanti auguri a te!!!!!!
    un abbraccio fortissimo e un bacio Suy

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  5. Discussione interessante. Mi piace affermare a testa alta di essere europea, di venire da un continente dove la pena di morte è stata abolita secoli fa. Mi piace anche citare "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, che gli americani assolutamente non conoscono. Sono rimasta un'adolescente idealista, un pò come lo eri tu qualche anno fa, e non credo che cambierò opinione. La pena migliore per chi si è macchiato di un crimine orrendo? Ergastolo e lavori forzati, così uniamo al pentimento anche un senso di utilità che non fa mai male.

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  6. Qui in Italia sono da 2 minuti passate le 24, quindi siamo al 31 luglio....quindi.....

    TANTI AUGURI DI BUON COMPLEANNO!!!
    :-))))

    Un abbraccio, buona giornata!! ;-)

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  7. Alex, i dati sul sito di cui parlo sono agghiaccianti, da quelli sulle "botched executions", cioe' le esecuzioni non andate bene (ricordi il film "The green mile", quando mandano sulla sedia elettrica uno dei condannati? Be', la stessa e' capitata spesso... quindi il clima "asettico" diventa in realta' peggio di un film di Dario Argento) a quelli sulle persone innocenti giustiziate... Nel libro viene analizzata bene la complessita' sia delle emozioni di chi e' in attesa in death row, sia le emozioni di chi ha subito l'atto criminale e la miopia delle autorita' che utilizzano la pena capitale per dare non tanto un senso di chiusura alle vittime, quanto dare a se stessi la sensazione di "aver vinto", cosi' cara agli Americani. In realta, con la pena di morte non vince nessuno. Ma a questo punto siamo ad un livello troppo sofisticato... avevo una "amica" che una volta, parlando di Scott Peterson (che pare abbia ucciso la moglie incinta di 8 mesi, roba tristissima)mi dice, come se stesse parlando della lista della spesa "I hope they fry him"... inutile dirti che non la sento da tanto tanto tempo!!

    CrazyT, non ne avevo dubbi!

    Fabio, infatti.

    Regina, grazie per il consiglio! No wonder Hollywood lo ama... Io ho letto anche "A painted house", niente tribunali, uffici, ma una bellissima storia ambientata nel sud negli anni 50 (o giu di li'...)
    Comunque, parlando sempre dell'idea della vendetta, e' sempre meglio trasformare la propria rabbia e il proprio dolore in qualcosa di positivo... come quella famiglia americana che viaggiava non so dove in Italia e che ha donato gli organi della figlia, che dormiva in macchina ed e' stata ammazzata da criminali, a delle persone italiane che attendevano il trapianto...

    Suysan, allora anche tu come Toto'... qui siamo 9 ore indietro (cioe' ad esempio, ora qui sono le 15:38 del 2 agosto, in Italia sono le 00:38 del 3 agosto), ma comunque... : GRAZIE CARISSIMA!!!

    Aelys, in effetti nel sito di cui ho parlato, parlano anche di Cesare Beccaria e di come abbia influenzato il movimento abolizionista americano della fine dell'800, grazie a Thomas Jefferson che avendo vissuto in Europa, era tornato portato con se quanto di positivo aveva trovato. Non so quanti americani ora conoscano il Beccaria... a parte chi studia la pena di morte.
    La pena di morte e' un insulto all'evoluzione della nostra specie. Ma questo e' facile a dirsi quando la tua vita non e' toccata da tragedie e eventi orribili. Quando pero' qualcosa di impensabile avviene ad esempi ad un proprio figlio, e' piu' facile, penso, dire "Let's fry the a-hole who did this to my kid"... Tuttavia, e questo e' il vero coraggio, qualsiasi persona con un cervello ancora funzionante capisce benissimo che non si ottiene niente dalla retribuzione animalesca che viene perpetrata attraverso la pena capitale.
    Ma per chi e' in favore della pena di morte, questo e' un ragionamento troppo sofisticato.

    Andrea... grazie!!!!

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  8. ABOLISH DEATH PENALTY!!!!
    Se un criminale facesse del male ai miei nipotini molto probabilmente lo strangolerei con le mie mani anche se sono contro alla giustizia fai da te.
    Ma, in quel caso, animata dalla rabbia e dal dolore, avrei delle "attenuanti".

    Ma è inaudito che lo stato, uno stato con la più lunga democrazia del mondo, uno stato civile come gli US, uccida per conto terzi, senza l'"attenuante" di provare sentimenti forti di odio.
    Lo stato, le istituzioni hanno il dovere di riabilitare un condannato, di condurlo al pentimento, e, per quanto feroce possa essere una persona ha, sicuramente una storia drammatica e di disperazione alle spalle che è il motivo che le ha armato la mano.
    Inoltre la pena capitale non restituisce la vittima alle famiglie.

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