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martedì 1 settembre 2015

La cronaca del mio primo triathlon.

Volevo intitolare questo post: I'm friggin' awesome, ma poi mi sembrava troppo... pero' fatemi gongolare un po' perché ce l'ho fatta: sabato 22 agosto ho partecipato - e finito - al mio primo triathlon (ne avevo parlato qui, ricordate?) l'Hummingbird Triathlon di Sierra Vista!

Che esperienza stupenda, mi ha lasciato di un eccitato e un carico che non provavo da tanto; e' stato sicuramente uno degli eventi più significativi della mia vita e ora mi e' rimasta una sorta di acquolina in bocca, il desiderio di rifarlo... non so se avete mai provato a saltare su un trampolino...  ecco ho provato un po' la stessa sensazione di quando rimbalzi e ti sembra di volare, ma poi rimbalzi un'altra volta e vai ancora più in alto che ti sembra di toccare il cielo.

E' stato facile? No, certo. Ma avendo passato gli ultimi 8 giorni post-gara senza allenarmi a causa di un raffreddore che probabilmente aveva aspettato che tensione e adrenalina si dissipassero per attaccarmi alla grande, e che mi ha impedito di respirare normalmente obbligandomi a vivere in simbiosi con la scatola di fazzoletti, ho capito quanto sia importante per me questo sfogo fisico, questo mettermi alla prova e spingermi, che faccio quotidianamente, queste ore in cui sono sola con me stessa, la mente libera. E' come se avessi trovato un grande amico, e questo amico sono io, che sudo e ansimo felice.
Ieri ho finalmente ricominciato ad allenarmi, e ho riprovato quelle sensazioni di energia e potenza che uno può provare solo quando spinge i propri limiti fisici, oltre ai confini da cui pensa di essere arginato. Ho corso per 2 miglia, poco piu' di 3 km, al ritmo di una canzoncina che era in repeat nel cervello e che suonava così "I'm a fucking triathlete, I'm a fucking triathlete,  I'm a fucking triathlete..." un jingle non proprio raffinato lo so, ma che non solo mi ha aiutato con efficacia a mantenere una cadenza decente nella corsa (la frequenza più alta per me finora, 170 passi al minuto) ma che e' diventato il mio peana, il mo canto di guerra e celebrativo, quello che mi ricorda chi sono e di cosa sono capace.

So che non state più nella pelle, e allora vi racconto come e' andata.

Vi avevo lasciati nel mezzo del mio training, che mi aveva portato da assolutamente incapace di correre un minuto senza entrare in iperventilazione, nuotare ritmicamente per una vasca e persino pedalare una bici senza cestello davanti, a triatleta in erba, forse ancora un po' esitante volendo proprio guardare, ma in grado di completare tutte e 3 le discipline... separatamente.

Gli ultimi 2 mesi pre-gara sono dedicati ad intensificare l'allenamento (spingere la velocità, per un certo numero di minuti, per allenare il corpo ad usare il sistema anaerobico e non solo quello aerobico), e simulare il percorso e le condizioni della gara. Tutte cose piuttosto tecniche, di cui so poco o niente, anche in questo caso io sono quella che ditemi quello che devo fare e lo faccio. Ma c'e' un segreto (non e' proprio un segreto) dietro agli allenamenti per il triathlon, ed e' praticamente che non basta correre per miglia e miglia, o nuotare vasche dopo vasche e pedalare per ore, alla stessa velocità.. bisogna abituare il proprio corpo non solo alla resistenza fisica, ma ad essere capace di usare efficacemente il glicogeno nei momenti (ce ne saranno almeno una decina anche nello sprint triathlon) in cui il sistema aerobico non e' abbastanza.  Siccome come ho scritto sopra, ci capisco poco pure io, se vi interessasse approfondire, ci sono decine di articoli online in merito, tra cui questo, che mi pare spieghi meglio (decisamente meglio) il tipo di allenamento richiesto e le sue motivazioni.

Nel frattempo anche J, mio marito, si era fatto convincere (ma da chi? Lui dice che sono stata io a chiederglielo, ma se mi ricordo bene, ogni volta che gli dicevo "Ho corso/nuotato/pedalato per xyz minuti" lui diceva "Ah, potrei farlo anche io" al che gli rispondevo "E fallo, no?" Non mi sembrava esattamente che lo avessi spinto, ma fa niente) a farsi prendere dalla triathlon-mania, e aveva cominciato ad allenarsi pure lui, ma ovviamente, essendo uomo ed essendo una testa di  avendo il suo orgoglio, lo ha fatto senza seguire nessun training plan, fidandosi invece del famoso allenatore Adminchia M. Aveva così cominciato a macinare miglia riducendosi sempre ad uno straccio grondante, nonostante il suo livello generale di condizionamento fisico fosse migliore del mio, visto che sono più di 3 anni che va in palestra 5 volte alla settimana. Vabbè che lui e' uno di quegli uomini che solo a pensare di correre comincia a sudare, ma non mi sembrava il sistema migliore.
Intanto sottolineo che io ero ancora injury-free,  senza infortuni e considerata la mia eta' e il cambiamento fisico cui mi ero sottoposta, era un ottimo record.

Arriva anche il mio compleanno, arrivano i 49, celebrati con questa meravigliosa torta fatta dalla nostra amica Alaine di Green Heart Bakery in Tucson (una cosa da sbrodolamento: Lemon-Berry Cake, una morsicata di paradiso... e si, e' vegan, fatta con farine integrali, senza grassi aggiunti, resa dolce grazie al succo d'ananas... se mi ricordo bene, ho sussurrato "oh my god" quando l'ho assaggiata...)

Orgasmica!

e finalmente arriva anche agosto, il mese della gara...  le ultime 3 settimane di preparazione... e come vuole la sfiga, lunedì 3 agosto, primo giorno di scuola e il ritorno della mia "libertà", arrotolando la coperta della piscina per farmi una nuotatina da sola, mi tiro un muscolo o una cosa importante della parte bassa della schiena. FUCK-FUCKITY-FUCK!!!
Dolore a parte (immediatamente facevo fatica a camminare), ero di un furioso che non vi sto nemmeno a dire: immaginatevelo, incazzata nera col fumo che mi usciva dalle orecchie, a 19 giorni dalla gara per cui mi sono fatta il mazzo da marzo, senza mai mancare un allenamento... e nemmeno riesco a camminare.

Il tutto con appunto l'inizio della scuola (che comporta sempre grandi manovre tra shopping di quello che richiedono gli insegnanti, eventi a scuola per conoscerli questi insegnanti nuovi, riunioni varie... ) e con la visita del fratello di J (si', quello che e' sposato con mia sorella maggiore con cui preferisco, per la mia sanità e integrita' personale, non avere nessun contatto da diversi anni) + figlio imminente... Ancora oggi quando ci penso, mi viene una rabbia: e' stato un incidente, ovvio, ma sembrava proprio che l'universo volesse mandarmi un messaggio. O forse qualcuno da qualche parte del pianeta stava aspettando che il karma colpisse me, per avere il suo momento di goduria shadenfreudesca.

Dopo un paio di giorni di dolore intenso, grazie anche a Sant'Ibuprofen, San Ben Gay e SantoYoga, ho ricominciato a sentirmi ancora umana e, nonostante camminare mi desse ancora fastidio, ho ricominciato a nuotare (in sospensione acquea e senza impatto muscolo-scheletrico, ero una sirenetta, giuro!), poi ho provato la bici e finalmente, una settimana dopo il mio boo-boo, sono riuscita anche a tornare a correre. Poco e piano, ma correvo. Questo a meno di 2 settimane dalla gara.
Contemporaneamente, mentre io ero ferma a casa, mio marito continuava ad allenarsi, e va bene, e a "vantarsi" dei suoi tempi e delle sue distanze. Tornava a casa dalla corsa e diceva "Tonight I ran 6 miles". Fanculo a te e alle 6 miglia, pensavo io. "This morning I swam a 1500" Te e i tuoi 1500 metri potreste anche affogare, guarda. Soffrivo, in silenzio, nell'animo, non solo nel corpo.

Il sabato prima della gara, ho deciso di andare a testare il percorso della parte "di terra" della gara (quella in acqua sarebbe stata fatta nella piscina dove mi alleno, quindi non avrebbero dovuto esserci problemi), ed e' stato un bene perché mi sono resa conto che il percorso da fare sulle 2 ruote prevedeva praticamente poco terreno piatto, con circa 5 miglia di leggera discesa che al ritorno sarebbero diventate 5 miglia di leggera salita. Eh!

Con l'avvicinarsi della gara abbiamo iniziato finalmente a preoccuparci di dettagli tecnici piccoli ma importanti, ad esempio come trasportare le 2 bici al luogo dell'evento: pur essendo in città, l'idea di impilare le due bici (tra l'altro, J aveva deciso di affittare una bici da corsa proprio per il triathlon, visto che la sua ibrida lo rallentava parecchio, e volevamo evitare di rovinare nel trasporto una bici da $2000) una sopra l'altra nel pulmino non ci piaceva.
Cosi con la solita procrastinazione che ci caratterizza, ci siamo trovati a far installare un gancio da traino per poter attaccarci un portabiciclette, il lunedì prima della gara. Ovviamente, il primo gancio installato era quello sbagliato, perché e' così la vita. Alla fine tra madonne e santi vari (miei) e svariati fucks/cunts/assholes (di J), siamo riusciti ad avere un porta-biciclette pronto, giovedì 20 agosto. La gara era, appunto, sabato.

Venerdi, il giorno prima della gara, e' stato dedicato al riposo e allo strafocarsi di carboidrati, per riempire le "scorte" di glicogeno, cosa che abbiamo fatto entrambi con gioia.
Poi ci siamo concentrati a preparare l'elenco di quanto ci sarebbe servito per la corsa, o meglio, per preparare l'area della transizione, cioè dove si cambia da una disciplina all'altra. Tra le cose varie da portare, sia J che io volevamo usare i nostri cronografi per controllare la nostra performance a fine gara: il mio e' un Garmin Forerunner 310XT, fatto per il triathlon, che consente di controllare non solo i tempi dei 3 sport, ma anche diversi parametri in ognuno di essi. Fino a quel momento, nell'opzione "triathlon", io avevo registrato solo la bici e la corsa, visto che quello era il mio allenamento "brick". Per la gara, mi sono premurata di aggiungere anche il nuoto, così da essere pronta e preparata.
Avevamo tutto pronto, colazione, borsa per la zona cambio, tutto perfetto.

La gara sarebbe iniziata alle 6, con diversi scaglioni di nuotatori a seconda del tempo annunciato per completare l'intera distanza. Il check-in sarebbe iniziato alle 5, quindi noi, con l'agitazione tipica di triatleti novelli, decidiamo di mettere l'allarme alle 4 io e 4:30 lui, doppio allarme per essere sicuri.
Ovviamente, non dormo una cippa, o se dormo, e' un sonno leggero,  perche quando suona il mio allarme ero gia sveglia. Nessuno dei due ha voglia di alzarsi, e così rimaniamo in letto, in quel dormiveglia strano, aspettando che suoni il suo di allarme. Dopo un po' decido di alzarmi, e meno male che lui mi chiede che ore sono. Controllo il cellulare e dico, senza propriamente registrare l'informazione "Sono le 5:38".
LE CINQUEETRENTOTTO???
Avete presente nei cartoni animati, quando un personaggio corre così veloce che svanisce lasciandosi dietro solo una nuvoletta di polvere? Ecco, così eravamo noi quella mattina.
Non so nemmeno come abbiamo fatto a farcela,so che NON abbiamo fatto la colazione che avevamo organizzato: per fortuna c'erano in casa le ultime 2 energy bar e una banana nel cooler di mio marito. NON ci siamo lavati ne' deodorati, tanto avremmo comunque battuto ogni livello di puzza ascellare umana.
**  WARNING ** TOO MUCH INFORMATION ** Saltate il paragrafo seguente se preferite continuare ad avere di me un'opinione pura, quasi sacra.
NON sono riuscita a svuotarmi per bene come faccio ogni mattina, cosa che temevo e che si e' ovviamente avverata, e anche peggio, perché quando si diventa vegan se c'e' un sistema che funziona sempre da dio, e' il sistema digestivo. Ma roba che voi non-vegani non vi potete immaginare, cioè 3 o 4 volte al giorno, a volte anche di più. E uno dei motivi per cui volevo alzarmi presto era proprio quello di perdere quelle tot di libbre in bagno. E invece...
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Con una velocita', che non mi sarei mai aspettata da lui, J ha installato il portabiciclette su cui ha caricato entrambe le bici.
Fortunatamente, a quell'ora di sabato mattina non c'e' nessuno o quasi per strada e così siamo riusciti ad arrivare, vi ripeto ancora, non so bene come, alla partenza alle 5:55.
Gia sudati, ovviamente.
Per fortuna noi eravamo entrambi nel secondo scaglione ad entrare in piscina, quindi abbiamo avuto tutto il tempo per preparare la nostra area di cambio, io sono riuscita ad andare in bagno (yeaaaaa), e ho avuto anche l'opportunita' di osservare gli altri concorrenti, un gruppo assortito di uomini, donne e ragazzini, alcuni dal Messico, e mentre alcuni li vedevi, erano atleti seri o semi-professionisti, altri erano li probabilmente per mettersi alla prova come me. C'erano alcune bici dai costi da capogiro, e c'era anche chi usava la propria mountain bike... insomma, non essendo un triathlon sanzionato dall'associazione americana di triathlon (USAT), era proprio una gara aperta a tutti, un momento per la comunità per ritrovarsi.
E infatti abbiamo incontrato una nostra conoscente, Melinda, che ha 78 anni e con il marito (medico in pensione) sono entrambi vegan da diversi anni ed ha partecipato a numerosi triathlon e competizioni, ed era anche lei nel nostro scaglione in acqua (vi anticipo che, a 78 anni, ha finito la gara circa 40 minuti dopo di me!!)
Ho visto il dentista pediatrico dove porto i miei figli, diversi insegnanti del nostro distretto, uno dei membri del consiglio "comunale"...

Il primo scaglione e' entrato in acqua alle 6 puntuali. Dopo 17 minuti uscivano già le prime persone (ci siamo guardati... il mio tempo migliore e' sempre stato 21 minuti circa...).
Poi e' arrivato il nostro turno: 2 persone per corsia, io ero nella corsia 2, J nella 8. A condividere la corsia con me c'era una donna sui 30 un po' in carne, ma non vuol dire niente: durante i miei allenamenti sono stata sorpassata sia in acqua che in bici da delle donne che non avevano esattamente un fisico atletico.. Non succede spesso nella corsa, perché li' il peso extra non e' supportato dall'acqua o da un macchinario come la bici. Mi aspettavo quindi di essere stracciata, ma ero pronta e concentrata.

Decido di preparare il cronografo per la partenza, e mi rendo conto di aver commesso un errore idiota, quando avevo cambiato la sua impostazione per la gara: quando ho aggiunto il nuoto alla bici e alla corsa, l'ho fatto alla fine quindi il cronografo ora era settato per una gara bici/corsa/nuoto. E fanculo anche li'....
Non appena mollo l'idea di cronometrarmi,  ci avvisano di entrare in acqua, suona la tromba della partenza e... VIA!

omygod omygod sto gareggiando... it's the real thing... non e' piu' un allenamento, non e' più una prova...
Subito cerco di rilassarmi per entrare nello stato d'animo e nel ritmo per completare le 16 vasche  (avanti e indietro) in un tempo decente, uno stato quasi di trance che mi prende quando nuoto. La tipa nella mia corsia, invece, parte a tutta birra e mi supera subito, e io penso che non e' allenata nel modo giusto, e si brucerà presto. Infatti, già alla seconda vasca, la intravedo con la coda dell'occhio che sta nuotando a dorso, una delle tecniche suggerite per non fermarsi e continuare a muoversi quando si e' stanchi in un triathlon. La passo e la ripasso non so nemmeno più quante volte, e quando la ragazzina all'inizio della vasca mi dice che mi mancava una vasca per finire, spingo e aumento la forza e il numero di scalciate e finisco. Mi tiro su e sento che la gente applaude e fischia (lo fanno per tutti quelli che finiscono la loro fase di nuoto) e vedo che mio marito e' uscito dalla piscina nello stesso momento...
J esce dall'acqua
photo credit: Chris


... esco dalla piscina (edificio) e vado alla transizione, praticamente assieme a J. Metto calze, scarpe e casco (più facile a dirsi che a farsi, quando sei bagnato, eccitato, stanco...), mangio un paio di datteri che avevo in un sacchetto, prendo la bici e inizio la parte a pedali della gara (l'Hummingbird e' un triathlon non "formale" quindi non esiste una linea di demarcazione per il salire/scendere dalla bici), lasciando J nell'area cambio, a grugnire e cercare di infilarsi calze e scarpe sulle pinne sui piedi, taglia 47.

J esce da T1
photo credit: Chris


Pedalo pedalo, e ad ogni incrocio c'e' una pattuglia della polizia o dello sceriffo e due o 3 officers, che dirigono il traffico, ci salutano e incoraggiano. Io saluto tutti, ringrazio tutti, e pedalo. Mi sembra di essere inarrestabile!
Verso il secondo miglio (di 13), dopo aver superato una donna che porella, spingeva come una matta su una mountain bike, vengo superata da mio marito, che non rivedo finche' non arrivo al punto in cui il percorso cambia e si ritorna per la stessa strada, probabilmente ha un vantaggio di 10 minuti su di me. Oh well.
Come ho scritto sopra, il ritorno del percorso e' praticamente tutto in salita, ma non so se e' l'adrenalina o l'eccitazione, comunque io continuo a spingere, mantenendo il mio distacco con le persone che avevo superato all'inizio.
Ri-saluto gli stessi poliziotti dell'andata, che continuano a farci da cheerleader (so che e' comune in tutti i triathlon e altre gare qui, dove e' un continuo "You're doing great" o "Good job" e che, sinceramente a me fa tanto piacere sentire; mi chiedo se e' la stessa cosa anche in Italia), e finalmente finisco anche la fase bici.
Non ci credo, sono quasi alla fine... quasi, perché ho ancora 5 km di corsa da fare.

Via casco, via bici, mi metto il cappellino (a quel punto, saranno state le 8 e il sole cominciava a picchiare) e inizio a correre... o almeno penso di correre, perché la realtà e' che le gambe mi sembrano dei tronchi di baobab radicati sul posto.

Esco da T2 pronta a correre
photo credit: Chris

Inizio la corsa
photo credit: Chris

Is my butt that big?
photo credit: Chris



Noto subito che, a differenza della parte sulle due ruote, dove per 13 miglia ho incontrato pochi altri partecipanti, una volta sui due piedi, il percorso era molto più affollato, con tanti che alternavano la corsa alla camminata... sono stata subito superata da un'altra donna, ma ho mantenuto un buon passo, e verso meta' percorso vedo, da lontano, una cosa nera che mi sembra... e' possibile? Può davvero essere... mio marito?
Si', era proprio mio marito che si vedeva, era proprio sfranto: pianissimo, ma correva ancora (ha corso fino alla fine!), e dopo qualche minuto sono riuscita a superarlo gridandogli ovviamente, un bel "So long, sucker!" (Addio, babbeo!), ma a parte questo mio gesto ignobile e poco sportivo, tra di noi concorrenti che ci si incrociava e superava, era un continuo "You're doing great!" "Stay strong!" "You're almost there!" Sicuramente la parte mentale e' importante quasi quanto quella fisica.
L'ultimo chilometro e' stato contemporaneamente duro ed esilarante... arrivata a cento metri dall'arrivo, tra la gente che gridava e suonava la campanella per indicare che stava per arrivare un finisher, ho spinto per l'ultima volta e ho attraversato la linea d'arrivo. 


Ancora pochi passi...
photo credit: Chris
Finished! Davanti al tavolo dove vengono registrati i tempi di arrivo per chiedere il mio tempo...
photo credit: Chris

Il mio tempo? 1:52:59, ben al di sotto delle 2 ore e 15 minuti cui miravo!! Certo, non un tempo da record, ma... HO BATTUTO J DI 7 MINUTI!!  E alla fine sono queste le soddisfazioni della vita.

I tempi di arrivo

L'arrivo di J
photo credit: Chris
L'offerta dell'acqua..
photo credit: Chris

Oldies, but goldies...
photo credit: Chris

Abbiamo aspettato per quasi 2 ore, finche' hanno finito tutti, per vedere se uno dei 2 avesse vinto una medaglia (data ai primi tre classificati di ogni categoria) e ho avuto la sorpresa di ricevere la medaglia come seconda classificata nella categoria "Female 40-49".


La mia prima medaglia!!



I'm friggin' awesome!
photo credit: Chris


Poi ho scoperto che eravamo solo in 3 in questa categoria (ma dove siete, donne tra i 40 e i 49?), quindi avrei preso una medaglia anche se ci avessi messo 3 ore per finire... pero' ho battuto la terza classificata per 41 SECONDI, mentre la donna che e' mi ha battuto lo ha fatti di 31 MINUTI!!
Mio marito, povero, non aveva manco mezza possibilità di avere una medaglia: tutti gli uomini della sua categoria hanno finito con almeno 20 minuti di anticipo..

Ho conosciuto l'atleta che ha vinto, Bobby Gonzales, che e' uno semi-professionista, vive in El Paso, Texas, ed e' venuto qui solo per allenarsi. Ha finito la gara in 1:04:47. Ha la stessa eta' di mio marito (54 anni) ma compete in triathlon dal 1986. La donna che ha vinto ha finito in 1:21:10, e penso che sia sui 30 anni.

L'anno prossimo (sto già pensando all'anno prossimo, vedete?) faro parte del gruppo 50-59, dove quest'anno le donne hanno avuto dei risultati molto migliori del mio...
Come si dice qui: I've got my work cut out for me, ho tanto duro lavoro di fronte a me.

Intanto, penso proprio di partecipare ad una 5K run sabato con un paio di amiche...

Cosa posso dirvi di più? Sono una triatleta davvero. Una triatleta vegan, per di più.
I'm friggin' awesome.



martedì 4 novembre 2014

Omofobia? No, grazie. (E no, Halloween non e' la festa di satana…)

Oggi e' il giorno delle lezioni, ma io ho votato due settimane fa, visto che in Arizona, e diversi altri stati, e' possibile farlo via posta in anticipo, o persino di persona, come Obama che ha votato nel suo seggio in Illinois il 20 ottobre.
Pragmatici o pigri? Non importa, la mia speranza e' che con queste votazioni cambi qualcosa al congresso, e siccome non abbiamo più CNN, che Dish Network ha litigato con Turner, che e' il provider appunto di CNN per chi ha il satellite, ho difficoltà ad avere notizie live dei risultati elettorali

La lettera contenente la scheda elettorale, il ballot
La scheda compilata


Il mio voto, e quello di mio marito, pronti a partire...

Quando vivevo in Italia, non esisteva niente di simile: il "libro" con descritti tutti i candidati, distretto per distretto,  e la descrizione di tutti i vari referendum, locali o statali. Molto utile!

Anyway, giovedi' scorso sono poi andata a pranzo con L., la mia (ex) amica, moglie del razzista, protagonista di questo post, dopo più di un mese di tira e molla, che hanno dimostrato ulteriormente la relazione tossica di sottomissione che ha con il marito: le dicevo "Facciamo domani? O dopodomani?" E lei sempre, no, non posso fare questa settimana perché devo preparagli il pranzo prima che va al lavoro, la prossima devo aspettare che rientri dal turno di notte per metterlo a letto… insomma, cazzo, tu hai 45 anni, lui ne ha 47, siete sposati da 10 anni, e' possibile che non sia in grado di farsi un panino o riscaldarsi una minestra,  togliersi la divisa, farsi una camomilla e rimboccarsi le coperta da solo? Ovviamente quando l'ho raccontato a mio marito, lui mi ha detto che e' un bel gesto da parte di una moglie, sottintendendo forse che io non li faccio… più (gli ho grugnito un vaffanculo senza problemi), ma io, se ci fosse di mezzo un'amicizia cui evidentemente tengo (e visto che e' stata lei a ricontattarmi, pensavo che lo fosse) e avessi voglia di trovarmi con questa persona, per una volta farei un'eccezione, o no?

Vabbe', scelgo il "ristorante", Chipotle, il cui menu e' provvidenziale per i vegani, e ci troviamo li' fuori alle 12 (io avevo proposto alle 11:30, perché alle 12 arrivano tutti i militari della base ed e' un casino, ma ovviamente mi aveva detto "Devo mettere R. a letto", manco avesse 3 anni…). Le offro il pranzo e di sediamo.

La mia testa era piena di pensieri, anche dei vostri suggerimenti, dei vostri commenti… chi diceva yea e chi diceva nay, vale la pena o no, e' giusto o meno… sinceramente io volevo davvero cercare di rammendare questa relazione, rattoppare questo strappo nel tessuto della nostra amicizia, che diversamente da altre mie relazioni con parenti/amici, terminate perché la fiducia su cui si basa normalmente un rapport era stata rovinata,  era invece stato causato da un disaccordo tra le mie convinzioni e quelle del marito. Certo anche questa e' una motivazione importante, ma volevo dare il beneficio del dubbio ad una persona che francamente non mi aveva fatto del male direttamente, presumevo solo per interposta persona che fosse un'ignorante razzista, ma non ne avevo conferma diretta.

Chi mi conosce sa che sono una che parla, sempre e tanto (con qualche eccezione ovviamente) e di tutto, quindi non ho avuto nessun problema ad iniziare una conversazione neutra su figli, vacanze, Legoland, ottovolanti, scuola, cibo… e durante il pranzo, che e' durato un bel 45 minuti, l'atmosfera tra noi sembrava distesa, quasi normale, così ho suggerito di andare a farci una tazza di te' da Starbucks, che qui da noi si trova all'interno dei 2 supermercati e di Target, anche per continuare a chiacchierare. Ma forse inconsciamente mi aspettavo che qualcosa sarebbe successo.

Questa volta e' lei ad offrirmi il te', ci sediamo un'altra volta… lei mi guarda e dice che le dispiace tanto per quello che e' successo con il marito, mi dice che e' impossibile avere una discussione con lui, che lui non sente ragione… io annuisco perché ha proprio ragione, poi mi dice che lei, ogni volta che lui comincia a parlare di politica, si chiude le orecchie tant'è che, quando le avevo detto nel mio email di come mi ero sentita offesa dalle parole razziste del marito, lei non se le ricorda perché non le aveva sentite. Non aveva sentito niente.
Urca, davvero? Ho pensato subito: o ha un dono incredibile di auto-isolamento di cui mi deve spiegare il segreto, oppure sento odore di bullshit, di stronzate perché se e' vero che capita anche a me, più spesso di quanto vorrei, di dimenticarmi di informazioni che mio marito mi butta addosso, specialmente se me le dice mentre sono presa e sto facendo qualcos'altro, se c'e' una discussione in atto, ed io sono seduta allo stesso tavolo, mi e' assolutamente impossibile non ascoltare quello che viene detto. Opure se proprio non voglio ascoltare, devo alzarmi ed andarmene.
Abbozzo un sorrisetto e le confermo che certo, suo marito e' molto testardo, ma che comunque pur rispettando in generale opinioni politiche diverse, non le rispetto quando diventa una scusa per glorificare razzismo e omofobia.

Vi giuro che non avevo nessuna intenzione di provocare o di ricominciare niente, volevo solo godermi un bicchiere di te' verde freddo alla pesca in pace con un'amica, ma lei mi dice:

"If we allow gays to get married, who can prevent people from marrying their dogs? Or their cats? Just look at the per store, look at the clothes people buy for their pets..." 
(Se consentiamo ai gay di sposarsi, chi puo fermare la gente che vuole sposarsi col suo cane? O gatto? Va a vedere nei negozi per animali, vai a vedere i vestiti che la gente compra per i propri animali domestici….)

Fate un momento di pausa, così da assorbire, come ho dovuto fare io, l'immensità iperbolica della mancanza di buon senso nascosta dietro queste parole. La profonda idiozia di tale "ragionamento"...

Vabbe', io comunque sono scema, avrei dovuto ancora una volta, guardare l'orologio, alzarmi e dire "OMYGOD e' tardi, devo andare a farmi pulire i canali auricolari perché continuo a sentire cose che non vorrei.." ed andarmene.
E invece non l'ho fatto e ho cercato invece di "ragionare" con un'idiota che, ora ne sono convinta, passa la giornata ad ascoltare gli idioti che conducono le trasmissioni e i notiziari di FOX News Channel (canale di notizie che funge da megafono per i Republicans e la destra conservatrice americana, in mano ovviamente alla cariatide internazionalmente conosciuta come Rupert Murdoch)…

Non ho potuto esimermi dal darle una piccola lezione di come usare quel poco di cervello che siamo capaci di utilizzare:
"Ok, anzitutto, la gente che spende montagne di soldi per comprare un tutù da $50 per Fifi' o il tapis-roulant fatto apposta per cani per Fido, lo fa' perché questi animali rappresentano o sostituiscono molto probabilmente dei figli che magari non hanno avuto o che sono cresciuti, certamente non perché li considerano dei trombamici a quattro zampe e debbano ricordarsi del loro anniversario! Comunque se questo e' un tuo timore vero, per rassicurare chi come te pensa che innamorarsi di una persona equivalga all'affetto che uno prova per il proprio pesce rosso, mettiamo nella legge una clausola: matrimonio tra persone dello stesso sesso OK, purché della stessa specie.  Andrebbe meglio così?"

"Well, they can call it a marriage, but it's not a real marriage anyway…" (Lo possono chiamare matrimonio, ma non e' un vero matrimonio comunque…)

"Vabbe' allora, stiamo facendo elucubrazioni semantiche: tu chiamalo quello che vuoi, chiamalo sedia o tavolo o "Homarriage"… in generale si usa la parola matrimonio perché tutti sanno di cosa si tratta, cioè la certificazione dell'intenzione e dell'impegno di voler passare la vita insieme alla persona che ami, chissenefrega del nome alla fine, no? purché questa unione sia ufficializzata e riconosciuta dalla legge, dal governo, purché vengano riconosciuti alle due persone che ne fanno parte gli stessi diritti di due persone di sesso diverso unite in matrimonio, come ad esempio il diritto alla pensione del proprio sposo/a, il diritto di visitarsi in ospedale, e il diritto (e qui sono stata cattiva, ma pure i buoni si rompono i coglioni, e io proprio buona non sono) di avere figli e crescere una famiglia, se così vogliono."

Silenzio.

Il mio te' a quel punto era pure pure finito.

"Ma guarda un po' che ora si e' fatta… ora devo proprio andare a fare un paio di spesucce… Ci sentiamo più avanti? Ti chiamo quando vado a correre al parco…." (Mica ho mentito perche' secondo voi, quand'e' che vado a correre al parco? wink link…)

Cosi' e' finita un'amicizia. Magari ci troveremo anche da qualche parte, ma il mio tempo e' molto limitato e la mia pazienza molto sottile, quando si tratta avere a che fare con ignoranti. E forse sono ignorante anche io perché davvero, certe idee non le tollero.

Ma a parte il discorso che riguarda l'impossibilita' di coltivare e mantenere un'amicizia degna di tal nome con una persona che ha idee sociali che sono diametralmente opposte alle mie, volevo sottolineare l'importanza per tutti di vagliare le fonti delle informazioni che si ricevono, specialmente negli ultimi anni, dove grazie a mezzi di comunicazione sociale come Facebook, Twitter, etc. veniamo bombardati da un numero fantasmagorico di cagate informazioni che vengono disseminate con lo scopo di impaurirci, di farci rimanere, proprio come i Croods, dentro alla nostra caverna, circondati dal falso senso di sicurezza che in realtà non fa' altro che impedirci di aprire la mente e il cuore, come ad esempio essere convinti che consentire anche alle persone gay di sposarsi rovini l'istituzione del matrimonio (come se già non fosse messa in ridicolo dal numero di divorzi), e che apra le porte alla possibilità che si possano sposare cani e gatti… ma SUL SERIO, tra di loro….

Questo fear-mongering, l'atto di suscitare deliberatamente nella gente paure e allarmi su un "problema" particolare, e' una tecnica che viene usata quotidianamente dalle varie religioni… e quale esempio più a proposito di Halloween e del terrore che in Italia vi e' stato trasmesso da personaggi ecclesiastici di poca intelligenza e ragione?
Ho visto che parroci, esorcisti (si' perche se c'e' qualcuno che proprio ispira fiducia e' uno che per lavoro caccia i demoni, eh?), monache e catechisti… tutte questa autorità della fede cattolica hanno deciso di spaventare i fedeli, o almeno quelli che hanno perso la capacita', o magari non l'hanno mai avuta, di usare il proprio cervello e fare domande di fronte a ciò che non capiscono e ragionare autonomamente, e garantirgli una visita di Satana nel caso avessero messo una zucchetta sul pianerottolo o dato una caramella ad un bambino che la chiedeva la notte del 31 ottobre.
Ormai non uso Facebook molto, se non con la pagina di questo blog (e se volete seguire i miei deliri con una frequenza più giornaliera, cliccate su "mi piace" a fianco e vi tedierò quotidianamente), ma il giorno prima di Halloween mi e' capitato di leggere su una bacheca di un amico un post sui pericoli di Halloween, pubblicato da un "famoso esorcista", tale Padre Amorth (che comunque cazzo, con un cognome così, solo l'esorcista poteva fare… o aprire delle pompe funebri…) che rifacendosi a questo post del blog di un altro oscurato Don (leggete questo post a vostro rischio e pericolo, e' qualcosa di paurosamente ignorante), ha causato in migliaia di italiani questo terrore di Halloween, perché…  Satana. Perché… gli scheletri e le bare.  Perché… i cartomanti e i lettori di tarocchi.

Se c'e' qualcuno dei miei lettori fedeli o novelli che fa' parte del gruppo di fondamentalisti religiosi … pazzi… ingenui che si e' fatto convincere che Halloween sia una celebrazione di Satana, allora vi invito qui per il prossimo 31 ottobre, perché davvero, non siete mai stati in America ad Halloween: non c'e' proprio niente di satanicamente celebratorio nel vedere bambini e adulti vestiti da principesse, Ninja Turtles, e altri personaggi (e includo anche diavoletti e angeli, scheletri e mostri) camminare per ore, spesso al freddo, per ricevere caramelle e dolciumi gratis. L'unica cosa diabolica in questa festa e' sapere che a casa loro in questo momento, tutti i dentisti stanno pianificando la prossima in crociera nei Caraibi. Con famiglia.

La famiglia di satanisti all'opera…..




Questo e' il nostro "cimitero" di Halloween… niente paura, sono amica di satana, ci troviamo a giocare ogni tanto a battaglia navale e Trivial Pursuit….


lunedì 20 ottobre 2014

Il Festival d'Autunno all' Amerind Museum

Metto da parte l'argomento razzismo, almeno temporaneamente. Ne riparlero' di sicuro, sappiatelo.

Intanto voglio condividere con voi un pomeriggio molto bello, quello di sabato appena trascorso, che quasi non succedeva.
Settimana scorsa le scuole d'obbligo erano chiuse per la pausa autunnale, così abbiamo cercato di fare qualcosa insieme alle ragazze, ma a parte un paio di giretti locali che includono shopping e cibo, le ragazze ormai sono un mattone, per farle venire con noi dobbiamo trascinarle, quindi spesso le lasciamo a casa per evitare lo sforzo. Violet invece e' sempre entusiasticamente pronta a tutte le "avventure" che proponiamo, e ce la godiamo sapendo che non durerà per sempre il fatto che voglia accompagnarci nelle nostre mini-avventure ed escursioni.

Avendo scoperto che sabato c'era il Festival d'Autunno all'Amerind Museum, a mezz'oretta da casa, avevo espresso il desiderio di andarci, desiderio che e' stato subito accompagnato dal solito sguardo che dice "devo venire anche io?" di mio marito. Si tratta di uno dei musei dedicati alla promozione e comprensione dei popoli nativi delle Americhe, attrazione che, in 7 anni che siamo qui, non avevamo mai visitato, quindi avevo deciso che questo festival era l'occasione giusta per farvi visita. Così con Violet pronta all'avventura, ci siamo andati, un po in ritardo visto che abbiamo dovuto aspettare che J tornasse dalla palestra. Il Festival iniziava alle 10, noi siamo arrivati alle 12:30, perdendoci l'invocazione Apache e un paio di altri musicisti… Ma poco importava, perché siamo stati compensati da un pomeriggio indimenticabile.

Anzitutto, la localita' e' incantevole:



In mezzo al Texas Canyon, caratterizzato da enormi massi depostati uno sopra l'altro come da un bambino gigante, circondati da una natura selvaggia e incantevole, esplorabile attraverso i numerosi sentieri,  sorgono i vari edifici che costituiscono il museo, costruiti tra gli anni '30 e gli anni '60.
Il museo contiene un'ottima collezione di artefatti nativi, scoperti durante scavi sponsorizzati dal museo (prima che diventasse museo) tra gli anni '30 e '80 in Arizona, New Mexico e Messico, ed altri donati da collezionisti.
Il museo organizza continuamente eventi, per me interessantissimi ed unici, come corsi di tessitura Navajo oppure di ceramica Apache, viaggi in zone archeologiche in Messico e Arizona, tutte attività cui adorerei partecipare… un giorno quando saro' ricca e libera di impegni famigliari.
Di sicuro so che dovremo tornarci per esplorare meglio il museo, perché sabato ci siamo ovviamente concentrati su quanto succedeva all'esterno.
Queste sono solo un paio di immagini dall'interno del museo:




Il festival consisteva in diversi banchetti di arti native, diversi di gioielli, alcuni a prezzi abbordabili (io mi sono comprata 2 paia di orecchini carinissimi dalla jewelry maker Priscilla Nieto che appartiene al Pueblo di Santo Domingo in New Mexico, vicino ad Albuquerque); molto bello e interessante il banco dell'artista Shelden Nunez-Velarde, un Apache Jicarilla (una tribù del nord New Mexico) che porta avanti l'arte della sua trisnonna, creando vasi a scopo utilitario e non, secondo l'arte della ceramica Apache, usando argilla ricca di mica, che spiega il nome di quest'arte Jicarilla Apache Micaceous Pottery

Shelden Nunez-Velarde mentre spiega il processo di creazione della ceramica, dalla raccolta dell'argilla micacea, alla creazione del pezzo,  fino alla cottura in fuochi enormi fatti all'esterno. Sul suo sito potete vedere diverse foto dell'intero processo.
Alcuni esempi di vasi di ceramica micacei, che hanno la caratteristica di essere shiny grazie alla mica, appunto. I vasi possono essere usati sui fornelli e al forno, e l'anno prossimo me ne compro uno.

Altri esempi di ceramica Apache (non micacea) e gioielli.



C'era il banchetto del Casino Hon-Dah, che distribuiva i soliti souvenir gratis, e che mi piacerebbe visitare, non per il gioco d'azzardo, ma per gli eventi che vengono organizzati…

Siamo in America, la gente qui magna sempre, quindi c'erano anche un paio di bancarelle che vendevano indian fry bread, la classica frittella indiana, solitamente cosparsa di zucchero a velo, oppure usata per fare gli indian tacos, ripieni di carne, fagioli, chili peppers e altre verdure. Inutile dirvi le dimensioni non solo delle persone in fila per comprare questo cibo, ma anche quelle dei nativi che lo vendevano… Ormai ci siamo abituati, qui in America, e le persone obese quasi non le notiamo più, ma voglio menzionare il fatto che 1 nativo su 5 soffre di diabete e che gli adolescenti nativi sono la categoria demografica che dimostra la crescita più grossa di diabete mellito. I nativi americani, come tante popolazioni indigene, ad esempio gli Hawaiiani, hanno messo da parte la loro tradizione culinaria ed assimilato quella americana moderna, basata sull'abuso di carne e formaggio, degli ultimi 30 anni. E' molto triste, e' certamente peggio di qualsiasi epidemia che esiste in questo momento.
Ma sara' anche questo argomento di un prossimo post, penso.

Per nostra fortuna, c'era anche un food truck dove abbiamo potuto prendere un paio di burritos fatti solo con una tortilla ripiena di fagioli, verza e pomodori crudi e salsa (quella messicana, non italiana!).

Il sole era abbagliante e faceva un caldo, vabbe' siamo in Arizona... ma tutto ciò non ha minimamente rovinato l'esperienza che stava per iniziare, quando la melodia incantatrice di un flauto indiano ha iniziato a trasportarci in un altro mondo, un mondo di comunione col pianeta, un mondo dove esiste la consapevolezza che tutto e' connesso con tutto.

Abbiamo così conosciuto Tony Duncan, un flautista nativo e campione (5 volte) di hoop dance, la danza dei cerchi, originariamente una danza dei nativi del Pueblo di Taos, New Mexico, ma che ora e' parte della tradizione di tutte le tribù native. Con Darrin Yazzie alla chitarra acustica (Navajo Dine' nato Chinle, AZ) e Jeremy "Dancing Bull" (dal Nord Dakota) alle percussioni, formano gli Estun-Bah, nome che significa, in Apache, "per la donna", riferimento al fatto che originariamente il flauto era usato per "catturare" l'attenzione della donna e dimostrarle, suonando la più bella canzone che riusciva, il rispetto che aveva per lei, e sono un gruppo piuttosto famoso tra chi ascolta questo tipo di musica (e dovremmo tutti!
Tony Duncan, specialmente, ha danzato alla Casa Bianca, al David Letterman Show e quest'estate con i fratelli, anche loro hoop dancers, ha partecipato al Festival "Spirito del Pianeta" che si tiene a Chiuduno in provincia di Bergamo, esperienza di cui ha brevente parlato durante l'esibizione sabato.
Tony e' meta' Apache della tribu di San Carlos in Arizona da parte del padre, e meta' Harikara/Hiadatsa/Mandan in North Dakota da parte materna (ci sono più di 500 tribù registrate negli US e altre 500 circa in Canada), e' nato e cresciuto in Arizona e il padre, che costruiva e suonava il flauto, gli ha insegnato a suonare quando aveva 10 anni. Musicalmente parlando, gli Apache sono gli unici ad usare flauti costruiti con canne di fiume (cane river flutes), mentre gli altri nativi usano flauti di legno, più durevoli ovviamente ma meno "dolci" e delicati come suono.
Gli Apache, diversamente da altre tribù che vivono in Arizona come i Tohono O'odham, hanno una tradizione nomadica e sono famosi per essere principalmente guerrieri, sempre pronti a saccheggiare altre tribù (non più ovviamente!), infatti Tony ci raccontava che suo padre, quando era triste o giù di morale, gli diceva "be Apache!" sii Apache! Cochise e Geronimo erano Apache, e la loro storia e' per sempre connessa con questa zona dove vivo, e i loro sforzi per cacciare i soldati e vari cercatori d'argento e di fortuna sono leggendari.

Questo e' un pezzo del primo brano, tradizionale, che ha suonato da solo:



Poi hanno iniziato a suonare insieme, chitarra, flauto e percussione.
Giuro che e' come se fossi stata colpita da un fulmine, e all'improvviso riuscissi a sentire la musica non solo con le orecchie, ma col cuore, anzi con tutte le cellule del corpo. Non so come spiegarlo, amo la musica, ne ascolto di tutti i tipi e apprezzo musiche di tanti stili diversi, ma questa musica mi ha "fatto vibrare", mi ha fatto sentire con tutto il corpo. Immagino che capiti a tutti, prima o poi. Per me e' stata la prima volta, la prima volta almeno in cui sono stata cosciente che stesse succedendo. Forse e' stato anche il trovarci proprio sul suolo "sacro" di altri popoli, e forse e' stato che ogni canzone era preceduta dalla spiegazione del suo significato, della sua storia, mai banale devo aggiungere, ma e' stata un'esperienza unicamente spirituale, dove ho provato un'unione tra corpo e spirito inaspettata e nuova.

Questo sotto e' il primo brano e include la musica e la prima hoop dance, danza dei cerchi.
Mi scuso anticipamente, per prima cosa perche' non vedevo un tubo per via del sole e con la mia macchinetta fotografica tremolavo come se avessi il Parkinson's, ma poi anche perché verso la fine non so come mi sia presa l'idea di girare la macchina fotografica, quindi spero non vi venga il torcicollo guardando questo video. Vale la pena comunque.



Qui potete ascoltare la canzone Singing Lights, ispirata dalla leggenda Apache di come sono state create le stelle. Durante i primi 5 minuti, potete far pratica del vostro inglese ascoltando la storia di come Tony e suo padre vanno alla ricerca delle migliori canne per costruire i flauti, e poi la leggenda stessa..

Questa sotto e' la danza Hunt of the Buffalo, fatta da un altro rappresentante dei Navajo, Brandon Sanchez del New Mexico


Brandon Sanchez, che indossa i regalia, l'abbigliamento tipico Navajo.

Un altro paio di canzoni che ho videato sono Spirit of Mother Earth e, sorpresa sorpresa, Violet, che Tony Duncan ha scritto dedicandola alla moglie,  anche lei Violet, seguita da un'altra Hoop Dance! Ovviamente, Violet era assolutamente estasiata dalla dedica!

Dopo una pausa per bere acqua a litrate e mangiare un altro burrito, siamo stati deliziati dalle favole native raccontate da Violet Duncan, la moglie appunto di Tony, il flautista. Violet e' della tribu Cree in Alberta, Canada, ed e' una raccontastorie bravissima e bellissima. Cosi' bella che qualche anno fa ha anche vinto Miss Indian Nation, l'equivalente di Miss Italia, solo che le partecipanti vengono "grigliate" da giudici che sono anche "elders", gli anziani di varie tribù e devono essere intelligenti oltre che "belle". Anche lei e' una danzatrice e hoop dancer, e la potete vedere, insieme al marito e al cognato nel video di Nelly Furtado "Big Hoops".

Le favole per i nativi sono lezioni di vita, e vengono modificate e modernizzate a seconda dell'audience. Uno dei protagonisti di tutte, o quasi, le favole native e' Trickster, spesso identificato con un coyote o un leprotto, oppure un procione in altre tribù, sempre pronto a fare qualche scherzo o imbroglio e sempre finendo nei pasticci.

Questo e' il video con la storia di come Trickster ha perso gli occhi, raccontata da Violet Duncan e qui potete ascoltarne la fine, perche' mi stava finendo la batteria ….



La mia Violet ascoltava rapita, e ora continua a chiederci quando "l'altra Violet" verra a raccontarci favole a casa nostra!

Violet Duncan, raccontastorie straordinaria

Le due Violet

Abbiamo ovviamente comprato un paio di cd's degli Estun-Bah (che potete anche trovare su iTunes o Amazon) e il libro scritto dalla principessa indiana (ormai la chiamiamo così…) intitolato When We Dance.
Siamo tutti e 3 così entusiasti che pensiamo di andare al Red Mountain Eagle Pow Wow, che si tiene l'1 e il 2 novembre a Scottsdale, ed e' uno dei migliori nel sud-ovest, con più di 400 danzatori dagli US e Canada.
Vi terro' aggiornati.


p.s. educativo: La parola APACHE e' pronunciata "APACI", non "apash" o "apasce", e NAVAJO si dice "NAVA-HO' " con l'accento sulla "o". Ci tengo ai miei lettori, non fatemi fare figuracce se doveste mai venire da queste parti…. (mi ricordo una coppia italiana anni e anni fa, quando eravamo in viaggio fuori San Francisco che ci disse "domani andiamo a visitare "IOSEMAIT"… Mio marito mi aveva guardato con uno sguardo allucinato… "Yosemite", gli avevo dovuto spiegare che cosa intendevano questi poverelli, perché si pronuncia "IOSEMITI", con accento sulla "e").                                                                                                          

Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...