giovedì 27 novembre 2014

Grazie

Thanksgiving 2014: questa e' la foto che lo rappresenta.




In risposta al mio commento che sottolineava la solitudine di quest'opera d'arte ("Dov'e' il vostro di indiano, ragazzi?"), i grandi mi hanno detto che solo perché non me lo dicono o scrivono o disegnano, non vuol dire che non sia vero anche per loro. 
Allora grazie.
E' bello vederlo per iscritto, sentirsi amati così pubblicamente e' una bella gratificazione… che alla fine e' proprio il significato di questa festa. O forse il suo opposto, bo'…

Tuttavia, ci pensavo ieri, sono convinta che anche senza figli sarei stata felice. Seriamente. Rabbrividisco sempre un po' di fronte a chi dichiara che la propria ragione di vita sono i figli. No, no no! Ci sono, li adoro, ma prima di tutto ci sono io, che magari sto sullo sfondo, perché coi figli le priorità sono diverse. Pero' ci sono e la mia esistenza e' la mia ragione di vita. I figli sono il condimento che rende un buon piatto, anche uno mediocre, delizioso, ma un condimento da solo non e' appetitoso per niente. 

Solo una mia riflessione di fronte a chi mette al mondo figli per ricevere le gratificazioni, le soddisfazioni, le felicita' che gli mancano nella vita. 
Ne conosco diversi, e mi verrebbe voglia di prenderli a sberle… che errore. E che orrore.

Cosa volevo dire? Mi sono persa… 
Ok, quale migliore occasione del Thanksgiving, il Ringraziamento, per dirvi grazie? Grazie, amici del blog, perché ci siete, e quando mi sento sola, so che in realtà non lo sono. So che posso allungare la mano e virtualmente toccare le vostre. Un bel high five ci starebbe proprio bene, vero?

Grazie.


lunedì 24 novembre 2014

Have my fucking back, friend!

Ho lasciato il mio lavoro a meta' settembre.
E' andata così: da quando e' iniziata la scuola ad agosto, invece di avere più voglia e tempo di lavorare (visto che con Violet in Kindergarten sono sola quasi ogni mattina, immersa nel silenzio e nella pace), come pensavo avvenisse, e' successo l'esatto contrario. Infatti ho iniziato a scalpitare e a pensare di licenziarmi, di stare a casa per non fare una mazza, dedicarmi a leggere, scrivere e in generale svolgere attività che mi interessano e che avevo messo da parte negli ultimi 5/6 anni. Ma quando ne avevo parlato con J e con diversi amici, e tutti mi avevano consigliato di aspettare, perché Chris, il general manager, stava per andarsene comunque, e ci sarebbe stata un nuovo GM, "aspetta e vedi cosa succede" mi han detto tutti, e così ho fatto, continuando ad lavoricchiare ma con poco entusiasmo, anche perché lui, the boss, mi aveva promesso un aumento mesi prima, cosa che non era mai arrivata.  Vabbe'. Verso la fine di agosto, comincia a lavorare con noi, come free-lance, una tipa inglese che era stata il Project Manager della Co-op, quando la Co-op era ancora un sogno su carta… ovviamente e' una con tanta esperienza in marketing e pr, così inizia a "prendersi cura" di un paio di progetti di cui in teoria avrei dovuto occuparmi io, ma su cui, un po' perché ho sempre il limite della famiglia (voglio essere a casa coi miei figli il più possibile, quando loro sono a casa) un po' perché come ho scritto sopra, la voglia mi saltava addosso, non avevo ancora iniziato a lavorare. Tutto ok, ho assorbito questa aggiunta positivamente… finche' una mattina ricevo un suo email, del mio capo, in cui mi scrive che ha deciso di assumere A., la britannicona, e siccome non sapeva bene quale titolo darle, le trasferiva il mio, Marketing Coordinator, tanto, sue parole "what's in a title?" e io avrei potuto essere Event Coordinator. Concludeva l'email così: "You're not pissed, are you?" cioè non sei incazzata, vero?
Immaginatevi la mia reazione. Ovviamente ero incazzata-issima, non per la demotion, una retrocessione che forse mi aspettavo e che, pur non essendo stata espressa apertamente, lo era di fatto, ma per il fatto che il giorno precedente ero stata per 2 ore li', nel suo ufficio, a lavorare, e avevamo avuto tanta interazione insieme, con lui e con lei, e avrebbe potuto parlarmi di persona, discuterne apertamente, come fanno in genere gli adulti, e invece, come un 15enne impaurito aveva deciso di mandarmi un email.
Ho subito creato la mia prima email di risposta, ma prima di mandargliela, l'ho inviata a mio marito, per sentire il suo parere. Mi ha risposto: non mandarla.
Ho aspettato un paio d'ore, così da raffreddare il cervello, e ne ho scritta un'altra, in cui gli ho detto che sarebbe stato più maturo parlarmi di persona, ma che capivo la sua scelta (la tipa non e' sposata e non ha figli, oltre ad avere un sacco di esperienza in più), e che ne approfittavo per licenziarmi perché comunque economicamente non ne valeva più la pena (alla fine, dopo le tasse, portavo a casa più o meno $5 all'ora… che e' quanto chiede mia figlia quando fa' da baby sitter!!).
Cosi' ho smesso di lavorare alla Co-op.

Capitemi bene: non mi ha fatto infuriare la sua scelta, ma il modo in cui me l'ha comunicata: sei il mio datore di lavoro, mi puoi rimproverare, puoi promuovermi o farmi retrocedere, questa e' la tua prerogativa, pero' sei anche mio amico, sei stato a cena, con la tua ragazza e senza, a casa nostra, e noi a casa tua,  avresti potuto agire come un amico, cioe' parlarmi di persona, da capo a impiegata, da adulto ad adulta.
E pur sapendo che la tua decisione di usare la posta elettronica mi avrebbe ferito, e avrebbe rovinato la nostra amicizia, lo hai fatto ugualmente.

Sono passati 2 mesi e sono riuscita finalmente ad analizzare a sangue freddo quello che e' successo, e in particolare, la mia reazione che potrebbe essere interpretata come eccessiva (mio marito mi sgrida perché dice che sono sempre alla ricerca del "dramma", ma non sono d'accordo) ed ho capito con una certa esattezza che il perché ho reagito con così tanta violenza mentale e' che mi sono trovata di fronte ad un'azione di cui forse mi aspettavo il contenuto, ma la cui esecuzione piuttosto vigliacca, quella si' e' stata inaspettata, almeno non me lo sarei aspettato da un amico. Ed e' stato quello che mi ha ferito.
Ed e' proprio questa, credo, la stessa motivazione che mi spinge a reagire "di pancia" in situazioni simili: perché per me essere amici implica fiducia, implica abbassare la guardia, il muro protettivo che mi circonda. Se siamo amici, allora io mi apro, mi fido, e tutte le mie vulnerabilità sono li', esposte… saro' forse una sempliciotta, pero' se siamo amici, tenere la guardia alzata non dovrebbe essere necessario, per un solo, unico motivo, e lasciatemelo dire in inglese perché in italiano non rende uguale:
cari amici,

a friend doesn't stab you in the back because a friend always has your back. Always.

Un amico ti copre le spalle sempre, non te le pugnala… un amico ti protegge, ti supporta e non agisce di proposito contro il tuo benessere, sempre… Si' e' vero, sono forse un'idealista in questo reparto, ma avere un legame di amicizia con una persona significa per me poter essere me stessa, poter gettare a terra la corazza di protezione perché con un amico e' inutile, sicura che un amico non approfitterà di questa vulnerabilità per avanzare i propri interessi (si dice così, o sto traducendo letteralmente dall'inglese? Abbiate pietà…)

Ho pensato poi alla persona che ho sempre considerato la mia Amica, con la "a" maiuscola, quella che conoscevo da più tempo: R. ed io eravamo bambine nello stesso palazzo, nella stessa scala, la mia prima barbie me l'aveva regalata lei, una di quelle che non piegano le gambe, perché lei ne aveva di nuove … nonostante le differenze personali, la nostra amicizia e' stranamente sopravvissuta, siamo rimaste vicine per tanti anni, lei e' stata testimone al mio matrimonio, e anche quando la distanza e' diventata difficile da superare, e invece di essere separate da un piano siamo state separate da un oceano, ogni volta che riuscivamo a parlarci/scriverci, a me sembrava che non avessimo mai lasciato il pianerottolo … per me era proprio una di quelle amicizie memorabili, quelle che diventano protagoniste di storie in libri e film. Non ho mai avuto un dubbio, se c'era una persona che ero sicura mi avrebbe coperto le spalle, era lei. E invece per motivi a me ancora sconosciuti, nel momento in cui avrei potuto certamente usare il suo supporto, il suo punto di vista, la sua difesa, lei ha scelto di schierarsi, con un gesto semplice ma chiaro, proprio con la persona che mi aveva appena fatto del male, mia sorella (a.k.a. L'Ingrata).

With friends like these, who needs an enemy?, dicono qui. Con amici cosi', chi ha bisogno di un nemico, no?

Nel corso degli anni ho vissuto altre esperienze simili, eppure ad ogni amicizia che inizia o si rinnova, io do ancora sempre l'anima, o quello che posso, ma soprattutto do il mio supporto.

Come ho scritto sopra capisco che ci sono necessita' diverse e diverse opinioni, mica ho detto che un amico non debba criticare le mie azioni o le mie idee, quando una critica nasce dal desiderio di confrontarsi e di capire, e persino di aiutare… se sbaglio, dimmelo, ma non pugnalarmi alle spalle.
Anni fa al mare ero andata in panico e stavo per annegare e mia sorella mi aveva dato un paio di sberle per farmi "svegliare" e utilizzare l'istinto di sopravvivenza. Azione giusta e giustificata che probabilmente mi ha salvato la vita (those were the days…).
Invece di una sberla per farmi riprendere e iniziare a nuotare, nel caso di R. e' come se mi avesse attaccato 30 chili di zavorra e tenuto la testa sott'acqua.
Sono convinta che per non so bene quale motivo, non le interessasse più continuare la nostra amicizia, e me lo ha dichiarato con la sua scelta di tradirmi e tradire la mia fiducia.

Ogni volta che mi e' successo che una persona di cui mi fidavo mi abbia piantato un coltello tra le scapole, inevitabilmente la prima cosa che ho pensato e' stata "Perché? Non eri mia amica, o mia sorella?" Non perché io sia santa monica, o madre teresa di calcutta, anzi!, ma perché credo ancora profondamente nella "santità" dell'amicizia. No, non sono un'amica perfetta: mi dimentico di chiamare quando devo, non sono sempre presente, lasciamo stare i compleanni… ad esempio, sono mesi che devo rispondere all'email della mia amica di liceo, e ora che ci penso, pure un altro paio di amici aspettano una mia risposta… no, faccio piuttosto pena come amica, o per lo meno, lo faccio a mio parere nelle cose meno importanti, quelle più superficiali. Pero' posso dire con certezza una cosa: faro' sempre del mio meglio per coprire le spalle dei miei amici, sempre. Se sei mio amico, puoi contare su di me. I've got your back, my friend.

Insomma, sono tornata ad essere una desperate housewife, una stay at home mom con mille progetti e 100mila scuse per non portarli a termine,  e ho bisogno di amici veri, in grado di accettare la responsabilità che un'amicizia vera comporta.

Non sono sicura se debba fare un colloquio a tutti quelli cui potrebbero essere interessati ad essere miei amici, oppure forse sarebbe più facile distribuire un modulo da far compilare.

L'importante e' che sia chiara una cosa, a questo punto: if you can't have my back, then don't apply for this position. 
Se non puoi coprirmi le spalle, non fare domanda per la questa posizione.


martedì 4 novembre 2014

Omofobia? No, grazie. (E no, Halloween non e' la festa di satana…)

Oggi e' il giorno delle lezioni, ma io ho votato due settimane fa, visto che in Arizona, e diversi altri stati, e' possibile farlo via posta in anticipo, o persino di persona, come Obama che ha votato nel suo seggio in Illinois il 20 ottobre.
Pragmatici o pigri? Non importa, la mia speranza e' che con queste votazioni cambi qualcosa al congresso, e siccome non abbiamo più CNN, che Dish Network ha litigato con Turner, che e' il provider appunto di CNN per chi ha il satellite, ho difficoltà ad avere notizie live dei risultati elettorali

La lettera contenente la scheda elettorale, il ballot
La scheda compilata


Il mio voto, e quello di mio marito, pronti a partire...

Quando vivevo in Italia, non esisteva niente di simile: il "libro" con descritti tutti i candidati, distretto per distretto,  e la descrizione di tutti i vari referendum, locali o statali. Molto utile!

Anyway, giovedi' scorso sono poi andata a pranzo con L., la mia (ex) amica, moglie del razzista, protagonista di questo post, dopo più di un mese di tira e molla, che hanno dimostrato ulteriormente la relazione tossica di sottomissione che ha con il marito: le dicevo "Facciamo domani? O dopodomani?" E lei sempre, no, non posso fare questa settimana perché devo preparagli il pranzo prima che va al lavoro, la prossima devo aspettare che rientri dal turno di notte per metterlo a letto… insomma, cazzo, tu hai 45 anni, lui ne ha 47, siete sposati da 10 anni, e' possibile che non sia in grado di farsi un panino o riscaldarsi una minestra,  togliersi la divisa, farsi una camomilla e rimboccarsi le coperta da solo? Ovviamente quando l'ho raccontato a mio marito, lui mi ha detto che e' un bel gesto da parte di una moglie, sottintendendo forse che io non li faccio… più (gli ho grugnito un vaffanculo senza problemi), ma io, se ci fosse di mezzo un'amicizia cui evidentemente tengo (e visto che e' stata lei a ricontattarmi, pensavo che lo fosse) e avessi voglia di trovarmi con questa persona, per una volta farei un'eccezione, o no?

Vabbe', scelgo il "ristorante", Chipotle, il cui menu e' provvidenziale per i vegani, e ci troviamo li' fuori alle 12 (io avevo proposto alle 11:30, perché alle 12 arrivano tutti i militari della base ed e' un casino, ma ovviamente mi aveva detto "Devo mettere R. a letto", manco avesse 3 anni…). Le offro il pranzo e di sediamo.

La mia testa era piena di pensieri, anche dei vostri suggerimenti, dei vostri commenti… chi diceva yea e chi diceva nay, vale la pena o no, e' giusto o meno… sinceramente io volevo davvero cercare di rammendare questa relazione, rattoppare questo strappo nel tessuto della nostra amicizia, che diversamente da altre mie relazioni con parenti/amici, terminate perché la fiducia su cui si basa normalmente un rapport era stata rovinata,  era invece stato causato da un disaccordo tra le mie convinzioni e quelle del marito. Certo anche questa e' una motivazione importante, ma volevo dare il beneficio del dubbio ad una persona che francamente non mi aveva fatto del male direttamente, presumevo solo per interposta persona che fosse un'ignorante razzista, ma non ne avevo conferma diretta.

Chi mi conosce sa che sono una che parla, sempre e tanto (con qualche eccezione ovviamente) e di tutto, quindi non ho avuto nessun problema ad iniziare una conversazione neutra su figli, vacanze, Legoland, ottovolanti, scuola, cibo… e durante il pranzo, che e' durato un bel 45 minuti, l'atmosfera tra noi sembrava distesa, quasi normale, così ho suggerito di andare a farci una tazza di te' da Starbucks, che qui da noi si trova all'interno dei 2 supermercati e di Target, anche per continuare a chiacchierare. Ma forse inconsciamente mi aspettavo che qualcosa sarebbe successo.

Questa volta e' lei ad offrirmi il te', ci sediamo un'altra volta… lei mi guarda e dice che le dispiace tanto per quello che e' successo con il marito, mi dice che e' impossibile avere una discussione con lui, che lui non sente ragione… io annuisco perché ha proprio ragione, poi mi dice che lei, ogni volta che lui comincia a parlare di politica, si chiude le orecchie tant'è che, quando le avevo detto nel mio email di come mi ero sentita offesa dalle parole razziste del marito, lei non se le ricorda perché non le aveva sentite. Non aveva sentito niente.
Urca, davvero? Ho pensato subito: o ha un dono incredibile di auto-isolamento di cui mi deve spiegare il segreto, oppure sento odore di bullshit, di stronzate perché se e' vero che capita anche a me, più spesso di quanto vorrei, di dimenticarmi di informazioni che mio marito mi butta addosso, specialmente se me le dice mentre sono presa e sto facendo qualcos'altro, se c'e' una discussione in atto, ed io sono seduta allo stesso tavolo, mi e' assolutamente impossibile non ascoltare quello che viene detto. Opure se proprio non voglio ascoltare, devo alzarmi ed andarmene.
Abbozzo un sorrisetto e le confermo che certo, suo marito e' molto testardo, ma che comunque pur rispettando in generale opinioni politiche diverse, non le rispetto quando diventa una scusa per glorificare razzismo e omofobia.

Vi giuro che non avevo nessuna intenzione di provocare o di ricominciare niente, volevo solo godermi un bicchiere di te' verde freddo alla pesca in pace con un'amica, ma lei mi dice:

"If we allow gays to get married, who can prevent people from marrying their dogs? Or their cats? Just look at the per store, look at the clothes people buy for their pets..." 
(Se consentiamo ai gay di sposarsi, chi puo fermare la gente che vuole sposarsi col suo cane? O gatto? Va a vedere nei negozi per animali, vai a vedere i vestiti che la gente compra per i propri animali domestici….)

Fate un momento di pausa, così da assorbire, come ho dovuto fare io, l'immensità iperbolica della mancanza di buon senso nascosta dietro queste parole. La profonda idiozia di tale "ragionamento"...

Vabbe', io comunque sono scema, avrei dovuto ancora una volta, guardare l'orologio, alzarmi e dire "OMYGOD e' tardi, devo andare a farmi pulire i canali auricolari perché continuo a sentire cose che non vorrei.." ed andarmene.
E invece non l'ho fatto e ho cercato invece di "ragionare" con un'idiota che, ora ne sono convinta, passa la giornata ad ascoltare gli idioti che conducono le trasmissioni e i notiziari di FOX News Channel (canale di notizie che funge da megafono per i Republicans e la destra conservatrice americana, in mano ovviamente alla cariatide internazionalmente conosciuta come Rupert Murdoch)…

Non ho potuto esimermi dal darle una piccola lezione di come usare quel poco di cervello che siamo capaci di utilizzare:
"Ok, anzitutto, la gente che spende montagne di soldi per comprare un tutù da $50 per Fifi' o il tapis-roulant fatto apposta per cani per Fido, lo fa' perché questi animali rappresentano o sostituiscono molto probabilmente dei figli che magari non hanno avuto o che sono cresciuti, certamente non perché li considerano dei trombamici a quattro zampe e debbano ricordarsi del loro anniversario! Comunque se questo e' un tuo timore vero, per rassicurare chi come te pensa che innamorarsi di una persona equivalga all'affetto che uno prova per il proprio pesce rosso, mettiamo nella legge una clausola: matrimonio tra persone dello stesso sesso OK, purché della stessa specie.  Andrebbe meglio così?"

"Well, they can call it a marriage, but it's not a real marriage anyway…" (Lo possono chiamare matrimonio, ma non e' un vero matrimonio comunque…)

"Vabbe' allora, stiamo facendo elucubrazioni semantiche: tu chiamalo quello che vuoi, chiamalo sedia o tavolo o "Homarriage"… in generale si usa la parola matrimonio perché tutti sanno di cosa si tratta, cioè la certificazione dell'intenzione e dell'impegno di voler passare la vita insieme alla persona che ami, chissenefrega del nome alla fine, no? purché questa unione sia ufficializzata e riconosciuta dalla legge, dal governo, purché vengano riconosciuti alle due persone che ne fanno parte gli stessi diritti di due persone di sesso diverso unite in matrimonio, come ad esempio il diritto alla pensione del proprio sposo/a, il diritto di visitarsi in ospedale, e il diritto (e qui sono stata cattiva, ma pure i buoni si rompono i coglioni, e io proprio buona non sono) di avere figli e crescere una famiglia, se così vogliono."

Silenzio.

Il mio te' a quel punto era pure pure finito.

"Ma guarda un po' che ora si e' fatta… ora devo proprio andare a fare un paio di spesucce… Ci sentiamo più avanti? Ti chiamo quando vado a correre al parco…." (Mica ho mentito perche' secondo voi, quand'e' che vado a correre al parco? wink link…)

Cosi' e' finita un'amicizia. Magari ci troveremo anche da qualche parte, ma il mio tempo e' molto limitato e la mia pazienza molto sottile, quando si tratta avere a che fare con ignoranti. E forse sono ignorante anche io perché davvero, certe idee non le tollero.

Ma a parte il discorso che riguarda l'impossibilita' di coltivare e mantenere un'amicizia degna di tal nome con una persona che ha idee sociali che sono diametralmente opposte alle mie, volevo sottolineare l'importanza per tutti di vagliare le fonti delle informazioni che si ricevono, specialmente negli ultimi anni, dove grazie a mezzi di comunicazione sociale come Facebook, Twitter, etc. veniamo bombardati da un numero fantasmagorico di cagate informazioni che vengono disseminate con lo scopo di impaurirci, di farci rimanere, proprio come i Croods, dentro alla nostra caverna, circondati dal falso senso di sicurezza che in realtà non fa' altro che impedirci di aprire la mente e il cuore, come ad esempio essere convinti che consentire anche alle persone gay di sposarsi rovini l'istituzione del matrimonio (come se già non fosse messa in ridicolo dal numero di divorzi), e che apra le porte alla possibilità che si possano sposare cani e gatti… ma SUL SERIO, tra di loro….

Questo fear-mongering, l'atto di suscitare deliberatamente nella gente paure e allarmi su un "problema" particolare, e' una tecnica che viene usata quotidianamente dalle varie religioni… e quale esempio più a proposito di Halloween e del terrore che in Italia vi e' stato trasmesso da personaggi ecclesiastici di poca intelligenza e ragione?
Ho visto che parroci, esorcisti (si' perche se c'e' qualcuno che proprio ispira fiducia e' uno che per lavoro caccia i demoni, eh?), monache e catechisti… tutte questa autorità della fede cattolica hanno deciso di spaventare i fedeli, o almeno quelli che hanno perso la capacita', o magari non l'hanno mai avuta, di usare il proprio cervello e fare domande di fronte a ciò che non capiscono e ragionare autonomamente, e garantirgli una visita di Satana nel caso avessero messo una zucchetta sul pianerottolo o dato una caramella ad un bambino che la chiedeva la notte del 31 ottobre.
Ormai non uso Facebook molto, se non con la pagina di questo blog (e se volete seguire i miei deliri con una frequenza più giornaliera, cliccate su "mi piace" a fianco e vi tedierò quotidianamente), ma il giorno prima di Halloween mi e' capitato di leggere su una bacheca di un amico un post sui pericoli di Halloween, pubblicato da un "famoso esorcista", tale Padre Amorth (che comunque cazzo, con un cognome così, solo l'esorcista poteva fare… o aprire delle pompe funebri…) che rifacendosi a questo post del blog di un altro oscurato Don (leggete questo post a vostro rischio e pericolo, e' qualcosa di paurosamente ignorante), ha causato in migliaia di italiani questo terrore di Halloween, perché…  Satana. Perché… gli scheletri e le bare.  Perché… i cartomanti e i lettori di tarocchi.

Se c'e' qualcuno dei miei lettori fedeli o novelli che fa' parte del gruppo di fondamentalisti religiosi … pazzi… ingenui che si e' fatto convincere che Halloween sia una celebrazione di Satana, allora vi invito qui per il prossimo 31 ottobre, perché davvero, non siete mai stati in America ad Halloween: non c'e' proprio niente di satanicamente celebratorio nel vedere bambini e adulti vestiti da principesse, Ninja Turtles, e altri personaggi (e includo anche diavoletti e angeli, scheletri e mostri) camminare per ore, spesso al freddo, per ricevere caramelle e dolciumi gratis. L'unica cosa diabolica in questa festa e' sapere che a casa loro in questo momento, tutti i dentisti stanno pianificando la prossima in crociera nei Caraibi. Con famiglia.

La famiglia di satanisti all'opera…..

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Questo e' il nostro "cimitero" di Halloween… niente paura, sono amica di satana, ci troviamo a giocare ogni tanto a battaglia navale e Trivial Pursuit….

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