mercoledì 6 giugno 2012

Genitori a scadenza?

Parlo spesso del ruolo dei genitori,  per ovvie ragioni, e anche se ripeto sempre che l'essere madre non mi definisce, essere genitore e' il mio lavoro principale, e diversamente da altre professioni, qui il training e' continuo e "sul campo".
E' vero, ci sono centinaia di libri pronti a darci una mano, pieni di idee per rendere questo lavoro meno stressante, bigini di sorta, per guidarci in questo percorso lungo, difficile, esilarante, equamente pieno di soddisfazioni e preoccupazioni. Non parlo nemmeno di parenti e amici che hanno sempre altri suggerimenti ed idee da offrirci, gratuitamente....
Ma non c'e' mezzo migliore di imparare a fare i genitori che non ... facendo i genitori!

Fin qui, siamo tutti d'accordo.

Il dilemma che ho ultimamente, con tutti i cambiamenti che stanno avvenendo ai miei figli (i primi 2 soprattutto) e il loro distaccamento nel futuro più prossimo che remoto, riguarda l'idea di un limite massimo: cioè, esiste un'eta' massima dei figli, raggiunta la quale noi genitori smettiamo di fare i genitori? 18 anni? Magari 21? Oppure 25, o 30.... oppure ancora, si smette di fare i genitori quando i figli se ne vanno di casa, quando a loro volta diventano genitori?

Perche' e' vero che a 18 anni un figlio diventa legalmente un adulto, ma esiste un momento in cui si abdica dal ruolo di genitore? O si continua ad esserlo, anche quando nessuno ti ascolta?

Non dovrei nemmeno dirlo, ma e' ovvio che la "job description" di un genitore cambia col tempo, si passa da prendersi cura di tutto, dargli da mangiare, pulirli, farli divertire, consolarli, a un ruolo più da supervisor, di cheerleader....
Cosa ci succede una volta che i figli diventano adulti? Diventiamo un soprammobile da spolverare una volta ogni tanto ("invitiamo anche mamma e papa'"), un rito d'obbligo ("devo chiamare la mamma/il papa' "), oppure possiamo ancora avere un ruolo attivo nella vita dei nostri figli? (E non parlo di fare da baby-sitter...)

Una "parabola mokyana": siamo nel 2032 e una figlia, per ragioni a me sconosciute, parla male di una delle sorelle, mi racconta fatti sulla sorella, ovviamente non presente, che, conoscendo la persona "sotto accusa", considero altamente fuori-carattere: a quel punto le mie scelte come madre sono due:

  • visto il muro irrazionale che la figlia crea, e vista l'impossibilita' di discutere, rinunciare a farla ragionare e far finta di niente, per mantenere il quieto vivere, a tutti gli effetti dando, per omissione ed omertà, la mia benedizione ad un comportamento ingiusto e deleterio per la vita famigliare
  • fermare la figlia sparlante subito, e invitarla, anzi obbligarla a confrontarsi con la sorella cui sta facendo cattiva pubblicità (volevo scrivere "di cui sta dicendo stronzate", ma mi sembrava un po' troppo forte...), direttamente e velocemente, con me presente da testimone, da moderatore e arbitro, cercando di raggiungere attraverso il confronto e la comunicazione, la meta finale: una certa pace ed armonia, e il ripristino di una relazione decente tra sorelle. 

Ma se una o entrambe le persone coinvolte non vogliono confrontarsi? Ecco, come madre di figli adulti certamente non ho più i poteri che avevo quando erano ancora piccoli e la minaccia di sequestrare il cellulare o l'Ipod era incentivo sufficiente a "guidarli", ma credo che esprimere con veemenza e con una certa forza le proprie opinioni sia ancora non solo possibile, ma auspicabile a tutti i genitori, qualsiasi sia l'eta' della prole.

In particolare, penso alla mia famiglia di provenienza, ripenso agli eventi che hanno portato al dissoluzione del rapporto, seppur flebile, che esisteva con una mia sorella e alla trasformazione di quello che esisteva con l'altra sorella in uno scambio senza spessore, molto superficiale. Questi eventi avrebbero potuto essere un'opportunità per iniziare una conversazione costruttiva e per cercare di appianare equivoci e incomprensioni. Invece sono diventati un'opportunita' persa, opportunità' che, a parer mio, i miei genitori hanno scelto di non sfruttare: quando sono state dette falsità,  avrebbero potuto e dovuto approfittarne, metterci a confronto in una situazione regolamentata, per così dire, alla ricerca della verità se possibile, invece di cercare di spazzare lo sporco sotto il tappeto, sperando che rimanesse nascosto e nessuno se ne accorgesse.... Cosa impossibile, visto il coinvolgimento di altre parti, che hanno scelto di agire in modo da alimentare il fuoco.

E cosi' una situazione spiacevole che poteva essere risolta con velocità e senza troppe ferite, si e' incancrenita al punto da diventare impossibile da riportare alla normalità.

E si' che sono cresciuta ascoltando mio padre lamentarsi dell'orribile rapporto esistente tra le sue 3 sorelle, lui unico figlio maschio, guardandole litigare e creare alleanze "mobili" una contro l'altra...  La parola che mi viene in mente per descriverlo e' "dysfunctional", un rapporto farcito di gelosie, invidie, malignita' sussurrate alle spalle, e sorrisi spalmati di fronte; ora che sono madre anche io, sono quasi sicura che dietro questo calderone di falsità e manipolazioni emotive c'era la madre, mia nonna, che ha accettato, e magari alimentato, questo clima di invidie soffocanti per motivi suoi, credo.

Noi sorelle invece eravamo diverse, ci veniva detto,  noi dovevamo amarci come sorelle, bla-bla-bla....

E invece per me, questo e' peggio. Soprattutto perché ritengo di essere una persona abbastanza ragionevole e aperta persino ad accettare i miei errori, ed un confronto fatto alla nascita della situazione avrebbe perlomeno evidenziato, nel caso ci fosse stato bisogno, le persone in buona fede.

La mia analisi, ed e' assolutamente la mia opinione personale, e' che sembra che i miei genitori abbiano quasi "paura" di confrontarsi. Paura di cosa, non so. O forse si', ma la paura di "inimicarsi" un figlio dovrebbe essere l'ultima cosa cui pensare. E comunque una paura che si e' dimostrata negli anni molto selettiva... divago come al solito.

Io sono convinta che si può essere ancora attivamente genitori, anche perche'  l'ultima volta che ho controllato, non ho visto una data di scadenza stampata sul mio popo',  niente "genitore fino al..." tatuato da nessuna parte.
No, un genitore non importa l'eta' dei figli, ha ancora il diritto e il dovere di dire quello che pensa riguardo le azioni, parole e scelte dei figli.

Per lo meno non facciamoci complici di azioni e situazioni eticamente inaccettabili.

Ora vado, domani e' il compleanno di Violet e ho tanto da fare!!!




10 commenti:

  1. Certo il modo di essere genitori cambia con gli anni am non si smette mai di essere genitori. O almeno non si dovrebbe.

    Lo noto io alla mia età avendo un padre buonissimo ma che per pudore non ha mai messo bocca in niente (il suo carattere è così; riservato e timido) ed una madre che era la mia confidente e guida (anche rompiballe a volte) ma che ascoltava paziente i miei sfoghi che purtroppo non c'è più e non immagini quanto mi manchi.

    Hai gli esempi negativi, adesso sai come non comportarti...

    Un abbraccione!!!

    ---Alex

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    1. @Alex: sono d'accordo, impariamo (si spera) non solo dai propri errori ma anche da quelli degli altri. Spero che anche i miei figli, un giorno, mi ricordino con le stesse parole con cui tu hai riassunto il tuo amore per tua mamma.
      Ricambio l'abbraccione!!

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  2. Mah, "esempi negativi"...si fa in fretta a dire così.
    Ma dall'altra parte dello schermo ricordiamoci che chi legge (specie se sono mamma e papà) soffrono e stanno male per le nostre parole.

    Io ti apprezzo tantissimo Moky, leggerti è di ispirazione e sono praticamente in linea con quello che pensi, specie perchè quando scrivi qualcosa che pensi si vede che lo fai cercando di tenedere al meglio, al migliorarsi.

    Questa volta però mi permetto di ricordarti come i tuoi genitori siano esseri umani con il loro carattere e anche le loro incertezze, come te, come me e come tutti.
    A posteriori sono d'accordo con te a dire "sarebbe stato giusto fare così..." ma forse le uniche cose che dovremmo fare, proprio perchè sono i tuoi genitori e loro non mi sembra ti abbiano mai fatto apposta del male, è tollerare e perdonare le falle che vediamo nel mantenere quell'armonia che è andata a farsi benedire. Se vuoi chiamarla "educazione mancata" chiamiamola anche così, ci siamo capite credo.
    Ma L'unica cosa che puoi fare, con il tuo carattere determinato, è cercare di imparare dalla tua esperienza personale e cercare di evitare che la tua famiglia si divida. Perchè comunque le tue parle suonano sempre dure e io credo che non sia facile sentirsi dire certe cose, anche se magari dal tuo punto di vista sono più che vere...se tuo figlio un giorno venisse da te e ti dicesse "è colpa tua, hai sbagliato a fare così" penso sarebbe un dolore molto forte. Tutti sbagliamo anche quando cerchiamo di fare del nostro meglio, e di solito il nostro meglio NON è sufficiente.
    Probabilmente il tuo è solo un rammarico di quello che avrebbe potuto essere e non è. Ti capisco in parte) perchè anche il rapporto con mia sorella è superficiale e non idilliaco. Ma certe cose non si possono mettere a posto a distanza, di sicuro, e forse è meglio lasciarle andare per la loro strada, lontane dal nostro cuore, per evitare che ci avvelenino inutilmente.

    Ti abbraccio, spero tu capisca che rispetto molto il tuo punto di vista.

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    1. @Zion: i miei poveri genitori si sono trovati coinvolti in una situazione disgraziata e qui si dice "hindsight is 20/20", si vede perfettamente "dopo".
      I miei lo sanno, sono una che ha la diplomazia di un rinoceronte con le emorroidi (analogia scientificamente non verificata...), soprattutto quando si tratta di situazione che ritengo ingiuste (e i miei figli hanno già capito che e' il mio "punto debole" e quando faccio/dico qualcosa che loro trovano ingiusto, me lo dicono ed e' come se tirassero un freno, mi obbligano a rivalutare la situazione).

      E' vero, la lontananza mette tutte le relazioni alla prova. Questi momenti di amarezza/rabbia mi fanno venire voglia di prendere certe persone per le orecchie e scuoterle e dire "REALLY?"

      Mi dispiace per i miei e un po' per i miei figli, che non conoscono zie, zii, cugini.... Ma forse, chissà', e' meglio così.
      Grazie per il tuo punto di vista. Mi serve per rimettermi in equilibrio, ridarmi un po' di obbiettivita' esobrieta'. :)

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  3. Credo proprio che non si possa mai smettere di essere genitori, forse quando i figli vanno via da casa le cose un pò cambiano, e, se riescono a condurre una vita regolare, le cose cambiano davvero.
    Secondo me ogni figlio deve condurre una vita autonoma rispetto a quella degli altri fratelli, ognuno deve avere i suoi amici e le sue cose, mai pretendere che stiano sempre insieme felici e spensierati, perchè si ottiene l'effetto contrario. Saranno loro poi a cercarsi a vicenda. Comunque è tutto un grande casino .. anche le sgridate ad un figlio davanti agli altri fratelli/sorelle secondo me piò essere deleterio perchè aumenta le invidie e gelosie tra di loro ..

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    1. @Noidue: hai ragione, e fortunatamente a parte un solo caso, le mie sorelle ed io abbiamo almeno inizialmente mantenuto vite ed amicizie separate, un po' per la differenza d'eta', un po' per la differenza di interessi. Poi la vita ha complicato tutto, quando mia sorella maggiore ha sposato il fratello di mio marito, anche lei ha mollato tutto e anche lei se n'e' venuta negli US, e ovviamente le nostre vite si sono doppiamente incrociate. Che casino davvero.

      Non e' facile fare i genitori, ne' essere figli....

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  4. Eh si, son d'accordo che non smetteremo mai di essere Helicopter Mums??? Io le ansie le ho sempre, ma ricordo che mia madre era la stessa, quando tornavo tardi la notte lei mi aspettava e non riusciva mai a dormire, per paura che mi capitasse qualcosa. E avevo 20 anni e più...
    Comunque,da una che come te non vanta rapporti idilliaci coi fratelli, ti dico che è difficile giudicare, speriamo solo di non sbagliare tanto e mantenere l'armonia in famiglia.
    Bacini

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    1. @BackInTheUSA: sono con te, spero anche io di non sbagliare troppo... sbagliare e' garantito!!

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  5. Cara e amatissima Moki, penso che tu non volevi recarci dolore con quelle tue parole sulla tua famiglia di provenienza....ma dolore è stato. Quando tu e le tue sorelle eravate in Italia a casa con noi ed eravate adulte, vi amavate e assieme a noi genitori vi divertivate da morire e si rideva in continuazione cantando e suonando. Certo, c'erano anche delle piccolissime baruffe ma che finivano sempre in gioia. Quello che tu scrivi è capitato dopo che tu e tua sorella maggiore siete partite per l'America andando ad abitare in stati lontanissimi uno dall'altro. E qui' in Italia, a casa con noi genitori era rimasta l'ultima figlia che penso abbia sofferto la lontananza di suoi punti di riferimento che non fossimo noi genitori. La lontananza si sa "distrugge i ponti dell'amore". Cosi' distanti anche la comunicazione perde di immediatezza e e di conferma oculare. Da lontano non si possono capire le sfumature, tutto diventa grossolano. Noi genitori abbiamo sofferto e soffriamo per la vostra divisione, non diciamo niente o diciamo il minimo indispensabile per non peggiorare le nostre e vostre situazioni. Quando vado in chiesa l'unica cosa che chiedo a Dio è che faccia ritornare l'amore tra voi sorelle, mamma ed io ci sentiamo impossibilitati a farlo, la nostra eta' ci impone di cercare di salvaguardare la nostra salute...per poter un giorno abbracciarvi tutte e tre unite in un pianto liberatorio. Io non mi sarei mai immaginato che potesse succedere nella mia famiglia questo...ma è successo. Nessuno puo' essere sicuro che non succeda a se stesso, bisogna solo sperare e metterci l'impegno e la cultura propria di ogniuno. Cara Monica, siccome io so' che tu sai essere speciale, perchè non scrivi una meravigliosa lettera d'amore alle tue due sorelle ? Passaresti il pallino a loro e forse qualcosa si smuoverebbe. Ti abbraccio tanto. Papa'.....mamma è d'accordo

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    1. @Papi: spero di avervi risposto meglio in privato. Un abbraccio anche a voi.

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