Visualizzazione post con etichetta blogosphere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blogosphere. Mostra tutti i post

lunedì 1 febbraio 2016

Il Ritorno

Questo blog e' iniziato poco dopo il mio ritorno dall'ultimo viaggio in Italia, nel 2007.
Dapprima era solo una sorta di cronaca spontanea del nostro trasloco dal New Jersey all'Arizona, il resoconto delle mie tribolazioni e problemi personali, un po' diario, un po' reportage, un po' terapia... era scritto principalmente per me perché non avrei mai immaginato che ci fosse qualcuno, oltre a qualche amico o familiare, interessato a leggerlo... e invece pian pianino, qualcuno ha iniziato a leggere, qualcun altro a commentare. E si e' creata una sorta di comunità tra blogger e blog-friends che e' diventata parte della mia vita, in qualche modo.
Contrariamente a quanto credevo inizialmente, ho capito nel corso di questi anni di blog che quello che scrivo non finisce nel vuoto, infatti ora scrivere non e' più solo un esercizio di vanità personale o auto-analisi, ma un tentativo di comunicazione, di connettermi. Un po' come il messaggio lanciato dal progetto SETI in Arecibo 40 anni fa, ogni parola pubblicata viene inviata nello spazio, dove rimane inutilmente muta se non c'e' nessuno pronto a riceverla, a decodificarla, a rispondere. Ho imparato che, proprio come tutte le forme di comunicazione, i post di un blog a volte hanno un gran successo e scatenano i sentimenti di chi li legge, a volte finiscono nel silenzio, ma  in ogni caso ci uniscono tutti, chi scrive e chi legge,  nonostante la distanza geografica e le differenze d'eta', di esperienza, di ideologie.

Quello che certamente non mi sarei mai e poi mai aspettata e' di veder nascere delle relazioni con persone conosciute attraverso il blog: alcune sono diventate delle amicizie vere e proprie, importanti e profonde anche, grazie agli incontri di persona che sono avvenuti; altre sono rimaste puramente virtuali, spesso con la speranza o la promessa di potersi incontrare un giorno.
Giorno che sembrava non arrivasse mai...

Well, fear no more: quel giorno sta per arrivare perche' (rullo di tamburi....)

TORNO IN ITALIAAAAA!!!

(Fine rullo di tamburi. Date pure sfogo alla vostra eccitazione più sfrenata: fortunatamente sono un po' dura d'orecchio e non mi disturba...)

E' un ritorno sognato e sperato da tempo, sempre posticipato per motivi finanziari o di salute da entrambe le sponde dell'Atlantico, e ne sono felicissima anche se avviene in circostanze non esattamente felici: combatto contro il poco tempo che ti lascia una delle malattie più crudeli che conosco, la malattia che ti ruba tutte le certezze, gli affetti, i ricordi, le abitudini, quanto di più caro ognuno di noi tiene stretto al petto fino alla fine... E' una corsa contro il tempo per abbracciare una persona prima che si dimentichi chi sono, prima che la malattia cancelli tutti i volti e i ricordi amati dalla sua memoria, prima che le caratteristiche, le eccentricita' e anche i difetti che la rendono speciale si perdano irrimediabilmente nella rete dei neuroni danneggiati. Carpe diem non e' mai stato così tragicamente vero.

Ma bando alle tristezze, sono davvero felice di tornare, sarò in compagnia di Violet, che non e' mai venuta in Italia e incontrerà finalmente i nonni per la prima volta.
Non programmo grandi giri attraverso lo Stivale, proprio per cercare di passare più tempo possibile con i miei, anche se ovviamente faremo le turiste quando potremo (qualcuno mi può dire se il MuBa, il Museo dei Bambini di Milano vale la pena? Ero tutta gasata dal video che ho visto, poi ho iniziato a leggere le informazioni in inglese e mi sono sgonfiata: ancora non capisco cosa costi ad un'organizzazione che dovrebbe avere dei fondi discreti, usare un traduttore che l'inglese lo sappia bene... )
Così come era successo con i grandi (Vivian aveva più o meno la sua eta' nel 2007),  me la immagino quando vedrà il Castello Sforzesco (fossimo qui in America, le farei indossare uno dei suoi abiti da principessa, ma oddio siamo a Milano, sai come ci guarderebbe la gente?), o il Duomo, lei che di edifici alti più di 2 piani non credo ne abbia mai visti...

Quello che mi piacerebbe anche fare e' creare l'opportunità per conoscerci di persona, voi che siete dall'altra parte del blog, voi che leggete i miei deliri, voi che commentate, qui e su Facebook, voi che fate i fantasmi (it's ok, lo faccio tanto anche io... mica sempre uno ha qualcosa da dire o tempo per farlo).
Mi piacerebbe davvero organizzare qualcosa insieme, una cena, una pizza, una scusa per potersi guardare in faccia e parlare dal vivo...
Il periodo sara' dal 22 maggio al 9 giugno, la località  ovviamente Milano o dintorni.
Fatemi sapere via email o Facebook se siete interessati, e vi terrò aggiornati.

Ora vado a farmi del te' bollente per celebrare: nevica da stamattina e sto gelando... :)

martedì 13 gennaio 2015

Il sottilissimo, inesistente confine tra satira e liberta' d'opinione.

Manco da un po' perché sono in uno stato di ibernazione che mi sono auto-imposta da qualche settimana, in parte per mancanza di tempo (pre e post festivita') e in parte perché la mia vita ha ricevuto uno scossone da far invidia ai terremoti della California, e faccio fatica a mettere a fuoco quello che penso, quello che voglio dire, quello che voglio scrivere.
Ma esco da questo torpore per esprimere la mia di opinione. A proposito, proprio...

Quello che e' successo qualche giorno fa a Parigi mi ha colpito parecchio, forse proprio per il mio stato d'animo generale, perché diciamocelo, di tragedie orripilanti dove decine di persone vengono assassinate in pochi secondi per nessun motivo se non quello magari di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, ce ne sono tante. Parigi poi e' lontana da Sierra Vista, ma l'assassinio di 12 persone, quasi tutti giornalisti/editori/vignettisti e il ferimento di altre 11, per motivi che posso solo definire delle cagate religiose pazzesche, mi ha ferito, quasi personalmente.

Perché personalmente? Perché mi ha fatto tornare indietro di 5 anni, a quando mia sorella Marta, offesa da quello che avevo scritto su questo piccolo, insignificante blog, aveva detto a mia madre che o cancellavo quello che avevo scritto o ci avrebbe fatti ammazzare tutti. Dopo avermi querelato, ovviamente. Mia madre all'epoca, invece di dirle "ma che cazzo stai dicendo? Ma sei pazza?" come penso avrei fatto io se uno dei miei figli avesse aperto la bocca per dire una cosa simile, invece mi aveva telefonato lei, di persona, cosa che non fa' da anni, e in lacrime mi aveva chiesto di cancellare quello che avevo scritto.

Sono sincera, se avesse solo minacciato me, sarei stata felice di mandarla personalmente a fanculo perché sono sempre pronta a difendere le mie idee, le mie opinioni, e i fatti dietro ad esse, anche perché una battaglia o due per qualcosa o qualcuno in cui credo non mi hanno mai fatto paura; ma lei aveva tirato in ballo la mia famiglia, e allora codardamente ho cancellato le parole "diffamatorie" (piccola parentesi, qui negli US la diffamazione legalmente viene considerata solo se le affermazioni fatte pubblicamente sono false, e l'onere della prova spetta sempre a chi intenta causa dovendo, appunto, provare che quanto scritto o detto sia appunto non vero. Molto diverso dall'Italia, da quanto ho letto!)
Si', mi sono piegata alle sue minacce, ho fatto la brava figlia per placare mamma' ma soprattutto, nel dubbio, ho voluto proteggere la mia famiglia. Come valore aggiunto alla mia scelta, le palle degli occhi sono rientrate nelle orbite oculari della pazza di famiglia. Tutti sono contenti, bon.

I vignettisti di Charlie Hebdo, e quelli di altre pubblicazioni negli ultimi 10 anni, come ad esempio il giornale danese Jyllands-Posten del 2005 che aveva pubblicato diverse vignette a tema "Islam", di fronte alle continue minacce fatte da pazzi professionisti (mica dilettanti come mia sorella), hanno invece scelto di moon them, di "far vedere la luna" a questi psicopatici: invece di smettere la loro irrispettosa, probabilmente volgare satira, hanno continuato a spingere; invece di chinare la testa e auto-censurarsi, come in molti ora suggeriscono, hanno temperato le loro matite, hanno accettato la sfida di chi, non importa se per ragioni religiose, culturali o di tradizioni medievali, ha dichiarato guerra alla libertà di pensiero e di stampa. Pensando di poterla vincere a suon di proiettili.

In molti, moltissimi, hanno scritto e commentato usando il termine "provocazione", dicendo che se insomma "prendi a bastonate il vespaio" aspettati di venire punto. Certo, sembrerebbe di primo acchito che sia proprio una questione di buon senso, dopotutto se tocchi il fuoco, sai che ti bruci, no? E se continui a toccarlo e ti si carbonizza il braccio, non piangere perché, cosa ti aspettavi?
Sembra logico.

Il problema e' che stiamo parlando di diritti civili, non di vespe ne' di fuoco, ma come nel caso di ogni altro diritto che viene calpestato, e' facile cadere nell'errore del blame the victims, del dar la colpa alle vittime, certo non tutta la colpa, ma almeno un pochino…
Si tratta, per me, di una discesa scivolossisima, discesa che continua senza fine, perché non riesci a fermarti alla "blasfemia" contro un profeta o un messia. Per motivazioni religiose, c'e' chi vorrebbe mettere al rogo omosessuali, donne che usano metodi contraccettivi, donne che scelgono di abortire, chi beve alcohol…

Chi e' pronto a scendere in battaglia per un diritto, sa esattamente che ci saranno ripercussioni.  Ad esempio, i medici e il personale delle cliniche americane dove viene offerto l'aborto sanno che ogni giorno potrebbe esserci fuori dalla clinica un pazzo fondamentalista armato pronto ad ucciderli per motivazioni religiose… ma continuano ad andare al lavoro ugualmente.

Anche quando vivi in paesi come la Francia, la Danimarca, gli Stati Uniti e l'Italia che sono, o dovrebbero essere, società civili con governi democratici almeno in teoria liberi da legami e dettami religiosi, dove la libertà di pensiero e' (o dovrebbe essere) un diritto monumentale, ci sono sempre dei rischi quando esprimi la tua opinione.
Ma accettiamo i rischi, difendiamo questo diritto che e' fondamentale.

Perché ricordiamoci sempre che senza il diritto di esprimere il proprio pensiero, anche quando e' discutibile e per alcuni, di cattivo gusto, quando questo diritto non e' garantito e protetto, tutti gli altri diritti non valgono una cicca ciucciata. Se non ci e' data la possibilità di protestare o dissentire, diventiamo dei sudditi afoni, e quando ad un popolo e' tolta la voce per dissentire, nessuna altra libertà e' possibile.

Certo che, come e' caratteristica dei diritti, quando vengono estesi a tutta la popolazione, tutti ne partecipano, anche chi sinceramente e di cuore dovrebbe tenere sempre la bocca chiusa. Anche il deficiente che passa le giornate di fronte al computer, alternando visite al sito della squadra del cuore, siti pornografici e quelli di gioco d'azzardo… E' un diritto di cui usufruiscono anche i razzisti, gli omofobi, i cretini in generale...

Mi ripeto, la liberta' di opinione e' uno dei diritti fondamentali in ogni societa' civile degna di tale nome.
Anche quando si tratta di un'opinione che aborriamo, perche' non può essere una strada a senso unico. O c'e' o no c'e'.

Chi scrive "non sono Charlie, io sto con Charlie" fa', secondo me, del sofismo un po' fine a se stesso: ovvio che non sono davvero Charlie, lui era un uomo francese occhialuto che di professione faceva l'editore di un giornale di satira, io sono una donna italiana/americana (gli occhiali li abbiamo in comune) che di professione non sa ancora cosa farà, ma sono Charlie. Sono Charlie, anche se probabilmente non avrei disegnato quelle vignette, anche se mi offendono (non lo fanno, ma lasciatemi crogiolare nel mio lirismo ispirato…), anche se le ritengo un insulto (non le ritengo un insulto, i.c.s.)... Sono Charlie come simbolo di protesta e di dissenso contro chi nega il diritto di avere un'opinione, sono Charlie così come sono Salman, e sono Flemming…
Oggi sono stati i giornalisti/vignettisti di Caharlie Hebdo a venire assassinati per ciò che hanno scritto/ detto, domani potrebbe succedere a me. "Sono Charlie" vuol dire che sono una persona che difende il mio diritto di esprimere quello che penso. E anche il tuo, il vostro.

Sono i pazzi violenti con il mitra il problema della società, non i disegni che ridicolizzano o profanano un santo o un profeta, o la satira creata per scuotere certezze.
Esprimere un'opinione e' un diritto da proteggere, per quanto questa opinione mi/ci fa' male, anche quando e' una cagata pazzesca, anche quando questa opinione ci fa' venire voglia di reagire violentemente.
Perché oggi sono comici e i vignettisti di Charlie Hebdo nel mirino, ieri autori letterari come Salman Rushdie, e domani?

Un paio di giorni fa un blogger saudita, il fondatore dell'ormai defunto Liberal Saudi Network (chiuso dalle autorità saudite) ha iniziato a scontare la pena per aver "insultato" Islam (non aveva scritto cose tipo "maometto, fammi una pippa", no… aveva "ospitato" sul suo blog dei post in cui venivano criticate delle figure religiose di alto livello e lui aveva suggerito, in un suo post, che una certa università saudita era diventata un covo di terroristi) ricevendo le prime 50 frustate delle 1000 che gli sono state decretate come punizione, oltre ovviamente a 10 anni di prigione e 260.000$ di multa.
Un blogger.
E per fortuna che l'accusa precedente di apostasia, per aver cliccato un "mi piace" su una pagina di arabi cristiani, gli e' stata commutata, altrimenti invece delle 1000 frustate + prigione + multa, era la pena di morte.
Parliamo ancora di "mancanza di rispetto" e di "cattivo gusto"? Chi esattamente qui manca di rispetto (per i diritti umani) e ha cattivo gusto?

Raif Badawi sapeva benissimo cosa rischiava e ha continuato a mettere la sua vita in pericolo, non credo perché fosse pazzo o incosciente (e' sposato con 3 figli e immagino preferirebbe essere con la sua famiglia invece di una prigione) oppure perché non avesse buon gusto, ma per cercare di spingere il suo paese verso il presente, lottando così per il suo diritto. e quello dei suoi concittadini, a pensarla diversamente dal "regime" ed esprimere la propria opinione. Se avesse esercitato il "buon senso" che oggi sembra sia sinonimo di auto-censura, avrebbe dovuto pubblicare ricette oppure foto di tramonti o di gatti, invece di esprimere la sua opinione. Ma l'anima umana, soprattutto quando e' in qualche modo soggiogata, non può vivere di soli tramonti e gatti.
Penso che lo abbia fatto pienamente cosciente dei rischi e mi azzardo a dire che lo abbia fatto per i suoi figli, e per i figli dei suoi figli e tutta la popolazione saudita, per cercare di cambiarne il governo, le leggi assurde. Il progresso non e' mai risk-free.

Sembra proprio che ultimamente il diritto a dire/scrivere quello che uno pensa sia diventato qualcosa da riconquistare, sembra che l'auto-censura debba essere la forza che guida giornalisti, vignettisti, comici…  Mi viene in mente: avete mai visto quell'episodio di South Park in cui c'e' anche raffigurato maometto? Be', su internet non esiste più un'immagine in cui il profeta che non si può raffigurare non sia stata censurata. Guardate qui, si tratta di South Park, ragazzi… SOUTH PARK,  che ha preso per il culo tutti, ma proprio tutti!

La liberta' di opinione e di stampa non valgono solo quando condividiamo tale opinione, quando e' un'opinione popolare, ma anche quando magari e' mediocre, quando offende quando e' cattiva…
Scrivono in molti: attento a come usi la liberta' di parola. Ma cosa vuol dire?
Come devo usarla? Esistono istruzioni per l'uso? Se questo diritto e' garantito, lo uso, dico la mia. Se dico una cazzata, toglietemi l'amicizia su facebook e finisce li'. A meno che non stia istigando alla violenza, sono libera di scrivere quello che voglio, nel bene e nel male. Ad esempio qui il presidente Obama viene preso in giro pesantemente costantemente su certi siti, lo hanno ritratto come una scimmia, e anche peggio, ma l'FBI si muove solo quando esistono minacce sulla sua vita scritte. Perché qui anche battute e immagini ignoranti e offensive persino contro il presidente non costituiscono reato.

Da dove arrivano questi limiti? Chi li determina questi limiti? A me sembra tanto un falso diritto, se ha dei limiti.

Un diritto e' un diritto, non capisco perché debbano esserci limiti, immaginari e immaginati da qualcuno. Ad esempio, il diritto al voto ce l'hanno (o dovrebbero averlo) tutti, anche le persone che uno spererebbe non votassero mai (omofobi, razzisti, ignoranti in generale…). Anche se non sai leggere, puoi votare. Anche se non parli inglese, ma sei americano, puoi votare.

Qualcuno mi ha posto la domanda: com'e' che si puo' fare una satira pecoreccia sulle varie religioni, ma non si possono toccare i neri o gli obesi?
Mmmm… ottima domanda, ma la risposta e' facile: si puo' fare tutta la satira che si vuole su tutto, sui neri, sui gay, sugli obesi, sugli italiani, sui messicani, sui cristiani, sugli ebrei… e sai, al massimo ti becchi una lettera dagli avvocati della lega anti-diffamatoria di turno, magari decine (o centinaia o migliaia, a seconda) di email di dissenso, qualche "vaffanculo"… magari una causa civile o due.
Il tutto serve per continuare la discussione.

La guerra contro l'intolleranza, religiosa o sociale, e vorrei anche dire il progresso passa anche, e soprattutto, attraverso la risata: quando i sudditi si rendono conto che l'imperatore e' nudo, se la fanno sotto dal ridere!
La satira poi, proprio per sua natura ha un carattere immediato e globalmente comprensibile, quindi quale modo migliore per denunciare assurdità o incongruenze se non con un sorriso o una risata?
Ovviamente, la satira può essere usata anche per portare avanti argomentazioni contro il progresso, ideologie intolleranti… ma vi assicuro, non so se capita solo qui in America, di comici seriamente divertenti di destra (conservative) non ce ne sono. Perché sono generalmente incapaci di fare auto-ironia, si prendono sempre terribilmente sul serio, e essere capaci di ridere di se stessi e' fondamentale per chi vuole far ridere gli altri.

Poi c'e' la storia del rispetto, perché, leggo, le vignette di CH sono irrispettose verso le religioni, verso dio, i santi, i profeti (ma non solo, pare abbia pubblicato parecchie vignette anti-razzismo, anti-militare, etc.). E bisogna rispettare la religione, no?

Scrive benissimo Flemming Rose, l'editore del giornale danese di cui ho parlato sopra, in questo suo articolo sul Washington Post del 2006 sul perché ha pubblicato le vignette al centro della crisi quasi globale sviluppatasi tra il 2005/2007:

"But what does respect mean? When I visit a mosque, I show my respect by taking off my shoes. I follow the customs, just as I do in a church, synagogue or other holy place. But if a believer demands that I, as a nonbeliever, observe his taboos in the public domain, he is not asking for my respect, but for my submission. And that is incompatible with a secular democracy."

(Cosa significa rispetto? Quando visito una moschea, mostro il mio rispetto togliendomi le scarpe. Seguo le abitudini, proprio come faccio in una chiesa, sinagoga o altro luogo sacro. Ma se un credente mi chiede che io, un non credente, osservi i suoi tabù in pubblico dominio, non sta chiedendo il mio rispetto, ma la mia sottomissione. E questo e' incompatibile con una democrazia laica.)

In altre parole, e' proprio come quando i rappresentanti al governo americano decidono di togliere i fondi alle cliniche che si occupano della salute delle donne e dove, tra altri importantissime aiuti medici (contraccezione, mammografie, pap test) vengono anche fatti aborti perché e' contro la loro religione. E no, non ci siamo. E tra l'altro, secondo un recentissimo sondaggio, persino nell'America dei fondamentalismi religiosi, la maggioranza di Americani, anche quelli che non sono in favore del prendere in giro una religione, sostengono il diritto di farlo. Interessante.

Siamo fortunati noi in Italia e in America, con il cristianesimo che ha ormai da anni ripudiato la violenza e la coercizione come mezzi per convincere la gente a seguire regole, obbedire leggi e credere nel dio uno e trino. Siamo fortunati perché  ad esempio, se mi ricordo bene uno dei comandamenti e' "non pronunciare il nome di dio invano", e se l'attitudine generale non fosse cosi rilassata, alla fine di ogni orgasmo, ad esempio, avremmo la polizia religiosa alle porte, pronta a prenderci a sassate oppure a buttarci in galera!

Molti che hanno commentato gli eventi lo hanno fatto iniziando con il classico "la violenza non e' mai giustificata, pero'…"  Pero', cosa? O la giustifichi o non la giustifichi. Niente se e niente ma. Mi ricorda tanto quelli che dicono "Non sono razzista (o omofobo), ma…" Oppure il genitore che dice "amo mio figlio e non voglio fargli del male" e poi lo mena perché magari ha spinto un altro bambino (ne avevo parlato nel mio post sulla violenza domestica contro i bambini).
Quel pero' devo dire, mi da' un po' fastidio… e' una parolina che definisce la nostra paura, e' un promemoria importante del perche' la satira e' importante, e del perche' nei regimi totalitari e' assolutamente proibita: perche' consente a chiunque di ridere anche di quello che viene considerato sacro, serio o tabu'.
Nel film The Interview una delle parti più classicamente goliardiche della pellicola tratta il mito che Kim Jong Un non scoreggia ne' produce escrementi, perché  essendo divino, gli mancano i buchi di uscita necessari Ma sappiamo tutti, anche chi il film non lo ha visto, che infatti senz'ombra di dubbio anche dio Kim scoreggia e caga come noialtri umani! Per i nordcoreani Kim Jong Un e' dio che non scoreggia, per noi e' un personaggio ridicolo.

La risata e' potente, e qui mi viene in mente Harry Potter, quando nel terzo libro il Prof. Lupin insegna a lui e ai suoi compagni di classe come combattere contro le proprie paure (rappresentate dai Boggart, non so se e come sia stato tradotto in italiano). Mi scuso se non siete dei potterhead anche voi, ma comunque l'unico modo per sconfiggere la paura e' con la risata, e in particolare dando a ciò che ci fa' più paura degli attributi ridicoli. Che e' esattamente quello che fa' la satira, quello che hanno fatto i vignettisti di Charlie Hebdo, i vignettisti di Jyllands-Postem, etc.

In altre parole, se crediamo alla libertà di opinione e di stampa, quando qualcuno la minaccia severamente, la prima cosa da fare, se sei un vignettista o un comico, e' proprio quella di mettere chi la minaccia alla berlina. E di provocare. Questo e' il tuo lavoro, altrimenti avresti potuto fare il giornalista normale (ma anche li', tante paure da affrontare…) oppure per un lavoro tranquillo in un giornale, avresti potuto diventare un necrologista... Penso che per un comico o uno che fa' del sarcasmo e della satira la sua professione, sia quasi un istinto.

Soprattutto se considero che, almeno qui in America, la satira e' (e faccio riferimento ad un sito legale) "l'uso di umorismo, ironia, esagerazione or ridicolo per esporre e criticare la stupidita' o le immoralita' della gente, particolarmente nel contesto della politica contemporanea e altri temi d'attualità'",
mi sembra che quanto viene pubblicato da Charlie Hebdo rifletta la definizione americana di satira al 100%.
Sinceramente, ho la netta sensazione che dio, qualsiasi nome gli vogliamo dare, se ne sbatta altamente di quanto pubblicato su un giornale di un pianeta tra le decine di miliardi di pianeti sparsi dentro miliardi di galassie in un universo di cui non riusciamo nemmeno a comprenderne la grandezza.

Chiunque voglia farsi rispettare e far rispettare le proprie idee utilizzando la paura, non potrà mai avere ragione, per me. MAI.

E quando blog, giornali e altri mezzi di comunicazione si sottopongono all'autocensura per paura, abbiamo perso un po' tutti.

Finisco con questa vignetta che trovo divertentissima.
Spero non si offenda nessuno <>

Cari atei, ancora una volta, devo dirlo, state facendo un ottimo lavoro a non commettere nessun atto di terrorismo. Continuate così!  Con affetto, Dio





giovedì 27 novembre 2014

Grazie

Thanksgiving 2014: questa e' la foto che lo rappresenta.




In risposta al mio commento che sottolineava la solitudine di quest'opera d'arte ("Dov'e' il vostro di indiano, ragazzi?"), i grandi mi hanno detto che solo perché non me lo dicono o scrivono o disegnano, non vuol dire che non sia vero anche per loro. 
Allora grazie.
E' bello vederlo per iscritto, sentirsi amati così pubblicamente e' una bella gratificazione… che alla fine e' proprio il significato di questa festa. O forse il suo opposto, bo'…

Tuttavia, ci pensavo ieri, sono convinta che anche senza figli sarei stata felice. Seriamente. Rabbrividisco sempre un po' di fronte a chi dichiara che la propria ragione di vita sono i figli. No, no no! Ci sono, li adoro, ma prima di tutto ci sono io, che magari sto sullo sfondo, perché coi figli le priorità sono diverse. Pero' ci sono e la mia esistenza e' la mia ragione di vita. I figli sono il condimento che rende un buon piatto, anche uno mediocre, delizioso, ma un condimento da solo non e' appetitoso per niente. 

Solo una mia riflessione di fronte a chi mette al mondo figli per ricevere le gratificazioni, le soddisfazioni, le felicita' che gli mancano nella vita. 
Ne conosco diversi, e mi verrebbe voglia di prenderli a sberle… che errore. E che orrore.

Cosa volevo dire? Mi sono persa… 
Ok, quale migliore occasione del Thanksgiving, il Ringraziamento, per dirvi grazie? Grazie, amici del blog, perché ci siete, e quando mi sento sola, so che in realtà non lo sono. So che posso allungare la mano e virtualmente toccare le vostre. Un bel high five ci starebbe proprio bene, vero?

Grazie.


mercoledì 24 settembre 2014

A cosa servono le mani

Diverse settimane fa, Valeria ha scritto un post che ha scatenato in me un'ondata di reazioni e ricordi… in questo post racconta alcune sue esperienze durante la sua recente vacanza in Italia.
Leggo:

"Qualche giorno fa un mio contatto fb scrive qualcosa su un comportamento sbagliato di un bambino nei confronti della madre e tutti i suoi contatti hanno deliberato che l’unica soluzione e’ lo schiaffo. Una generazione di picchiatori. Non riesco a capire come un adulto possa alzare le mani su un bambino, per definizione indifeso, senza considerare quel gesto violento, senza considerarlo un abuso, come possa poi guardarsi allo specchio senza farsi schifo.
Qualche settimana fa ero in un locale all’aperto, era tardi, circa mezzanotte. Arriva una coppia, il figlio dorme nel passeggino, ma la musica ad alto volume lo sveglia quasi subito. Comincia a piangere, la mamma letteralmente gli ordina di mettersi il ciuccio e chiudere gli occhi, lui piange piu’ forte e lei con un gesto delle mani gli fa capire che se avesse continuato, lo avrebbe picchiato.
E mi sento lontana anni luce."

Non e' questo il primo post in cui Valeria paragona i genitori italiani che incontra quando torna in visita in Italia con i genitori che ha incontrato/incontra a L.A.: apprezzo molto la sua opinione perché lei, che vive a Los Angeles da 11 anni, diversamente da me tollera gli Stati Uniti e gli americani (pur apprezzandone alcune delle diversità positive), subisce la distanza geografica e culturale con l'Italia come se fosse l'effetto collaterale di una medicina amara, e vive la dicotomia dell'espatriato come una ferita che non si può cicatrizzare. 
Quello che nota e' che i genitori italiani sono più propensi non solo all'uso delle mani per disciplinare i figli, ma anche all'uso frequente di etichette e nomignoli denigratori, che non hanno nessuno scopo se non quello di far evaporare l'autostima dei figli. Come in quest'altro post la cui frase finale e' uno schiaffo virtuale al modo di pensare di tanti genitori, italiani di sicuro ma non solo: "E con buona pace del mio amore per l’Italia, penso che un paese che parla cosi’ ai bambini, e’ un paese che ha poche speranze per il futuro."

Non voglio commentare se sia vero o meno che in Italia i genitori siano generalmente più maneschi o più calunniatori nei confronti dei figli di quelli americani, perché essendo americana e filo-americana, potrei essere tacciata anche giustamente di partisanship, di essere prevenuta... ma nella mia esperienza di 21 anni di vita qui, di cui 19+ da mamma, non ho mai visto un genitore usare toni derogatori o usare le mani con la stessa frequenza, nonchalance e tacita approvazione di chi e' testimone casuale, che ho visto e vissuto personalmente in Italia. 
Generalmente qui si tratta di violenze/maltrattamenti nascosti, la cui esistenza, se scoperta, diventa competenza dello stato, del Department of Child Safety (conosciuto comunemente come CPS, Child Protective Services): la violenza sui bambini in ambito famigliare quando viene portata alla luce del sole (e sotto la lente di ingrandimento dei social media) viene denunciata e generalmente punita. O come minimo apre un dibattito intenso.

Prendiamo ad esempio quello che sta succedendo in questo momento qui: Adrian Peterson, uno dei running back dei Minnesota Vickings (una delle posizioni del football più prestigiose e remunerate) qualche giorno fa e' stato accusato di aver picchiato (abusato) il figlio di 4 anni (quattro, eh?) perché il bambino aveva spinto uno dei fratelli giù dalla moto parte di un videogioco. Adrian, da bravo papa' cresciuto in Texas a suon di whupping, di menate da parte dei genitori, armatosi allora di uno switch, un ramo (si', proprio un bel rametto cui ha tolto le foglie), dopo aver tirato giù i pantaloni al bambino, lo ha "disciplinato" una ventina di volte, e lo ha fatto così bene che quando e' tornato a casa dalla mamma, il bambino e' stato subito portato dal pediatra (la distribuzione famigliare non e' chiara, ma penso che Peterson abbia diversi figli con diverse donne) che, quando lo ha visto, ha dovuto chiamare la polizia/servizi sociali.  
Queste sono alcune delle foto fatte dai servizi sociali:


Tra le varie ferite, oltre a quelle che vedete nelle foto sulle gambe, ce ne erano diverse simili sui testicoli ed anche su mani, braccia e polsi. Ferite da autodifesa insomma.
Tutto questo e' successo a fine maggio. 
Con lentezza, finalmente a settembre e' arrivata l'accusa di maltrattamento/abuso da parte dello stato del Texas contro Peterson e agli inizi di ottobre, Peterson tornerà in tribunale per il processo. Nel frattempo la contea in Minnesota, dove Peterson vive, sta cercando di limitare i contatti tra l'amorevole padre e il bambino, che durante l'intervista con la polizia, ha detto che il papa' tira anche pugni in faccia e, oltre a rami e verghe, usa spesso anche le cinture, di cui ha una vasta collezione nell'armadio Ah, ha persino una whooping room, una stanza per le botte. Lovely.

Ora, non mi voglio soffermare sulla reazione patetica della squadra e della NFL, la lega nazionale di football, che inizialmente lo avevano sospeso per una domenica, e che solo dopo la minaccia della perdita di sponsor hanno realizzato che forse sospenderlo per una sola giornata non era abbastanza e che avrebbero dovuto quantomeno applicare al loro giocatore una misura disciplinaria proporzionale al modo vergognoso con cui lui aveva disciplinato il figlio, sospendendolo così indefinitivamente (ma con paga… )
L'indignazione pubblica ha dato il peso che si merita ad una vicenda allucinante, se pensiamo che siamo nel 2014 e non nel 1800, e dopo gli sponsor che hanno minacciato (e uno lo ha fatto) di cancellare il contratto con i Vikings e con la lega, anche il governatore del Minnesota si e' fatto sentire sollecitando la sospensione. C'e' da aggiungere che il caso di Peterson si somma ad altri casi che si stanno dipanando contemporaneamente e che coinvolgono diversi giocatori professionisti colti in flagrante o denunciati per maltrattamenti e abusi verso figli/fidanzate/mogli/compagne vari, anche questi casi che le squadre/lega avevano cercato di coprire in un primo momento, ma che invece, grazie a giornali/media curiosi ed assetati di audience, sono stati scaraventati giustamente di fronte all'opinione pubblica…

… voglio concentrarmi invece sulle reazioni suscitate da questo caso, dove un padre il cui lavoro e' quello di spingere, correndo, dei panzer incazzati di 150 kg l'uno tutto il giorno, ha deciso , per insegnare ad un figlio di 4 anni a non spingere i fratelli e fare il prepotente, di picchiarlo usando un ramo: c'e' stato chi, inorridito da questa violenza verso un figlio/bambino, ha accusato Peterson di essere un cattivo genitore, e poi ci sono stati quelli (tanti…) che lo hanno pubblicamente difeso citando tradizioni culturali, religiose, etniche, oppure l'indebolimento della figura del genitore che vuole essere amico più che genitore, e chi più ne ha, più ne metta  … 
Una discussione che sta mettendo in luce una cultura di violenza contro i nostri figli così pervasiva e internazionalmente diffusa, che c'e' da stupirsi che, come specie, non ci siamo ancora annientati.

Sono interessanti da notare i punti di "difesa" usati da Peterson durante le interviste con la polizia e attraverso il suo avvocato, a giustificazione del suo violento attacco contro il figlio, perché sono esattamente le stesse giustificazioni usate da quanti, americani, italiani e sapessi leggere altre lingue, immagino di qualsiasi altra nazionalità, credono fermamente che picchiare/sculacciare/alzare le mani contro i figli funzioni come metodo educativo e disciplinare:
  1. la sua intenzione non era quella di far male al figlio, ma di insegnargli una lezione. Di disciplinarlo insomma. 
  2. prima di sculacciare i figli, lui comunque gli parla, gli spiega cosa hanno fatto di sbagliato. 
  3. se il figlio avesse pianto, lui si sarebbe reso conto che stava andando troppo pesante. (In altre parole, la colpa per le ferite multiple sanguinanti  e' del bambino.)
  4. non si era accorto, durante la "sessione educativa", che il ramo usato si "avvolgeva" intorno alle cosce del bambino, causando così più danni di quelli che solitamente, dice lui, vengono lasciati durante uno switching, una pestata con una verga/ramo
  5. per lui sculacciare (usa il termine whooping) fa' parte del suo ruolo di genitore, e pur scusandosi per aver fatto più male di quello che intendeva (che cosa intendeva fare comunque con un ramo?), lui continuerà a disciplinare i figli nello stesso modo, anche se probabilmente senza lo switch, perché   "I know how being spanked has helped me in my life.” Lui sa che l'essere stato picchiato lo ha aiutato nella vita. 
Ognuna di queste giustificazioni parte dalla premessa che alzare le mani contro un figlio sia diverso da alzare le mani contro chesso', un collega cui dovete spiegare per la centesima volta come fare qualcosa o il room mate che beve la bottiglia di vino che avevate messo da parte per un'occasione speciale, o l'amico che esce con la vostra ex-ragazza, l'estraneo che vi pesta i piedi, o il vicino con la musica a tutto volume. Certo, anche in questi casi, potreste benissimo prendere un ramo da un albero del giardino e insegnare loro una lezione, ma il risultato sarebbe molto probabilmente una denuncia con arresto, magari accompagnata da un occhio nero. E se viveste qui in America e' altamente probabile un vostro futuro come dimostrazione umana di groviera. 
Ma non e' assolutamente diverso, e' lo stesso atto, fatto solo contro una persona che non può difendersi, non solo perché e' fisicamente più piccola, ma perché in questa relazione col genitore, il figlio ha perso il diritto di essere protetto. Perché comunque un adulto e' protetto dalla legge e ha il diritto di difendersi dalla violenza di un altro adulto. Un figlio invece no. Fosse stato un estraneo a marchiare con un bastone il bambino, nessuno avrebbe messo in dubbio che si tratta di abuso (pensate che un altro figlio di Peterson di 2 anni e' stato ucciso dal boyfriend della madre del bambino un anno fa …) 
I nostri figli, di cui dovremmo essere i primi difensori, possono diventare il nostro punching bag, e tutti fanno spalluccia e anzi, applaudono, perché e' così che si disciplinano i figli che sbagliano. E perché, come una tradizione perversa che si passa da padre in figlio, "anche io sono stato picchiato, e mi ha fatto tanto bene".

E questa, fatevelo dire da una che e' stata "sculacciata" e che ha brevemente sculacciato, e' una stronzata colossale.

Premessa importante: voglio bene a mia mamma, ai miei genitori, quello che sto per raccontare fa' parte della mia infanzia, mi ha influenzato profondamente, e non posso purificare la mia esperienza e trasformarla in qualcosa che non e'. Ho tantissimi ricordi belli che mi hanno aiutata ad accettare quelli che vorrei dimenticare, quelli che preferirei non avere. Come sempre nella vita non possiamo cambiare quello che ci capita, le carte che ci sono state distribuite, quello che possiamo fare e' affrontarlo con coraggio, ed imparare dalle avversità ad essere diversi e migliori. E spezzare il ciclo di violenza.

Mia madre era la disciplinaria di casa e io ero quella che, penso, la disturbavo/provocavo/facevo arrabbiare di più, certamente più spesso delle mie sorelle. E' un talento, eh? non ce l'hanno mica tutti… Mia mamma mi suonava come un tamburino e il suo target preferito era il mio posteriore. I miei ricordi sono in generale piuttosto sfocati (per fortuna), non saprei dirvi se venivo sculacciata tutti i giorni o meno, pero' mi ricordo benissimo di come la sua faccia si trasformava quando era pronta all'attacco alla disciplina/punizione, e io sapevo senz'ombra di dubbio che avevo combinato qualcosa di sbagliato: le labbra le si contraevano un po' a culo di gallina, qui si dice pucker up ma non mi viene in mente se esiste un termine simile in italiano, come se stesse per darmi un bacio (ha ha!), e così facendo le si allungava un po' il mento, mentre il suo corpo intero si contraeva come una corda di chitarra… sapevo allora che stavano per arrivare. Quando si trasformava, avevo paura di mia madre. In casa si usavano eufemismi tipo darmi le to'-to', dal suono che accompagnava le battute "to', to', to'". Io ero convinta che non ci fossero altre alternative e che in fondo, me le meritassi tutte. 
Solitamente usava la mano nuda, mi ricordo di una sola volta che abbia ha usato uno strumento, il battipanni che mi aveva lasciato un bell'ematoma, pero' la mano la sapeva usare bene… 
Un evento cruciale e' successo quando avevo circa 10 anni: mi ero arrabbiata con mia mamma non mi ricordo bene per cosa, e avevo deciso di scappare di casa, un desiderio che ho avuto spesso specialmente durante l'adolescenza. Ovviamente, prima di scappare di casa, mi sono presa quelle due cosine che mi sarebbero servite nella mia"nuova vita". Una di queste era la scatolina in cui mettere l'apparecchio che portavo tutto il giorno. Questo particolare e' importante perché da' un contesto temporale al mio ricordo.
E dove si scappa a 10 anni? Nel parcheggio dietro casa, "nascosta" dietro una macchina, duh! Non chiedetemi perché . E' la logica ferrea di ogni decenne.
Mia madre mi poteva vedere dal balcone al quinto piano, ma io non lo sapevo, dopotutto ero una bambina. 
Lei dopo un po' e' scesa, mi ha afferrato e mi ha praticamente tirato/fatto marciare fino a casa a colpi di sberle sul didietro. Dal parcheggio, alla nostra scala e poi i cinque piani in ascensore, e' un bel tragitto, soprattutto se fatto al ritmo di sculacciate. Se qualcuno aveva visto, nessuno e' intervenuto, ma d'altronde si tratta di 40 anni fa, non era certamente l'unica a comunicare la sua frustrazione e disappunto con le sberle. 
Mia mamma era sicuramente stanca, con una bambina di 2 anni circa cui stare a dietro oltre a me e all'altra mia sorella, non ho nessun dubbio; ma la sua reazione al mio exploit di bambina e' stata esagerata, non credo che debba spiegarlo a nessuno… Questo cocktail di stanchezza, frustrazione e rabbia mi ha sbrindellato le mutande. Per non parlare poi del colore delle mie chiappe, che era cambiato da rosa a viola.
Francamente non mi ricordo che lezione avrei dovuto imparare, pero' mi ricordo benissimo di aver giurato che me ne sarei andata di casa prima o poi, quando avrei potuto. Cosa che ho poi fatto, almeno temporaneamente, una decina d'anni dopo. 
E' stato da allora una rapporto in discesa, quello con i miei, specialmente mia mamma, una relazione molto difficile e complicata. Non sono mai riuscita ad avere un rapporto disteso, di confidenza e fiducia con loro, finche' non sono andata a vivere per conto mio (vabbe', col mio ragazzo). Si e' poi normalizzato e livellato tutto quando sono andata a vivere in California e mi sono sposata. 

Non la giustifico, ma la capisco, anzi c'e' voluto che mi sposassi e avessi figli per capire quanto sia difficile navigare nel mare fatto di amore infinito e frustrazioni che e' l'essere genitore, cercando di stare a galla durante frequenti tempeste, nella speranza di non sbagliare, ma sbagliando sempre e comunque.
Ho sempre pensato che i miei avessero fatto del loro meglio con noi figlie, ma capisco adesso che ho 4 figli, che fare del proprio meglio non basta: va bene se devi preparare una torta, ma e' un limite quando parliamo della responsabilità che abbiamo nei confronti dei figli.
Col tempo ho capito che fear-based parenting che mi era stato indirettamente insegnato attraverso le tante sculacciate, questo basare il proprio lavoro di genitore sull'essere temuti dai figli forse andava bene 100 anni fa, ma e' assolutamente disfunzionale oggi.

Per molti anni, inclusi i primi anni in cui sono diventata madre, anche io, come Peterson e tutti quelli che sono a favore della violenza (intesa come "ogni atto o comportamento che faccia uso della forza fisica (con o senza l’impiego di armi o di altri mezzi di offesa) per recare danno ad altri nella persona o nei suoi beni o diritti" - Treccani) perpetrata contro i figli, giustificavo le sculacciate e sberle ricevute per 3 motivi principali: 
  1. mi meritavo quelle botte, visto che probabilmente avevo una boccaccia e "rispondevo" e facevo tutto quello che non dovevo fare. 
  2. anche mia madre era probabilmente cresciuta a suon di schiaffi, e usava gli strumenti che aveva imparato a casa, utilizzando i modelli che aveva ricevuto. Quindi non era colpa sua di per se'.
  3. alla fine tutte quelle battute mi sono state utili, perché sono cresciuta "bene". 
Quello che mi disgusta di più e' che il discorso del "meritarsi" una sberla e' anche supportato da chi usa la bibbia come libro supremo di tutte le scienze, inclusa la pedagogia. Organizzazioni come Focus On The Family, nata 40 anni fa con l'intenzione di promuovere idee conservatrici e il modello tradizionale della famiglia (in altre parole, niente sesso fino al matrimonio, matrimonio ovviamente solo tra un uomo e una donna, adozioni solo per coppie eterosessuali sposate, preghiera nelle scuole, insegnamento del creazionismo, sculacciare come forma positiva di disciplina… avete capito i tipi, no?) continuano a giustificare lo spanking, ovvero la sculacciata, come forma di disciplina necessaria. Che dire poi dei seguaci delle dottrine di Michael e Debi Pearl, autori del vendutissimo libro To Train Up a Child (e di loro seguaci ce ne sono centinaia di migliaia qui, se non milioni, tra cui i famosi Duggar, che suggeriscono questo libro nel loro sito, tra le "risorse per genitori") in cui raccomandano l'uso di una bacchetta, il rod of training, anche su bambini di 6 mesi. 
Vi invito, se non avete appena mangiato, a leggere questo articolo della merda umana pastore Pearl (e si', perché ovviamente e' un pastore cristiano) in cui con un turbinio di citazioni bibliche a supporto, vi spiegherà la differenza tra castigo e punizione, vi spiegherà come e perché bisogna usare la bacchetta per "castigare" i figli anche di 6 mesi (leggasi "pestarli con un bastone", proprio come Dio ci castiga quando usciamo dalla sua gloria; a proposito di questo rod of training, in un'intervista Mr. Pearl suggerisce che un'ottima "arma" da usare coi figli consiste di un tubo idraulico flessibile di mezzo cm di diametro, che può essere facilmente arrotolato e tenuto in tasca, pronto in ogni momento, e il cui materiale fa male ma e' soffice abbastanza da non lasciare segni sul muscolo o sulle ossa.) 

Con la bibbia in mano, tutte queste persone a favore delle punizioni corporali - ok, castighi - sostengono che sculacciare un figlio come castigo non e' un abuso, in quanto dovrebbe essere fatto a mente fredda, con forza ma non eccessivamente, e' un castigo che deve "pungere, ma non fare male". Lasciamo stare che la differenza tra "punizione" e "castigo" esiste solo nella loro mente distorta da versetti biblici scritti millemila anni fa, quando i sacrifici umani erano ancora considerati ok e si seguiva legge del taglione, ma non ci vuole una laurea in psicologia per capire che l'uso di rami/bastoni/battipanni/mani poteva forse andare bene quando la bibbia e' stata scritta, ma oggi che sappiamo che i bambini hanno la possibilità di imparare e confrontarsi col mondo esterno molto più che nel passato, questi metodi di punizione/castigo creano il risultato opposto, a lunga scadenza. La violenza genera violenza, e i figli imparano più osservandoci, come ci comportiamo quando comunichiamo con loro e con il resto del mondo che con mille sberle.
Altri continuano la loro apologia della violenza contro i figli evidenziando come i bambini insopportabili, quelli che testano la pazienza e l'udito di tutti, sono i figli di genitori che non usano punizioni corporali, e citando situazioni che abbiamo vissuto tutti, dove i bambini sono out of control,  raccontano di bambini che urlano buttandosi a terra nei supermercati, che spingono gli amici giù dallo scivolo, mentre i genitori inutilmente li rincorrono implorando "devi rispettarmi, ti ho detto di smetterla". E di genitori così ne abbiamo incontrati tutti, al parco giochi, al ristorante e persino quando ci si ritrova nel gruppo esteso famigliare. Mia sorella ad esempio, ha avuto un figlio che e' stata incapace per anni di guidare. Quando lo aveva portato in Italia la prima volta, quando aveva due anni, i miei erano rimasti esterrefatti perché i lei e il marito gli lasciavano fare tutto, senza mai intervenire con fermezza. L'altra sorella, quella che vive in Italia, quando ancora mi parlava mi aveva detto a proposito di nostro nipote "se quello era mio figlio, giuro gli avrei dato uno sberlone". Chissà se ora che anche lei ha 2 figli suoi, ha mantenuto la promessa… 
Questo per dirvi che e' vero, ci sono genitori che sono dei molloni coi figli, come appunto mia sorella, ma non perché non li menano quando si comportano in modo improprio, ma perché invece di guidarli, questi genitori hanno frainteso il loro ruolo, hanno lasciato il timone in mano ai figli. Hanno scelto una via d'uscita, invece di accettare la responsabilità di dare ai figli una direzione da seguire,  
"Menarlo o mandarlo alla deriva" non sono mica le uniche alternative per crescere un figlio. Sono di sicuro i metodi dei genitori più pigri, quelli più facili.  
Ma non ci sono scorciatoie quando si cresce un figlio. Lo so, perché le ho provate anche io, e non funzionano.

Chris ha ricevuto qualche sculacciata quando era piccolo, e si ricorda bene della volta che gli ho lanciato, mancandolo ovvio, un pettine. O era una spazzola? Whatever. 
Dopo ogni sculacciata, mi ricordo che mi sentivo un verme, mi immaginavo con la faccia trasformata, magari anche a me veniva il mento lungo e la bocca a culo di gallina… Ma continuavo a pensare che non ci fossero alternative, quando un figlio "si comporta male", bisogna fargli capire chi comanda, e lo si può fare solo accompagnando alle parole una pacca. Che male c'e' vero?

Ho smesso di sculacciarlo dopo che un'estranea in un ristorante dove ero andata sola con Chris ed Emily che aveva pochi mesi, mi ha sentito sgridarlo in italiano… Di sicuro aveva schiacciato tutti i pulsanti giusti e di sicuro io ero super-stanca, avendo un bambino di nemmeno 4 anni e una di pochi mesi. Sono anche sicura che non dovevo essere qualcosa di bello. Questa signora deve essersi spaventata per Chris, mi si e' avvicinata e mi ha guardato negli occhi e mi ha detto "I don't know what you do in your country, but in this country, we don't talk to children like that." Non so cosa tu faccia nel tuo paese, ma in questo paese, non parliamo così ai bambini. 
E' stata una doccia fredda, e ne avevo bisogno. Mi sono spaventata tantissimo e abbiamo finito di pranzare in velocità, aspettandomi l'arrivo della polizia o del CPS.
Vorrei potervi dire che l'istinto di alzare le mani e' evaporato quel giorno, ma non e' stato così: mi trovo ogni giorno a combattere contro me stessa e contro l'idea di "pungere" i miei figli quando non si comportano come dovrebbero (secondo me), ora non tanto usando le mani ma la lingua. 
Ne parlo con i miei figli ora che sono più grandi, della mia fatica quotidiana di essere una madre fair, aperta e disponibile ad ascoltarli… e loro me lo dicono, me lo fanno notare quando sbaglio. E non vi sto nemmeno a dire quante volte mi scuso. Perché così come stanno crescendo loro, sto crescendo anche io come madre, spero.  Ci aiutiamo a vicenda in questo viaggio, che non finirà con me o con loro, ma continuerà con i loro futuri figli, se ne avranno.

Non ho nessuna credenziale psicologica o pedagogica ovviamente, se non la mia esperienza, sia da figlia che da madre, ma vorrei comunque offrirvi alcuni suggerimenti, alcune idee che mi hanno aiutato nei momenti difficili, una sorta di 12 Passi per il genitore che sta per oltrepassare il limite (sono solo 5 per vostra fortuna…), per il genitore che magari vuole cambiare metodo lasciando da parte il rod of training, o la mano nuda:

  • nei momenti di maggiore frustrazione o di lotta o rabbia con una figlia (o figlio), fate l'opposto di quello che vorreste fare istintivamente. Ad esempio, quando vi verrebbe voglia di urlare o alzare le mani, abbracciatela e ditele "ti voglio bene". La situazione si calmerà immediatamente e sarà più facile parlare e ragionare. E questo funziona sia con figli piccoli che con figli grandi
  • il "time out", il periodo di isolamento dato ai figli per calmarsi e ripensare alle loro azioni, non e' solo per i figli: una pausa per riflettere e pensare a come agire, a cosa dire e' fondamentale anche per i genitori (accompagnati magari da un bicchiere di pinot grigio… scherzo!). Spesso una pausa di 10 secondi e' sufficiente per fermare il treno di emozioni che potrebbero portare all'uso delle mani
  • non etichettare i figli, non importa quanto ripetano lo stesso errore o quanto frustrati voi siate con un certo loro modo di fare! Non fateli vergognare. Immaginate di essere voi dalla parte ricevente di "Sei sempre pigra!" "Sei stupido!"  "Sei grassa!" Vi dico qual era la mia di etichetta:  i miei erano molto creativi e durante la mia adolescenza, siccome secondo loro ero sempre triste (e immagino lo fossi anche, principalmente a casa, ovvio… e poi comunque quanti adolescenti conoscete che non siano lunatici e imbronciati almeno un po'?) mi avevano appioppato il famoso nomignolo "Gufon Face". Quanto l'ho odiato e soprattutto quanto ho odiato il fatto che la loro fonte di ridicolo era la mia fonte di umiliazione.
  • il rispetto e la fiducia non sono strade a senso unico: per riceverli, bisogna darli. Nello stesso modo, se vuoi essere ascoltato dai figli, devi imparare ad ascoltarli. Il che non vuol dire cedere a ricatti e richieste, vuol dire solo che diamo validità ai loro sentimenti, che e' molto importante.
  • sbagliare e' parte della nostra condizione umana, e va bene così, sia per noi che per i nostri figli. L'importante e' chiedere scusa sinceramente.

Credetemi, non e' facile cambiare, non e' facile interrompere il ciclo di violenza che si impara da piccoli. 
Ma e' possibile, basta davvero volerlo, ed essere umili abbastanza da riconoscere di essere imperfetti e voler migliorare. Non c'e' bisogno di picchiare nessuno per essere ascoltati, anche se in certe situazioni verrebbe proprio voglia di farlo (su, su, non mentite: quante volte avreste voluto usare un bastone per disciplinare l'impiegata dell'anagrafe che vi sbaglia il documento o quello delle poste che si muove con la velocità  di uno bradipo-zombie?)  Ricorrere alla violenza, sia essa provocata e meritata o meno, e' un segno di fallimento, comunque lo vogliate imbellire, farlo benedire dal pastore di turno o coprirlo di pailettes e gloria postuma.

Ogni volta che ho alzato una mano verso mio figlio e non era per dargli una carezza, ho fallito nel mio ruolo di genitore. 
Ogni volta invece che ho alzato una mano verso uno dei miei figli e gli ho dato una carezza e non una sberla, ho vinto una battaglia. E siamo tutti migliori per questo.

Violet e' tornata a casa un paio di giorni fa con questo "lavoro" fatto in classe. E' appeso al muro, per ricordarmi a cosa servono le mani.



Vi lascio con la bellissima poesia di Dorothy Law Nolte (ho anche il libro…) Qui la traduzione.





p.s.: un ottimo libro che mi ha aiutato tanto e' Men Are From Mars, Women Are Form Venus…Children Are From Heaven di John Gray. E' stato tradotto in italiano, e lo trovate qui

martedì 28 gennaio 2014

Non posso più procrastinare, ovvero il Liebster Award

Anni fa giravano nella blogosfera tutta una serie di premi e giochetti, un giorno si' ed uno no qualcuno dei blog che leggevo riceveva un premio con una catena di santantonio una richiesta di rispondere a delle domande, il tutto con l'encomiabile scopo di fare conoscere blog "minori" ad un pubblico più vasto, o dare agli autori di blog più conosciuti l'opportunità di rivelarsi.  
Poi un giorno, così come erano arrivati, sparirono. Io almeno non ne ho visti più finche' e' tornato il Liebster Award e nel giro di 2 giorni ho ricevuto 3 nomine! A dire il vero, avevo ricevuto la prima nomina quasi un anno fa (il 27 marzo 2013), da Fra, l'autrice di Parole Per Aria , e avevo momentaneamente messo il post sul back burner, in attesa di trovare il momento giusto… 
Direi che un anno dopo, con 4 nomine, non posso più procrastinare! Sono stata nominata per ben quattro volte, diamine!
Ok, vi assicuro che non mi sono montata la testa, anche se tendenzialmente avrei potuto: capisco che questo blog non e' poi così straordinario (anche se potrebbe esserlo, non mi butto giù del tutto), ma più che altro immagino che tra chi nomina e chi e' già stato nominato, alla fine di blog nominabili ce ne fossero rimasti pochi… comunque sia, sono stata unta ed eccomi qui, a sudare (letteralmente) per rispondere a domande alcune delle quali, sono sincera, non mi sarei mai posta. 

Ringrazio quindi Fra, Valentina autrice torino-texana del blog Parole Sparse, Koala che ci "diletta" coi suoi tormenti e le sue gioie dall'Idaho sul blog Back to the USA e Annalisa del blog Mom With Backpack, per avermi nominata e per avermi dato l'occasione di raccontarvi dettagli sulla mia vita e mie aspirazioni che manco io sapevo. Siccome morivate tutti dalla voglia comunque… 

Queste le regole per partecipare (devo seguirle tutte?)

            .    ringraziare e linkare il blogger che ti ha nominato e il suo blog;  fatto
            .    rispondere alle 10 domande poste da chi ti ha nominato; 10 X 4… son 40 DOMANDE, porcaccia..
            .    nominare altri 10 blog che hanno meno di 200 followers; passo questa
            .    ricreare 10 domande; passo anche questa, abbiate pietà ...
            .    comunicare ai tuoi nominati la loro la nomina. idem

Queste le (11) domande che mi sono state poste da Parole Per Aria (http://paroleperaria.blogspot.it/2013/03/liebster-award.html)

1. Ricordi i tuoi sogni?
Ogni tanto. Alcuni sarebbero imbarazzanti da ricordare, non so se e' perché  sto invecchiando… E aggiungo che i sogni che vorrei ricordare con più dovizia di particolari,  sono quelli che dimentico più velocemente. Ovviamente.

2. Hai mai fatto qualcosa per cui provi rimorso?
Certamente! Chi e' senza peccato…  no, davvero: chi?

3. Sei amico/a dei tuoi ex?
No, ma vorrei esserlo di un paio (quelli che mi hanno "mollata", ovviamente...). Purtroppo pero' anche via Facebook si rifiutano di "amicizzarmi"… 

4. A che età hai dato il primo bacio?
Gesummaria, che domanda imbarazzante. Sono una late bloomer, sono sbocciata tardi… avevo 18 anni. E ora non osate chiamarmi Tardona!!

5. Hai mai "rubato" il ragazzo/ragazza a un amico/a?
No. Non avrei potuto ne' ci sarei riuscita anche volendo: le mie amiche erano tutte troppo fighe e i loro ragazzi non mi avrebbero guardato una seconda volta! 

6. Suoni uno strumento musicale?
Si', la chitarra. Ma non la tocco da almeno un anno. 

7. Ti capita di piangere leggendo un libro/guardando un film?
Non spesso, ma mi capita. Non mi ricordo quale libro, ma rammento anni fa questa scena: io seduta in metropolitana, a Milano, che sto leggendo un libro e sono in lacrime come una scema! Mi e' capitato altre volte, più recentemente quando ho letto "My Sister'sKeeper" di Jodi Picoult, "A Dog's Purpose" di Bruce Cameron (ne avevo parlato qui), e "The Bridges Of Madison County" di Robert Waller. Per quanto riguarda i film, anche li' dipende. A me commuovono le scene dei bambini che cantano, e' possibile? Sia dal vero che sullo schermo…

8. Ti sei mai esibito/a su un palcoscenico?
Da bambina diverse volte, anche se non sono sicura che conti. Se fate questa domanda a mio padre, vi darebbe una lunga e dettagliata, nonché melensa risposta.  Comunque anche se non si trattava di un'esibizione vera e propria, ho dato delle presentazioni negli ultimi anni sul vivere vegan. 

9. Cosa pensi dell'informazione ai tempi di internet?
Eccezionale da una parte e massacrante dall'altra: quando mi sono trasferita negli US, nel '93 e per i primi 8/10 anni anni, prima della diffusione del web, per ricevere notizie dall'Italia dovevamo andare da Ventura (casa) a Los Angeles e andare a caccia di giornali e riviste italiani, in particolare frequentavamo l'edicola sulla Third Street Promenade in Santa Monica, che aveva qualche giornale italiano, solitamente di qualche giorno prima… Ora, accendo il computer e migliaia di notizie di tutti i tipi fanno a gara per invadermi il cervello… troppa informazione, non ce la faccio!! Ancora non sono riuscita a raggiungere un equilibrio che funzioni  tra l'oscuramento informativo assoluto di vent'anni fa, e l'inondazione sempiterna di notizie di oggi.

10. Scrivi un diario?
Questo blog e' il mio diario. 

11. Sei mai stato vittima di episodi di bullismo e/o discriminazione per qualunque ragione?
Non personalmente. Ma se consideriamo le molestie sessuali una forma di bullismo, mi ricordo benissimo gli anni alle medie quando le mie compagne di classe già e meglio sviluppate al piano di mezzo (considero il cervello il "piano di sopra"…) passavano i cambi di professori e gli intervalli cercando di evitare le manate dei compagni di classe, e di fronte a tutti, come se fosse una gara! Una cosa che qui sarebbero stati sospesi per una settimana! Pur non essendo "toccata" (scusate il bisticcio di parole) direttamente visto che il mio piano di mezzo e' sempre stato scarsino, a me ha sempre dato un fastidio enorme ed avevo cercato di andare a parlare con la preside in merito, se mi ricordo bene senza troppi risultati. E' un aspetto dell'Italia che mi ha sempre urtato tremendamente: la benevolenza con cui si accettano comportamenti sessisti, abusivi e in qualche modo discriminatori nei confronti delle donne, anche da parte delle donne stesse, in tutti gli ambienti. Come se essere considerate degli oggetti che esistono per il piacere degli uomini sia un complimento. 


Queste le domande poste da Parole Sparse  (http://psparse.blogspot.com/2014/01/liebster-award-2_19.html)

1. Come sei arrivata dove sei ora? Amore, lavoro, voglia d'avventura...
Amore! Sono andata a giugno '93 al matrimonio della mia penpal di Chicago, e li' ho conosciuto suo cugino,  che poi ad agosto e' venuto a trovarmi in Italia. Da cosa nasce cosa, giro a Venezia e al Lago di Como per un paio di settimane, aggiungici lui che si ammala e deve rimanere in Italia altre 2 settimane… ed e' successo che il 7 settembre 1993 sono atterrata con lui a Los Angeles, il 6 novembre 1993 ci siamo sposati nella County Courthouse di Ventura, CA e il 4 dicembre abbiamo comprato la nostra prima casetta…  20 anni, 2 traslochi "cross-country", 4 figli e 2 case dopo, sono in Arizona! 
Ok, aggiungi all'amore anche un pizzico di voglia d'avventura.


2. Il cibo che ti manca di più dell'Italia e che ora non riesci proprio a trovare
Il pane fresco appena fatto, bello caldo e profumato e una bella pentolona di polenta! Per il resto, vivendo qui da più di 20 anni, ed essendo vegan da 8 anni, molti cibi italiani non li mangerei più ne mi attraggono più.   



3. Un cibo locale che, di fronte a un bel piatto si spaghetti, non potresti mai  confessare di adorare

Mmmm… Tra un piatto di spaghetti e un burrito farcito di fagioli pinto, verdure grigliate, salsa e un po' di guacamole… io lo confesso: scelgo il burrito! Gli spaghetti sono anche buoni ma….


4. E quello che proprio non trovi il coraggio di assaggiare?

Il "mac 'n cheese". A me il formaggio ha sempre fatto schifo e non l'ho mai provato prima di diventare vegan. Da quando sono vegan li faccio senza formaggio perché tutti li adorano (posterò presto la ricetta), ma siccome ha lo stesso odore, sapore e consistenza del formaggio vaccino, mangio raramente anche quello "cruelty-free", che faccio io! 
Il 
P         5. La prima consuetudine quotidiana che hai acquisito nel paese dove vivi ora
            Mi fai esplorare nei meandri più lontani della mia vita qui…. Penso che sia la facilita', la casualità con cui ci si veste… io mi sono subito sentita a casa!!  Poi ovvio che ci sia chi esagera, ma il non dover sentirmi obbligata ad essere sempre messa come se andassi ad un colloquio di lavoro anche quando invece devo andare a fare la spesa, e' decisamente liberatorio per me.
    
            6. Un termine locale che ti colpisce per il suo significato? 
            Penso sia "open carry", che si riferisce a chi indossa un'arma senza nasconderla, cosa che e' perfettamente legale in alcuni stati, inclusa l'Arizona. VI assicuro che vedere un panzone in fila davanti a Starbucks con una fondina e una pistola non mi fa' sentire per niente sicura, anzi!

7. La cosa che più ti ha stupito appena arrivata? 
La facilita' con cui si interagisce per strada, in giro, nei negozi, ovunque e in tutte le
situazioni con gli estranei. A confronto, in Italia, o forse solo a Milano, sono tutti snob… o
comunque se ne stanno molto sulle loro! Forse e' un problema di tutte le grandi metropoli,
ma qui non mi sono mai stata considerata "strana" perché parlo con tutti!

8. Se potessi espatriare in un paese a tua scelta senza preoccuparti di lavoro,
distanza, tenore di vita...dove andresti?
La mia risposta e' banale, ma sono esattamente dove vorrei essere. 

9. Dicono che se si impara a contare un una lingua non si cambia più anche se
si inizia a pensare in un altra. In quale lingua pensi? Ed é vero conti sempre
in italiano?
Penso sempre in inglese, eccetto quando scrivo sul blog o leggo qualcosa scritto in italiano, 
o quando parlo in italiano (ma in tutti questi casi, devo spesso usare un vocabolario
inglese-italiano o rassegnarmi ad intercalare termini inglesi). Non e' per fare quella che se 
la tira, e' che proprio faccio fatica ad esprimermi in italiano. E mi dispiace smentire il luogo 
comune, ma conto in inglese quando sono in situazioni pubbliche, occasionalmente se sono
da sola, allora conto in italiano! :-)

10. 1 cosa che é nella tua lista delle cose assolutamente da provare nel paese 
dove vivi ora? 
Andare a visitare il Grand Canyon. Ora che vivo a qualche ora di macchina, e'
assolutamente una gita che voglio fare. Forse questa primavera? Chissa'.


E ora le domande di Back to the USA  
(http://koalainusa.blogspot.com/2014/01/nomination.html)

1. quale data imposteresti nella macchina del tempo?

Nessuna: se fosse una data del passato, vorrei avere la garanzia di non rivivere i periodi duri e brutti; se fosse una data nel futuro, mi perderei tutto quello che sta per succedere, e allora rimango nel presente.

2. che arma useresti per abbattere l'ostacolo che ti impedisce di realizzare il
tuo GRANDE SOGNO

Siccome il mio grande sogno e' quello di pubblicare un libro, ecco userei come arma il tempo a mia disposizione senza interruzioni e tanto riposo, anche quello ininterrotto.

3. teletrasporto: dove andresti in questo istante?

Sono tanti i posti dove vorrei andare, ma in questo istante penso in Giappone a ritrovare Chiara, la mia migliore amica degli anni del liceo: siamo state una il sostegno dell'altra per 5 anni, poi ci siamo perse di vista e ora che la ritrovo, si trova a 12mila chilometri di distanza...

4. quale libro vorresti poter vivere?

Contrariamente a quello che potreste pensare, non e' "50 Shades Of Grey"! La risposta per
questa domanda e' la stessa della numero 5.

5. di quale film vorresti essere protagonista?

Ok, non ridete, ma vorrei essere Bridget Jones… ok, c'e' stato un periodo nella mia vita in
cui ero lei, con una  storia senza futuro con collega che incarnava tutto ciò cui ogni donna
intelligente dovrebbe stare lontana, e qui quoto sa il libro che il film:
Equally important, will find sensible boyfriend to go out with and not continue to form
romantic attachments to any of the following: alcoholics, workaholics, commitment
phobic's, peeping toms, megalomaniacs, emotional fuckwits or perverts. And
especially will not fantasize about a particular person who embodies all these things” 
Alla fine poi, Bridget finisce con Mark Darcy, cioè Colin Firth, quindi finalone romantico.
Ecco, lo vorrei anche io.

6. il piatto che hai sempre sognato di riuscire a fare ma non sei mai riuscito/a
non hai mai osato provare?

La polenta con la cassoela: non l'ho mai preparata prima di diventare vegan, e ora vorrei
prepararla veganizzata, ma non oso.

7. il piatto da condividere in due?

Una bella pizza fatta con farina intergrale, un casino di verdure grigliate e rucola!!

8. un elettrodomestico per la cucina che hai sempre sognato e che non puoi
permetterti?

Premetto che non ho "sempre sognato di averlo", ma da quando siamo vegan/low-fat e
dobbiamo prepararci praticamente tutto, mi sono resa conto che avere questo aiuterebbe
molto. Mi piacerebbe anche avere questo. Acquistabili insieme per la modica cifra di più di
mille dollari!

9. hai a disposizione per 2 ore un grande chef, cosa gli chiederesti di
prepararti?

Vedi #6: vorrei che mi preparasse una bella polenta e cassoela vegan e senza grassi.  Mi
rendo conto che dovrebbe essere davvero un grande chef!!

10. devi scegliere fra un magnifico quadro e una magnifica fotografia, quale
sceglieresti?

Probabilmente un quadro. Contornato da bellissime fotografie!


E last but not least, le domande di  Mom With Backpack 
(http://momwithbackpack.blogspot.it/2014/01/1-liebster-award.html)

1. Perché hai iniziato il tuo blog?

Per 2 motivi: tenermi in contatto con gli amici italiani che avevo appena rivisto in Italia, e
documentare la mia vita, visto che stavo lasciando il New Jersey, dopo 9 anni, ed
ero contemporaneamente nel vortice di una crisi personale e di coppia così profonda che
pensavo avrebbesegnato l'inizio della fine del nostro matrimonio e della nostra famiglia.
Non avrei immaginato che avrei continuato a scrivere dopo quasi 7 anni! 

2. Dove trovi l'ispirazione?

Ho sempre almeno 10 idee di post che mi frullano in mente continuamente, e altrettanti
post mezzi scritti che attendono revisione e pubblicazione. Nascono tutti dalla mia
quotidianità, da notizie che mi colpiscono, persone che mi ispirano (nel bene e nel male),
ricette che mi stuzzicano... Se non lo scrivessi, sicuramente seguirei il mio blog, perché non
lo trovo (troppo) noioso come altri blog monotematici… 

3. Se non ora quando?

Ora, ora… "no day but today" e' una dell mie canzoni preferite dalla colonna sonora di Rent,
ed e' sempre una delle mie guide. Non abbiamo tempo, adesso e' sempre il momento
giusto. Va, vi copio il testo e ve lo traduco. Per me e' un mantra bellissimo.


            The heart may freeze or it can burn  (Il cure pup' congelarsi o bruciare)
            The pain will ease if I can learn  (Il dolore diminuira se posse imparare)

            There is no future  (Non c'e' futuro)
There is no past   (Non c'e' passato)
Thank God this moment's not the last  (Grazie a Dio quest moment non e' l'ultimo)

There's only us  (Ci siamo solo noi)
There's only this  (C'e' solo questo)
Forget regret-- or life is yours to miss.  (Diménticati i rimpianti - o ti perdi la vita)

            No other road  (non un'altra strada)
            No other way  (non un altro modo)
No day but today (non altro giorno ma oggi)

There's only yes  (c'e' solo si')
Only tonight  (solo stasera)
We must let go  (dobbiamo lasciare andare)

            To know what is right  (per sapere bio' che e' giusto)
            No other course  (non un altro corso)
No other way  (non un altro modo)
No day but today  (non altro giorno ma oggi)

I can't control  (non posse controllare)
My destiny  (il mio destino)
I trust my soul  (mi fido della mia anima)
My only hope  (la mia sola speranza)
is just to be  (e' solo di essere)



4. Un luogo dove vivere e perché?

Oltre agli US, probabilmente vivrei bene in un altro paese anglosassone (Australia, New
Zealand), purché non sia l'Inghilterra che e' troppo fredda!!

5. Se avessi un biglietto RTW-Round The World  che giro del mondo faresti e
perché?

Un biglietto senza restrizioni e tanti soldi per sopravvivere? Io vorrei visitare tutti i
continenti, a partire da questo, da nord a sud… sono di bocca buona, mi girerei l'Europa per
bene, dalla Lapponia a Malta, poi l'Africa, il medio Oriente, l'Asia, Australia, Nuova
Zelanda… ecco forse l'unica zona che non mi attrae e' la Russia. Ma penso sia perche' sono
ignorante in merito. 

6. La tua Bucket List.

Ripeto qualcosa già scritto sopra, vorrei pubblicare un libro.
Salire in cima al Carr Peak (che e' la vetta più alta delle Huachuca di fronte a casa).
Imparare un'altra lingua o 2. 
Portare la mia famiglia a fare un lungo e bellissimo giro dell'Italia e dell'Europa.
Finire un (mini) triathlon o una maratona.
Fare una mega riunione di tutti gli amici da qualche parte nel mondo.
Andare a trovare tutti i blog-amici sparsi per il mondo.
Imparare a cucire decentemente e creare qualcosa di bello, davvero.
Pulire la casa decentemente!! (Non e' uno scherzo…).
Avere un orto.

7. Sport estremo, quale?

Nessuno, grazie. Sono arrivata ad un punto della vita che non mi serve rischiare la vita per
provare un brivido e sentirmi viva. Mi sento viva ogni mattina che mi sveglio e so ancora
chi sono e chi sono queste 5 persone che vivono nella mia casa!!

8. Racconti dal mondo, quello che ti è rimasto più impresso.

Probabilmente la storia tragica di Christopher McCandless, scritta da Krakauer e diventata
film, dal titolo Into The Wild. Ammiro tantissimo chi compie scelte così coraggiose e nuota
controcorrente, perche' io non penso di averne il coraggio.

9. Il film della tua adolescenza.

Il Vizietto. Quante risate che mi sono fatte. E Il Buio Oltre La Siepe, di cui avro' letto il
libro 100 volte e che finalmente qualche anno fa ho letto in lingua originale. Poi comunque
mi piacevano tutti i film americani classici, con Cary Grant, Sandra Dee, William Holden,
Audrey Hepburn...

10. Il tuo cibo preferito.

Non saprei scegliere tra la pizza (veg, naturalmente), un qualsiasi dal indiano (ne faccio
diversi, tutti ovviamente non autentici, ma deliziosi) o quello che preparo per la cena che
chiamiamo "Rice and Beans Night", in pratica una sorta di "burrito self-service": fagioli
refried, riso (integrale), tortilla e tutta una serie di toppings, come salsa (che preparo io..)
avocado, pomodori freschi, cipolline, cilantro, verza a listarelle sottili, peperoni a listarelle,
etc.etc.




Ecco, finito. Phew. Non so bene chi nominare, sono ancora alla ricerca di un equilibrio,
faccio fatica a leggere i blog consistentemente … quindi mi sa che il premio si ferma qui.
Ma se avete un blog e ve la sentite di rispondere a 10 domande, fatemi sapere che aggiungo
la nomina dopo!








Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...