martedì 31 gennaio 2012

Lo spettro BRAC ritorna

BRAC e' un acronimo che crea una certa paura nella nostra famiglia: the Base Realignment And Closure e' il nome di un processo nato da un atto del governo, firmato dal Presidente US nel 1990, creato con lo scopo di ridimensionare o chiudere basi militari domestiche per ragioni ambientali ed economiche, atto che e' stato messo in esecuzione in 5 fasi nel corso degli ultimi 20 anni e che e' terminato, con la chiusura definitiva delle ultime basi scelte, nel settembre 2011, tra queste basi anche quella in New Jersey dove aveva lavorato J per 9 anni. O cosi' pensavo.

Abbiamo lasciato la California nel 1998 perche' la situazione nella base dove J lavorarava allora (Point Mugu, base navale e bellissimo pezzo di "real estate" sull'oceano, un'estensione di Malibu ad una cinquantina di chilometri a sud di Santa Barbara) gli era diventata stretta e un trasferimento in New Jersey sembrava offrisse una possibilita' di crescita professionale maggiore e in aggiunta ci piaceva l'idea che Chris, che allora aveva 2 anni e mezzo e il nuovo baby (ero incinta di circa 2 mesi di Emily) avrebbero avuto la possibilta' di conoscere bene i nonni americani e altri famigliari risedenti nell'area NY/NJ invece di essere completamente isolati dalla famiglia come in California. L'idea ha funzionato per un po', ma poi Fort Monmouth e' finita sulla lista delle basi selezionate per la chiusura nel 2002 e nel 2005 e' arrivata la conferma che la chiusura sarebbe iniziata nel 2008 con l'ultima fase terminata nel settembre 2011. Invece di aspettare di essere traslocati in Maryland, dove la posizione di J sarebbe stata trasferita, dopo una visita di una settimana nell'area dove avremmo dovuto andare a vivere (carina, ad essere sincera), ci siamo detti : visto che dobbiamo comunque trasferirici, perche' non farlo in un posto che scegliamo noi? Io sinceramente non ne potevo piu' dei lunghissimi inverni della east coast, del clima super-competitivo del nord della costa orientale USA, dell'aria inquinata, del costo della vita esorbitante... e ho chiesto se possibile, di trovare lavoro in un posto "piu' caldo" e piu' a passo d'uomo... e cosi' dopo circa 6 mesi e diversi colloqui telefonici, gli sono arrivate 2 offerte di lavoro, a distanza di un giorno l'una dall'altra: una in California, nella Silicon Valley e una qui a Sierra Vista. Una ricerca veloce su internet ci ha confermato quello che gia sapevamo e cioe' che nella zona di Santa Clara sarebbe stato impossibile trovare una casa con 3 o 4 camere da letto e due bagni per meno di mezzo milione di dollari o piu' (e io di andare a vivere in un appartamento con 3 figli, 3 gatti e un cane non me la sentivo proprio), quindi abbiamo scelto di venire a vivere qui, in un angolino sperduto dell'Arizona... e non ce ne siamo pentiti...

Ora pero', con la crisi economica e i continui tagli nel budget per la difesa che hanno gia' colpito centinaia di migliaia di lavoratori del dipartimento della difesa (tutti i lavoratori non militari hanno avuto lo stipendio congelato per almeno 2 anni), la parola BRAC e' riaffiorata per darci un po' di ansieta', e anche se le voci di corridoio in merito sono discordanti, il timore che un nuovo giro di "chiusure" ricominci nel 2015 esiste.

Fortunatamente, tra i vari elementi che la commissione BRAC considera nel suggerire quali basi chiudere, l'impatto economico e sociale sulla comunita' adiacente alla base e' uno dei piu' importanti, oltre alla presenza di piste aeree, impatto ambientale, presenza fisica di personale militare... e se Fort Huachuca dovesse chiudere, la citta' di Sierra Vista andrebbe da 42mila abitanti a 500: chi vive e lavora qui o lavora direttamente nella base, o lavora per aziende che suppliscono la base, o per infrastrutture create per supportare la base.
In questo articolo troverete informazioni un po' piu' dettagliate.

Pur non preoccupandomi piu' di tanto, se dovesse succedere di doverci trasferire un'altra volta, mi dispiacerebbe molto per la casa, che adoro, e la zona, che mi piace tantissimo. Per il resto, la vita e' un'avventura e a non accettare le sfide e i rischi che ti propone, si rischia proprio di vivere una vita monotona e moscia.
 E chissa' mai che J non riesca a coronare il suo sogno e farci trasferire per il solito giro di 3 o 5 anni in una base in Europa, magari in Italia... ma anche quelle saranno soggette a riduzione e magari chiusura...

venerdì 27 gennaio 2012

Diventare americani: primo aggiornamento

Oggi mi e' arrivata la conferma, via posta, che l'USCIS ha ricevuto la mia richiesta di naturalizzazione e che, non appena incassato l'assegno e fatte le prime verifiche, la mia intervista verra' pianificata... siccome non c'e' menzione delle impronte digitali, presumo che o quelle che hanno dall'ultima visita a Newark per il rinnovo della green card sono sufficenti, o che le ri-scanneranno contemporaneamente all'interview.

Nemmeno io mi aspettavo tanta velocita'. Perbacco.

Piccole donne crescono... anche in Arizona!

... il sottotitolo potrebbe essere BWAAAAAHHH!! , ma sono una madre forte e mi trattengo...


Oggi Emily, dopo la scuola, salira' su uno schoolbus con altri compagni per andare a Phoenix e stanotte sara' lontana da casa, da noi,  per la prima volta (se si escludono i vari sleepover a casa di amiche), e provo una sensazione di eccitazione (per lei) e di "paura" strana per me, sensazioni entrambe che confermano quello che, come genitore, sapevo sarebbe successo prima o poi anche per lei, e cioe' che sta crescendo e piano piano seguira' il suo sentiero, indipendentemente  e molto probabilmente geograficamente lontano da me, da noi.

Penso di averlo gia' scritto da qualche altra parte, ma sia Emily che Vivian fanno parte del gruppo di studenti considerati "gifted and talented": entrambe in seconda elementare sono state "testate" e hanno avuto un punteggio di 98% o piu' alto  nei vari test (io da solita madre molto rilassata, non ho mai indagato piu' di tanto su punteggi, statistiche etc, so solo che l'8% di studenti in Arizona fanno parte di questo programma) e da allora ricevono una volta alla settimana (per le elementari) e un'ora al giorno, per le medie, un'educazione "diversa", adatta a stimolarle e sfidarle intellettualmente affinche' possano raggiungere il loro potenziale.  O cosi' mi e' stato detto.

Tutti gli studenti in "Discovery", nome dato al programma per G&T, in settima e ottava (la seconda e terza media) hanno dovuto costruire in gruppi di 3 una "citta' del futuro", utilizzando solo ed esclusivamente materiali riciclati, seguendo criteri "architettonici" che mi ha anche spiegato ma che non ricordo, e domattina in una delle scuole di Phoenix (Arizona State University Preparatory Academy) dovranno presentare la loro "future city" di fronte ai giudici, e nel primo pomeriggio le 5 squadre con il punteggio piu' alto dovranno presentare le loro creazioni di fronte all'intera assemblea. Non sembra una cosa "grossa", ma gia' il fatto di dover parlare in fronte a decine di estranei, li' per giudicarti, non e' una cosa facile, soprattutto a 13 o 14 anni.

Intanto stasera sara' in albergo con tutte le compagne/i, ma lontana dalla famiglia, a 3 ore da casa... e continuo a ripetermi "sono una mamma americana, sono una mamma americana, sono una mamma americana..."... e cerco di ricordare a me stessa che sono gli ultimi 5 anni in cui, probabilmente, sara' a casa in pianta stabile e che anche questo pulcino si sta preparando a volare da solo!!

Come crescono 'sti figli!

giovedì 26 gennaio 2012

Pampered Chef: non sono uno chef, ma viziami lo stesso!

Ieri sera sono andata ad un "Pampered Chef ("Lo Chef Viziato") Party" a casa di un'amica, uno dei tanti tipi di party di vendita che ogni brava americana si trova a frequentare (e la "frequenza" dipende dalla quantita' e qualita' delle amiche) un po' per obbligo e un po', come nel mio caso, perche' sono la scusa perfetta per mollare i figli a casa ed "uscire" con le amiche, senza sensi di colpa, o almeno con sensi di colpa inferiori al solito .

Il primo party cui abbia mai partecipato negli US e' stato proprio uno di Pampered Chef nel 1994, quando ancora vivevo in California, a casa di una vicina che aveva appena iniziato a "vendere" i prodotti di questa ditta. Da allora almeno una volta all'anno partecipo o organizzo un party di PC per aggiungere alla collezione di gadgets da cucina: tra i miei preferiti la pressa per l'aglio, che schiaccia l'aglio benissimo ed e' quasi autopulente; le coppettine di vetro da 3/4 di cup, con coperchietti di plastica, perfette per contenere gli ingredienti da mettere in padella al momento giusto; il cestello per le verdure da mettere sul bbq per grigliarle senza bruciarle (o "perderle" nel grill!); la pietra per fare la pizza al forno bella croccante senza aggiungere olio, che e' cosi' stagionata che e' ormai nera!

I party in casa per "vendere" prodotti sono una tradizione americana che risale agli anni '30, quando aziende come StanHome e Tupperware passarono dalla vendita tradizionale "porta-a-porta" a quella fatta in party, appunto, organizzati da una padrona di casa che, per il "fastidio" di invitare amiche e conoscenti a casa e provvedere magari a un leggero rinfresco, avrebbe ricevuto una sorta di "commissione" basata sulle vendite, generate al party,  da utilizzare verso i prodotti che avrebbe comprato a sua volta. Un sistema semplice ed ingegnoso, che garantiva di raggiungere in un solo colpo la stessa audience che un venditore avrebbe potuto raggiungere forse in un paio di giorni di scarpinare e bussare a porte.
Il sistema e' cosi' ben architettato che e' stato "copiato" da decine di altre societa' di vendita diretta nel corso dei decenni, e che lo usano tutt'oggi, anche se devo dire, non con i risultati avuti nel secolo scorso: la maggiore indipendenza delle donne, che non sono piu' "relegate" in casa ma hanno la possibilita' di provare e comprare indipendentemente prodotti in centinaia di negozi e venditori diversi, e l'avvento di ebay, craig's list, ed altri metodi piu' tecnologicamente avanzati di vendita, ha ovviamente tarpato le ali alle vendite delle societa' che utilizzano "direct selling, ma in qualche modo continuano a sopravvivere proprio perche' offrono non solo la "prova-assaggio" ma anche quell'elemento sociale e di "divertimento con amici" che comprare da sole o online non puo' dare.

Nonostante l'economia stagnante se non nella fogna, le aziende di direct selling sono quindi ancora vive e vegete in America, ad esempio sono conosciute anche in Italia Tupperware e Avon (che pero' non utilizza il "party" per vendere), ma ce ne sono centinaia qui che vendono di tutto, ve ne elenco alcune di quelle dei cui party ho participato, ad esempio Mary Kay (che vende cosmetici,  dove ho anche fatto la parte di consultant  per circa 3 anni... racontero' i dettagli un giorno, forse!!), Partylite e Gold Canyon (vendono candele e tutto cio' che e' associato ad esse), Premier Designs e Silpada (bigiotteria), Discovery Toys (giocattoli  e giochi educativi), Usborne Books (libri per bambini), Creative Memories (tutto cio' che serve per creare album di foto creativi), Longaberger (cesti di legno e ceramiche), per non parlare dei "bags party" dove puoi comprare "knock-offs", cioe' patacche di borse di marca, e dipende dal fornitore, spesso fatte benissimo, ma il tutto assolutamente illegale (quando ho organizzato uno di questi party a casa mia, non ho invitato un paio di amiche i cui mariti erano nella polizia....), oppure i "sex toys" party, non ho bisogno di spiegare cosa si puo' comprare e infine, e qui bisogna benedire lo spirito imprenditoriale di alcune persone, gli "psychic party", dove le persone vengono invitate per una serata con amici, rinfresco, risate e la possibilita', per una trentina di dollari, di farsi dire il futuro da una veggente (il tutto in un'altra stanza, ovviamente!)....
No, non mi sono fatta predire il futuro!! NO! Non ho comprato nessun sex toy (non ne ho bisogno...) Sono andata per la compagnia!!!
Quasi tutte le persone coinvolte in queste attivita' "imprenditoriali" sono donne tra i 25 e 45 anni,  spesso "stay-at-home-mom", ma non sempre, che sperano di riuscire ad arrotondare l'introito famigliare con un minimo investimento in tempo e denaro. Inutile dire che entrambe le aspettative vengono completamente negate, ma e' divertente parteciparvi... come cliente!

Cosa vende Pampered Chef? Lo si puo' dedurre dal nome, oggetti e strumenti utili a chi, come dice uno dei loro slogan,  "mangia o ha una cucina". Non  uno chef vero e proprio o nemmeno necessariamente una persona che ami cucinare, anzi PC "preferisce" come audience proprio persone che non sanno cucinare o che hanno poco tempo per farlo, perche' molti dei gadget che vende sono disegnati per rendere il preparare gli ingredienti ed assemblare un pasto "fatto in casa" piu' facile e veloce, e anche divertente, ma che spesso sono per i "professionisti dei fornelli" a tutti gli effetti ridondanti. 

Ad un party per Pampered Chef, la "hostess" e le amiche invitate (ed amici, infatti ad un "mio " party erano ovviamente presente J e il marito di un'amica che si destreggia in cucina) assistono ad un mini-show dove la "consulente" che rappresenta PC prepara un piatto, scelto da lei e dalla hostess, in pochi minuti e ovviamente utilizzando vari gadget di cui fa una dimostrazione. Alla fine si mangia il piatto preparato e chi vuole ordinare qualcosa dal catalogo, lo fa.

Ieri sera ovviamente non ho assaggiato il piatto preparato, una sorta di pasta con pollo e mascarpone, anche se devo dire che avevano offerto di lasciare una porzione senza pollo per me, ma quando ho spiegato che avrebbero dovuto lasciare fuori anche il mascarpone e il brodo di pollo, abbiamo concordato che era meglio se avessero preparato il piatto come da ricetta visto che io comunque avevo mangiato prima di uscire di casa (tanto ormai sono abituata a situazioni simili), MA ho finito per spendere $60, anche se inzialmente il mio budget era di $20.... probabilmente a causa della "hard lemonade" che e' stata preparata anch'essa usando i vari "cosi" da cucina e dove, oltre alla limonata, allo sciroppo semplice e alle fragole a pezzetti, era stata aggiunta non poca vodka!! Yippeee!! Ovviamente, siccome eravamo tutte donne "di una certa eta' " con figli e vite piu' o meno apertamente patetiche, si rideva su argomenti irripetibili... insomma, una bella e divertente serata.

Mi ci voleva.

Con Nancy (la hostess) e Colleen (la consultant).
Se vi interessa, questo e' il sito di Colleen, dove potete vedere tutta la collezione di attrezzi da cucina!

domenica 22 gennaio 2012

Diventare americani

Ne ho parlato in questo post il settembre scorso, e finalmente l'ho fatto.
La busta con tutti i documenti (e l'assegno di $680) e' stata spedita, l'indirizzo una casella postale di Phoenix che sono sicura riceve centinaia se non migliaia di simili buste al giorno, richieste di persone provenienti da tutti gli angoli del pianeta che, per motivi diversissimi, decidono di fare della loro permanenza negli US una scelta permanente ed ufficialmente irrevocabile. Il dado e' tratto.

L'U.S. Citizenship and Immigration Service ovvero USCIS, una volta (stavo per dire ai miei tempi) conosciuto come INS, Immigration and Naturalization Service, offre un sito utilissimo che spiega il processo da seguire per la naturalizzazione cioe' per diventare cittadino americano, passo per passo, rendendolo in pratica "foolproof".
Avrei potuto scegliere 2 motivi per naturalizzarmi, quello del matrimonio con un cittadino americano da almeno 3 anni (ha ha ha...) e quello della permanenza negli US per almeno 5 anni (ha ha ha...), e ho scelto il secondo perche' mi sembrava quello che a questo punto del mio percorso di vita identifica meglio le ragioni dietro questa scelta.

Nella "application", oltre a tutte le informazioni relative alla mia vita qui,  ho dovuto rispondere a domande tipo:
  • Sei mai stata membro o in qualsiasi modo associata al partito comunista?
  • Sei mai stata un'ubriaca abituale?
  • Sei mai stata una prostituta? Hai reclutato qualcuno per la prostituzione?
  • Hai mai venduto o contrabbandato sostanze controllate, droghe illegali o narcotici?
  • Hai mai commesso un crimine o un reato per cui non sei stata arrestata?
  • Sei mai stata arrestata, citata o detenuta da un ufficiale della legge per qualsiasi ragione?
  • Sostieni la Costituzione e il governo degli Stati Uniti?
  • Sei pronta a fare l'intera Promessa di Lealta' (Oath of allegiance) agli Stati Uniti?
  • Se richiesto dalla legge, sei pronta ad armarti per gli Stati Uniti?
  • Se richiesto dalla legge, sei pronta a prestare servizio nelle Forze Armate degli Stati Uniti come non-combattente?
E' chiaro che il tentativo dell'ufficio di naturalizzazione e' quello di "scremare" criminali e comunisti!

Ora devo aspettare che mi chiamino per le impronte digitali (che hanno gia', dal 1994, ma devono ricontrollare con l'FBI), dopodiche' dovro' fare "The Interview", il colloquio con l'ufficiale USCIS, che verifichera' oltre al mio background, la mia storia, anche la mia conoscenza dell'inglese parlato, scritto e letto, e verro' testata con 10 domande sulla mia conoscenza del governo americano, della sua storia, della sua geografia, simboli e festivita' nazionali. Dovro' rispondere correttamente almeno 6 su 10. Questa la lista completa delle 100 domande che potrebbero essermi fatte e questa tutta la lista di risorse (inclusi file mp3) per aiutare il candidato a prepararsi per il test.  E' una "barzelletta" risaputa che la maggior parte di americani "per nascita" non saprebbero rispondere a probabilmente la meta' delle domande! Infatti ho testato J che a un certo punto tirava risposte a caso, roba da pisciarsi dal ridere (chi era presidente durante la Prima Guerra Mondiale? La sua risposta e' stata Teddy Roosevelt...)

Se passo "The Interview", mi verra' data la conferma che la mia richiesta di naturalizzazione e' stata accettata e verra' confermata la data della cerimonia in cui dovro' fare il giuramento di lealta' verso gli Stati Uniti, l'ultima formalita' prima che mi venga consegnato il certificato di naturalizzazione.
Il testo del giuramento:

"I hereby declare, on oath, that I absolutely and entirely renounce and abjure all allegiance and fidelity to any foreign prince, potentate, state or sovereignty, of whom or which I have heretofore been a subject or citizen; that I will support and defend the Constitution and laws of the United States of America against all enemies, foreign and domestic; that I will bear true faith and allegiance to the same; that I will bear arms on behalf of the United States when required by the law; that I will perform noncombatant service in the armed forces of the United States when required by the law; that I will perform work of national importance under civilian direction when required by the law; and that I take this obligation freely without any mental reservation or purpose of evasion; so help me God."

"Io qui dichiaro, sotto giuramento, di rinunciare ed abiurare assolutamente ed interamente tutta la lealta' e fedelta' verso qualsiasi principe, potentato, stato o sovranita' straniero di cui o a cui prima io sia stato soggetto o cittadino; che sosterro e difendero' la Costituzione e le leggi degli Stati Uniti d'America contro tutti i nemici, stranieri ed interni; che prestero' servizio non combattente nelle forze armate degli Stati Uniti quando richiesto dalla legge; che eseguiro' lavoro di importanza nazionale sotto la direzione civile quando richiesto dalla legge; e che prendo questo obbligo liberamente senza alcuna riserva mentale o scopo di evasione; che Dio mi aiuti"

(E' disponibile su richiesta [che deve essere comprovata] una versione modificata per chi, per motivi religiosi o di cio' in cui crede,  non puo' pronunciare alcune parti del giuramento, come il "che Dio m'aiuti")

Il processo, da quello che ho sentito da altri emigrati, dura circa 6/7 mesi da inizio a fine.

Tanto per curiosita' ho controllato: per ricevere la cittadinanza italiana, uno straniero sposato con un cittadino italiano,  deve presentare la solita caterva di documenti e sborsare la cifra di 200 euro. Niente altro e' necessario, e il processo dura circa 2 anni...

venerdì 20 gennaio 2012

Il duetto di James Taylor e Stephen Colbert

Divertentissimo, grazie all'umorismo di Colbert, e sempre stupendo per chi, come me, adora James Taylor,  il pezzo "Carolina in my mind" duettato ieri sera da Stephen e James durante il Colbert Report.

Parlo spesso di Colbert che, con Jon Stewart del Daily Show, e' il mio punto di riferimento per tutto cio' che riguarda gli eventi politici e di cultura americani.

Per capire un po' il video, domani ci sono le primaries in South Carolina, e con Rick Perry ormai anche lui "eliminato" dalla corsa alla candidatura repubblicana, rimangono in battaglia i "3 patetici moschettieri", uno peggio dell'altro, Romney, Santorum e Gingrich. Mi dimentico sempre di Ron Paul, ma cosi' fanno anche gli elettori, anche perche tutti sappiamo che Romney ricevera' l'unzione "by default", visto che Gingrich probabilmente verra' decapitato dai fatti emergenti dalla ex-moglie, Santorum e' troppo di destra (e i voti di centro sono i piu' ricercati) e Paul non ha l'aspetto di un presidente ed e' troppo moderato. E sono tutti elementi che contano.

Comunque sia, in South Carolina 4 anni fa Stephen Colbert si era candidato alla presidenza come Republican (ovviamente una seria presa per i fondelli) e aveva ricevuto anche una buona percentuale di voti, piu' di altri candidati "veri", ma quest'anno non avendo inviato i moduli in tempo, il suo nome non e' presente nella scheda elettorale (parlo solo del South Carolina), ma il nome di Herman Cain lo e' perche' invece Cain aveva inviato tutta la documentazione in tempo, ovviamente prima che si togliesse dalla corsa alla nomina, anche lui  vessato dal problema di aver avuto amanti (consenzienti) ed altri problemi di mano morta con donne non consenzienti, durante gli anni in cui aveva avuto una posizione di potere - e soprattutto durante i 40 anni e piu' di matrimonio felice con la povera moglie, con cui e' ancora sposato (chissa' che bel Natale avranno avuto!!)...

Tornando alle primarie e al video, Colbert ha deciso di prendere due piccioni con una fava, e rispolverare la campagna elettorale di Cain (solo in South Carolina) e spingere il suo nome dicendo che un voto per Cain e' un voto per Colbert... e oggi Colbert e Cain saranno insieme in Charleston (SC) per un rally chiamato "ROCK ME LIKE A HERMAN CAIN SOUTH CAIN-OLINA PRIMARY RALLY"....

Il video e' un collage di immagini usate da Cain durante la sua campagna, mischiate ad immagini "simili" di Stephen Colbert...  Totally hilarious!!

Non vedo l'ora di sapere quanti voti ricevera' Cain domani, voti che sappiamo, sono per Colbert!!

giovedì 19 gennaio 2012

Taco al Jackfruit

Sono sicura che la frase che segue fara' scuotere la testa in dissenso a molti, ma  non ho perso la zucca, giuro: come sempre la mia umile opinione si e' formata nel corso dei due decenni vissuti in America, e sono cosciente di essere la minoranza quando dico che in campo culinario/gastronomico, a me sembra che gli italiani (ok, edit: alcuni italiani) si comportino spesso da presuntuosi.

Durante i primi anni di vita qui, di questa categoria di "snob" facevo parte anche io, assaggiando piatti di altre cucine con la superiorita' di chi e' cresciuto sentendo dire spesso e da molteplici fonti che "la cucina italiana e' la miglior cucina del mondo". Ogni boccone fatto in un'altra realta' gastronomica serviva pero' ad erodere quella superbia che era emigrata con me.

La prima volta che ho assaggiato un avocado ad esempio (un collega di mio marito aveva degli alberi e ne aveva portato dei borsoni al lavoro da regalare ai colleghi) non sapevo cosa aspettarmi, un frutto su un sandwich, ma cos'e'?  Avevo quasi paura. E invece me ne sono innamorata,  non subito, dopo un paio di assaggi timidi e soprattutto quando l'ho combinato coi sapori inconfondibili della cucina messicana e centro-americana, il cilantro, la salsa (da non confondersi con quella italiana, quella messicana e' un miscuglio di pomodori a pezzetti, cipolle, aglio, peperncini vari, cilantro, a volte fagioli neri, mais, chipotle [il jalapeno affumicato] altre volte  frutta come il mango...), il cumino, i vari chili con diverse gradazioni di piccante: i sapori della cucina messicana, che tra l'altro e' facilmente veganizzabile, sono fantastici e, lo affermo con convinzione, equiparabili come esplosione orgasmica papillare a quelli della cucina italiana. Ma senza quell'aura di sofisticazione un po' finta che ormai circonda piatti italiani, nati per sostentare i nostri antenati durante lunghe e dure gornate di lavoro, e qui considerati "fancy foods".  (Un antipasto di bruschetta per $15? No grazie!)

Ultimamente poi sono assolutamente presa dai sapori della cucina indiana, con spezie dagli aromi intensi e sensuali, il coriandolo, il cumino, i vary curry... insomma, onestamente vi dico che cucino italiano quando sono di fretta e ho solo tempo per un sughetto veloce oppure quando sento il desiderio di preparare un piatto di memorie...

Il coraggio di non solo mangiare ed apprezzare altre cucine, ma anche di sperimentarne le ricette e' nato col vivere in un paese dove ogni cultura, ogni nazione e' rappresentata in ristoranti di grandi e piccole citta' (in vari gradi) ma e' sicuramente stato messo in quinta dal mio essere vegan perche' la scelta per mangiare fuori e' diminuita istantaneamente ed abbiamo dovuto imparare (in realta', si tratta sempre di lavori in corso!) a cucinare noi i piatti che adoravamo "b.v" (before vegan), aprendo cosi' le frontiere culinarie mentali con cui comunque avevo sempre convissuto .... infatti quando qualcuno mi chiede "Cosa mangiate?" , la mia risposta e' sempre "everything and anything", di tutto e in tutte le salse e i condimenti del mondo, purche', ovvio, non abbia avuto genitori e non abbia avuto l'istinto di scappare per sopravvivere!

Mi rendo conto che l'atteggiamento "superbo" di molti italiani, soprattutto quando viaggiano all'estero,  non e' dettato tanto da presunzione, bensi' dalla paura di cio' che e' diverso, cosi' come succede in altri aspetti di vita, e dal conforto che il cibo cui uno e' abituato da una vita apporta. E' normale, all'inizio di un'avventura estera. Bisogna pero' restare aperti alla possibilita' di un'evoluzione nei propri gusti ed accoglierla come un progresso, non un evento negativo.
Poi  rido pensando che spesso le persone che proclamano la superiorita' italiana in cucina sono quelle che hanno un'esperienza di altre cucine  limitata alla visita al ristorantino (italo)cinese di quartiere una volta all'anno!

Con tutto cio', confermo di non avere nessuna pretesa culinaria, ho una passione per la cucina simile a quella che ho per lo stirare: lo faccio perche' devo, poi durante scopro che non mi dispiace troppo e mi diverto pure (quando stiro mi guardo vecchi film, se posso), ma dovessi scegliere, non lo farei. Infatti il mio non e' un blog di ricette vegan, pero' sono vegan e cucino, spesso ricette di cucine "esotiche" o comunque non italiane, e ogni tanto mi piace condividerne alcune cui sono affezionata o che trovo uniche e originali. Come questa, che ho scoperto durante una delle prime visite fatte al primo e unico ristorante vegano della contea Cochise, "Poco" di Bisbee, che ha appena celebrato il primo anniversario: nel menu' che cambia giornalmente, c'e' sempre burrito o taco, farciti con ingredienti spesso insoliti, come i cavolini di Brussels arrostiti o "carnitas" di jackfruit.

Il jackfruit non lo conoscevo prima di averlo assaggiato da "Poco", ne' come frutto ne' tanto meno come ingrediente in un piatto "salato", ma e' delizioso e si presta benissimo a sostituire ingredienti di origine animale perche' prende una consistenza che non ha niente a che fare con un frutto.

Io trovo le scatole di jackfruit "immaturo" ("young jackfruit", non quello maturo conservato in sciroppo) nei due negozietti asiatici in citta': pago circa $2 per latta,  ma si possono trovare anche su amazon per un prezzo simile.

Questa ricetta facile, che ho trovato su internet e variato secondo i miei gusti, la si puo' usare sia per preparare burritos che tacos.


Le latte di jackfruit (io devo raddoppiare la ricetta, siccome siamo in meta' di 12...) con alcuni degli ingredienti per preparare i tacos


JACKFRUIT NOT-CARNITAS

Ingredienti spezie:

3 teaspoon cumino in polvere
2 teaspoon chili in polvere
1 pizzico di cayenne
1/4 teaspoon paprika
1 teaspoon origano
1/2 teaspoon aglio in polvere
1/4 teaspoon pepe
1/2 teaspoon sale
1 teaspoon succo di lime (fresco)
1 teaspoon salsa di soya

Ingredienti jackfruit:

1 tablespoon olio (io non uso quasi piu' olio quando cucino, ma uso acqua o brodo vegetale)
1 cipolla piccola, a cubetti
2 spicchi d'aglio, schiacciati
miscuglio di spezie di cui sopra
1 latta (20 once) di jackfruit, scolato e sciacquato
1 tablespoon di sciroppo d'acero (immagino che un cucchiaino di zucchero o di nettare d'agave siano sostituibili)

Procedura:

In una padella a fuoco medio aggiungere olio (o acqua/brodo), cipolla, aglio e il miscuglio di spezie. Girare finche la cipolla non diventa trasparente e ben mescolata con le spezie. Aggiungere il jackfruit e lo sciroppo d'acero e cuocere, girando occasionalmente per "rompere" i pezzi di jackfruit.



I pezzi di jackfruit all'inizio della cottura. Pian piano, cuocendosi e con l'aiuto della spatola, si ridurranno a brandelli, assumendo un aspetto incredibilmente simile a quello delle carnitas fatte di carne, ma senza colesterolo, senza grassi ne' violenza :) E'l 'ultima foto che ho scattato di questa ricetta, la pila si e' scaricata ... sorry.... :(

Continuare a cuocere e girare e "sbrindellare" i pezzi di jackfruit, che si caramellizzeranno grazie allo sciroppo d'acero, aggiungendo un pochino d'acqua se necessario, finche' tutto il liquido si e' assorbito.
Io preparo il resto degli ingredienti per assemblare i tacos mentre il jackfruit cuoce: scaldo le tortillas, in padella, al microonde o al forno e le tengo in caldo tra due strofinacci (o nell'apposito contenitore); preparo un pico de gallo veloce con pomodori, cipollotti verdi, aglio, cilantro e sale (niente chili altrimenti le bambine non lo mangiano), oppure uso salsa in vasetto acquistata; se ho un avocado o due maturi, preparo una guacamole veloce; scaldo una latta di fagioli neri(scolati e sciacquati) in padella, con della cipolla, cumino in polvere, un pochino di chili in polvere e una spruzzata di aceto e ne schiaccio circa la meta'; se ho del riso (integrale e' meglio) gia' pronto, lo scaldo con il succo di meta' lime, cilantro sminuzzato, un po' di sale; dell'insalata tipo la romana a listarelle, e magari altro cilantro (mi piace, si capisce?) tagliuzzato. Metto tutto in tavola e ognuno si prepara i taco come crede.

Per Violet, maco a dirlo, bisogna sempre preparare un burrito cosi' ha meno possibilita' di coprirsi di cibo da testa a pedi!

La parte piu' deprimente e' il pensiero dei piatti/pentole da lavare!


p.s.: per la conversione in grammi, ci sono tante tabelle in giro, ma approssimativamente, 1 teaspoon e' circa 5gr, 1 tablespoon 15gr. Siccome non si tratta di preparare torte o altro al forno, non e' necessario essere super-precisi, specialmente in questa ricetta, dove le preferenze personali sono assolutamente benvenute!





mercoledì 11 gennaio 2012

La "nostra" letterman jacket...

E' arrivata, finalmente: la giacca riservata a chi ha ricevuto "la lettera" di cui ho parlato qui, ed e' GIGANTESCA, ENORME,  insomma "ginormous". Avevo ordinato la taglia "medium", che sarebbe giusta secondo me come lunghezza per mio figlio, ma siccome lui e' uno stecco, soprattutto paragonato ai teenager armadi-atleti locali, come grandezza e' bella grande. Anzi, grossa. Lui si e' naturalmente lamentato che non gli piacciono indumenti "bulky" (scusa sweetie, ma su di te tutto e' "bulky"!) e ancora non l'ha indossata.
Ho chiesto se potevo indossarla io, la risposta e' stata negativa... e meno male perche' con questa giacca sembro un pallone semi-sgonfio, o semi-gonfio a seconda del punto di vista.

Queste foto illustrano contemporaneamente l'orgoglio (We have a letterman jacket!! Woo-hoo!!)  e l'onta (Shit! I look like a manatee!!) che provo. Mi sento tanto un incrocio tra Ralph Malph, Potsie, Fonzie e un ippopotamo!!


Sotto il giaccone indosso la felpa coi colori della scuola, che crea l'effetto muffintop...  ("l'effetto"....povera illusa)..
>>>googlate "muffintop" e capirete l'onta...

Bello il puledro (colt), mascotte della scuola!!

La conservero' a memoria imperitura, finche' tarme non la divoreranno, questa "giacca" di orgoglio famigliare!

lunedì 9 gennaio 2012

American bumper stickers: gli adesivi sui paraurti in America, espressione libera e incensurata.

Quella della comunicazione e' un' "arte" cui gli americani hanno saputo dare una forma squisitamente popolare, facendogli adottare le forme piu' disparate, creative, a volte anche assurde, incarnando quella liberta' di pensiero protetta dal First Amendment e diciamocelo, anche quella liberta' da certe convenzioni che imprigionano gli italiani, e che noi italiani contemporaneamente un po' deridiamo e un po' invidiamo.

Partiamo ad esempio dalla t-shirt: inizialmente una semplice, umile maglietta da indossare sotto la camicia o la divisa per tenersi al caldo, divento' poi, grazie a personaggi leggendari e di "moda" come Marlon Brando e James Dean, un vero e proprio capo d'abbigliamento, uno "status symbol" accessibile a tutti, finche' verso la fine degli anni '50 comincio' a venire usata come mezzo di comunicazione, anzi di propaganda elettorale le prime volte, quando una maglietta con messaggio fu creata durante la campagna elettorale di un candidato governatore di New York; da allora la t-shirt e' diventata un facile, conveniente e mobile  "tabellone" pubblicitario o galleria d'arte, disponibile a tutti, aziende, organizzazioni, artisti, attivita': chiunque abbia un prodotto, un pensiero o un'opinione da comunicare,  con un minimo investimento puo' farlo, e diffonderlo in tutte le parti del globo, garantendosi cosi' una visibilita' universale virtualmente gratuita.  Anzi spesso, come nel caso delle t-shirts "di marca", quali ad esempio Abercrombie & Fitch, siamo noi (idioti...) a pagare, tra i $30 e i $60 per maglietta,  per avere "l'onore" di fargli pubblicita'!

Chi avrebbe poi pensato ad utilizzare le porte metalliche dei frigoriferi per comunicare? Be', da piu' di 40 anni tutti i frigo d'America sono una mostra e un museo di memorie, pagine gialle sempre aperte sui numeri della pizzeria preferita o del dentista dei bambini, archivi "al volo" di vecchie foto, ricevute, bollette e pagelle... Per molti la funzionalita' ha perso importanza ed e' diventato oggetto da collezione: conosco persone che li collezionano in Italia e persino (un po' controvoglia...) in Turchia, comprandoli in ogni localita' visitata o facendoseli comprare da amici che vengono in visita, souvenir facili e convenienti non solo da acquistare ma anche da portare in patria, prova inconfutabile che "I HEART NEW YORK" o Los Angeles, e che qualcuno che mi ama e' stato al Grand Canyon.

Un'altra forma di comunicazione insolita per chi non vive qui e' quella che utilizza la targa della macchina come mezzo per farsi notare, essere differenti e far sapere a chi ti segue particolari che ti riguardano che vanno dal triviale al personale al ridicolo: in ogni stato e' possibile personalizzare la propria targa, pagando un sovrapprezzo quando la si registra e ogni anno alla ri-registrazione, in Arizona ad esempio, di $25 oltre alla tariffa normale. Visto il numero molto limitato di caratteri utilizzabili per la comunicazione, i messaggi sono nel 99% dei casi delle sorte di acrostici o puzzle, e il decifrarli e' di sicuro la parte piu' divertente (soprattutto quando stai guidando in autostrada!) Marica da San Diego ne ha "collezionate" tante e se fate la ricerca "targhe" sul suo blog vi potrete fare un'idea della creativita' e delle infinite possibilita'. 

Io invece vorrei iniziare una serie, che prevedo sara' molto irregolare, sui "bumper stickers", gli adesivi messi sui paraurti, un po' perche' sono una forma ancora poco utilizzata in Italia, (e probabilmente non lo sara' mai, visto che l'automobile e' considerata dall'autista medio italiano come un'estensione della propria mascolinita', e pertanto mettere un adesivo sul proprio pene che dice "Amo il mio pastore tedesco" e' una moda che non prendera' mai piede), e un po' perche'negli ultimi 3 o 4 anni, forse anche grazie al clima politico estremamente infuocato e negativo,  ho visto comparire sui paraurti americani adesivi che mi hanno dato i brividi o per lo meno mi hanno dato da pensare.

Come questo, bello in mostra sul paraurti di una Chevy nel parcheggio di Target...


Per chi non lo sapesse, l'AK47 e' l'equivalente americano del Kalashnikov. 

Mi sono chiesta: cosa esattamente vuole comunicare il padrone di questa macchina? E perche'?

Nessuna risposta mi e' piaciuta, ma quando ne ho parlato con J, mi ha detto che non ci trovava niente di strano, che questa e' l'America e il diritto di portare (e amare, evidentemente) le armi e' garantito dalla costituzione, piu' precisamente dal Second Amendment, cosi' come quello di comunicarlo al mondo e' garantito dal First Amendment. Non mi sono rincuorata per niente.

E' ovvio e risaputo, almeno nel circolo dei miei amici, blogger e non, che amo questo paese. Non sono una che vive qui un po' malcontenta, che "subisce" la permanenza negli US come una sorta di "purgatorio" necessario in attesa di una vita "migliore", sperando in un ritorno in un'Italia migliore; vivo il mio "dualismo", la mia dicotomia con una certa serenita' proprio perche' mi piace la vita che vivo qui, generalmente mi piace il mio giro di amicizie, mi piace l'informalismo del mio stile di vita, la sensazione di liberta' che respiro nell'aria, e l'ottimismo che fa da sottofondo costante alla quotidianita', anche nei momenti di crisi, ottimismo che molti italiani considerano segno di superficialita', e forse lo e', ma che personalmente ormai preferisco al cinismo disfattista italiano.
Sono sincera quando dico che amo questo paese, pur amando sempre l'Italia, pero' quella idealizzata, che vive nella mia memoria. L'Italia di cui leggo sui blog e sui giornali online non mi attrae piu' ne' mi rappresenta piu'.
Ma proprio come i veri amori, non sono cieca di fronte alle sue falle: in un paese sotto tanti versi cosi' all'avanguardia, nel mondo scientifico cosi' come in quello civico, queste falle sono, come si dice qui, "a stick in the mud", bastoni nel fango, difficili da ignorare e per noi italiani, con un dna storico completamente diveso da quello americano, sicuramente difficili da capire. Anche per una che vive qui da quasi 19 anni.

Il vedere questo sticker ha riportato a galla paure che avevo represso create dalla consapevolezza che il rapporto che gli americani hanno con le armi e il sacrosantissimo diritto di possederle e portarsele in giro e' radicalmente opposto a quello che io, nata e cresciuta nell'Italia dei terrorismi nostrani, ho vissuto.

Sono cresciuta in un'Italia dove il possedere un'arma era (e immagino lo sia ancora) una dichiarazione di appartenenza ad una o l'altra di due categorie: se hai una pistola o un fucile o sei un "buono" o sei un "cattivo" (i cacciatori sono automaticamente nel gruppo "cattivi, purtroppo legalizzati, e coltivo teneramente la speranza che si sparino tutti a vicenda alla "Dick Cheney").
E' una visione certamente limitata e naive, pero' rende facile la distinzione, uso onesto o disonesto, bianco o nero.  In 27 anni vissuti in Italia, non ho mai conosciuto nessuno che possedesse un'arma ne' che desiderasse possederne una. O forse non se ne parlava cosi' liberamente come si fa qui.


La realta negli US e' ben diversa: garantito dal "Second Amendment" del "Bill of Rights", il diritto non solo di possedere armi, ma anche quello di "portarle addosso" e' uno dei piu' controversi, politicamente incendiari e penso uno dei piu' "abusati" di tutta la Costituzione Americana.


Questo amendamento e' stato scritto in forma cosi' poco chiara che la Corte Suprema e' stata chiamata in causa diverse volte per cercare di darne un'interpretazione univoca ed e' un punto molto discusso nelle Law School americane, e dice:


"A well regulated militia, being necessary to the security of a free state, the right of the people to keep and bear arms, shall not be infringed."


Il linguaggio e' sicuramente criptico, ma diciamo che in questo articolo si garantisce l'inviolabile diritto ad avere una "milizia" costituita da cittadini armati, in opposizione all'Army, l'esercito ufficiale dell'epoca in cui questa revisione fu scritta, che era britannico quindi "nemico", in quanto necessaria alla sicurezza di uno stato libero (e con stato intende probabilmente uno degli stati parte dell'Unione) e il diritto della popolazione a possedere  e portare con se armi, per potersi opporre in qualsiasi momento agli abusi del governo.
Al di la' delle varie interpretazioni e arzigogolazioni legali che sono state fatte sul Second Amendment, la realta' e 'che qui negli US chiunque ha il diritto di possedere pistole, fucili, persino armi da "assalto" semi-automatiche, senza limiti di quantita' e, a seconda dello stato, con (minimi) controlli aggirabilissimi. L'Arizona e' uno degli stati con controlli cosi' lassi da essere quasi inesistenti: sono stati fatti diversi "expose' " che denunciano la facilita' per chiunque, persino chi abbia un passato da criminale, di procurarsi qualsiasi tipo di arma ad un "gun show" in Arizona.

Il possessore di armi negli US non e' categorizzabile o identificabile dalle sue "intenzioni", le armi possono essere in mano a membri di gangs, venditori di droga, criminali di ogni tipo, cosi' come al vicino pensionato che si occupa dell'orto, all'amica casalinga, al dottore di famiglia, ne' dall'appartenenza ad un gruppo socio-economico piuttosto che ad un altro. Il "ritratto" statistico di chi possiede un'arma e' omnicomprensivo, anche se, avendo vissuto in 3 stati completamente diversi l'uno dall'altro, vi assicuro che qui nel southwest, e soprattutto a Sierra Vista, citta' fortemente militare, tutte le persone che conosco hanno in casa almeno una pistola o un fucile. Almeno. Siamo probabilmente gli unici a non possedere nessun arma. Come difesa abbiamo un cane fifone e una mazza da baseball... vabbe', e' di metallo, pero'.... E la presenza di una, o 20, armi in una casa vengono giustificate come deterrente contro possibili crimini e in teoria dovrebbero dare a chi le possiede quel senso di sicurezza che noi che siamo disarmati non abbiamo. La realta' definita' dai numeri e' in disaccordo.
Le statistiche sono agghiaccianti: ogni giorno, almeno 20 bambini e ragazzi (sotto i 24 anni) muoiono a causa di un'arma da fuoco, spesso tenuta in casa da un genitore, rendendo gli US il paese, su 25 paesi industrializzati, con il numero piu' alto di bambini morti a causa di un'arma da fuoco. Se vi interessa approfondire l'argomento, troverete statistiche ed altre info su questo sito.

Quando qualcuno mi chiede come mai, nonostante queste statistiche, la maggioranza degli americani non abbia nessuna intenzione di cambiare le leggi che "regolano" la vendita e il possesso di armi da fuoco, o almeno di instaurare un maggiore controllo, mi riferisco all'importanza che per gli americani ha questo "amendment", importanza certamente amplificata e supportata dall'instancabile "lavoro" pubblicitario fatto da organizzazioni ricchissime e dalla lobby potentissima a Washington, la NRA, National Rifle Association. Per gli americani, e ripenso alla risposta datami da mio marito che non ha mai toccato, posseduto ne' ha alcuna intenzione di possedere un'arma da fuoco,  e' un diritto garantito dalla costituzione e nessuno puo' negarlo! Per capire meglio, solitamente uso un paragone imperfetto, ma molto efficace: immaginate che un giorno il governo italiano decida di passare una legge che impone i seguenti limiti alle vacanze degli Italiani: invece di 4 o 5 settimane, che e' risaputo che vengono solitamente utilizzate in estate, da ora in avanti le ferie saranno limitate a  10 giorni all'anno, da utilizzare solo nel periodo da ottobre ad aprile.
...


Agli americani piace l'idea di dover vivere senza avere 5 fucili nella cassaforte (o almeno l'idea di poterlo fare, se volessero), tanto quanto agli italiani piacerebbe l'idea di avere 10 giorni di ferie all'anno, da non poter utilizzare in estate.  (Mi lancio nella congettura dicendo che, per le vacanze,  gli italiani farebbero finalmente la rivoluzione! La guerra civile!)
Nello stesso modo, pochi americani accetterebbero la rimozione del diritto di avere/portare armi e, grazie soprattutto alla destra, che considera la parola "freedom" un sinonimo di "possedere armi", e ogni tentativo anche minimo di regolamentare piu' efficacemente il "mondo" delle armi (proposte di legge per stabilire un "gun control" piu' approfondito che "You got money? Here's your gun!", vengono presentate al Congresso spesso, ma altrettanto spesso non ricevono abbastanza "sponsor". Ultimamente questo gruppo, appoggiato da sindaci e politici di entrambi i partiti, sta avendo abbastanza successo nel sensibilizzare la nazione verso la necessita' di migliori ed accurati controlli pre-acquisto) viene pubblicizzato come un atto di tradimento verso la Costituzione e un inaccettabile limite ai propri diritti e liberta', ed e' obliterato dalla forza politica, dalle possibilita' finanziarie quasi illimitate, dalla NRA che e' una delle lobbies piu' potenti di Washington. Tra i portavoce della NRA del passato, cito Charlton Heston e Tom Selleck, che ovviamente hanno perso per me qualsiasi tipo di sex appeal o charm potevano avere prima che li associassi a tale organizzaione. 

In termini pratici, questo amendment cosa vuol dire per noi che viviamo negli US? Be', la lezione piu' importante che ho imparato anni fa, quando Chris era piccolino e cominciava ad andare a giocare a casa di amici,  e' stata quella di chiedere alla madre o chi per lei se in casa avevano armi, e quando la risposta era positiva, chiedevo dove le tenevano. Solitamente mi dicevano che erano in una cassaforte, di sicuro un'assicurazione positiva. Ma i bambini sono intelligenti, veloci e soprattutto attratti dalle armi, e abbiamo avuto numerose "chiacchierate" su come comportarsi in caso un'arma fosse stata presentata. Un altro fatto che ho imparato per esperienza, e' che i "mio figlio mai..." detti da neomamma, si sono scontrati con la realta' molto velocemente, visto che ovviamente Chris non avrebbe MAI giocato con un'arma, ne' sarebbe MAI stato esposto a giochi violenti... ah, l'inesperienza!! Impareggiabile!! Il MAi e' durato fino al giorno in cui Chris casualmente ha scoperto che se metteva insieme 3 mattoncini di Duplo, riusciva a creare non solo una sorta di clava colorata, ma persino una rudimentale pistola. Dove avesse visto una pistola ancora adesso non ne ho la piu' pallida idea, probabilmente un film Disney. Fatto sta' che ho imparato a correggere le mie aspettative: i bambini con cui giocava avevano genitori diversi da noi, con idee e regole diverse e proibirgli di giocare con armi giocattolo, rudimentali o meno (ed ho scoperto nel corse degli anni che giocare con le "armi" Nerf puo' essere anche divertente, oppure con i super-soaker in piscina...) sarebbe stato poco pratico e avrebbe creato ancora piu' interesse verso l'intero argomento. Cosi' abbiamo optato per l'insegnamento, anzi il lavaggio del cervello, sulla differenza fondamentale tra gioco e realta', per cui accettiamo che faccia giochi che, all'inizio della mia avventura di madre, non avrei mai considerato accettabili purche' l'interesse finisca li', nel gioco. Per il momento sembrerebbe che ci siamo riusciti: nonstante il fatto che tanti dei suoi amici abbiano gia' pianificato l'ingresso nelle forze armate, un ramo o un altro, non appena diplomati dalla high school (ve l'ho detto, questa e' una citta' militare e credo che almeno il 70% dei bambini in citta' sprovenga da famiglie militari...),e nonostante il fatto che avrebbe la possibilita' di ricevere una laurea gratis, Chris non ha nessun interesse di entrare nella Army o Navy o Air Force. Ovviamente se dovesse cambiare idea, gli daremmo il nostro supporto comunque, ma sono felice che per il momento il suo interesse per azioni di guerriglia si fermi ad Uncharted III !

Chi e' la persona dietro lo sticker che proclama il suo amore per un'arma d'assalto? Comunque un pazzo (o una pazza, pari opportunita' ...), con cui spero di non dover mai a che fare, soprattutto oggi, ad un anno dalla tragedia di Tucson dove un pazzo appunto ha ferito una ventina di persone, inclusa la nostra rappresentante al congresso, e ucciso 6, inclusa una bambina di 9 anni, e' necessario far si' che altre tragedie inutili non si ripetano.

Un'organizzazione che merita attenzione e' http://www.bradycampaign.org/ (Jim Brady era il press secretary di Ronald Regan che e' stato colpito durante il tentativo di assassinio del presidente). E' possibile cambiare un articolo della costituzione? Forse no, ma e' possibile migliorare le leggi che esistono e questa organizzazione cerca di fare proprio questo.

Mi piacerebbe avere un bumper sticker con la scritta "GO AND LOVE YOUR GUNS SOMEWHERE ELSE"...

giovedì 5 gennaio 2012

Ritorno in New Mexico, Terra di Incanto...

Domenica 1 gennaio siamo tornati a Rancho Hidalgo, l'area in New Mexico dove proprio il 1 gennaio del 2008 ci eravamo recati per vedere se se fosse stato possibile comprare del terreno. Cosa che poi, in uno slancio di fede, abbiamo fatto nelle settimane seguenti, diventando cosi' dei "possidenti", proprietari timidi ed impauriti di 8 acri di terreno in un'area remota, che secondo il prospetto del developer, sarebbe diventata una mecca per chi ha l'hobby dell'astronomia per via dell'incredibile cielo, virtualmente privo di inquinamento luminoso, con umidita' praticamente assente. La nostra idea era quella di avere del terreno che avremmo potuto vendere in parte, per aiutarci a finanziare, anche solo parzialmente, il college dei pargoli, e magari costruire una casettina di vacanza con mini osservatorio sull'altro pezzo...
Dopo 4 anni e con una figlia in piu', l'idea di costruire anche solo un osservatorio e' diventata chiaramente una chimera, quindi abbiamo deciso di iniziare a vendere un pezzo di terreno; ma contattare Gene, il developer, non e' facile,  e dopo i primi email, l'andirivieni di contratto, documenti etc, abbiamo avuto  difficolta' a comunicare con lui, creando ovviamente dei giri di paranoia e panico assurdi, sprattutto in J che e' diffidente per natura.

Allora ci siamo decisi ad andare a trovarlo di persona e rivedere la nostra proprieta', proprio nel giorno del quarto anniversario della nostra prima visita, un pellegrinaggio per controllare di persona che Rancho Hidalgo non fosse stato solo un'apparizione!

Rancho Hidalgo si trova a circa 2 ore da casa, un viaggio incredibile, tra le praterie infinite del sud Arizona e poi del New Mexico. Solo spazi e ogni tanto qualche cavallo o mucca, una casetta... Non posso spiegarvi le sensazioni che provo ogni volta che mi trovo a guidare in questi posti, per me nata e cresciuta nei confini di una citta' grigia e anche un po' triste, caotica, inquinata, sporca e rumorosa, come Milano (ma credo che qualsiasi citta' italiana o anche europea possa in qualche modo essere identificata da questi aggettivi). Liberta', pace, infinito, felicita', natura... tutti termini che associo a questa terra, proprio perche' cosi' diversa da quella in cui sono cresciuta. Bisogna provare. Venite a trovarmi, vi ci porto!

Tornando alle nostre paure, arrivati a Rancho Hidalgo ci aspettava una bella sorpresa: l'area ha inziato a vedere i primi segni di "sviluppo" (termine che uso con leggerezza, vedrete poi il perche'): una decina di osservatori, chiamati "roll-off" per via del tetto che si toglie "rotolandolo" via, diversi appartamenti (che possono essere acquistati con un lease di 99 anni), un paio di chalet che penso possano essere affittati per brevi periodi, tutto con la possibilita' di installare il proprio telescopio e persino usarne uno in loco, sono gia' stati costruiti. Interessante e' il "Pluto Park", dove uno dei telescopi usato da Tombaugh, lo scopritore del pianeta Plutone, e' in mostra.

Roll-off observatories, a sinistra quello della societa' "Celestron" che costruisce telescopi ed accessori e che lo usa per testare vari strumenti etc, a destra quello della rivista "Astronomy", dietro al quale si intravede il telescopio di Tombaugh.

Da vicino si vede meglio il sistema di "rotolamento" del tetto degli osservatori.
Dopo una lunga chiacchierata con Gene e dopo avergli spiegato bene che ci e' necessaro vendere almeno 4 acri degli 8 che possediamo, ci siamo recati proprio sulla nostra proprieta': in terreni vicini sono state gia' costruite 4 case (meglio dire, ville) e una serie di "remote observatories", osservatori a distanza (mi sembra 8 o 9) di proprieta' di questo sito, mytelescope.com, che consente a chiunque, ovunque, di utilizzare telescopi piazzati sotto i cieli piu' "belli" dal punto di vista astronomico.

Una videata panoramica che illustra la remotezza dell'area e mostra i telescopi "controllati a distanza" e le case gia' costruite.
(Si', faceva un bel freddino quel giorno...)


I nostri 8 acri sono a sinistra del laghetto
Il New Mexico e' terra vulcanica (e chi lo sapeva?), e il suolo di Rancho Hidalgo e' coperto da rocce vulcaniche, che si intravedono nelle immagini .

La nostra area, coperta da rocce vulcaniche. Il "vulcano", o cio' che rimane dopo che esplose millenni fa, e' lo spazio un po' "piatto" tra la montagna al centro della foto e quella piu' a destra.
Finito il giro, siamo ripartiti verso casa, con una sosta picnic ad un "parco giochi" di Portal, Arizona. Questo parco giochi deve avere gli anni dei datteri perche' alcuni di questi giochi sono stati vietati (in California e penso i molti altri stati) da decenni.. Penso non ci siano molti bambini nel paesino di Portal, ai piedi delle montagne Chiricahua, terra degli Apache di Geronimo.
La girandola maledetta su cui a momenti vomitavo... uno dei giochi vietati, infatti, pericoloso non solo per i bambini, ma anche per la mamme...

Io un parco giochi cosi' non l'avevo mai visto, non solo per l'obsolescenza dei giochi, ma per il panorama circostante, che a me comunque piace!
Sull'autostrada 80, poco prima del confine Arizona-New Mexico e' stato eretto il monumento che marca il luogo (o la sua vicinanza) dell'arresa di Geronimo nel 1886 (la storia della sua arresa e' piuttosto complicata e potete trovarne un resoconto qui)
Geronimo Surrender Monument: Skeleton Canyon si trova tra le montagne sullo sfondo



Se dovesse interessarvi una permanenza in queste zone, fatemi sapere.... non per niente il motto del New Mexico e' "Land Of Enchantment"....

domenica 1 gennaio 2012

Alla fine... all'inizio...

... un augurio di persona... sort of...

Grazie per essermi venuti a trovare, grazie per i vostri commenti, sempre stimolanti, sempre benvenuti!!

Al prossimo post!!

Moky