martedì 28 febbraio 2012

Come volevasi dimostrare... ho ragione ancora una volta!

A conferma del post precedente, ho appena letto che un tipo in Alaska ha iniziato una causa civile perche', dice lui, secondo la costituzione americana Barack Obama, essendo "di razza mulatta" non e' cittadino americano e quindi non puo' essere presidente. Qui l'articolo sull'Huffington Post e questo e' parte del testo della causa:

"... As Barack Hussein Obama II is of the "mulatto" race, his status of citizenship is founded upon the Fourteenth Amendment to the United States Constitution. Before the [purported] ratification of the Fourteenth Amendment, the race of "Negro" or "mulatto" had no standing to be citizens of the United States under the United States Constitution."



" Visto che Barack Hussein Obama II e della razza "mulatta", il suo stato di cittadinanza e' fondato sul 14mo amendment della Costituzione degli Stati Uniti. Prima della (intesa) ratifica del 14mo amendment, la razza "negra" o "mulatta" non ha nessun diritto di essere cittadina degli Stati Uniti secondo la Costituzione Americana"

Cosa vi dicevo? "L'uomo nero" fa proprio paura.










American Bumper Stickers: la vita, Dio, le armi e "l'uomo nero"...

Sto preparando un post sulla scuola americana, centrato sulla strada che porta al college, ma sono spinta da una forza cui non so resistere a scrivere qualcosa in merito alla situazione  politica americana del momento, soprattutto perche' oggi sono in corso le elezioni primarie repubblicane in Arizona (e Michigan) e i 4 candidati repubblicani rimasti "in gara" sono cosi' ovviamente inadeguati a coprire quella che senza dubbio e' una delle cariche piu' importanti nel mondo, che la rielezione di Obama diventa ogni giorno che passa quasi scontata. (e incrocio le dita...). Ribadisco la mia previsione (e quella di numerosissimi commentatori politici): Mitt Romney ricevera' la nomina per "default", quando gli altri "3 moschettieri" cadranno pesantemente, schiacciati sotto il peso di una retorica cosi' antistorica e anacronistica da far venire i brividi. Di paura vera.

Una divertente (e stupefacente, per i contenuti) analisi comparata del perche' ne' Romney ne' Santorum sono ancora emersi come candidati capaci di "battere" Obama e' stata fatta ieri sera da Jon Stewart sul suo Daily Show (questo il link). Guardate e stupitevi, vi fara' sentire meno tristi sulla situazione politica italiana. La nostra potrebbe diventare orribile in pochi mesi...

Gli US sono un paese dove, nonostante l'avanzamento sociale, il razzismo esiste ancora, spesso e' latente, nascosto e negato vigorosamente in pubblico (per farvi un esempio, vi riporto il commento di una "parente" americana su facebook in merito alle proteste lanciate da alcuni afro-americani causate dallo "skit" di Bill Crystal agli Oscar: "Chi, io? Razzista? Assolutamente no... pero' questi neri che si lamentano sempre se uno li prende in giro, che hanno un mese intero dedicato a loro, hanno un loro canale tv... E noi cosa abbiamo??" Giuro non me lo sono inventato...), ma filtra comunque e lo si percepisce in situazioni sociali e mai l'ho testimoniato piu' chiaramente da quando Obama e' stato eletto. 
Ci sono milioni di persone che vivono in un mondo loro, Bill Maher lo chiama "the republican bubble", la bolla repubblicana, impermeabile ai fatti e alla realta', odiando un presidente che non esiste, che e' frutto della loro bigotta immaginazione, disprezzandolo per principio, incapaci di riconoscere i risultati realizzati durante la sua presidenza. 
Per capire la radice di questo disprezzo, guardatevi questo adesivo che ho "trovato" sul paraurti di una macchina al supermercato locale:

"Pro-vita (anti-aborto), pro-Dio, pro-armi, anti-Obama"

Mi e' quasi venuta voglia di applaudire perche' e' difficile concentrare tante cagate in un rettangolino, ma ci sono riusciti: trovo che un messaggio cosi' aggressivo, contraddittorio e ipocrita sia proprio il poster di quello che sta succedendo politicamente negli US dal 2009 ad oggi.  
Il bigottismo e il razzismo "latente" di cui accennavo prima, sono il "motore" che spinge i detrattori di Obama ad odiarlo, e non uso la parola "odio" con leggerezza:  ho ascoltato con le mie orecchie conversazioni in cui veniva paragonato all'anticristo, al diavolo, a Hitler, e questo prima ancora che venisse eletto. 
Come dimenticarsi i cartelloni della gente nelle piazze americane, in cui Obama, gia' eletto presidente, veniva paragonato ad una scimmia, uno schiavo, Hitler, "The Joker".... Se Obama fosse stato un presidente dal colore meno "offensivo" per i bigotti americani, quelli che lo ammettono senza vergogna e quelli che lo sono di nascosto, sono sicura che non avrebbe ricevuto la meta' delle offese che ha ricevuto nel corso di questi 3 anni e mezzo di presidenza. 
Obama e' l'unico presidente che sia mai stato diprezzato "in his face", in faccia, ad esempio durante lo State of the Union,  il discorso annuale mi sembra del 2010, quando un rappresentante al congresso  ha urlato "You lie!" mentre Obama faceva il discorso, e piu' recentemente la Governatrice dell'Arizona, tal Jan Brewer, e' stata fotografata mentre scuoteva con rabbia l'indice sotto il naso di Obama quando e' dovuta andare a riceverlo all'aeroporto di Phoenix... Certamente, Bush ha ricevuto la sua meritatissima dose di critiche, molte anche velenose e piene di rabbia e frustrazione, ma quando erano nella sua presenza, anche i suoi critici ed opponenti piu' forti sapevano, perche' e' parte proprio dello spirito patriottico con cui crescono gli americani, di essere davanti al Presidente e non avrebbero mai osato togliergli il rispetto che questa carica comporta.

Il fatto che ancora oggi ci siano persone che dubitino che Obama sia nato in America, che pensano sia mussulmano, o comunista, o uno "snob" perche' incoraggia i giovani a prendere una laurea o a frequentare scuole di specializzazione o imparare un mestiere attraverso l'apprendistato, be' la dice lunga sulla testardaggine illogica dei repubblicani.  

Quando Barack Obama e' stato eletto quasi 4 anni fa, se da una parte l'America piu' progressista e illuminata ha esultato, si e' commossa e ha salutato l'elezione del primo presidente "bi-racial" non solo americano ma anche di una democrazia occidentale (non ho statistiche sicure, ma penso che sia vero) come la conferma che "the times have changed", i tempi stavano davvero cambiando, "l'altra" America, quella che frequenta la chiesa ogni domenica e usa la Bibbia come libro di scienze, storia,  geografia ed educazione civica, l'America che  si considera "pro-life", cioe' a favore della vita, se si trova in utero (o come ho sentito dire da un comico "life begins at the erection", la vita comincia all'erezione...), e che contemporaneamente e' a favore della pena di morte e delle armi, ecco, questa "altra America" ha avuto una gran paura e immediatamente ha iniziato la campagna per non farlo rieleggere; prima ancora che gli fosse data l'opportunita' di fare il presidente, di firmare la prima legge o proporne un'altra, questa "altra" America aveva deciso di non considerare con obiettivita'  nessun atto che Obama avrebbe fatto, ma di andargli sempre comunque contro. Dalla "riforma" sanitaria, diventata legge dopo mesi di battaglie in congresso alla fine delle quali della proposta iniziale,  universale ed inclusiva, e' rimasto ben poco, al "bail-out" di Wall Street e quello di General Motors, ad ogni passo Barack Obama si e' trovato di fronte un muro di somari che, come somari hanno continuato a rifiutarsi di accettare che un uomo che non fosse bianco fosse diventato presidente e, non potendo usare fisicamente i metodi collaudati dalla maggioranza anglo-bianca per 3 secoli , ad esempio linciaggio, impiccagione, rogo di croci fuori dalla casa, lo hanno fatto prendendo in ostaggio il processo democratico, continuando a fomentare paure e sospetti degni di quelli che crearono il maccarthismo e la caccia alle streghe comuniste di 60 anni fa, e a spingere l'ascesa straordinaria di un movimento monocromatico e monotematico (fare di Obama "a one-term president", presidente per un solo termine) come il "tea-party".
Sicuramente vedere Obama nella Casa Bianca, sua moglie e le sue bambine scorazzare nei giardini della Casa che gli schiavi africani avevano costruito 200 anni fa, ha confermato che l'America di oggi non e' piu' quella di 50 anni fa. E non esiste rivoluzione senza reazione, e ogni cambiamento incontra sempre resistenza. Ma l'ignoranza cieca faccio sempre fatica a capirla.










giovedì 23 febbraio 2012

Febbrona, sensi di colpa e bisogni atavici

Sono sopravvissuta ad alcuni giorni difficili, con Violet con una febbre altissima, mai vista cosi' alta in vita mia a dire il vero, sembrava piu' la temperatura di un forno da pizza che quella di un essere umano. E dopo un intero pomeriggio all'emergency room, e una esperienza traumatica (per lei che l'ha subita e per me che l'ho "ascoltata") di un catetere, e' stato determinato che aveva un'infezione delle vie urinarie (certamente NON aiutata dalla sua testardaggine a continuare ad usare i pannolini) e un raffreddore che sta esplodendo soltanto adesso. Sarebbe da registrare quando dorme, russa che sembra mio nonno! Oggi sta meglio e sono riuscita ad andare in palestra e lasciarla nella "Kids Room" (penso sia proprio il posto dove s'e' acchiappata il virus del raffreddore...)

Avendo 4 figli, siamo passati diverse volte attraverso esperienze simili, tutte sempre difficili da sopravvivere: operazioni, gomiti dislocati, un braccino rotto, un ricovero da disidratazione (mai sottovalutare le fiacchette in bocca...), quindi tendo sempre a non drammatizzare eventi che magari per un'altra madre (o mio marito!)  sarebbero motivo di panico. Pur essendo una che ha zero tolleranza per la vista del sangue e tutto cio' che vi si relaziona (odio infatti i film dell'orrore quelli cruenti e fine a se stessi, e chiudo il mio occhio non cieco quando guardo Grey's Anatomy..), quando si tratta di uno dei miei figli in una situazione di emergenza, divento come un robot e, contrariamente alla mia natura che tende a "fly by seat of my pants", cioe' ad improvvisare un po' tutto, il mio cervello diventa un minuscolo computerino, dove ogni azione e reazione viene computata, creando un piano A,B e C per limitare le conseguenze e trovare una soluzione. Purtroppo pero' questo mi porta a volte a sottovalutare situazioni che potrebbero essere affrontate in tempi piu' brevi. Lo so, una febbre e' il sintomo che c'e' qualcosa, nel corpo, che al corpo da fastidio e che cerca di eliminare, non esattamente il segnale di correre al pronto soccorso. Ma un po' di sensi di colpa mi sono venuti... tanto noi madri siamocomunque sommerse da sensi di colpa, uno in piu' non cambia niente...

Questa esperienza ha confermato, non che ce ne fosse la necessita', che nessuno puo' capire davvero cosa vuol dire veramente volersi sacrificare per un'altra persona, finche' non diventa genitore. Mi spiace, ma e' cosi: si puo' pensare di essere capaci di fare qualsiasi cosa per aiutare un genitore, un carissimo amico, un fratello o marito o moglie o amante. Pero' e' solo durante le varie difficolta' e travagli passati dai miei figli che ho avuto la sensazione tersa e chiara di voler prendere a schiaffi qualcuno e dire "prendete me, cazzolina, e lasciate in pace 'sta creatura!!".

E contemporaneamente la sensazione, anche questa chiarissima e inequivocabile, di averne pure le palle un po' piene e di avere sviluppato un bisogno atavico di una vacanza vera. Da sola possibilmente.

domenica 19 febbraio 2012

Whitney, Amy, Michael... the damage done.

Un'altra artista, con un talento enorme bruciato prima del tempo. E ascoltando questa vecchia canzone di Neil Young mi accorgo di non capire le ragioni della scelta di un lento, inevitabile suicidio. Non capisco. E' un peccato.
"Every junkie's like a settin' sun", ogni tossico e' come un sole che tramonta... la sua bellezza passa velocemente e torna l'oscurita'.

(Questa canzona mi scaraventa indietro di 35 anni, quando mia sorella Marinella la suonava e cantava, e io la canticchiavo senza capirne il significato...)




The needle and the damage done


I caught you knockin'

at my cellar door

I love you, baby,

can I have some more

Ooh, ooh, the damage done.



I hit the city and

I lost my band

I watched the needle

take another man

Gone, gone, the damage done.



I sing the song

because I love the man

I know that some

of you don't understand

Milk-blood

to keep from running out.



I've seen the needle

and the damage done

A little part of it in everyone

But every junkie's

like a settin' sun.







giovedì 16 febbraio 2012

Un po' in ritardo ma... Happy 100th Birthday, Arizona!!

Stamattina ho dovuto portare Vivian a scuola in macchina presto (tutte le quinte della sua scuola sono andate a Tucson per visitare la "Math, Science and Technology  FunFest") e cosi' mi sono goduta un'alba stupenda, come solo il cielo terso, l'aria fredda e  l'assenza di edifici e altre costruzioni di questa parte di  Arizona possono offrire. E cosi' ho pensato a quanto ami questo stato... di cui mi sono dimenticata di celebrare il centenario!!

E si', cento anni fa,  il 14 Febbraio  1912, l'Arizona cesso' di essere solo un "territorio" famoso per le miniere di rame, di argento e la patria di banditi, sceriffi e prostitute,  e divento' ufficialmente il 48mo stato degli USA (l'ultimo stato "contiguo"), dopo il New Mexico cui per poco rischiava di far parte...

L'Arizona e' uno stato affascinante, ancora fortemente selvaggio,  con paesaggi,  colori e  natura cosi' diversi da quelli cui siamo abituati in Italia che e' impossibile non rimanere a bocca aperta di fronte alla sua vastita' e bellezza... ed e' altrettanto impossibile cercare di descriverne le qualita'. Bisogna viverle.

Quando si parla di Arizona, tutti pensano al deserto, e generalmente l'idea che molti italiani hanno e' quella del deserto di dune sabbiose, come il Sahara  (lo so perche' mi raccontava mio padre che conoscenti gli chiedevano come facciamo a vivere tra le sabbie del deserto...), in realta' grazie alla presenza di alcuni corsi d'acqua e dei monsoni che ci inondano di pioggie durante i mesi di luglio e agosto, piante ed animali hanno imparato ad adattarsi e sopravvivere e flora e fauna molto particolari abbondano.
Il clima in Arizona va dalle estati di Phoenix e della Sun Valley con temperature africane (ma inverni mitissimi)  agli inverni freddi e nevosi dei plateu del nord Arizona, da Flagstaff a Pinetop e Alpine, dove si puo' sciare... Su Mount Lemmon, cioe' la punta piu' elevata delle Santa Catalina Mountains ad est di Tucson, si scia da dicembre a marzo/aprile (sciare a Tucson? Incredibile!); noi speriamo un giorno di riuscire ad andarci tutti quanti, non tanto per sciare ma per far vedere la neve a Violet!!

Cosa c'e' da vedere in Arizona? Il Grand Canyon, con lo "Skywalk" e la sua ferrovia, Fagstaff e il Meteor Crater, il "Petrified Forest National Park", il Saguaro National Park (east e west), Lake Powell, Monument Valley ... Una guida sui posti da visitare la trovate qui
E il cielo sopra l'Arizona e' indescrivibile, bisogna viverlo....

Insomma, in occasione del centenario del mio (ultimo) stato adottivo, incoraggio chiunque sia interessato a visitare gli Stati Uniti a lasciar perdere le solite mete turistiche, si' la California e' bella ma il traffico e' micidiale, per non parlare del "big one", la spada di Damocle sismica che potrebbe cadere in qualsiasi momento... Miami e' vivace e' colorata, ma evitatela da giugno a novembre, a meno che non vi  interessi studiare gli uragani.... New York e' interessante ma e' come una Milano gigante pompata di steroidi, e il traffico e l'inquinamento sono anche peggio della California....

... venite invece in Arizona, dove gli spazi abbondano, l'aria pulita e la natura e' ancora sovrana!

mercoledì 15 febbraio 2012

Diventare americani: terzo aggiornamento

Lunedi' mattina, dopo aver fatto la classe di Step ed aver lasciato Violet con un'amica, sono partita alla volta di Tucson: alle 14 avevo l'appuntamento per prendere (o dare? non saprei...)  le impronte digitali "digitalizzate" e la foto che andra' sul mio certificato di naturalizzazione. Ovviamente nel rispetto del multi-tasking che e' diventato per necessita' il mio modo di vivere (in questo momento, ad esempio, mentre digito sulla tastiera, sto lavorando a maglia coi piedi....) una visita a Tucson significa anche trovarmi con Letizia, quando non e' in giro per il mondo!

Non vi dico come ero felice di potermi trovare da sola con lei, l'amica italiana di cui ho parlato quiperche' i figli son belli e tutto, ma quando hai voglia di chiacchierare con un'amica, sono anche una gran rottura:  a loro delle tue di amicizie non gliene importa niente (mentre le loro A NOI importano tanto... ) e tendono ad interrompere il flusso del racconto una trentina di volte minimo all'ora. Invece stavolta sarei stata sola ,e durante il tragitto gia' mi pregustavo un paio d'orette di chiacchiere italiane senza dovermi preoccupare della peste che voleva toccare i gatti, salire sul tavolino, etc.
La realta' e' stata anche meglio della previsione, non solo perche' abbiamo sempre tanto da raccontarci, ma anche perche' abbiamo pranzato sulla terrazza di casa sua, al sole (che mi sono pure arrossata il decollete'... ), nel silenzio che incredibilmente circonda la sua villa situata in una della zone piu' "trafficate" di Tucson, l'area universitaria!! C'e' da dire che a me Tucson piace sempre di piu', probabilmente perche' per essere una "metropoli" conserva sempre il carattere di piccolo avanposto nel deserto (comunque ad 1 milione di abitanti e' la seconda citta' per grandezza in Arizona).  Sono anche riuscita a conoscere, grazie al benedettissimo Skype, sua sorella che, momentaneamente seppellita sotto le palate di neve che sono cadute a Bologna negli scorsi giorni, conoscevo ancora solo virtualmente. Ciao Chiara!! :)

Ci siamo lasciate purtroppo sempre troppo presto, ma lei doveva tornare a scoprire qualche altra molecola strana in qualche pianeta lontano migliaia di anni luce, e io dovevo andare a farmi "improntare".

La prima volta che mi presero le impronte digitali, di digitale non c'era niente: nel 1993 le impronte erano ancora prese ad inchiostro, roba che ti lasciava sempre un po' sporca, mentre negli ultimi anni e' tutto computerizzato, e a vedere come funziona e' anche una cosa interessante. Anche gli uffici dell'USCIS di Tucson sono molto diversi non solo da quelli di Newark, dove 6 anni fa ho rinnovato la "carta verde", che si trovano in un edificio vecchio che mi ricordava tanto un ospedale psichiatrico del primo '900; sono anche completamente diversi da quelli dell'INS di Los Angeles degli anni novanta, situati in un un palazzone federale  "in centro" citta' dove mi ricordo c'erano centinaia di persone in fila fuori e dentro, dove gli impiegati erano scocciati e non molto gentili e dove si usciva sempre con la sensazione di aver contratto qualche malattia esotica solo col sedersi in sala d'attesa.

Il mio apputamento era alle 14 ed io sono arrivata con 5 minuti di anticipo munita di Kindle, ricordandomi di quanto avevo dovuto aspettare le volte precedenti. Sedute nella sala d'attesa a Tucson c'erano 4 persone. Quattro. Un'impiegata, gentilissima, mi ha dato da compilare un modulo, ha controllato le mie carte e mi ha dato un numero. Mi sono messa ad aspettare, ho tirato fuori il Kindle e alle 14:02 hanno chiamato il mio numero. Per prendere le impronte e fare la foto (le ho chiesto se poteva, cortesemente, fotografarmi cosi' da farmi sembrare la cugina non troppo cessa di Angelina Jolie, richiesta che funziona sempre, l'ho fatto anche per le varie foto di patente, passaporto, etc. e in quest'ultime foto non ho piu' lo sguardo da assassina alcolizzata appena uscita da San Vittore) ci sono voluti 15 minuti. La "signora delle impronte" mi ha detto che l'intervista verra' fatta nel giro di uno o due mesi, e che spesso la cerimonia del giuramento viene fatta subito dopo l'intervista.
Alle 14:30 ero gia' in una delle Mall di Tucson ad aprofittare dei saldi invernali (per l'anno prossimo)!!



Il processo e' finora indolore e veloce. Non mi posso proprio lamentare, se non del fatto che mi sono ancora una volta dimenticata di fare una foto con Letizia!!

giovedì 9 febbraio 2012

Meta' di mille

Questo e' il mio cinquecentesimo post! Chi l'avrebbe mai detto che sarei resistita per 4 anni e mezzo e 500 pagine di diario?
Io no. Il blog e' evoluto da "cronaca del trasloco e inizio vita in Arizona mentre il mio matrimonio va a rotoli, cosa ci succedera'?" a semplice piazzettina dove condivido coi passanti i miei "panni", sporchi o meno.

Dovrei celebrare in qualche modo, ma dire "andiamo fuori al ristorante perche' ho scritto fregnacce x 500" non sembra ragione abbastanza, soprattutto in clima di austerity.  Pero'... se abbino questo anniversario di sorta con l'arrivo dei "progress reports" dei ragazzi (la "pagellina" di meta' trimestre, per dare ai genitori un'idea di cosa stiano facendo, o no, i figli a scuola...), ecco che si crea  la scusa perfetta per ordinare sushi vegan dal nostro ristorante giapponese preferito. Stasera non cucino. Evvai!!!

Grazie amici che girate da queste parti: apprezzo la vostra presenza, anche se silenziosa, piu' di quanto possa esprimere.

To the next 500!!

mercoledì 8 febbraio 2012

Amici veri.. e altri che ti prendono a martellate.

Oggi ho fatto una lunga, bella chiacchierata con un'amica del New Jersey con cui non ci si parlava da un paio d'anni; l'occasione e' stata molto triste, suo marito e' morto dopo un paio d'anni di battaglia contro il morbo di Alzheimer e un brutto enfisema (era un forte fumatore, ovviamente), ma nonostante cio' e' stata una telefonata piacevole, abbiamo riso ricordando "i vecchi tempi" (ci conosciamo da quando Chris faceva la prima e sua figlia la seconda, e ci si vedeva ogni mattina e pomeriggio alla fermata dello scuolabus), e i tanti momenti di amicizia che abbiamo vissuto insieme... mi ha confessato che il mio trasloco in Arizona l'aveva "ferita" e resa depressa ed era "arrabbiata" con me, magari non a livello al 100% conscio, e per questo ha fatto fatica in questi ultimi anni a tenersi in contatto. Non c'era bisogno di dirmelo perche' l'avevo intuito. Tra amici e' cosi', penso.
Kathy e' una persona che amo perche' "what you see is what you get", non ci sono maschere, finti atteggiamenti, false pretese di essere chi non e', e io con lei posso essere me stessa al 100%, perche' so che mi accetta cosi' come sono. Ammiro la sua forza di fronte a difficolta' che getterebbero altre persone in crisi depressive, (ad esempio il fatto che, morta sua mamma qualche anno fa, e' lei che si prende cura del fratello maggiore che ha handicap fisici e mentali piuttosto grossi, quindi e' praticamente impossibile per lei andare in vacanza, anche solo per un weekend, perche' nessuno la puo' aiutare), anzi e' proprio lei che trova sempre il modo per farti sorridere e ad aiutarti a prendere i  drammi, veri o presunti, con piu' leggerezza. Con lei ho pianto e ho riso, mi sono sfogata e scompisciata e nonostante la distanza e il distacco degli ultimi 2 anni, abbiamo sempre tanto in comune, anche se sembrerebbe proprio il contrario.
Di Kathy mi fido al 100%, quello che ho confidato a lei rimane con lei, lo so, ci metto la mano sul fuoco. Kathy e' generosa e disponibile con tutti,  tanto per fare un esempio, siccome aveva una bella piscina in New Jersey, cosa non cosi' comune come qui, ogni estate avevamo un invito quasi giornaliero ad andare a passare i caldissimi e afosi pomeriggi del Jersey Shore a casa sua, i bambini a giocare in acqua, noi a raccontarcela. E l'invito lo estendeva spesso ad altre mie amiche e figli. Quando siamo tornati dall'ultimo viaggio in Italia, era il 4 luglio 2007 e il 20 luglio avremmo lasciato il New Jersey per venire in Arizona, lei ha organizzato un barbeque a casa sua, invitando alcuni nostri amici, preparando burger e altri piatti vegan per noi.... Una festa dell'indipendenza e d'addio, in nostro onore...

Non ho nessun dubbio sulla sua lealta' nei miei confronti: come e' successo un paio di volte, Kathy non agirebbe mai volontariamente in modo da compromettere me o la nostra amicizia. La lealta' tra amici e' la base su cui si appoggia l'intero rapporto. Togli la lealta' e sei di fronte ad un castello di carte.

Io, Joanie e Kathy - NJ
Cosi', pensando a Kathy, mi e' venuta in mente un'altra amica, italiana, che pensavo fosse un altro "tesoro": siamo quasi cresciute insieme, nello stesso palazzo, ore a giocare ad elastico e barbie. Siamo sempre state diverse, mentalita' diverse, obiettivi nella vita diversi, ma abbiamo sempre avuto quella sorta di sintonia automatica che pialla le differenze.
Siccome la vita ci ha portato in direzioni molto diverse, ci sono stati periodi in cui non ci si vedeva, ma ogni "ritorno" era sempre segnato dalla sensazione che non c'eravamo mai allontanate. Sono sicura che esistono legami cosi' per tutti. Anche lei e' sempre stata generosa, anche con lei si facevano tante risate, e non avrei mai messo in dubbio la sua lealta' nei miei confronti. In un certo senso, per quanto rabbrividisca ad usare questo termine, la consideravo un po' la mia BFF, best friend forever. Mi sbagliavo alla grande.

Un paio d'anni fa, di fronte ad una situazione spinosa che coinvolgeva me ed un'altra amica comune, invece di agire come farebbe un' amica, invece di supportarmi o almeno confrontarmi e chiedermi chiarimenti , invece di cercare di comunicare in qualche modo con me per capire, ha fatto una scelta che ha reso la situazione 100 volte peggiore, creando anzi delle conseguenze assurde, sproporzionate. Mi sono sentita come se mi avesse gettato in pasto ai coccodrilli, e ancora oggi non capisco cosa l'abbia posseduta.
In altre parole, me l'ha messo in quel posto senza dirmi una parola, ne' grazie ne' prego, ne' tanto meno scusa, come sarebbe stato giusto, fossimo state davvero amiche. E' stata un'esperienza incredibilmente brutta per me, la sua azione meschina, a dir poco.

Questa persona per me non esiste piu' come amica. A dire il vero, metto in questione il fatto che ci fosse una relazione di amicizia e non invece una sorta di comunanza superficiale.
Dovessi mai ri-incontrarla, dovesse mai chiedermi scusa (dubito), ho paura che troverei difficile perdonare. O meglio, perdonarla l'ho gia' perdonata, ma si puo' costruire un'amicizia nuova e sincera dai cocci di una vecchia, in frantumi? Nel passato io purtroppo non sono mai riuscita a farlo.

Vi e' mai capitata un'esperienza simile? Cosa vi ha aiutato ad aggiustare una relazione messa duramente alla prova dall'altra parte?

martedì 7 febbraio 2012

Supermamma? Dove?

Ieri sono andata a prendere Emily a scuola in anticipo [ pensate che sono tutti e 3 in 3 scuole diverse con 3 orari diversi, Chris esce alle 6:30 e rientra alle 14:30, Vivian esce alle 7:50 e rientra alle 15:05 ed Emily esce alle 8:20 e rientra alle 16:20... inoltre, il lunedi' e il venerdi' Vivian si ferma a scuola fino alle 16 per la lezione di clarinetto con la banda di quinta e immaginate il casino quando devo programmare qualcosa...] per portarla all'appuntamento semestrale dal dentista per controllo e pulizia; siamo rientrate a casa qualche minuto prima delle 16:00 .


Comincio a svuotare la lavapiatti, controllare l'email, do' uno snack a Violet e le cambio il pannolo (si', ancora indossa i pannolini e non ha nessuna intenzione di cambiare!!), quando suona il telefono. Un cellulare sconosciuto, sono tentata di non rispondere, ma lo faccio comunque e sento una vocina che dice "Mom?"...
"Who's this?", dico io... 
E la vocina insiste, con un tono vagamente lacrimoso, "MOM??"


"VIVIAN!!"   ... erano le 16:20....


Alla voce "antitesi di supermamma" nel dizionario per genitori troverete la mia foto...

lunedì 6 febbraio 2012

Diventare americani: secondo aggiornamento

Ebbene, oggi mi e' arrivata la lettera con la data e l'ora in cui mi devo presentare a Tucson per i cosiddetti "biometrics", cioe' la presa delle impronte digitali: il 13 febbraio alle 2pm. L'ho gia detto nell'aggiornamento precedente, ma lo ripeto: PERBACCO!!

Se tutto va cosi' veloce, magari riusciro' a votare per l'elezione del nuovo representative del nostro distretto al congresso a giugno, visto che Gabby Giffords si e' dimessa, nonostante lo straordinario recupero fisico fatto da quel famigerato mattino di gennaio 2011. Incrocio le dita ora devo per forza mettermi a studiare!!!

Cochise Cowboy Music and Poetry Gathering

Il virus ha fatto il suo ciclo veloce, e' passato da me a Vivian nel giro di 48 ore, e tra tanta ansia siamo arrivati a venerdi' , che ha segnato l'inizio di un evento molto popolare qui, evento di cui non ci eravamo mai interessati (che c'entrano un'italiana e uno Yankee italo-americano con la cultura western?) ma a cui, grazie ancora una volta ad Emily, abbiamo fatto in qualche modo parte.

Da vent'anni, ogni anno all'inizio di febbraio Sierra Vista diventa il centro culturale del "western heritage",  della cultura Western, quella del "Far West" e dei cowboys per intenderci, e nei 3 giorni del primo weekend del mese la ricchezza e varieta' di questa cultura vengono cantate e raccontate con storie, canzoni e poesie durante 3 spettacoli dove poeti e musicisti  provenienti da tutti gli US e dal Canada si alternano sul palcoscenico in una kermesse di celebrazioni a tema "vita dei cowboys" chiamata Cochise Cowboy Poetry and Music Gathering. Cosi' si legge sulla brochure: "Una volta all'anno, per 3 giorni, Sierra Vista, Arizona diventa il centro di tutto cio' che e' meraviglioso e Western in poesia, musica, narrastorie e musica. 70 artisti da tutti gli Stati Uniti e il Canada convergono in Cochise County per tre performance principali, mini-concerti il sabato, e spettacoli nelle scuole locali."


Negli US ci sono ogni anno circa 260 "gatherings" sparsi in tutti i 50 stati (oddio, forse non in Hawaii...), e questo di Sierra Vista e' uno dei piu' importanti e riconosciuti: leggevo sul giornale che circa 3000 persone vi hanno partecipato quest'anno, non solo persone che hanno vissuto o vivono la vita e la cultura dei cowboy, ma anche persone, come me, che ne trovano alcuni aspetti affascinanti, la vicinanza con i cavalli e la natura, gli spazi da conquistare, la solitudine che diventa compagna... certo per me la parte che riguarda le mandrie di vacche e il fatto che, ad esempio, non vengono fatte camminare piu' di 30 km al giorno per non fagli perdere troppo peso prima che arrivino al mercato... o il marchiarle e, ovviamente, mangiarle, ecco questa parte la rifiuto.   


In concomitanza con questo evento, ogni anno viene lanciato un concorso di poesia nelle scuole della contea per studenti dal terzo al dodicesimo grado: le poesie devono essere in qualche modo ispirate e/o inerenti a questa cultura. Solitamente il "judging committee" riceve circa 1500 poesie, e sia Emily che Vivian nel passato vi hanno partecipato, ma non e' mai successo niente. Quindi quando anche quest'anno Emily, costretta dall'insegnante di inglese, ha inviato la sua poesia, non ci abbiamo piu' pensato. A me era piaciuta tanto, una poesia diversa dalle solite melense tipo "the cowboy rides into the sunset" etc., come sempre velata dalla nota di sarcasmo che contraddistingue i suoi scritti... ma la mia obbiettivita' puo' essere messa in dubbio, essendo la madre. 


Cosi' quando il 5 dicembre ho ricevuto un email che mi diceva che Em aveva vinto il primo premio nella categoria "scuole medie", immaginate la sorpresa... poi e' arrivata la notizia che la sua poesia, assieme con quelle degli altri vincitori, sarebbe stata pubblicata su un libro chiamato "Saddlebags" (le "saddlebags" sono le "borse" attaccate alla sella dei cowboy, contenenti cio' che e' necessario ad un cowbow durante le cavalcate con le mandrie nelle praterie... pensate ai film con Clint Eastwood...) e la conferma che, come vincitrice, avrebbe dovuto recitare la sua poesia in diversi eventi durante il "Gathering", incluso uno degli spettacoli principali, sul palco del teatro! Dovete capire che nessuno dei miei figli piu' grandi ha mai mostrato molto interesse ad esibirsi in pubblico, come si vedono tanti bambini, cosi' ho tremato all'idea di Emily, che cerca sempre di non farsi notare troppo, di fronte a un pubblico...


Per fortuna, avendo messo insieme questo evento per vent'anni, il comitato organizzatore  ha fatto il possibile per mettere i ragazzi a loro agio e per dar loro tanta esperienza di fronte al pubblico, iniziando con ...


"THE COWPIE PARTY" il 21 gennaio, in un ranch a sud di Sierra Vista. Per voi "city slickers" che non conoscete il lingo del far west, "cowpie" si riferisce alla "torta" fatta dalle mucche, che generalmente viene fatta seccare ed usata spesso per alimentare i falo' nelle praterie. E' stata una bella festicciola dove tutti i ragazzi che hanno vinto qualche premio (circa 15) hanno avuto l'opportunita' di recitare la loro poesia di fronte ad una cinquantina di estranei, tra cui il sindaco di Sierra Vista... Pur essendo molto nervosa (ci ha detto "I think I'm gonna pee in my pants..."), Emily e' stata bravissima, il pubblico e' scoppiato a ridere alla battuta finale e diverse persone, inluso il sindaco, sono venute a complimentarsi. 


Alcune immagini dal "cowpie party":


Non c'e' bisogno di commenti...

A volte, davvero....

Dopo la performance, una gara di tiro della "cowpie" (essiccata!) nel "canestro" o, in questo caso, nella gomma del trattore. Vorrei fare notare "gli spazi"...

Poi viene inseganato ai ragazzi a tirare il lasso, ovviamente non Emily, da vera vegan!

San Jose Peak, montagna in Messico... siamo cosi' vicini al confine!!!
E qui Emily nella sua prima performance in pubblico.... come era nervosa!!!

video

21 Gennaio 2012 - Osten's Ranch, Hereford AZ


THE GATHERING, 3 febbraio: dopo un paio di prove il pomeriggio precedente, la prima serata si e' aperta con un paio di artisti, un "singer" (dire cantante mi fa venire in mente Sanremo e non mi suona giusto) con la chitarra, dal Colorado, e una poetessa di 82 anni, con poesie divertentissime, tutte ispirate dai 65 anni insieme al marito, cowboy e lei cowgirl, nelle praterie del South Dakota. Poi e' arrivato il turno di Emily e la sua poesia. Tutto e' andato benissimo, il pubblico ha riso ed applaudito, e ci siamo poi fermati per un paio di altre esibizioni (poi sia Emily che Vivian hanno voluto tornare a casa...), anzi siamo rimasti di stucco davanti alla bravura dei gruppi che si sono esibiti, la perfezione delle armonie, cantando spesso "a cappella". La musica western non e "country music", e una delle differenze e' la fonte di ispirazione dei testi, che in quella western e' legata alla vita da cowboy come dicevo prima, poi la musica western e' strettamente acustica, senza batteria e strumenti elettrici. Ovviamente la musica country e' nata dalla musica western, e tra le due, a fare da legame, esiste la musica "bluegrass".. ma divago!

I poeti e i musicisti sono stati davvero bravi, e gli studenti che si sono esibiti (9 in 3 serate) sono stati altrettanto bravi. E per il loro sforzo, hanno ricevuto $50!! 

Ecco la poesia di Emily:


Rattler Joe


There once was a rattler so tough
They called him Rattlesnake Joe
He was bitey, feisty and famous
He could take down any foe.

The thing 'bout Joe, he was bad
Rotten to the core
He drove the whole town
But yet he still begged for more.

Now one man was tired
Of a rattler ruling the town
So one day he just said
"I'll make that rattler frown!"

So the snake and that there man
Decided to have a little fight
And all the people still in that town
Screamed and ran with fright.

The snake hissed with delight
As he stared that cowboy down
He said, "you think you're tough, kid?"
"Boy, don't be a clown."

The cowboy tilted his head
he knew the snake's weak spot
The cowboy pulled his revolver out
And BAM! It only took one shot.

That cowboy was now a hero
Everybody had to scream and cheer
Everyone was real busy partying
Because they didn't have any fear.

Now you think that cowboy would've been good
And buried the snake with its roots
Well then, cowpoke, you'd be quite wrong
That snake is now a pair of boots.



Emily sul palco venerdi' sera, introdotta da Steve Conroy, il co-chair dell'evento




(i 2 video sono soprattutto rivolti ai nonni....)

giovedì 2 febbraio 2012

La clausola invisibile

Odio quando non sto bene, quando mi prendo un virus o un batterio, nemico microscopico che mi riduce ad uno straccetto per un paio di giorni. L'unica cosa che vorrei fare e' strisciare a letto e dormire... quando non corro in bagno! Ovviamente, per una madre questo e' un sogno impossibile tanto quanto una vacanza su un atollo del Pacifico in compagnia di Brad Pitt.

Deve esserci una clausola, probabilmente invisibile, in mezzo a tutte le carte che una deve firmare in ospedale, il giorno in cui si diventa madri, che dice "Benvenuta nel club delle mamme. Ora ti sara' impossibile ammalarti per i prossimi 10 anni di vita di ogni figlio che avrai"... Perche' io giuro che non l'ho vista ne' firmata!!

mercoledì 1 febbraio 2012

Red

... e oggi mi sento cosi', con questa canzone in testa!! (Grazie alla classe di Group Step e grazie, Daniel Merriweather!!)