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mercoledì 30 settembre 2015

Una colazione da provare: Hash del Far West con patate dolci

Con questo post partecipo al concorso 
"IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO" che il blog La Tana Del Riccio ha indetto per celebrare il suo quarto anniversario.
Se dovessi vincere, anche se ho miei dubbi visto che la maggior parte delle ricette che vi partecipano sono provenienti da blog di cucina/ricette, il premio, visto che non lo spedite all'estero (giustamente), troveremo un modo di farmelo recapitare da qualcuno che viene "dalle mie parti"...





Prima di vivere negli US, la colazione, da vera italiana, era per me sempre esclusivamente dolce: dal caffelatte con biscotti a casa, al cappuccino con la brioche in un bar, come milioni di italiani le mie giornate iniziavano sempre banalmente e noiosamente nello stesso modo, con una bevanda a base di caffe' e un qualcosa di dolce, dove ogni input creativo era praticamente non esistente.

Come in altri ambiti, anche in campo "colazioni", venire in America ha aperto i miei orizzonti sulle innumerevoli possibilità e diversità che esistono nel mondo: mi ricordo ancora quando mio marito mi porto' per la prima volta da IHOP, International House Of Pancakes, le mie prima pancakes, con lo sciroppo d'acero e le fragole fresche (e senza l'onnipresente noce di burro, un alimento che non mi e' mai piaciuto anche durante i miei anni da onnivora)... che delizia!
Oppure la prima visita alla Waffle House: ristoranti ispirati dalle colazioni, che concetto! Per farvi capire, immaginatevi un cieco che finalmente ci vede e guarda un quadro di Pollock, o un sordo che acquisisce l'udito e ascolta una sinfonia o un coro... wow, mi sono detta, c'e' davvero tutto un mondo intorno!

Onde evitare le solite critiche, confermo che esiste anche qui l'equivalente noioso del beverone a base di caffe' + biscotti del Mulino Bianco (che poi dai, non penso che si meritino i contrabbandi di cui leggo in giro...), ed e' la colazione fatta con latte +cereali, perché anche se ce ne sono centinaia di tipi diversi, e' sempre davvero la solita menata che, se va bene durante le mattine in cui si e' di corsa e ci si deve preparare per scuola o lavoro, diventa tediosissima quando e' l'unico modo in cui si interrompe il digiuno notturno, mattino dopo mattino.

Come succede in tutti i campi ma specialmente in quello gastronomico, quando si esce dalle proprie abitudini e tradizioni e si accetta che altre cucine possono essere deliziose quanto la propria, e' tutta una scoperta avventurosa spesso piacevolissima.  Nel mio caso, ho scoperto le infinite variazioni e combinazioni possibili con pancakes, muffins, sweet buns, waffles, french toast + frutta, nocciolame, e... avete notato come non ho menzionato niente di salato, niente a base di uova, bacon, formaggi, salsiccette? Si' perché anche prima che diventassi vegan, l'idea di una colazione salata, super-unta mi faceva schifo.

Poi sono diventata vegan e, come ho scritto diverse volte, e' stato come aprire un'altra grande finestra culinaria sul mondo: all'improvviso ho scoperto ingredienti, spezie, verdure, frutta, granaglie che non solo non avevo mai assaggiato prima, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare; tutti pero' utilizzati in altre cucine e tradizioni normalmente.
Usando libri di ricette vegan ho scoperto che, eliminati uova, bacon, salsicce ed altre cose grasse e disgustose non più di mio gusto dalla cucina, l'idea di una colazione salata non era poi così spiacevole.

Cosi' ho iniziato a buttarmi, ogni tanto eh?, nelle colazioni salate, principalmente nei weekend... pensate, all'inizio ero così titubante che il primo tofu strapazzato l'ho fatto usando questo mix (tutti gli inizi sono sempre traballanti e pieni di incertezze), poi ho imparato ad essere più spericolata, accettando l'idea del breakfast burrito, della No-melet e delle patate al forno come colazione. E l'hash.

L'hash non e' un'invenzione americana, esiste in tanti altri paesi (certo NON l'Italia) e in pratica e' un miscuglio di carne tritata (barf), patate e cipolle cui viene aggiunto spesso alla fine un uovo (doppio barf), tutto cotto in padella con diverse spezie a piacere.
E' un termine che viene usato oggi anche per indicare qualsiasi piatto fatto di ingredienti avanzati o strani, una ricetta non-ricetta se vogliamo, concetto che una madre scazzata che non ama proprio cucinare non può che apprezzare (ogni riferimento a persone presenti e scriventi e' puramente casuale...).
Cosi' ogni tanto mi sono cimentata anche in Hash di Patate semplicissimi, usando patate pregrattuggiate e surgelate (si trovano in tutti i supermercati qui), cui poi aggiungevo della salsa barbecue o un po' di ketchup... buoni ma eh, niente di speciale.

Poi siccome l'universo funziona così, l'invito a partecipare al concorso de La Tana del Riccio e' arrivato proprio nel momento in cui avevo fatto una scoperta culinaria assurda, ma che voglio condividere: adoro le patate americane!
Sembra un po' una stupidata, visto che assieme alla patate e' uno dei tuberi "nazionali", ma siccome a mio marito non piacciono tanto (o per niente, nei modi in cui vengono usate tradizionalmente qui), non ho mai esplorato più di tanto ricette a base di sweet potatoes, se non l'occasionale zuppa invernale.
Quindi per 21 anni, le patate dolci non hanno fatto parte della nostra dispensa finche' anche lui, J, ha deciso di riprovarle, anche incentivato da recenti studi che hanno confermato che le sweet potatoes hanno un forte potenziale anti-cancro, e ha scoperto che gli piacciono molto quando sono fatte come "chubby chips", patatine cicciottelle, cioè tagliate a rondelle di 1 cm circa e passate sotto il broiler del forno (una sorta di graticola esistente nella parte superiore di tutti o quasi i forni di qui) dieci minuti da una parte e 5 all'altra. Vista la sua nuova accettazione, ho cominciato a comprarle più regolarmente e ho scoperto che le adoro cotte al forno intere (forno a 400F/205C per 45 minuti) e condite, una volta fuori dal forno, con salsa (quella messicana) o crauti!! Un abbinamento agrodolce assurdo ma che mi fa impazzire. Lo considero un colpo di genio della cucina fusion...

Ma per tornare al concorso, volevo sottoporre una ricetta che fosse diversa, che potesse interessare tutti, vegan e non, che fosse originale come tipo di colazione e come abbinamento di ingredienti (almeno per gli italiani), che fosse facile, nutriente e che rappresentasse un po' i sapori di questa zona.

Questo e' stato il risultato, e vi premetto che alcuni ingredienti in Italia potrebbero essere difficili da trovare, a partire dalle patate dolci, che se proprio non trovate, potete sostituire con quelle normali; se c'e' una sostituzione che conosco, ve la segnalo.
I quantitativi sono approssimativi, e' una ricetta "che perdona", quindi potete sbizzarrirvi con il famigerato "quanto basta" o meglio, come vi piace. Vi premetto anche che non uso olio ne grassi per cucinare da più di 4 anni, quindi la ricetta riflette questa nostra preferenza. Immagino che possiate usarlo, ma davvero, se avete una buona padella antiaderente, non serve.

Saro' anche pazza, ma a me fanno venire l'aquolina...



HASH DEL FAR WEST CON PATATE DOLCI 4 porzioni circa (dipende dalla fame che avete...)

INGREDIENTI:

PER L'HASH

- 4 spicchi d'aglio (se vi piace, altrimenti 2), sminuzzati bene
- 1 cipolla di media grossezza, a dadini
- 1 patata dolce grossa (circa mezzo chilo, ma anche di più),  sbucciata e a cubetti
- 1/2 cucchiaino di paprika affumicata
- 1/2 cucchiaino di chipotle in polvere (altrimenti 1 cucchiaino di paprika affumicata)
- 1/2 cucchiaino di cumino
- 1/2 cucchiaino curcuma
- sale, q.b.
- 40g coriandolo fresco (cilantro), tritato finemente

PER IL PICO DE GALLO

- 400g circa pomodorini ciliegia, a dadini
- 1 cipolla (piccola) a dadini
- 30g coriandolo fresco, tritato finemente
- sale q.b.

PER LA GUACAMOLE (facilissima) oppure provate questa

- 1 avocado, schiacciato bene con una forchetta
- lime (o limone), succo di mezzo frutto (o come vi piace)
- sale q.b.


PREPARAZIONE:

Riscaldate a fuoco medio una padella antiaderente, coperta con uno strato di acqua (cucinando senza olio, e' importante tenere d'occhio la padella, e aggiungere acqua un cucchiaio per volte, se necessario). Aggiungete aglio, cipolla, patate, spezie e sale, e fate cuocere, coperto, per 20 minuti circa, mescolando spesso e aggiungendo, appunto, acqua a seconda della necessita'. Il miscuglio e' fragrantissimo e le patate si "friggono" bene anche senza olio!
Quando le patate sono cotte (soffici), spegnete il fuoco, aggiungete il coriandolo, coprite e mettete da parte.

Mentre cuociono le patate, praparate la guacamole, mescolando i 3 ingredienti (semplicissimo) e il pico de gallo, mescolando i 4 ingredienti.

Mettete l'hash in mezzo a un piatto, con sopra un po' di pico de gallo, il tutto coperto da un po' di guacamole. Come vedete dalla foto, io ci ho aggiunto un po' di salsa picante messicana...



La foto non rende, ma non importa, e' il sapore che conta. E quello era una BOMBA!!

p.s.: E' una ricetta perfetta per un brunch. Ma siate creativi anche voi, uscite dagli stereotipi: non c'e' nessuna legge che vi impedisce di godervi un hash a pranzo o cena (o persino come snack freddo di fronte alla tv... true story...)






lunedì 18 agosto 2014

Vegan Hot Dogs: due ricette sane E buone!

Devo scrivere il nuovo articolo per l'edizione autunnale della Newsletter della Co-op, e mi sono resa conto che l'articolo che avevo scritto per l'edizione estiva conteneva 2 ricette che potrebbero interessarvi. Quindi in ritardo quanto l'estate italiana, ve le passo adesso, nella speranza sempre che proviate anche voi a mangiare almeno una volta alla settimana con compassione!

Qui trovate l'articolo con le ricette in inglese, a pag. 4

Prima ricetta:

HEALTHY VEGAN HOT DOGS

INGREDIENTI
1/2 Cup (125g) fagioli cotti o in scatola (scolati e risciacquati). Io uso i Pinto, ma penso che i borlotti vadano bene.
1/2 tsp (2,5g) aglio in polvere
1/2 tsp cipolla in polvere
1 tsp (5g) coriandolo in polvere
1/4 tsp (125g) maggiorana in polvere
1/4 tsp (125g) macis  Se non lo trovate, va bene anche la noce moscata.
1/2 tsp (2,5g) farina di senape
1 tsp ( 5g) paprika spagnola (affumicata)
pepe q.b.
1 Cup (250g) farina d'avena (avena in fiocchi passata nel robot da cucina oppure farina integrale)
1/4 Cup (63g) glutine
1/4 Cup  (63g) lievito in scaglie
2 Tbs (30g) salsa di soia
1/2 Cup (125g) acqua
pellicola d'alluminio e carta da forno


PROCEDURA
Passare i fagioli nel robot da cucina finche' non diventano praticamente un impasto che metterete in una ciotola. Mescolare tutte le spezie insieme, e aggiungerle ai fagioli. Aggiungere tutti gli altri ingredienti e mescolare bene. Io uso le mani per impastare il tutto bene.
Preparare 6 (dipende da quanto saranno grandi i vostri hot dog) rettangoli di foglio d'alluminio e di carta da forno, di circa 20cmx15cm.
Prendete un pezzo dell'impasto, per un hot dog normale circa 1/4 Cup/65g, e rotolatelo su un tavolo e tra le mani e create un salsicciotto tipo würstel di circa 13 o 14 cm di lunghezza. Arrotolate l'alluminio attorno all'hot dog (se siete come me e il contatto del cibo con l'alluminio non vi piace, potete prima avvolgerlo in un rettangolo di carta da forno, poi nell'alluminio), e chiudetene le estremità come se fosse l'incarto di una caramella. Continuate a creare altri hot dogs con il resto dell'impasto, poi metteteli belli incartocciati in una pentola con cestello a vapore, incoperchiatela, fate bollire l'acqua e fateli cuocere a vapore per circa 40 minuti.
Metteteli poi a "riposare" nel frigorifero per 4 ore, o durante la notte.
Ora saranno pronti per essere grigliati, se volete,  per qualche minuto, oppure riscaldati in padella. Mettere l'hot dog nell' hot dog bun, il panino lungo apposta (noi li troviamo integrali), "condire" con senape, ketchup e crauti o pickle relish, che in pratica e' un condimento creato tagliando a pezzettini minuscoli i cetriolini sottaceto, e mangiare.


L'impasto di fagioli, spezie, farina e glutine

Eccolo pronto per essere avvolto nella carta da forno...

… tutti gli hot dog sono pronti per la cottura a vapore.
Eccolo pronto ad essere "scartato"!
Con l'hot dog bun
Il prodotto finale, coperto con i miei topping preferiti!


Seconda ricetta:

BUNNY-DOGS (gli hot dog del coniglietto)

Due parole di introduzione a questa: la prima volte che ho mangiato un bunny dog e' stato durante un evento vegan a Tucson, uno dei ristoranti vegani era presente con un hot dog cart, un carrettino come quelli che si vedono a New York City, per darvi un'idea, e non ci credevo che non fosse il solito hot dog vegano che si trova nei negozi qui, tipo Tofurky o LightLife, fatto solitamente con proteine vegetali idrolizzate ed olio, ma una carota. Ho scoperto poi che e' un'idea stra-usata nel mondo vegan/salutista, e vi posso assicurare che oltre ad essere originale, e' davvero buona! 

INGREDIENTI

4 carote tagliate della stessa lunghezza dei buns
1/4 Cup (63g) aceto di riso o aceto di sidro di mele
1/4 Cup (60ml) acqua
2 Tbs salsa di soia (o tamari, che e' senza glutine)
1/4 tsp aglio in polvere o 1/2 spicchio d'aglio schiacciato
una spruzzatina o due  di estratto di fumo (liquid smoke, lo potete trovare penso in negozi specializzati in aromi/spezie strane)
pepe a piacere


PROCEDURA
Riempite (quasi) una pentola d'acqua e portatela ad ebollizione. Aggiungete le carote ed abbassate la fiamma a medio. Quando le carote sono cotte abbastanza che si possono bucare facilmente con una forchetta, in pratica al dente, toglietele dall'acqua di bollitura e passatele sotto acqua fredda per fermarne la cottura.
Unite tutti gli altri ingredienti in un contenitore ermetico e mettevi a marinare le carote per almeno 3 ore. Scuotetelo ogni tanto, per muovere la marginatura bene in giro. Sappiate che più a lungo marinate le carote, e più prenderanno il sapore dell'aceto.
Passatele al forno riscaldato a 175C, o su una griglia per 10/15 minuti.
Mettetele nel bun e, come per gli altri dogs, copritele con i condimenti che volete. Enjoy!

(Mi dimentico sempre di fare le foto quando li preparo, quindi niente immagini… dovrete prepararli voi!)

mercoledì 6 novembre 2013

Mungisoia, my love!

E' da un po' che voglio scrivere questo post, e quale scusa migliore per finirlo che l'arrivo tra pochi giorni qui in Arizona della persona che lo ha ispirato?

Di lei ho parlato qui, e pur essendo blog-amiche da più di 2 anni, ci incontreremo "dal vivo" per la prima volta tra poco più di una settimana (lei sta facendo il countdown!). Sono un po' emozionata, e molto felice che riesca a "scendere" fin qui da noi, visto che Sierra Vista non e' esattamente una meta turistica degli italiani tipici… ma dopotutto lei non e' assolutamente un'italiana tipica! Se già non lo conoscete, vi invito a seguire il suo blog qui.

Quando scriveva su un altro blog, di cui non fa' più parte da un paio d'anni, avevo letto questo suo post con ammirazione, perché all'epoca per me l'idea di autoprodurrmi qualsiasi cosa era quasi esotica. Figurarsi poi produrmi il latte di soia!!  Mi ricordo che, durante una dei nostri scambi non so bene se via email o skype, mi aveva suggerito di considerare l'acquisto di questo aggeggio… ma va, le avevo detto, figurati se mi metto a fare il latte!! Non ci avevo più pensato, finche' un giorno, facendo 4 conti con Jim, ci siamo resi conto di quanto spendevamo ogni settimana per acquistare i vari "latti", tra latte di soia, latte di avena, etc.: più di $10, che sono $520 all'anno... e così ci siamo decisi a comprarla. Era  luglio 2012.

Devo dirlo, e' stato un altro di quegli acquisti che ti penti di non aver fatto prima, perché in un anno e mezzo di uso continuo, avremo risparmiato centinaia di dollari! Il costo e' $120 circa, ma abbiamo ammortizzato la spesa in circa 3 mesi.

Cara carissima, amatissima Soya Power Plus, la mia "mungisoia" americana, quanto ti adoro!

La scatola della mungisoia

e LEI, dal vivo!! :)
Con un paio di dollari di fagioli di soia organic, ogni settimana facciamo latte freschissimo, bio, senza conservanti, senza carragenina,  una sostanza che e' controversa a dire poco (e che almeno negli US viene aggiunta a praticamente tutto il latte, a parte pochi casi, da quello vaccino a quello di mandorle…). Ed e' facile, facilissimo.
La SoyaPower poi prepara latte con altri legumi (spesso il mio latte e' fatto con soia/cannellini), anche se sconsiglio di farlo con i fagiolini mung, perche' il colore verdognolo e' leggermente… ok, non e' invitante (se si usa per cucinare non importa, ma nei cereali, a meno che sia St. Patrick's Day, lo sconsiglio…), si puo' usare riso, orzo, mandorle, nocciole, cocco, avena… si puo' essere creativi ed usare un mix di diversi ingredienti, e acqua.
Il procedimento e' semplice e potete leggerlo nel post che ho segnalato sopra nei dettagli, ma lo riassumo dicendo che dopo aver lasciato in ammollo i fagioli per qualche ora, le granaglie hanno tempi leggermente diversi, e a dire il vero noi abbiamo usato riso integrale cotto per fare il latte di riso, si aggiungono al contenitore riempito di acqua, si schiaccia un bottone e in 15 minuti il latte e' pronto!! Si deve poi separare quello che rimane dei fagioli maciullati dal liquido (il "sottoprodotto" della produzione del latte  "di piante" e' ben diverso da quello del latte vaccino… ), e dopo averlo fatto raffreddare, e' pronto per il consumo! E' vero che e' possibile fare il latte di soia, mandorla etc. senza macchinette varie, ma bisogna "starci a dietro" mentre l'acqua bolle, e figuratevi cosa succederebbe a me, che vengo interrotta 100 volte in 10 minuti!!

Per sostenere il consumo della mia famiglia, che lo usa per i cereali a colazione, per smoothies, per preparare prodotti da forno, etc.  devo fare il latte quasi tutti i gironi, ma e' un'incombenza che non mi dispiace.

E quello che rimane del processo di "lattificazione", cioè gli avanzi delle bucce, le fibre dei legumi/granaglie, si chiama okara, ed e' diventato per noi un ingrediente fantastico: lo aggiungiamo ai muffin, alla pasta della pizza…e grazie a Titti, lo uso per preparare una torta semplicissima ma super-nutritiva, e soprattutto una torta che tutti adorano e che, grazie a qualche modifica, tutti in famiglia possiamo mangiare.


TORTA AL CIOCCOLATO E OKARA di TITTI (senza grassi aggiunti… ma sempre buonissima!)

100 g farina (io uso quella integrale)
100 g zucchero (uso turbinado o demerara)
3 Tbs (tablespoon) o 45 ml di cacao in polvere
2 tsp (teaspoon) o 10 ml di baking powder (lievito in polvere)
250 g okara
1 tsp o 5 ml di estratto di vaniglia e/o di cocco
Latte di soia (o mandorle, o fagioli…) q.b.

Scaldare il forno a 180C (360F circa).
Mischiare gli ingredienti asciutti, aggiungere quelli "bagnati" e amalgamare bene. Se l'impasto non risulta morbido, aggiungere del latte poco per volta.
Mettere in una teglia da torta (rotonda) o da brownie (rettangolare) teflon, per evitare l'uso di burro/olio, ed infornare per circa 40 minuti.

Come dicevo, e' semplice da preparare ed e' semplice come gusto, ma può essere "elevata" a torta da festa, quando necessario, raddoppiando o triplicando la ricetta. Così come ho fatto ieri per la torta di compleanno per Emily!!


Per il frosting ho usato 2 contenitori (da 12 once l'uno) di tofu a metodo giapponese, quello sottovuoto, qui la marca e' Mori-Nu, zucchero, cacao in polvere e un po' di estratto di vaniglia. Tutto nel frullatore e poi sulla torta raffreddata.

E per chi non avesse okara? No worries: potete usare lo stesso quantitativo di fagioli cotti, sciacquati, scolati e frullati… cosi' anche i vostri figli mangeranno fagioli senza lamentarsi!!

Grazie Soya Plus, e Titti: ti aspettiamo!!



venerdì 27 luglio 2012

Vegan Carrot Cake Cupcakes

Ha ragione Alex nel suo commento al mio post precedente: e' necessario e giusto che condivida la ricetta delle "Carrot Cake Cupcakes"!
In caso non sia gia' conoscenza comune, confermo che la torta di carote "standard" americana non ha niente a che vedere con le torte di carote italiane, in quanto e' ricchissima, altissima, spesso farcita, e coperta da libbre di frosting. In altre parole, ogni fetta e' un passo vicino all'infarto, e infatti a me non e' mai piaciuta troppo. Questa ricetta invece ha tutto il sapore, senza il peso dei grassi e del colesterolo di quella originale.

Il primo libro di ricette di Lindsay Nixon, conosciuta nel mondo vegan salutista americano come "the happy erbivore" dal nome del suo blog/sito www.happyherbivore.com,  si intitola ovviamente, lo avrete immaginato,  The Happy Herbivore.

La storia di Lindsay e' simile a quella di tante altre persone che conosco, vegetariana da bambina per amore degli animali (da bambini infatti manca la facoltà di compartimentalizzare la vita che ci permette di scollegare cio' che istintivamente ed eticamente consideriamo un "male", l'uccisione di essere innocenti per il nostro piacere, per poi accettarlo e giustificarlo con la machiavelliana, ed erronea secondo molti medici e ricercatori, scusa della necessita'...), poi diventata teenager cede alla pressione degli amici e ricomincia a mangiare da onnivora, finche' a 22 anni si scontra con il cancro, torna brevemente al vegetarianismo e, quasi per scommessa, dopo aver letto "The China Study" (ora disponibile in italiano), "Skinny Bitch" ed altri libri che confermano l'intrinseca connessione tra cibo di origine animale e praticamente tutte le malattie croniche che affliggono l'occidente, con il marito "prova" il veganesimo, ed in seguito modifica ulteriormente la "dieta", che viene definita come "whole foods, no added fat, plant based diet", cioè una dieta a base di piante e cibo non processato (whole) senza grassi aggiunti. 10 mesi dopo averla adottata, lei e il marito partecipano ad una maratona.

I suoi 2 libri di ricette sono usatissimi a casa mia, il primo da cui e' tratta la ricetta qui sotto, e il secondo, The Everyday Happy Herbivore, perché  entrambi ricchi di ricette gustose, semplici e con (pochi) ingredienti facilmente reperibili ovunque, in particolare il libro EHH e' dall'esperienza di una permanenza di un paio d'anni sull'isola di St. Maarten, dove e' praticamente impossibile reperire cibi preconfezionati che siano vegani, ed ha dovuto imparato ad improvvisare e "ricreare"i cibi e sapori preferiti con ingredienti semplici. (Cecilia Christine... fammi sapere se ti potrebbe aiutare!!)
Sua e' la ricetta che avevo postato tempo fa della "torta al cioccolato in una mug", ma ogni sua ricetta e' creativa e facile.
A dicembre uscira' il suo terzo libro, frutto dei suoi viaggi in giro per il mondo (ama tanto l'Italia!), intitolato "Happy Herbivore Abroad" che si può già prenotare su Amazon... io l'ho fatto!!
Su Amazon, anche quello italiano, potete trovare i primi 2 libri, e vi garantisco che ogni centesimo che spenderete e' un investimento che vi tornera' 100 volte: non sono una appassionata di cucina, eppure con le sue ricette, cucino bene pure io!!

Allora, without further ado, eccovi la ricetta per le

CARROT CAKE CUPCAKES 
The Happy Herbivore, Lindsay Shay Nixon


1 1/2 Cup Farina integrale da pasticceria (whole wheat pastry flour)  (165g) 
1 Cup Zucchero integrale (170g)
1 teaspoon lievito in polvere (baking powder) (5g)
1 1/2 teaspoon cannella in polvere 
1/2 teaspoon sale fino (3g)
1 1/2 Cup Applesauce non zuccherata (400g) *
1 teaspoon estratto di vaniglia (5ml)
1 carota medio-grande, sbucciata e grattata finemente


Mentre riscaldate il forno fino a 350F (177celsius), oliare leggermente la teglia da 12 muffin. Noi usiamo lo spray solitamente.
In una ciotola media, mescolare bene la farina, lo zucchero,  il lievito in polvere, la cannella e il sale.
In una ciotola piu' grande, unire la applesauce, la vaniglia e la carota.
Aggiungere il miscuglio "secco" a quello "bagnato" in 3 o 4 volte e mescolare finche' non siano appena combinati.
Riempire le coppette dei muffine fino a 3/4 dal massimo e infornare per 18-25 minuti, o fate la prova sutzzicadente, che deve uscire asciutto, una volta inserito al centro di una cupcake.
Togliere la teglia dal forno, farla raffreddare un pochino, e poi togliere le cupcakes e metterle a raffreddare su una grata sollevata.
Una volta raffreddati, coprirle con

VANILLA ICING
THH

1 Cup zucchero a velo (115g)
1 Tablespoon latte di soya o di altra pianta (avena, riso, etc.) (15ml)
1 Teaspoon estratto di vaniglia (5ml)
Colore alimentari

Mescolare bene gli ingredienti, aggiungendo altro zucchero per rendere la "glassa" piu' densa, o altro "latte" se e' troppo denso. Idealmente, la consistenza e' quella della colla :)
Aggiungere colore alimentare, se desiderato. Aggiungere come decorazione, quando l'icing e' ancora fresco, delle carote grattate e delle noci a pezzettini.

* Applesauce istantanea (1 cup): detorsolate (scusate....) una mela rossa, tipo McIntosh, Gala, Fuji, etc, e tagliatela a fettine. Mettetele in un robot da cucina e frullatele, finche' la consistenza e' quella di una "salsina", aggiungendo acqua 1 cucchiaino alla volta, se necessario.
Ovviamente, per dargli un sapore piu' interessante, si puo' aggiungere cannella o altre spezie, come la noce moscata. Se la preparate per la ricetta, e' meglio farla semplice.

Good scarfing down!! 










martedì 3 luglio 2012

I veg-burger più facili e più buoni

Domani avremo circa una quindicina di persone qui per celebrare il 4 luglio: sono tutti o vegan o "con tendenze vegan", per così dire.
Mi piace tanto l'idea di fare festa qui, la casa e' abbastanza grande e si presta proprio a un party.
Sara' un potluck quindi ognuno porterà qualcosa da condividere.
Noi prepareremo i veggie-burger,  e ora che ci e' stata data la ricetta PERFETTA, doverne preparare almeno una trentina non e' un compito che mi spaventa piu', sono anzi molto contenta di far provare ad altre persone quelli che sono probabilmente i burger migliori e più facili e più perfetti dal punto di vista nutritivo.
Questa ricetta e' una creazione di Jeff Novick, dietologo piuttosto famoso nel mondo "plant-based", che ha lavorato nella clinica di Dr. McDougall a Santa Rosa e che ora invece collabora con Rip Esselstyn (l'autore di The Engine 2 diet) e Doug Lisle Ph.D. (co-autore del libro "The Pleasure Trap", con un cv impressionante) e Whole Foods per incoraggiare una dieta a base di piante per ottenere una salute ottimale, ed e' ormai diventata una "staple" a casa nostra, tanto e' vero che e' stata la protagonista del mio ultimo articolo sulla newsletter della co-op. Ma ora la passo ufficialmente anche a voi.


JEFF'S VEGGIE BURGER

Ingredienti per 4 burgers (la ricetta puo' essere raddoppiata o triplicata, i burger si congelano benissimo)


  • 1 latta di fagioli "kidney" preferibilmente, o di altro tipo, scolati e sciacquati. Qui le latte hanno un peso di 15 once, circa mezzo chilo Se raddoppiate la ricetta, la seconda latta di fagioli può essere di un altro tipo,  anche ceci o lenticchie vanno bene, per cambiare il sapore.
  • 1/2 Cup di avena in fiocchi (circa 43 g)
  • 1/2 Cup riso integrale cotto (circa 100 g)
  • 2 Tablespoons "liquido" (circa 30 g) può essere ketchup, o del sugo avanzato, o salsa messicana...
  • verdure a pezzetti piccoli o grattate, opzionale (Prezzemolo, cilantro, aglio, cipolla sono sempre un'ottima scelta)
  • pizzico di sale, opzionale
  • spezie a piacere, se si vuol dare un gusto messicano, usare cumino e polvere di chili, per un gusto indiano, curry e garam masala, se i burger sono "italiani", basilico, origano... Insomma, vi ho dato l'idea, no? Siate creativi, questa ricetta e' un modello!
Per prima cosa, schiacciare bene i fagioli, ok i pezzetti di buccia, ma niente fagioli interi. Aggiungere gli altri ingredienti e amalgamare bene.
Fare un "pagnottone" col miscuglio, e tagliarlo in 4 parti uguali. Bagnandosi le mani d'acqua, fare una palla con 1/4 del mix poi schiacciarla fino ad avere un burgerino di circa 5 o 6 cm di diametro. 

Questi burger richiedono un tempo di cottura velocissimo, perche' tutti gli ingredienti (eccetto le verdure grattate come le carote) sono già precotti, inclusa l'avena.  Circa 2 o 3 minuti per parte. Vanno sulla griglia benissimo e si riesce anche ad ottenere dei "grill marks", le righe del grill.... 
Possono essere messi nel freezer pre o post cottura.

Nel "bun", il panino di scelta, e' possibile poi condirli con i soliti ketchup e senape, e poi "vestirli" con fettine di pomodoro, foglie di lattuga o rucola, cipolle a fettine sottili... 

** Buon Independence Day!  ** 
(Il mio primo da americana...)







lunedì 18 giugno 2012

Father's Day 2012

E' vero, del padre se ne parla poco, o meglio sono io a parlarne poco. Probabilmente e' perché questo blog e' nato nel momento più difficile del mio matrimonio, momento in cui non potevo ne' volevo parlare di J, momento in cui non sapevo bene che direzione avrebbe preso questa relazione, se sarebbe sopravvissuta alla tempesta o sarebbe finita, anche noi un'altra coppia di ex uniti dai figli. Il blog e' sempre stato il mio angolo privato ma quest'anno faccio eccezione e parlo del papa' (che se non ci fosse lui io non sarei mamma, duh?!), o meglio, vi racconto della giornata di ieri, perche' da questa parte del gran lago si e' celebrato Father's Day, il giorno o meglio la festa del papa'.

Per i "regali", rimanendo in tema austerità, abbiamo optato per il fai-da-te, così sabato mentre le ragazze + la Fagiolina "creavano" dei portapenne dipingendo dei vasi di terracotta (comprati 4 anni fa e mai utilizzati), con Violet che ha usato inizialmente le mani, poi e' passata ad impiegare l'intero corpo come pennellone, corpo che fortunatamente era stato debitamente pre-denudato in previsione, io ho stirato delle lettere in un certo ordine sul davanti di una maglietta "plain", poi sul retro tutti e 4 hanno "stampato" la loro mano destra a mo' di fiore.
Questa e' il davanti della maglietta:






Ieri la mia intenzione sarebbe stata quella di alzarmi presto e preparare i muffins "healthy but good" che solitamente J prepara tutte le sante domeniche, ma da quando i figli sono a casa da scuola, ho preso l'abitudine di andare a letto tardi e a svegliarmi verso le 8, che secondo lo standard materno e' praticamente pomeriggio, e ieri mattina non e' stata eccezione, e quando mi sono svegliata, il profumino dei muffin già riempiva l'aria ed erano pronti, ancora tiepidi, per l'assalto!
Dopo la colazione e un paio d'ore rilassanti in piscina (l'aria era ancora fresca per il primo temporale da monsoni di sabato), siamo andati a pranzo al nostro ristorante preferito, Pocodove in onore del papa' mi sono fatta una mimosa al mango, oltre alla solita "quinoa bowl" (un ciotolone pieno di quinoa, verdure grigliate, insalatina novella, avocado e pepitas, cioè i semini di zucca). 

Al ritorno, un'altra pausa rinfrescante in piscina, poi ho preparato i miei migliori (finora...) e facilissimi veggie-burger, la cui ricetta di base fa parte del mio articolo estivo per la newsletter della Co-op che trovate a destra sotto il titolo "The Scoop - Il mio ultimo articolo"; poi una bella insalatona e dopo la cena finalmente ci siamo organizzati per preparare il miglior dessert estivo per bambini (e adulti con animo da bambino):  S'MORES!!

Non saprei cosa esista di più americano,  se non la apple pie in autunno, dell'arrostire marshmallow e preparare s'mores di fronte al fuoco! Sono l'incarnazione delle estati spensierate, di quelle passate in tenda nei boschi o sulla spiaggia, e fanno parte della tradizione americana in film, tv shows, libri e fumetti,  come in questo classico di Snoopy


Come si preparano gli s'mores? Allora, anzitutto ci vogliono i "graham crackers", cioè dei biscotti piatti fatti con la farina "graham" che altro non e' che farina meno fine del solito, dolcificati solitamente con miele, poi del cioccolato possibilmente NON fondente (più dolce e', meglio e'...) e i marshmallow, cioè le "caramelle" (non saprei come altro chiamarli) morbidi e iper-dolci e leggerissime di peso che sembrano quasi soffiate.
E ovviamente, ci vuole il fuoco, come nell'immagine con Snoopy, uno di quelli fatto all'aperto e' meglio, ma il barbecue va bene lo stesso, e immagino che usare il fornello della cucina a gas sia perdonabile....

Noi li prepariamo raramente, l'ultima volta e' stato l'anno scorso quando eravamo in vacanza a Ventura, principalmente perche' tutti gli ingredienti necessari sono normalmente non vegan, contengono prodotti animali, a partire dai cracker (di solito miele, spesso latte o siero di latte), il cioccolato "al latte" cioè' dolce,  che trovarlo senza latte richiede una certo numero di ricerche, e infine i marshmallow che contengono sempre gelatina, nel 99% dei casi di origine animale, e spesso anche albumi.
Forunatamente, da quando c'e' la co-op in citta', i marshmallow e il cioccolato vegan sono quasi sempre disponibili, e sono riuscita a trovare i graham crackers vegan su Amazon.

Ecco qui sotto due immagini degli ingredienti, inclusi gli stecchini di legno per far "tostare" i marshmallow.  Da notare che i crackers che ho comprato sono più piccoli come dimensioni dei crackers che si trovano normalmente in giro, ma che la loro taglia ha agevolato tutta la preparazione, visto che anche i marshmallow erano piccoli.






Ed eccoci fuori col nostro braciere pronto.

A Kudo a momenti si bruciava la coda...

erano le 21, e questa foto e' stata fatta senza flash....

... e questa con il flash... notare le mani stampate sulla schiena...

Tostiamo i mmallow...

Anche Violet, in pigiama, vuole partecipare, tra le nostre urla di paura perché il concetto di non toccare il fuoco non lo ha ancora capito...

Una volta tostati/accesi uno o due marshmallow, metterlo/i in fretta sopra un graham cracker, coprirlo/i con un pezzetto di cioccolato e poi con un altro cracker, creando cosi' una sorta di sandwich, quindi divorare senza pensare a diete e calorie. Ecco Vivian che dimostra:
Per un momento mi sembrava una statua M.me Tusseaud...


Ubricahe Alimentate da quantita' inusuali e industriali di zucchero, le 3 pargole col festeggiato daddy (Chris non era interessato...) hanno iniziato a cantare, ricordandosi l'episodio di Spongebob in cui anche lui con Patrick & friends si trovava seduto intorno ad un CAMPFIRE, an un fuoco all'aperto, cantando una canzone rompico... noiosetta... (quando ha visto che facevo un filmato, Vivian ha smesso di cantare... non sia mai che si abbassi a certi livelli!!)


Insoma, una giornata da ricordare, cosi' come e' da dimenticare e' la mega-litigata che a momenti lo spellavo, di 3 giorni fa. 
Wax on, wax off, come diceva Miyagi....

sabato 9 giugno 2012

Muddy Buddies (gli "amichetti infangati", versione vegan)

Sapete che questo non e' un blog di cucina, sono una modestissima cuoca che cucina perché deve, anche se ogni tanto mi diverto a farlo. Come nel caso di questa ricettina, facile facile e buonissima che piace sempre a tutti, che ho preparato per la festa di Violet.
E' una ricetta che girava sulle scatole di certi cereali anni fa, mi e' stata passata da Kelly, io l'ho veganizzata ed e' sempre un successo quando la preparo, cosa che succede raramente visto la mia propensita' a far della mia panza una capanna per questa "merenda". E' anche un ottimo dessert da portare ai potluck (pranzi o cene dove gli invitati portano un piatto da condividere), ed ho scoperto giovedì, grazie ad Allison che e' nata nel sud-est degli US, che vengono chiamati anche "Texas Trash", cioè spazzatura del Texas... Non temete, sono una delizia, niente a che vedere con la spazzatura di nessuno stato...
Io vi avviso: se avete la tendenza a diventare cibo-dipendenti, cercate di non rimanere da soli con il contenitore di Muddy Buddies... e' difficile smettere di farseli saltare in bocca! E non ditemi poi che non vi avevo avvisato!

Moky's Muddy Buddies (grassi si', ma senza colesterolo dietetico!)


Ingredienti:
  • 9 cups di cereali quadrati. Io uso "Barbara's Puffins" al burro di arachidi, perche' non contengono vitamina D3, che e' un derivato animale. La ricetta originale richiede credo i Chex, ma trovo i Puffins molto piu' "sani". 9 cups sono all'incirca il contenuto di una scatola di cereali, nel caso dei Puffins sono circa 11 once, quindi 320g circa. Se sono di più, va bene lo stesso.
  • 1 cup chocolate chips (le chicche di cioccolato) semi-dolci. Uso le Ghiradelli perche' non contengono latte vaccino (230g circa)
  • 1/2 cup burro di arachidi (115g circa)
  • 1/4 cup burro vegan; qui si trova la marca Earth Balance. (50 g circa)
  • 1 1/2 cup zucchero a velo. E' tanto: più di 3 etti, anche un po' meno va bene.
Mettere i cereali in una scodellona capace. In una scodella più piccola, mescolare il cioccolato, il burro di arachidi e il burro, e farli sciogliere nel microonde ad alta temperatura per 1 minuto circa (ogni forno e' diverso, quindi tenere d'occhio lo scioglimento. In alternativa, scioglierli in una padellina a fuoco medio, mescolando). Mescolare e ri-microondarli per altri 30 secondi, dopodiche' mescolare finche' si ottiene una composto quasi liquido o comunque morbidissimo e senza grumi. Spargerlo sui cereali e mescolare finche' tutti i cereali sono stati ricoperti dal miscuglio. Utilizzando un sacchetto richiudibile tipo Ziploc di quelli grossi (da noi 1 gallone), unire meta' zucchero a velo e meta' dei cereali e scuotere per bene, finche' i cereali saranno ricoperti di zucchero. Ripetere con l'altra meta' di zucchero e cereali. I bambini solitamente amano questa attivita'...
I Muddy Buddies sono ora pronti ad essere divorati! Se pensate di non finirli nel giro di un paio d'ore, metteteli in frigorifero in un contenitore tipo Tupperware.

Da consumare canticchiando la canzone dei Doobie Brothers "Oh black water"....




martedì 3 aprile 2012

Ode al burro di noccioline

Ieri si e' celebrato il "National peanut butter and jelly day", la giornata nazionale del panino col burro di arachidi e marmellata!
Gia' vi vedo a sgranare gli occhi, far facce disgustate, oppure pensare "sono pazzi questi americani, hanno una giornata nazionale per qualsiasi stupidata".

Vorrei ancora una volta, spezzare la lancia a favore di un'altra tradizione mangereccia d'oltreoceano che ho imparato ad apprezzare, e ricordare che, solo perché non siamo stati abituati a mangiare il burro di arachidi o non rientra nei "canoni" mangerecci italiani, non significa che sia da disprezzare. Anzi, proprio il contrario!

E' risaputo che il "peanut butter" e' qui consumatissimo, una vera "staple" delle famiglie americane, ma spesso, da quello che a volte leggo in altre testimonianze di italiani in America, mi sembra che sia considerato un alimento "inferiore", snobbato come "un'altra stranezza gastronomica americana", un'ulteriore conferma dell'inferiorità culinaria degli americani.

Eppure e' un ingrediente che dal punto di vista nutritivo e' meglio di decine di altri che compaiono regolarmente sulle tavole italiane e sicuramente americane, e ha il vantaggio, per me, di essere vegan per natura!
E poi, persino per una mamma non ancora ufficialmente americana come me, il burro di noccioline, con la sua compagna la marmellata, costituisce il salva-pranzo a cui ricorrere nei giorni in cui
  • ci si alza tardi, siamo tutti in ritardo e in meno di 2 minuti il lunchbox e' pronto.
  • non c'e' più' niente in frigo di appetibile per i ragazzi, e in meno di 2 minuti ....
  • e' mezzogiorno, non ho voglia di preparare niente, non ho nemmeno voglia di riscaldarmi gli avanzi della sera prima, e in meno di 2 minuti...
  • bisogna mangiare fuori, magari al parco dopo un "playdate", e così in meno di 2 minuti....
E in tantissime altre occasioni.

A dire il vero, anche io ho imparato ad apprezzarlo solo dopo i primi 2 o 3 anni di vita qui, perché inizialmente lo ritenevo una cosa al limite tra lo strano e lo stranissimo. Con l'arrivo dei figli, piano piano ho  imparato ad amarlo ed apprezzarne la versatilità e, visto che ho sempre amato le arachidi, anche il sapore.

La storia del burro di arachidi risale probabilmente a secoli, se non millenni fa nel Sud America dove l'arachide ha la sua origine, ma l'idea di usare questa poltiglia ad alto contenuto proteico e ricca di minerali e facilmente ingeribile per nutrire chi ha pochi denti o fa fatica a masticare, venne usata con tutti "i crismi" medici (o pseudo...) verso la meta del 1800, quando medici come il Dr. Kellogg (quello dei cereali) ed altri si resero conto delle possibilità commerciali e nacque un'industria, la cui evoluzione prese velocita' soprattutto quando furono inventati macchinari per rendere la "pasta" ancora più cremosa, oppure quando iniziarono a venire aggiunti altri ingredienti (come olio, sale, zucchero, etc.) per renderla piu' appetibile, più facilmente spalmabile e per dargli una durata quasi infinita, senza nemmeno aver bisogno di metterlo in frigo.

Oltre al classico panino sul pan carre', chiamato PB&J (Peanut Butter and Jelly, burro di arachidi e marmellata), dove su una fetta si spalma il PB e sull'altra J, un altro abbinamento classico e' quello al cioccolato, come confermato dalla super-popolarita' dei cioccolatini di Hershey's "Reese's Peanut Butter cups", che fortunatamente non tocco più da 6 anni, perche' contengono latte di mucca ma che altrimenti erano la mia maledizione personale ad Halloween....
Per chi preferisce una versione più salutare del PBJ, ultimamente io apprezzo PB&F, peanut butter & fruit, con la banana al primo posto, ma anche la mela, tutto a fettine, con o senza panino...
Un paio di consigli:
leggete sempre l'etichetta e comprate solo barattoli che contengono solo arachidi o tutt'al più sale. La maggior parte delle marche come Jiffy o Skippy (le più popolari e conosciute) contengono come dicevo prima, olio di palma o altro, sale, zuchero e conservanti. Meglio ancora sarebbe prepararlo a casa, se avete un buon robottino, oppure io lo "trito" proprio al supermercato o alla Co-op, anche perché le noccioline sono bio: si certo, bisogna poi tenerlo nel frigorifero e per spalmarlo più facilmente va' riscaldato (io uso il micro-onde per 10/15 secondi), ma il sapore e' proprio quello delle arachidi.
Una stranezza: sia il mio cane che i miei gatti amano il burro di arachidi, che uso per "nascondere" le medicine nel caso debbano prenderle!! Divertentissimo Kudo col cioccone di burro che gli si attacca al palato, e continua a leccarsi per toglierselo!!
Ovviamente se non vi piacciono le noccioline (mi viene sempre da chiamarle "bagigi", come mia nonna le chiamava!) o se siete allergici, potete archiviare questo post sotto l'etichetta "chissenefrega", ma se vi piacciono le arachidi e non siete sicuri del suo burro, provatelo senza paura!

Allora, in suo onore (squilli di tromba, rulli di tamburo, prego....), eccovi la mia

ODE AL BURRO DI ARACHIDI

Burro di arachidi, sei cibo incompreso
dagli immigrati d'Italia spesso vilipeso
 si apprezza col tempo il tuo gusto, ho imparato
Da solo sei buono, superbo abbinato.


Ti spalmo sul pane, cremoso o croccante,
insieme a conserve, mai troppo abbondante.
 a frutta e cioccolato affamata ti sposo 
in salse e sughetti sei delizioso.


Chi avrebbe immaginato che avrei osato amarti:

Ah, burro di arachidi,  se non esistessi, bisognerebbe inventarti!



Oltre ai mille usi in ricette per dolci, ve ne dico una velocissima e facilissima, perfetta da spalmare su pane tostato, crackers o per intingerci fette di mela. E' tratta dal libro di ricette "The Everyday Happy Herbivore" di Lindsay Nixon e la si puo' usare come variante meno grassa nella famosa e onnipresente (qui) ricetta "Ants on a log" ("formiche sul tronco")

Nutty Spread
Ingredienti:
1 cup fagioli cannellini
1/4 cup burro di arachidi cremoso
2 tbsp nettare di agave (o sciroppo d'acero)
1/4 tsp cannella
sale, q.b.

Se il burro di arachidi era nel frigo, farlo tornare a temperatura ambiente. Mettere tutti gli ingredienti, eccetto il sale, in un robot e farlo andare finche' il miscuglio e' abbastanza cremoso e non ci sono più tracce visibili dei fagioli.
Assaggiare: se e' troppo "fagioloso", aggiungere 1 tbsp di burro di noccioline. 
Se usate il burro senza sale (naturale o fatto in casa), puoi aggiungere 1/4 - 3/4 tps di sale. Nello stesso modo, se usate burro senza zucchero, potreste aver bisogno di aggiungere un altro tap di agave. 

Per preparare "Ants on a log", tagliare 1 o più gambi di sedano in "tronchetti" di qualche centimetro. Riempire le infossature con il nutty spread e poi metterci qualche uvetta, come se fossero formiche... 
Ai bambini piace questa idea, di solito!!







venerdì 2 marzo 2012

La miglior ricetta per guacamole, EVER!!!

Dopo qualche giorno di post debilitantemente seri e un po' tristi, e' giunto il momento di una pausa rinfrancante, per voi che ancora leggete questi ramblings.

Amando la cucina messicana, e' quasi scontato che ami la (o "il"?) guacamole, spesso pronunciata dai bambini (ovviamente non i miei che sono troppo geniali...) "cacamole"...
Di ricette ne ho provate parecchie nel corso degli anni, e pur essendomi piaciute tutte, non sono mai rimasta soddisfatta al 100%. Non che sia un'esperta, ma perche' accontentarsi?
Quindi quando ho trovato la ricetta sul libro "Viva Vegan!" di Terry Hope Romero, tutto pieno di ricette centro e sud-americane veganizzate, da lei intititolata "The only guacamole recipe I ever make", cioe' "La sola ricetta per guacamole che mai preparo", ero speranzosa ma assolutamente impreparata al risultato.
Il fatto e' che you just can't stop eating it. Non puoi. E come mangiare noccioline. O pistacchi. O ciliege.
Irresistibile.Yummy.

Una ricetta cosi' buona che Emily, ad esempio, si e' preparata un panino da portare a scuola farcito SOLO di guacamole.


Penso di non avere una personalita' "addictive", cioe' facilmente assuefabile (ma e' una parola vera? ), pero' mangiarsi praticamente da sola una ciotola di guacamole fatta con 2 avocado e, una volta finita, avere pensieri torbidamente lussuriosi sul prepararne un'altra scodella, mi mette sullo stesso piano del fumatore che finisce una sigaretta e gia' pensa alla prossima.

Secondo Terry, bisogna usare solo avocado maturi, prima che comincino a "marcire" (un ritaglio di tempo limitato),  la polpa non deve avere parti marroni e deve essere soffice senza essere molle. Solitamente li troviamo in vendita ancora acerb e duri, ma maturano nel giro di 2/3 giorni, e se la temperatura esterna e' calda, sembra che maturino in un battibaleno.
Gli ingredienti sono pochi e semplici ed innalzeranno la bonta' di qualsiasi delizia ispano-americana abbiate preparato. Io ovviamente vi consiglio di abbinare la guacamole a questa ricetta....

Que Viva guacamole!

The Only Guacamole Recipe I Ever Make

2 avocado maturi (non importa la varieta')
3 Tbs (45ml circa) succo appena spremuto di lime (circa 1 grosso; si puo' sostituire succo di limone in emergenza...)
1 cipolla piccola gialla sbucciata ovviamente e tagliata a pezzettini piccoli piccoli
1 chile verde (peperoncino verde) piccolo, tipo "serrano" tagliato a pezzettini piccoli piccoli (non necessario, infattio io devo ometterlo o le mie figlie non la mangiano...)
1/2 tsp (2,5 g circa) sale, o q.b.
2 Tbs (30g circa) cilantro (coriandolo) fresco, tagliuzzato (non necessario, ma io lo adoro e abbondo!)

Tagliare a meta' l'avocado (dalla lunghezza) estrarre il semone, e togliere la polpa con un cucchiaio, metterla in una ciotola. Spruzzarla con il succo del lime, aggiungere la cipolla, il chile (se lo usate), il sale e il cilantro (che vi obbligo ad usare!!)
Con una forchetta, lavorate l'avocado e gli altri ingredienti fino ad ottenere una sorta di crema "pezzettosa". Assaggiare e regolareil condimento aggiungendo altro sale e/o succo dilime, se necessario.
Servire immediatamente.

Evitare la bilancia nei giorni seguenti l'abbuffata...

p.s.: e' possibile aggiungere del pomodoro tagliato anch'esso a pezzattini piccolissimi, ma dopo avere mescolato bene tutti gli altri ingredienti. A me piace semplice e pura...
Terry suggerische di usare un pestello per sminuzzzare chile, cilantro e cipolla, cosi' come fanno i Messicani che usano un "molcajete".



giovedì 19 gennaio 2012

Taco al Jackfruit

Sono sicura che la frase che segue fara' scuotere la testa in dissenso a molti, ma  non ho perso la zucca, giuro: come sempre la mia umile opinione si e' formata nel corso dei due decenni vissuti in America, e sono cosciente di essere la minoranza quando dico che in campo culinario/gastronomico, a me sembra che gli italiani (ok, edit: alcuni italiani) si comportino spesso da presuntuosi.

Durante i primi anni di vita qui, di questa categoria di "snob" facevo parte anche io, assaggiando piatti di altre cucine con la superiorita' di chi e' cresciuto sentendo dire spesso e da molteplici fonti che "la cucina italiana e' la miglior cucina del mondo". Ogni boccone fatto in un'altra realta' gastronomica serviva pero' ad erodere quella superbia che era emigrata con me.

La prima volta che ho assaggiato un avocado ad esempio (un collega di mio marito aveva degli alberi e ne aveva portato dei borsoni al lavoro da regalare ai colleghi) non sapevo cosa aspettarmi, un frutto su un sandwich, ma cos'e'?  Avevo quasi paura. E invece me ne sono innamorata,  non subito, dopo un paio di assaggi timidi e soprattutto quando l'ho combinato coi sapori inconfondibili della cucina messicana e centro-americana, il cilantro, la salsa (da non confondersi con quella italiana, quella messicana e' un miscuglio di pomodori a pezzetti, cipolle, aglio, peperncini vari, cilantro, a volte fagioli neri, mais, chipotle [il jalapeno affumicato] altre volte  frutta come il mango...), il cumino, i vari chili con diverse gradazioni di piccante: i sapori della cucina messicana, che tra l'altro e' facilmente veganizzabile, sono fantastici e, lo affermo con convinzione, equiparabili come esplosione orgasmica papillare a quelli della cucina italiana. Ma senza quell'aura di sofisticazione un po' finta che ormai circonda piatti italiani, nati per sostentare i nostri antenati durante lunghe e dure gornate di lavoro, e qui considerati "fancy foods".  (Un antipasto di bruschetta per $15? No grazie!)

Ultimamente poi sono assolutamente presa dai sapori della cucina indiana, con spezie dagli aromi intensi e sensuali, il coriandolo, il cumino, i vary curry... insomma, onestamente vi dico che cucino italiano quando sono di fretta e ho solo tempo per un sughetto veloce oppure quando sento il desiderio di preparare un piatto di memorie...

Il coraggio di non solo mangiare ed apprezzare altre cucine, ma anche di sperimentarne le ricette e' nato col vivere in un paese dove ogni cultura, ogni nazione e' rappresentata in ristoranti di grandi e piccole citta' (in vari gradi) ma e' sicuramente stato messo in quinta dal mio essere vegan perche' la scelta per mangiare fuori e' diminuita istantaneamente ed abbiamo dovuto imparare (in realta', si tratta sempre di lavori in corso!) a cucinare noi i piatti che adoravamo "b.v" (before vegan), aprendo cosi' le frontiere culinarie mentali con cui comunque avevo sempre convissuto .... infatti quando qualcuno mi chiede "Cosa mangiate?" , la mia risposta e' sempre "everything and anything", di tutto e in tutte le salse e i condimenti del mondo, purche', ovvio, non abbia avuto genitori e non abbia avuto l'istinto di scappare per sopravvivere!

Mi rendo conto che l'atteggiamento "superbo" di molti italiani, soprattutto quando viaggiano all'estero,  non e' dettato tanto da presunzione, bensi' dalla paura di cio' che e' diverso, cosi' come succede in altri aspetti di vita, e dal conforto che il cibo cui uno e' abituato da una vita apporta. E' normale, all'inizio di un'avventura estera. Bisogna pero' restare aperti alla possibilita' di un'evoluzione nei propri gusti ed accoglierla come un progresso, non un evento negativo.
Poi  rido pensando che spesso le persone che proclamano la superiorita' italiana in cucina sono quelle che hanno un'esperienza di altre cucine  limitata alla visita al ristorantino (italo)cinese di quartiere una volta all'anno!

Con tutto cio', confermo di non avere nessuna pretesa culinaria, ho una passione per la cucina simile a quella che ho per lo stirare: lo faccio perche' devo, poi durante scopro che non mi dispiace troppo e mi diverto pure (quando stiro mi guardo vecchi film, se posso), ma dovessi scegliere, non lo farei. Infatti il mio non e' un blog di ricette vegan, pero' sono vegan e cucino, spesso ricette di cucine "esotiche" o comunque non italiane, e ogni tanto mi piace condividerne alcune cui sono affezionata o che trovo uniche e originali. Come questa, che ho scoperto durante una delle prime visite fatte al primo e unico ristorante vegano della contea Cochise, "Poco" di Bisbee, che ha appena celebrato il primo anniversario: nel menu' che cambia giornalmente, c'e' sempre burrito o taco, farciti con ingredienti spesso insoliti, come i cavolini di Brussels arrostiti o "carnitas" di jackfruit.

Il jackfruit non lo conoscevo prima di averlo assaggiato da "Poco", ne' come frutto ne' tanto meno come ingrediente in un piatto "salato", ma e' delizioso e si presta benissimo a sostituire ingredienti di origine animale perche' prende una consistenza che non ha niente a che fare con un frutto.

Io trovo le scatole di jackfruit "immaturo" ("young jackfruit", non quello maturo conservato in sciroppo) nei due negozietti asiatici in citta': pago circa $2 per latta,  ma si possono trovare anche su amazon per un prezzo simile.

Questa ricetta facile, che ho trovato su internet e variato secondo i miei gusti, la si puo' usare sia per preparare burritos che tacos.


Le latte di jackfruit (io devo raddoppiare la ricetta, siccome siamo in meta' di 12...) con alcuni degli ingredienti per preparare i tacos


JACKFRUIT NOT-CARNITAS

Ingredienti spezie:

3 teaspoon cumino in polvere
2 teaspoon chili in polvere
1 pizzico di cayenne
1/4 teaspoon paprika
1 teaspoon origano
1/2 teaspoon aglio in polvere
1/4 teaspoon pepe
1/2 teaspoon sale
1 teaspoon succo di lime (fresco)
1 teaspoon salsa di soya

Ingredienti jackfruit:

1 tablespoon olio (io non uso quasi piu' olio quando cucino, ma uso acqua o brodo vegetale)
1 cipolla piccola, a cubetti
2 spicchi d'aglio, schiacciati
miscuglio di spezie di cui sopra
1 latta (20 once) di jackfruit, scolato e sciacquato
1 tablespoon di sciroppo d'acero (immagino che un cucchiaino di zucchero o di nettare d'agave siano sostituibili)

Procedura:

In una padella a fuoco medio aggiungere olio (o acqua/brodo), cipolla, aglio e il miscuglio di spezie. Girare finche la cipolla non diventa trasparente e ben mescolata con le spezie. Aggiungere il jackfruit e lo sciroppo d'acero e cuocere, girando occasionalmente per "rompere" i pezzi di jackfruit.



I pezzi di jackfruit all'inizio della cottura. Pian piano, cuocendosi e con l'aiuto della spatola, si ridurranno a brandelli, assumendo un aspetto incredibilmente simile a quello delle carnitas fatte di carne, ma senza colesterolo, senza grassi ne' violenza :) E'l 'ultima foto che ho scattato di questa ricetta, la pila si e' scaricata ... sorry.... :(

Continuare a cuocere e girare e "sbrindellare" i pezzi di jackfruit, che si caramellizzeranno grazie allo sciroppo d'acero, aggiungendo un pochino d'acqua se necessario, finche' tutto il liquido si e' assorbito.
Io preparo il resto degli ingredienti per assemblare i tacos mentre il jackfruit cuoce: scaldo le tortillas, in padella, al microonde o al forno e le tengo in caldo tra due strofinacci (o nell'apposito contenitore); preparo un pico de gallo veloce con pomodori, cipollotti verdi, aglio, cilantro e sale (niente chili altrimenti le bambine non lo mangiano), oppure uso salsa in vasetto acquistata; se ho un avocado o due maturi, preparo una guacamole veloce; scaldo una latta di fagioli neri(scolati e sciacquati) in padella, con della cipolla, cumino in polvere, un pochino di chili in polvere e una spruzzata di aceto e ne schiaccio circa la meta'; se ho del riso (integrale e' meglio) gia' pronto, lo scaldo con il succo di meta' lime, cilantro sminuzzato, un po' di sale; dell'insalata tipo la romana a listarelle, e magari altro cilantro (mi piace, si capisce?) tagliuzzato. Metto tutto in tavola e ognuno si prepara i taco come crede.

Per Violet, maco a dirlo, bisogna sempre preparare un burrito cosi' ha meno possibilita' di coprirsi di cibo da testa a pedi!

La parte piu' deprimente e' il pensiero dei piatti/pentole da lavare!


p.s.: per la conversione in grammi, ci sono tante tabelle in giro, ma approssimativamente, 1 teaspoon e' circa 5gr, 1 tablespoon 15gr. Siccome non si tratta di preparare torte o altro al forno, non e' necessario essere super-precisi, specialmente in questa ricetta, dove le preferenze personali sono assolutamente benvenute!





lunedì 26 dicembre 2011

Torta al cioccolato in una mug

Uno degli "strumenti" di cucina presenti in tutte le case americani e che sta arrivando lentamente anche nelle case italiane, e' il forno a microonde, ed e' uno dei miei preferiti: gli americani lo usano dagli anni '50, per riscaldare ma anche per cucinare (esistono ancora ricettari destinati solo ed esclusivamente al microonde, ma sono ormai una rarita' da libreria specializzata), e la sua onnipresenza ha coniato neologismi/slang tipo "zapping" oppure "nuking" quando ci si riferisce al riscaldare velocemente bibite o cibo.
Come potete immaginare, in una famiglia come la mia e' utilissimo, si riscaldano gli avanzi (santi avanzi!) in pochi minuti, ci si possono scongelare velocissimamente cibi appena usciti dal freezer, far bollire l'acqua per il te' in un paio di minuti... e da stamattina ci posso preparare una singola porzione di torta al cioccolato in meno di 5 minuti!

Mi direte che e' impossibile, che sono fuori di melone, e invece e' verissimo: e' proprio possibile (e facile!) preparare una fenomenale torta al cioccolato in pochi minuti, senza bisogno di forni, teglie, uova, latte e grassi!!
La ricetta si trova nel libro di ricette "Everyday Happy Herbivore" di Lindsay Nixon (comprato per Natale), che offre circa 200 ricette veg, tutte a bassissimo contenuto di grassi e pronte in tavola in mezz'ora, e la prima che abbiamo provato stamattina e' stata proprio "Chocolate Mug Cake": dovevamo verificare che non fosse una boiata e il risultato ha superato le aspettative!! Se non sbaglio una ricetta simile esiste anche nella guida di PETA per studenti universitari (che vivono nei dorm, quindi non hanno accesso a cucine, forni etc., tuttalpiu' hanno un misero fornettino a microonde nella loro stanzetta), ma il vantaggio di questa ricetta e' che non usa ne' olio ne' burro (veg o no),  e quindi oltre ad essere "cruelty-free", e' gloriosamente "guilt-free".
Ovviamente e' necessario avere un forno a microonde, una mug (la tazzotta da caffe' americana) e i misurini americani, ma potete probabilmente usare misure italiane, credo il risultato venga delizioso ugualmente!.

Gli ingredienti:

3 Tablespoon di farina integrale
2 Tablespoon zucchero di canna
2 Tablespoon cacao (amaro)
1/2 teaspoon baking powder (lievito in polvere?)
un pizzico di cannella
1/4 cup di applesauce (mela cotta ridotta a pappetta)
3 Tablespoon "latte" (do soya, di mandorle, di riso... purche' non sia di mucca, che fa male!)
1 o 2 gocce di estratto di vaniglia
2 o 3 Tablespoon gocce di cioccolato vegan (io uso le "Ghirardelli" semi-sweet)

Preparazione:

in una terrina piccola, mescolare farina, zucchero, cacao, lievito e cannella insieme. Se volete una torta moolto dolce, aggiungere piu' zucchero.
In un'altra ciotola piccola, mescolare con un frullino la applesauce, il "latte" e l'estratto di vaniglia, Versarli nella terrina con la farina, aggungere le gocce to cioccolato e mescolare. Aggiungere 1 o 2 Tablespoon di applesauce, finche' l'impasto sia "bagnato" ed assomiglia a quello di una torta.

Versare l'impasto in una mug da caffe', e metterlo nel microonde per 3 minuti (con un microonde da 1000watt).

Mangiare, canticchiando "America the Beautiful", alternandola a "Jingle Bells, Batman smells..."....



Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...