lunedì 25 luglio 2011

I miei figli non parlano italiano

Tutto bene alla fine, non benissimo, ma bene. J e' tornato a casa venerdi' in tempo per celebrare il suo 50mo compleanno sabato.. che solo a scriverlo mi si arriccia il naso e strabuzzo gli occhi, ma cosi' e' la vita, ti giri un attimo e boom!, non sei piu' un ventenne senza pensieri. Ho preparato tante (24) vegan cupcakes al cioccolato con butterscotch frosting e siccome faccio pena come moglie e non ho avuto tempo di andargli a prendere il regalo (lo faro' domani, un certificato per 90 minuti di massaggio terapeutico al "Timeless Spa" dovrebbe renderlo felice), ho deciso, contro il mio buon senso, di esaudire il suo desiderio e fargli i ravioli. Vegan ovviamente.
Ho passato 3 ore e mezzo in cucina, tra il preparare la pasta, il sughetto, il ripieno... poi con una sorta di raviolatore di plastica che avevamo comprato in Italia ere fa, sono riuscita a formare dei ravioli che avevano l'aspetto di ravioli e non di bomboloni con le perdite, come era successo la prima e ultima volta che avevo tentato l'impresa, tanto tanto tempo fa. Sono venuti discretamente mangiabili, J li ha apprezzati, e siccome mi hanno vista con i capelli da pazza e lo sguardo da maniaca, anche i ragazzi li hanno mangiati senza fare troppe storie, persino Vivian, sempre difficile e particolare a tavola. Infatti alla mia frase "I can't believe YOU are eating them!", ha risposto "You worked so hard to make them..." Il sottinteso era chiaro e mi sono quasi commossa!!

In realta' questo non e' un post sul diventare vecchi etc (arrivera' presto, visto che si avvicina il mio compleanno...), oggi voglio fare un post sul fatto che i miei figli parlino in inglese sempre, anche con me, visto che e' un argomento sempre oggetto di una certa curiosita';  mi viene chiesto spesso come mai non mi parlano in italiano e perche' non glielo ho insegnato... alcuni amici che mi hanno persino "sgridato" per questa terribile mancanza.
Non esiste una motivazione valida, solo una serie di situazioni che si sono accavallate e che hanno portato al risultato che i 3 figli piu' grandi capiscono solo qualche parola di italiano, e basta. La Fagiolina, avendo comunque una conversazione ancora limitata in inglese, capisce quello che vuole capire in entrambe le lingue, utilizzando liberamente "parole" sia in italiano che in inglese, e fors'anche altri linguaggi alieni, di cui non possiamo che dedurre il significato! Io continuo a parlarle quasi sempre in italiano, ma so gia' cosa succedera'...
Non era il il mio obiettivo, quello che crescessero come americani monolingua. E' successo, punto.

Anzitutto, come ben sapete, io sono l'unica in casa che parla italiano, la lingua di coppia e' ed e' sempre stata l'inglese, anche se J se la cavicchia con l'italiano, non e' sufficentemente veloce e ha un vocabolario limitato... immaginatevi avere conversazioni adulte con uno che parla un italiano molto spicciolo, diciamo 2 livelli piu' avanti di Tarzan (scherzo, ma rende l'idea...)... Quando e' nato Chris, 16 anni fa, vivevamo a Ventura dove non conoscevo nessun italiano, e a dire il vero non me ne sarebbe fregato piu' di tanto, ero coinvoltissima nella mia scoperta dell'America da residente, quindi coglievo ogni occasione per integrarmi con la gente "del luogo". Io parlavo in italiano con Chris da piccolino quasi sempre, e solitamente passavo all'inglese quando ero in compagnia di altre persone, quando ero ad un playdate con madri e bambini ad esempio, per ovvie ragioni e anche perche' a me personalmente ha sempre un scocciato la sensazione di essere lasciata da parte da  persone che parlano una lingua che non capisco. Cosa ne sanno che non sto dicendo "Vai a mollare un cartone a quel bambino che la madre mi sta sulle palle?"... Sono un po' strana, lo so.
Le uniche occasioni in cui pero' Chris mi sentiva conversare in italiano, era quando parlavo al telefono con i miei o mia sorella: ricordiamoci che allora non c'era Skype, quindi lui sentiva solo la mia parte di "bla bla bla", non poteva sentire il "va-e-vieni" tipico di un'interazione verbale. Capiva quello che gli dicevo in italiano, ma la maggior parte delle paroline che diceva erano ovviamente in inglese, o un ridicolissimo miscuglio, anche quello tipico, come "I love you bene".. canticchiava, ad esempio, "Ci son due coccodrilli", o con quelle poche parole che riusciva a pronunciare, rispondeva alle mie domande in italiano in inglese. 
Un altro "ingrediente" importantissimo che mancava, oltre alla possibilita' di osservare ed ascoltare conversazioni in italiano,  e che manca tuttora, era il poter guardare film e trasmissioni in italiano. Saro' anche la madre peggiore dell'universo, ma la televisione la trovo istruttiva e tuttora mi aiuta tantissimo. I miei figli sono cresciuti guardando tutti i programmi su PBS (Public Broadcast Service) per bambini,  programmi come Barney, Sesame Street, Zoboomafoo, Arthur, etc.che hanno arricchito il loro vocabolario (e il mio), hanno stimolato la loro immaginazione e fantasia, li hanno spinti a pensare e chiesto di risolvere problemi, e gli hanno aperto le porte ad un mondo diverso, i sicuro piu' multiculturale di quello che potevamo offrire loro, vivendo in un paesello in New Jersey dove gli unici bambini "diversi" erano 2, una bimbetta cinese ed un ciccetto coreano, entrambi adottati...  ma sto divagando...
Dicevo, se fosse stato possibile fagli vedere qualche film di Disney o qualche altro cartone animato di quelli che piacciono a loro, in italiano, sarebbe di sicuro stato piu' facile. Invece non e' possibile purtroppo. Ora con il computer e' forse anche possibile, e sara' magari un'opportunita' da sfruttare per Violet, ma all'epoca no.
Quindi, ricapitolando, in casa noi genitori parliamo inglese, all'esterno, il mondo intero parla inglese quindi  non esistono possibilita' di ascoltare un'interazione verbale tra 2 o piu' italiani, la televisione/i film sono in inglese... insomma, 3 strikes, Italian's out!
Con Chris, dicevo, ho provato... poi e' arrivata Emily, poi dopo 2 anni Vivian... e la mia "pigrizia" ha preso il sopravvento: si' perche' da madre, io funziono seguendo 2 regole principali:
  •  "follow the path of least resistance", cioe' seguo il sentiero che mi da meno resistenza
  •   "pick your battles", cioe' scelgo le mie battaglie
e sinceramente lo sforzo di dover continuamente tradurre dall'inglese all'italiano, visto che ormai penso sempre in inglese, eccetto quando scrivo il blog o parlo con famigliari o amici (e anche li' faccio fatica a pensare alle parole da dire), era davvero troppo. Un cervello solo con centinaia di eventi e "cose" in generale, da ricordare, moltissimi intraducibili in italiano... non ce l'ho fatta. I caved, involontariamente ho mollato questa battaglia.

Riesco ad immaginare situazioni anche solo leggermente diverse da quella in cui mi sono trovata io, dove sarebbe garantito il bilinguismo. Ad esempio, i genitori sono entrambi della stessa nazionalita', e vivono in un altro paese, allora il pargolo ascolta entrambi i genitori conversare in italiano, ad esempio, e impara l'altra lingua grazie ad influssi esterni (amici, scuola, tv, etc.).
Se fossimo vissuti in un paese europeo, dove anzitutto e' possibile aver accesso a programmi tv e dvd in lingua italiana, e dove fare un viaggio in Italia a trovare nonni, zii etc. non costa 5 stipendi ,  sarebbe stato possibile visitare l'Italia o essere visitati da amici e parenti piu' spesso che non una volta ogni 6 o 7 anni... o 10... e sono sicura che  anche in questo caso mi sarebbe stato piu' facile continuare l'insegnamento involontario dell'italiano.

L'ultima considerazione che faccio, riguarda il numero di americani nati da un genitore americano ed uno italiano "off the boat", cioe' come me emigrato dall'Italia, e vissuti negli US dalla nascita, che parlino davvero l'italiano (e non una sorta di dialetto): fino ad oggi, ne ho conosciuti zero, e tra l'altro nessuno degli italo-americani che ho conosciuto (inclusi parenti vari) si preoccupa dell'Italia come facciamo noi italiani, o si sente italiano sul serio, al di la' delle pacchianate Madonna-style, lei che indossando decadi fa la maglietta con scritto "Italians do it better", ha iniziato la moda secondo cui basta scrivere una qualsiasi stronzata su un capo d'abbigliamento per renderla vera.
La loro italianita' e' ormai quasi esclusivamente genetica, e spesso si esprime in modi che purtroppo noi italiani troviamo di estremo cattivo gusto (vedi ad esempio, la visita in Italia del gruppo di super-tarri italo-americani di NY dello show "The Jersey Shore").

L'assorbimento della cultura americana e' totale e, pur esaltando almeno a parole le loro radici italiane, l'America e' casa. E se c'e' una cosa di cui tutti abbiamo bisogno, e' proprio un posto dove sentirsi a casa. Per i miei figli penso proprio sara' l'America.

18 commenti:

  1. bellissimo post!
    grazie.
    io che ho vissuto i primi 7 anni della mia vita in un paese di lingua francese, ma con due genitori italiani, sono molto interessata all'argomento...con mia sorella parlavo, pare, in francese, a scuola in francese, a casa italiano, tornando in Italia ho scordato il francese, forse legato a troppi ricordi tristi...
    mi sono anche interessata alle lingue straniere e al loro insegnamento, mi piace molto conoscere i processi cognitivi dell'apprendimento e la persistenza della lingua "madre"...
    pensa che strano: quando ho avuto mio figlio le canzoni e le ninne nanne che mi venivano erano solo...in francese! le avevo imparate a tre anni alla créche, il nido. da neomamma mi uscivano quelle lì! chissà a mio figlio quali verranno in mente quando sarà padre?
    se capita, chiedi ai fanciulli cosa pensano dell'italiano... mi sembra un discorso molto interessante!
    Ciao!
    chiara

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  2. Anch'io trovo difficile insegnare l'italiano a mio figlio (2 anni e mezzo). Il padre e' americano, l'ambiente che lo circonda e' di lingua inglese. Sono l'unica a parlare in italiano con lui e a volte se non capisce qualcosa ricorro all' inglese. Sta di fatto che mio figlio per adesso non parla ne' l'inglese e ne' l'italiano, a differenza dei suoi coetanei che gia' pronunciano frasi piu' o meno corrette.
    Certo il vantaggio di parlare due lingue e' enorme... ma per adesso la vedo dura!
    Daniela (Kentucky)

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  3. Mio figlio maggiore parla italiano bene avendo vissuto in italia fino all'età di sette anni..il più piccolo sta iniziando a parlare ora e dice parole miste italiane e inglesi, io spero sinceramente che impari anche l'italiano anche se no sarà molto problematico quando dovrà sentire i nonni...Noi siamo avvantaggiati essendo tutti e due italiani, credo sia molto più difficile quando si è solo uno in famiglia a parlare in italiano!

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  4. lo sai che sono figlia di madrelingua spagnoli...la seconda lingua è solo una opportunità in più che mi hanno dato. Poi erano in due, è stato più facile.

    Chiunque ti critica veramente, non con curiosità, probabilmente si sente superiore a te per qualche inspiegabile ragione - e io gente del genere la terrei in bassissima considerazione. Fossero queste le cose importanti!

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  5. Da sola e' difficilissimo!!

    Quando eravamo a Puerto Rico io parlavo alle bimbe in inglese e loro, pur avendo la mamma che parlava loro italiano e l'asilo in spagnolo, lo hanno imparato. I bimbi hanno delle capacita' incredibili!

    Detto questo, mia moglie capiva perfettamente quanto stessi dicendo loro in inglese e poteva quindi interloquire in l'italiano, rendendo la comunicazione piu' fluida e naturale.

    La tua situazione, col marito che capiva relativamente poco l'italiano e immagino lo parlasse ancora meno, aggravata dai viaggi in italia a cadenza decennale, devo ammettere avrebbe steso i piu' convinti cultori della lingua italiana! Perfettamente comprenibile che tu abbia rinunciato!!

    Detto questo, sarebbe simpatico provarci almeno con la piccolina. Sono convinto che se tu insisti a parlarle in italiano -e fa niente se ai fratelli e marito ti rivolgi in inglese - lei imparera'. Ne sono sicuro.
    Ma ne devi aver voglia. E capisco che con una famiglia numerosa come la tua... ci siano altre priorita'!! ;- )

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  6. Bel post che mi sono bevuta d'un fiato! Anch'io ero tra quelli che si stupivano per il fatto che non avessi insegnato l'italiano ai tuoi figli (i bilingui li ho sempre invidiati) ma hai spiegato e argomentato perfettamente quali sarebbero i problemi.
    Al mio corso, qui a NY, ci sono due ragazzi italoamericani di seconda generazione (hanno i nonni italiani) che parlano solo inglese e con i nonni che parlano solo "italiano" (un misto di dialetto) mi hanno raccontato che si esprimono a gesti. Ecco, la comunicazione in quel caso (e si tratta di affetti di famiglia) è tronca e si ferma, a poche modeste espressioni.
    Potresti provare con Violet a parlare in italiano. I bambini assorbono come spugne e lei sarà una bilingue perfetta! Che invidiaaaaaa!!!!

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  7. Complimenti per l'approfondita analisi. Molte delle tue riflessioni coincidono con alcune delle mie sul tema. In particolare mi sono interrogato molte volte sulle differenze tra gl'Ialiani emigrati negli USA e quelli che come me vivono in Europa. Le differenze sono veramente molte. E queste tue riflessioni confermano delle considerazioni che avevo formulato in merito.

    Saluti dalla lontana Europa

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  8. Cara Moky,
    volevo aggiungere che moltissime trasmissioni in italiano si riescono a vedere su youtube. Mia sorella L. poi è un'esperta, chiedi a lei. So che si riescono a vedere anche trasmissioni Rai, in streaming.
    Potresti far vedere a Violet "Sesamo Street" in italiano (Muppet Show).
    Per trovare rapidamente video italiani ti consiglio di partire da google.it e non da google.com.
    Sono felice per le buone nuove relative a tuo marito.
    Chiara

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  9. Io la penso come Gao, capisco che da sola è difficile e in più dover inseganre l'italiano non aiuta, soprattutto 10-15 anni fa. ma ora con internet puoi veramente trovare di tutto. io ti consigliere di provare con Violet e magari poi trascini anche gli altri. e proverei con programmi italiani originali tipo l'albero azzurro o la pimpa. oppure un po' di musica di sottofondo come lo zecchino d'oro. niente di imposto o obbligatorio altrimenti si ottiene l'effetto opposto...

    certo che per noi che dobbiamo insegnare l'inglese è più facile, perchè trovi programmi e libri in lingua originale più facilmente.

    In bocca al lupo
    Silvia

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  10. giulia (from SB)26 luglio 2011 21:25

    Ciao Moky,
    ho trovato il tuo blog tramite quello di Marica. Quest'argomento dei bambini bilingue mi interessa molto: mio marito e' americano e viviamo a Santa Barbara, per ora di figli non ne abbiamo ma speriamo di darci da fare una volta finita l'universita'.
    Mio marito studia italiano da circa 4 anni ed e' diventato proprio bravo. So pero' che, quando ci saranno dei figli, non sara' cosi' facile parlare entrambe le lingue :( specialmente se ci trasferiamo in qualche Paese dove si parli una terza lingua.

    Se ti puo' consolare, pare che ascoltare programmi tv in un'altra lingua non sia granche' utile dal punto di vista dell'apprendimento, perche' manca l'interazione. C'e' un talk interessantissimo qui, se ti interessa: http://www.ted.com/talks/lang/eng/patricia_kuhl_the_linguistic_genius_of_babies.html

    giulia

    PS: hai proprio dei bellissimi bambini

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  11. giulia (from SB)26 luglio 2011 21:29

    per qualche motivo il link che ho postato prima non e' venuto fuori completo. Comunque basta cercare su www.TED.com : Patricia Kuhl "The linguistic genius of babies" (Dr. Kuhl e' Professor of Speech and Hearing Sciences alla University of Washington).

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  12. Ciao Giulia,
    no, il tuo link funziona. Ho appena ascoltato il video e l'ho trovato molto interessante.
    L'unica cosa che mi chiedo è la seguente. Lì la signora dice che la fonetica dei bimbi viene plasmata tra 6 e 12 mesi. Solo che se penso a figli di nostri amici che tra i 6 e 12 mesi ascoltavano prevalentemente la fonetica italiana della madre ma che ora parlano italiano con una pronuncia molto tedesca mi sembra un po' contraddire quello studio...

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  13. @Dionisio: Io avevo letto che fino ai 4-5 anni i bambini riescono a modificare l'apparato fonetico. Mia figlia ne aveva 4 quando ci siamo trasferiti negli states e adesso parla come i locals, con quella pronuncia un po' "nasale" che io non riusciro' mai a replicare nemeno tra vent'anni!
    Quando parla italiano pero' non ha nessun accento. E' incredibile come riescano ad assimilare completametne lingue diverse!

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  14. Ciao Gao,
    sì è prodigiosa quella capacità. Soprattutto se uno pensa agli sforzi che si devono fare da adulti per ottenere risultati neppure lontanamente paragonabili.
    Ho dato uno sguardo al tuo blog. In che stato vivi?
    Saluti dalla Germania.

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  15. Ciao è la prima volta ke commento il tuo blog ma è da tantissimo ke lo seguo!!!! Tu sei riuscita a realizzare quelo ke è il mio sogno: andare a vivere in america: qui in Italy nn mi trovo bene, e continuo a guardare film in inglese per perfezionarmi, ma nonostante ciò, se non ci sn i sottotitoli ad aiutarmi (in inglese of course) nn riesco ad afferrare tt le parole.... ti ammiro moltissimo, e per quanto riguarda il cibo vegano, lo adoro, ma è difficile farsi accettare: anche io sto cercando di diventarlo, ma qnd esco mi vedo sempre obligata a fare qualche eccezione.....

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  16. Fai bene a non insegnare loro l'italiano. La lingua dei picciotti va disprezzata.

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  17. "gli amici mi hanno rimproverato", "sono la madre peggiore del mondo", ma andiamoci piano. Manco li avessi maltrattati non insegnando loro l'italiano.
    Hai fatto quel che ti è sembrato giusto, o fattibile, punto. Ora che i ragazzi sono cresciuti possono sempre chiederti di insegnarglielo, se hanno voglia di impararlo, l'occasione non è persa, se a loro interessa.

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