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lunedì 15 giugno 2015

Dalla cacca può nascere un fiore, da una crisi, un'atleta.

E' giunto il momento di fare un annuncio pubblico, perché non posso più procrastinare ne' tenere segreta una decisione che posso definire per me epica... anche se poi davvero così segreta proprio non e': oltre ad averlo annunciato di persona o virtualmente ad alcune persone, chi segue i miei deliri quotidiani su Facebook e presta attenzione a quanto scrivo, non può non essersi posto qualche domanda... dai insomma, all'improvviso scrivo cose che sarebbero state improbabili anche solo quattro mesi fa... bici da corsa? Scarpe da corsa? Vasche in piscina? Wait, what? La Moky che si allena? Ma quando?
Insomma bando alle ciance...  non sto più nella pelle e ve lo dico: mi sto allenando per fare il mio primo triathlon!!! :)

Finalmente posso condividere con tutti questa mia "pazzia", posso dire a tutti quanto sono felice, quanto sono orgogliosa e raccontarvi la mia esperienza e il mio progresso!
A dire il vero questo annuncio dovrebbe essere un po' impostato, perché così a freddo sembrerebbe proprio che sono a caccia di complimenti, e non lo sono (ma se li fate, li accetto volentieri... ;-) ).  Decisioni così solitamente non nascono dal nulla, non e' mai "così per sport" che una come me sceglie di intraprendere un'attivita' sportiva intensa, e una che richiede un impegno fisico e mentale particolare come il triathlon.

Avevo accennato in uno dei (pochi) post di quest'anno che durante il periodo natalizio appena trascorso, per la precisione il giorno prima di Natale, ero venuta a conoscenza di alcune informazioni inaspettate che hanno sconvolto il mio mondo e hanno (ri)portato a galla tutte le insicurezze che mi avevano fatto compagnia durante i primi 27 anni della mia vita, stendendo un velo scuro su di essa.
I dettagli non sono importanti, quello che e' importante e' che ho trascorso un paio di mesi circondata da una densa nebbia mentale, cercando di capire il perché, quale senso avesse questa situazione... andando avanti alla cieca, perché comunque non e' che come genitore uno ha una scelta, no?, tra lacrime e sconforto, rabbia e tristezza, incapace di trovare una direzione che mi facesse uscire da questo tunnel di autocommiserazione in cui mi trovavo, non per mia scelta. Qui si dice "shit happens", la merda succede. OK, gotcha. Ma cosa si fa quando capita?

Diversi amici blogger e/o conosciuti grazie al blog, mi sono stati vicini (Tiziana, Titti, Luciano, Davida, Cecilia, Marco... se mi sono dimenticata qualcuno, e' solo perche quei 2+ mesi sono ancora in qualche modo offuscati), dandomi qualche suggerimento come e quando potevano, interessandosi... vi ringrazio tanto, pubblicamente. Con Letizia, conosciuta anche lei attraverso il blog, ricordate? ho avuto l'opportunità di parlarne di persona...  Ho apprezzato la vostra presenza, anche se siete lontani, immensamente. Vi sono in debito.
Ma era una situazione da cui dovevo uscire da sola.

La mia fortuna e' che sono una persona fondamentalmente positiva, una problem solver (così mi ha descritta ultimamente il preside della nostra scuola media), una che di fronte alle crisi, cerca di trovare una soluzione.
Apro una parentesi veloce per dire che scelgo questo termine per descrivermi, positiva, perché sono diventata consapevole, invecchiando, dell'alone malevolo che circonda la parola "ottimista", con cui mi sono auto-descritta da sempre: vorrei distanziarmi dall'immagine dell'ottimista che, almeno in certi "circoli" più sofisticati, viene spesso considerato uno che ha perso il contatto con la realtà. Un idiota insomma, secondo alcuni.
Invece uso la parola "positiva", perché personalmente la associo immediatamente al simbolo "+", che simboleggia crescita, progresso, andare avanti...  l'opposto di quanto fa un'idiota, secondo me.
Consideriamo il classico esempio del bicchiere mezzo pieno/vuoto: la differenza tra una persona ottimista ed una positiva e' che mentre quella ottimista vede soltanto il bicchiere mezzo pieno, trascurando il fatto che e' senza dubbio anche mezzo vuoto, quella positiva riconosce entrambe le realtà e, consapevole della possibilità che il bicchiere possa svuotarsi completamente, interviene attivamente per trovare una soluzione che consenta se non il riempimento totale del bicchiere, magari l'uso razionale della sostanza in questione, per farla durare più a lungo.
La persona positiva sa, o cerca di ricordarsi anche quando pensa di non sapere più niente (come nel mio caso), che anche nelle situazioni più dure da accettare, quelle più disastrose o tristi, esiste quello che qui molto liricamente viene chiamato silver lining, la fodera argentata che ricopre tutto, o quasi: anche quando questa fodera e' così sottile che si deve fare uno sforzo sovrumano per trovarla, noi che viviamo con il bicchiere mezzo pieno in mano non cediamo allo sgomento, ma continuiamo a cercarla, fiduciosi: come Pollyanna, noi persone incurabilmente positive riconosciamo che la merda puzza si', ma che anche concima da dio, quindi continuiamo a spalarla, con la molletta al naso, sapendo che prima o poi da questa merda nascera' un fiore.

Ho brancolato nel buio per un po', sono state settimane particolarmente difficili, perché oltre a dovermi confrontare con una situazione cui ero impreparata, ho fatto fatica a riconoscermi, semi-affogata come ero nella mie lacrime piene di rabbia, negatività e vittimismo.
Per fortuna alla fine ho dato alla positività la possibilità di riprendere nuovamente il comando della mia vita, e ho cominciato a formulare un piano di uscita da questo tunnel.

La prima cosa che ho fatto e' stata riconoscere il fatto che pur sentendomi vittima, ero comunque anche io almeno parzialmente responsabile per come la situazione si era venuta a creare, ergo stava anche a me cambiare in qualche modo.
Mi e' stato detto che "Poteva andarmi peggio" e finalmente ho realizzato che era vero, sarebbe potuto andarmi molto peggio e così, arrivato l'anno nuovo, ho deciso che l'unico modo per sconfiggere la depressione che mi avvolgeva, era quello di prendere la decisione di impegnarmi in qualcosa di fisicamente difficile, qualcosa di assolutamente al di fuori della mia zona di conforto, qualcosa che mi avrebbe reso fiera di me stessa e ridato la confidenza nelle mie capacita' che sentivo di aver perso.

E cosi' mi e' tornata in mente un'idea che avevo considerato quando c'eravamo trasferiti qui a Sierra Vista nel 2007, idea che era stata scartata molto velocemente, considerato che ero rimasta incinta a sorpresa praticamente un anno dopo il trasloco... come si chiamava? Ah, ecco: Hummingbird Triathlon, il Triathlon del Colibri' di Sierra Vista.

Il modulo di iscrizione (le iscrizioni si aprono il 1 luglio, sarò la prima a farlo!!)

Ho così preso la decisione, verso la fine di febbraio: mi sarei allenata per l'Hummingbird Triathlon di questa estate! Boom!
Senza sapere niente del triathlon, e praticamente poco o nulla delle 3 discipline sportive coinvolte,  ho iniziato ad allenarmi, mettendo alla prova il mio corpo, il mio cuore e il mio cervello.

Sono poco più di 3 mesi che mi alleno tutti i giorni con un solo giorno di riposo, solitamente la domenica.
E sono felice, FELICE, felice.
La trasformazione fisica e' evidente, la nota la gente che mi conosce e la noto anche io, non fosse altro perché mi sono rimessa capi d'abbigliamento (principalmente calzoncini corti) che erano anni decenni che non riuscivo più ad abbottonare senza creare il famigerato muffin top... si' insomma, la ciccetta che esonda dal giro vita di chi indossa gonne e pantaloni credendosi di 2 taglie in meno di quello che e' in realtà...
Ma e' stata la trasformazione mentale quella più sbalorditiva: anzitutto, la nebbia e' sparita. Svanita -poof!- non ho più tempo ne' voglia di soffermarmi su una situazione brutta, ho bisogno di tutte le mie energie quando mi alleno no? Altro che anti-depressivi, ho sperimentato personalmente il potere che l'esercizio fisico ha sulla psiche umana! Io, che non sono mai stata un'atleta, che non ho mai partecipato a nessuno sport (a parte sporadicamente e senza nessun vero interesse), io che non ho mai gareggiato in nessun evento sportivo, non solo mi alleno adesso tutti i giorni col sorriso sulle labbra, e conto di farlo fino al 22 agosto (data del triathlon), ma sto già pensando a quale altro triathlon vorrei partecipare dopo (sto persino seriamente considerando il triathlon di Bardolino l'estate prossima...)
Io, che non sono mai stata un'atleta, ho trovato uno sport che mi piace fare e che voglio continuare a fare finche' non potrò più farlo.
Io, che non sono mai stata un'atleta, mi trovo a quasi 49 anni a dire, con orgoglio e un mega-sorrisone, "I am an athlete", sono un'atleta. Wow. E ogni volta che lo dico o lo penso, mentalmente mi sembra alzare il dito medio al mondo, a chi le donne di mezza eta' le vede relegate solo in casa a leggere fotoromanzi e pulire i pavimenti. O ad aspettare che i figli tornino a casa da scuola o lavoro... o magari a fare da babysitter ai nipoti.
Forse solo chi ha superato una certa eta può capire la soddisfazione.

Questo post vuole essere un'incitazione a tutti, ma soprattutto alle donne che più che gli uomini tendono ad accontentarsi dello status quo, e vivere in situazioni stagnanti e deprimenti perché, anche quando fanno schifo, offrono il conforto dell'abitudine (il solito vecchio mito che chi lascia la strada vecchia...).
Accontentarsi non fa mai bene,  vivere nella tristezza e' orribile, l'ho provato per un paio di mesi ed e' stata un'esperienza che non auguro a nessuno (se non ai miei peggior nemici... ); non aspettate di trovarvi in una crisi per verificare se siete forti, per capire quale sia il vostro livello di resistenza e resilienza, per affinare le vostre capacita e talenti! E' importante identificare una meta che avete sempre sognato di raggiungere, qualcosa di difficile, qualcosa di straordinario, qualcosa che sembra un'utopia, e cominciare a fare i primi passi per raggiungerla!

Se questa quasi 49enne, madre di 4 figli, fisicamente poco idonea, che non si e' mai allenata prima può farcela, può fare un triathlon (anche uno a distanza ridotta come lo sprint triathlon di Sierra Vista), niente e' impossibile.
Soprattutto se state attraversando un periodo difficile, un momento particolarmente duro, ripescate quel sogno che avevate nascosto nel cassetto, togliete la polvere che lo ricopre, riscoprite voi stesse e chi siete veramente, e accettate la sfida di realizzare qualcosa che non avreste mai pensato di poter fare prima, qualcosa che vi fa paura ma vi eccita nello stesso tempo. Fate un passetto, poi un altro, finche' non avrete realizzato quello che fino a ieri sembrava un'utopia.

Dovessi rappresentare il progresso della mia preparazione atletica con un grafico della curva di apprendimento, si vedrebbe una curva molto accentuata in salita, perché sono partita da un livello che posso solo definire sotto la media delle schiappe. Forse per questo, i miglioramenti sono stati praticamente immediati.
Mo' vi racconto...


DAL DIVANO AL TRIATHLON

Anzitutto, per chi non sapesse cos'e' un triathlon, si tratta una gara di resistenza che consiste di 3 segmenti (nuoto, bici e corsa) in diverse distanze, completati senza nessuna pausa di riposo tra uno e l'altro, a parte la transizione tra una disciplina e quella seguente. Il triathlon più conosciuto, ed una delle gare più dure per un atleta, e' l'Ultra Distance, e di queste l'Ironman e' certamente il nome/marchio più riconosciuto: nel triathlon ultra (come l'Ironman), ad una bella nuotata, solitamente in mare o oceano, di 2,4 miglia (3,86 km), segue una biciclettata di 112 miglia (180,25 km) cui segue, tanto per gradire, una maratona, una bella corsettina di 26,2 miglia (42,2 km). l'Ironman più famoso ed ambito e' quello originale, che da quasi 40 anni si tiene ogni anno in ottobre a Kona, sulla Big Island in Hawaii.
Solo a scrivere questi numeri, le mani hanno iniziato a sudarmi...
Esistono centinaia di Ironman in giro per gli US e il mondo, e altre centinaia di gare a distanza ridotta, come l'half-ironman, mezzo ironman, conosciuto anche come 70.3 che rappresenta la distanza in miglia totale della gara; Olympic distance, un triathlon un po' più corto, e poi lo sprint triathlon, il triathlon più corto.
Vi immagino tutti a bocca aperta per lo stupore, quindi vi rassicuro subito: l'Hummingbrid Triathlon e' uno Sprint Triathlon, che di tutti i tipi di triathlon e' quello più da seghe (e diciamocelo!): le distanze sono minime, una frazione dell'Ironman, pensate che i triatleti seri fanno gli sprint come allenamento! Si tratta di nuotare per 800mt (solitamente in piscina), pedalare per 13 miglia (21km), e poi correre per 3,2 miglia (5km). Una robetta da poco... se sei già un atleta. Se invece, come me, sei poco più di un couch potato, si tratta di una meta fattibile certo, ma spaventosamente dura da raggiungere.
Soprattutto alla mia veneranda eta'. :)

Inizialmente, dopo aver preso la decisione che mi sarei allenata per partecipare all'Hummingbird Triathlon (che fortuna avere un triathlon qui in città!!) ed averla annunciata a J, la mia intenzione era quella di non dirlo a nessun altro, perché avevo paura, una paura tremenda di non farcela, di fallire e sputtanarmi. Poi J ha iniziato a dirlo ad amici "Did you know that Monica is training for a triathlon?" Dapprima ho minimizzato "I'm just trying, I'm not sure...".
E inizialmente non avevo nessuna direzione precisa, solo un piano di allenamento trovato gratis su uno dei tanti siti per triatleti in erba che esistono (questo in particolare ha diversi training plans e una caterva di articoli e video per i tri-rookies come me), e davvero non ero sicura che ce l'avrei fatta.

Era la fine di febbraio, e per un paio di settimane, seguendo appunto uno dei training plan gratuiti e poco dettagliati, ho iniziato a nuotare (poco), pedalare (poco soprattutto perché usavo pantaloncini da corsa, quindi senza l'imbottitura necessaria per evitare vesciche) e "correre", o meglio, camminare il più velocemente possibile, perché correre era troppo duro. Ci penso e mi rendo conto che avevo tutta l'ingenuita' del principiante che non sa bene cosa stia facendo.
Fortunatamente J, che da quando ha perso peso corre ogni tanto, mi ha suggerito di comprare The No Meat Athlete Triathlon Roadmap: The Plant-Based Guide to Conquering Your First Triathlon, un ebook/programma creato da Matt Frazier insieme a Susan Locke: lui e', appunto, il No-Meat Athlete (l'"Atleta Senza Carne", la "mente" dietro il blog farcito di suggerimenti, idee, podcast, etc. per atleti veg*ni e non, come ad esempio questi per triatleti principianti), un maratoneta professionista vegan, lei una triatleta vegan, ed e' una bibbia per chi come me, vuole affrontare il primo triathlon, e lo fa da vegan (secondo me il programma e' eccezionale per qualsiasi principiante, che sia vegan o no).
Questo libro e' una guida dettagliata, con informazioni e consigli su tutto, dal tipo di equipaggiamento necessario per allenarsi e gareggiare, a come mantenere la bicicletta in ottime condizioni, a come cambiare la gomma (cosa che spero di non dover mai fare), consigli sull'alimentazione pre e post allenamento, etc. Include anche interviste con alcuni triatleti vegan famosi, come Brendan Brazier e Rich Rollche tra l'altro avevo incontrato un paio d'anni fa, ed oltre ad essere un ultra-atleta (perché il triathlon non e' abbastanza, questo ha inventato nel 2010 con un amico triatleta disabile e anche lui vegan, Jason Lester, la Epic 5, che consiste in 5 Ironman Triathlon in 5 giorni su 5 isole in Hawaii...) e' anche, cosa che non guasta mai, un pezzo di gnocco da infarto. Ed e' mio coetaneo.
Non mi credete? Beccatevi 'ste foto allora!

4 chiacchiere, perche non potevo saltargli addosso....
"You, sir, are one hot tamale!"
Eh.
                                                              
Ma lo vedete il mio sorriso? :)

Doppio eh.

madonnagesu'
Secondo la rivista "Men's Fitness", Rich e' "One of the 25 fittest men in the world".
Scusate se e' poco...
Ho così iniziato ad allenarmi religiosamente l'8 marzo (la Festa delle Donne, sara' una coincidenza?), seguendo il piano serio e dettagliato di No Meat Athlete , e sapete cos'e' successo? Con ogni allenamento, mi rendevo conto che, porcodinci, forse forse non ero proprio morta, forse questo corpo di mezz'età aveva ancora qualcosa da dare, e sotto gli strati di madre e moglie, esisteva ancora una persona fisicamente capace di sfidarsi e vincere paure e insicurezza.
E cosi ho iniziato ad annunciarlo senza paura anche io a diversi amici, e ogni volta che pronunciavo le parole, dentro di me si rafforzava la convinzione di aver preso la decisione giusta.

E le lacrime sono finite, sono finalmente uscita dal tunnel di negatività, che e' diventato solo un ricordo che cerco di non ricordare.
E ho scoperto cosi il silver lining di cui parlavo sopra, perché quello che mi e' successo a dicembre e' stato alla fine "solo" un campanello di allarme, mi ha risvegliato dal torpore in cui mi trovavo e mi ha fatto rinascere. Una triatleta, ragazzi.
Chi l'avrebbe mai immaginato? Io no.

MY GOAL SETTING WORKSHEET

Parte della guida al triathlon e' il Goal Setting Worksheet, un modulo per "inquadrare" i propri obiettivi, in cui esprimere nero su bianco le motivazioni dietro le proprie decisioni, in questo caso quella di partecipare a un triathlon. E' una parte integrante dell'allenamento perché avere chiaro in mente lo scopo per cui si fa qualcosa di intenso e impegnativo, di cui e' facile perderne la motivazione, e' fondamentale per aver successo.
Queste sono alcune delle domande: "Perché stai facendo un triathlon? Cosa significa per te? Come migliorerebbe la tua vita se tu facessi un triathlon? Come sembreresti e ti sentiresti ce tu fossi un triatleta vegetariano? Chi ispireresti? Cosa succederebbe se non lo facessi? Chi ti supportera'? Come lo renderai ufficiale? Qual'e' il tuo vero goal? >> cerca di essere preciso"

Ho scritto: " Sto facendo il triathlon per dimostrare a me stessa che posso essere in forma, un' atleta come altre atlete. Voglio far vedere a tutti che una donna vegan di quasi 50 anni e madre di 4 figli può farlo. Voglio dimostrare che la dieta vegan (specialmente come la mia, senza grassi/olio etc) e' LA dieta per atleti."
Per quanto riguarda l'ufficializzazione della decisione: "Voglio scrivere un post sul blog." :)
Il mio vero goal... inizialmente era "Finire la gara".
Mi sembrava un goal scarsino, ma ero così impaurita... Ora che e' un po che mi alleno, e' diventato "Finire non ultima nella mia categoria  - donne 40-49 anni -, e questo goal e' sicuramente più badass (o duro) perché non solo competerò con donne più in forma ed allenate di me quasi sicuramente, ma senza nessun dubbio saranno quasi tutte donne di quasi 10 anni in meno! Ma hey, io lo dico lo stesso!
Ultimo goal, che non ho scritto ma importante anche se profondamente superficiale, e' che ho la scusa perfetta per indossare la tri-suit, l'uniforme speciale per il triathlon. Che ho ovviamente comprato non appena ho potuto...
p.s.: sulle fotomodelle e' tutta un'altra cosa, manco a dirlo...

La mia posa badass con la tri-suit

La mia learning curve, sport per sport

IL NUOTO

La verita' e' che non sono mai stata una nuotatrice, tutt'altro: sono cresciuta con un estremo disagio intorno a piscine, laghi e mare: mia madre era terrorizzata dall'acqua, infatti non credo di averla mia vista passare il limite del ginocchio quando si andava al mare, quindi sono quasi certa che mi abbia trasmesso una certa paura per le masse di acqua. In seconda elementare, mi sembra, i miei genitori, forse consci di questo mio disagio, mi avevano iscritto ad un corso di nuoto alla piscina Argelati vicino a casa forse attraverso la scuola, non ricordo, ma odiavo le lezioni, erano noiose e in più avevo sempre paura, così ad ogni lezione avevo sempre qualche scusa per non entrare in acqua, principalmente mal di pancia.

Più grandina avevo scoperto che con maschera e pinne riuscivo a nuoticchiare, e stranamente non  affogavo! Questo mi aveva dato un po' di indipendenza e la possibilità di divertirmi anche io quando si andava quelle 2 settimane a cuocere e sguazzare sull'Adriatico. Le volte che andavo in piscina con gli amici, ero quella che saltellava e giocava dove si toccava e che ogni tanto, sempre con un molta di ansietà si buttava nella parte più profonda, con il bottone "panico" sempre pronto ad essere schiacciato.
Deve essere una costante nella mia vita, anche per il nuoto c'e' voluta un'esperienza negativa per darmi la motivazione giusta e imparare a nuotare: avevo 26 anni e durante la (mitica) vacanza al Club Med, il gruppetto di amici che si era creato aveva deciso di andare a fare una nuotata fuori dalla caletta del club. Ovviamente io, senza maschera e pinne ad aiutarmi, ero dovuta rimanere come un cucu' in spiaggia ad aspettare che tornassero. Non mi e' piaciuta per niente la sensazione di non essere alla pari con gli altri, l'idea di rimanere sola mentre gli amici andavano a divertirsi insieme... quel giorno ho deciso di imparare a nuotare, e di farlo in modo da darmi una certa indipendenza e sicurezza. E così ho fatto: ho iniziato ad osservare altre persone nuotare ed ho iniziato ad imitarle (come coordinavano la respirazione con il movimento delle braccia, ad esempio) finche non sono riuscita a farlo anche io con discreta naturalezza, seppur non con la confidenza di chi e' nato pesce (Violet ad esempio).
Per tanti anni e' stato sufficiente, poi quando abbiamo costruito la piscina in giardino, ho avuto l'opportunita' di fare molta pratica, migliorare un po' la tecnica di respirazione, lo stile ed acquisire una certa dimestichezza, anche se vi confesso che probabilmente da qualche parte nascosto c'e' sempre il bottone "panico" pronto ad essere schiacciato!
Tutto ciò per confermare che, come tanti altri novelli triatleti di cui ho letto le storie, anche per me nuotare era qualcosa di difficile, cui avrei dovuto lavorare sopra con particolare enfasi.

Quando ho iniziato a nuotare come parte dell'allenamento per il triathlon, cosa che faccio nella piscina comunale (perché farlo nella mia piscina e' un'impresa ridicola, visto che e' lunga 10 metri, quindi per farmi gli 800mt necessari devo fare 40 laps, 40 giri di vasca, e vi lascio immaginare a contarli, anche con l'orologio/timer da triathlon), mi aspettavo un allenamento noioso, duro, ma il piano di allenamento e' disegnato in modo tale da rendere ogni sessione impegnativa quanto basta.
Il mio primissimo allenamento consisteva in una serie di swimming drills, esercitazioni ripetitive per inculcare la forma e la tecnica corretta per le bracciate, calci, respirazione, etc. + 500mt suddivisi in 10 set da 50m, intervallati da un minuto di riposo, seguiti dal defaticamento.
Siccome figuratevi se riesco a ricordarmi, mentre cerco di nuotare, la sequenza dei vari esercizi che devo fare, ho adottato questo sistema molto tecnologico di scrivermeli sul dorso della mano con uno Sharpie, un pennarello di quelli indelebili..
Questo esempio e' della prima settimana di aprile, suddivisi tra riscaldamento con esercitazioni, allenamento vero e proprio e defaticamento, un totale di 650mt.


Siccome alla fine della parte in acqua, ci aspetta quella in bici e poi la corsa, nel triathlon oltre alla forma corretta e' importante imparare a nuotare in modo efficiente, cercando di conservare energia e potenza, soprattutto nelle gambe, di cui avrò necessita per le prossime parti della gara.
Ho scoperto che mi piace nuotare tantissimo, non mi annoio, la mente e' libera di andare dove vuole e non ci crederete perché non ci credevo nemmeno io, ma mi rilasso!! Anche quando nuoto 1 chilometro o più (in circa 40 minuti, che include i 10 secondi di riposo tra un lap giro di vasca di 50mt. e l'altro, dio come sono tosta!!), esco che non so come spiegarlo, ma non sono nemmeno stanca. Boh. Forse sono nata pesce anche io, ma non lo sapevo!


IL CICLISMO

Ho ricevuto la mia prima bicicletta per Natale 1970. Avevo 4 anni,  e il motivo per cui mi ricordo con precisione la data e' perché "babbo natale" aveva nascosto la suddetta bicicletta (che volevo tanto) dietro a un sacco di carbone, siccome ero notoriamente "cattiva" (piccolo avviso a genitori presenti e futuri: quello che a voi puo' sembrare uno scherzetto divertente, per un bambino di 4 anni e' un'esperienza traumatizzante e tristemente indimenticabile).
Mi e' sempre piaciuto andare in bicicletta, ma quando sono diventata troppo grande per la graziellina ricevuta nel '70, avendo i miei paura per la mia incolumità, ho dovuto aspettare fino al liceo per tornare a pedalarne una di mia proprietà (ne ho vinta una rosa carinissima, non mi ricordo bene a quale lotteria). E quando questa mi e' stata rubata, ho dovuto aspettare qualche anno finche' mi sono comprata una mountain bike e una bici da città; amavo entrambe moltissimo e usavo una per avventurarmi per le stradine attorno al naviglio (la versione cittadina di Indiana Jones, nella mia mente) e con l'altra andavo quando potevo al lavoro, quando lavoravo in centro a Milano... Ok, altra confessione: lo ammetto, io ero una di quelle cicliste  pazze che in città salgono e scendono dai marciapiedi, e che la maggior parte di concittadini in auto (o moto) odiano profondamente.. a mia discolpa, non e' che Milano fosse (magari lo e' diventata negli ultimi 20+ anni) bike-friendly, una città molto facile da percorrere in bici.. non so se avete presente le cazzo di piastrellone che risaliranno all'epoca medievale che pavimentano le strade in centro, cui aggiungiamo le maledette rotaie del tram, le macchine parcheggiate lungo tutti i marciapiedi... Se fossero esistite piste ciclabili da casa mia al centro, le avrei usate volentierissimo, evitando gli smadonnamenti miei e, non oso immaginare, quelli dei vari automobilisti che sono sicura di aver fatto incazzare alla grande.
Tutta un'altra storia qui negli US.
Quando vivevo in California, non avendo la patente americana prima e, pur avendola fatta dopo, non avendo le risorse per un'altra vettura, finche' non e' nato Chris usavo una bellissima (o così mi sembrava) Huffy ibrida (mountain bike che e' usabile anche su strade normali) comprata da Target, quindi per definizione non esattamente di gran qualità, per andare ovunque: al supermercato, in palestra...  mi facevo persino le 15 miglia tra casa nostra e la base di Point Mugu per andare a vedere mio marito giocare a pallavolo nei vari tornei intramural oppure, che figata se ci ripenso, andavo in bici fino alla base per pranzo con un paio di panini, e da li' si andava con la sua macchina in spiaggia a Malibu, che si trova a 10 minuti. Poi mi rifacevo le 15 miglia in bici per tornare a casa. Insomma, la mia esperienza con le varie biciclette che ho avuto, nonostante un inizio traumatico (il sacco di carbone), e' legata a ricordi  belli, sicuramente più piacevoli di quelli legati al nuoto.

Prima di trasferirci qui, ho regalato la mia vecchia e fedele Huffy alla mia vicina, perché ero passata ad usare una bici da sentiero che mio marito aveva comprato ad una garage sale per $30 dollari, ma che era risultata troppo piccola per lui: una Mongoose che peserà circa 30 libbre, che andava bene per gironzolare qui, su strade e sentieri di deserto e montagna, così per divertimento e leisure.
E' stata con questa Mongoose che ho iniziato ad allenarmi per il triathlon, e mi sono subito resa conto che non era la bici adatta per una gara su strada: pedalavo come una maledetta e non riuscivo a superare le 10 miglia all'ora, se non in discesa... insomma, anche se si e' delle schiappe in partenza, e' importante nel corso di un programma di allenamento, essere in grado di vedere i propri miglioramenti, verificare i propri progressi, e con la bici non adatta diventa difficile. Ma le bici da corsa costano... una entry level, una da principianti che abbia una buona performance costa diverse centinaia di dollari, e così ero molto esitante. Ma J ha insistito, e con parte dei soldi che ci sono tornati dalla dichiarazione dei redditi, siamo andati in un negozio di biciclette, dove mi hanno "misurato" e poi fatto provare diverse biciclette...  ma appena l'ho vista, me ne sono innamorata... e l'ho comprata, la mia Dolce, my sweet ride che amo e adoro, e che mi fa sentire una regina a due ruote, mi fa sentire forte e veloce (lo so che non lo sono, lasciatemi scrivere come mi sento...)
E poi, peserà 1/3 dell'altra, ed e' una differenza che noto tantissimo!
Eccola qui:
Notate il manubrio rosa. Questa e' classe!! 

Il nome Dolce non gliel'ho dato io!! Si chiama proprio così!

Qui in un momento di effusioni tra noi due....

Questa e' la mia prima bici da corsa e, pur non avendo ancora aggiunto i pedali clipless, quelli a a gancio (prossimo acquisto, probabilmente post-gara), ho dovuto  comunque imparare ad andarci, perché e' molto diversa dalle altre biciclette che ho usato: anzitutto non avendo sospensioni come le MTB e le ibride, e avendo ruote "sottili" oltre ad essere super-leggera (e' in alluminio con ruote di carbonio, credo si dica così in italiano), e' molto più "dura" e inoltre e' molto sensibile, ogni leggerissimo movimento del polso ad esempio, risulta in un movimento della bicicletta, ma voi che siete esperti lo sapete già. Scendere e salire sono leggermente diversi e inoltre la posizione e' meno comoda di quella che si ha pedalando sulla Graziella con cesto davanti e campanello. visto che si e' più o meno sempre chinati per favorire l'aerodinamica. Fortunatamente, essendo una bicicletta disegnata per donne, e' comunque comoda: dal sellino che e' fatto apposta per appoggiare le nostre parti anatomiche più sensibili in modo da creare meno frizione possibile, al telaio che ha le varie distanze tra pedali e sellino, sellino e manubrio, etc. che tengono in considerazione che il corpo femminile e' generalmente verso da quello maschile... salirci e' un piacere!
Mi sono poi comprata dei calzoncini da ciclista (che hanno una bella imbottitura che dovrebbe evitare la "nascita" di vesciche la dove non batte il sole), un paio di jerseys, di magliette da ciclista (con le tasche sulla schiena per extra bottiglie e snack), e ora potete anche chiamarmi Coppi (o  meglio, Hillary Biscay, una incredibile triatleta vegan, che vive a Tucson e allena atleti che vogliono partecipare ai triathlon più duri, come Ironman. Il mio sogno e' di partecipare ad uno dei suoi camp... prima o poi...)
Nonostante la bici da corsa abbia migliorato la mia performance (grazie anche al libro Every Woman's Book of Cycling di Selene Yaeger), so di essere ancora molto lenta e di commettere errori come ad esempio, tirare su le spalle quando faccio più fatica (in salita, o se devo pedalare più forte), ma ne sono cosciente e comunque nei prossimi 2 mesi cercherò di concentrarmi in acquisire una maggiore velocità.

LA CORSA

Se il nuoto non e' mai stata un'attivita' naturale per me, e se il ciclismo e' sempre stato uno sport per me dal valore prettamente funzionale più che competitivo, io e la corsa non siamo mai andate d'accordo. Mai.
Non esagero, l'idea di correre senza un motivo (per l'amor di dio, se mi avesse inseguito un orso bruno mentre passeggiavo per le montagne, non ho nessun dubbio che avrei iniziato a galoppare come Mennea) mi lasciava esterrefatta. Ho sempre guardato chi fa jogging o comunque corre per più di 2 minuti di seguito con un miscuglio di ammirazione e odio, perché non ho mai capito il piacere che uno prova nel correre. Sapeste quante persone mi hanno detto che quando corrono ricevono questo "rilascio di endorfine", a me e' sempre sembrata una tortura e non ho mai capito come uno possa provare piacere nella propria tortura.
Iniziare a corre per il triathlon e' stata per me la parte più difficile e più dura, e la parte della gara che mi preoccupava di più. 
Prima di iniziare a seguire il training plan di No Meat Athlete, con la scusa di portare Kudo a fare un giro lungo, ho iniziato a portarlo sul sentiero nel deserto che da casa mia va fino al recinto della base, 4+ miglia,  intervallando una camminata veloce a sporadici scatti di corsa di 30 secondi. Vi giuro che ad ogni scatto, nel giro di pochi secondi avevo il cuore che mi scoppiava in gola. Questo per dirvi quanto fossi lontana fisicamente e mentalmente dall'idea di correre per più di 30 secondi. Not good.
Quando poi ho deciso di iniziare ad allenarmi seriamente, il solo pensiero di dover correre per 5 chilometri, anche senza considerare la nuotata e pedalata precedenti, mi causava un attacco di iperventilazione.
Ma io sono una che quando si mette in mente qualcosa, non demorde. E avevo una confidenza assoluta nel training plan.

Il mio primo allenamento di corsa e' stato questo: alterna 1 minuto di corsa a un passo facile in cui riesci a mantenere una conversazione con 4 minuti di camminata, per un totale di 20 minuti. Cosa vi dicevo? Pura tortura: chi cazzo vuole conversare mentre corre? Io certo no. 
Ma martedì 10 marzo (marcato sul calendario, eh?) ci sono riuscita, sono riuscita a correre per 1 minuto, per 4 volte. Sono arrivata a casa ansimando, ma con il cuore ancora al suo posto. Qual'e' stata a differenza? Penso sia stato il fatto che avessi una meta da raggiungere e l'idea di  mantenere un passo easy and conversational. Ve l'ho già scritto che questo libro e' la mia bibbia, vero?!
Mi sono poi decisa a comprare delle scarpe da corsa nuove, delle Asics in super-sconto nel negozio sportivo locale, visto che le mie cominciavano a mostrare segni di usura, dopotutto le avevo comprate, per caso, prima della vacanza in Italia, nel 2007. 
E poco per volta, con ogni allenamento miracolosamente ho iniziato ad apprezzare il semplicissimo atto di correre. Sono passata da correre con gran fatica 1 minuto, a correre per 45 minuti, senza fretta certamente, con una cadenza moderata, sempre cercando di mantenere un passo che mi consenta una conversazione (tra l'altro, ci sono volte che davvero parlo da sola anche quando corro...)

Ed e' successo che non odio più correre, anche se qualche residuo esiste sempre visto che ogni volta che devo correre, c'e' una vocina nella testa che mi suggerisce calorosamente di starmene a casa. Ma quando corro, mi piace, sorrido persino. Non so se questo e' l'endorphin release di cui mi parlano tutti gli amanti della corsa, ma so che sono contenta di correre.

Chi l'avrebbe mai immaginato? 


Quando racconto della mia evoluzione atletica alle persone che conosco e anche a chi non conosco,  la reazione e' quasi sempre la stessa: that's so inspiring! E spero che davvero, in qualche modo questa mia esperienza possa servire da ispirazione a qualcun altro. Ognuno di noi e' capace di atti eccezionali, solo pero' se siamo capaci di cercare una meta che ci consenta di esserlo. 
Fatemi sapere se anche voi avete trovato un'ispirazione all'eccezionalità. :)

Non vedo l'ora di raccontarvi della gara!!

p.s.: ho letto recentemente questa "poesia" di Benjamin Elijah Mays, uno dei mentori di Martin Luther King Jr. e uno dei critici più diretti della segregazione prima dell'avvento del movimento per i diritti civili, ed e' come se fosse stata dedicata a me... e io la ri-dedico a chiunque si trovi in un momento di crisi.
XOXO

The tragedy of life doesn't lie in not reaching your goal.
The tragedy lies in having no goal to reach.
It isn't a calamity to die with dreams unfulfilled,
but it is a calamity not to dream. . .
It is not a disgrace not to reach the stars,
but it is a disgrace to have no stars to reach for.
Not failure, but low aim is sin.
La tragedia della vita non e' non raggiungere la tua meta.
La tragedia e' non avere una meta da raggiungere.
Non e' una sventura morire con dei sogni non realizzati,
ma e' una sventura non sognare...
Non e' una disgrazia non raggiungere le stelle,
ma e' una disgrazia non avere stelle da raggiungere.
Non il fallimento, ma un obiettivo basso e' peccato.

giovedì 31 ottobre 2013

L'evoluzione di mio marito


 Il passare del tempo ci cambia, inevitabilmente. Chi ha figli lo sa benissimo, un giorno sono così...

Halloween 2009
 … e senza che te ne accorgi, il giorno dopo sono così ...
Halloween 2013
MA il tempo che passa nei figli da spesso motivo di celebrare. Per noi e' un pelino diverso…. per noi,  il tempo che passa e' una sfida, e noi lo battagliamo, combattiamo come possiamo. Purtroppo pero', nonostante le iniezioni di botox, il taglia-e-cuci dei chirurghi, e le cremine costose, alla fine il tempo vince, e ho capito da tempo che se si accetta in partenza questa idea, invecchiare con grazia, invece che con rabbia, e vivere la propria vita nella sua pienezza e in salute (a meno di qualche imprevisto) non sarà un problema.

Poi ci sono cambiamenti che uno spera, sogna, e che dipendono esclusivamente da noi stessi. Sono quelli che sembrano i più difficili prima di intraprenderli, ma che poi in realtà sono quelli che hanno un potere trasformativo interiore ed esteriore che si moltiplica, creando un "effetto domino" infinito.

Se mi seguite da un po', o dall'inizio, sapete che non tengo segreta la mia frustrazione nei confronti della relazione con mio marito. Siamo sposati da vent'anni, la luna di miele e' finita da mo',  e io, saro' quello che volete, ma non una faccia di merda e frasi sdolcinate non ce la faccio a dirle.

La ragione più grossa di questa frustrazione/rabbia/tristezza nasce dal fatto che quando mi ero innamorata di lui, ferocemente e velocemente, lui era così :
Giugno 1994, al matrimonio in Italia

Sempre al matrimonio, con i suoi genitori (che ADORO!)


L'avevo conosciuto dopo che aveva perso 80 libbre, 36 chili, in circa 6 mesi, ci siamo sposati (2 volte, una in California diversi mesi dopo, in Italia) ma dopo la mia seconda gravidanza (Emily), il peso e' ritornato. Il suo. Vi risparmio la sofferenza mia degli ultimi 15 anni, magari un giorno scriverò un post in merito. Vi basti sapere che questi chili hanno non solo trasformato lui fisicamente, ma certamente la nostra relazione; questi chili che aumentavano ci hanno appesantito proporzionalmente. E al fattore estetico, che secondo me determina almeno in parte l'attrazione tra 2 persone, si e' poi aggiunto ovviamente il fattore della salute. Gli anni dal 1998 al 2013 sono stati quasi catastrofici, per lui e per la nostra relazione. Se mi ricordo bene, questo e' un elenco di problemi di salute con cui abbiamo convissuto per 15 anni:


  • 2 ernie al disco
  • diverticolosi
  • gotta (anche diventato vegano, gli venivano attacchi periodici)
  • depressione clinica
  • apnea ostruttiva
  • pressione alta >> sintomo di problemi cardiovascolari
  • trigliceridi alti
  • colesterolo "alto" (oddio, per l'opinione medica generale, sotto i 200 e' buono, tuttavia il 35% di infarti e ictus avvengono con il colesterolo tra 150 e 200..)
  • artrite al ginocchio
  • sperone calcaneare
  • Infiammazioni cutanee periodiche 

etc. etc.

Per un periodo aveva circa 6 medicine da prendere quotidianamente. Ed era tra i 40 e i 50. Un disastro.

Qui eravamo in Italia nel 2007

Esattamente 6 anni fa

Ho quindi deciso anni fa, non potendo cambiare mio marito, di cambiare me, curarmi di me stessa, e di modificare il modo in cui vedo le cose, accettando, o forse accontentandomi, del marito che avevo, e preparandomi per qualsiasi eventualità. Mi sono decisa di fare del mio meglio per essere nella mia migliore salute possibile, per compensare la sua salute in fallimento. Sono onesta, mi vergognavo di lui terribilmente.

Poi e' successo un miracolo:  Jim ha deciso che non esiste nessun cibo per cui valga la pena sacrificare la sua salute, il suo benessere… Era già vegan ma se questo cambiamento era stato sufficiente per me per eliminare completamente tutte le emicranie che mi perseguitavano da anni, e per limitare a 1 o 2 all'anno i mal di testa di cui soffrivo settimanalmente da quando ero bambina, per lui non c'erano stati cambiamenti visibili, almeno esternamente. Sempre enorme, sempre fisicamente limitato. La salute sempre disastrosa. A dire il vero, aveva almeno smesso di ingrassare, ma il peso era sempre nella categoria morbidly obese. Così, dopo aver partecipato ad un paio di seminari con medici, dietologi, etc.  abbiamo deciso di "raffinare" la nostra alimentazione vegan ed eliminare i prodotti processati, concentrarci su granaglie integrali, legumi, verdure e, per lui, limitare la frutta (per perdere il peso più' velocemente…) e, cambiamento finale, rinunciare  ad usare olio, di qualsiasi tipo,  e grassi aggiunti… Qui si chiama whole-food, low-fat, plant-based diet.  E  BOOM! Il cambiamento che volevo da anni e' diventato il suo cambiamento, quello che vuole anche lui!

La differenza fisica e' notevole. Ma e' quella della salute che e' miracolosa: tutti i problemi che ho descritto sopra, che comportavano medicine e visite frequenti dal medico/ospedale, tutti i sintomi sono spariti;  nel 2011 ad esempio, quando eravamo a Santa Barbara in vacanza, me lo ricordo zoppicante su e giù per State Street,  per l'artrite al ginocchio… quest'estate invece in spiaggia ha corso diverse volte per diverse miglia.
Da 6/7 medicine al giorno, e' sceso ad 1 e 1/2, e al prossimo appuntamento dovrebbe scendere ad 1. La cpap machine, la macchina da usare di notte per respirare (sembrava Darth Vader, cazzo!) sta ammuffendo nell'armadio. I trigliceridi sono normali e il suo colesterolo TOTALE e' 113. Senza medicine. Un miracolo.
E infatti oggi e' apparsa la sua intervista su Happy Herbivore, se vi interessasse leggere del suo percorso. Io ne sono molto fiera, ovviamente.

Disneyland 2010

Ventura, California 2011

Santa Barbara, California 2011
Disneyland 2013

Anche la nostra relazione e' migliorata. Non ci troverete mai, tuttavia, a lasciare dichiarazioni sdolcinate sulle bacheche di facebook, o twittare messaggi melensi pubblici. Non li reggo e li trovo pesantemente (pun intended!) ipocriti.
Pero' tra 6 giorni e' il nostro ventesimo anniversario, e questo penso sia il regalo più bello che poteva farmi: dopo 20 anni insieme, siamo ancora una coppia in evoluzione. Come noi.



3 giorni fa. 

lunedì 29 aprile 2013

High School Graduation: i preparativi

.... Se avete letto la mia intervista, di cui parlo nel post precedente, avrete probabilmente capito che e' stata fatta mesi addietro, quando ancora si era nel 2012 e in pieno clima elettorale: infatti mi ha portato una certa ondata nostalgica leggere delle elezioni che stavano per succedere,  e certamente mi ha riportato indietro, mi sembra un secolo fa, a quando dovevo ancora ordinare il cap and gown, cioe' il tocco e la toga che i diplomati indossano alla cerimonia di diploma, conosciuta come high school graduation.

Be', ordinati sono stati ordinati, e un paio di settimane fa li abbiamo ricevuti: e' stato per me come ricevere il sigillo ufficiale della fine di un'era, quella della scuola dell'obbligo di Chris, iniziata per lui a settembre dell'anno 2000.... e che finira' il 23 maggio alle ore 19. 

A differenza dei cap and down che si usano per le cerimonie di laurea, che sono generalmente neri (non sempre, i laureati della ASU, ad esempio, indossano toga e tocco con i colori della scuola, il maroon, una sorta di color vino, e il giallo, in particolare la toga e' solo maroon e il tassel, cioe' la nappa, e' gialla e maroon....) quelli per chi si diploma in high school rappresentano quasi sempre i colori della scuola, e chi si ricorda il colore della letterman jacket di Chris sa già che nel nostro caso, si tratta del royal blue e del bianco.



Buena High School cap and gown

La cerimonia della graduation e' preparata e coreografata nei dettagli, e tutti i senior che si graduano hanno ricevuto a marzo un contratto (senior graduation contract), che hanno dovuto firmare e portare al preside, una sorta di impegno a comportarsi secondo certe regole: ad esempio il dress code, il codice vestiario (siccome la toga non e' lunga fino ai piedi ed e' di una stoffa schifosissima sono da evitare jeans, minigonne, etc.) al fatto che la toga non puo' essere decorata e per quanto riguarda il tocco, solo la parte inferiore del mortarboard (la parte "quadrata") puo' essere personalizzata, ma sempre in modo "decoroso", evitando linguaggio scurrile e volgare., al behavior code, e un piu' generale codice di comportamento (lo potete leggere qui).

Anche noi genitori abbiamo ricevuto una simile lettera (per noi niente contratto da firmare, per fortuna!) dove, oltre a darci le date e i dettagli per la prova generale e la cerimonia, ci vengono date delle regole che il pubblico che assistera' alla cerimonia dovra' seguire,  per far si' che l'evento si svolga in modo piacevole ed indimenticabile (ma per le ragioni giuste) per tutti,  studenti e famiglie... ad esempio, non e' consentito usare noise makers, cioe' ogetti che servono per fare casino...rumore baldoria, quindi niente petardi, niente trombette a gas, niente vuvuzelas.. e se qualcuno li usa durante la cerimonia, lo strumento verra' confiscato e l'utilizzatore verra' cacciato dalla cerimonia.  Niente palloncini,  niente avanti e indietro dalle scalinate al campo dove si fara' la cerimonia (si', la graduation verra' condotta nel campo di football, a meno che non piova...), niente uso di tabacco (evviva, niente stronzi che fumano di fronte a noi, da succhiarci per due ore!), niente alcohol e sostanze illegali (siamo sempre sul terreno di una scuola, dopotutto), etc.  Qui la lettera per i genitori. 
Come sempre, il senso civile di "noialtri americani" in situazioni potenzialmente disastrose e' davvero invidiabile.

La cerimonia iniziera' alle 7pm, come dicevo sopra e durera' circa 2 ore (gia' mi immagino cosa succedera' con Violet..), dopodiche' tutti i graduates sono invitati a partecipare ad una festa, che durerà  tutta la notte, dalle 21 alle 5, chiamata Project Graduation, supervisionata da insegnanti e genitori volontari, e creata per offrire ai ragazzi un posto dove potersi andare a divertire senza bere e utilizzare droghe varie. 
Project Graduation e' nato 26 anni fa, dopo un tragico incidente che ha coinvolto dei graduates, e diversi cittadini di Sierra Vista hanno deciso di organizzare una festa che fosse divertente, memorabile ma in un ambiente "controllato", se vogliamo, per evitare altre tragedie.  (Statisticamente, la notte della Prom e quella della graduation sono tra le piu' letali relativamente ad incidenti stradali causati da intossicazione alcolica e di altre sostanze stupefacenti)
Moltissimi business contribuiscono con donazioni finanziarie e di "cose" che verrano poi messe in cesti per delle lotterie durante la notte. Ci sara' cibo e bibite in abbondanza, la solita "chocolate fountain", la fontana di cioccolata, ci sara musica per ballare, gare di canto, giochi di tutti i tipi (wheel of fortune, ad esempio) e regali per tutti. 
E' gratis per chi si gradua, ma se vogliono portare un'altra persona  (ad esempio la ragazza... ahem, povero Chris che si sta spennando ultimamente...) devono fare una "donazione" di $40. 
(Moltissime high school negli US offrono una Project Graduation).

Intanto io sono presa con "minuzie" vagamente stressanti, come spedire l'annuncio della graduation, che e' un po' come un biglietto che annuncia il matrimonio, e cui qui negli US i riceventi rispondono mandando un piccolo regalo pecuniario. Scherzando con Chris gli ho detto che, visto l'ottimo rapporto che ho con la maggior parte dei parenti stretti sia miei che di Jim, probabilmente butteranno nel cestino una busta che arriva da me... lui mi ha risposto "Just because they don't like you, it doesn't mean they don't like me" (Il fatto che tu non piaccia a loro non significa che io non gli piaccia.)
ZING!  Chris 1 - Moky 0 
Ha ragione, poi lui e' Mr. Diplomacy, quindi...
E cosi' ho fatto una quindicina di annunci da mandare in giro. Quindi se ne ricevete uno, ricordatevi che un povero diplomato vi sara' eternamente grato per qualsiasi contributo alle sue finanze potrete offrire! 

Intanto anche la sua Senior Prom e' arrivata e finita! Quest'anno tante le differenze con quella dell'anno scorso,  ad esempio quest'anno ha la ragazza (si', sono ancora insieme!!), ha la macchina sua invece del catorcio di Jim, si e' pagato e scelto il tuxedo, ha scelto i fiori per corsage e bouttoniere, ha scelto e pagato coi suoi soldi il ristorante... e quest'anno non e' tornato a casa!! 

E non e' certo la prima volta che rimane a dormire a casa di lei, o che lei viene a dormire a casa nostra!!

Ora, non siamo genitori naive o menefreghisti. In questo caso siamo realisti: il discorso sulla "responsabilita'" e sulle scelte con conseguenze permanenti a Chris lo abbiamo fatto diverse volte, e glielo ripeto ogni tanto, così, per rinfrescarlo. I genitori della ragazza adorano Chris e, se non hanno loro problemi ad averlo a dormire a casa loro nella stessa camera della figlia, io da parte mia posso solo ricordargli che una gravidanza a 16/17/18 anni, prima di aver finito gli studi e di aver "vissuto" da adulti per un po', non importa come "finisce", con una nascita o un'interruzione, con un'adozione o meno, e' una tragedia per tutte le persone coinvolte, ma soprattutto per la ragazza, e se lui la ama davvero, deve agire da uomo responsabile e usare il profilattico. Punto. Se si sentono/credono maturi abbastanza per elevare la loro relazione ad un livello adulto, che agiscano da adulti e facciano di tutto per evitare una gravidanza.
Lui mi ha detto che per il momento non hanno fatto niente. Il fatto che noi gli crediamo o meno ha poca rilevanza. Quello che importa e' che abbiano capito la finalita' di certe azioni (e spesso ricordo a Chris quello che mi aveva detto quando la Fagiolina aveva pochi mesi, "How much work it is to have a baby!?" e che davvero, avere un figlio e' un lavoro come nessun altro, dal punto di vista della fatica e delle responsabilità, e di come ti cambia la vita PER SEMPRE) e che agiscano consapevoli delle loro scelte. Mi sembrerebbe naive dire ad un figlio o una figlia di non avere rapporti sessuali con la persona di cui sono innamorati, perche' e' contro-natura e proprio stupido. Mi ricordo infatti il fatto che ad esempio mia madre mi faceva le scenate perche' rientravo 5 minuti dopo la mezzanotte quando avevo 19 anni e uscivo col mio ragazzo, perche' nel mondo di una volta, e in quello di Cenerentola, tutto succedeva dopo mezzanotte, cosa che come potrete immaginarvi, non ha funzionato assolutamente da deterrente, anzi... era  per me quasi una ripicca! Avrei preferito di gran lunga un discorso sui metodi contraccettivi disponibili, avrei preferito mi avesse consigliato di andare da un consultorio... ma quelli erano tempi antichi. 
Spero proprio di non sbagliarmi troppo, e spero che anche loro non sbaglino, qualsiasi scelta faranno.

Ecco qualche foto della Prom appena passata, la sua Senior Prom

A casa, pronto ad andare a prendere Mackenzie

Le mette il corsage, a casa di lei

Sembrerebbe che le piaccia!!

Il vestito di lei e' proprio carino!! 

Poi sono venuti di corsa qui da noi per fare un paio di foto
(non si vedono, ma i sandali di Kenzie avevano un tacco altissimo... almeno secondo i miei standard..)

Belli, no?


venerdì 29 giugno 2012

Ponderando ...

Meno male che quando mi chiedo certi perché, ci sono loro... E' un periodo difficile per me,  perche' sono una che fa a fatica ad accettare le situazioni ingiuste, e fa ancora più fatica ad accettare che per la maggior parte delle altre persone intorno, coinvolte o solo osservatrici, sia tutto normale, tutto giusto, tutto bello.
Sto ponderando se condividere le mie domande con i blog-amici... Intanto condivido questo.

Girl Power Tower


martedì 26 giugno 2012

Il mio "discorso" durante la cerimonia

A gentil richiesta di Chiara, ecco il "discorsino" da me fatto durante la cerimonia di naturalizzazione, così come l'ho scritto in macchina, in viaggio verso Tucson: anche se poi al momento ho improvvisato qui e li' e mi sono dimenticata pure un paio di frasi... la sostanza e' questa:

"My name is Monica and I'm from Italy.
If someone, 20 years ago, had asked me where would I see myself in 20 years, THIS would have never been my answer.
But as it happens, 19 years ago I fell in love with an American, moved here, and then I fell in love with this country.
For me, today is much more than becoming American and embracing back this country that has welcomed and embraced me for many years, today I feel like I'm closing a circle, bringing closure to my Grandmother's unfinished "dream". 
She left Italy with her family as a child, came to this country at the beginning of the last century and lived in New York for a decade. She went back to Italy and never got to come back, and I grew up listening to her tales about the wonderful "life in America" and I've heard her complain several times about the fact that they had to go back to Italy.
In a way, I feel like her dream of living here is now being fulfilled by me and my children, her great-grandchildren. I know each one of us in this room is here today because of a dream, that for some it is now a reality thanks to this ceremony, while others may have just begun dreaming; but whatever our dream might be, let's not stop dreaming: I know that sometimes it might seem like our dreams will never be fulfilled, but I also know now that sometimes it won't be us, but perhaps our children or grandchildren or even our great-grandchildren who will make them a reality.
So congratulations and let's keep on dreaming.
Thank you."

"Mi chiamo Monica e vengo dall'Italia.
Se qualcuno, 20 anni fa, mi avesse chiesto dove mi sarei vista in vent'anni, QUESTA (indicando la sala) non sarebbe mai stata la mia risposta.
Ma come vuole il destino, 19 anni fa mi sono innamorata di un americano, mi sono trasferita qui, e mi sono poi innamorata di questo paese.
Per me oggi rappresenta molto più che non diventare americana e abbracciare a mia volta questo paese che mi ha benvenuta e abbracciata per molti anni, oggi sento che sto chiudendo un cerchio, portando a termine il "sogno" incompiuto di mia nonna. Lei aveva lasciato l'Italia con la sua famiglia, da bambina, era venuta in questo paese all'inizio del secolo scorso e aveva vissuto a New York per un decennio. Tornata in Italia, non e' mai più riuscita a tornare qui, ed io sono cresciuta  ascoltando le sue storie sulla meravigliosa "vita in America" e l'ho sentita spesso lamentarsi del fatto che fossero dovuti tornare in Italia.
In un certo senso, sento che il suo sogno di vivere qui venga ora realizzato da me e dai miei figli, i suoi pronipoti. So che ognuno di noi in questa sala e' qui oggi a causa di un sogno, che per alcuni e' ora una realtà grazie a questa cerimonia, mentre altri forse hanno appena iniziato a sognare; qualsiasi sia il nostro sogno, non smettiamo di sognare: so che alcune volte potrebbe sembrare che i nostri sogni non si realizzeranno mai, ma so anche che qualche volta non saremo noi, ma forse i nostri figli o nipoti, o persino i nostri pronipoti a renderli realta' .
Congratulazioni allora, e continuiamo a sognare.
Grazie."

martedì 10 aprile 2012

Buena High School e i vantaggi della scuola superiore americana.

Buena High School e' la scuola superiore di Sierra Vista. 
Penso ogni tanto alla "mia" scuola superiore, il "Regio" Liceo Ginnasio A. Manzoni di Milano.... una scuola ricca di storia e di cultura, ma vecchia e pesante, in tutti i sensi. Si', accademicamente ricca, mi ha dato di sicuro un'"educazione" profonda (non si direbbe, lo so...) ma che noia a ripensarci. Ancorata al passato, le parole che mi vengono in mente per descriverla sono "outdated", "out of touch". Mi viene da sbadigliare solo al pensiero.....


Come tante scuole superiori americane, BHS e' una scuola nuova e moderna con ottimi insegnanti ed offre un programma ricco di materie interessanti e spesso all'avanguardia, oltre a quelle "classiche", ad esempio il programma di teatro e' uno dei 5 migliori negli Stati Uniti, ci sono 2 cori da competizione, 3 diverse bande/orchestre (jazz, marching e sinfonica), sport svariati (oltre ai classici football, baseball, basketball e track, anche nuoto e tuffo, tennis, golf, pallavolo) e gruppi/club "after-school" come il gruppo natura, robotics, etc. Questo il pezzo fatto da una delle stazioni televisive di Tucson su Buena High School (ci sono anche un paio di amici ed insegnanti di Chris... )

 

 Questo invece e' il video fatto per "pubblicizzare" il nuovo Gruppo Natura (nato l'anno scorso):

 


E per ultimo il video-pubblicita', fatto dagli studenti della classe "TV Production" (una delle materie preferite di Chris):




E' vero che la scuola americana ha tante mancanze, ma come genitore sono fiera delle opportunità' che vengono offerte ai miei figli qui. Imparare e divertirsi un po', che concetto!!   


BUENA HIGH SCHOOL: PART OF IT, PROUD OF IT!! GO COLTS!!

lunedì 2 aprile 2012

E' ufficiale, allora!!

UPDATE: da marzo 2013, avendo iniziato a lavorare alla Co-op come Marketing/Outreach Coordinator, ho dovuto dare le dimissioni dalla Board of Directors, e sono così' scomparsa dalla lista del website…

La "nuova" Board of Directors della Sierra Vista Food Co-op e' stata "lanciata" sul web in maniera ufficiale!!
Questa la lista dei "directors", sottoscritta inclusa (in ordine alfabetico, sono ovviamente l'ultima...). Leggendo le bio degli altri membri, mi rendo conto di essere quella con meno esperienza, in tutto: cinque uomini e quattro donne più' il GM, Chris, alcuni con esperienze di lavoro abbastanza straordinarie, e Moky... spero di divertirmi, perché potrebbe esserci proprio da ridere!!
Il primo meeting sara' il 24 aprile. Non vedo l'ora.

Da un punto di vista puramente vanesio, avevo paura stamattina, quando mi hanno fato la foto per il website: avevo appena finito la mia classe di Step, ero sciamannata (penso sia una parola coniata da mio padre, ma rende l'idea di una persona vestita da barbona, no?), sudata e puzzolente (per fortuna le foto non sono in odorama...), ma l'immagine mostra una persona rilassata e "pulled together", QUASI a posto!! Phew!

giovedì 9 febbraio 2012

Meta' di mille

Questo e' il mio cinquecentesimo post! Chi l'avrebbe mai detto che sarei resistita per 4 anni e mezzo e 500 pagine di diario?
Io no. Il blog e' evoluto da "cronaca del trasloco e inizio vita in Arizona mentre il mio matrimonio va a rotoli, cosa ci succedera'?" a semplice piazzettina dove condivido coi passanti i miei "panni", sporchi o meno.

Dovrei celebrare in qualche modo, ma dire "andiamo fuori al ristorante perche' ho scritto fregnacce x 500" non sembra ragione abbastanza, soprattutto in clima di austerity.  Pero'... se abbino questo anniversario di sorta con l'arrivo dei "progress reports" dei ragazzi (la "pagellina" di meta' trimestre, per dare ai genitori un'idea di cosa stiano facendo, o no, i figli a scuola...), ecco che si crea  la scusa perfetta per ordinare sushi vegan dal nostro ristorante giapponese preferito. Stasera non cucino. Evvai!!!

Grazie amici che girate da queste parti: apprezzo la vostra presenza, anche se silenziosa, piu' di quanto possa esprimere.

To the next 500!!

venerdì 27 gennaio 2012

Piccole donne crescono... anche in Arizona!

... il sottotitolo potrebbe essere BWAAAAAHHH!! , ma sono una madre forte e mi trattengo...


Oggi Emily, dopo la scuola, salira' su uno schoolbus con altri compagni per andare a Phoenix e stanotte sara' lontana da casa, da noi,  per la prima volta (se si escludono i vari sleepover a casa di amiche), e provo una sensazione di eccitazione (per lei) e di "paura" strana per me, sensazioni entrambe che confermano quello che, come genitore, sapevo sarebbe successo prima o poi anche per lei, e cioe' che sta crescendo e piano piano seguira' il suo sentiero, indipendentemente  e molto probabilmente geograficamente lontano da me, da noi.

Penso di averlo gia' scritto da qualche altra parte, ma sia Emily che Vivian fanno parte del gruppo di studenti considerati "gifted and talented": entrambe in seconda elementare sono state "testate" e hanno avuto un punteggio di 98% o piu' alto  nei vari test (io da solita madre molto rilassata, non ho mai indagato piu' di tanto su punteggi, statistiche etc, so solo che l'8% di studenti in Arizona fanno parte di questo programma) e da allora ricevono una volta alla settimana (per le elementari) e un'ora al giorno, per le medie, un'educazione "diversa", adatta a stimolarle e sfidarle intellettualmente affinche' possano raggiungere il loro potenziale.  O cosi' mi e' stato detto.

Tutti gli studenti in "Discovery", nome dato al programma per G&T, in settima e ottava (la seconda e terza media) hanno dovuto costruire in gruppi di 3 una "citta' del futuro", utilizzando solo ed esclusivamente materiali riciclati, seguendo criteri "architettonici" che mi ha anche spiegato ma che non ricordo, e domattina in una delle scuole di Phoenix (Arizona State University Preparatory Academy) dovranno presentare la loro "future city" di fronte ai giudici, e nel primo pomeriggio le 5 squadre con il punteggio piu' alto dovranno presentare le loro creazioni di fronte all'intera assemblea. Non sembra una cosa "grossa", ma gia' il fatto di dover parlare in fronte a decine di estranei, li' per giudicarti, non e' una cosa facile, soprattutto a 13 o 14 anni.

Intanto stasera sara' in albergo con tutte le compagne/i, ma lontana dalla famiglia, a 3 ore da casa... e continuo a ripetermi "sono una mamma americana, sono una mamma americana, sono una mamma americana..."... e cerco di ricordare a me stessa che sono gli ultimi 5 anni in cui, probabilmente, sara' a casa in pianta stabile e che anche questo pulcino si sta preparando a volare da solo!!

Come crescono 'sti figli!

Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...