martedì 13 luglio 2010

La pagliuzza e il palo

E' un classico: un italiano che si trasferisce negli US, per i primi X anni non fara' altro che notare, con orrore, come tutto cio' che e' italiano (cibo, linguaggio, etc.), venga utilizzato e macellato dagli americani. L'ho fatto anche io: i primi 2 anni qui, J mi portava in tutti i ristoranti italiani di Ventura, Santa Barbara etc ed io, da brava neo-immigrata, ad offendermi, ridere, piangere e lamentarmi per gli errori di "spelling" dei menu, il cibo non autentico e in generale tutti i peccati commessi da chi osava prendere cio' che era per me "perfetto" (cibo e lingua italiana) e imbastardirlo, rovinandolo cosi' per sempre.

Ora, prendi qualsiasi blog di italiani in America, e il discorso di "come fanno 'sti americani a chiamare un sandwich "panini" quand'e' UN PANINO solo!", oppure "Perche' utilizzano nomi come "latte" o "macchiato" per riferirsi a bevande che si sono inventate?" prima o poi viene sempre toccato.

E allora faccio l'avvocato del diavolo.

Perche' si' e' vero, gli americani non capiscono una mazza dei plurali in italiano ne' di bevande da bar italiano, ma com'e e' che noi italiani ci assolviamo con facilita' quando facciamo la stessa cosa con la lingua e quant'altro di americano prendiamo in usufrutto?

Ad esempio, consideriamo la parola "call center" che ho sentito usare tanto in Italia: se vale il discorso "Non sanno che "panini" e' plurale e "paninis" non esiste", allora per non fare la stessa figura, ricordatelo quando mi dici "Hanno aperto 2 nuovi call center" e chiamali "call centerS", no?

Oppure "Quello che leggi su certi giornali sono tutti gossip" ... E CHE SONO? I fratelli di "paninis"?

Mi vengono i brividi ogni volta che sento parlare di "reality": si chiamano "reality shows", non reality, 'gnuranti italiani che non siete altro!!

Certo che a noi italiani fa ridere o persino fastidio vedere come la nostra cultura venga presa, strapazzata e poi fusa con quella autoctona del paese straniero in cui viviamo o che stiamo visitando, per creare un qualcosa di totalmente diverso dall'originale italiano.
Nella nostra fierezza italiana ci dimentichiamo di come quotidianamente anche noi utilizziamo e macelliamo altre lingue ed altre culture: anni fa esisteva un negozietto in centro a Milano che vendeva cianfrusaglie, credo. Si chiamava "SHIT SHOP"

Cosa pensate avranno commentato gli americani in visita?

19 commenti:

  1. Hai totalmente ragione; io sono tra quelli che si infastidiscono davanti a certe americanate. Il tuo post mi ha fatto nascere due pensieri.
    Uno, che a me dell'Italia mi è sempre fregato poco...finchè mi sono trasferita, da allora è nato questo strano interesse che mi porto ancora dietro e credo che l'avversità contro questi "abusi" di lingua e cultura nasca proprio come reazione a questo cambiamento inaspettato (forse vale solo per me, eh).
    Due, che quando torni in Italia, se uno davvero si mette a parlare l'inglese correttamente, contro quello parlato dai connazionali, allora diventi la snob che si sta de-italianizzando.

    O forse....noi che viviamo in-between due culture, ne sappiamo troppo, e per vivere tranquilli dovremmo fare un po' ignoranti...

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  2. Che coincidenza stavo pensando di scrivere qualcosa in materia sul mio blog.

    Anch'io come Elfonora ho sviluppato una profonda idiosincrasia per gli abusi dell'inglese.
    Ma ci si può spingere oltre e riflettere sulla passività
    dell'italiano rispetto all'inglese e sulla mancanza di coraggio nel proporre e far
    circolare novità linguistiche.

    È da anni che sono impegnato in questa battagli quasi
    persa :-)

    Nel mio ambiente poi il fenomeno raggiunge dei picchi parossistici impressionanti. Mi è capitato di sentir dire deletare (delete), per non parlare poi dei ben noti "miscion" e "lochescion". Ma anche gadget, trolley, outing e altri termini inglesi usati a sproposito.

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  3. e' vero che anche in italia si strapazza l'inglese, ma non capisco perche' parli di pagliuzza e di palo... secondo me le cose potrebbero essere messe allo stesso livello.

    cmq anche io penso spesso "ma cosa pensano gli americani quando visitano l'italia?", ma non per lo strapazzamento dell'inglese

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  4. L'ignoranza degli italiani verso le lingue straniere è in genere preoccupante.

    Comunque almeno per i plurali hai torto, secondo l'Accademia della Crusca le parole straniere quando usate all'interno di una frase in italiano diventano invarianti e singolari quindi tanti "elaboratori elettronici" restano sempre tanti computer e non computers.

    Per il resto hai ragione da vendere!!!


    ---Alex

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  5. io non sono d'accordo con questo discorso, come detto da AD blues in italiano non si usa aggiungere la -s plurale per le parole inglesi; inoltre per quanto l'italiano medio non sappia l'inglese, bisogna dire che si sforza a pronunciare le singole parole straniere di maggior uso correttamente nonostante la dizione-pronuncia imperfetta a differenza degli americani che leggono alla loro maniera.

    esempi presi da dionisio: bene o male tutti sanno come si pronuncia "location" "outing" e le altre parole di maggior uso..perchè gli americani devono pronunciare semplici parole italiane come vogliono loro? cafe-ladi, machiadoo etc..

    anche sulla conoscenza delle lingue, in usa non sono affatto migliori, le nuove generazioni italiane hanno almeno un inglese elementare, molti masticano un po' di francese e con un italiano condito riescono a farsi capire anche dagli spagnoli..gli americani lasciamo perdere.esiste e sannp solo l'inglese..


    mat

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  6. condivido il punto generale ma sottoscrivo l'osservazione di adblues e mat che in Italiano il plurale non modificato e' ammissibile.

    Secondo me fra l'altro c'e' una differenza: in Italiano c'e' una regola (vedi appunto casi come "sport") piu' o meno condivisa di non dare flessioni ai plurali stranieri.

    Comunque non e' vero che tutti inveiamo contro la brutalizzazione dell'italiano in Inglese, io la trovo divertente :D

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  7. Sì è vero che le parole straniere acquisite dalla nostra lingua sono di solito invarianti e a volte, quando terminano in vocale, seguono le regole del plurale italiano. Ad esempio il Garzanti riporta chimoni come accettabile per il plurale di chimono. Di certo non dovrebbero mai seguire le regole del plurale della lingua di partenza.
    Relativamente agli esempi che citavo:

    "outing" lo citavo in quanto corretto ma usato a sproposito. Di solito in italiano lo si usa con il significato che ha invece "coming out" in inglese

    "mission": sono d'accordo che potrà anche risultare divertente, ma io la trovo piuttosto ridicola. Che costa aggiungere una "e"?

    Segnalo questo bell'articolo abbastanza in tema.

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  8. E veeero!:))) Anche io i primi tempi facevo cosi'... continuo a non andare volentieri a mangiare nei ristoranti italiani, ma per il resto, devo ammettere che leggere "panini" non mi fa piu' ne' caldo ne'freddo.

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  9. Elfonora, concordo. Mi ci e' voluto del tempo ma ci sono arrivata anche io. Il discorso e' proprio quello di accettare alla fine che quando due culture si incontrano, si fondono. E nasce qualcosa di diverso, nuovo, magari peggiore degli originali magari migliore (dipende a chi chiedi!)... Piu' che ignoranti, bisogna essere tolleranti, ecco.
    Se per caso non lo hai mai visto, il film "Big night" con Stanley Tucci e' molto divertente e soprattutto una prospettiva diversa su questo argomento..

    Dioniso, il tuo sara' un post davvero interessante. La lingua inglese, anzi, quella americana, ha proprio la caratteristica di fagocitare cio' che le svariate culture presenti qui, offrono e trasformarlo. A partire dalla lingua inglese stessa che si e' trasformata e non e' piu' l'inglese britannico, manco per niente! Non sono contraria ai cambiamenti, alle trasformazioni, mi da fastidio questo doppio standard che vedo in molti italiani.

    Palbi... come direbbero qui imitando noi italiani "GWRASI!!"

    Marica, hai ragionissima, il livello e' lo stesso, o almeno dovrebbe esserlo. Pero' ti diro' che nella mia esperienza, in 17 anni qui ho incontrato solo 2 americani che si sono lamentati dell'Italia, del cibo, della gente etc. Tutti gli altri (e sono migliaia) hanno questa concezione idillica quasi dell'Italia e della sua cultura. Ci sono certamente elementi della nostra cultura che non capiscono, ma anche di fronte al negozio "Shit Shop" immagino avrebbero riso e non "put down" come facciamo noi italiani davanti agli "errori" americani

    Alex, ho capito che le regole sul plurale italiano sono diverse, ma lo sono anche per l'inglese: in inglese una parola anche straniera al plurale ha la "S", ad esempio "beret" parola francesissima, ormai diventata parte del vocabolario inglese che al plurale fa "berets", o "toilet" o altre parole prese in prestito e poi assimilate. Quindi se e' accettabile perche' corretto non usare il plurale inglese in parole inglesi parlando in italiano, dovrebbe essere accettabile non usare il plurale italiano in parole italiane parlando inglese. Mi sembra, per quanto ignorante sia in materia, una questione di semplicissima logica. Quindi "paninis" per quanto possa essere cacofono per noi, non dovrebbe stupirci ne' meravigliarci (ed ecco il perche' del titolo, se guardiamo la pagliuzza degli altri, non dimentichiamoci del palo nei nostri), e siccome ho fatto anche io lo stesso errore, sto cercando di interrompere questo ciclo di 'gnuranza!

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  12. Mat, ma tu pesni che per gli americani che ascoltano gli italiani parlare in inglese la pronuncia non sia stridente come nel caso opposto? Io ho sentito italiani (e altri stranieri) pronunciare parole inglesi in modo da pisciarmi dal ridere, anche peggio del solito "bruscetta" o "masciato" degli americani... ho sentito pronunciare la parola "bough" in modi osceni. Solo perche' non conoscono la regola del "ch" in italiano, non significa che non ci provino... e dai che io sento i giornalisti e presentatori in tv pronunciare nomi tipo "Harrison Ford" con la "R" all'italiana, dura dura!! E allora? E' vero, (come commentava Elfonora), che quando ero in Italia e dicevo parole inglese usando la pronuncia che uso qui, mi guardavano come se fossi 'sta snob con la puzza sotto il naso.

    Ecco il discorso che mi da fastidio degli italiani: noi siamo meglio perche' ci proviamo... si' ma non ci sono americani che ti ridono in faccia per le cagate che escono perche', appunto, ci provi.
    E come moglie di un americano che l'italiano lo parla almeno tanto da capire e farsi capire, pur conoscendo le regole etc, lui la "R" italiana non riuscira' mai a pronunciarla e spesso si dimentica la regola del "CH-"!!
    (E se gli americani che parlano italiano sembrano tanti Stanlio e Ollio, per farti capire come "suonano" gli italiani che parlano inglese, guardati l'episodio di Family Guy in cui Brian e Peter mi sembra vanno nella salumeria italiana..)
    Per quanto riguarda il fatto che non conoscano altre lingue, e' un po' la conseguenza del fatto che tutto il mondo piu' o meno usa l'inglese, quindi perche' sforzarsi? E' anche colpa delle scuole che spingono poco le lingue straniere...

    Fabrizio, ogni lingua ha le sue regole grammaticali, bisogna rispettarle, no? Anche io, come te e Regina, ora trovo persino carini i tentativi americani di usare parole italiane!! Teneri!! ;)

    Dioniso, ora leggero' l'articolo. Insomma, il discorso piu' generale e' che ogni lingua e' il modo di comunicare di un popolo. Quindi se per gli italiani il "trolley" e' una valigia, mentre per gli americani in genere e' una sorta di tram, be' allora non si tratta di chi ha ragione, ma "la maggioranza della popolazione capisce di cosa sto parlando?"
    Qui, in America, dall East Coast, al Far West, alla West Coast, all'Alaska, alle Hawaii, se dici "latte" tutti capiscono che e' il beverone con latte e caffe'. Punto. In Italia, patria originaria della parola, significa qualcos'altro. Ma "when in Rome, do as Romans do".
    Questo era l'intero punto del mio post. Se vieni in America per mangiare in un ristorante italiano o cinese o messicano e ti aspetti l'autenticita', allora ti sbagli.

    Regina, la mia "gemella" piu' giovane...

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  14. Chiedo scusa se ogni commento esce 3 volte.. non capisco! :(

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  15. Sì, sono d'accordo con quello che dici.
    Diciamo che in me coesistono due anime: quella bacchettona del purista cruscaro :-) e quella più rilassata che dice, ma sì, ben vengano gli anglicismi, tanto poi ci sarà la selezione naturale.

    Questa seconda anima si è sviluppata di più dopo aver letto questo libro che ho recensito sul mio blog:
    Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana

    "dalla mia umile e modesta posizione di dilettante della domenica lo consiglierei a tutti quelli che nutrono un minimo di interesse nei confronti della nostra lingua e soprattutto a quelli affetti dai vari stadi di neo-cruschismo.
    Chi sono i neo-cruscanti (o neo-crusc come ironicamente li definisce Andrea De Benedetti)? Lo stadio più grave di tale patologia lo si raggiunge quando ci si mette a "tempestare le redazioni dei giornali di lettere indignate e apocalittiche sul destino dell'italiano, a creare associazioni per la difesa del congiuntivo o del pronome dativo "loro" e a trillare come metal detector impazziti ogni volta che si rileva un congiuntivo mancato". Il parossismo lo si raggiunge infine quando si arriva a criticare i linguisti di mestiere in quanto troppo permissivi e lassisti. "

    "la lingua esiste prima della grammatica e il compito della grammatica scientifica non è quello di prescrivere bensì quello di descrivere: di analizzare come i parlanti si comportano e non come dovrebbero comportarsi"

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  16. Moky, e' vero... gli americani sono molto piu' tolleranti verso gli italiani che parlano inglese di quanto lo possano essere gli italiani verso gli americani che parlano italiano (o ci provano).

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  17. passo di qua solo per ricordare gli impareggiabili "footing" e "body" all'italiana. Non si può dire che non siamo creativi...

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  18. Dioniso, ho letto il tuo post e questo libro mi "intriga" (tradotto diretto diretto dal mio "I'm intrigued" mentale!!).
    La lingua e' una sorta di organismo che deve modificarsi, per forza, che si nutre di cio' che e' nuovo e "in"... anche se i puristi poi piangono!!

    Marica, si' e' vero. Sara' forse perche' gli americani sono abituati a sentire parlare la loro lingua con 1000 accenti diversi, ovunque...

    Zion, bisognerebbe scrivere un libro con tutte queste chicche...

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