mercoledì 30 settembre 2015

Una colazione da provare: Hash del Far West con patate dolci

Con questo post partecipo al concorso 
"IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO" che il blog La Tana Del Riccio ha indetto per celebrare il suo quarto anniversario.
Se dovessi vincere, anche se ho miei dubbi visto che la maggior parte delle ricette che vi partecipano sono provenienti da blog di cucina/ricette, il premio, visto che non lo spedite all'estero (giustamente), troveremo un modo di farmelo recapitare da qualcuno che viene "dalle mie parti"...





Prima di vivere negli US, la colazione, da vera italiana, era per me sempre esclusivamente dolce: dal caffelatte con biscotti a casa, al cappuccino con la brioche in un bar, come milioni di italiani le mie giornate iniziavano sempre banalmente e noiosamente nello stesso modo, con una bevanda a base di caffe' e un qualcosa di dolce, dove ogni input creativo era praticamente non esistente.

Come in altri ambiti, anche in campo "colazioni", venire in America ha aperto i miei orizzonti sulle innumerevoli possibilità e diversità che esistono nel mondo: mi ricordo ancora quando mio marito mi porto' per la prima volta da IHOP, International House Of Pancakes, le mie prima pancakes, con lo sciroppo d'acero e le fragole fresche (e senza l'onnipresente noce di burro, un alimento che non mi e' mai piaciuto anche durante i miei anni da onnivora)... che delizia!
Oppure la prima visita alla Waffle House: ristoranti ispirati dalle colazioni, che concetto! Per farvi capire, immaginatevi un cieco che finalmente ci vede e guarda un quadro di Pollock, o un sordo che acquisisce l'udito e ascolta una sinfonia o un coro... wow, mi sono detta, c'e' davvero tutto un mondo intorno!

Onde evitare le solite critiche, confermo che esiste anche qui l'equivalente noioso del beverone a base di caffe' + biscotti del Mulino Bianco (che poi dai, non penso che si meritino i contrabbandi di cui leggo in giro...), ed e' la colazione fatta con latte +cereali, perché anche se ce ne sono centinaia di tipi diversi, e' sempre davvero la solita menata che, se va bene durante le mattine in cui si e' di corsa e ci si deve preparare per scuola o lavoro, diventa tediosissima quando e' l'unico modo in cui si interrompe il digiuno notturno, mattino dopo mattino.

Come succede in tutti i campi ma specialmente in quello gastronomico, quando si esce dalle proprie abitudini e tradizioni e si accetta che altre cucine possono essere deliziose quanto la propria, e' tutta una scoperta avventurosa spesso piacevolissima.  Nel mio caso, ho scoperto le infinite variazioni e combinazioni possibili con pancakes, muffins, sweet buns, waffles, french toast + frutta, nocciolame, e... avete notato come non ho menzionato niente di salato, niente a base di uova, bacon, formaggi, salsiccette? Si' perché anche prima che diventassi vegan, l'idea di una colazione salata, super-unta mi faceva schifo.

Poi sono diventata vegan e, come ho scritto diverse volte, e' stato come aprire un'altra grande finestra culinaria sul mondo: all'improvviso ho scoperto ingredienti, spezie, verdure, frutta, granaglie che non solo non avevo mai assaggiato prima, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare; tutti pero' utilizzati in altre cucine e tradizioni normalmente.
Usando libri di ricette vegan ho scoperto che, eliminati uova, bacon, salsicce ed altre cose grasse e disgustose non più di mio gusto dalla cucina, l'idea di una colazione salata non era poi così spiacevole.

Cosi' ho iniziato a buttarmi, ogni tanto eh?, nelle colazioni salate, principalmente nei weekend... pensate, all'inizio ero così titubante che il primo tofu strapazzato l'ho fatto usando questo mix (tutti gli inizi sono sempre traballanti e pieni di incertezze), poi ho imparato ad essere più spericolata, accettando l'idea del breakfast burrito, della No-melet e delle patate al forno come colazione. E l'hash.

L'hash non e' un'invenzione americana, esiste in tanti altri paesi (certo NON l'Italia) e in pratica e' un miscuglio di carne tritata (barf), patate e cipolle cui viene aggiunto spesso alla fine un uovo (doppio barf), tutto cotto in padella con diverse spezie a piacere.
E' un termine che viene usato oggi anche per indicare qualsiasi piatto fatto di ingredienti avanzati o strani, una ricetta non-ricetta se vogliamo, concetto che una madre scazzata che non ama proprio cucinare non può che apprezzare (ogni riferimento a persone presenti e scriventi e' puramente casuale...).
Cosi' ogni tanto mi sono cimentata anche in Hash di Patate semplicissimi, usando patate pregrattuggiate e surgelate (si trovano in tutti i supermercati qui), cui poi aggiungevo della salsa barbecue o un po' di ketchup... buoni ma eh, niente di speciale.

Poi siccome l'universo funziona così, l'invito a partecipare al concorso de La Tana del Riccio e' arrivato proprio nel momento in cui avevo fatto una scoperta culinaria assurda, ma che voglio condividere: adoro le patate americane!
Sembra un po' una stupidata, visto che assieme alla patate e' uno dei tuberi "nazionali", ma siccome a mio marito non piacciono tanto (o per niente, nei modi in cui vengono usate tradizionalmente qui), non ho mai esplorato più di tanto ricette a base di sweet potatoes, se non l'occasionale zuppa invernale.
Quindi per 21 anni, le patate dolci non hanno fatto parte della nostra dispensa finche' anche lui, J, ha deciso di riprovarle, anche incentivato da recenti studi che hanno confermato che le sweet potatoes hanno un forte potenziale anti-cancro, e ha scoperto che gli piacciono molto quando sono fatte come "chubby chips", patatine cicciottelle, cioè tagliate a rondelle di 1 cm circa e passate sotto il broiler del forno (una sorta di graticola esistente nella parte superiore di tutti o quasi i forni di qui) dieci minuti da una parte e 5 all'altra. Vista la sua nuova accettazione, ho cominciato a comprarle più regolarmente e ho scoperto che le adoro cotte al forno intere (forno a 400F/205C per 45 minuti) e condite, una volta fuori dal forno, con salsa (quella messicana) o crauti!! Un abbinamento agrodolce assurdo ma che mi fa impazzire. Lo considero un colpo di genio della cucina fusion...

Ma per tornare al concorso, volevo sottoporre una ricetta che fosse diversa, che potesse interessare tutti, vegan e non, che fosse originale come tipo di colazione e come abbinamento di ingredienti (almeno per gli italiani), che fosse facile, nutriente e che rappresentasse un po' i sapori di questa zona.

Questo e' stato il risultato, e vi premetto che alcuni ingredienti in Italia potrebbero essere difficili da trovare, a partire dalle patate dolci, che se proprio non trovate, potete sostituire con quelle normali; se c'e' una sostituzione che conosco, ve la segnalo.
I quantitativi sono approssimativi, e' una ricetta "che perdona", quindi potete sbizzarrirvi con il famigerato "quanto basta" o meglio, come vi piace. Vi premetto anche che non uso olio ne grassi per cucinare da più di 4 anni, quindi la ricetta riflette questa nostra preferenza. Immagino che possiate usarlo, ma davvero, se avete una buona padella antiaderente, non serve.

Saro' anche pazza, ma a me fanno venire l'aquolina...



HASH DEL FAR WEST CON PATATE DOLCI 4 porzioni circa (dipende dalla fame che avete...)

INGREDIENTI:

PER L'HASH

- 4 spicchi d'aglio (se vi piace, altrimenti 2), sminuzzati bene
- 1 cipolla di media grossezza, a dadini
- 1 patata dolce grossa (circa mezzo chilo, ma anche di più),  sbucciata e a cubetti
- 1/2 cucchiaino di paprika affumicata
- 1/2 cucchiaino di chipotle in polvere (altrimenti 1 cucchiaino di paprika affumicata)
- 1/2 cucchiaino di cumino
- 1/2 cucchiaino curcuma
- sale, q.b.
- 40g coriandolo fresco (cilantro), tritato finemente

PER IL PICO DE GALLO

- 400g circa pomodorini ciliegia, a dadini
- 1 cipolla (piccola) a dadini
- 30g coriandolo fresco, tritato finemente
- sale q.b.

PER LA GUACAMOLE (facilissima) oppure provate questa

- 1 avocado, schiacciato bene con una forchetta
- lime (o limone), succo di mezzo frutto (o come vi piace)
- sale q.b.


PREPARAZIONE:

Riscaldate a fuoco medio una padella antiaderente, coperta con uno strato di acqua (cucinando senza olio, e' importante tenere d'occhio la padella, e aggiungere acqua un cucchiaio per volte, se necessario). Aggiungete aglio, cipolla, patate, spezie e sale, e fate cuocere, coperto, per 20 minuti circa, mescolando spesso e aggiungendo, appunto, acqua a seconda della necessita'. Il miscuglio e' fragrantissimo e le patate si "friggono" bene anche senza olio!
Quando le patate sono cotte (soffici), spegnete il fuoco, aggiungete il coriandolo, coprite e mettete da parte.

Mentre cuociono le patate, praparate la guacamole, mescolando i 3 ingredienti (semplicissimo) e il pico de gallo, mescolando i 4 ingredienti.

Mettete l'hash in mezzo a un piatto, con sopra un po' di pico de gallo, il tutto coperto da un po' di guacamole. Come vedete dalla foto, io ci ho aggiunto un po' di salsa picante messicana...



La foto non rende, ma non importa, e' il sapore che conta. E quello era una BOMBA!!

p.s.: E' una ricetta perfetta per un brunch. Ma siate creativi anche voi, uscite dagli stereotipi: non c'e' nessuna legge che vi impedisce di godervi un hash a pranzo o cena (o persino come snack freddo di fronte alla tv... true story...)






martedì 1 settembre 2015

La cronaca del mio primo triathlon.

Volevo intitolare questo post: I'm friggin' awesome, ma poi mi sembrava troppo... pero' fatemi gongolare un po' perché ce l'ho fatta: sabato 22 agosto ho partecipato - e finito - al mio primo triathlon (ne avevo parlato qui, ricordate?) l'Hummingbird Triathlon di Sierra Vista!

Che esperienza stupenda, mi ha lasciato di un eccitato e un carico che non provavo da tanto; e' stato sicuramente uno degli eventi più significativi della mia vita e ora mi e' rimasta una sorta di acquolina in bocca, il desiderio di rifarlo... non so se avete mai provato a saltare su un trampolino...  ecco ho provato un po' la stessa sensazione di quando rimbalzi e ti sembra di volare, ma poi rimbalzi un'altra volta e vai ancora più in alto che ti sembra di toccare il cielo.

E' stato facile? No, certo. Ma avendo passato gli ultimi 8 giorni post-gara senza allenarmi a causa di un raffreddore che probabilmente aveva aspettato che tensione e adrenalina si dissipassero per attaccarmi alla grande, e che mi ha impedito di respirare normalmente obbligandomi a vivere in simbiosi con la scatola di fazzoletti, ho capito quanto sia importante per me questo sfogo fisico, questo mettermi alla prova e spingermi, che faccio quotidianamente, queste ore in cui sono sola con me stessa, la mente libera. E' come se avessi trovato un grande amico, e questo amico sono io, che sudo e ansimo felice.
Ieri ho finalmente ricominciato ad allenarmi, e ho riprovato quelle sensazioni di energia e potenza che uno può provare solo quando spinge i propri limiti fisici, oltre ai confini da cui pensa di essere arginato. Ho corso per 2 miglia, poco piu' di 3 km, al ritmo di una canzoncina che era in repeat nel cervello e che suonava così "I'm a fucking triathlete, I'm a fucking triathlete,  I'm a fucking triathlete..." un jingle non proprio raffinato lo so, ma che non solo mi ha aiutato con efficacia a mantenere una cadenza decente nella corsa (la frequenza più alta per me finora, 170 passi al minuto) ma che e' diventato il mio peana, il mo canto di guerra e celebrativo, quello che mi ricorda chi sono e di cosa sono capace.

So che non state più nella pelle, e allora vi racconto come e' andata.

Vi avevo lasciati nel mezzo del mio training, che mi aveva portato da assolutamente incapace di correre un minuto senza entrare in iperventilazione, nuotare ritmicamente per una vasca e persino pedalare una bici senza cestello davanti, a triatleta in erba, forse ancora un po' esitante volendo proprio guardare, ma in grado di completare tutte e 3 le discipline... separatamente.

Gli ultimi 2 mesi pre-gara sono dedicati ad intensificare l'allenamento (spingere la velocità, per un certo numero di minuti, per allenare il corpo ad usare il sistema anaerobico e non solo quello aerobico), e simulare il percorso e le condizioni della gara. Tutte cose piuttosto tecniche, di cui so poco o niente, anche in questo caso io sono quella che ditemi quello che devo fare e lo faccio. Ma c'e' un segreto (non e' proprio un segreto) dietro agli allenamenti per il triathlon, ed e' praticamente che non basta correre per miglia e miglia, o nuotare vasche dopo vasche e pedalare per ore, alla stessa velocità.. bisogna abituare il proprio corpo non solo alla resistenza fisica, ma ad essere capace di usare efficacemente il glicogeno nei momenti (ce ne saranno almeno una decina anche nello sprint triathlon) in cui il sistema aerobico non e' abbastanza.  Siccome come ho scritto sopra, ci capisco poco pure io, se vi interessasse approfondire, ci sono decine di articoli online in merito, tra cui questo, che mi pare spieghi meglio (decisamente meglio) il tipo di allenamento richiesto e le sue motivazioni.

Nel frattempo anche J, mio marito, si era fatto convincere (ma da chi? Lui dice che sono stata io a chiederglielo, ma se mi ricordo bene, ogni volta che gli dicevo "Ho corso/nuotato/pedalato per xyz minuti" lui diceva "Ah, potrei farlo anche io" al che gli rispondevo "E fallo, no?" Non mi sembrava esattamente che lo avessi spinto, ma fa niente) a farsi prendere dalla triathlon-mania, e aveva cominciato ad allenarsi pure lui, ma ovviamente, essendo uomo ed essendo una testa di  avendo il suo orgoglio, lo ha fatto senza seguire nessun training plan, fidandosi invece del famoso allenatore Adminchia M. Aveva così cominciato a macinare miglia riducendosi sempre ad uno straccio grondante, nonostante il suo livello generale di condizionamento fisico fosse migliore del mio, visto che sono più di 3 anni che va in palestra 5 volte alla settimana. Vabbè che lui e' uno di quegli uomini che solo a pensare di correre comincia a sudare, ma non mi sembrava il sistema migliore.
Intanto sottolineo che io ero ancora injury-free,  senza infortuni e considerata la mia eta' e il cambiamento fisico cui mi ero sottoposta, era un ottimo record.

Arriva anche il mio compleanno, arrivano i 49, celebrati con questa meravigliosa torta fatta dalla nostra amica Alaine di Green Heart Bakery in Tucson (una cosa da sbrodolamento: Lemon-Berry Cake, una morsicata di paradiso... e si, e' vegan, fatta con farine integrali, senza grassi aggiunti, resa dolce grazie al succo d'ananas... se mi ricordo bene, ho sussurrato "oh my god" quando l'ho assaggiata...)

Orgasmica!

e finalmente arriva anche agosto, il mese della gara...  le ultime 3 settimane di preparazione... e come vuole la sfiga, lunedì 3 agosto, primo giorno di scuola e il ritorno della mia "libertà", arrotolando la coperta della piscina per farmi una nuotatina da sola, mi tiro un muscolo o una cosa importante della parte bassa della schiena. FUCK-FUCKITY-FUCK!!!
Dolore a parte (immediatamente facevo fatica a camminare), ero di un furioso che non vi sto nemmeno a dire: immaginatevelo, incazzata nera col fumo che mi usciva dalle orecchie, a 19 giorni dalla gara per cui mi sono fatta il mazzo da marzo, senza mai mancare un allenamento... e nemmeno riesco a camminare.

Il tutto con appunto l'inizio della scuola (che comporta sempre grandi manovre tra shopping di quello che richiedono gli insegnanti, eventi a scuola per conoscerli questi insegnanti nuovi, riunioni varie... ) e con la visita del fratello di J (si', quello che e' sposato con mia sorella maggiore con cui preferisco, per la mia sanità e integrita' personale, non avere nessun contatto da diversi anni) + figlio imminente... Ancora oggi quando ci penso, mi viene una rabbia: e' stato un incidente, ovvio, ma sembrava proprio che l'universo volesse mandarmi un messaggio. O forse qualcuno da qualche parte del pianeta stava aspettando che il karma colpisse me, per avere il suo momento di goduria shadenfreudesca.

Dopo un paio di giorni di dolore intenso, grazie anche a Sant'Ibuprofen, San Ben Gay e SantoYoga, ho ricominciato a sentirmi ancora umana e, nonostante camminare mi desse ancora fastidio, ho ricominciato a nuotare (in sospensione acquea e senza impatto muscolo-scheletrico, ero una sirenetta, giuro!), poi ho provato la bici e finalmente, una settimana dopo il mio boo-boo, sono riuscita anche a tornare a correre. Poco e piano, ma correvo. Questo a meno di 2 settimane dalla gara.
Contemporaneamente, mentre io ero ferma a casa, mio marito continuava ad allenarsi, e va bene, e a "vantarsi" dei suoi tempi e delle sue distanze. Tornava a casa dalla corsa e diceva "Tonight I ran 6 miles". Fanculo a te e alle 6 miglia, pensavo io. "This morning I swam a 1500" Te e i tuoi 1500 metri potreste anche affogare, guarda. Soffrivo, in silenzio, nell'animo, non solo nel corpo.

Il sabato prima della gara, ho deciso di andare a testare il percorso della parte "di terra" della gara (quella in acqua sarebbe stata fatta nella piscina dove mi alleno, quindi non avrebbero dovuto esserci problemi), ed e' stato un bene perché mi sono resa conto che il percorso da fare sulle 2 ruote prevedeva praticamente poco terreno piatto, con circa 5 miglia di leggera discesa che al ritorno sarebbero diventate 5 miglia di leggera salita. Eh!

Con l'avvicinarsi della gara abbiamo iniziato finalmente a preoccuparci di dettagli tecnici piccoli ma importanti, ad esempio come trasportare le 2 bici al luogo dell'evento: pur essendo in città, l'idea di impilare le due bici (tra l'altro, J aveva deciso di affittare una bici da corsa proprio per il triathlon, visto che la sua ibrida lo rallentava parecchio, e volevamo evitare di rovinare nel trasporto una bici da $2000) una sopra l'altra nel pulmino non ci piaceva.
Cosi con la solita procrastinazione che ci caratterizza, ci siamo trovati a far installare un gancio da traino per poter attaccarci un portabiciclette, il lunedì prima della gara. Ovviamente, il primo gancio installato era quello sbagliato, perché e' così la vita. Alla fine tra madonne e santi vari (miei) e svariati fucks/cunts/assholes (di J), siamo riusciti ad avere un porta-biciclette pronto, giovedì 20 agosto. La gara era, appunto, sabato.

Venerdi, il giorno prima della gara, e' stato dedicato al riposo e allo strafocarsi di carboidrati, per riempire le "scorte" di glicogeno, cosa che abbiamo fatto entrambi con gioia.
Poi ci siamo concentrati a preparare l'elenco di quanto ci sarebbe servito per la corsa, o meglio, per preparare l'area della transizione, cioè dove si cambia da una disciplina all'altra. Tra le cose varie da portare, sia J che io volevamo usare i nostri cronografi per controllare la nostra performance a fine gara: il mio e' un Garmin Forerunner 310XT, fatto per il triathlon, che consente di controllare non solo i tempi dei 3 sport, ma anche diversi parametri in ognuno di essi. Fino a quel momento, nell'opzione "triathlon", io avevo registrato solo la bici e la corsa, visto che quello era il mio allenamento "brick". Per la gara, mi sono premurata di aggiungere anche il nuoto, così da essere pronta e preparata.
Avevamo tutto pronto, colazione, borsa per la zona cambio, tutto perfetto.

La gara sarebbe iniziata alle 6, con diversi scaglioni di nuotatori a seconda del tempo annunciato per completare l'intera distanza. Il check-in sarebbe iniziato alle 5, quindi noi, con l'agitazione tipica di triatleti novelli, decidiamo di mettere l'allarme alle 4 io e 4:30 lui, doppio allarme per essere sicuri.
Ovviamente, non dormo una cippa, o se dormo, e' un sonno leggero,  perche quando suona il mio allarme ero gia sveglia. Nessuno dei due ha voglia di alzarsi, e così rimaniamo in letto, in quel dormiveglia strano, aspettando che suoni il suo di allarme. Dopo un po' decido di alzarmi, e meno male che lui mi chiede che ore sono. Controllo il cellulare e dico, senza propriamente registrare l'informazione "Sono le 5:38".
LE CINQUEETRENTOTTO???
Avete presente nei cartoni animati, quando un personaggio corre così veloce che svanisce lasciandosi dietro solo una nuvoletta di polvere? Ecco, così eravamo noi quella mattina.
Non so nemmeno come abbiamo fatto a farcela,so che NON abbiamo fatto la colazione che avevamo organizzato: per fortuna c'erano in casa le ultime 2 energy bar e una banana nel cooler di mio marito. NON ci siamo lavati ne' deodorati, tanto avremmo comunque battuto ogni livello di puzza ascellare umana.
**  WARNING ** TOO MUCH INFORMATION ** Saltate il paragrafo seguente se preferite continuare ad avere di me un'opinione pura, quasi sacra.
NON sono riuscita a svuotarmi per bene come faccio ogni mattina, cosa che temevo e che si e' ovviamente avverata, e anche peggio, perché quando si diventa vegan se c'e' un sistema che funziona sempre da dio, e' il sistema digestivo. Ma roba che voi non-vegani non vi potete immaginare, cioè 3 o 4 volte al giorno, a volte anche di più. E uno dei motivi per cui volevo alzarmi presto era proprio quello di perdere quelle tot di libbre in bagno. E invece...
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Con una velocita', che non mi sarei mai aspettata da lui, J ha installato il portabiciclette su cui ha caricato entrambe le bici.
Fortunatamente, a quell'ora di sabato mattina non c'e' nessuno o quasi per strada e così siamo riusciti ad arrivare, vi ripeto ancora, non so bene come, alla partenza alle 5:55.
Gia sudati, ovviamente.
Per fortuna noi eravamo entrambi nel secondo scaglione ad entrare in piscina, quindi abbiamo avuto tutto il tempo per preparare la nostra area di cambio, io sono riuscita ad andare in bagno (yeaaaaa), e ho avuto anche l'opportunita' di osservare gli altri concorrenti, un gruppo assortito di uomini, donne e ragazzini, alcuni dal Messico, e mentre alcuni li vedevi, erano atleti seri o semi-professionisti, altri erano li probabilmente per mettersi alla prova come me. C'erano alcune bici dai costi da capogiro, e c'era anche chi usava la propria mountain bike... insomma, non essendo un triathlon sanzionato dall'associazione americana di triathlon (USAT), era proprio una gara aperta a tutti, un momento per la comunità per ritrovarsi.
E infatti abbiamo incontrato una nostra conoscente, Melinda, che ha 78 anni e con il marito (medico in pensione) sono entrambi vegan da diversi anni ed ha partecipato a numerosi triathlon e competizioni, ed era anche lei nel nostro scaglione in acqua (vi anticipo che, a 78 anni, ha finito la gara circa 40 minuti dopo di me!!)
Ho visto il dentista pediatrico dove porto i miei figli, diversi insegnanti del nostro distretto, uno dei membri del consiglio "comunale"...

Il primo scaglione e' entrato in acqua alle 6 puntuali. Dopo 17 minuti uscivano già le prime persone (ci siamo guardati... il mio tempo migliore e' sempre stato 21 minuti circa...).
Poi e' arrivato il nostro turno: 2 persone per corsia, io ero nella corsia 2, J nella 8. A condividere la corsia con me c'era una donna sui 30 un po' in carne, ma non vuol dire niente: durante i miei allenamenti sono stata sorpassata sia in acqua che in bici da delle donne che non avevano esattamente un fisico atletico.. Non succede spesso nella corsa, perché li' il peso extra non e' supportato dall'acqua o da un macchinario come la bici. Mi aspettavo quindi di essere stracciata, ma ero pronta e concentrata.

Decido di preparare il cronografo per la partenza, e mi rendo conto di aver commesso un errore idiota, quando avevo cambiato la sua impostazione per la gara: quando ho aggiunto il nuoto alla bici e alla corsa, l'ho fatto alla fine quindi il cronografo ora era settato per una gara bici/corsa/nuoto. E fanculo anche li'....
Non appena mollo l'idea di cronometrarmi,  ci avvisano di entrare in acqua, suona la tromba della partenza e... VIA!

omygod omygod sto gareggiando... it's the real thing... non e' piu' un allenamento, non e' più una prova...
Subito cerco di rilassarmi per entrare nello stato d'animo e nel ritmo per completare le 16 vasche  (avanti e indietro) in un tempo decente, uno stato quasi di trance che mi prende quando nuoto. La tipa nella mia corsia, invece, parte a tutta birra e mi supera subito, e io penso che non e' allenata nel modo giusto, e si brucerà presto. Infatti, già alla seconda vasca, la intravedo con la coda dell'occhio che sta nuotando a dorso, una delle tecniche suggerite per non fermarsi e continuare a muoversi quando si e' stanchi in un triathlon. La passo e la ripasso non so nemmeno più quante volte, e quando la ragazzina all'inizio della vasca mi dice che mi mancava una vasca per finire, spingo e aumento la forza e il numero di scalciate e finisco. Mi tiro su e sento che la gente applaude e fischia (lo fanno per tutti quelli che finiscono la loro fase di nuoto) e vedo che mio marito e' uscito dalla piscina nello stesso momento...
J esce dall'acqua
photo credit: Chris


... esco dalla piscina (edificio) e vado alla transizione, praticamente assieme a J. Metto calze, scarpe e casco (più facile a dirsi che a farsi, quando sei bagnato, eccitato, stanco...), mangio un paio di datteri che avevo in un sacchetto, prendo la bici e inizio la parte a pedali della gara (l'Hummingbird e' un triathlon non "formale" quindi non esiste una linea di demarcazione per il salire/scendere dalla bici), lasciando J nell'area cambio, a grugnire e cercare di infilarsi calze e scarpe sulle pinne sui piedi, taglia 47.

J esce da T1
photo credit: Chris


Pedalo pedalo, e ad ogni incrocio c'e' una pattuglia della polizia o dello sceriffo e due o 3 officers, che dirigono il traffico, ci salutano e incoraggiano. Io saluto tutti, ringrazio tutti, e pedalo. Mi sembra di essere inarrestabile!
Verso il secondo miglio (di 13), dopo aver superato una donna che porella, spingeva come una matta su una mountain bike, vengo superata da mio marito, che non rivedo finche' non arrivo al punto in cui il percorso cambia e si ritorna per la stessa strada, probabilmente ha un vantaggio di 10 minuti su di me. Oh well.
Come ho scritto sopra, il ritorno del percorso e' praticamente tutto in salita, ma non so se e' l'adrenalina o l'eccitazione, comunque io continuo a spingere, mantenendo il mio distacco con le persone che avevo superato all'inizio.
Ri-saluto gli stessi poliziotti dell'andata, che continuano a farci da cheerleader (so che e' comune in tutti i triathlon e altre gare qui, dove e' un continuo "You're doing great" o "Good job" e che, sinceramente a me fa tanto piacere sentire; mi chiedo se e' la stessa cosa anche in Italia), e finalmente finisco anche la fase bici.
Non ci credo, sono quasi alla fine... quasi, perché ho ancora 5 km di corsa da fare.

Via casco, via bici, mi metto il cappellino (a quel punto, saranno state le 8 e il sole cominciava a picchiare) e inizio a correre... o almeno penso di correre, perché la realtà e' che le gambe mi sembrano dei tronchi di baobab radicati sul posto.

Esco da T2 pronta a correre
photo credit: Chris

Inizio la corsa
photo credit: Chris

Is my butt that big?
photo credit: Chris



Noto subito che, a differenza della parte sulle due ruote, dove per 13 miglia ho incontrato pochi altri partecipanti, una volta sui due piedi, il percorso era molto più affollato, con tanti che alternavano la corsa alla camminata... sono stata subito superata da un'altra donna, ma ho mantenuto un buon passo, e verso meta' percorso vedo, da lontano, una cosa nera che mi sembra... e' possibile? Può davvero essere... mio marito?
Si', era proprio mio marito che si vedeva, era proprio sfranto: pianissimo, ma correva ancora (ha corso fino alla fine!), e dopo qualche minuto sono riuscita a superarlo gridandogli ovviamente, un bel "So long, sucker!" (Addio, babbeo!), ma a parte questo mio gesto ignobile e poco sportivo, tra di noi concorrenti che ci si incrociava e superava, era un continuo "You're doing great!" "Stay strong!" "You're almost there!" Sicuramente la parte mentale e' importante quasi quanto quella fisica.
L'ultimo chilometro e' stato contemporaneamente duro ed esilarante... arrivata a cento metri dall'arrivo, tra la gente che gridava e suonava la campanella per indicare che stava per arrivare un finisher, ho spinto per l'ultima volta e ho attraversato la linea d'arrivo. 


Ancora pochi passi...
photo credit: Chris
Finished! Davanti al tavolo dove vengono registrati i tempi di arrivo per chiedere il mio tempo...
photo credit: Chris

Il mio tempo? 1:52:59, ben al di sotto delle 2 ore e 15 minuti cui miravo!! Certo, non un tempo da record, ma... HO BATTUTO J DI 7 MINUTI!!  E alla fine sono queste le soddisfazioni della vita.

I tempi di arrivo

L'arrivo di J
photo credit: Chris
L'offerta dell'acqua..
photo credit: Chris

Oldies, but goldies...
photo credit: Chris

Abbiamo aspettato per quasi 2 ore, finche' hanno finito tutti, per vedere se uno dei 2 avesse vinto una medaglia (data ai primi tre classificati di ogni categoria) e ho avuto la sorpresa di ricevere la medaglia come seconda classificata nella categoria "Female 40-49".


La mia prima medaglia!!



I'm friggin' awesome!
photo credit: Chris


Poi ho scoperto che eravamo solo in 3 in questa categoria (ma dove siete, donne tra i 40 e i 49?), quindi avrei preso una medaglia anche se ci avessi messo 3 ore per finire... pero' ho battuto la terza classificata per 41 SECONDI, mentre la donna che e' mi ha battuto lo ha fatti di 31 MINUTI!!
Mio marito, povero, non aveva manco mezza possibilità di avere una medaglia: tutti gli uomini della sua categoria hanno finito con almeno 20 minuti di anticipo..

Ho conosciuto l'atleta che ha vinto, Bobby Gonzales, che e' uno semi-professionista, vive in El Paso, Texas, ed e' venuto qui solo per allenarsi. Ha finito la gara in 1:04:47. Ha la stessa eta' di mio marito (54 anni) ma compete in triathlon dal 1986. La donna che ha vinto ha finito in 1:21:10, e penso che sia sui 30 anni.

L'anno prossimo (sto già pensando all'anno prossimo, vedete?) faro parte del gruppo 50-59, dove quest'anno le donne hanno avuto dei risultati molto migliori del mio...
Come si dice qui: I've got my work cut out for me, ho tanto duro lavoro di fronte a me.

Intanto, penso proprio di partecipare ad una 5K run sabato con un paio di amiche...

Cosa posso dirvi di più? Sono una triatleta davvero. Una triatleta vegan, per di più.
I'm friggin' awesome.



Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...