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lunedì 11 settembre 2017

Dove eravamo rimasti? Resoconto veloce della vita sotto Trump e delle complicazioni di percorso di un figlio verso la laurea.

E’ tanto-issimo che non scrivo. Dieci mesi per l'esattezza.
Ci sono, ci sono, sono viva e vegeta, ma come milioni di altri americani, sto vivendo questa orribile, pazzesca, terrificante presidenza nello stesso modo in cui si vive la diagnosi di cancro, tra shock, incredulità, rabbia...un cancro da combattere, un nemico cui resistere, un’infestazione di scarafaggi da debellare… E faccio fatica a sedermi e scrivere un post dall'inizio alla fine... mi angoscio, mi incazzo, mi distraggo... e non finisco, pur avendo davvero voglia di farlo e pur avendo tanti post in sospensione creativa. E' una sorta di mix tra blocco dello scrittore e disordine da stress post elezione. Screw you Trump! 

Non sto esagerando, e' un disordine che esiste davvero, milioni di persone stanno soffrendo di un livello di stress ed ansia debilitante che i professionisti in campo mentale non hanno mai verificato prima... dovete capire che, anche se temporaneamente sembra che gli uragani Harvey, Irma e fratelli vari siano il pericolo più grosso che stiamo affrontando come paese (e giustamente, viste la devastazione e le morti in Houston e in Florida). la situazione  politica e sociale e i problemi a lunga scadenza creati dall'uragano Donald negli US da gennaio sono indescrivibili...  No davvero, non esiste un aggettivo che possa da solo definire la situazione qui se non, e qui mi ripeto, apocalittico: niente più e' sacro con il Trombone Bigotto al comando, a sputtanarsi/ci quotidianamente, nessuna conquista sociale si salva, e potrei parlarne e scriverne per ore. Forse lo faro'. Ironicamente, parlando di disastri naturali di dimensioni mai registrate prima, ricordiamoci come per Trump sia più importante leccare il culo dei petrolieri miliardari suoi amici che rimanere parte dall'accordo di Parigi... e il pianeta sembra che stia rispondendo a queste decisioni prese contro ogni indicazione scientifica, con un ditone medio puntato all'umanità.

Peggio di un uragano categoria 5, le idee e le scelte di Trump sono imprevedibili, palesate quasi sempre a sorpresa, spesso anche per i membri del suo partito e il suo gruppo intimo di minions, in tweets "ad cazzum" notturni che paiono scritti da un ragazzino di 11 anni che sta ripetendo la terza elementare da 3 anni, e io da 8 mesi vivo su questo roller coaster dove passo da una sensazione nauseabonda di doom and gloom in cui l'inverno nucleare sembra una reale possibilità, ad una di speranza ansiosa, dove aspetto con dita incrociate di vedere se le continue azioni di resistenza corale di milioni di cittadini, incazzati e impauriti dalle azioni insensate e autoritarie di questo fascista (vi ricordo che ha perso il voto popolare per 3 milioni di voti, non 300!), unita al suo continuo autosabotaggio, porteranno alla conclusione gloriosa e karmica di questa barzelletta tragica di presidenza: la sua rimozione dall'Ufficio Ovale sarebbe un finale epico, da teletrasmettere in mondovisione, il tutto, ma qui sarebbe proprio un sogno di quelli bagnati con orgasmo finale, colorato di  arancione... e mi riferisco ovviamente non solo alla sua tinteggiatura cutanea e tricologia, ma al colore del tutone che indosserebbe dietro le sbarre.
Vabbe', una donna può sognare, no?

Nonostante questo schifo politico-sociale in cui siamo immersi, noi come famiglia abbiamo tanto da celebrare, diversi cambiamenti importanti ed eccitanti di cui essere felici e fieri, eventi importanti e quasi epici...   ad esempio, visto che la mia visita in Italia nell'estate 2016 con Violet e' stata davvero bella, siamo tornati ancora per 3 settimane anche quest'anno, tra maggio e giugno.
Questa volta tutti e sei insieme.
Dopo 10 anni.
Un anniversario da celebrare e ricordare, una vacanza memorabile sotto tutti gli aspetti.

Non pensavo proprio che saremmo riusciti a farlo per un motivo principale, lo stesso che ci impedisce di tornare dal 2007... avete indovinato... le finanze: ogni parte di una vacanza, anche se e' di per se economica, ha un impatto diverso quando il costo deve essere moltiplicato per 6. Dal trasporto transatlantico e poi interno una volta arrivai alla meta, all'alloggio, il cibo... il concetto di fare una "vacanza economica" e' praticamente impossibile da realizzare per una famiglia come la nostra.
Ma dopo lunga riflessione, abbiamo deciso di partire comunque per due ragioni fondamentali che rendevano il 2017 l'anno del "now or never", adesso o mai più: i miei genitori stanno ancora bene, mia mamma ha ancora un po' di memoria per interagire con i miei figli, e loro, i figli, sono ancora tutti a casa con noi. Per il momento (pausa per consentire a mio padre di darsi la solita grattatina scaramantica agli zebedei visto che ho menzionato anche la sua salute...) perché con l'anno prossimo, tutto cambierà quasi sicuramente, per lo meno per Chris e Emily, e l'anno seguente anche per Viv, quindi questa potrebbe davvero essere l'ultima estate in cui siamo riusciti a fare una vacanza tutti insieme. Alla fine abbiamo considerato il grosso impatto economico di questa vacanza come un importante e unico investimento nei ricordi che si sarebbero creati per tutti. E ne e' valsa assolutamente la pena: tutto e' andato bene, e anche situazioni potenzialmente disastrose si sono risolte miracolosamente in modo positivo.
E' stato un regalo per tutti, ma soprattutto per i figli più grandi, in quanto la loro vita si sta trasformando velocemente, e con loro la nostra famiglia.

Ed e' quindi arrivato il momento di aggiornarvi sulla loro evoluzione, visto che non vi parlo di quello che sanno facendo da circa 3 anni, e lo faro' partendo ovviamente da Chris che ha compiuto a luglio 22 anni e che probabilmente ha ancora una decina di mesi da vivere con noi in casa, visto che si laureerà a maggio 2018! Finalmente!

E' surreale pensare al fatto che solo ieri gli cambiavo i pannolini ed ora si sta preparando ad andarsene, molto probabilmente lontano (Sierra Vista non e' esattamente un posto eccitante per una persona giovane) ma e' cosi': e' la storia della vita di ogni genitore, la ruota che gira, la meta che ci aspetta alla fine del percorso normale e giusto fatto di tanti piccoli distacchi fisici tra mamma/papa' e figli, iniziato con il taglio del cordone ombelicale, precursore e metafora del lavoro che ci aspetta, lavoro che dovrebbe dare come risultato la loro trasformazione da creature che hanno bisogno di aiuto in tutto ad degli esseri umani in grado di farcela da soli. O quasi. Questa opus magna che ci terra' occupati e insonni per almeno due decenni si conclude con la loro uscita di casa ufficiale, con il grande distacco, inizio dell'avventura che li porterà a vivere e sperimentare il mondo, possibilmente non totalmente impreparati, per conto loro!!
Una separazione di successo e' la conferma che, incrociando le dita e trattenendo un po' il respiro, abbiamo fatto un discreto lavoro nel prepararli ad affrontare il loro futuro e vivere la loro vita.
Posso dire ALLELUIA, non vedo l'ora, senza sembrarvi troppo una madre snaturata e poco italiana? (Mi e' stato detto che dire "non vedo l'ora che se ne vadano tutti fuori dai coglioni" anche in un momento di frustrazione, non e' normale. Sono in disaccordo, il tenerli incatenati a noi per decenni non e' normale.)

Ripensando ai momenti vissuti negli ultimi 3 anni, passati a volte nel panico, altri nella rabbia ed altri ancora nella gioia, mi rendo conto che questa e' una storia che vale la pena di essere raccontata, non solo per ricordare a me stessa che la ricompensa finale bilancia le incazzature sofferte, ma soprattutto per calmare i vostri timori di genitori di figli ancora piccoli, oppure appena adolescenti, e per aiutarvi a lasciare andare tutte le rigidità e i preconcetti che avete formato, consciamente ed inconsciamente, sul futuro dei vostri figli. La transizione tra essere genitore di un figlio piccolo ad un figlio adolescente e poi adulto avviene impercettibilmente e con lentezza, eppure stranamente sembra che succeda tutto ad un tratto. A me ha richiesto tanto autocontrollo imparare a far tacere l'istinto di proiettare su di loro i miei desideri, i miei fallimenti o rimpianti, il non usarli come intermediari per raggiungere dei sogni non coronati: vi assicuro che ci saranno tanti momenti in cui, come genitori, vi sembrerà di stare sbagliando tutto (ed onestamente, e' spesso vero), vi sentirete come navi sbattute dalle onde ingovernabili di una tempesta, senza un faro all'orizzonte, senza un attimo di tregua, guarderete i vostri figli che stanno crescendo ed esercitandosi a prendere decisioni da soli e vi direte "Questo non e' quello che volevo per lui"... e vorrete fermarli, continuare a dirigerne la vita ... Stavamo giocando al girotondo insieme, ora perché sta giocando da solo? no, no, no, no...
Fermatevi. Fatevi due respironi, o venti, e let it go. La loro vita non e' la nostra, cosi' come la nostra vita non e' quella dei nostri genitori, e quanti di noi hanno sofferto per dimostrarlo!
A meno che le loro decisioni non siano auto-distruttive, e in quel caso il tutto si complica, spesso, e devo ricordarlo a me stessa quotidianamente, la maggior parte delle situazioni hanno un modo di sistemarsi da sole, magari con una piccola spintarella o due. Per quello che mi riguarda devo rammentare a me stessa che, pur avendo ancora una certa dose di controllo verso i figli più grandi, il mio lavoro adesso e' quello di rompere i maroni di suggerire, spronare magari, di essere presente in caso abbiano bisogno, e di lasciarli andare, lasciargli fare i loro errori.  Perché spesso i piani e i sogni che noi genitori facciamo per nostri figli crollano come castelli di carte, ma quasi sempre, l'universo raccoglie queste carte, i cocci di questi sogni, e le rimette assieme creando un castello diverso, una realtà diversa, e magari anche migliore.

Come con Chris.

Dover eravamo rimasti? 
L’ultimo episodio della storia che ha come protagonisti Chris fe Emily lo potete trovare qui 3 anni fa, che in anni di adolescente, equivalgono ad un secolo.

Avevamo lasciato Chris alla fine del suo primo anno al Cochise College, il community college locale: visto che non aveva voluto terminare trigonometria durante l’ultimo anno della high school, corso necessario per far domanda per essere ammessi ad una delle tre università pubbliche in Arizona e immagino qualsiasi altra università negli US, non aveva scelta per fare l'università se non frequentare un community college, e non avendo un’idea di cosa fare da grande, aveva scelto dei corsi generici, tipo Inglese 101, Psicologia, Biologia e, avendo fatto schifo nel test di matematica, era stato obbligato a fare il corso di Remedial Math, il corso di Matematica per Idioti, matematica di recupero, dicevo senza meta e senza ambizioni chiare, ma fortunatamente sempre impegnato con il suo lavoro come lifeguard, bagnino alla piscina comunale di Sierra Vista.

Piccola parentesi, in caso non sappiate qual'e' la differenza tra University e College, si tratta banalmente quasi sempre di una differenza di dimensioni. In pratica la university e’ un'università composta da tanti colleges (intesi come facoltà) diversi, e che offre non solo tanti tipi diversi di lauree quadriennali, da quelle scientifiche, a quelle letterarie, linguistiche, artistiche, etc., ma anche master e dottorati in almeno 3 campi accademici. Un college invece e' un'istituzione che offre istruzione  post-secondary (dopo l'obbligo) e una serie limitata di lauree, sia Associate's  Degree (biennali) che Bachelor's Degree (quadriennali) spesso concentrandosi in una categoria particolare, ad esempio liberal arts, quindi letteratura, filosofia, matematica, psicologia, etc., oppure ingegneria… Ovviamente ci sono eccezioni, ma in generale questa e' la differenza.
All’interno di queste due categorie, troviamo poi università e college “pubblici” cioè di stato, solitamente con il nome dello stato ad esempio in Arizona ce ne sono 3, la University of Arizona, la Arizona University e la Northern Arizona University, e università private che, non ricevendo fondi pubblici, sono solitamente più piccole, ovviamente costano di più, a volte hanno un fondamento religioso (ad esempio la Grand Canyon University si trova a Phoenix ed e’ ad impostazione cristiana, ispirata dalla Bibbia, oppure la Gonzaga University, fondata da gesuiti e Notre Dame, entrambe ad impostazione cattolica). Ci sono poi i Community Colleges, piccoli college locali che offrono corsi vocazionali e lauree biennali e che dedicano un’attenzione particolare ai bisogni specifici della comunità in cui si trovano. Il nostro Community College ad esempio, Cochise College, offre Associate’s Degrees in campo medico e paramedico (infermieri, pronto soccorso), in campo tecnico, come aviazione, programmazione, etc. e corsi di educazione generale (Gen.[eral] Ed.[ucation] come English 101, Calculus, Biology, etc.).  e tutti consentono agli studenti poi di trasferire i loro crediti ad una university e finire li la laurea quadriennale, riducendo i costi incredibilmente. Il costo dei Community Colleges (chiamati anche Junior Colleges) e’ ovviamente una frazione del costo delle universities,  sia statali che private, e il criterio di ammissione degli studenti e’ molto meno selettivo, in generale basta passare un test di lingua e di matematica generale per entrarci.


All'epoca della fine del secondo semestre del primo anno di college, ero convinta che tutto andasse discretamente bene per Chris, era persino riuscito durante il primo semestre a far parte della Dean's List , la lista degli studenti riconosciuti ufficialmente per il rendimento scolastico dal preside del college, quindi ottima media di voti. Evvai, pensavo, si gestisce lavoro, macchina, ragazza E scuola, pensavo. Nonostante gli anni della scuola media e high school fossero stati duri, perché avevamo dovuto respirargli sul collo anche solo per ricordargli di prendere la scuola sul serio, sembrava che il college sarebbe stata tutta un'altra cosa, dopotutto aveva 18 anni, era ufficialmente un adulto... basta fare il genitore-elicottero che controlla tutto, no? 
Il mio sogno si stava avverando. Pensavo.
Se devo essere onesta, avevo anche cercato di chiedergli in modo regolare se tutto andava bene, con scarso successo ovviamente, perché e' risaputo che i classici “how’s school going?” e “are you doing your work?” statisticamente producono risposte sempre stitiche e vaghe quanto le domande. 

No news, good news, si dice qui, la mancanza di notizie e' una buona notizia. Pensavo

Ma a nostra insaputa, il secondo semestre di college Chris aveva deciso di sfancularselo…  e quando e’ finito, io sempre ignara e fiduciosa aspettavo di vedere i voti finali di questo freshman year, ma le mie richieste educate di madre cool  venivano ricevute con la stitichezza di cui vi ho accennato poco sopra, "i voti non sono ancora stati pubblicati" perché apparentemente i professori erano in vacanza/malati o in altre attività impegnati mentre noi eravamo in lista per ricevere il premio “Idiot Parent of the Year”: il corso era finito a maggio, era la fine di giugno e niente voti…hello? 
Finche’ una mattina dopo una mia ulteriore e *intensa* (leggi rabbiosa) richiesta fatta mentre stava per uscire per andare al lavoro (ok, era più che altro un ultimatum, o ci dici i voti o chiamiamo il college, cosa assolutamente imbarazzante per qualsiasi studente universitario con un minimo di decenza) dopo una pausa di 10 secondi in cui deve aver deglutito 10 volte, mi dice “I had two C, one D and one F” che tradotto in termini scolastici italiani erano due voti di merda, uno ancora più di merda e mi hanno bocciato in matematica. Tradotto ulteriormente in termini genitoriali era “Non ho fatto un cazzo e avete buttato via i soldi.”

La mia reazione e’ stata da manuale (quello per genitori di adolescenti) e la trovate nel capitolo "Come non reagire di fronte alle sfide dei figli"… se ricordo correttamente ho lanciato un ululato e mi e’ iniziato ad uscire fumo dalle orecchie, poi ho improvvisato una ramanzina epica, di quelle memorabili (o forse da dimenticare) che ha toccato molte argomentazioni classiche, dal “Perché non ci hai detto che avevi difficoltà?” al “Non sei obbligato a fare l’università, visto che dobbiamo pagarla” a “Se non fai l’università non hai diritto ad essere mantenuto e devi cominciare a pagare l’affitto” fino al sempiterno “Sappi che senza laurea i lavori che troverai avranno paghe basse che ti consentiranno solo di vivere in appartamentacci coi topi” che ha ottenuto come risultato la sua fuga silenziosa al lavoro, lasciandomi a crogiolare nella mia rabbia fino al suo ritorno. Rabbia che con il passare delle ore era fermentata a livelli furia. Livello Hulk precisamente.

Ma come spesso succede coi figli, le nostre intenzioni hanno risultati inaspettati e non sempre positivi, e al suo ritorno, la risposta alla mia domanda “E allora? Hai deciso cosa fare?” mi ha gelato. E da Hulk sono diventata la madonna (quasi) piangente.
La sua risposta?
“Ho deciso di arruolarmi nella Air Force, sono già andato a parlare con un Recruiter (l’arruolatore, che si trova in “negozi” presenti solitamente nelle mall suddivisi a seconda delle forze armate: Army, Navy, Air Force e Marines, il cui lavoro e’ quello di fare da primo filtro e rispondere alle domande di chi sta pensando appunto di arruolarsi) e settimana prossima faro’ il test che decidera' a quale campo assegnarmi”.

Frozen. Io.

A quel punto mi sono trovata con le spalle al muro, perché la situazione si era evoluta e apparentemente lui mi aveva tolto quel poco potere che ancora avevo. Fuck.
Conoscendo numerose famiglie militari, ho pensato subito ai rischi che un periodo nelle forze armate americane comporta, perché se uno sceglie volontariamente di arruolarsi, in pratica scambia almeno 4 anni della sua vita per un training in una delle tante attività di supporto militare (bene), una paga scarsa (male) e la possibilità non remota di rischiare la propria vita (malissimo).
Tra l’altro... Chris? Che non aveva mai dimostrato un interesse specifico per la vita militare, una carriera militare? L'unica ragione per cui era improvvisamente interessato, era perche' lo avevo messo con le spalle al muro e perché moltissimi suoi amici avevano già fatto quella scelta (alcuni per tradizione altri perché era l’unico percorso che era loro aperto, visto il costo di una laurea, altri ancora perché attirati dall’idea di maneggiare armi, viaggiare) … ma  Chris? No, assurdo!

Cosa fare? Mettetevi nei miei panni e considerate il fatto che io funziono al meglio quando sono sotto pressione o nella merda, cosi' mi sono messa subito in contatto con una coppia di conoscenti, entrambi in pensione dopo una lunga carriera nella Air Force (lei come infermiera, lui come pilota) per chiedere informazioni in merito alla vita e possibile carriera nella air force. Mi hanno detto subito che arruolandosi subito dopo la high school, senza avere avuto un training precedente o un'inclinazione specifica già documentata, avrebbe iniziato la sua carriera militare dal gradino più basso, dal salario più basso... anche se l'ASVAB, il test che tutte le forze armate fanno per valutare gli interessi e le attitudini di una recluta (lo amministrano anche agli studenti in high school, o almeno lo fanno qui) avesse dimostrato un suo interesse per dire nei computer, sarebbe stato uno sciacquino malpagato chissà per quanto.
Mi hanno poi suggerito di dirgli di fare almeno un anno di Community College ad indirizzo tecnico, cosi' da poter poi entrare nella Air Force ad un livello leggermente superiore, avendo fatto lezioni e potendo quindi dimostrare di avere delle abilita' in ambito tecnico che avrebbero quasi garantito una carriera migliore nella Air Force.
Allora ho avuto un colpo di genio, roba che voi genitori prendete nota perché ancora non ci credo: mi sono messa ad esplorare il catalogo del Cochise College ed ho trovato che offrivano un Associate Degree in Applied Science (una laurea biennale con finalità impiego post certificato) in Cybersecurity, cioè sicurezza informatica, che in tutte le riviste che parlavano di lavoro e carriera era già  considerato il campo del futuro, come avevo appunto scoperto in questo articolo, con stipendi molto buoni sin dall'inizio e possibilità di fare carriera in campo governativo (Forze Armate, CIA, FBI, NSA) e privato. Perfetto!
Piena di speranza gli ho parlato, spiegandogli quanto i due ex-Air Force mi avevano detto e chiedendogli se fosse interessato a studiare cybersecurity e magari ricevere questa laurea biennale. Dopodiché avrebbe potuto arruolarsi, ma a quel punto gli avrebbero dato un posto (e training ulteriore) in questo campo molto ricercato e redditizio, avrebbe ricevuto uno stipendio migliore, cosa che gli avrebbe poi consentito, una volta uscito dalle forze armate, di continuare questa carriera con successo non solo in campo governativo ma anche in campo privato.

Avevo dita di mani e piedi incrociate, che come sappiamo funziona quanto una preghiera al santo delle cause quasi-perse, e deve aver funzionato perché ha risposto subito "Certo!". Ha poi cominciato a raccontarmi che il motivo principale di questo sfanculamento era stato il fatto che la ragazza lo aveva mollato (lo sapevo e boo-hoo) e non solo, loro facevano almeno due lezioni insieme (quindi la vedeva in classe boo-hoo-hoo) e in più lavoravano insieme in piscina (quindi la vedeva quasi tutti giorni al lavoro boo-hoo-hoo-hoo) e, ciliegina sulla torta tragica, lei era diventata la ragazza di un altro loro collega! Poverino, mi ha fatto anche pena perché era stato sicuramente un periodo difficile, ma avrebbe dovuto venire a parlarne con noi, con me.
Col senno di poi, era riuscito a continuare a lavorare, perché gli piace avere una certa indipendenza finanziaria, ma era crollato dove c'era meno interesse, lo studio... non potevo biasimarlo completamente...

E cosi' nel 2014 si e' iscritto nuovamente al College, questa volta con l'intenzione di ricevere il suo bell'Associate's Degree, e si e' messo seriamente al lavoro.
I voti sono tornati ad essere buoni, e' tornato sulla Dean's List e il suo interesse nel campo sicurezza informatica e' aumentato, pur non essendo uno di quei nerds appassionati in computer, in compenso ha dalla sua il fatto che e' una persona piacevole, che sa conversare, che non ha paura di parlare con la gente e ha esperienza nell'interagire con colleghi, impiegati, capi, clienti, abilita' che generalmente mancano ai veri nerd, magari preparatissimi in campo tecnologico, ma che non riescono nemmeno a guardare il cliente negli occhi (questo mi e' stato detto da una delle counselors di Chris, che conosco).

E cosi a meta' maggio 2016, c'e' stata la cerimonia di graduation, la sua seconda (e, SPOILER ALERT!  probabilmente non l'ultima!), a cui non avrebbe nemmeno voluto partecipare perché "E' solo un Associate's Degree", cui ho risposto "Due anni fa volevi entrare nelle forze armate... porca troia vai alla cerimonia col tuo bel cap and gown per me, per noi e anche per te, che hai lavorato sodo!"






Nel frattempo, oltre ad essere cambiata la sua attitudine verso la scuola, e' cambiata anche quella verso il suo futuro: l'idea di unirsi alla Air Force e' stata dimenticata (yes!), e non solo ha ricevuto il suo Associate's Degree, ma grazie all'universo che si sbatte sempre per risolvermi i problemi della vita, la University of Arizona, con campus qui a Sierra Vista, ha aperto un Bachelor's Degree (laurea quadriennale) proprio nell'autunno 2016, in Cyber Operations, praticamente un approfondimento degli studi fatti fino a quel momento in Cybersecurity. Ovviamente UofA ha accettato i corsi fatti al Cochise College, e lui ha iniziato ad agosto il senior year, l'ultimo anno. Senza mai smettere di lavorare come bagnino e istruttore di nuoto, continuando a vivere a casa (facendoci risparmiare una caterva di soldi... vi dirò quanto nel post su Emily) ma facendo la sua vita (si paga le rate della macchina, la benzina, i vestiti, intrattenimento, hobbies e cibo quando e' fuori, e spese per la gattina che ha adottato, Xion, etc.).
Si laureerà a maggio del 2018 e, udite, udite!, ha espresso un interesse a continuare gli studi con un master sempre in cybersecurity, solo se pero' riesce ad ottenere una borsa di studio fighissima che offre il Dipartimento della Difesa assieme alla University of Arizona (la offrono anche altre università tipo l'Arizona State University ed altre in altri stati): se accettato, la borsa di studio pagherebbe i due anni del programma (tuition, libri) e offrirebbe in più (tenetevi forte!) $34000 di stipend all'anno, una sorta di congrua universitaria per poter vivere senza lavorare, visto che il programma e' molto rigoroso (parole testuali). Tra i requisiti, dovrà fare un tirocinio pagato l'estate tra il primo e il secondo anno e dovrà lavorare per una delle agenzie governative in giro per gli US per due anni post-master. Immaginarsi che sfiga, uscire dall'università con il lavoro assicurato!
Potete trovare i dettagli della borsa di studio qui, sono ammessi anche non cittadini americani purché residenti, in caso qualcuno fosse interessato.

Che differenza con lo studente scazzato di qualche anno fa!

Ogni tanto faccio dei controlli, parliamo, lo sprono quando necessario (anche se lui pensa di non averne mai bisogno), ma controllo poco e non mi arrabbio più come succedeva prima perché ormai ha un piede fuori casa, e ha dimostrato di essere interessato al suo futuro quanto lo siamo noi... spero!

Io continuo ad incrociare le dita perché nella vita se ho imparato una cosa, e' che non esiste niente di sicuro, niente di assolutamente stabile, che non sia soggetto a cambiamenti inaspettati e trasformazioni...

Come volevasi dimostrare con Emily, ovviamente. Di cui Chris e' leggermente invidioso, in questo momento...

Ma ve ne parlerò nel prossimo post... e vi giuro che non passeranno 10 mesi!

mercoledì 9 novembre 2016

Requiem per gli Stati Uniti

Non ce l'ho fatta, alla fine sono andata a dormire alle 21:30 ieri sera, con un gran mal di pancia. Non ce la facevo, cosi come non ce la faccio adesso.
Ho dormito male e sapevo cosa stava succedendo perché se Trump fosse stato sconfitto, mio marito che e' rimasto in piedi mi avrebbe svegliato.
L'avevo chiamata l'apocalisse, e mi sento proprio cosi'... anche se ora sono in piedi a svolgere la stessa routine di ogni mattina quando c'e' scuola, perché e' un giorno come un altro. 
Ma non e' un giorno come un altro. E ho ancora il mal di pancia. E una sensazione di vuoto che non e' attribuibile solo a quando si perde un'elezione, che non e' mai una "bella" sensazione comunque. 
Mi sento come quando si perde una persona cara, magari sapevi che non stava proprio bene, ma tutto sommato sembrava che sarebbe sopravvissuta, e invece muore. E ti senti vuoto, nauseato... ti alzi e vai a svegliare tuo figlio più piccolo e usi la voce allegra perché altrimenti capirebbe che qualcosa non va... e quando vede la tua faccia triste e ti chiede "Cos'e' successo?", rispondi "Se n'e' andata la nonna". E trattieni le lacrime, ma ti senti morire dentro anche tu...  
Cosi'.
L'America che amavo, quella che pensavo di conoscere se n'e' andata. Soffocata da un odio generale, per il progresso e per il futuro...  e mi rendo conto troppo tardi che non e' a caso lo slogan "Make America great again", perche risuona tanto di nostalgia verso tempi andati, vero?, i bei tempi quando le donne stavano a casa a cucinare e mica a lavorare e fare carriera, e certamente non a cercare di diventare presidente; quando i negri e tutte le persone dalla pelle scura non si mischiavano con i bianchi, li si poteva discriminare e linciare liberamente e certamente non diventavano presidente, quando le checche, le lesbiche e i trans se ne stavano nascosti perché se fossero usciti all'aperto li si poteva prendere a botte impunemente, mica si sognavano di sposare la persona che amavano e farci una famiglia, o persino diventare politici... o magari persino presidente.... quei bei tempi... quando le ditte potevano inquinare ovunque, creare miniere per l'uranio nel Grand Canyon, scaricare merda nei fiumi senza problemi...  quando l'aborto era criminalizzato, la contraccezione inesistente e le donne morivano dissanguate nei vicoli? Ve li ricordate quei bei tempi? L'America are cosi' grande allora!

Non ho voglia ne' tempo di fare un'analisi su come e' possibile che sia successo, ma ripeto quanto sentito da un'analista politica di MTV che ieri sera diceva che questo messaggio di riportare il paese ad un'epoca in cui essere maschio e bianco era sufficiente per essere i primi in "ordine di beccata", ha fatto uscire a votare la "maggioranza silenziosa", quella che non vota da sempre perché considera le elezioni un affare elitista, e invece grazie a trump, si sono sentite coinvolte... 
Mi sembra un'osservazione corretta, infatti ieri a votare qui da noi al nostro seggio dove c'e' sempre poca gente (solitamente solo anziani), c'erano file di ore, Chris ci ha messo 3 ore per votare, meno male che non doveva lavorare...  (Chris mi ha appena detto che South Park ha predetto la stessa esatta cosa, citando le bacche member berries che rilassano le persone...)

Che poi pensare che gente medio-povera trovi il messaggio di uno COME TRUMP non-elitista e' ridicolo e assurdo (poverello, quando ha voluto iniziare il suo business, suo padre gli ha dato un piccolo prestito di un milione di dollari... nel 1975!)

Io tremo al pensiero di quale giudice verra appuntato alla corte suprema, e a come cambierà decisioni come quella della legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali, o al fatto che Obamacare verra' abrogata, e persone come mio figlio, che grazie ad Obamacare era coperto fino a 26 anni dalla nostra assicurazione sanitaria, rimarrà senza copertura.,. e tra 3 anni anche Emily e poi Vivian, etc.

Chiudo dando soddisfazione a chi mi ha sempre criticato perché scrivo frasi tipo "mi vergogno di essere italiana", perché si sentono offese o messe in causa in qualche modo (boh?), perché non e' giusto, perché perché perché... tanti motivi che alla fine si riducono a quello famoso di cui avevo parlato qui (e avevo ricevuto il più alto numero di commenti, più di 40!) per cui se non vivi in Italia, non hai il diritto di dire niente di critico, quanto meno che te ne vergogni: al contrario, immagino che non ricevero' nessuna critica ma un sonoro applauso (meritato credo) quando dico che mi vergogno, e profondamente, di essere americana. Per me questa e' una verità assoluta: quando il paese, sia quello in cui sei vissuto che quello in cui vivi, si muove collettivamente in una direzione vergognosa, se non dici che te ne vergogni secondo me sei ipocrita. 

Mi vergogno e sono imbarazzata. E mi viene da piangere, perché il paese che amo e' morto.

Ora vado a portare il cane a fare una lunga lunga passeggiata. Nella speranza di ritrovare quell'ottimismo che mi spinge sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno.
Perche in questo momento lo vedo vuoto cosi' come mi sento.

p.s.: unica consolazione e' che la Clinton ha vinto il voto popolare, cioè la maggior parte degli americani non ha voluto Trump come presidente. Ma alla fine sempre in quel posto ce lo teniamo...


martedì 8 novembre 2016

La notte prima dell'apocalisse.

Tra qualche ora inizieranno le elezioni presidenziali più controverse della storia americana.
Domani potrebbe essere l'inizio dell'apocalisse sociale ed economica di questo paese.
Sono esagerata? Non credo.
Mi voglio sfogare perché gli ultimi mesi qui negli US sono stati durissimi, da incubo...  in Italia le notizie arrivano sicuramente filtrate dopo che sono gia state filtrate attraverso i media americani, e vi voglio dire come e' la situazione.

Inizio con un enorme MEA CULPA, mi sento in qualche modo almeno parzialmente responsabile perché 4 anni fa avevo cantato vittoria troppo presto: in questo mio post del 2012 avevo parlato della cortissima campagna elettorale di Donald Trump con un sorrisetto mezzo trionfante, e con la certezza di averla scampata bella e di aver chiuso quel capitolo ridicolo della storia politica americana una volta per tutte. L'avevo fatto, lo confesso, con la tracotanza di chi era sicuro che certe cose negli US non succedono, che il successo politico di personaggi-macchietta come Berlusconi fosse limitato all'Italia, dove si creano partiti politici come fossero ricette per fare la pasta al sugo, e invece Karma mi ha fatto un gran pernacchione, e siamo ora qui ad un centimetro da prendercelo tutti in quel posto senza vaselina (come si direbbe nelle cerchie politiche più sofisticate dei supporter di Trump).

Dio come mi sbagliavo!

Donald Trump e' passato da magnate immobiliare/truffatore/protagonista di un reality, a clear and present danger, pericolo chiaro ed attuale non solo per noi qui negli US ma per l'intero pianeta, in pochi mesi, grazie ai media che hanno acchiappato al volo la possibilità di far esplodere i propri ratings per la prevedibile imprevedibilità di questo personaggio (per fare un esempio facile, immaginatevi un episodio del WWF, del wrestling americano quello dove tutto e' messa in scena, ogni atto e' falso e la gente lo sa ma ugualmente guarda affascinata) trasmettendo in continuazione discorsi e interviste senza mai almeno soffermarsi e chiedere "ma e' normale questo?", e grazie soprattutto ad un clima di diffidenza e odio verso lo status quo politico che pervade l'elettorato americano.
L'ascesa di Trump e il suo percorso ad un passo dalla Casa Bianca e' il risultato degli ultimi anni di politica della divisione e dell'odio, da quando cioè nella politica americana e' entrato l'ostilità verso il proprio avversario, da quando la divisione tra destra e sinistra e' diventato un baratro impossibile da attraversare. E il tutto e' iniziato con l'elezione a presidente di un uomo di origine africana. Se vi interessa capire bene come l'elezione di Obama sia stata la scintilla che ha causato l'incendio che chiamiamo Trump, vi consiglio il libro Over the cliff: how Obama's election drove the American right insane (Oltre il precipizio: come l'elezione di Obama ha fatto impazzire la destra americana): scritto nel 2010, sembra quasi una profezia di quanto sta accadendo oggi in America, di come sia stato possibile che un uomo senza alcuna esperienza politica, un uomo incapace di auto-controllo, un uomo disgustoso moralmente ed eticamente sia diventato il paladino delle masse più pigre ed ignoranti (pigre ed ignoranti perche e' più facile puntare il dito verso un capro espiatorio facilmente identificabile e perseguibile perché senza potere, che cercare di capire la complessita' di problemi economici creati principalmente da politiche che da anni favoriscono i ricchi e i mega-ricchi, cui vengono dati strumenti legali per non pagare tasse quando non gli vengono eliminate del tutto) che hanno incanalato il loro malcontento sociale generale verso il solito capro espiatorio, il "diverso", l'immigrato, il non cristiano, il non bianco, il non eterosessuale. E Trump, da demagogo dilettante dal carisma che solo i soldi può dare ha soffiato su questo fuoco e cosi facendo s'e' trovato al comando dell'armata Brancaleone di "veri patrioti" (sinonimo di "bianchi armati fino ai denti"), difensori della vita (sinonimo di anti aborto e pro-pena di morte) e della religione (solo quella cristiana con Gesu' bianco come un lenzuolo candeggiato con gli occhi azzurri, ovviamente, perché se assomigliasse ad un rifugiato siriano se ne stia a casa sua!) pronti a tutto per difendersi dal pericolo che un altro presidente democratico comporterebbe (incluso minacciare di accettare i risultati delle elezioni solo se Trump  vince!!)

E la possibilità che possa diventare presidente e' terrificante. Mi ricordo quando, durante alla campagna elettorale del 2008, alcune mie conoscenti dicevano tra loro che Obama era l'anticristo... sarebbe da rispolverare questa idea... perché se Trump non e' l'anticristo e' certamente quanto di più anti-cristiano si sia mai avvicinato alla Casa Bianca. Trump non ha rispetto per nessuno eccetto se stesso. Trump non ha interesse per niente eccetto in quanto sia in relazione al suo interesse, in altre parole vuole diventare presidente non per servire il paese, ma per servire il suo ego.

Non e' possibile elencarle tutte, ma volevo condividere alcune delle mie ragioni per NON votare l'obeso col Muppet in testa:

  • ha preso in giro pesantemente un giornalista perché disabile. E non si tratta di "dire quello che pensa", perché certe cose una persona che aspira a diventare presidente di una nazione non dovrebbe nemmeno pensarle. E' un omuncolo spregevole che non si scusa mai di niente di quello che dice o fa. In altre parole, una merda che cammina.
  • Non ha nessun rispetto per le donne, riducendoci ad un numero legato alla misura delle poppe, (se sono piccole, di sicuro la donna non e' un "10") o al nostro peso, chiamandoci maiali o cagne (ha chiamato Alicia Machado, vincitrice Venezuelana del concorso di bellezza Miss Universe di cui era proprietario, Miss Piggy dopo che aveva messo su un po' di peso, umiliandola di fronte alle telecamere mentre era in palestra...), insultandoci se osiamo contraddirlo (della giornalista Kelly che gli aveva fatto domande "dure" durante uno dei dibattiti,  aveva detto che le usciva il sangue dal sappiamo dove, sottintendendo con la sua solita classe che fosse mestruata quindi particolarmente cattiva..), vantandosi senza vergogna di  cominciare a baciare le donne cui e' attratto senza averne il permesso (infatti dice che prima di incontrare una donna attraente si succhia qualche Tic-Tac; la Tic-Tac, parte della Ferrero italiana, si e' poi distanziata il più possibile da Trump e dalle sue dichiarazioni!)  e di "prenderci per la figa" quando vuole perché e' una star e accettiamo di essere assaltate sessualmente perché lui e' famoso (solo se siamo un "10", ovviamente)       
  • ha dichiarato bancarotta per i suoi casino' in Atlantic City e recentissimamente, anche la Trump Tower di Toronto e' stata messa ad un passo dalla bancarotta dopo che per più di 3 anni (ha aperto nel 2012!) il proprietario, non Trump, che ha pagato fior fiore di soldi per usare il nome Trump per attirare compratori, non ha avuto il successo che si aspettava. Molti business che ha lanciato sono falliti, tra cui: Trump Airlines, Trump The Game (gioco di società), Trump Magazine, Trump Mortgage (society bancaria che offre mutui), Trump Steaks (bistecche di Trump... lasciamo stare), GoTrump.com, una sorta di Travelocity, Trump Vodka, e ultimo ma non per importanza, Trump University, università solo di nome dove con una serie di seminari gli "studenti" avrebbero dovuto imparare l'arte di fare soldi con investimenti immobiliari ma che in realtà ha fatto perdere centinaia di migliaia di dollari a poveri cretini pensavano di ricevere informazioni da persone laureate e invece erano solo motivational speakers ad cazzum. Trump University si trova ora ad essere la parte convenuta di diverse cause civili/class actions in New York a California.
  • Ha più volte fatto commenti come minimo non appropriati sull'apparenza fisica della figlia Ivanka,  a partire da quando era una ragazzina di 16/17 anni (chiedeva ad altre persone se la trovavano "hot"), passando al commento fatto nel 2006 durante un talk show, in cui disse che se non fosse stato sposato e lei non fosse stata sua figlia, ci sarebbe uscito insieme (ovvero, le avrebbe afferrato la figa, visto che per sua ammissione lui fa cosi con le donne che gli piacciono), fino al più recente (mai trasmesso) commento fatto durante un altro talk show, in cui ha detto che la bacia il più possibile. Ewww... non si tratta di una bambina di 3 anni, ma di una donna sposata di 30! Parentesi: cari uomini se avete una figlia e questi sono i pensieri che avete su di lei, fatevi ricoverare subito, perché non e' normale! E' perverso e raccapricciante, se poi includiamo i commenti fatti su Paris Hilton quando aveva forse 12 anni... che vomito...  e non entro nemmeno nel merito della causa civile iniziata da una donna che dice di essere stata violentata da Trump quando a 13 anni era stata invitata  ad una festa nel palazzo dell'amico miliardario di Trump, Epstein (poi condannato per pedofilia), causa che e' stata  recentemente ritratta per le troppe minacce di morte da parte dei simpaticissimi seguaci del Trombone col parrucchino.
  • Mente sempre, su tutto. Controllato da diversi website che si occupano di verificare i fatti  dietro le affermazioni fatte dai candidati, e' stato confermato che in media Trump spara cazzate enormi il 78% delle volte che parla. Pinocchio a lui ci fa una pompa (ma essendo un burattino, maschio e piallato, probabilmente no...) 
  • Nemmeno i suoi colleghi miliardari lo sopportano perché, come direbbero in Sicilia, e' un gran quaquaraqua',  perché sanno bene che non e' ricco quanto dice di esserlo (infatti e' il primo candidato alla presidenza in decenni a non rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi, perché probabilmente confermerebbe che 1- non paga le tasse attraverso qualche scappatoia legale o al limite del legale e che 2- non guadagna quanto dice.). E' molto interessante scoprire, grazie al famoso economista Robert Reich, che Donald Trump non e' assolutamente un businessman di successo, anzi! Perché se e' vero che il suo patrimonio netto oggi e' di 4 miliardi e mezzo di dollari, e che nel 1976 all'inizio della sua carriera il suo patrimonio era di 200 milioni, se avesse investito quei 200 milioni semplicemente in un fondo indicizzato, senza fare nient'altro,  oggi invece di avere un patrimonio di 4 miliardi e mezzo ne avrebbe uno di 12 miliardi! Senza dover dichiarare nessuna bancarotta, defraudare appaltatori e fregare impiegati! Godetevi anche voi Mark Cuban, miliardario che s'e' davvero fatto da se', fare uno stupendo bitch-slapping di Trump al Late Show with Stephen Colbert!

  • Amici e famigliari che fanno parte della comunità LGBTQ: Trump ha confermato diverse volte che eliminerebbe la legalizzazione federale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, lasciando che ogni stato se ne occupasse individualmente, aprendo cosi le porte alla discriminazione in stati dove chi e' al governo e' governato dalla religione.
  • I suoi supporter, che sono nella stragrande maggioranza o apertamente razzisti e omofobi... Tra l'altro il giornale ufficiale del Ku Klux Klan, il Crusader, ha dato il suo appoggio ufficiale a Trump, senza che nessuno, ne' lui ne' lo staff della sua campagna elettorale abbia denunciato tale endorsement, e se questa non e' ragione sufficiente per evitare un candidato come se fosse la peste bubbonica, ragazzi, siete messi male. Anche volendo abbassare i propri standard elettorali, diciamo che mi farebbe schifo votare per lo stesso candidato sanzionato dall'organizzazione razzista più conosciuta nel mondo! 
  • Hillary Clinton ha ricevuto l'approvazione ufficiale di testate giornalistiche importanti in tutti gli stati, anche di alcune che non avevano MAI fatto l'endorsement di un candidato democratico prima (come ad esempio l'Arizona Republic, quotidiano notoriamente di tendenze repubblicane). 
  • Infine non potrei mai votarlo perché semplicemente e' uno stronzo disgustoso, anzi per usare le sue parole, e' "un maiale" fisicamente e mentalmente (e mi scuso profusamente con i maiali, che ho imparato recentemente, sono intelligenti più dei cani). 
Ovviamente, queste sono solo alcune ragioni importanti secondo me per non votarlo. 
Ma poi esiste anche il fatto che sinceramente si trova a competere contro un candidato che e' qualificato come pochi, e lo dico da Bernie supporter, e se c'e' una cosa che mi fa incazzare come una biscia avvelenata e' quando sento dire, specialmente da persone che non vivono qui, che non c'e' nessuna differenza tra Clinton e Trump, perché cazzo, o vi siete addormentati per gli ultimi18 mesi oppure ci siete proprio, perché e' come paragonare un raffreddore alla lebbra. O l'ebola.

E lo dico da fan di Bernie Sanders, io che non solo ho partecipato ad un suo rally (il primo rally della mia vita, ottobre 2015!)




ma mi sono sbattuta per fare telefonate agli elettori prima delle elezioni primarie in Arizona, assieme ad un bel gruppetto di sostenitori...



... ve lo dico da supporter di Bernie e ve lo riconfermo che la Clinton non era la mia prima scelta, principalmente perché il messaggio di Sanders risuonava più forte e più vicino al mio pensiero di quello di Hillary. E come a tanti, anche a me Hillary dava l'impressione di essere non sincera, di essere una entitled, una che ha ricevuto titolo, fama, soldi senza meritarli...  ex-first lady, senatore, segretario di stato... vabbe' dai, se non fossi stata la moglie di Bill Clinton, col cavolo che...

Ovviamente quando Sanders non ha ricevuto la nomina ed ha chiesto ai suoi supporters di votare per Hillary, sono stata "costretta" a rivedere la mia posizione su di lei e ad approfondire la mia analisi fino ad allora superficiale di questa donna, ed ho scoperto diversi fatti che non conoscevo, alcuni banali ma interessanti, ad esempio che lei, figlia di una famiglia middle class molto conservative, ha frequentato scuole obbligatorie pubbliche (in opposizione a Trump che invece ha frequentato scuole private) e si e' sempre sbattuta sin dall'università per i diritti civili delle minoranze a partire dagli afro-americani alle donne. Ho scoperto che ha sempre lavorato tanto a scuola, e avrei dovuto immaginarlo perché per essere stata invitata, primo studente nella storia della sua università, a fare un discorso (lo trovate qui) alla cerimonia di Commencement (la cerimonia della laurea) deve essere stata quanto meno una studentessa speciale. Il suo curriculum post laurea e' altrettanto impressionante, e ricordiamoci che parliamo dei primi anni '70, quando le donne erano ancora principalmente relegate in cucina, certo non nelle università o in tribunali.
Come First Lady si e' distinta per aver portato avanti la causa dell'eguaglianza dei diritti delle donne anche in paesi dove il trattamento delle donne non era esattamente stellare (e' stata sua la frase "Human rights are women's rights and women's rights are human rights")

No, Hillary non e' un candidato perfetto ma diciamocelo, per quanto ami Sanders, non lo era nemmeno lui (anche se le sue mancanze erano davvero minime secondo me) ma da li' ad affermare che non ci siano differenze con Trump? Say what? Dai su, pensiamo con il cervello e non con altre parti del corpo! Diciamo che il problema di Hillary Clinton e' che e' stata la moglie di un presidente democratico discretamente amato dagli americani, un presidente che, nonostante lo scandalo di Monica Lewinsky e del pompino nella stanza ovale (che a noi europei ci fece un pippa, scusate il giro di parole poco elegante, poi a noi italiani che avevamo eletto Cicciolina aveva pure fatto un po' di tenerezza...) e' ancora riconosciuto come uno dei presidenti moderni di più successo, per le sue vittorie in campo economico e sociale, e i republicans intuendo le sue brame per la casa bianca, quando ha terminato il suo servizio come segretario di stato (durante il quale, cosi come durante gli anni da senatore di New York e' sempre stata elogiata da colleghi di entrambi i partiti), hanno subito cercato di rovinarla in qualche modo, prima con lo "scandalo" di Benghazi (dopo non so quante investigazioni e una spesa di una decina di milioni di dollari, hanno confessato che lei si era comportata in modo giusto o comunque non aveva tradito il paese e che queste numerose inchieste erano state create apposta per diffamarla e bloccarla dal candidarsi) e poi incessantemente con lo scandalo delle email. Roba che gia' durante il primo dibattito in ottobre Sanders con il suo solito fare sincero e diretto aveva detto che gli americani sono stufi di queste dannate email. Ebbasta!
E invece...
Per i repubblicani le email della Clinton sono diventate la pistola fumante, il capo d'accusa principale... Criminale, traditrice, bugiarda... ho cercato di capire meglio questa storia delle email e sono andata su Wikipedia, che per quanto sia Wikipedia e quindi con certi limiti, aiuta certo a capire come la sostanza di tutte queste accuse sia poca e labile a dire poco. Ma non c'e' niente da fare, la Clinton e' colpevole di tutto, infatti sui Clinton ma specialmente su di lei circolano delle teorie complottiste che ci sarebbe da farci un documentario! E' stata accusata nel corso degli anni dell'omicidio di più di 90 persone (ma e' parente dei Soprano?), di gatticidio, di essere lesbica, di essere bisessuale, di aver coperto la presenza di un figlio illegittimo di Bill da donna afro-americana ovviamente, di aver condotto con Bill l'importazione di cocaina, di essere una mussulmana lesbica che segretamente sta cercando di imporre la legge di sharia negli US, di aver condotto un fallito colpo di stato marxista, ispirata da Gramsci... non vi sto a pigliare per il culo, sono tutti complotti di cui lei e' protagonista...

Non mi meraviglio che la gente, inclusa io, non si fidi di lei!

Alla fine la piattaforma elettorale finale della Clinton e' molto simile a quella di Sanders (università statali tuition-free per studenti le cui famiglie hanno un reddito sotto i $120.000, ad esempio) e se domani riusciamo non solo a fermare Trump ma anche a ribaltare il senato e la camera dei rappresentanti, c'e' la speranza non solo che l'apocalisse venga sventata ma che il progresso sia assicurato almeno per i prossimi 4 anni.
E non dimentichiamoci della SCOTUS, la Corte Suprema, e del fatto che gia un membro sia mancante dopo la morte non prematura di Antonin Scalia e che almeno altri 3 sia puri-settantenni potrebbero mancare nei prossimi 4 anni: se l'idea che Trump nomini giudici anti-aborto, anti-gay non vi spaventa, state leggendo il blog sbagliato.

Lo so che molti in Italia sono convinti che la Clinton voglia iniziare una guerra con la Russia, vi dico solo di controllare le fonti di queste notizie (spesso sono siti pseudo-giornalistici come Breitbart oppure riportano quanto detto da Trump come se fosse l'analisi fatta da esperti di diplomazia internazionale o militare), e di considerare invece che e' un fatto che Trump passa le notti su Twitter a mandare iatture a trasmissioni come SNL per averlo preso in giro. Trump passa ore su Twitter ad insultare comici che lo usano per fare satira, donne che raccontano che tipo di persona sia... (infatti la sua campagna gli ha bloccato l'accesso a Twitter negli ultimi 2 giorni!) Immaginatevi per un secondo che questa persona che si incazza per una presa in giro da parte di un comico sia a conoscenza dei codici per lanciare le testate nucleari...


Per il resto tra 24 ore sapremo se avremo 4 anni certamente di lotte per spingere in avanti il paese, e con noi speriamo il resto del mondo o 4 anni da incubo.

p.s.: io ho votato 2 settimane fa e il mio voto e' gia' stato registrato (che bello poterlo controllare online!).




















mercoledì 8 aprile 2015

Transgender: come Kristin Beck mi ha aperto gli occhi e il cuore verso una realtà che non conoscevo.

Se vivete negli US penso ve ne sarete accorti anche voi: un po' sottovoce, ma una nuova battaglia civile sta avvenendo in questo momento, ovunque ci giriamo troviamo i segni innegabili di questa spinta sociale e mediatica inarrestabile... e' una sorta di "guerra in sordina" che viene combattuta su molti fronti sociali, tra le forze del progresso e dell'uguaglianza civile e quelle del bigottismo e del fondamentalismo religioso, per dare pari diritti non solo alle donne e uomini omosessuali, ma a tutte le categorie incluse nella sigla LGBTQ, anche a quelle che sono da sempre tenute un po' ai margini dell'arcobaleno, a parte nelle Pride Parades; proprio negli ultimi mesi su riviste, show televisivi popolari e seguitissimi (Grey's Anatomy vi dice qualcosa?), notiziari, concorsi canori... ovunque ci giriamo, troviamo riferimenti ad una di queste categorie in particolare, e parlo ovviamente dell'ultima lettera, la lettera T. 
Mi riferisco alle persone Transgender.

Questo e' un post che scrivo e riscrivo da mesi, giuro, e' passato così tanto tempo da quando ho scritto le prime parole che all'epoca Bruce Jenner era ancora conosciuto solo per essere il patrigno un po' babbione delle onnipresenti sorelle Kardashian, Laverne Cox non era ancora stata nominata per un Emmy per il suo ruolo in Orange Is The New Black, e l'idea che il presidente degli Stati Uniti menzionasse le persone transgender in un suo discorso State of the Union era solo un'utopia...

Ma la miccia e' innescata, i tempi sono maturi, ed e' venuto il momento di mettere da parte i pregiudizi, i preconcetti nati da informazioni arcaiche ed inesatte, le opinioni basate non su ricerche scientifiche come questa (siamo ancora agli inizi, e quanta strada c'e' ancora da fare!) ma al meglio su ideologie religiose così bigotte che dovrebbero farvi vergognare di essere cristiani (o buddisti, o ebrei o di qualsiasi altra religione vi professiate), al peggio su barzellette stantie divertenti quanto un'unghia incarnata. E' giunta l'ora di aprire mente e cuore e imparare a conoscere ed accettare nella nostra società i tanti, tantissimi esseri umani che hanno sofferto e soffrono discriminazioni, ingiustizie, violenze quotidiane perché non corrispondono al canone tradizionale di identificazione sessuale "maschio/femmina" cui siamo abituati, e con la loro presenza ci sfidano ad una visione del gender/genere, che va al di la' del sistema binario che ci e' stato trapanato nel cervello da società, cultura, religione per secoli.

E' una conversazione che va fatta al di la' dei sensazionalismi, delle donne con la barba e degli uomini con la figa (dio, chissà chi arriverà al mio blog adesso!) che fanno certo scalpore e audience, ma spesso non fanno altro che perpetuare stereotipi negativi. 
E' una conversazione che va fatta con tutti, anche con le persone più giovani, anche con i bambini, al livello che possono comprendere e cui possono essere interessati, ovviamente, perché gender dysphoria, la disforia di genere e' documentabile e diagnosticabile nei bambini sin da eta' pre-kindergarten (prima dei 5 anni), e se amiamo i nostri figli, se abbiamo un cuore anche per quelli degli altri, non possiamo rimanere aggrappati ad idee che sono sbagliate non solo dal punto di vista medico, psicologico e scientifico ma anche e soprattutto, quello umano. Tra l'altro, fino ad un paio di anni fa, negli Stati Uniti almeno, la disforia di genere era chiamata gender identity disorder, disordine di identità di genere, ed era come tale classificato come una malattia mentale. Fortunatamente questa nomenclatura e classificazione sono state superate e cambiate recentemente, togliendo almeno dal punto di vista medico ufficiale lo stigma che ogni diagnosi relativa alla salute mentale comporta. Yey, un passo in avanti!!

Vorrei con questo post, se possibile, farvi capire che le sproloquiate ignoranti di personaggi al limite del ridicolo come Adinolfi e affini, vanno combattute con l'informazione, in quanto sono da considerarsi non valide sotto tutti gli aspetti in cui possono essere considerate. Perché l'ignoranza genera ignoranza, l'ignoranza nutre paure e crea vittime. Tutte le discriminazioni hanno radici nell'ignoranza e nella paura, e l'unico modo per combatterle e' informarsi con serieta' e apertura mentale. 

Vorrei riuscire a darvi delle informazioni utili che possano aiutarvi (come hanno aiutato me , visto che tutto ciò che conoscevo in merito era legato al fenomeno dei viados nei viali di Milano e altre città, quindi era poco e negativo) a conoscere meglio una categoria di esseri umani che per tanto, tantissimo tempo (eccetto in alcune culture come quella dei nativi americani ad esempio, in cui le persone dal doppio spirito - two-spirits sono venerate ed onorate perché portatrici, appunto dei due spiriti, femmina e maschio) sono stati fraintesi, derisi, marginalizzati, discriminati e perseguitati, ed ogni volta che hanno provato ad uscire alla luce del sole, fuori dai locali gay o dai confini del personaggio/macchietta comica, entro cui sono tollerati solo perché oggetto di risate e fonte di intrattenimento, hanno incontrato disprezzo, rifiuto e violenza. E le battutacce zotiche di chi non sa, e ha paura.

Vi starete chiedendo, forse, quali siano le motivazioni dietro questo mio interesse e passione, del perché voglio far parte di questa "battaglia" globale, pur nel mio piccolo...

Il motivo principale e' Kristin Beck.

                         Kristin Beck - 2014 Mike Jachles photo )

Ho "conosciuto" Kristin Beck nell'estate 2013: stavo surfando senza meta tra i vari canali televisivi, J e Violet erano andati a dormire, gli altri figli erano rinchiusi nelle loro tane, io cercavo qualcosa di interessante da guardare, visto che non ero ancora pronta ad abbandonarmi nelle braccia di Morfeo. Così di passaggio, l'ho intravista e qualcosa nella voce, nello sguardo e nell'atteggiamento di questa donna, che stava parlando con l'intervistatore Anderson Cooper, mi ha fatto fermare sul canale 200, CNN.

Era una voce leggermente profonda, un po' rauca e sensuale nella sua "diversità", non una di quelle voci iper-squillanti o strascico-nasali classiche di molte donne americane, ma una voce calma, misurata, senza inflessioni dialettali pesanti. Anche lo sguardo aveva qualcosa di profondo, e nascosta dietro un make-up leggero, si notava nei suoi occhi una quasi impercettibile nota di tristezza che, combinata alla prontezza del sorriso molto aperto, mi hanno immediatamente accattivata.

Un incontro casuale e virtuale, certo, ma Kristin mi e' entrata nel cuore, me ne sono innamorata subito, e più ho conosciuto la sua storia, più mi sono incuriosita e ne sono rimasta coinvolta emotivamente.

Kristin e' nata nell'estate del 1966 (come me!) in una famiglia di ceto medio-basso di origine nord-europea in upstate New York. Le e' stato assegnato il gender/genere (sesso) maschile, e le e' stato dato il nome Chris (Christopher).
Erano anni di fermento civile, di agitazioni, di manifestazioni e dimostrazioni contro guerre e contro governi, anni di rivoluzione musicale, di ribellione e di cambiamenti…  una realtà lontana anni luce da quella in cui era nato Chris, i cui genitori erano estremamente conservative e fortemente religiosi (prima luterani e poi evangelici). Era una famiglia in cui la Bibbia era la risposta più o meno a tutto.

Sin dai ricordi più indietro nel tempo, Chris rammenta di essersi sempre sentito a disagio nel suo corpo, si ricorda di essersi sempre identificato "dentro" più come bambina, di essere stato interessato più al mondo delle sorelle, ai vestiti con increspature, a mollette e fiocchetti, a smalto sulle unghie, che a quello del fratello … ma considerata l'epoca e la famiglia iper-tradizionalista e fortemente religiosa, non c'era spazio per le domande, per i dubbi. Chris, dopo aver visto la reazione che i primi tentativi di esprimere la sua identità avevano generato in famiglia -"You're a boy, not a girl! Boys don't cry! Pink is a girl color!"- aveva imparato subito a tenere tutto nascosto, tutto imbottigliato, represso, e la sua intera infanzia e adolescenza sono state segnate da questa profonda incongruenza tra il suo corpo e l'anima, evidente nel suo desiderio insopprimibile di voler diventare femmina, di essere come le sorelle, desiderio esternato nelle frequenti preghiere mormorate a Dio di scambiargli il corpo con quello della sorella maggiore, di cui indossava segretamente i vestiti che riusciva a "rubarle". I primi ricordi di questo cross-dressing, momenti nascosti che lo rendevano felice e lo "completavano", risalgono a prima del Kindergarten quindi a prima dei 5 anni, per poi diventare nel corso degli anni un piacere segreto e qualcosa di cui vergognarsi, una parte di se stesso da sopprimere.

Oltre al sentirsi "disadattato" per questa mancanza di allineamento tra il suo corpo e la sua "anima",  Chris per motivi mai capiti, diventa anche il punching bag (letteralmente) del padre, che lo mena frequentemente, accumulando così ai sentimenti di essere "sbagliato" dentro e fuori, di essere diverso, quelli di non essere all'altezza, di non essere degno dell'amore del padre. Un cocktail tristissimo di bassa autostima, inadeguatezza e vergogna che lo accompagneranno per i primi 44 anni della sua vita.

La religione ovviamente (non poteva essere altrimenti, vero?) ha giocato anch'essa la sua parte lurida, particolarmente dopo che i genitori, trasferita la famiglia in Virginia, cominciano a frequentare la chiesa di uno dei pastori più intolleranti e odiosi degli US, Jerry Falwell... si', proprio quello che aveva dichiarato che Tinky Winky, uno dei Teletubbies, era gay, e che aveva affermato che l'AIDS era l'espressione della collera di Dio contro i gay e contro una società che tollera gli omosessuali… gran bella persona davvero, proprio ciò di cui Chris NON aveva bisogno!
Quale fosse il livello del senso di isolamento e di solitudine in cui viveva Chris non e' facile da comprendere… Non solo non c'era nessuno con cui confidarsi, nessuno con cui parlare apertamente senza correre il rischio di essere deriso, come minimo, della discrepanza tra la sua identità interiore e quella esteriore, aggiungiamoci come ciliegina che, secondo gli insegnamenti religiosi ricevuti, Chris per il "suo" Dio era un peccatore, un pervertito, un abominio. La causa di tutti i mali del mondo.

Chris si butta nello sport, nel football, e visto che il padre era il coach della squadra della high school e lui era atleticamente dotato e di una determinazione notevole, riesce a conquistarsi un po' della stima paterna. Ma come adolescente rimane schivo, con pochi amici... cerca di avere una ragazza, ma non si sente mai a suo agio e tutti i tentativi di relazionarsi come maschio con le ragazze, falliscono.

Dopo essersi laureato in scienze politiche e aver intrapreso una carriera come analista a Washington, D.C., su suggerimento di un collega che ne aveva fatto parte anni prima, decide di di arruolarsi nella US Navy, nella marina militare, e di partecipare all'addestramento per diventare un Navy SEAL, il gruppo più elite dei Marines.

Ho scoperto durante la ricerca per questo post che per molte persone transgender, specialmente M to F (Male to Female, da maschio a femmina), una carriera militare serve spesso da copertura non tanto per "gli altri", ma per se stessi, perché far parte di un ambiente altamente virilizzato, in una cultura impregnata di testosterone come quella militare e' quasi una necessita' non solo per mettere alla prova la propria mascolinità e il proprio valore, ma anche perché la vita militare e' così intensa e vissuta sempre in movimento, sempre in azione, sempre testando i propri limiti fisici e mentali, che lascia poco tempo libero per pensare, per piangersi addosso, e in particolare per "rifugiarsi" nella propria identità segreta.
Per Chris si trattava anche di un tentativo estremo di cercare "una cura", di cercare di far sparire questo suo sentirsi profondamente donna, che nessuno avrebbe accettato e che nemmeno lui riusciva a comprendere, a quel punto.

In questo momento le stime danno il numero di transgender in un ruolo attivo nel forze armate americane ad oltre 15 mila individui. Ma devono tenere la loro identità nascosta, perché l'eliminazione della legge Don't Ask, Don't Tell non ha incluso anche le persone transgender. Se includiamo anche i veterani, chi e' "in pensione" (che non significa necessariamente essere un/a vecchietto/a, eh? si può andare in pensione da una carriera militare dopo 20 anni) il numero sale a quasi 150 mila persone! Per fortuna ora, grazie anche a Kristin, il Pentagono e' sempre più vicino ad aprire le porte del servizio militare alle persone apertamente transgender (come già fanno altre forze armate nel mondo, ad esempio quelle australiane, quelle britanniche, quelle israeliane, etc.)

Dopo le 8 settimane di boot camp e il training specializzato per diventare Quarter Master, Chris inizia il training per diventare membro dei Navy SEAL, il cosiddetto BUD/S (Basic Underwater Demolition/Seal): per darvi un'idea, e' il training rappresentato, in modo fittizio ovviamente, nel film G.I. Jane, con Demi Moore… potete farvi un'idea più accurata del tipo di addestramento super-umano cui le reclute sono sottoposte qui. Chris eccelle durante questi 6 mesi di prove fisiche e mentali intensissime, tanto che gli viene riconosciuto il ruolo di Honor Man, un risultato eccezionale per qualsiasi persona, in particolare per uno "come lui".
Chris diventa così ufficialmente un Navy SEAL. I genitori sono finalmente orgogliosi di lui, e lui di se stesso: essere parte di una gruppo speciale, avere una "famiglia" di altri SEAL con cui stabilire anche per necessita' un legame fortissimo, e una carriera al servizio del proprio paese, gli danno una ragione per vivere, e lui si butta in questa professione con tutta l'anima, il corpo e la mente, partecipando in 20 anni di servizio militare a 13 deployments (per 13 volte e' stato inviato all'estero) di cui mi sembra 10 in posizione di combattimento, membro dell'unita' anti-terrorismo chiamata SEAL Team 6 (il gruppo che riuscirà poi a fare il raid nel compound di Osama Bin Laden, per dire), distinguendosi per la sua ingegnosità (diverse sue idee sono state poi implementate fisicamente a beneficio di tutte le forze armate) e per il suo valore.
 Ferito diverse volte, ha ricevuto molte medaglie per valore ed eroismo, incluso il Purple Heart, la Bronze Star con la V e molti altri riconoscimenti.


      Chris Beck con le numerosi decorazioni  - 2011 (da CNN) 

Ma questi 20 anni come SEAL non sono serviti a cancellare la sua identità di donna e, uscito dal militare nel 2011, con 2 divorzi alle spalle, e 2 figli con la prima moglie, ragazzi che quasi non conosce perché nati tra un deployment e l'altro, decide di fare l'azione più coraggiosa della sua vita, e di "uscire" all'aperto come donna, iniziare la sua transizione per fare finalmente combaciare l'esterno con l'interno. 

Libera di essere finalmente se stessa, Chris diventa Kristin, e con un coraggio unico decide di raccontare la sua storia ad una psichiatra che poi si fara' autorizzare a scrivere, molto malamente tra l'altro, un libro (Warrior Princess, la Principessa Guerriero) e che, con una sorta di truffa, togliera' a Kristin ogni diritto di scrivere libri sulla sua vita, lasciandole solo la possibilità di rilasciare interviste o partecipare a documentari (questa situazione e' ancora un po' poco chiara, ma Kristin non riceve un centesimo dalle vendite del libro ed e' molto esplicita sul fatto che on vuole supportarlo o spingerne la vendita). 
Questo libro, per quanto sia "maledetto" per i problemi legali che ha creato a Kristin, riesce pero' a creare molto interesse per la sua storia, e infatti l'intervista con Anderson Cooper su CNN, e la copertura mediatica che ne e' seguita, nasce proprio in seguito ad esso; da quel momento in poi, Kristin, quasi controvoglia, diventa un'attivista per il riconoscimento dei diritti dei transgender non solo in ambito militare (visto che comunque servono e hanno servito nella forze armate ugualmente, ma "in the closet") ma per diritti dei transgender in generale.

Un anno dopo, nel 2014, esce un documentario molto bello e molto toccante dal titolo Lady Valor (prodotto da CNN e disponibile su Netflix e Vimeo, per chi fosse interessato), che ho guardato con le ragazze, in cui Kristin viene seguita da una una telecamera nella sua vita quotidiana, telecamera che la coglie nelle interazioni col padre (che ancora lo chiama Chris e si riferisce a lei con pronomi maschili, ma che ha accettato la sua transizione), con  il fratello e una delle sorelle (la madre e le altre sorelle stavano all'epoca ancora "lottando" contro la sua trasformazione, la madre le aveva persino detto "Ma non potevi essere gay, come tanti?") che adesso ammette di adorare Kristin come sorella maggiore... 
La vediamo con leggings e stivali coi tacchi partecipare al tiro al piattello con padre, fratello e sorella (e dimostrare la sua mira infallibile!), la seguiamo in giro per gli US con il suo cane Bo nel suo camper, durante vittorie e riconoscimenti, nei momenti di gioia con gli amici, e anche i dispiaceri e i dolori, quelli fisici dovuti alle numerose ferite durante le azioni di combattimento, e quelli mentali, dovuti ai suoi demoni personali, di cui riusciamo ad avere un assaggio, ad esempio, quando parla brevemente al telefono con i figli, che ovviamente stanno facendo fatica ad accettarla.... La vediamo scegliere vestiti, mettersi il make-up... gesti normali nella vita di molte donne, che diventano pero' vittorie civili perché fatte da lei di fronte a una telecamera e a un pubblico. 
Una delle parti che mi ha colpito di più e' quando una persona, una donna, venuta a casa sua per un lavoro mi sembra, si rende conto che Kristin e' transgender e le chiede "So now, do you like men or women?" Allora adesso cosa ti piacciono, gli uomini o le donne?
La risposta di Kristin sarebbe da incorniciare nella sua sempicita': "I like people".  Mi piacciono le persone. Boom. Ecco la risposta a tutte le domande: cosa importa il sesso, l'orientamento sessuale, il modo di vestirsi o di presentarsi! Parafrasando Martin Luther King Jr., dobbiamo imparare tutti a giudicare le persone, e ad amarle, per il contenuto del loro cuore.
Oggi Kristin e' candidata al congresso per lo stato del Maryland, e sono sicura che più che mai si trova a combattere contro stereotipi e ignoranza. Spero proprio che vinca (credo che sarebbe la prima rappresentante transgender nel congresso americano) perché oggi più che mai abbiamo bisogno di integrità e coraggio nel governo.


Kristin Beck - Lady Valor

I like people, mi piace la gente, una verità essenziale e schietta, mentre noi siamo così fissati nel cercare di ingabbiare ed etichettare lo spirito umano, metterlo sempre su un binario e limitarne il viaggio... Siamo tutti in qualche modo ancora presi dall'idea che tutto ciò che esce in qualche modo dal sistema binario in cui classifichiamo le persone sia qualcosa di pervertito da evitare, da "curare", certamente inferiore e da ridicolizzare. 
Ma al di la' di questo rigido dualismo che siamo abituati ad usare come metro per misurare una persona, davvero, nel grande schema della vita, in questa nostra ricerca della persona da amare e da cui essere amati, e' davvero così importante sapere se questa persona e' maschio, femmina o quant'altro?
Alla fine Kristin ha un solo desiderio, che esprime durante il documentario diverse volte, che e' poi il desiderio che abbiamo tutti: di vivere la sua vita con dignità ed essere felice. Dice "I'm a human being and I deserve dignity and respect. It would be such a sucky world if we were all the same" Sono un essere umano e merito dignità e rispetto. Il mondo farebbe proprio schifo se fossimo tutti uguali. 
Ci sono una semplicita' e una chiarezza nel suo messaggio, che sono impossibili da negare.

La storia di Kristin Beck e' una storia tipica di molte persone transgender, e ce ne sono tantissime, che per anni hanno dovuto reprimere la loro identità e nascondersi negli armadi, spesso letteralmente, ogni volta che volevano esprimerla, costretti a vivere la vita entro i confini dati da società, cultura e religione e basati solamente sulla loro anatomia.
Ogni giorno su notiziari e programmi televisivi, telefilm, film, siamo testimoni della presenza in mezzo a noi delle persone transgender, spesso purtroppo solo perché vittime di assalti e violenze: secondo le statistiche più recenti, ci sarebbero in questo momento più di 700,000 individui transgender in America, ma un numero esatto e' difficile da ottenere in quanto molti vivono la loro vita da anni stealth, clandestinamente, cioè lontani dalle loro famiglie e da vecchi contatti, senza rivelare a nessuno la loro transizione, e senza che la società se ne accorga; come ad esempio e' successo alla Professoressa Lynn Conway, che ha allineato il suo corpo/genere biologico (maschio) con la sua identità di femmina negli anni '60 e ha vissuto per anni senza che nessuno sapesse che, anagraficamente, questo genio informatico, fosse nato maschio. Potete leggerne la storia incredibile qui (c'e' anche il link in italiano). 

Le probabilità sono elevate che conosciamo tutti almeno una persona che sia transgender, spesso senza che lo sappiamo, ed e' vero che oggi sembra che sempre più persone "di una certa eta'" si dichiarino transgender, ma non si tratta di un segno dell'arrivo dell'apocalisse o la conferma della depravazione del mondo, come le voci più impaurite e ignoranti della societa' vorrebbero farci credere: ringraziamo invece il progresso raggiunto grazie all'impegno e alla dedizione di attivisti come Kristin e dei suoi sostenitori, che hanno reso possibile una maggiore accettazione di una realtà che esiste da sempre, ma nascosta, perché adesso identificarsi come transgender e' leggermente meno pericoloso di qualche anno fa, in quanto certamente esiste più supporto e più informazione.

Informazione e supporto disponibili a tutti, anche a chi, come me, transgender non e'.
Così mi sono buttata nella ricerca, tra articoli, libri, video, e ho imparato tantissimo. 
Senza nessuna presunzione, e nella speranza di non offendere o fare torto a nessuno che sia  transgender, eccovi una sorta di "bigino" veloce per capire meglio i vari aspetti dell'essere transgender e alcune delle sue diverse sfaccettature. Non e' assolutamente completo, ma spero vi dia almeno un'idea della profondità dell'universo nascosto dietro la parola transgender.

GENDER, questo sconosciuto.

Gender e' il termine inglese che significa "genere" e quando lo si usa linguisticamente, ci si riferisce alla classificazione di maschile, femminile e neutro, che in inglese appunto (ed altre lingue) viene attribuita ad oggetti e "cose" che ovviamente non presentano caratteristiche biologiche sessuali (parentesi: provate voi a spiegare ad uno di madrelingua inglese perché la banana e' femmina e il cespuglio e' maschio... insomma l'assegnazione di genere in molti linguaggi e' assolutamente arbitraria...)

Quando parliamo di gender in ambito biologico, generalmente ci riferiamo all'assigned gender (biological gender), il genere assegnato, quello biologico, cioè all'anatomia sessuale evidente alla nascita di ogni individuo, ed e' strettamente binario (con l' eccezione degli individui chiamati "intersex", cioè persone nate con un'anatomia esterna e/o interna che non sono chiaramente definite o che non si adattano a nessuna definizione di genere, spesso per anormalità cromosomiche, o di altro tipo) e, manco fosse scolpito nella roccia come la tavola della legge di Mose', determinerà dalla nursery dell'ospedale all'estrema unzione, il modo in cui una persona verra' identificata, socializzata e limitata, con "l'aiuto" e la pressione esercitata da famiglia, società e dalla miriade di altre influenze esterne che ci marchiano dal momento in cui siamo nati. Il gender biologico diventa lo "stampino" cui dobbiamo tutti adattarci, secondo un copione sociale che ci dipinge di azzurro o di rosa, dimenticandosi dell'infinita varietà dei colori presenti in natura.

Ma il gender e' molto di più di quanto si nasconde sotto boxer o mutandine.

Uno dei fattori più banali e più importanti nella classificazione femmina/maschio degli esseri umani, perché e' il più visibile, e' quello che serve da comunicazione immediata con gli altri membri della società, cioè la gender expression, l'espressione del genere, in altre parole, come ci esprimiamo, come ci presentiamo, il mix di segnali che "lanciamo" verso l'esterno, che include ma non si limita a: quello che indossiamo, il taglio di capelli, l'uso o meno del make-up, il modo in cui ci muoviamo, i giochi che preferiamo, persino l'interesse verso un certo tipo di lavoro/carriera piuttosto che un altro; tutte cose che non hanno niente a che vedere con l'identità di una persona di per se', ma con il livello di "allineamento" che ognuno di noi ha con delle convenzioni sociali fittizie (ma accettate da "tutti"), con delle caratteristiche esterne che la società in cui viviamo ha deciso siano identificative di un genere o un altro. Prendiamo ad esempio una gonna: un vestito o una gonna nella societa' occidentale odierna sono considerati una espressione della femminilità di una persona, così come le scarpe coi tacchi che, a parte alcuni circoli più aperti e come quello della moda, danno il messaggio immediato "femmina".
Spostiamoci geograficamente o nel tempo e vediamo che in alcune parte del medio oriente indossare un caftano e' per gli uomini la norma, oppure nella Francia del Re Sole gli uomini sfoggiavano dei tacchi da giramento di testa.  
Per la maggior parte delle persone, l'espressione del genere si allinea senza troppi problemi con quanto stabilito, ma quando non succede la societa', confusa, reagisce ridicolizzando chi fuoriesce dalle regole, oppure con odio e violenza. Basti pensare agli sforzi che ha dovuto fare il movimento femminista negli ultimi 40/50 anni, per far si' che alle donne fosse consentito presentarsi con identificativi tipici maschili (capelli corti, giacca e pantaloni, ad esempio) senza problemi. Mi ricordo quante volte mia mamma, ma anche mio padre, mi avevano rotto le palle da bambina, perché ho sempre prediletto (almeno da quando ho dei ricordi) indossare capi comodi che mi consentissero ad esempio di arrampicarmi su un albero e appendermi a testa in giu. Ero un "maschiaccio" (che parola negativa!) allora, ma ancora oggi, pur possedendo abiti, gonne e scarpe col tacco, jeans e maglietta rimangono la mia "divisa", l'abbigliamento in cui mi trovo più a mio agio, in cui mi sento più me stessa. Ma anche se scelgo di esprimermi con alcuni tratti esterni che sono considerati più maschili che femminili, questo non mi identifica con un maschio perché IO non mi sento maschio. Mi sono sempre sentita femmina dentro, sono sempre stata attratta da persone del sesso opposto al mio... era come esprimevo il mio genere che metteva in difficoltà a volte la società e i miei genitori. 

Ma il gender e' molto di più di quanto chi ci sta intorno può vedere e notare di noi..

La parte forse più importante del concetto gender si riferisce a ciò che ogni individuo sente di essere internamente. Parlo della gender identity, l'identità di genere che e' qualcosa che non necessariamente coincide con il genere biologico e/o il modo in cui ogni individuo sceglie di esprimersi. L' identità di genere e' qualcosa di interno, di profondamente radicato, ed e' la parte centrale del senso di se' di tutte le persone. Ognuno ripensi a se stesso quando era bambino/a: immaginatevi se qualcuno, un genitore o un insegnante fosse venuto a dirvi no, non sei maschio (o femmina) negando così il genere in cui presumibilmente vi siete sempre sentiti a vostro agio (probabilmente quello biologico)... cosa avreste provato? E' difficile da spiegare e da capire, per chi non e' transgender: si tratta di una condizione di cui per anni (secoli) si e' saputo poco o niente, e che solo oggi viene studiata e considerata scientificamente. Si stanno ancora studiando le possibili cause fisiologiche del "transgenderismo" come condizione biologica di incongruenza tra identità di genere e genere biologico, e diversi studi puntano alla struttura dell'ipotalamo e del sistema nervoso centrale, che si "creano" durante le fasi iniziali della gravidanza, durante il processo di imprinting regolato da ormoni; l'embrione il cui sistema nervoso centrale e' mascolinizzato, da bambino percepirà se stesso come maschio, indipendentemente dall'esistenza di cromosomi xy; se invece il sistema nervoso centrale non viene mascolinizzato a livello embrionico, il bambino percepirà se stesso come femmina, a prescindere dalla presenza dei cromosomi xx.
Di sicuro si sa che l'identità di genere e' forte e insopprimibile, e non e' determinata da un costrutto sociale, da come una persona viene cresciuta, dalla famiglia o dall'ambiente in cui cresce. E non ha niente a che vedere con l'identità sessuale. 

Perché il genere biologico, l'espressione del genere e l'identità di genere di ogni individuo sono assolutamente indipendenti dal suo orientamento sessuale.

Parlavo prima delle "regole" della societa' in cui ci troviamo a vivere e di come siano legate strettamente all'assegnazione del gender biologico e, come gli argini artificiali di un fiume, cerchino di tenere il miscuglio che rende ognuno di noi unico sotto controllo, facilmente identificabile. Una di queste regole, che non ho mai capito perché sia diventata in qualche modo uno dei punti di battaglia di tutte le religioni, o quantomeno di quelle di origine abramitiche, e' l'orientamento sessuale: non importa quale sia il tuo genere biologico, per evitare la collera di dio, o forse quella dei sui seguaci più zeloti,  devi essere attratto da un essere umano (vedete, non parlo di cani o capre...) biologicamente di genere opposto al tuo. Quando questa regola non viene rispettata, secondo pastori, vescovi e altri leader religiosi, pare che dio si incazzi come una biscia e faccia piovere cavallette a destra e manca e, come punizione ai liberali pro-gay di Hollywood, si succhi tutta l'acqua della California!  

Quello che penso dell'omosessualita' e dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, del loro diritto di formarsi una famiglia, lo ho già espresso ampiamente qui e in molti altri post (vedi quelli etichettati gay rights), e qui negli US negli ultimi 3 anni sono stati fatti enormi passi in avanti verso la parita' civile, i matrimoni gay sono legali e riconosciuti nella maggior parte degli stati, ma altri stati (notare la locazione geografica... il mid-west e il sud>> Arkansas, Georgia, Kentucky, Louisiana, Michigan, Mississippi, Missouri, Nebraska, North Dakota, Ohio, South Dakota, Tennessee, Texas) rimangono ancorati alla parte sbagliata della storia... Insomma, la battaglia per l'uguaglianza e' lungi dall'essere vinta, quando ancora si discute la legalita', anzi la costituzionalità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso non perché esistano ragioni razionali, legali o logiche, ma perché in questi stati, e in Italia, si usa come guida civile una collezioni di libretti/storie scritti 3500 anni fa da un gruppo di uomini che temevano che tutti fenomeni naturali e celesti fossero espressione delle emozioni di un'entita divina (gender asssegnato maschio, ovviamente) che a parer mio sfoggia caratteristiche comportamentali molto simili alla sindrome premestruale della sottoscritta (non chiedetemi dettagli), che invece di essere legate alla fase del ciclo biologico femminile, sono strettamente connesse ai comportamenti sessuali di una specie animale su centinaia di milioni presenti su questo pianeta, l'essere umano: altro che Dio d'amore, questo padre/padrone/creatore/guardone e' un'entità vendicativa, incazzosa e che, ammettiamolo dai, si comporta un po' come un sex-addict, un po' troppo interessata a quello che succede solo le coperte tra gli esseri umani per essere davvero divina... 
Ma divago...
Come potete immaginare, anche parlando dell'orientamento sessuale in riferimento alle persone transgender, non esistono regole: alcune persone transgender, che prima della transizione avremmo considerato omosessuali perché attratte da persone del loro genere biologico/identita biologica, una volta allineato il loro gender biologico e/o espressione di gender con la loro identità, diventano eterosessuali, e viceversa. Joanne Herman, autrice del libro "Transgender explained for those who are not" (Transgender spiegato per chi non lo e') era sposata con una donna, quando ancora era conosciuta come Jeff. Diventata Joanne nel 2002, a quasi 50 anni, e' rimasta attratta dalle donne, in particolare e' rimasta sposata alla moglie di molti anni, diventando a tutti gli effetti una lesbica. E così anche Kristin Beck, perché come dicevo sopra, l'orientamento sessuale e' assolutamente indipendente da tutto il resto che definisce il genere di una persona.

Quindi, riassumendo, il gender e' molto di più che la presenza di un pene o una vagina, del pomo d'Adamo o delle tette. E molto di più del colore che preferiamo indossare o del fatto che ci piaccia giocare con i pentolini o i camioncini...
Per capire bene la complessità e varietà di gender possibili per ogni essere umano, studiatevi bene questa "Genderbread Person" (gioco di parole da "gingerbread man") qui sotto, che conferma come cercare di definire il gender sia come una ricetta, un pizzico di questo, un pizzico dell'altro... 
Se non riuscite a leggere tutte le spiegazioni scritte (sono minuscole..),  questo e' il link...




Transgender BON-TON: ovvero come comportarsi con una persona transgender

Anzitutto, quando ci si riferisce ad una persona transgender, usiamo il pronome che rappresenta l'identità con cui la persona si presenta, quindi ad esempio, parlando di Kristin Beck, ho usato il pronome femminile, perché lei si presenta come donna, si considera donna, e' donna.

Dovessi parlare di Chaz Bono, nato biologicamente femmina (Chastity) da Cher e Sonny Bono, userei "lui", perche' Chaz si presenta come uomo, si considera uomo, e' uomo. Nel caso di persone la cui identita' e' meno chiara, va bene chiedere rispettosamente come questa persona voglia che ci rivolgiamo a lei, se come "lei", "lui" o in qualsiasi altro modo preferiscano. Avevo letto una volta un articolo (italiano) in cui ci si riferiva ad una donna transgender come "lui": l'ho fatto anche io, parlando di Chris, prima della sua transizione, perché pur avendo già un'identità femminile, si presentava come maschio.
Siete confusi? Non siete i soli, ma ricordiamoci che nel dubbio, e' consentito chiedere, se lo si fa rispettando la dignità della persona.
E per favore, cerchiamo di non usare transgender come nome, e' un aggettivo, quindi usiamolo come tale: un uomo transgender, una donna transgender, persone transgender.
Io tendo ad evitare l'uso di termini come trans/tranny e persino transessuale (anche se quest'ultimo e' politicamente/linguisticamente corretto), per il motivo principale che hanno una connotazione negativa al limite dell'insulto.
Quindi vi do la mia benedizione per usare il termine transgender liberamente: si', e' una parola inglese, ma non ha il peso di anni e anni di ingiurie legate ad essa.

Un enorme NO-NO: non e' consentito chiedere alla persona trangender se sia stata operata, "cosa abbia sotto le mutande" o se le tette siano vere o finte... sono domande invadenti, che non faremmo a persone non-transgender, quindi nello stesso modo, nonostante la forte curiosità, comportiamoci in modo educato. Tra l'altro, per molte persone transgender, almeno qui, l'intervento chirurgico di allineamento sessuale e' una procedura non coperta dall'assicurazione sanitaria, quindi rimane qualcosa di irraggiungibile; se poi consideriamo che, proprio per la discriminazione che ancora e' consentita in molti stati, quando una persona si dichiara transgender (vuoi che sia prima della transizione o dopo) le probabilità sono elevate che possa venire licenziata, iniziando così un ciclo di difficoltà economiche che partono dal nel trovare e mantenere un lavoro (vi ricordate quando parlavo dei viados? Per molti transessuali/transgender non e' che la prostituzione sia una scelta, diventa l'ultima spiaggia per sopravvivere...), una casa, etc.
Altre persone transgender poi scelgono di NON fare nessuna operazione perché si sentono sufficientemente a loro agio solo con i cambiamenti impartiti dalle iniezioni di ormoni e dalla possibilità di esprimere esternamente la loro identità, al di la di quello che si nasconde sotto boxer e mutandine (repetita iuvant...)
E mai, MAI... come dite in Italia?, "fare outing" di una persona transgender che non si e' rivelata al mondo come tale!!

I bambini transgender

Ci sono persone, qui come in Italia, che aggrappandosi ad ideologie che, sostengono loro, sono nate dalla loro forte fede e religiosita', perpetuano quanto di meno amorevole e "buono" esiste nelle loro religioni. Si proclamano difensori della civiltà, della libertà d'espressione e della "famiglia naturale",  queste sentinelle dai tanti nomi, ma sono tutti solo dei paladini di ottusità medievali che mi fanno venire i conati di vomito. E sostengono che l'idea del gender sia frutto di non so quale demonio corruttore dell'innocenza dei bambini.
Ma proprio perché i bambini sono innocenti invece, e' vero l'opposto: nella loro purezza i bambini sanno quello che "sentono",  e chi ha figli può confermare, sanno "chi sono" sin da quando hanno circa 2 o 3 anni, cioè da quando finalmente riescono a distinguere la loro esistenza come separata da quella della mamma (o della persona più presente fino a quel momento). Quando si rendono conto di non essere un'appendice del genitore, li' cominciano a dichiarare la loro identità. E per la maggioranza dei bambini, l'identità e' chiaramente in linea con quanto i genitori si aspettano: camion, trenini e spiderman per i maschietti, bambole e cagnolini, principesse e vestitini per le femmine.
Vi ricordate quando parlavo di gender expression? Be' ci sono tanti bambini che se ne sbattono di quello che i genitori gli appioppano e si interessano a giochi o attività o vestiti che sono considerati più un'espressione del sesso opposto. Anche in questo caso, il rosa e l'azzurro sono solo due estremi, io ad esempio giocavo per ore col cicciobello, ma erano sempre avventure nella giungla, sulle montagne, dove i cicciobello era il mio fratellino che io dovevo in qualche modo salvare... insomma tra il rosa e' l'azzurro, esistono 1000 sfumature di grigio...
A volte queste espressioni e queste preferenze cambiano col tempo, a volte no, ma non influiscono sull'identità di genere del bambino.
Ma altre volte, non si tratta solo di una fase, di un periodo in cui bambino vuole giocare con le bambole o una bambina che preferisce indossare i pantaloni alle gonne.
A volte e' una certezza che pur nella sua giovanissima eta', il bambino/a non può smettere di esprimere, di urlare... e se un genitore e' attento e ascolta il proprio figlio, invece delle voci stonate e gracchianti che vengono dai pulpiti delle chiese e templi vari, capisce che si tratta di qualcosa di più profondo di un periodo di confusione...

Cosi' come e' successo a Jazz, che nel 2007 e' stata soggetto di uno special su ABC, condotto dalla mitica Barbara Walters (non lo trovo online ma potete guardare uno special fatto per un canale australiano nel 2009 qui): la prima bambina transgender ad essere sottoposta allo scrutinio pubblico di una nazione che stava appena "scaldandosi" all'idea che gli omosessuali fossero persone normali e non dei pervertiti da mettere al rogo, o il frutto di qualche atto incestuoso tra due diavoli. A 6 anni aveva appena cominciato ad apparire in pubblico secondo la sua identità di femmina. Perché la "fase" in cui questo "bambino" voleva vestirsi continuamente come una bambina, la "fase" in cui correggeva (sin da quando aveva iniziato a parlare) i genitori che dicevano "You're such a  good boy!" dicendo "I'm a girl", non era una fase. Perché una fase per sua natura ha un inizio e una fine. Per Jazz invece era qualcosa che continuava e cresceva ogni giorno. Jazz a 7 anni circa spiega come può cosa vuol dire essere transgender:



Da allora,  Jazz e' rimasta sempre al centro dell'attenzione del pubblico, diventando anche lei un'attivista per la causa della gioventù transgender (ha anche scritto il libro per bambini I Am Jazz) e più recentemente e' stata inclusa dalla rivista Time nella lista dei "Most Influential Teens", una degli adolescenti di grande influenza, e un paio di mesi fa e' stata scelta dalla Johnson & Johnson come la "faccia" che rappresenta la marca Clean and Clear per la nuova campagna nazionale "See the Real Me". E in una mossa che ho applaudito in piedi per diversi minuti, lo stesso canale che produce lo show dei conigli fondamentalisti... dei Duggar, quest'estate manderà in onda un reality con Jazz come protagonista, intitolato All That Jazz  Cosa vi dicevo all'inizio del post? La miccia e' accesa....




Ma Jazz e la sua famiglia non sono sole.
Durante la mia ricerca mi sono imbattuta nella storia di Ryland Whittington. Simile a quella di Jazz, ma dal punto di partenza opposto. La famiglia di Ryland ha creato >> questo video <<, che ogni volta che guardo mi commuove manco stessi tagliando 2 chili di cipolle. Mi sembra giusto che ve lo guardiate anche voi... perché tutta la confusione, magari l'odio, o il disprezzo, il ridicolo che potete provate ancora per le persone transgender, dovrebbe sciogliersi. Se non succede, siete dei mostri.

Un'altra bambina di 6 anni, A.J. ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia che, nonostante fosse molto religiosa e politicamente schierata con il partito che e' notoriamente contro i gay (come quella in cui e' nata Kristin), si e' fermata ad ascoltarla e ha avuto il coraggio di cambiare tutto, città, amici etc. per dare alla figlia la possibilità di essere se stessa. Nel video qui sotto la madre, Debi Jackson, racconta la loro storia, la storia della loro bambina, nata nel corpo di un maschio, ma che già a 4 anni diceva "Mom, you know I'm a girl, right? I'm a girl inside"e controbatte con lucidità molti dei commenti e delle critiche che ricevono quotidianamente dalla gente che si imbatte nella sua famiglia. Da non perdere anche questo!



Tanti genitori illuminati ascoltano i propri figli, pensiamo ad Angelina e Brad, che hanno accettato il fatto che Shiloh da anni voglia farsi chiamare John. Oppure alla mamma di Cory, un teenager transgender in Canada, o ai genitori di Kyle... quanti bambini, quanti ragazzi possiamo salvare da una vita di incongruenza e di dolore, riconoscendo il loro diritto di essere chi sono, senza giudizi e pregiudizi?
E' importante riconoscere se un proprio figlio e' transgender da piccolo, perché e' possibile posticipare la pubertà (che porta con se tutti i tratti sessuali secondari che, se non corrispondono all tua identità di gender vera, sono una vera e propria tragedia: seno, curve, barba, pomo d'Adamo, voce bassa, etc.) dando un po' più di tempo prima di iniziare il trattamento ormonale per allineare il gender biologico il più possibile all'identità.... Perché una volta cambiata la voce, ad esempio, non ci sono iniezioni di estrogeno che te la facciano tornare a livelli più "femminili".
E' importante riconoscere, accettare ed aiutare un figlio transgender, e rendere la nostra società inclusiva di tutto lo spettro LGBTQ perché la percentuale di suicidi per le persone transgender supera il 40% (negli US), e considerato che molte famiglie si rifiutano di ascoltarli, si rifiutano di aiutarli ed accettarli, molti ragazzi transgender finiscono per strada, senza casa, senza soldi, senza aiuto, con un corpo che non e' il loro e nessuno che li aiuti o li accetti.
Aggiungiamo al suicidio anche gli atti di violenza perpetrati quasi quotidianamente contro le persone transgender, gli omicidi.... avete mai sentito parlare di "transphobia"? Pare che sia la difesa usata spesso da persone che decidono di ammazzare una persona transgender...
Ignoranza, paura,  discriminazione, violenza. E' un ciclo che dobbiamo interrompere.

Perche' alla fine questa e' vera empatia, questa e' vera compassione, non quella sbrodolata dai pulpiti la domenica, che e' spesso accompagnata da una bella dose di discriminazione e bigottismo. E' quella che consente, anzi promuove il diritto alla dignità, al rispetto e alla ricerca della felicita' di tutti gli esseri umani, a prescindere dal loro gender e dal gender di chi amano.



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Alcune risorse utili per chi vuole approfondire l'argomento (lista che cercherò di tenere aggiornata):

SUL WEB

Transgender in the military Blog

Transgender Kids (Supporto per bambini e adolescenti transgender e le loro famiglie)
Prof. Lynn Conway's Website (informazioni sui transgender e i transessuali, principalmente da M a F)
Transparenthood (esperienze di genitori con figli transgender)
Welcoming Schools (Risorse e strumenti per promuovere l'inclusione e fermare il bullismo nelle scuole)


FILM/DOCUMENTARI/TV

Transamerica (con Felicity Huffman)
Transparent (serie televisiva, prodotta esclusivamente per Amazon Prime)
Lady Valor (con Kristin Beck)
Just Gender (documentario fatto di spezzoni originali e interviste di numerose persone transgender)




Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...