venerdì 18 gennaio 2008

Tuesdays with Morrie

Mio zio sta morendo. Ho parlato con i miei oggi e pare che gli abbiano dato dai 25 giorni ai 2 mesi di vita, grazie al cancro al pancreas. Ne' lui ne' mia zia lo sanno, solo i miei cugini (che tra l'altro non vedo dal mio matrimonio). Ovviamente mi dispiace, ma mi chiedo primaditutto: come cacchi fanno ad essere cosi' precisi nel determinare la durata di una vita? "25 giorni, 3 ore e 12 secondi", mi immagino un professorone pomposo dire ai miei cugini sconvolti, mentre al paziente, alla persona di cui e' stata determinata la condanna, non viene detto niente. A parte che uno anche se malato, non e' scemo: si vede dimagrire a vista d'occhio, tutti i parenti che non sente o vede da anni, all'improvviso ti chiamano e vengono a visitarti settimanalmente... a meno che poi uno scelga di far finta che sia tutto normale, ma insomma... Qui negli US e' diverso, il paziente viene informato, a meno che non venga richiesto diversamente, delle sue condizioni. Il motivo per cui la persona viene invece lasciata nell'ignoranza in Italia e', secondo i miei (e presumo che abbiano ragione) per non creare paure e sconvolgimenti che possano indurre al suicidio...

Non sono d'accordo. Io vorrei sapere quanto tempo mi rimane da vivere, penso che sarebbe interessante: utilizzerei il tempo rimastomi per viaggiare, se possibile, e visitare i posti di cui leggo e che mi immagino, mi metterei DAVVERO in contatto con tutte le persone che ho conosciuto e che hanno lasciato un'impronta nel mio cuore, farei pace con tutte le persone (poche) con cui ho fatto guerra , cercherei di imparare un'altra lingua, riprenderei a suonare la chitarra (papi??), sfiderei i miei limiti scalando una montagna, passerei il tempo libero ad osservare i miei bambini, a parlare, cantare e giocare con loro... tutto quello che pospongo, vorrei farlo, e con una fretta e una passione da lasciarmi senza fiato e senza rimpianti. E chissa'? Forse la gioia di vivere potrebbe "buy me some extra time", potrei "guadagnarmi dei giorni extra...

Ho allora suggerito a mio papa' di leggere un bellissimo libro di Mitch Albom, di cui e' stato fatto un film con Jack Lemmon (quindi e' di qualche annetto fa). Il libro e' ovviamente piu' profondo del film, e si intitola "Tuesdays with Morrie". Morrie sta morendo di ALS (Lou Gehrig's disease, non so in italiano come si dica) e, invece di compiangersi e passare il tempo in depressione aspettando la morte inevitabile, sceglie di condividere la sua esperienza con un suo ex-studente (lui e' un professore universitario)... e la comicita' straziante con cui affronta il progredire della malattia, la perdita della dignita'... Nel parlare della morte come fatto che accomuna tutte le cose viventi, dice" Here's how we are different from these wonderful plants and animals. As long as we can love each other, and remember the feeling of love we had, we can die without ever really going away. All the love you created is still there. All the memories are still there. You live on - in the hearts of everyone you have touched and nurtured while you were here. Death ends life, not a relationship."

7 commenti:

  1. Tocchi un tasto dolente.......per mio padre ci avevano detto a luglio di tanti anni fa che non sarebbe arrivato a natale.........è morto il 23 dicembre.....
    Anche io ho sempre detto che avrei sfruttato gli ultimi giorni della mia vita per fare qualcosa che mi sarebbe piaciuto fare come viaggiare ma purtroppo per esperienza ho visto che nel momento in cui i medici fanno delle supposizioni di lunghezza di vita oramainon si è piu in grado di fare nulla......forse non sapere ti da la forza per andare avanti...per sperare.....anche se come dici tu alla fine ci si arriva da soli.....

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  2. C'è un premio per te sul mio blog.....vieni a vedere

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  3. Suy, mi spiace per tuo papa', la perdita di un genitore e' un avvenimento duro da affrontare, non importa a quale eta' avvenga. Hai ragione poi, e' vero, di solito la "diagnosi" arriva quando la malattia ha ormai scavato solchi profondi nel corpo, come nel caso di Morrie, immobile sulla sedia o sul letto, dipendente da infermieri, moglie e amici per tutte le funzioni "normali" per un essere umano, incapace di pulirsi il didietro (che per lui era il segno della fine prossima), ma il suo punto di vista e' di sentirsi fortunato perche' ha la possibilita' di dire "goodbye" a chi ama, tutti i giorni, fino alla fine. Se non hai letto il libro, te lo consiglio di cuore, mi ha aperto gli occhi su moltissimi argomenti... e poi GRAZIE ancora per il "You make my day Award"...

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  4. buffo, ieri sera leggevo il tuo post, e oggi...beh...
    che dire? a volte la natura ci sembra ci vada contro, invece tutto è nell'odine naturale delle cose.
    Forse anche io vorrei sapere.
    In bocca al lupo a tutti quelli che percorrono gli ultimi momenti con lucidità. Spero che l'affetto di chi gi sta vicino non venga mai a mancare.

    Zion

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  5. Sono Marta, un'amica di Api. Da lì ho dato un occhio al tuo blog.
    Moki, che belle parole che hai scritto. Non ci sono confini geografici che ci possono dividere, e questa cosa l'ho sentita profondamente nelle tue parole. Ho visto, dodicenne, trascinarsi la fine della vita dell'essere che ho più amato al mondo dopo mio padre e mio marito, mio nonno. Non capivo molto di ciò che gli stava accadendo, so solo che non era più lui.Si è spento lentamente dopo due anni di sofferenza. E ho un solo grande rammarico, che non mi abbiano permesso di salutarlo. Io so che lui desiderava vedermi sopra ogni cosa, ma la mia giovanissima età me l'ha impedito.
    Suysan, ti sono vicina, mio padre è mancato improvvisamente due anni fa il 21 dicembre. Non c'è un istante della mia vita che mi faccia supporre cosa avrebbe detto, fatto pensato. Ma è vero ciò che dice Moki nelle sue ultime righe. La morte è solamente la fine della vita, non delle relazioni d'amore. Lui vivrà sempre nel tuo cuore e sarà sempre nella tua vita fino al momento in cui tu lo vorrai!!
    Moki, posso fare un link sul mio blog??

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  6. Marta, certo che puoi fare un link... ho visitato il tuo blog ed e' incredibile le similitudini nel nostro cammino... ho poco tempo per commentare, prometto di scriverti presto! Thanks for visiting!

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  7. Quando ti dicono che sta per succedere, non ci credi... abbassi la testa e fai finta di nulla.
    Mi è successo con mio papà: ad agosto "non c'è problema", a dicembre "non c'è più nulla da fare"... A lui ho scelto di dare una versione "edulcorata" della verità, e sono ancora convinta della decisione presa. Alle volte troppa verità può far male, e rischia di "deformare" la realtà, magari rovinando gli ultimi momenti che ti restano...
    Un abbraccio...

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