Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post

lunedì 1 febbraio 2016

Il Ritorno

Questo blog e' iniziato poco dopo il mio ritorno dall'ultimo viaggio in Italia, nel 2007.
Dapprima era solo una sorta di cronaca spontanea del nostro trasloco dal New Jersey all'Arizona, il resoconto delle mie tribolazioni e problemi personali, un po' diario, un po' reportage, un po' terapia... era scritto principalmente per me perché non avrei mai immaginato che ci fosse qualcuno, oltre a qualche amico o familiare, interessato a leggerlo... e invece pian pianino, qualcuno ha iniziato a leggere, qualcun altro a commentare. E si e' creata una sorta di comunità tra blogger e blog-friends che e' diventata parte della mia vita, in qualche modo.
Contrariamente a quanto credevo inizialmente, ho capito nel corso di questi anni di blog che quello che scrivo non finisce nel vuoto, infatti ora scrivere non e' più solo un esercizio di vanità personale o auto-analisi, ma un tentativo di comunicazione, di connettermi. Un po' come il messaggio lanciato dal progetto SETI in Arecibo 40 anni fa, ogni parola pubblicata viene inviata nello spazio, dove rimane inutilmente muta se non c'e' nessuno pronto a riceverla, a decodificarla, a rispondere. Ho imparato che, proprio come tutte le forme di comunicazione, i post di un blog a volte hanno un gran successo e scatenano i sentimenti di chi li legge, a volte finiscono nel silenzio, ma  in ogni caso ci uniscono tutti, chi scrive e chi legge,  nonostante la distanza geografica e le differenze d'eta', di esperienza, di ideologie.

Quello che certamente non mi sarei mai e poi mai aspettata e' di veder nascere delle relazioni con persone conosciute attraverso il blog: alcune sono diventate delle amicizie vere e proprie, importanti e profonde anche, grazie agli incontri di persona che sono avvenuti; altre sono rimaste puramente virtuali, spesso con la speranza o la promessa di potersi incontrare un giorno.
Giorno che sembrava non arrivasse mai...

Well, fear no more: quel giorno sta per arrivare perche' (rullo di tamburi....)

TORNO IN ITALIAAAAA!!!

(Fine rullo di tamburi. Date pure sfogo alla vostra eccitazione più sfrenata: fortunatamente sono un po' dura d'orecchio e non mi disturba...)

E' un ritorno sognato e sperato da tempo, sempre posticipato per motivi finanziari o di salute da entrambe le sponde dell'Atlantico, e ne sono felicissima anche se avviene in circostanze non esattamente felici: combatto contro il poco tempo che ti lascia una delle malattie più crudeli che conosco, la malattia che ti ruba tutte le certezze, gli affetti, i ricordi, le abitudini, quanto di più caro ognuno di noi tiene stretto al petto fino alla fine... E' una corsa contro il tempo per abbracciare una persona prima che si dimentichi chi sono, prima che la malattia cancelli tutti i volti e i ricordi amati dalla sua memoria, prima che le caratteristiche, le eccentricita' e anche i difetti che la rendono speciale si perdano irrimediabilmente nella rete dei neuroni danneggiati. Carpe diem non e' mai stato così tragicamente vero.

Ma bando alle tristezze, sono davvero felice di tornare, sarò in compagnia di Violet, che non e' mai venuta in Italia e incontrerà finalmente i nonni per la prima volta.
Non programmo grandi giri attraverso lo Stivale, proprio per cercare di passare più tempo possibile con i miei, anche se ovviamente faremo le turiste quando potremo (qualcuno mi può dire se il MuBa, il Museo dei Bambini di Milano vale la pena? Ero tutta gasata dal video che ho visto, poi ho iniziato a leggere le informazioni in inglese e mi sono sgonfiata: ancora non capisco cosa costi ad un'organizzazione che dovrebbe avere dei fondi discreti, usare un traduttore che l'inglese lo sappia bene... )
Così come era successo con i grandi (Vivian aveva più o meno la sua eta' nel 2007),  me la immagino quando vedrà il Castello Sforzesco (fossimo qui in America, le farei indossare uno dei suoi abiti da principessa, ma oddio siamo a Milano, sai come ci guarderebbe la gente?), o il Duomo, lei che di edifici alti più di 2 piani non credo ne abbia mai visti...

Quello che mi piacerebbe anche fare e' creare l'opportunità per conoscerci di persona, voi che siete dall'altra parte del blog, voi che leggete i miei deliri, voi che commentate, qui e su Facebook, voi che fate i fantasmi (it's ok, lo faccio tanto anche io... mica sempre uno ha qualcosa da dire o tempo per farlo).
Mi piacerebbe davvero organizzare qualcosa insieme, una cena, una pizza, una scusa per potersi guardare in faccia e parlare dal vivo...
Il periodo sara' dal 22 maggio al 9 giugno, la località  ovviamente Milano o dintorni.
Fatemi sapere via email o Facebook se siete interessati, e vi terrò aggiornati.

Ora vado a farmi del te' bollente per celebrare: nevica da stamattina e sto gelando... :)

venerdì 5 dicembre 2014

Possiamo noi espatriati criticare l'Italia?

Come spesso accade, sto "lavorando" ad un post su un argomento che mi sta a cuore, ma devo a scriverne un altro, diverso, per necessita'.

Necessita' di chiarire e chiarirmi, ma anche di capire, dopo che gli ultimi commenti, sia sul blog che su facebook, mi hanno dato da pensare: e' davvero così che mi "vedete"? E' davvero questa l'immagine che traspare da quanto scrivo sul blog?
Le mie parole risultano davvero così ostili verso l'Italia? Pensate veramente che io sia piena di odio verso il mio/nostro paese?
Perché la realtà e' che non lo sono. Io spero sempre di essere abbastanza oggettiva, e penso di aver spiegato numerose volte, che tutto ciò che scrivo e' quello che penso, e' quello che "vale" per me; ad esempio dovendo scegliere dove vivere e crescere i miei figli, ho scelto di farlo qui perché, per me, ci sono aspetti negativi dell'Italia che mi ricordo che mi peserebbero troppo come madre.
Avete ragione: alcune di queste opinioni sono basate su dati probabilmente non aggiornati (sembrerebbe che oggi, diversamente da quanto era successo a me, sia possibile trovare fasciatoi e seggioloni ovunque, in tutti i negozi e i ristoranti italiani, congratulazioni!) ma da quello che leggo altrove, per molte altre situazioni, sembra che i dati che ho siano ancora validi.

E' vero che manco dall'Italia da tanto, ma in Italia ci ho pure vissuto 27 anni, mica 27 giorni, e volendo guardare, e' stata una permanenza di 6 anni maggiore di quella fatta qui finora, quindi le mie opinioni, che farciscono il blog, sono basate sulla mia esperienza diretta o su quanto ho visto e vissuto durante questi anni… Quando esprimo la mia opinione magari negativa su un aspetto dell'Italia, si basa su anni vissuti li', in Italia,  a Milano (visto che qualcuno mi ha chiesto dove ho vissuto…) e non su 2 settimane o 2 mesi in visita…  Pensavo di avere ancora il "diritto" di avere un'opinione (opinione che voi avete il diritto di non condividere, ovviamente) sul mio paese natio, oppure no? A meno che… aspettate un attimo… ho capito adesso! Non mi deve essere arrivato il promemoria secondo cui, con l'arrivo del passaporto blu, ho perso ogni diritto di esprimere un'opinione critica dell'Italia! Oppure deve essere stata varata una legge secondo cui solo chi e' italiano e vive in Italia può esprimere un'opinione non favorevole sull'Italia… perché comunque alla fine e' di queste che si tratta: mie personalissime opinioni. Sono sempre e solo le mie impressioni, le mie considerazioni sul paese da cui provengo, spesso paragonato al paese che mi ha accolto e dove vivo.

Ho una domanda adesso per voi: se a scrivere questi post sull'Italia che non funziona, invece di essere una che vive in America da 21 anni, fosse stata una donna che vive e lavora a Milano, che magari risiede  ancora nel suo vecchio quartiere, una che va in vacanza d'estate in Vallassina, che ogni tanto fa' qualche giretto nelle regioni vicine… se invece di essere una expat completamente integrata nel paese adottivo, fossi una milanese chiunque …  mi avreste chiesto come mai odio così tanto l'Italia? Vi sareste inalberati di fronte alle mie considerazioni? Avreste considerato questi miei pensieri dettati da una fantomatica "acredine" , o etichettato quello che penso come "strali" mandati "col culo poggiato" nella Pianura Padana, invece che dall'altra parte dell'oceano?

Commento arrivato ieri su questo post


Non c'e' odio, ne' acredine, ne' disprezzo, e ve ne do' la prova: quando ho lasciato l'Italia poco più di 21 anni fa, non sono "scappata" piena di disgusto per il mio paese. Non ero  certamente uno dei "cervelli in fuga" anzi, non ero nemmeno "un'italiana mediocre in fuga". Non fuggivo disperata da un paese che aveva disatteso le mie speranze o sputato su anni di sacrifici e studi miei e della mia famiglia. No, assolutamente no.
Nel 1993 non ho salutato il suolo natio con la rabbia e il dolore di chi lo lascia perché si sente tradito, bensì con la felicita' e il cuore palpitante ed emozionato di chi ha ricevuto un'iniezione di adrenalina; infatti ho lasciato l'Italia per una ragione molto meno prosaica della fuga: l'amore.

Ero felice e assolutamente impreparata, non avevo fatto nessuna ricerca, non avevo cercato nessun altro italiano che potessi darmi qualche dritta, dove poter trovare la Nutella o il Pan di Stelle… mi sono buttata a pesce, fiduciosa ed incosciente, perché ero innamorata. Non perché l'Italia non mi soddisfacesse più, ma perché volevo vivere con questa persona, e vivere dove lui aveva un buon lavoro, molto migliore del mio, era la scelta più intelligente. E se le cose non fossero andate bene, sarei tornata (infatti ho ancora il biglietto di ritorno Los Angeles-Milano, mai usato).

Poi e' successo...

…e' stato quando sono arrivata qui che mi sono accorta delle enormi differenze tra il paese che avevo lasciato e quello che mi stava adottando, cose che nei miei due viaggi precedenti non avevo notato… e' stato quando ho cominciato a vivere qui che mi sono detta wow, mi sa che qui posso essere felice…  non c'e' come affrontare giorno dopo giorno le quotidianità del vivere in un luogo straniero, senza avere il supporto e la sicurezza di ciò che si conosce dalla nascita, per capire piuttosto in fretta se questo cambiamento può funzionare, se si tratta di una combinazione valida e se l'adattamento e persino l'integrazione saranno possibili, e con una certa velocità. Io avevo capito subito che lo stile di vita generale di qui mi calzava proprio.

Dall'Italia non sono fuggita a gambe levate, lacrimante o incazzata. Ne' me ne sono andata perché mi sentivo con le spalle al muro senza scelta: sono venuta qui per cercare di conoscere davvero la persona di cui mi ero innamorata, ed arrivata in California mi sono resa conto che vivere qui sarebbe stato per me, non solo fattibile, ma forse anche la realizzazione di un sogno che non avevo mai preso troppo seriamente prima.

E stato solo quando ho iniziato a vivere qui e ad integrarmi che ho capito che ero stufa. Io, per me. Ero stufa.
E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto di quanto fossi stanca di vivere in Italia.

E' stato solo vivendo qui che ho capito quanto ne avessi le tasche piene degli eccessi di burocrazia inutile, creati ovunque solo per dare un po' di importanza a chi la esercita e far sentire una nullità chi vi e' sottoposto. Un power trip per chi in realta' conta poco o niente.

E' stato solo vivendo qui che ho capito quanto il cercare di fregarsi a vicenda, sempre, tutti, l'uno con l'altro, italiano contro italiano, il fregare leggi e regole come fosse lo sport nazionale, mi desse la nausea… e gia', ma lo fanno tutti... ma anche di questa perenne scusa ne avevo piene le palle.

E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto di quanto mi pesasse la sessualizzazione costante cui siamo sottoposte noi donne in Italia. Noi donne che veniamo risparmiate da questo continuo tormento solo quando diventiamo nonne, ma che altrimenti siamo oggetto di ingiustificate, incessanti e aperte insinuazioni a carattere sessuale, di molestie verbali, di sguardi lascivi o ammiccate significativamente esplicite a scuola, al lavoro, sui tram, per strada… di cosa ti lamenti, pensano alcuni, sono complimenti, vuol dire che sei xyz (figa, attraente, bona, gnocca, usate il termine che preferite), cadendo così nell'errore di Berlusconi e compagnia bella. E no, i complimenti sono un'altra cosa! Noi donne che, come controparte, quando non facciamo parte della categoria "donna bella che vorresti scopare" (a meno che sia tua madre) veniamo degradate ed insultate perché siamo racchie. Vi ricordate come veniva chiamata la figlia di Bill Clinton? Era cominciato in una trasmissione di varietà, io ero ancora in Italia, lei era una ragazzina di 12/13 anni, e in questa trasmissione di cui non ricordo il nome, la facevano rappresentare da un comico maschio e la chiamavano Cessa Clinton. Era una bambina, porcodinci. Cessa, la chiamavano. E tutti ridevano, ridevamo tutti, anche io. Perché la mentalità misoginistica che riduce le donne al loro potenziale di attrazione sessuale permea tutto e tutti, anche i bambini, che diventano vittime e bulli contemporaneamente. Tanto e' vero che in un altro dei commenti al post che avevo menzionato sopra, Silvia B. dice che lei il maschilismo di cui parlo, come ne parlo io, non l'ha mai vissuto  Anzitutto il fatto che tu non sia stata vittima di una situazione di sexual harassment  non vuole dire che non l'abbia vissuta io, e con me, molte altre persone. Potrebbe anche essere vero che tu ne sia stata vittima, senza riconoscerlo.                              

No, Silvia B., lo vivi anche tu questo maschilismo, ma e' talmente parte della tua/nostra cultura, che permea tutto, che non te ne accorgi, non ce ne accorgiamo in genere finche' non viviamo, full immersion, in una realtà diversa. Ci viene insegnato sin da ragazzine che se sei bella, devi accettare queste molestie, che sono insomma un riconoscimento, UN ONORE! Alla fine ci sono anche quelle che ci credono, che un tizio a caso per strada voglia farti un complimento quando ti suggerisce di volerti suonare come la chitarrina d'Arboriana memoria, e alla fine anche chi vorrebbe in realtà tirare una bella pedatona nei coglioni del coglione che la approccia, abbozza per non sembrare stronza. Se non sei bella invece, allora sei cessa, e devi accettare gli insulti e i pomodori in faccia, perché se non sei bella (per un ragazzotto o uomo qualunque), allora non vali un cazzo. Ricordiamoci bene cosa disse Berlusconi in riferimento alle donne che vengono violentate. Io mi sono offesa terribilmente, ma sono sicura, correggetemi se sbaglio, che molti italiani la pensano esattamente come il Berlusca. Non tutti, ma tanti. Sotto sotto, forse la maggioranza (nessuno che legge questo blog, penso…) Ne parlo con cognizione di causa perché sono stata dalla parte ricevente di entrambe, (ad onor del vero, mi hanno chiamata cessa più spesso che gnocca, quello va da se'…) e pensavo anche io che anche un'attenzione non voluta e' pur sempre attenzione (ma allora piaccio anche io!), e dall'altra parte, ho sempre fatto tanta fatica a separare gli insulti di persone che non mi conoscevano e mi valutavano solo per attributi fisici comunque soggettivi, da ciò che era importante per la crescita della mia autostima, dal mio valore come persona, e considerarli solo delle "stronzate insignificanti". Pensateci ogni volta  che vi viene voglia di chiamare "racchia" o "cessa" una ragazza.

E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto quanto mi piacessero le piccolezze quotidiane fatte del saluto e del chiacchierio inutile della cassiera al supermercato, dell'impiegato all'ufficio postale, della tipa allo sportello di banca… certo, e' vero che alla cassiera molto probabilmente non gliene freghi una mazza di come sto, ne' intenda davvero col cuore che io abbia un'ottima giornata, ma e' sempre meglio  per me, di un grugnito o un mezzo-sorriso triste. E l'impressione che si ha spesso entrando in negozi privati e uffici pubblici italiani e' che il commesso o l'impiegato e' li per farti un piacere, non per esserti di servizio. Mi direte che non sono queste le cose importanti, ma io vi dico che per me lo sono. Proprio come nel caso del mio vicino razzista: quando una persona sceglie di esporsi per quello che e' veramente (un razzista oppure una col muso che non ha minimamente voglia di aiutarti), ci sono conseguenze. E secondo me, quando lavori con clienti, non e' essere ipocrita scegliere di non far pesare a tutti il fatto che anche oggi stai passando una giornata di merda, e' fare il tuo lavoro! Have a great day!

E' stato solo quando ho iniziato a vivere qui che ho capito che forse, nel subconscio, l'idea di scappare l'avevo avuta davvero.

Per molte persone ogni volto che menziono un articolo che mette in evidenza un lato dell'Italia ridicola, oppure di cui ci si vergogna, esprimo il mio "odio" non solo verso il paese ma anche verso gli italiani, perché non riconosco i milioni di individui che non sono corrotti, non sono maschilisti, non menziono quelli che pagano le tasse, quelli che non hanno mai votato Berlusconi oppure quelli che non sopportano Schettino. E così facendo non considero quanto siano eccezionali l'Italia e gli italiani, non li rispetto. Alcuni mi chiedono del perché di tanta "acredine" o "disprezzo" verso l'Italia.

Avete ragione in una cosa, quando parlo dei problemi che affliggono l'Italia, il mio tono e' spesso negativo ma con esso non esprimo ne' odio, ne' acredine ne' disprezzo. Più che altro esprimo frustrazione e rammarico perché in 20 anni a me sembra che sia cambiato poco. Esprimo il mio disappunto e la mia tristezza perché sembra che non esistano soluzioni a questi problemi. E comunque vivendo qui, mi occupo e preoccupo dei problemi di qui. Non sto mica a fare la portinaia expat, sempre pronta a controllare cosa succede nel bel paese: se leggo un articolo che mi fa' scuotere la testa, che mi fa' pensare e ricordare, paragonare.. allora ne parlo. Forse non dovrei?

Perché fateci caso: ogni volta che io (ma vale per qualsiasi altro expat) menziono un problema dell'Italia, o qualcosa che per me lo e', solitamente succedono due cose:

  • chi mi legge e' d'accordo, e bon, finisce li'.
  • chi mi legge non e' d'accordo, e a questo punto le possibilità sono 3:  a) me lo dice e mi spiega razionalmente perché, e quando succede, ne sono felice perché si apre un bel dialogo, e imparo sempre qualcosa di nuovo;  b) per riportare l'equilibrio nella sua galassia, mi nomina 5 cose positive dell'Italia, e qui, anche se fa' sempre piacere essere rammentati di quanto sia bella l'Italia, che gli italiani sono calorosi, e come si mangia in Italia non si mangia da nessun'altra parte,  siccome non c'entrano una cippa con quello di cui si sta parlando, questi tentativi solidificano la mia opinione; c) sempre per riportare il famigerato equilibrio sith/jedi nella galassia, mi ricorda dei tanti, tantissimi problemi che tormentano gli Stati Uniti, dimostrando la stessa maturità della persona che, a chi gli sussurra "Hai una caccola che ti spenzola dal naso", risponde "E tu hai la patta aperta!". 
Capisco che non c'e' niente che ci faccia stare meglio che puntare l'indice verso i problemi degli altri. E' catartico, purificante, vero?: noi abbiamo Berlusconi e la mafia, ma voi avete la pena di morte e le armi, na-na-na-na-na-na! Menziono l'altro giorno su facebook una statistica, stilata da un'organizzazione internazionale, secondo cui l'Italia e' al primo posto in Europa come il paese, a livello di percezione, più corrotto, e mi hanno detto ue', io ci vivo vicino ad una base americana, e questi statunitensi ne combinano di cotte e di crude! Perché comunque niente identifica un intero popolo come prendere ad esempio un gruppo di ragazzotti, con gli ormoni a palla,  tra i 18-22 anni e all'estero! Vabbe', polemica a parte, cerchiamo di essere realistici: se fossi vissuta, chesso', in Germania invece che negli US, il commento sarebbe stato diversamente uguale, tipo "Guarda che io sono stato a Monaco 2 anni fa, e poi li vediamo tutti i tedeschi che vengono in Italia in estate, quando bevono sono XYZ…", insomma, avete capito di cosa parlo…

E' un sentimento comune, mi sembra, quello di "proteggere" qualcosa (o qualcuno) che si ama, la propria patria o i propri figli, ad esempio, da chi e' straniero o estraneo… Succede anche qui, credetemi.
Capisco l'indignazione quando uno "straniero" evidenzia i problemi di un altro paese, e' il concetto di lavare i panni in famiglia. Se lo dico io, va bene, Se lo dice qualcun altro, specialmente un estraneo, allora no. Siamo tutti un po' suscettibili, gotcha, e' un comportamento che capisco bene, lo chiamerei "sindrome della critica dello straniero", e ne soffro anche io.
Vi faccio un esempio: la mia "vecchia" dentista aveva vissuto in Italia, a Napoli, per alcuni anni. Mi sembra 5. Era dentista in una base americana. Me lo ha raccontato una volta, mentre mi trapanava un dente. Mentre ho la bocca spalancata e lei che ravana dentro, mi dice, in inglese "I lived in Naples" "ACA-A" rispondo io, cercando di dire OK senza muovere lingua o labbra.
Poi, con una pronuncia italiana perfetta mi dice: "Napoli. Che schifo." A cosa si riferisse specificamente, non so, ma  mi sono sentita subito offesa. Non potendo controbattere, ho gorgogliato qualcosa, e mi ricordo che, non appena ho potuto parlare, ho detto che Napoli e' una bella città con tanti problemi storici, tra cui magari un'amministrazione corrotta.. bla bla bla….le ho fatto la lista di 5 cose positive di Napoli (proprio come ho scritto sopra)
Perché mi sono infastidita? Sono stata a Napoli un paio di volte, e non dico che faccia schifo, ma certamente nessun italiano o napoletano può negare che abbia dei problemi. Enormi. Enormi quanto la sua bellezza, o il suo potenziale di bellezza… E ad una persona abituata a come funzionano le cose in America, capisco che Napoli non abbia fatto un'ottima impressione, mentre invece le e' piaciuto tantissimo il Tirolo. Impressioni, opinioni… poi ci sono i fatti.

Ma anche i fatti, se mettono in cattiva luce una città o un paese, solo chi vi appartiene può usarli.

In altre parole, dopo tutto questo sproloquio, tutti i vari commenti di chi si sente offeso, ho capito che una volta che varchi il confine ed esci dall'Italia, perdi il diritto di esprimere la tua opinione su di essa, solo pero se ha una connotazione non positiva..

Quindi, rispondendo alla domanda del titolo di questo posto, la risposta e' un bel risonante NO.
Cerchero' di ricordarmelo.








mercoledì 24 settembre 2014

A cosa servono le mani

Diverse settimane fa, Valeria ha scritto un post che ha scatenato in me un'ondata di reazioni e ricordi… in questo post racconta alcune sue esperienze durante la sua recente vacanza in Italia.
Leggo:

"Qualche giorno fa un mio contatto fb scrive qualcosa su un comportamento sbagliato di un bambino nei confronti della madre e tutti i suoi contatti hanno deliberato che l’unica soluzione e’ lo schiaffo. Una generazione di picchiatori. Non riesco a capire come un adulto possa alzare le mani su un bambino, per definizione indifeso, senza considerare quel gesto violento, senza considerarlo un abuso, come possa poi guardarsi allo specchio senza farsi schifo.
Qualche settimana fa ero in un locale all’aperto, era tardi, circa mezzanotte. Arriva una coppia, il figlio dorme nel passeggino, ma la musica ad alto volume lo sveglia quasi subito. Comincia a piangere, la mamma letteralmente gli ordina di mettersi il ciuccio e chiudere gli occhi, lui piange piu’ forte e lei con un gesto delle mani gli fa capire che se avesse continuato, lo avrebbe picchiato.
E mi sento lontana anni luce."

Non e' questo il primo post in cui Valeria paragona i genitori italiani che incontra quando torna in visita in Italia con i genitori che ha incontrato/incontra a L.A.: apprezzo molto la sua opinione perché lei, che vive a Los Angeles da 11 anni, diversamente da me tollera gli Stati Uniti e gli americani (pur apprezzandone alcune delle diversità positive), subisce la distanza geografica e culturale con l'Italia come se fosse l'effetto collaterale di una medicina amara, e vive la dicotomia dell'espatriato come una ferita che non si può cicatrizzare. 
Quello che nota e' che i genitori italiani sono più propensi non solo all'uso delle mani per disciplinare i figli, ma anche all'uso frequente di etichette e nomignoli denigratori, che non hanno nessuno scopo se non quello di far evaporare l'autostima dei figli. Come in quest'altro post la cui frase finale e' uno schiaffo virtuale al modo di pensare di tanti genitori, italiani di sicuro ma non solo: "E con buona pace del mio amore per l’Italia, penso che un paese che parla cosi’ ai bambini, e’ un paese che ha poche speranze per il futuro."

Non voglio commentare se sia vero o meno che in Italia i genitori siano generalmente più maneschi o più calunniatori nei confronti dei figli di quelli americani, perché essendo americana e filo-americana, potrei essere tacciata anche giustamente di partisanship, di essere prevenuta... ma nella mia esperienza di 21 anni di vita qui, di cui 19+ da mamma, non ho mai visto un genitore usare toni derogatori o usare le mani con la stessa frequenza, nonchalance e tacita approvazione di chi e' testimone casuale, che ho visto e vissuto personalmente in Italia. 
Generalmente qui si tratta di violenze/maltrattamenti nascosti, la cui esistenza, se scoperta, diventa competenza dello stato, del Department of Child Safety (conosciuto comunemente come CPS, Child Protective Services): la violenza sui bambini in ambito famigliare quando viene portata alla luce del sole (e sotto la lente di ingrandimento dei social media) viene denunciata e generalmente punita. O come minimo apre un dibattito intenso.

Prendiamo ad esempio quello che sta succedendo in questo momento qui: Adrian Peterson, uno dei running back dei Minnesota Vickings (una delle posizioni del football più prestigiose e remunerate) qualche giorno fa e' stato accusato di aver picchiato (abusato) il figlio di 4 anni (quattro, eh?) perché il bambino aveva spinto uno dei fratelli giù dalla moto parte di un videogioco. Adrian, da bravo papa' cresciuto in Texas a suon di whupping, di menate da parte dei genitori, armatosi allora di uno switch, un ramo (si', proprio un bel rametto cui ha tolto le foglie), dopo aver tirato giù i pantaloni al bambino, lo ha "disciplinato" una ventina di volte, e lo ha fatto così bene che quando e' tornato a casa dalla mamma, il bambino e' stato subito portato dal pediatra (la distribuzione famigliare non e' chiara, ma penso che Peterson abbia diversi figli con diverse donne) che, quando lo ha visto, ha dovuto chiamare la polizia/servizi sociali.  
Queste sono alcune delle foto fatte dai servizi sociali:


Tra le varie ferite, oltre a quelle che vedete nelle foto sulle gambe, ce ne erano diverse simili sui testicoli ed anche su mani, braccia e polsi. Ferite da autodifesa insomma.
Tutto questo e' successo a fine maggio. 
Con lentezza, finalmente a settembre e' arrivata l'accusa di maltrattamento/abuso da parte dello stato del Texas contro Peterson e agli inizi di ottobre, Peterson tornerà in tribunale per il processo. Nel frattempo la contea in Minnesota, dove Peterson vive, sta cercando di limitare i contatti tra l'amorevole padre e il bambino, che durante l'intervista con la polizia, ha detto che il papa' tira anche pugni in faccia e, oltre a rami e verghe, usa spesso anche le cinture, di cui ha una vasta collezione nell'armadio Ah, ha persino una whooping room, una stanza per le botte. Lovely.

Ora, non mi voglio soffermare sulla reazione patetica della squadra e della NFL, la lega nazionale di football, che inizialmente lo avevano sospeso per una domenica, e che solo dopo la minaccia della perdita di sponsor hanno realizzato che forse sospenderlo per una sola giornata non era abbastanza e che avrebbero dovuto quantomeno applicare al loro giocatore una misura disciplinaria proporzionale al modo vergognoso con cui lui aveva disciplinato il figlio, sospendendolo così indefinitivamente (ma con paga… )
L'indignazione pubblica ha dato il peso che si merita ad una vicenda allucinante, se pensiamo che siamo nel 2014 e non nel 1800, e dopo gli sponsor che hanno minacciato (e uno lo ha fatto) di cancellare il contratto con i Vikings e con la lega, anche il governatore del Minnesota si e' fatto sentire sollecitando la sospensione. C'e' da aggiungere che il caso di Peterson si somma ad altri casi che si stanno dipanando contemporaneamente e che coinvolgono diversi giocatori professionisti colti in flagrante o denunciati per maltrattamenti e abusi verso figli/fidanzate/mogli/compagne vari, anche questi casi che le squadre/lega avevano cercato di coprire in un primo momento, ma che invece, grazie a giornali/media curiosi ed assetati di audience, sono stati scaraventati giustamente di fronte all'opinione pubblica…

… voglio concentrarmi invece sulle reazioni suscitate da questo caso, dove un padre il cui lavoro e' quello di spingere, correndo, dei panzer incazzati di 150 kg l'uno tutto il giorno, ha deciso , per insegnare ad un figlio di 4 anni a non spingere i fratelli e fare il prepotente, di picchiarlo usando un ramo: c'e' stato chi, inorridito da questa violenza verso un figlio/bambino, ha accusato Peterson di essere un cattivo genitore, e poi ci sono stati quelli (tanti…) che lo hanno pubblicamente difeso citando tradizioni culturali, religiose, etniche, oppure l'indebolimento della figura del genitore che vuole essere amico più che genitore, e chi più ne ha, più ne metta  … 
Una discussione che sta mettendo in luce una cultura di violenza contro i nostri figli così pervasiva e internazionalmente diffusa, che c'e' da stupirsi che, come specie, non ci siamo ancora annientati.

Sono interessanti da notare i punti di "difesa" usati da Peterson durante le interviste con la polizia e attraverso il suo avvocato, a giustificazione del suo violento attacco contro il figlio, perché sono esattamente le stesse giustificazioni usate da quanti, americani, italiani e sapessi leggere altre lingue, immagino di qualsiasi altra nazionalità, credono fermamente che picchiare/sculacciare/alzare le mani contro i figli funzioni come metodo educativo e disciplinare:
  1. la sua intenzione non era quella di far male al figlio, ma di insegnargli una lezione. Di disciplinarlo insomma. 
  2. prima di sculacciare i figli, lui comunque gli parla, gli spiega cosa hanno fatto di sbagliato. 
  3. se il figlio avesse pianto, lui si sarebbe reso conto che stava andando troppo pesante. (In altre parole, la colpa per le ferite multiple sanguinanti  e' del bambino.)
  4. non si era accorto, durante la "sessione educativa", che il ramo usato si "avvolgeva" intorno alle cosce del bambino, causando così più danni di quelli che solitamente, dice lui, vengono lasciati durante uno switching, una pestata con una verga/ramo
  5. per lui sculacciare (usa il termine whooping) fa' parte del suo ruolo di genitore, e pur scusandosi per aver fatto più male di quello che intendeva (che cosa intendeva fare comunque con un ramo?), lui continuerà a disciplinare i figli nello stesso modo, anche se probabilmente senza lo switch, perché   "I know how being spanked has helped me in my life.” Lui sa che l'essere stato picchiato lo ha aiutato nella vita. 
Ognuna di queste giustificazioni parte dalla premessa che alzare le mani contro un figlio sia diverso da alzare le mani contro chesso', un collega cui dovete spiegare per la centesima volta come fare qualcosa o il room mate che beve la bottiglia di vino che avevate messo da parte per un'occasione speciale, o l'amico che esce con la vostra ex-ragazza, l'estraneo che vi pesta i piedi, o il vicino con la musica a tutto volume. Certo, anche in questi casi, potreste benissimo prendere un ramo da un albero del giardino e insegnare loro una lezione, ma il risultato sarebbe molto probabilmente una denuncia con arresto, magari accompagnata da un occhio nero. E se viveste qui in America e' altamente probabile un vostro futuro come dimostrazione umana di groviera. 
Ma non e' assolutamente diverso, e' lo stesso atto, fatto solo contro una persona che non può difendersi, non solo perché e' fisicamente più piccola, ma perché in questa relazione col genitore, il figlio ha perso il diritto di essere protetto. Perché comunque un adulto e' protetto dalla legge e ha il diritto di difendersi dalla violenza di un altro adulto. Un figlio invece no. Fosse stato un estraneo a marchiare con un bastone il bambino, nessuno avrebbe messo in dubbio che si tratta di abuso (pensate che un altro figlio di Peterson di 2 anni e' stato ucciso dal boyfriend della madre del bambino un anno fa …) 
I nostri figli, di cui dovremmo essere i primi difensori, possono diventare il nostro punching bag, e tutti fanno spalluccia e anzi, applaudono, perché e' così che si disciplinano i figli che sbagliano. E perché, come una tradizione perversa che si passa da padre in figlio, "anche io sono stato picchiato, e mi ha fatto tanto bene".

E questa, fatevelo dire da una che e' stata "sculacciata" e che ha brevemente sculacciato, e' una stronzata colossale.

Premessa importante: voglio bene a mia mamma, ai miei genitori, quello che sto per raccontare fa' parte della mia infanzia, mi ha influenzato profondamente, e non posso purificare la mia esperienza e trasformarla in qualcosa che non e'. Ho tantissimi ricordi belli che mi hanno aiutata ad accettare quelli che vorrei dimenticare, quelli che preferirei non avere. Come sempre nella vita non possiamo cambiare quello che ci capita, le carte che ci sono state distribuite, quello che possiamo fare e' affrontarlo con coraggio, ed imparare dalle avversità ad essere diversi e migliori. E spezzare il ciclo di violenza.

Mia madre era la disciplinaria di casa e io ero quella che, penso, la disturbavo/provocavo/facevo arrabbiare di più, certamente più spesso delle mie sorelle. E' un talento, eh? non ce l'hanno mica tutti… Mia mamma mi suonava come un tamburino e il suo target preferito era il mio posteriore. I miei ricordi sono in generale piuttosto sfocati (per fortuna), non saprei dirvi se venivo sculacciata tutti i giorni o meno, pero' mi ricordo benissimo di come la sua faccia si trasformava quando era pronta all'attacco alla disciplina/punizione, e io sapevo senz'ombra di dubbio che avevo combinato qualcosa di sbagliato: le labbra le si contraevano un po' a culo di gallina, qui si dice pucker up ma non mi viene in mente se esiste un termine simile in italiano, come se stesse per darmi un bacio (ha ha!), e così facendo le si allungava un po' il mento, mentre il suo corpo intero si contraeva come una corda di chitarra… sapevo allora che stavano per arrivare. Quando si trasformava, avevo paura di mia madre. In casa si usavano eufemismi tipo darmi le to'-to', dal suono che accompagnava le battute "to', to', to'". Io ero convinta che non ci fossero altre alternative e che in fondo, me le meritassi tutte. 
Solitamente usava la mano nuda, mi ricordo di una sola volta che abbia ha usato uno strumento, il battipanni che mi aveva lasciato un bell'ematoma, pero' la mano la sapeva usare bene… 
Un evento cruciale e' successo quando avevo circa 10 anni: mi ero arrabbiata con mia mamma non mi ricordo bene per cosa, e avevo deciso di scappare di casa, un desiderio che ho avuto spesso specialmente durante l'adolescenza. Ovviamente, prima di scappare di casa, mi sono presa quelle due cosine che mi sarebbero servite nella mia"nuova vita". Una di queste era la scatolina in cui mettere l'apparecchio che portavo tutto il giorno. Questo particolare e' importante perché da' un contesto temporale al mio ricordo.
E dove si scappa a 10 anni? Nel parcheggio dietro casa, "nascosta" dietro una macchina, duh! Non chiedetemi perché . E' la logica ferrea di ogni decenne.
Mia madre mi poteva vedere dal balcone al quinto piano, ma io non lo sapevo, dopotutto ero una bambina. 
Lei dopo un po' e' scesa, mi ha afferrato e mi ha praticamente tirato/fatto marciare fino a casa a colpi di sberle sul didietro. Dal parcheggio, alla nostra scala e poi i cinque piani in ascensore, e' un bel tragitto, soprattutto se fatto al ritmo di sculacciate. Se qualcuno aveva visto, nessuno e' intervenuto, ma d'altronde si tratta di 40 anni fa, non era certamente l'unica a comunicare la sua frustrazione e disappunto con le sberle. 
Mia mamma era sicuramente stanca, con una bambina di 2 anni circa cui stare a dietro oltre a me e all'altra mia sorella, non ho nessun dubbio; ma la sua reazione al mio exploit di bambina e' stata esagerata, non credo che debba spiegarlo a nessuno… Questo cocktail di stanchezza, frustrazione e rabbia mi ha sbrindellato le mutande. Per non parlare poi del colore delle mie chiappe, che era cambiato da rosa a viola.
Francamente non mi ricordo che lezione avrei dovuto imparare, pero' mi ricordo benissimo di aver giurato che me ne sarei andata di casa prima o poi, quando avrei potuto. Cosa che ho poi fatto, almeno temporaneamente, una decina d'anni dopo. 
E' stato da allora una rapporto in discesa, quello con i miei, specialmente mia mamma, una relazione molto difficile e complicata. Non sono mai riuscita ad avere un rapporto disteso, di confidenza e fiducia con loro, finche' non sono andata a vivere per conto mio (vabbe', col mio ragazzo). Si e' poi normalizzato e livellato tutto quando sono andata a vivere in California e mi sono sposata. 

Non la giustifico, ma la capisco, anzi c'e' voluto che mi sposassi e avessi figli per capire quanto sia difficile navigare nel mare fatto di amore infinito e frustrazioni che e' l'essere genitore, cercando di stare a galla durante frequenti tempeste, nella speranza di non sbagliare, ma sbagliando sempre e comunque.
Ho sempre pensato che i miei avessero fatto del loro meglio con noi figlie, ma capisco adesso che ho 4 figli, che fare del proprio meglio non basta: va bene se devi preparare una torta, ma e' un limite quando parliamo della responsabilità che abbiamo nei confronti dei figli.
Col tempo ho capito che fear-based parenting che mi era stato indirettamente insegnato attraverso le tante sculacciate, questo basare il proprio lavoro di genitore sull'essere temuti dai figli forse andava bene 100 anni fa, ma e' assolutamente disfunzionale oggi.

Per molti anni, inclusi i primi anni in cui sono diventata madre, anche io, come Peterson e tutti quelli che sono a favore della violenza (intesa come "ogni atto o comportamento che faccia uso della forza fisica (con o senza l’impiego di armi o di altri mezzi di offesa) per recare danno ad altri nella persona o nei suoi beni o diritti" - Treccani) perpetrata contro i figli, giustificavo le sculacciate e sberle ricevute per 3 motivi principali: 
  1. mi meritavo quelle botte, visto che probabilmente avevo una boccaccia e "rispondevo" e facevo tutto quello che non dovevo fare. 
  2. anche mia madre era probabilmente cresciuta a suon di schiaffi, e usava gli strumenti che aveva imparato a casa, utilizzando i modelli che aveva ricevuto. Quindi non era colpa sua di per se'.
  3. alla fine tutte quelle battute mi sono state utili, perché sono cresciuta "bene". 
Quello che mi disgusta di più e' che il discorso del "meritarsi" una sberla e' anche supportato da chi usa la bibbia come libro supremo di tutte le scienze, inclusa la pedagogia. Organizzazioni come Focus On The Family, nata 40 anni fa con l'intenzione di promuovere idee conservatrici e il modello tradizionale della famiglia (in altre parole, niente sesso fino al matrimonio, matrimonio ovviamente solo tra un uomo e una donna, adozioni solo per coppie eterosessuali sposate, preghiera nelle scuole, insegnamento del creazionismo, sculacciare come forma positiva di disciplina… avete capito i tipi, no?) continuano a giustificare lo spanking, ovvero la sculacciata, come forma di disciplina necessaria. Che dire poi dei seguaci delle dottrine di Michael e Debi Pearl, autori del vendutissimo libro To Train Up a Child (e di loro seguaci ce ne sono centinaia di migliaia qui, se non milioni, tra cui i famosi Duggar, che suggeriscono questo libro nel loro sito, tra le "risorse per genitori") in cui raccomandano l'uso di una bacchetta, il rod of training, anche su bambini di 6 mesi. 
Vi invito, se non avete appena mangiato, a leggere questo articolo della merda umana pastore Pearl (e si', perché ovviamente e' un pastore cristiano) in cui con un turbinio di citazioni bibliche a supporto, vi spiegherà la differenza tra castigo e punizione, vi spiegherà come e perché bisogna usare la bacchetta per "castigare" i figli anche di 6 mesi (leggasi "pestarli con un bastone", proprio come Dio ci castiga quando usciamo dalla sua gloria; a proposito di questo rod of training, in un'intervista Mr. Pearl suggerisce che un'ottima "arma" da usare coi figli consiste di un tubo idraulico flessibile di mezzo cm di diametro, che può essere facilmente arrotolato e tenuto in tasca, pronto in ogni momento, e il cui materiale fa male ma e' soffice abbastanza da non lasciare segni sul muscolo o sulle ossa.) 

Con la bibbia in mano, tutte queste persone a favore delle punizioni corporali - ok, castighi - sostengono che sculacciare un figlio come castigo non e' un abuso, in quanto dovrebbe essere fatto a mente fredda, con forza ma non eccessivamente, e' un castigo che deve "pungere, ma non fare male". Lasciamo stare che la differenza tra "punizione" e "castigo" esiste solo nella loro mente distorta da versetti biblici scritti millemila anni fa, quando i sacrifici umani erano ancora considerati ok e si seguiva legge del taglione, ma non ci vuole una laurea in psicologia per capire che l'uso di rami/bastoni/battipanni/mani poteva forse andare bene quando la bibbia e' stata scritta, ma oggi che sappiamo che i bambini hanno la possibilità di imparare e confrontarsi col mondo esterno molto più che nel passato, questi metodi di punizione/castigo creano il risultato opposto, a lunga scadenza. La violenza genera violenza, e i figli imparano più osservandoci, come ci comportiamo quando comunichiamo con loro e con il resto del mondo che con mille sberle.
Altri continuano la loro apologia della violenza contro i figli evidenziando come i bambini insopportabili, quelli che testano la pazienza e l'udito di tutti, sono i figli di genitori che non usano punizioni corporali, e citando situazioni che abbiamo vissuto tutti, dove i bambini sono out of control,  raccontano di bambini che urlano buttandosi a terra nei supermercati, che spingono gli amici giù dallo scivolo, mentre i genitori inutilmente li rincorrono implorando "devi rispettarmi, ti ho detto di smetterla". E di genitori così ne abbiamo incontrati tutti, al parco giochi, al ristorante e persino quando ci si ritrova nel gruppo esteso famigliare. Mia sorella ad esempio, ha avuto un figlio che e' stata incapace per anni di guidare. Quando lo aveva portato in Italia la prima volta, quando aveva due anni, i miei erano rimasti esterrefatti perché i lei e il marito gli lasciavano fare tutto, senza mai intervenire con fermezza. L'altra sorella, quella che vive in Italia, quando ancora mi parlava mi aveva detto a proposito di nostro nipote "se quello era mio figlio, giuro gli avrei dato uno sberlone". Chissà se ora che anche lei ha 2 figli suoi, ha mantenuto la promessa… 
Questo per dirvi che e' vero, ci sono genitori che sono dei molloni coi figli, come appunto mia sorella, ma non perché non li menano quando si comportano in modo improprio, ma perché invece di guidarli, questi genitori hanno frainteso il loro ruolo, hanno lasciato il timone in mano ai figli. Hanno scelto una via d'uscita, invece di accettare la responsabilità di dare ai figli una direzione da seguire,  
"Menarlo o mandarlo alla deriva" non sono mica le uniche alternative per crescere un figlio. Sono di sicuro i metodi dei genitori più pigri, quelli più facili.  
Ma non ci sono scorciatoie quando si cresce un figlio. Lo so, perché le ho provate anche io, e non funzionano.

Chris ha ricevuto qualche sculacciata quando era piccolo, e si ricorda bene della volta che gli ho lanciato, mancandolo ovvio, un pettine. O era una spazzola? Whatever. 
Dopo ogni sculacciata, mi ricordo che mi sentivo un verme, mi immaginavo con la faccia trasformata, magari anche a me veniva il mento lungo e la bocca a culo di gallina… Ma continuavo a pensare che non ci fossero alternative, quando un figlio "si comporta male", bisogna fargli capire chi comanda, e lo si può fare solo accompagnando alle parole una pacca. Che male c'e' vero?

Ho smesso di sculacciarlo dopo che un'estranea in un ristorante dove ero andata sola con Chris ed Emily che aveva pochi mesi, mi ha sentito sgridarlo in italiano… Di sicuro aveva schiacciato tutti i pulsanti giusti e di sicuro io ero super-stanca, avendo un bambino di nemmeno 4 anni e una di pochi mesi. Sono anche sicura che non dovevo essere qualcosa di bello. Questa signora deve essersi spaventata per Chris, mi si e' avvicinata e mi ha guardato negli occhi e mi ha detto "I don't know what you do in your country, but in this country, we don't talk to children like that." Non so cosa tu faccia nel tuo paese, ma in questo paese, non parliamo così ai bambini. 
E' stata una doccia fredda, e ne avevo bisogno. Mi sono spaventata tantissimo e abbiamo finito di pranzare in velocità, aspettandomi l'arrivo della polizia o del CPS.
Vorrei potervi dire che l'istinto di alzare le mani e' evaporato quel giorno, ma non e' stato così: mi trovo ogni giorno a combattere contro me stessa e contro l'idea di "pungere" i miei figli quando non si comportano come dovrebbero (secondo me), ora non tanto usando le mani ma la lingua. 
Ne parlo con i miei figli ora che sono più grandi, della mia fatica quotidiana di essere una madre fair, aperta e disponibile ad ascoltarli… e loro me lo dicono, me lo fanno notare quando sbaglio. E non vi sto nemmeno a dire quante volte mi scuso. Perché così come stanno crescendo loro, sto crescendo anche io come madre, spero.  Ci aiutiamo a vicenda in questo viaggio, che non finirà con me o con loro, ma continuerà con i loro futuri figli, se ne avranno.

Non ho nessuna credenziale psicologica o pedagogica ovviamente, se non la mia esperienza, sia da figlia che da madre, ma vorrei comunque offrirvi alcuni suggerimenti, alcune idee che mi hanno aiutato nei momenti difficili, una sorta di 12 Passi per il genitore che sta per oltrepassare il limite (sono solo 5 per vostra fortuna…), per il genitore che magari vuole cambiare metodo lasciando da parte il rod of training, o la mano nuda:

  • nei momenti di maggiore frustrazione o di lotta o rabbia con una figlia (o figlio), fate l'opposto di quello che vorreste fare istintivamente. Ad esempio, quando vi verrebbe voglia di urlare o alzare le mani, abbracciatela e ditele "ti voglio bene". La situazione si calmerà immediatamente e sarà più facile parlare e ragionare. E questo funziona sia con figli piccoli che con figli grandi
  • il "time out", il periodo di isolamento dato ai figli per calmarsi e ripensare alle loro azioni, non e' solo per i figli: una pausa per riflettere e pensare a come agire, a cosa dire e' fondamentale anche per i genitori (accompagnati magari da un bicchiere di pinot grigio… scherzo!). Spesso una pausa di 10 secondi e' sufficiente per fermare il treno di emozioni che potrebbero portare all'uso delle mani
  • non etichettare i figli, non importa quanto ripetano lo stesso errore o quanto frustrati voi siate con un certo loro modo di fare! Non fateli vergognare. Immaginate di essere voi dalla parte ricevente di "Sei sempre pigra!" "Sei stupido!"  "Sei grassa!" Vi dico qual era la mia di etichetta:  i miei erano molto creativi e durante la mia adolescenza, siccome secondo loro ero sempre triste (e immagino lo fossi anche, principalmente a casa, ovvio… e poi comunque quanti adolescenti conoscete che non siano lunatici e imbronciati almeno un po'?) mi avevano appioppato il famoso nomignolo "Gufon Face". Quanto l'ho odiato e soprattutto quanto ho odiato il fatto che la loro fonte di ridicolo era la mia fonte di umiliazione.
  • il rispetto e la fiducia non sono strade a senso unico: per riceverli, bisogna darli. Nello stesso modo, se vuoi essere ascoltato dai figli, devi imparare ad ascoltarli. Il che non vuol dire cedere a ricatti e richieste, vuol dire solo che diamo validità ai loro sentimenti, che e' molto importante.
  • sbagliare e' parte della nostra condizione umana, e va bene così, sia per noi che per i nostri figli. L'importante e' chiedere scusa sinceramente.

Credetemi, non e' facile cambiare, non e' facile interrompere il ciclo di violenza che si impara da piccoli. 
Ma e' possibile, basta davvero volerlo, ed essere umili abbastanza da riconoscere di essere imperfetti e voler migliorare. Non c'e' bisogno di picchiare nessuno per essere ascoltati, anche se in certe situazioni verrebbe proprio voglia di farlo (su, su, non mentite: quante volte avreste voluto usare un bastone per disciplinare l'impiegata dell'anagrafe che vi sbaglia il documento o quello delle poste che si muove con la velocità  di uno bradipo-zombie?)  Ricorrere alla violenza, sia essa provocata e meritata o meno, e' un segno di fallimento, comunque lo vogliate imbellire, farlo benedire dal pastore di turno o coprirlo di pailettes e gloria postuma.

Ogni volta che ho alzato una mano verso mio figlio e non era per dargli una carezza, ho fallito nel mio ruolo di genitore. 
Ogni volta invece che ho alzato una mano verso uno dei miei figli e gli ho dato una carezza e non una sberla, ho vinto una battaglia. E siamo tutti migliori per questo.

Violet e' tornata a casa un paio di giorni fa con questo "lavoro" fatto in classe. E' appeso al muro, per ricordarmi a cosa servono le mani.



Vi lascio con la bellissima poesia di Dorothy Law Nolte (ho anche il libro…) Qui la traduzione.





p.s.: un ottimo libro che mi ha aiutato tanto e' Men Are From Mars, Women Are Form Venus…Children Are From Heaven di John Gray. E' stato tradotto in italiano, e lo trovate qui

venerdì 7 marzo 2014

Carosone ce lo aveva detto nel 1956….

Claudia (la super-creativissima autrice del blog "Mamma Claudia e le Avventure del Topastro" www.pollon72.blogspot.com... se non lo conoscete, andate a visitarlo...) ha citato la Maratona di Rimini in suo post su FB. Niente di strano, lei vive nella zona, ed e' probabilmente la fonte più informata su quanto succede in Romagna per famiglie e bambini. 

Quello che mi ha lasciato a bocca aperta e' stato il fatto che la Maratona di Rimini e' chiamata, sul sito e sulla pagina FB "Rimini Marathon" ma non solo, la maggior parte delle attività ed eventi relativi alla maratona e' chiamato in inglese: Kids Run, la corsa per bambini e Family Run al posto di corsa per famiglie, Run Mug, la tazza della corsa ricordo, runner e' chi corre, trail, invece di sentiero, charity invece di donazioni, etc.

Io ho trovato la cosa estremamente ridicola perché per tutti questi termini inglesi, peraltro usati correttamente (perché bisogna dare agli organizzatori il giusto credito di non aver scritto cose da unghie sulla lavagna per chi parla davvero inglese, come "show cooking", invece di "cooking show" come avevo letto su questo sito tempo addietro…  si dice COOKING SHOW, ignorantoni!!), esiste un esatto corrispondente italiano totalmente valido; non si tratta di usare parole straniere ormai parte del patrimonio linguistico italiano da decenni (weekend invece di fine settimana, ad esempio) oppure neologismi relativi all'uso di nuove tecnologie o parole che sono parte di una specifica attività lavorativa, ma di snobbare la lingua italiana, non per necessita' ma per superiorità (presunta, ovvio). 
Non sono una purista della lingua italiana, diomio no, non lo sono per niente (e se mi leggete da un po' lo sapete benissimo che sarei bannata interdetta a vita dall'Accademia della Crusca), ma questo in particolare mi sembra uno sfoggio assolutamente gratuito e inutile dell'inglese, fatto penso solo per "tirarsela", visto che e' dal dopoguerra che l'inglese viene identificato con un certo livello di disinvoltura e "fighitudine" (Crusca, mi ascolti?), per scopi pubblicitari e marketing: ragazzi, questa non e' una maratona come tutte, no… quelle sono per i loser… questa invece e' una marathon, una cosa nuova, una cosa diversa, dove i figli vostri non sono bambini, sono KIDS, vuoi mettere?! Dove l'atto di donare 1 euro non e' solo solidarietà, e' charity: voi date un euro, ma e' come se fossero 3 dollari! 

Non solo, mi sembra una scelta un po' ipocrita in generale scoprire come in Italia ormai l'inglese venga orami usato nella quotidianità per definire azioni, eventi, idee invece di usare normalissime parole italiane, come se l'italiano non fosse più sufficiente, in quanto quasi quotidianamente mi capita di leggere post e commenti fatti da italiani che vivono qui in America, o la visitano, che sfottono gli americani per come pronunciano parole italiane come mozzarella, bruschetta, parmigiano, cappuccino, gnocchi, latte [inteso come caffellatte], etc. Sempre le stesse cose, scegliete un blog di un expat in America a caso (anche il mio, eh?) e troverete senza dubbio un post in cui l'autore o autrice ridacchia e sfotte il povero malcapitato di turno quando lo sente dire le parole suddette (tutte relative alla gastronomia, tra l'altro) spesso (non sempre) con quel senso di "superiorità" che mi da' sempre fastidio. Quindi la scoperta di questo esempio di uso insensato dell'inglese mi ha dato un'idea: vorrei sentir pronunciare tutte queste parole (e sono sicura che marathon sarebbe in cima alla lista come pronuncia da buttarsi a pancia all'aria, e trail sicuramente seguirebbe tragicamente a brevissima distanza) da un gruppo qualsiasi di italiani (che tra l'altro l'inglese lo dovrebbero studiare a scuola per anni, a differenza degli americani), registrarle e usarle ogni volta che leggo un italiano lamentarsi/sghignazzare della pronuncia americana… perché e' vero che sentirli dire bruscetta fa' ridere, ma e' anche vero che non esiste un corrispondente inglese per nessuno di questi termini (tra parentesi, tutti gastronomici). Mentre invece per marathon.

Insomma, cosa ne pensate: buona idea, o idea quanto meno strana con accenni di ridicolo? Fusione culturale/linguistica inevitabile, o scelta forzata per sentirsi diversi da quelli che si e' e un po' più fighi?
E' vero che, linguisticamente parlando, ci troviamo di fronte ad un progresso di anni luce dagli anni in cui il massimo dell'inglese popolare era rappresentato da Celentano che cantava "Prisencolinesinalciusol" ma le parole della famosissima canzone di Carosone del 1956 hanno oggi un peso profetico.

 

mercoledì 13 febbraio 2013

Le risate di un'Italia dove non vivrei piu'

Se mi ricordo bene, avevo accennato qualche post fa al fatto che, nonostante il problema delle armi, la mancanza di un sistema sanitario per tutti, e nonostante gli altri problemi che ci affliggono come paese, sono felice che i miei figli crescano qui invece che in Italia.

Tra le tante ragioni, non ne esiste una piu' attuale di questa: voglio che i miei figli crescano in un paese che non sia totalmente permeato dal "machismo ammuffito" che giustifica il continuo svilimento delle donne ad oggetto e "stimolatore sessuale" e lo dichiara "normale"; voglio che crescano in un paese dove oltrepassare i confini del rispetto di una donna e calpestarne la dignita', con la scusa che si tratta solo di "battute bonarie", non sia considerato un complimento; voglio che crescano in un paese dove il dichiararsi imbarazzate, umiliate e persino, mioddio, offese per le mortificanti "battute" (mortificanti per chiunque, a meno di non essere in un film di Pierino) fatte da un uomo in evidente posizione di "superiorità" (politica, finanziaria, psicologica, etc.) non sia deriso e svalutato della sua gravita', o etichettato "neo-fem" o politicamente in altro modo,  ma sia applaudito come gesto di coraggio da tutti, donne e uomini.

Voglio soprattutto che i miei figli, in particolare le mie figlie, crescano in un paese dove vengano ancora valutate per i loro talenti, la loro professionalita', la loro creativita', la loro capacita' di portare a termine il lavoro assegnato, e non per la loro taglia di  reggiseno o per il fatto che indossino minigonna o tacchi o meno. Evidentemente, questo paese NON e' l'Italia.

Perche' se e' vero che "gli uomini saranno sempre uomini", intesi come sempre a caccia, e' anche vero che non e' necessario che esprimano sempre questo loro chiamiamolo "apprezzamento per l'altro sesso", soprattutto quando ci si trova in un ambito professionale, in un posto di lavoro e non al bancone di una bar o nella pista di una discoteca. E invece in Italia e' normale.
E vigliacchi, invece di fare doppi sensi che pensate siano astuti, cosi' da da potervi "parare il culo", volete portarvi la donna che viene a fare un colloquio a letto? Invece di allusioni, diteglielo, almeno le date la soddisfazione di scegliere se tirarvi un calcio negli zebedei subito e poi denunciarvi, o dire no, salutare e chiamare un avvocato, o no? Invece così, vi nascondete dietro il solito "era solo una battuta! Volevo solo farle un complimento!" e le fesse, cornute e mazziate siamo sempre noi. Ah, i codardi!

E non venitemi a dire che noi donne "ci marciamo" in questa situazione, come se fosse colpa nostra, come se fossimo noi donne ad aver creato il problema o a perpetuarlo, quando invece si tratta semplicemente di un meccanismo di sopravvivenza che abbiamo sviluppato nel corso degli ultimi...secoli; si tratta della legge economica della "domanda e offerta": se non ci fosse domanda, non ci sarebbe nemmeno offerta, o sarebbe almeno limitata a certi contesti!

Ecco perche' preferisco crescere i miei figli qui: perche' fosse stata mia figlia su quel palco a Mirano,  avrei voluto sentire, invece delle sghignazzate di un pubblico costituito principalmente da omuncoli immaturi, i fischi di un'audience che non accetta il maschilismo come norma, ne' il cattivo gusto come comicità, o almeno il silenzio sbalordito di centinaia di persone che non si sanno capacitare del bassissimo livello raggiunto da un uomo che per decenni ha rappresentato (una cosa da ridere!) il proprio paese nel mondo. Sarebbe stato bello vedere se avrebbero riso ugualmente, se invece della giovane impiegata, ad essere interrogata sulla natura e la quantità dei propri orgasmi fosse stata la madre o la sorella o la figlia di uno dei coglioncelli sul palco con Il Nonno Maniaco.

Perche' vi garantisco che una scena cosi' non sarebbe mai successa qui, o meglio le domandine da 12enne arrapato fatte in una simile circostanza avrebbero avuto un ben diverso finale. (leggasi: "I'm gonna shoot your testicles off, you asshole!")

mercoledì 12 dicembre 2012

E noi americani ridiamo!!

Il 6 novembre noi americani l'abbiamo scampata bella. Oddio, il verbo "scampare" presume il farcela per un pelo, e una differenza di quasi 5 milioni di voti e 126 "electoral votes" proprio un pelo non e'... ma diciamo che per noi che amiamo il progresso, noialtri "illuminati" che non abbiamo paura delle 50 sfumature di colore della pelle di chi ancora cerca di scappare dalla miseria del paese di provenienza per tentare la sorte in questi lidi, ecco noi abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo, ci siamo dati qualche pacca sulle spalle, e siamo tornati alla nostra vita normale...
Mi ero finalmente un po' rilassata, quand'ecco che dalla mia patria natia arriva la notizia che per qualche momento ho pensato fosse un pesce d'aprile anticipato, un momento "gotcha!" per tirare sul il morale degli italiani che, da quanto leggo, e' bassino...

Dopo diversi giorni di pizzichi sulla chiappa, non essendomi risvegliata, si vede che e' proprio vero: Berlusconi, 76enne liftato ed arzillo, nonostante una condanna recente a 4 anni di carcere, torna nell'arena politica italiana (ma l'aveva mai lasciata? Vabbe' che io ho una percezione diversa del passare del tempo, scandito soprattutto dai cambiamenti dei figli, ma quanto e' durata la disinberluscazione per l'Italia? Un anno? Dieci mesi?); solo su questo fatto ci sarebbero da scrivere libri, e di sicuro in molti lo faranno. Io mi soffermero' a quello che percepiamo noi negli US di questa situazione.

Anzitutto... lo sapete quante risate ci siamo fatti qui grazie a Berlusconi?  Per la famosa legge "Mors tua, vita mea" che ci fa' guardare chi sta peggio per trovare sollievo ("Che schifo Bush... ma almeno non abbiamo Berlusconi!"), per anni qui i comici/satiristi politici hanno utilizzato la marea di materiale creato dalle "avventure del cavaliere", quelle che ovviamente arrivavano sui nostri lidi, per creare momenti di estrema ilarita', i miei preferiti sono ovviamente quelli di Jon Stewart nel suo Daily Show, e quelli di Stephen Colbert del Colbert Show.
Eccovi un piccolo saggio di alcuni degli spezzoni in cui Berlusconi viene preso per i fondelli, e con lui chi lo ha votato, appunto da Stewart:

17 Febbraio 2011 La Douche Vita  (gioco di parole, dove "douche" fa' riferimento "douche bag" cioe' la lavanda vaginale...)
17 Febbraio 2011  La Douche Vita - Italian stereotypes  (per continuare la serie su "come ci vedono gli americani"....)
9 Giugno 2009  Silvio Berlusconi Affair (La relazione extra-maritale di Berlusconi)

E da Colbert (da ricordare che "interpreta" la parte di un "giornalista di destra" che ama essere oltraggioso...):

15 Febbraio 2011 Italian Bunga-bunga parties & Egyptian democracy (L'avevo gia' postato sul blog, ma e' da rivedere)
17 Giugno 2009  Alpha Dog Of the Week: Silvio Berlusconi (anche questo gia' postato; dove Colbert chiama Berlusconi "Ball-usconi" per le "palle" che ha dimostrato, inteso come "faccia tosta"...)

Quando Berlusconi se ne e' andato, e' stata una perdita per i comici.
Infatti, in questo pezzo su CNN, vengono spiegate le motivazioni perche' ai comici sarebbe mancato Berlusconi... ma non per molto!!

Infatti, la prima cosa che ho pensato quando ho letto del ritorno del Sith, e' stata "Non vedo l'ora che ne parlino in TV!" E come un orologio svizzero, poche ore dopo che avevo sulla mia pagina FB linkato un paio dei video di cui sopra,  ieri sera e' arrivata l'ultimissima puntata di Jon Stewart su Berlusconi, intitolata, giustamente, "Bungover 4" (altro giochino di parole, utilizzando il film "Hungover"...).

E' un pezzo stupendo. Ha toccato tutti i punti sull'ineleggibilita' di tal personaggio che probabilmente nessuno nei media italiani avrebbe il coraggio di elencare.

Una delle parti piu' ilari e' verso il minuto 2:23, in cui Jon, dopo che una giornalista annuncia che SB vuole candidarsi per la quarta volta, Jon dice "He was convicted of tax fraud... 6 weeks ago..." He' stato condannato per frode fiscale... 6 settimane fa..."

Poi al minuto 3:19, quando dopo aver detto che Berlusconi torna "per un senso di responsabilita'", Jon dice "If you had a sense of responsibility, you would have stopped at the seventh girl... You had eight! When had Berlusconi ever showed a sense of responsibility? His family crest is a guy shitting in a swimming pool!!""Se tu avessi il senso di responsabilita', ti saresti fermato alla settima ragazza... Te ne sei fatte otto!  (Riferimento alla notizia data poco prima, che SB aveva avuto sesso con 8 donne ad un bb party... Da morire il commento di Stewart "Sex with eight women? That is the worst Bond villain ever!""Sesso con otto donne? Questo e' il peggior "cattivo" dei film di Bond" e compare l'immagine di un poster da film di James Bond, intitolato "OCTOPENIS"... ) Quando mai Berlusconi ha dimostrato senso di responsabilita'? Il suo stemma di famiglia e' uno che caga in piscina!"

Spero che riusciate a capire abbastanza in questi 5 minutini (se no chiedetemi, e magari trovero' il tempo di tradurlo) le motivazioni per cui noi americani ci stiamo ora pisciando sotto dal ridere alla faccia dell'Italia.

ITALY WHAT ARE YOU DOING? Chiede Jon Stewart.

Ve lo chiedo anche io.

Rendeteci la vita piu' difficile, qui in America, fateci soffrire... invece di darci sempre munizioni per ridere dei vostri rappresentanti... ne abbiamo a sufficienza qui da farci ridere e piangere per anni...

Non votate Berlusconi. Ha 76 anni, anche se tra tinta, botox e lifting ne dimostra 75.
Lo dico contro il mio interesse, visto che amo scompisciarmi dalle risate, poi ora che ho la cittadinanza americana posso ufficialmente dire che me ne sbatto, e posso ridere senza compiere alto tradimento, delle scelte italiane: preferirei continuare a ridere degli idioti politici americani che pensano che la vita cominci 2 settimane prima del concepimento (legge in Arizona, vi ricordate quando ne avevo parlato?) o quelli che hanno il coraggio di dire che essere gay e' una scelta.... Non voglio piu' ridere dell'Italia, quando cosi' tanti italiani stanno piangendo.

Per favore, se avete anche solo una briciola di auto-stima, se riuscite a trovare anche solo un micron di orgoglio patrio, votate qualcun altro, non importa chi. Perche' a nessuno piace essere preso per il culo dal resto del mondo, soprattutto a causa di un criminale pedofilo.

The Daily Show with Jon StewartMon - Thurs 11p / 10c
The Bungover 4
www.thedailyshow.com
Daily Show Full EpisodesPolitical Humor & Satire BlogThe Daily Show on Facebook

mercoledì 29 agosto 2012

Un aiuto turistico, grazie!!

Una mia amica con figlia verranno a visitare Roma e Firenze il prossimo giungo e mi chiedeva qualche idea di posti "not to be missed", assolutamente da non perdersi. Si fermeranno alcuni giorni in ciascuna  citta', ed io sinceramente, avendole conosciute ovviamente solo da turista (e quando a Roma sono intervenuti 2 amici per guidarci in un giro per le fonta i nasoni, e' stata per noi un'esperienza indimenticabile!), vorrei dare loro qualche idea "diversa", oltre ai classici da manuale turistico.

Un paio di dettagli importanti: la mia amica e' la moglie del mio gino (quello buddista e vegano, che va in giro coi Birkenstock, insomma, super-cool! quindi vorrei fare anche una bella figura, non si sa mai...) ed e' vegan (quindi eviterei posti dove offrono solo porchetta e salame...); la figlia e' un'amica di Chris, stessa eta', stessi amici... e' importante che abbiano un'ottima esperienza, anche per l'onore di Chris, che e' il "resident italian" del suo gruppetto di amici....

Lettori che conoscete queste due bellissime citta', fatevi avanti!
Ricambiero' se mai verrete da queste parti!!


giovedì 9 agosto 2012

"Don" Mitt Corleomney, a.k.a. Berluscomney, ma senza il sesso

Romney non mi piace. Tante le ragioni. Una e' la sua "religione", che per me e' una setta di bigotti omofobici e misogini, il mormonismo, e un'altra e' il suo passato di "imprenditore scaltro" in cui, quale CEO di Bain Capital, comprava societa' in difficolta', per poi rivenderle, magari a pezzi, a prezzi gonfiati, facendo profitti astronomici alle spalle dei lavoratori di queste societa' che spesso venivano licenziati, e dei paesi in cui queste societa' si trovavano visto che spesso (sempre) evitavano di pagarne le tasse. Insomma, si tratta di un altro furbacchione nato stra-ricco, che ha continuato ad arricchirsi alle spalle di chi invece, si deve guadagnare la paga lavorando.  In altre parole, per chi come me capisce poco di finanza internazionale, Romney e' proprio come Edward in Pretty Woman, un grande stronzo ma senza il fascino di Gere e senza il sorriso della Roberts a fargli da background.

L'idea che viene spinta sempre di piu' dai Republicans di oggi e' quella di una plutocrazia dove i poveri si meritano di essere poveri, perche' non hanno voglia di lavorare, o sono meno benedetti da Dio (non entro oggi nel pensiero qui diffusissimo dove il successo finanziario o in altri campi e' considerato direttamente proporzionale alla quantita' e qualita' di preghiere, e spesso donazioni alla chiesa di turno...) e i ricchi si meritano di essere tali perche' sono piu' determinati, si fanno un culo piu' grande di chi invece ricco non e', e ovviamente, perche' Dio li ama e li benedice. Stranamente, devono essersi persi Bible School quando il pastore spiegava il Sermon of the Mount, il discorso sulle Beatitudini... Sara' magari argomento di un altro post.

Non sono contro chi abbia successo, anzi, ne sono ben felice, ma mi scoccia sapere che multi-miliardari come Romney ad esempio, paghino una percentuale di tasse inferiore a quella che paghiamo noi (nel 2010 sicome tutti i suoi guadagni erano frutto di investimenti, ha pagato il 15% dei milioni di dollari che sono entrati nelle sue tasche senza muovere un dito, mentre noi abbiamo pagato il 28% di ogni dollaro guadagnato da J lavorando tutto l'anno!!!!), o addirittura grazie ad un sistema non troppo complicato, riportando perdite di capitale avvenute anni prima, e' possibile che negli anni precedenti, abbia pagato ZERO tasse! (QUI un articolo in cui viene spiegato come Romney avrebbe potuto pagare 0 tasse).
E dulcis in fundo, dichiaratamente se ne sbattono di chi sta peggio.

La piattaforma della campagna elettorale di Romney si basa, oltre che su "Non sono Obama" e "Sono senza ombra di dubbio un maschio etero, bianco, ricco e cristiano" (lasciamo stare le mutande magiche che indossa come dimostrazione del suo patto con Dio), anche sulla sua esperienza di businessman di successo e, ahem, onesto (concetto gia' usato e abusato da, ad esempio, Berlusconi, con la differenza che Berlusconi  aveva 100 volte piu' carisma di Romney, immaginatevi!), ma la vicenda Romney/Bain Capital/Pagine Gialle che e' riaffiorata recentemente, butta in mare l'idea che sia un candidato che abbia  grande esperienza nell' "aggiustare" entita' in difficolta' finanziarie (o in bancarotta) e che sia il candidato pronto a "risanare", anzi a miracolare (forse usando le mutande magiche di cui sopra?) un paese con grandi e complicati problemi economici come gli US. A meno che non comporti l'incanalare profitti in paesi come il Lussemburgo per evitare di pagare le tasse.

La storia di come Romney l'abbia messo in quel posto all'Italia e' raccontata in questo articolo su Bloomberg. Tutto al limite della legalita', apparentemente. E apparentemente, facendo incazzare molti italiani. Bloomberg scrive che Romney e' "persona non grata" in Italia, immaginarsi. Se fosse venuto in Italia nel suo viaggio europeo, me lo immagino a fare gaffes tipo "Mi e' sempre piaciuto lo spirito creativo degli italiani, delle famiglie di imprenditori italiani, nomi conosciuti in tutto il mondo per le loro creazioni,  nomi come Ferrari, Agnelli, Corleone, Soprano... Io mi sento molto unito agli italiani, ho mangiato pizza a pranzo..."

Per usare le parole di Jon Stewart nel The Daily Show di martedi' sera,  (min 3 del video sotto)

"Wow! Mitt Romney's business practices are too shady... FOR ITALY!! Italy! Mitt Romney has to say to Italy "I'm a legitimate businessman".. Italy! A country where the Prime Minister, the head of the largest media conglomerate, and the host of their finest bunga-bunga parties is the same fucking guy!"

"Wow! Le procedure professionali di Mitt Romney sono troppo dubbie... per l'Italia!! l'Italia! Mitt Romney deve dire all'Italia "Sono un businessman legittimo"... L'Italia! Un paese dove il primo ministro, il capo del piu' grande conglomerato mediatico e l'organizzatore delle loro migliori feste bunga-bunga... sono la stessa cazzo di persona!"

Ecco, essendo mormone, Romney non frequenterebbe mai un bunga-bunga. Almeno quello.


The Daily Show with Jon StewartMon - Thurs 11p / 10c
That's a Mormon
www.thedailyshow.com
Daily Show Full EpisodesPolitical Humor & Satire BlogThe Daily Show on Facebook

Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...