giovedì 27 febbraio 2014

Quando il razzismo ti aspetta dietro la porta accanto

Vivo in uno stato dove la religione ha preso in ostaggio la politica, il buon senso e la civiltà da sempre, uno stato che si oppone ad ogni passo, anche minuscolo, verso uguaglianza e parità sociale e umana.

Chiaro esempio e' stata ad esempio la resistenza data alla legge che proclamava il terzo lunedì di gennaio festa nazionale dedicata a Martin Luther King, legge firmata da Reagan nel 1983: in Arizona ci sono voluti 8 anni di tira e molla (referendum, rescissioni, boicottaggi, un casino!) prima che venisse messa sul calendario ed osservata! Oppure rivanghiamo la famigerata legge SB 1070 che autorizza la polizia a richiedere, a chiunque fermi per un qualsiasi controllo non correlato e basandosi solo sull'aspetto della persona, di mostrare i documenti di immigrazione (carta verde, permesso di lavoro o certificato di naturalizzazione), in pratica rendendo legale il racial profiling. La legge e' stata "sfidata" da gruppi che lottano contro la discriminazione, ed alcune parti sono state trovate anti-costituzionali dalla corte suprema, eppure esiste ancora perché supportata da molti.  
Non entro nemmeno nel merito dell'ultimissimo tentativo di legalizzare la discriminazione contro i gay, con la scusa di "proteggere" i diritti religiosi di chi ha un business, perché  fortunatamente questa proposta di legge e' stata bocciata ieri dalla nostra governatrice.

Siamo uno stato razzista e omofobo, la cui bellezza naturale e' inversamente proporzionale all'apertura mentale della maggior parte dei suoi abitanti, dove il fascino di una natura ancora selvaggia e della inconcepibile liberta' di questi spazi infiniti e di paesaggi mai visti, si mischia con una mentalità razzista e bigotta che a noi gli altri stati notoriamente ass-backwards (per intenderci, quelli situati a sud della Mason-Dixon Linela linea topografica che segna il confine tra il nord-est e il sud degli Stati Uniti) come l'Alabama o il West Virginia ci fanno una pippa. Il tutto ovviamente condito da una dose pesante di fanatismo religioso che rende il clima spesso difficile da sopportare per le persone più aperte come penso di essere io.

Nella vita di tutti i giorni vi assicuro pero' che il razzismo non lo si vede e non lo si sente, la gente lavora, socializza, va a scuola, insomma vive senza discriminazioni apparenti. Ovviamente questa e' la mia constatazione di donna "bianca" che forse vive in una situazione di beata ignoranza: nel mio mondo, o meglio tra le persone che in qualche modo fanno parte del mio mondo, pur avendo opinioni politiche estremamente diverse, non ho mai pensato esistessero dei razzisti sfegatati e aperti come spesso si incontrano nell'anonimita del web. E' come se il fatto che fanno parte del mio "cerchio di amicizie" sia garanzia della loro rettitudine e moralità. Una sorta di don't ask, don't tell, ma per razzisti: non voglio sapere se sei razzista quindi non te lo chiedo. Se lo sei, non farmelo sapere, tieni le tue opinioni chiuse nell'armadio così continuo a vivere nella mia "beatitudine".

In altre parole, pur vivendo da più di vent'anni in questo paese, e da quasi 7 in quest'area estremamente destro-tendente, non avevo mai testimoniato direttamente le farneticazioni isteriche apertamente razziste di cui leggevo e sentivo parlare. 

Fino a qualche settimana fa.

Ho impiegato un po' di tempo a razionalizzare quello che mi e' successo, la sequenza degli eventi, le cose dette e quelle sottintese, perché volevo cercare di evitare di perdere un'amica (un'altra, devo avere un record personale!)
Poi sono arrivata alla conclusione che certe situazioni, ci vuole qualche settimana per digerirle, ma le persone che le causano, sono per me indigeribili.  

Premetto che uno degli svantaggi di avere un figlio ad una "certa" eta', soprattutto se non e' il primo, e' il fatto che trovare bambini coetanei di tuo figlio che abbiano una madre tua coetanea e' difficile, quasi impossibile, specialmente se si vive in zone rurali come questa. 
Giuro che non sono una snob pero' faccio fatica a legare con donne (bambine!) di 22/23 anni con cui l'unico tratto in comune e' che siamo madri di dei 4enni… perché non e' sufficiente, deve esserci qualcos'altro e, solitamente, non c'e' nient'altro (e sono sicura che molte 25enni hanno lo stesso problema con me. Mi sembra ragionevole e capisco benissimo.) 
Così quando 2 anni fa al parco, mi sono imbattuta con una mamma che aveva pochi anni meno di me, con una figlia dell'eta' di Violet, mi e' sembrato quasi di aver vinto la lotteria! Laura ed io siamo diventate amiche, ci siamo scambiate i numeri di telefono, e mentre le nostre bambine giocavano, abbiamo scoperto di piacerci, lei apparentemente pacata e dolce, e io… non proprio! 
Ci siamo frequentate nei vari parchi in città, ci siamo aiutate e scambiate favori, ospitando una la figlia dell'altra, sono venute (madre e figlie) a mangiare da noi diverse volte, le ho guardato il cane quando sono andati in vacanza. Pensate che lo scorso giugno si sono trasferiti in una casa in affitto nella mia via, a 4 case di distanza dalla mia! 
Insomma nonostante alcuni indizi di stranezza nel loro rapporto, mi trovavo bene con lei, e immagino lei si trovasse bene con me. Unico problemino era il fatto che la sua bambina e' sempre stata piuttosto prepotente con Violet, tant'e' che persino la madre mi chiedeva di farle sapere se la figlia la tiranneggiava quando era qui a casa nostra. Lei e' la bambina che dice che ha fame, e apre il frigorifero di casa mia cercando cibo da mangiare, cosa che mi da' fastidio. 

Nel corso dello sviluppo di questa amicizia, sono venuta a conoscere il marito, un uomo anche lui intorno ai 40 anni, e devo essere sincera, mi avevano anche fatto un po' pena, perché lui, dopo diversi anni come autista per la MTA, la Metropolitan Transit Authority di New York (la ditta che gestisce il trasporto pubblico a New York, metropolitana, autobus, treni per Long Island, etc.), aveva perso lavoro e casa e si era trovato a trasferirsi in Arizona per iniziare la Border Patrol Academy, l'accademia per la polizia di frontiera. Rob(erto), pur essendo nato in America, e' cresciuto coi nonni in Cile ed e' poi "rientrato" qui da adulto,  conservando ovviamente tutte le caratteristiche stereotipiche del macho sudamericano… tra cui la "dominazione" della moglie, che avevo testimoniato in tanti piccoli eventi, in cui mi dicevo "se ero io, col cacchio che avrei fatto questo!": immaginatevi lei che interrompe un playdate particolarmente di successo con la figlia e Violet perché deve correre a preparargli il pranzo da portare al lavoro! Fosse stato Jim, probabilmente non mi avrebbe nemmeno chiamato…
E non sono stata l'unica ad accorgersene, anche Jim e altre mie amiche che li hanno conosciuti, persino Titti quando e' venuta qui a trovarmi a novembre, avevano subodorato una relazione"all'antica", dove la donna e' in qualche modo sottomessa al marito. 
Ma non erano ovviamente fatti miei, e come ho scritto sopra, apprezzavo la sua amicizia anche se da alcuni commenti sia di lei che di lui,  avevo capito che fossero, o almeno lo fosse lui, repubblicani (un agente della polizia di frontiera, davvero??!!??), e dal canto mio ero sicura che loro sapessero, non fosse altro perché ho una foto di Obama e un adesivo che dice "Women for Obama" sul frigo, che io invece sono una fiera democrat. Ad essere sincera, pensavo che anche lei lo fosse, almeno moderatamente, perché spesso facevamo discorsi in cui echeggiavano sentimenti di compassione per chi ha meno (considerando che anche loro NON navigano nell'oro, mi sembrava normale), per chi si trova in difficoltà. Abbiamo comunque sempre cercato di stare lontani da argomenti politici, finche'...

Il 2 gennaio vado da lei per chiederle se avrebbe potuto guardarmi Violet qualche giorno dopo, quando sarei dovuta andare in Messico per il dentista, e i miei altri 3 sarebbero stati a scuola.
Doveva essere il suo giorno di riposo, perché c'e' anche il marito. Mi invitano a bere una tazza di te' e accetto, ovviamente. Siamo amici, giusto?

Appena seduta, arriva lui e come sempre inizia a parlare, monopolizzando la conversazione. Solitamente ci racconta di cose che gli succedono al lavoro, tipo "abbiamo trovato 10 milioni di dollari in marijuana in un furgone nel deserto" e altre amenità simili, ma quel giorno no. L'argomento lo sceglie lui. E per non so quale motivo, decide di parlare delle armi. 

Lui "Obama vuole toglierci il diritto di avere armi per difenderci e difendere le nostre famiglie."

Io "No guarda, nessuno vuole toglierti il diritto di possedere un'arma per difenderti… ma una, magari due. Che te ne fai di 10? Che te ne fai di AR15, se non sei un soldato in guerra?"

Lui "Poi non capisco perché devono esserci tutti questi controlli prima di comprare un'arma. I delinquenti mica devono sottoporsi a questi controlli. Le persone per bene si invece. Quante volte una persona ha potuto fermare una rapina, o una violenza perché aveva un'arma"

Ecco, qui avrei dovuto capire. Raccogliere questo suo segnale che si stava per scendere nel girone dei pazzi, salutare ed andarmene. 
E invece ho scelto di rispondere:

Io "Cosa suggerisci, allora, di eliminare i controlli per tutti?"

Lui "Ma ci hai fatto caso che i quartieri nelle città americane dove il tasso di violenza e' più elevato sono quartieri di afro-americani? E nel mondo, i paesi dove la gente si ammazza tra di loro, sono tutti africani".

Io, dopo essermi accorta di avere la bocca aperta, dico "Ma no, cosa dici… "

Lui "Non vedi che tutti gli afro-americani e gli africani sono violenti e pericolosi? Come lo spieghi? Come li spieghi tutti gli omicidi e la droga… E il fatto che si ammazzino l'uno con l'altro… Altri gruppi hanno sofferto la schiavitù, ma si sono stretti insieme e l'hanno superata, hanno lavorato duro, non come gli africani e gli afro-americani…C'e' qualcosa che manca nel loro cervello..."

Ai miei tentativi di dargli una velocissima spolveratina storica, menzionando la segregazione razziale americana, le crociate e il colonialismo, oppure di fargli notare come in Italia ci si ammazza l'uno con l'altro da 150 anni per la mafia, come lo spiega LUI questo fatto? (lui, che ama gli italiani in particolare Raffaella Carra' e Riccardo Cocciante, ha risposto che e' un paragone sbagliato perché noi abbiamo avuto Leonardo Da Vinci), Rob proclama che l'unica ragione per cui gli afro-americani vivono ancor nei ghetti, sono poveri, violenti, criminali e drogati e' perché sono difettati. Perché gli manca qualcosa nel cervello, che non e' risolvibile. 

E questo e' stato il secondo enorme segnale. Dovevo alzarmi, salutare ed andarmene. Ma ero paralizzata dall'orrore di quello che stavo ascoltando. E mi sono sentita la paladina virtuale dai miei amici afro-americani (o sposati con afro-americani) che non potevano difendersi… magari potevo cercare di aiutare questo ignorante a capire. 

E così ho scelto di rimanere.

Per due ore. 

In queste due ore, questo tripudio di ignoranza ha toccato di tutto, dall'eugenetica e l'idea che ci sono razze che hanno difetti genetici e che non possono vivere con le razze che invece questi difetti non ce li hanno;  a Hitler e il fatto che pur avendo sbagliato, aveva qualche buona idea; poi ovviamente non poteva mancare la sbrodolata sul fatto che l'unica religione giusta sia il cristianesimo, perché i mussulmani sono tutti violenti anche loro, e non ci sarebbero guerre se il mondo fosse unito nel nome di Gesu'; per poi parlare del suo paese, il Cile, che viene invaso da quei bastardi pigri dei colombiani e peruviani, che entrano in Cile per ricevere il welfare, istruzione, case, servizio sanitari gratis, e che durante il "governo" di Pinochet, allora si' che si prosperava, ma da quando c sono i socialisti al governo, tutto va male; ha persino osato dire, dopo aver vomitato 2 ore di idee razziste, che il razzismo in America e' finito, perché e' stato eletto Obama. Ed altre perle di asineria assoluta che nemmeno mi ricordo.

Durante queste due ore, la mia amica non ha detto una parola, nemmeno una sillaba. E' rimasta seduta zitta. 
Non so bene quando (sono un po' cozza), ma ad un certo punto ho finalmente capito che era impossibile ragionare con lui, e sinceramente mi stava anche venendo il mal di testa, così mi sono finalmente alzata, ho salutato e mi sono congedata, e mentre lui mi seguiva alla porta, mi ha salutato assicurandomi che siamo ancora amici, che stavamo solo parlando. Si', si', gli ho risposto, e mentre entravo in macchina tra me e me mi sono detta "Col cazzo. Questo e' pazzo. Non voglio più aver niente a che fare con lui."

Sono passati quasi 2 mesi. Ed ogni giorno che e' passato io mi sono personalmente tormentata, ho cercato di trovare una soluzione che non fosse quella di chiudere la porta completamente, non solo per me, ma anche e soprattutto per Violet. Ne ho parlato con Jim, che ovviamente mi e' venuto contro dicendomi anzitutto "never argue with stupid", mai discutere con uno stupido, e facendomi notare che da uno che decide di fare il poliziotto di frontiera a 40 anni, probabilmente con pochissima istruzione, cosa mi aspettavo?. Secondo lui avrei dovuto evitare di antagonizzarlo, e invece dire frasi come "Oh, I didn't know. Do you have any proof of that?", cioè chiedergli la prova di quello che diceva… Ha ragione, ma in quel momento mi sono sentita offesa personalmente, mi sono sentita presa in un'imboscata e provocata personalmente, per i miei amici afro-americani, e le minoranze etniche in generale, per tutte le persone che vengono discriminate quotidianamente perché sono diverse in qualsiasi modo (razza, colore, religione, orientamento sessuale) da chi si crede l'unto del signore.

Ne ho parlato con delle amiche perché non mi sembrava fosse possibile che qualcuno la pensasse così,  e in particolare volevo sapere l'opinione di Marlis, che e' tedesca ed e' sposata con un afro-americano da 40 anni, quindi ha vissuto situazioni simili, e ben peggiori di questa… Mi ha confermato che con persone così, cercare di ragionare e' una perdita di tempo, e ha suggerito di riallacciare i contatti con la mia amica e farlo almeno per Violet… e anche secondo lei, Laura e' sottomessa e non osa esprimere la sua opinione. 

Ho continuato a pensarci, finche' sono arrivata alla conclusione che una cosa e' sicura al 100%: non voglio avere niente a che fare con lui, niente. Se rimanere in contatto con la sua famiglia, anche solo per Violet, significa frequentare la loro casa e dovermi incontrare con lui, non voglio. Non voglio. Questo omuncolo mi fa' schifo. Poi e' anche vero che se io non ho contattato lei in tutte queste settimane, lei non ha contattato me. Non sono sicura che sia una sua scelta, ma se lo e', allora e' anche lei ignorante come il marito. Aggiungiamo che ora ho la conferma che lui ha diverse armi in casa e che, come ho detto prima, la figlia e' molto bossy con Violet… il risultato e' che la sua amicizia non vale la pena. E' stato bello finche' e' durato, ma non voglio compromettere la mia integrità morale e quello in cui credo per qualcosa di cui posso comunque fare a meno. 

Questa esperienza mi ha svegliato come una doccia fredda, una bella dose di realtà: non che ne avessi bisogno, dopo tutto le mie esperienze di vita personali mi hanno già insegnato abbondantemente che spesso quello che vedi di una persona e' solo una facciata, una maschera per coprire le brutture della loro vera personalità.

E' vero che il razzismo, odiare e discriminare una persona in base alla sua etnicita', e' una lezione che noi genitori insegnamo ai nostri figli, perché i bambini non odiano niente (ok, magari odiano fare il bagnetto), ma la verità e' che si può "guarire" dal razzismo, se una persona ha un barlume di intelligenza può usarlo per riconoscere che quello che rende un altro essere umano inferiore e' la qualità delle sue azioni e dei suoi pensieri e non la quantità di melanina presente nella sua epidermide.

Il razzismo e' un cancro che riduce l'essere umano ad una merda, un cancro che tuttavia si puo' scegliere di continuare ad alimentare, o fermarne la crescita. 

E la mia vita e' piena e complicata abbastanza senza aggiungerci il dover ascoltare ai rantoli folli di un razzista.




mercoledì 19 febbraio 2014

Un capo con le palle… ma anche cuore e cervello!

Adoro il mio capo. 

E' quasi un anno che lavoro alla Sierra Vista Food Co-op, e ogni giorno ringrazio la sorte, e me stessa, perché ho avuto questa fortuna: la paga non e' niente di eccezionale, anzi, ma come vi avevo già detto, le condizioni lavorative sono eccezionalmente "clementi", direi quasi straordinarie, posso fare le ore che voglio/posso, lavorando spesso da casa, intorno agli orari ed eventi dei figli,… e tutto questo grazie ad un capo straordinario,  che ha preso in mano un negozio che non esisteva se non nella testa di un gruppo di "visionari" e lo ha reso realtà, spingendolo ad una crescita imprevista, da record (impresa eroica di per se, considerato non solo dove viviamo ma anche il fatto che quando e' stato assunto come general manager, aveva solo 30 anni), creando per tutti un clima lavorativo positivo e dandomi personalmente la libertà di gestirmi scadenze e budget, chiudendo un occhio di fronte alle mie (tante) lacune professionali dovute principalmente al fatto che non lavoro (fuori casa) da quando mi sono trasferita negli US, dandomi supporto e cheering-up  quando ne avevo bisogno…. 

Chris (anche lui, come mio figlio, quindi immaginatevi i casini ogni tanto…) mi assomiglia tanto dal punto di vista incasinamento organizzativo, in quanto lavora, sia per necessita' ma anche per natura, sempre facendo multitasking, ed avendo 33 anni, lo sento un po' come se fosse il fratello minore che non ho mai avuto. 
E' sempre disponibile a venire incontro alle necessita di tutti i miei colleghi (molti sono studenti part-time della high school o del College locale), ha molta comprensione verso le difficoltà e cerca sempre di aiutarci,  ed e' aperto ai cambiamenti, pur avendo il pugno di ferro quando serve (infatti dopo aver licenziato una ragazza perché dei clienti si erano lamentati numerose volte che aveva i pantaloni a vita bassa e le si vedeva il butt-crack, la fessura inter-chiappale, dopo qualche mese l'ha ri-assunta…), non ha "paura" di elogiare un lavoro ben fatto, lasciando ad esempio note sulla lavagna, ne' di chiedere l'input di tutti gli impiegati riguardo procedure da migliorare, etc.

lo considero un amico, prima che capo, e per il momento questo non ha creato problemi. Mi prende in giro e lo prendo in giro, ogni tanto mi sfogo con lui, e lui controvoglia mi ascolta… E' venuto diverse volte a mangiare qui da noi, e ci prende in giro per il nostro veganismo salutista radicale!

E' vegan anche lui tra l'altro, e questo e' stato sicuramente un enorme vantaggio, non solo perché e' sensibile alle richieste nostre e degli altri vegan della zona ma anche perché in situazioni di gruppo, come il un potluck per il party che organizza a casa sua per Natale, tutti portano per rispetto un piatto da condividere vegan!

Ora, devo aggiungere per onesta', che e' anche un bel ragazzo. Non il mio tipo, ma innegabilmente un bel tipo, alto, occhi azzurri, bel sorriso, va in palestra senza essere un palestrato gonfio. 
Non e' single, ma e' come se lo fosse, visto che la sua ragazza vive a 5000 km di distanza (adoro anche lei, in caso ve lo stiate chiedendo), e le ragazze ma anche le donne di una certa eta', gli svolazzano in giro come api al miele, e spesso mi chiedo se fossimo in Italia, a quante situazioni di classico harassment avrei dovuto testimoniare, quanti momenti di flirt "innocui" ma patetici sarebbero successi, come quelli che ho vissuto o di cui sono stata testimone in tutte le situazioni lavorative in Italia, e invece lui e' sempre corretto, mai inopportuno, mai molesto, anche quando potrebbe farlo impunemente.

Adoro il mio capo ancora di più da questo venerdi' 14 febbraio, quando arrivata in "ufficio" mi consegna un foglio, uno staff memo, un promemoria per tutti gli impiegati.
E le mie colleghe mi dicono, "we want to see your face while you read it", vogliamo vedere la tua faccia mentre lo leggi….

Dopo una serie di informazioni inerenti prezzi e cambiamenti di linee di condotta quando i clienti vogliono portare indietro dei prodotti (cose cui non sono interessata in quanto fortunatamente, non mi occupo della cassa) leggo:

"….Lastly, we're gonna start a new tradition (if we can afford it) at the Co-op. I think love is pretty cool. Good reason to get out of bed…not jumping off tall buildings. So nothing does a worse job of celebrating love than Valentine's Day. Puts stupid pressure on couples to spend money to keep up with the Joneses and god forbid you don't have a significant other at the time. Rubs it in your face what worthless human you are. F that shit. Hallmark holiday.

So here we're gonna do something more important…. love yourselves!!! Every Valentine's Day the Co-op is gonna try to do something that helps our amazing staff do that. This year I thought we would treat everyone to Massages or Acupuncture. So I've worked out deals with a couple of local practitioners. I got a due and a lady masseuse (whatever you're more comfortable with) and a lady acupuncturist. You have to pick one or the other. Needles or a stranger rubbing you… your call. The massage will be 1 hour long and the acupuncture is like 2 hours.

… Call them and make an appointment….. If these kinds of things aren't for you and you have a better idea of how you can treat yourself let me know. Some yoga class you want to go to… a manicure… a giant bottle of whiskey… whatever. …."

"Come ultima cosa, iniziamo una nuova tradizione alla Co-op (se possiamo permettercelo). Ritengo che l'amore sia una cosa tosta. Una buona ragione per alzarsi dal letto… non per buttarsi giù da un edificio. Quindi non c'e' niente di peggio che la festa di San Valentino per celebrare l'amore. Mette stupidamente sotto pressione le coppie a spendere soldi per tenersi all'altezza dei vicini e non sia mai che tu non sia insieme a nessuno in quel momento. Mette in risalto che essere umano inutile sei. Fanculo a questa festa. Una festa da biglietto d'auguri.

Allora qui vogliamo fare qualcosa di più importante… amate voi stessi! Ogni San Valentino la Co-op cercherà di fare qualcosa che aiuti il nostro incredibile staff a farlo. Quest'anno ho pensato di offrire a tutti massaggi e agopuntura. Mi sono così accordato con una coppia di professionisti locali. Ho trovato un uomo e una donna massaggiatori (a seconda di quello con cui ti trovi più a tuo agio) e una donna agopunturista. Devi scegliere uno o l'altro. Aghi o un estraneo che ti strofina… scegli tu. Il massaggio e' di un'ora, la seduta di agopuntura e' di circa 2 ore.

Chiamali e prendi un appuntamento. Se questo tipo di cose non ti piacciono ed hai un'idea migliore di quello che ti possa piacere, fammi sapere. Magari vuoi andare a delle lezioni di yoga… o un manicure… o una bottiglia gigantesca di whiskey… quello che preferisci…."

Come non amare un capo così? 
E per quanto un massaggio o una seduta di agopuntura mi attraevano assai, ho finito per andare a farmi pedicure e manicure.  Grazie Chris e grazie Co-op!

Ora ve lo presento visivamente, e per favore non ditegli che ho pubblicato questa sua foto, la odia anche se sarà nel nuovo sito (quello cui stiamo lavorando da mesi…). 




Chris, il capo 


lunedì 10 febbraio 2014

Figlia di un dio minore

UPDATE: dopo aver chiamato tutti i gironi dell'inferno i reparti del Policlinico, e dopo aver parlato con mia madre, che cerca di essere forte ma sta già crollando, e dopo aver richiesto via email di ricevere aggiornamenti su mio padre alla sorella brianzola, ho scoperto che si trova in geriatria, che molto probabilmente non era un ictus, ma era una conseguenza di una polmonite e della febbre alta, che e' stabile e sotto antibiotici. Nessuna di queste informazioni mi e' stata dispensata senza mia previa richiesta, sottolineo. 
Ho anche ricevuto un suo messaggio dal cellulare (che pensavo non potesse usare in ospedale).
Quindi sta meglio, e se riesco domani verso le 11 (le 2 di notte per me) cercherò' di chiamarlo. 
Ma se non avessi passato 2 ore o più al telefono a rompere, sarei rimasta in limbo. 

Ci risiamo: succede qualcosa a mio padre, e nessuno si prende la briga di dirmi niente dall'Italia. La notizia mi arriva di seconda mano dalle Hawaii. Dalle Hawaii, perdinci, peggio delle poste italiane, dove per mandare una lettera da Milano a Bergamo, la fanno prima passare dalla Sicilia… Mio padre pare che abbia avuto un ictus stamane, e dall'Italia nemmeno un email, non un sms, niente. Posso capire mia madre, la preoccupazione (pero' dai, quando si e' in ospedale ad aspettare per ore, tempo per farmi una telefonata, o mandarmi un messaggio c'e', e fanculo la spesa, stai al telefono 1 minuto e pagherai un euro… mi pare una spesa sopportabile, no?) ma mia sorella che vive in Brianza ancora una volta si e' comportata con la classe e cortesia che sono il suo marchio inconfondibile. Si' perché vedete, mia sorella alle Hawaii, invece, e' stata debitamente informata di quello che stava succedendo nel giro di 5 minuti dall'accaduto, lei poi molto generosamente mi ha chiamato (ero fuori in giardino e solitamente durante il weekend il cellulare lo "perdo" per casa, tanto non mi chiama nessuno) perché pensava, parole sue, "che avrei voluto saperlo".  No, perché un figlio non vuole sapere se un genitore e' in ospedale a rischio di vita, vero? Il cuore mi si espande di gratitudine per la sua umanità (alla Fantozzi, ma senza nessuna risata).

Oltre al mio dispiacere nel venire a sapere che mio padre e' in ospedale, con tutte i vari scenari che mi immagino, paralizzato, incapace di suonare (e suonare e' la sua vita), incapace di comunicare…. mi si riempie l'anima ancora una volta di tanta amarezza perché, porcazzalamiseria, di tutte le sorelle che mi potevano capitare, a me sono toccate Drizella e Anastasia, esempio di decenza e generosità!

Un deja-vu più classico non poteva succedere, perché si e' ripetuta la stessa identica storia successa quando mia madre aveva avuto l'ischemia 4 anni e mezzo fa: anche allora, la notizia mi era arrivata dalle Hawaii… E anche allora mi aveva scocciato infinitamente, ed era stato solo l'inizio. 
A questo punto avrei un paio di domande legittime da fare a mia sorella brianzola: al di la' di quello che pensi di me, siccome la situazione e' grave o potrebbe diventarlo, perché chiami una sorella e non l'altra? Per quale motivo a me le notizie devono arrivare di seconda o terza mano? Non potresti chiudere momentaneamente in un cassetto la tua grettezza e insensibilità naturali, e comportarti invece come una persona con un'anima?

Pensate che quando qualche settimana fa avevo saputo (dai miei, ovviamente) che Marta, la sorella che vive in Italia, aveva il figlio in ospedale, nonostante lo stringimento allo stomaco che mi assale se penso a lei, avevo messo da parte la mia ostilità e le avevo mandato un email di incoraggiamento…  mentre lei, che vive col cellulare come un'estensione della mano, lei che fa' tutto col telefono, non e' riuscita a trovare 30 secondi per mandarmi un messaggio?

Mah. 

Non ditemi che esiste il beneficio del dubbio, perché e' un'assoluta impossibilita' scientifica in questo caso. Mi rimangono in mente le parole di Jim che, dopo che gli ho raccontato la storia, mi ha detto "What did you expect from them?"
E' vero: cosa mi aspettavo da loro? Le persone non cambiano, e se lo fanno e' perché il loro modo di essere e' diventato per loro scomodo e inconveniente…  per il momento sembrerebbe che la stronzaggine che caratterizza entrambe (una e' stronza apertamente, l'altra invece lo fa velando tutto con sorrisi e abbracci e "lol" "yep" e "fabulous" a go-go, coprendo la vilta' delle sue azioni con il suo abbondante charm naturale) funzioni a loro favore, quindi continuerò ad essere "snobbata" messa in una posizione di inferiorità e minoranza… 

Sono io che me la prendo oppure anche a voi 'sta storia puzza? 

Ora aspetto di poter chiedere notizie direttamente a mia madre. Immagino non sia morto, o avrei forse ricevuto un'altra telefonata dal mezzo del Pacifico (mio padre so che riderebbe e si toccherebbe gli zebedei se leggesse questa frase…), quindi spero che tutto si stia sistemando. Non che comunque da qui possa fare niente. 

Sono disgustata, anche perché mi torna in mente il fatto che avrei potuto andare a trovare i miei 2 anni fa con Violet, visto che non si sono mai conosciuti e a questo punto non succederà mai, e la sorella alle Hawaii aveva reso quella possibilità impossibile. Sempre con il suo charm passivo-aggressivo, perché quella e' la sua firma.

Ho poi una domanda finale che rivolgo a me stessa: oh, ma quante volte le devo perdonare? Perché mi sto un po' stufando.

lunedì 3 febbraio 2014

Votate per Violet, Cutest Vegan Kid (in the universe…) GRAZIE!!

Tutti i genitori sono, per natura, convinti che i propri figli, soprattutto prima che raggiungano l'adolescenza, siano l'ottava meraviglia del mondo, e io non mi sottraggo da questo dolce e patetico aspetto di essere mamma/papa': infatti quando Chris era piccolo lo avevamo portato da un agente a Los Angeles, che lo aveva fotografato ed eravamo quasi pronti a lanciarlo nel mondo di Hollywood e della pubblicità, quando la ragazza (di allora) di Steve, l'amico artista di J che vive ad Hollywood, che era un'attrice, ci prego' quasi di non farlo, ricordandoci come tutti o quasi i bambini che crescono sotto la le luci di quell'industria tendono ad essere come minimo leggermente squilibrati, con un'infanzia rovinata. E così abbiamo smesso subito prima di iniziare, e meno male….

Pero', 18 anni dopo, ci sono ricascata, ma questa volta e' per una buona causa: ho iscritto Violet al "Cutest Vegan Kids Contest" di PETA, cioè il concorso per i bambini vegan più carini.
Quindi vi chiedo, no vi prego,  di votare per lei: si può votare solo una volta, e i bambini che avranno il maggior numero di voti verranno messi in finale, poi dei giurati di PETA sceglieranno un maschio e una femmina, basandosi sul modo in cui ogni concorrente esprime il suo entusiasmo per i diritti degli animali, come espresso nel modulo di iscrizione… e diciamocelo pure, Violet e tutti i bambini sotto i 5 anni, non e' in quanto ad eloquenza siano dei ciceroni, difficile fargli esprimere qualcosa di sensato su qualsiasi argomento (o finisce tutto in principesse e unicorni, o scoregge e rutti) quindi non ho molte speranze, pero' intanto voi VOTATE!!
Vi do il permesso di condividere il link sulle vostre bacheche facebook, twitter, instagram e non so nemmeno quale altro social media esista, ma voi potete usarli tutti, anche i segnali di fumo e i piccioni viaggiatori!

Ecco il link, vi ringrazio di tutto cuore, come premio potrete vantarvi di conoscere una dei bambini vegan più carini americani!

http://features.petakids.com/cutest-vegan-kids-contest/Contestant.aspx?cid=10655