lunedì 11 settembre 2017

Dove eravamo rimasti? Resoconto veloce della vita sotto Trump e delle complicazioni di percorso di un figlio verso la laurea.

E’ tanto-issimo che non scrivo. Dieci mesi per l'esattezza.
Ci sono, ci sono, sono viva e vegeta, ma come milioni di altri americani, sto vivendo questa orribile, pazzesca, terrificante presidenza nello stesso modo in cui si vive la diagnosi di cancro, tra shock, incredulità, rabbia...un cancro da combattere, un nemico cui resistere, un’infestazione di scarafaggi da debellare… E faccio fatica a sedermi e scrivere un post dall'inizio alla fine... mi angoscio, mi incazzo, mi distraggo... e non finisco, pur avendo davvero voglia di farlo e pur avendo tanti post in sospensione creativa. E' una sorta di mix tra blocco dello scrittore e disordine da stress post elezione. Screw you Trump! 

Non sto esagerando, e' un disordine che esiste davvero, milioni di persone stanno soffrendo di un livello di stress ed ansia debilitante che i professionisti in campo mentale non hanno mai verificato prima... dovete capire che, anche se temporaneamente sembra che gli uragani Harvey, Irma e fratelli vari siano il pericolo più grosso che stiamo affrontando come paese (e giustamente, viste la devastazione e le morti in Houston e in Florida). la situazione  politica e sociale e i problemi a lunga scadenza creati dall'uragano Donald negli US da gennaio sono indescrivibili...  No davvero, non esiste un aggettivo che possa da solo definire la situazione qui se non, e qui mi ripeto, apocalittico: niente più e' sacro con il Trombone Bigotto al comando, a sputtanarsi/ci quotidianamente, nessuna conquista sociale si salva, e potrei parlarne e scriverne per ore. Forse lo faro'. Ironicamente, parlando di disastri naturali di dimensioni mai registrate prima, ricordiamoci come per Trump sia più importante leccare il culo dei petrolieri miliardari suoi amici che rimanere parte dall'accordo di Parigi... e il pianeta sembra che stia rispondendo a queste decisioni prese contro ogni indicazione scientifica, con un ditone medio puntato all'umanità.

Peggio di un uragano categoria 5, le idee e le scelte di Trump sono imprevedibili, palesate quasi sempre a sorpresa, spesso anche per i membri del suo partito e il suo gruppo intimo di minions, in tweets "ad cazzum" notturni che paiono scritti da un ragazzino di 11 anni che sta ripetendo la terza elementare da 3 anni, e io da 8 mesi vivo su questo roller coaster dove passo da una sensazione nauseabonda di doom and gloom in cui l'inverno nucleare sembra una reale possibilità, ad una di speranza ansiosa, dove aspetto con dita incrociate di vedere se le continue azioni di resistenza corale di milioni di cittadini, incazzati e impauriti dalle azioni insensate e autoritarie di questo fascista (vi ricordo che ha perso il voto popolare per 3 milioni di voti, non 300!), unita al suo continuo autosabotaggio, porteranno alla conclusione gloriosa e karmica di questa barzelletta tragica di presidenza: la sua rimozione dall'Ufficio Ovale sarebbe un finale epico, da teletrasmettere in mondovisione, il tutto, ma qui sarebbe proprio un sogno di quelli bagnati con orgasmo finale, colorato di  arancione... e mi riferisco ovviamente non solo alla sua tinteggiatura cutanea e tricologia, ma al colore del tutone che indosserebbe dietro le sbarre.
Vabbe', una donna può sognare, no?

Nonostante questo schifo politico-sociale in cui siamo immersi, noi come famiglia abbiamo tanto da celebrare, diversi cambiamenti importanti ed eccitanti di cui essere felici e fieri, eventi importanti e quasi epici...   ad esempio, visto che la mia visita in Italia nell'estate 2016 con Violet e' stata davvero bella, siamo tornati ancora per 3 settimane anche quest'anno, tra maggio e giugno.
Questa volta tutti e sei insieme.
Dopo 10 anni.
Un anniversario da celebrare e ricordare, una vacanza memorabile sotto tutti gli aspetti.

Non pensavo proprio che saremmo riusciti a farlo per un motivo principale, lo stesso che ci impedisce di tornare dal 2007... avete indovinato... le finanze: ogni parte di una vacanza, anche se e' di per se economica, ha un impatto diverso quando il costo deve essere moltiplicato per 6. Dal trasporto transatlantico e poi interno una volta arrivai alla meta, all'alloggio, il cibo... il concetto di fare una "vacanza economica" e' praticamente impossibile da realizzare per una famiglia come la nostra.
Ma dopo lunga riflessione, abbiamo deciso di partire comunque per due ragioni fondamentali che rendevano il 2017 l'anno del "now or never", adesso o mai più: i miei genitori stanno ancora bene, mia mamma ha ancora un po' di memoria per interagire con i miei figli, e loro, i figli, sono ancora tutti a casa con noi. Per il momento (pausa per consentire a mio padre di darsi la solita grattatina scaramantica agli zebedei visto che ho menzionato anche la sua salute...) perché con l'anno prossimo, tutto cambierà quasi sicuramente, per lo meno per Chris e Emily, e l'anno seguente anche per Viv, quindi questa potrebbe davvero essere l'ultima estate in cui siamo riusciti a fare una vacanza tutti insieme. Alla fine abbiamo considerato il grosso impatto economico di questa vacanza come un importante e unico investimento nei ricordi che si sarebbero creati per tutti. E ne e' valsa assolutamente la pena: tutto e' andato bene, e anche situazioni potenzialmente disastrose si sono risolte miracolosamente in modo positivo.
E' stato un regalo per tutti, ma soprattutto per i figli più grandi, in quanto la loro vita si sta trasformando velocemente, e con loro la nostra famiglia.

Ed e' quindi arrivato il momento di aggiornarvi sulla loro evoluzione, visto che non vi parlo di quello che sanno facendo da circa 3 anni, e lo faro' partendo ovviamente da Chris che ha compiuto a luglio 22 anni e che probabilmente ha ancora una decina di mesi da vivere con noi in casa, visto che si laureerà a maggio 2018! Finalmente!

E' surreale pensare al fatto che solo ieri gli cambiavo i pannolini ed ora si sta preparando ad andarsene, molto probabilmente lontano (Sierra Vista non e' esattamente un posto eccitante per una persona giovane) ma e' cosi': e' la storia della vita di ogni genitore, la ruota che gira, la meta che ci aspetta alla fine del percorso normale e giusto fatto di tanti piccoli distacchi fisici tra mamma/papa' e figli, iniziato con il taglio del cordone ombelicale, precursore e metafora del lavoro che ci aspetta, lavoro che dovrebbe dare come risultato la loro trasformazione da creature che hanno bisogno di aiuto in tutto ad degli esseri umani in grado di farcela da soli. O quasi. Questa opus magna che ci terra' occupati e insonni per almeno due decenni si conclude con la loro uscita di casa ufficiale, con il grande distacco, inizio dell'avventura che li porterà a vivere e sperimentare il mondo, possibilmente non totalmente impreparati, per conto loro!!
Una separazione di successo e' la conferma che, incrociando le dita e trattenendo un po' il respiro, abbiamo fatto un discreto lavoro nel prepararli ad affrontare il loro futuro e vivere la loro vita.
Posso dire ALLELUIA, non vedo l'ora, senza sembrarvi troppo una madre snaturata e poco italiana? (Mi e' stato detto che dire "non vedo l'ora che se ne vadano tutti fuori dai coglioni" anche in un momento di frustrazione, non e' normale. Sono in disaccordo, il tenerli incatenati a noi per decenni non e' normale.)

Ripensando ai momenti vissuti negli ultimi 3 anni, passati a volte nel panico, altri nella rabbia ed altri ancora nella gioia, mi rendo conto che questa e' una storia che vale la pena di essere raccontata, non solo per ricordare a me stessa che la ricompensa finale bilancia le incazzature sofferte, ma soprattutto per calmare i vostri timori di genitori di figli ancora piccoli, oppure appena adolescenti, e per aiutarvi a lasciare andare tutte le rigidità e i preconcetti che avete formato, consciamente ed inconsciamente, sul futuro dei vostri figli. La transizione tra essere genitore di un figlio piccolo ad un figlio adolescente e poi adulto avviene impercettibilmente e con lentezza, eppure stranamente sembra che succeda tutto ad un tratto. A me ha richiesto tanto autocontrollo imparare a far tacere l'istinto di proiettare su di loro i miei desideri, i miei fallimenti o rimpianti, il non usarli come intermediari per raggiungere dei sogni non coronati: vi assicuro che ci saranno tanti momenti in cui, come genitori, vi sembrerà di stare sbagliando tutto (ed onestamente, e' spesso vero), vi sentirete come navi sbattute dalle onde ingovernabili di una tempesta, senza un faro all'orizzonte, senza un attimo di tregua, guarderete i vostri figli che stanno crescendo ed esercitandosi a prendere decisioni da soli e vi direte "Questo non e' quello che volevo per lui"... e vorrete fermarli, continuare a dirigerne la vita ... Stavamo giocando al girotondo insieme, ora perché sta giocando da solo? no, no, no, no...
Fermatevi. Fatevi due respironi, o venti, e let it go. La loro vita non e' la nostra, cosi' come la nostra vita non e' quella dei nostri genitori, e quanti di noi hanno sofferto per dimostrarlo!
A meno che le loro decisioni non siano auto-distruttive, e in quel caso il tutto si complica, spesso, e devo ricordarlo a me stessa quotidianamente, la maggior parte delle situazioni hanno un modo di sistemarsi da sole, magari con una piccola spintarella o due. Per quello che mi riguarda devo rammentare a me stessa che, pur avendo ancora una certa dose di controllo verso i figli più grandi, il mio lavoro adesso e' quello di rompere i maroni di suggerire, spronare magari, di essere presente in caso abbiano bisogno, e di lasciarli andare, lasciargli fare i loro errori.  Perché spesso i piani e i sogni che noi genitori facciamo per nostri figli crollano come castelli di carte, ma quasi sempre, l'universo raccoglie queste carte, i cocci di questi sogni, e le rimette assieme creando un castello diverso, una realtà diversa, e magari anche migliore.

Come con Chris.

Dover eravamo rimasti? 
L’ultimo episodio della storia che ha come protagonisti Chris fe Emily lo potete trovare qui 3 anni fa, che in anni di adolescente, equivalgono ad un secolo.

Avevamo lasciato Chris alla fine del suo primo anno al Cochise College, il community college locale: visto che non aveva voluto terminare trigonometria durante l’ultimo anno della high school, corso necessario per far domanda per essere ammessi ad una delle tre università pubbliche in Arizona e immagino qualsiasi altra università negli US, non aveva scelta per fare l'università se non frequentare un community college, e non avendo un’idea di cosa fare da grande, aveva scelto dei corsi generici, tipo Inglese 101, Psicologia, Biologia e, avendo fatto schifo nel test di matematica, era stato obbligato a fare il corso di Remedial Math, il corso di Matematica per Idioti, matematica di recupero, dicevo senza meta e senza ambizioni chiare, ma fortunatamente sempre impegnato con il suo lavoro come lifeguard, bagnino alla piscina comunale di Sierra Vista.

Piccola parentesi, in caso non sappiate qual'e' la differenza tra University e College, si tratta banalmente quasi sempre di una differenza di dimensioni. In pratica la university e’ un'università composta da tanti colleges (intesi come facoltà) diversi, e che offre non solo tanti tipi diversi di lauree quadriennali, da quelle scientifiche, a quelle letterarie, linguistiche, artistiche, etc., ma anche master e dottorati in almeno 3 campi accademici. Un college invece e' un'istituzione che offre istruzione  post-secondary (dopo l'obbligo) e una serie limitata di lauree, sia Associate's  Degree (biennali) che Bachelor's Degree (quadriennali) spesso concentrandosi in una categoria particolare, ad esempio liberal arts, quindi letteratura, filosofia, matematica, psicologia, etc., oppure ingegneria… Ovviamente ci sono eccezioni, ma in generale questa e' la differenza.
All’interno di queste due categorie, troviamo poi università e college “pubblici” cioè di stato, solitamente con il nome dello stato ad esempio in Arizona ce ne sono 3, la University of Arizona, la Arizona University e la Northern Arizona University, e università private che, non ricevendo fondi pubblici, sono solitamente più piccole, ovviamente costano di più, a volte hanno un fondamento religioso (ad esempio la Grand Canyon University si trova a Phoenix ed e’ ad impostazione cristiana, ispirata dalla Bibbia, oppure la Gonzaga University, fondata da gesuiti e Notre Dame, entrambe ad impostazione cattolica). Ci sono poi i Community Colleges, piccoli college locali che offrono corsi vocazionali e lauree biennali e che dedicano un’attenzione particolare ai bisogni specifici della comunità in cui si trovano. Il nostro Community College ad esempio, Cochise College, offre Associate’s Degrees in campo medico e paramedico (infermieri, pronto soccorso), in campo tecnico, come aviazione, programmazione, etc. e corsi di educazione generale (Gen.[eral] Ed.[ucation] come English 101, Calculus, Biology, etc.).  e tutti consentono agli studenti poi di trasferire i loro crediti ad una university e finire li la laurea quadriennale, riducendo i costi incredibilmente. Il costo dei Community Colleges (chiamati anche Junior Colleges) e’ ovviamente una frazione del costo delle universities,  sia statali che private, e il criterio di ammissione degli studenti e’ molto meno selettivo, in generale basta passare un test di lingua e di matematica generale per entrarci.


All'epoca della fine del secondo semestre del primo anno di college, ero convinta che tutto andasse discretamente bene per Chris, era persino riuscito durante il primo semestre a far parte della Dean's List , la lista degli studenti riconosciuti ufficialmente per il rendimento scolastico dal preside del college, quindi ottima media di voti. Evvai, pensavo, si gestisce lavoro, macchina, ragazza E scuola, pensavo. Nonostante gli anni della scuola media e high school fossero stati duri, perché avevamo dovuto respirargli sul collo anche solo per ricordargli di prendere la scuola sul serio, sembrava che il college sarebbe stata tutta un'altra cosa, dopotutto aveva 18 anni, era ufficialmente un adulto... basta fare il genitore-elicottero che controlla tutto, no? 
Il mio sogno si stava avverando. Pensavo.
Se devo essere onesta, avevo anche cercato di chiedergli in modo regolare se tutto andava bene, con scarso successo ovviamente, perché e' risaputo che i classici “how’s school going?” e “are you doing your work?” statisticamente producono risposte sempre stitiche e vaghe quanto le domande. 

No news, good news, si dice qui, la mancanza di notizie e' una buona notizia. Pensavo

Ma a nostra insaputa, il secondo semestre di college Chris aveva deciso di sfancularselo…  e quando e’ finito, io sempre ignara e fiduciosa aspettavo di vedere i voti finali di questo freshman year, ma le mie richieste educate di madre cool  venivano ricevute con la stitichezza di cui vi ho accennato poco sopra, "i voti non sono ancora stati pubblicati" perché apparentemente i professori erano in vacanza/malati o in altre attività impegnati mentre noi eravamo in lista per ricevere il premio “Idiot Parent of the Year”: il corso era finito a maggio, era la fine di giugno e niente voti…hello? 
Finche’ una mattina dopo una mia ulteriore e *intensa* (leggi rabbiosa) richiesta fatta mentre stava per uscire per andare al lavoro (ok, era più che altro un ultimatum, o ci dici i voti o chiamiamo il college, cosa assolutamente imbarazzante per qualsiasi studente universitario con un minimo di decenza) dopo una pausa di 10 secondi in cui deve aver deglutito 10 volte, mi dice “I had two C, one D and one F” che tradotto in termini scolastici italiani erano due voti di merda, uno ancora più di merda e mi hanno bocciato in matematica. Tradotto ulteriormente in termini genitoriali era “Non ho fatto un cazzo e avete buttato via i soldi.”

La mia reazione e’ stata da manuale (quello per genitori di adolescenti) e la trovate nel capitolo "Come non reagire di fronte alle sfide dei figli"… se ricordo correttamente ho lanciato un ululato e mi e’ iniziato ad uscire fumo dalle orecchie, poi ho improvvisato una ramanzina epica, di quelle memorabili (o forse da dimenticare) che ha toccato molte argomentazioni classiche, dal “Perché non ci hai detto che avevi difficoltà?” al “Non sei obbligato a fare l’università, visto che dobbiamo pagarla” a “Se non fai l’università non hai diritto ad essere mantenuto e devi cominciare a pagare l’affitto” fino al sempiterno “Sappi che senza laurea i lavori che troverai avranno paghe basse che ti consentiranno solo di vivere in appartamentacci coi topi” che ha ottenuto come risultato la sua fuga silenziosa al lavoro, lasciandomi a crogiolare nella mia rabbia fino al suo ritorno. Rabbia che con il passare delle ore era fermentata a livelli furia. Livello Hulk precisamente.

Ma come spesso succede coi figli, le nostre intenzioni hanno risultati inaspettati e non sempre positivi, e al suo ritorno, la risposta alla mia domanda “E allora? Hai deciso cosa fare?” mi ha gelato. E da Hulk sono diventata la madonna (quasi) piangente.
La sua risposta?
“Ho deciso di arruolarmi nella Air Force, sono già andato a parlare con un Recruiter (l’arruolatore, che si trova in “negozi” presenti solitamente nelle mall suddivisi a seconda delle forze armate: Army, Navy, Air Force e Marines, il cui lavoro e’ quello di fare da primo filtro e rispondere alle domande di chi sta pensando appunto di arruolarsi) e settimana prossima faro’ il test che decidera' a quale campo assegnarmi”.

Frozen. Io.

A quel punto mi sono trovata con le spalle al muro, perché la situazione si era evoluta e apparentemente lui mi aveva tolto quel poco potere che ancora avevo. Fuck.
Conoscendo numerose famiglie militari, ho pensato subito ai rischi che un periodo nelle forze armate americane comporta, perché se uno sceglie volontariamente di arruolarsi, in pratica scambia almeno 4 anni della sua vita per un training in una delle tante attività di supporto militare (bene), una paga scarsa (male) e la possibilità non remota di rischiare la propria vita (malissimo).
Tra l’altro... Chris? Che non aveva mai dimostrato un interesse specifico per la vita militare, una carriera militare? L'unica ragione per cui era improvvisamente interessato, era perche' lo avevo messo con le spalle al muro e perché moltissimi suoi amici avevano già fatto quella scelta (alcuni per tradizione altri perché era l’unico percorso che era loro aperto, visto il costo di una laurea, altri ancora perché attirati dall’idea di maneggiare armi, viaggiare) … ma  Chris? No, assurdo!

Cosa fare? Mettetevi nei miei panni e considerate il fatto che io funziono al meglio quando sono sotto pressione o nella merda, cosi' mi sono messa subito in contatto con una coppia di conoscenti, entrambi in pensione dopo una lunga carriera nella Air Force (lei come infermiera, lui come pilota) per chiedere informazioni in merito alla vita e possibile carriera nella air force. Mi hanno detto subito che arruolandosi subito dopo la high school, senza avere avuto un training precedente o un'inclinazione specifica già documentata, avrebbe iniziato la sua carriera militare dal gradino più basso, dal salario più basso... anche se l'ASVAB, il test che tutte le forze armate fanno per valutare gli interessi e le attitudini di una recluta (lo amministrano anche agli studenti in high school, o almeno lo fanno qui) avesse dimostrato un suo interesse per dire nei computer, sarebbe stato uno sciacquino malpagato chissà per quanto.
Mi hanno poi suggerito di dirgli di fare almeno un anno di Community College ad indirizzo tecnico, cosi' da poter poi entrare nella Air Force ad un livello leggermente superiore, avendo fatto lezioni e potendo quindi dimostrare di avere delle abilita' in ambito tecnico che avrebbero quasi garantito una carriera migliore nella Air Force.
Allora ho avuto un colpo di genio, roba che voi genitori prendete nota perché ancora non ci credo: mi sono messa ad esplorare il catalogo del Cochise College ed ho trovato che offrivano un Associate Degree in Applied Science (una laurea biennale con finalità impiego post certificato) in Cybersecurity, cioè sicurezza informatica, che in tutte le riviste che parlavano di lavoro e carriera era già  considerato il campo del futuro, come avevo appunto scoperto in questo articolo, con stipendi molto buoni sin dall'inizio e possibilità di fare carriera in campo governativo (Forze Armate, CIA, FBI, NSA) e privato. Perfetto!
Piena di speranza gli ho parlato, spiegandogli quanto i due ex-Air Force mi avevano detto e chiedendogli se fosse interessato a studiare cybersecurity e magari ricevere questa laurea biennale. Dopodiché avrebbe potuto arruolarsi, ma a quel punto gli avrebbero dato un posto (e training ulteriore) in questo campo molto ricercato e redditizio, avrebbe ricevuto uno stipendio migliore, cosa che gli avrebbe poi consentito, una volta uscito dalle forze armate, di continuare questa carriera con successo non solo in campo governativo ma anche in campo privato.

Avevo dita di mani e piedi incrociate, che come sappiamo funziona quanto una preghiera al santo delle cause quasi-perse, e deve aver funzionato perché ha risposto subito "Certo!". Ha poi cominciato a raccontarmi che il motivo principale di questo sfanculamento era stato il fatto che la ragazza lo aveva mollato (lo sapevo e boo-hoo) e non solo, loro facevano almeno due lezioni insieme (quindi la vedeva in classe boo-hoo-hoo) e in più lavoravano insieme in piscina (quindi la vedeva quasi tutti giorni al lavoro boo-hoo-hoo-hoo) e, ciliegina sulla torta tragica, lei era diventata la ragazza di un altro loro collega! Poverino, mi ha fatto anche pena perché era stato sicuramente un periodo difficile, ma avrebbe dovuto venire a parlarne con noi, con me.
Col senno di poi, era riuscito a continuare a lavorare, perché gli piace avere una certa indipendenza finanziaria, ma era crollato dove c'era meno interesse, lo studio... non potevo biasimarlo completamente...

E cosi' nel 2014 si e' iscritto nuovamente al College, questa volta con l'intenzione di ricevere il suo bell'Associate's Degree, e si e' messo seriamente al lavoro.
I voti sono tornati ad essere buoni, e' tornato sulla Dean's List e il suo interesse nel campo sicurezza informatica e' aumentato, pur non essendo uno di quei nerds appassionati in computer, in compenso ha dalla sua il fatto che e' una persona piacevole, che sa conversare, che non ha paura di parlare con la gente e ha esperienza nell'interagire con colleghi, impiegati, capi, clienti, abilita' che generalmente mancano ai veri nerd, magari preparatissimi in campo tecnologico, ma che non riescono nemmeno a guardare il cliente negli occhi (questo mi e' stato detto da una delle counselors di Chris, che conosco).

E cosi a meta' maggio 2016, c'e' stata la cerimonia di graduation, la sua seconda (e, SPOILER ALERT!  probabilmente non l'ultima!), a cui non avrebbe nemmeno voluto partecipare perché "E' solo un Associate's Degree", cui ho risposto "Due anni fa volevi entrare nelle forze armate... porca troia vai alla cerimonia col tuo bel cap and gown per me, per noi e anche per te, che hai lavorato sodo!"






Nel frattempo, oltre ad essere cambiata la sua attitudine verso la scuola, e' cambiata anche quella verso il suo futuro: l'idea di unirsi alla Air Force e' stata dimenticata (yes!), e non solo ha ricevuto il suo Associate's Degree, ma grazie all'universo che si sbatte sempre per risolvermi i problemi della vita, la University of Arizona, con campus qui a Sierra Vista, ha aperto un Bachelor's Degree (laurea quadriennale) proprio nell'autunno 2016, in Cyber Operations, praticamente un approfondimento degli studi fatti fino a quel momento in Cybersecurity. Ovviamente UofA ha accettato i corsi fatti al Cochise College, e lui ha iniziato ad agosto il senior year, l'ultimo anno. Senza mai smettere di lavorare come bagnino e istruttore di nuoto, continuando a vivere a casa (facendoci risparmiare una caterva di soldi... vi dirò quanto nel post su Emily) ma facendo la sua vita (si paga le rate della macchina, la benzina, i vestiti, intrattenimento, hobbies e cibo quando e' fuori, e spese per la gattina che ha adottato, Xion, etc.).
Si laureerà a maggio del 2018 e, udite, udite!, ha espresso un interesse a continuare gli studi con un master sempre in cybersecurity, solo se pero' riesce ad ottenere una borsa di studio fighissima che offre il Dipartimento della Difesa assieme alla University of Arizona (la offrono anche altre università tipo l'Arizona State University ed altre in altri stati): se accettato, la borsa di studio pagherebbe i due anni del programma (tuition, libri) e offrirebbe in più (tenetevi forte!) $34000 di stipend all'anno, una sorta di congrua universitaria per poter vivere senza lavorare, visto che il programma e' molto rigoroso (parole testuali). Tra i requisiti, dovrà fare un tirocinio pagato l'estate tra il primo e il secondo anno e dovrà lavorare per una delle agenzie governative in giro per gli US per due anni post-master. Immaginarsi che sfiga, uscire dall'università con il lavoro assicurato!
Potete trovare i dettagli della borsa di studio qui, sono ammessi anche non cittadini americani purché residenti, in caso qualcuno fosse interessato.

Che differenza con lo studente scazzato di qualche anno fa!

Ogni tanto faccio dei controlli, parliamo, lo sprono quando necessario (anche se lui pensa di non averne mai bisogno), ma controllo poco e non mi arrabbio più come succedeva prima perché ormai ha un piede fuori casa, e ha dimostrato di essere interessato al suo futuro quanto lo siamo noi... spero!

Io continuo ad incrociare le dita perché nella vita se ho imparato una cosa, e' che non esiste niente di sicuro, niente di assolutamente stabile, che non sia soggetto a cambiamenti inaspettati e trasformazioni...

Come volevasi dimostrare con Emily, ovviamente. Di cui Chris e' leggermente invidioso, in questo momento...

Ma ve ne parlerò nel prossimo post... e vi giuro che non passeranno 10 mesi!

Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...