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martedì 13 gennaio 2015

Il sottilissimo, inesistente confine tra satira e liberta' d'opinione.

Manco da un po' perché sono in uno stato di ibernazione che mi sono auto-imposta da qualche settimana, in parte per mancanza di tempo (pre e post festivita') e in parte perché la mia vita ha ricevuto uno scossone da far invidia ai terremoti della California, e faccio fatica a mettere a fuoco quello che penso, quello che voglio dire, quello che voglio scrivere.
Ma esco da questo torpore per esprimere la mia di opinione. A proposito, proprio...

Quello che e' successo qualche giorno fa a Parigi mi ha colpito parecchio, forse proprio per il mio stato d'animo generale, perché diciamocelo, di tragedie orripilanti dove decine di persone vengono assassinate in pochi secondi per nessun motivo se non quello magari di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, ce ne sono tante. Parigi poi e' lontana da Sierra Vista, ma l'assassinio di 12 persone, quasi tutti giornalisti/editori/vignettisti e il ferimento di altre 11, per motivi che posso solo definire delle cagate religiose pazzesche, mi ha ferito, quasi personalmente.

Perché personalmente? Perché mi ha fatto tornare indietro di 5 anni, a quando mia sorella Marta, offesa da quello che avevo scritto su questo piccolo, insignificante blog, aveva detto a mia madre che o cancellavo quello che avevo scritto o ci avrebbe fatti ammazzare tutti. Dopo avermi querelato, ovviamente. Mia madre all'epoca, invece di dirle "ma che cazzo stai dicendo? Ma sei pazza?" come penso avrei fatto io se uno dei miei figli avesse aperto la bocca per dire una cosa simile, invece mi aveva telefonato lei, di persona, cosa che non fa' da anni, e in lacrime mi aveva chiesto di cancellare quello che avevo scritto.

Sono sincera, se avesse solo minacciato me, sarei stata felice di mandarla personalmente a fanculo perché sono sempre pronta a difendere le mie idee, le mie opinioni, e i fatti dietro ad esse, anche perché una battaglia o due per qualcosa o qualcuno in cui credo non mi hanno mai fatto paura; ma lei aveva tirato in ballo la mia famiglia, e allora codardamente ho cancellato le parole "diffamatorie" (piccola parentesi, qui negli US la diffamazione legalmente viene considerata solo se le affermazioni fatte pubblicamente sono false, e l'onere della prova spetta sempre a chi intenta causa dovendo, appunto, provare che quanto scritto o detto sia appunto non vero. Molto diverso dall'Italia, da quanto ho letto!)
Si', mi sono piegata alle sue minacce, ho fatto la brava figlia per placare mamma' ma soprattutto, nel dubbio, ho voluto proteggere la mia famiglia. Come valore aggiunto alla mia scelta, le palle degli occhi sono rientrate nelle orbite oculari della pazza di famiglia. Tutti sono contenti, bon.

I vignettisti di Charlie Hebdo, e quelli di altre pubblicazioni negli ultimi 10 anni, come ad esempio il giornale danese Jyllands-Posten del 2005 che aveva pubblicato diverse vignette a tema "Islam", di fronte alle continue minacce fatte da pazzi professionisti (mica dilettanti come mia sorella), hanno invece scelto di moon them, di "far vedere la luna" a questi psicopatici: invece di smettere la loro irrispettosa, probabilmente volgare satira, hanno continuato a spingere; invece di chinare la testa e auto-censurarsi, come in molti ora suggeriscono, hanno temperato le loro matite, hanno accettato la sfida di chi, non importa se per ragioni religiose, culturali o di tradizioni medievali, ha dichiarato guerra alla libertà di pensiero e di stampa. Pensando di poterla vincere a suon di proiettili.

In molti, moltissimi, hanno scritto e commentato usando il termine "provocazione", dicendo che se insomma "prendi a bastonate il vespaio" aspettati di venire punto. Certo, sembrerebbe di primo acchito che sia proprio una questione di buon senso, dopotutto se tocchi il fuoco, sai che ti bruci, no? E se continui a toccarlo e ti si carbonizza il braccio, non piangere perché, cosa ti aspettavi?
Sembra logico.

Il problema e' che stiamo parlando di diritti civili, non di vespe ne' di fuoco, ma come nel caso di ogni altro diritto che viene calpestato, e' facile cadere nell'errore del blame the victims, del dar la colpa alle vittime, certo non tutta la colpa, ma almeno un pochino…
Si tratta, per me, di una discesa scivolossisima, discesa che continua senza fine, perché non riesci a fermarti alla "blasfemia" contro un profeta o un messia. Per motivazioni religiose, c'e' chi vorrebbe mettere al rogo omosessuali, donne che usano metodi contraccettivi, donne che scelgono di abortire, chi beve alcohol…

Chi e' pronto a scendere in battaglia per un diritto, sa esattamente che ci saranno ripercussioni.  Ad esempio, i medici e il personale delle cliniche americane dove viene offerto l'aborto sanno che ogni giorno potrebbe esserci fuori dalla clinica un pazzo fondamentalista armato pronto ad ucciderli per motivazioni religiose… ma continuano ad andare al lavoro ugualmente.

Anche quando vivi in paesi come la Francia, la Danimarca, gli Stati Uniti e l'Italia che sono, o dovrebbero essere, società civili con governi democratici almeno in teoria liberi da legami e dettami religiosi, dove la libertà di pensiero e' (o dovrebbe essere) un diritto monumentale, ci sono sempre dei rischi quando esprimi la tua opinione.
Ma accettiamo i rischi, difendiamo questo diritto che e' fondamentale.

Perché ricordiamoci sempre che senza il diritto di esprimere il proprio pensiero, anche quando e' discutibile e per alcuni, di cattivo gusto, quando questo diritto non e' garantito e protetto, tutti gli altri diritti non valgono una cicca ciucciata. Se non ci e' data la possibilità di protestare o dissentire, diventiamo dei sudditi afoni, e quando ad un popolo e' tolta la voce per dissentire, nessuna altra libertà e' possibile.

Certo che, come e' caratteristica dei diritti, quando vengono estesi a tutta la popolazione, tutti ne partecipano, anche chi sinceramente e di cuore dovrebbe tenere sempre la bocca chiusa. Anche il deficiente che passa le giornate di fronte al computer, alternando visite al sito della squadra del cuore, siti pornografici e quelli di gioco d'azzardo… E' un diritto di cui usufruiscono anche i razzisti, gli omofobi, i cretini in generale...

Mi ripeto, la liberta' di opinione e' uno dei diritti fondamentali in ogni societa' civile degna di tale nome.
Anche quando si tratta di un'opinione che aborriamo, perche' non può essere una strada a senso unico. O c'e' o no c'e'.

Chi scrive "non sono Charlie, io sto con Charlie" fa', secondo me, del sofismo un po' fine a se stesso: ovvio che non sono davvero Charlie, lui era un uomo francese occhialuto che di professione faceva l'editore di un giornale di satira, io sono una donna italiana/americana (gli occhiali li abbiamo in comune) che di professione non sa ancora cosa farà, ma sono Charlie. Sono Charlie, anche se probabilmente non avrei disegnato quelle vignette, anche se mi offendono (non lo fanno, ma lasciatemi crogiolare nel mio lirismo ispirato…), anche se le ritengo un insulto (non le ritengo un insulto, i.c.s.)... Sono Charlie come simbolo di protesta e di dissenso contro chi nega il diritto di avere un'opinione, sono Charlie così come sono Salman, e sono Flemming…
Oggi sono stati i giornalisti/vignettisti di Caharlie Hebdo a venire assassinati per ciò che hanno scritto/ detto, domani potrebbe succedere a me. "Sono Charlie" vuol dire che sono una persona che difende il mio diritto di esprimere quello che penso. E anche il tuo, il vostro.

Sono i pazzi violenti con il mitra il problema della società, non i disegni che ridicolizzano o profanano un santo o un profeta, o la satira creata per scuotere certezze.
Esprimere un'opinione e' un diritto da proteggere, per quanto questa opinione mi/ci fa' male, anche quando e' una cagata pazzesca, anche quando questa opinione ci fa' venire voglia di reagire violentemente.
Perché oggi sono comici e i vignettisti di Charlie Hebdo nel mirino, ieri autori letterari come Salman Rushdie, e domani?

Un paio di giorni fa un blogger saudita, il fondatore dell'ormai defunto Liberal Saudi Network (chiuso dalle autorità saudite) ha iniziato a scontare la pena per aver "insultato" Islam (non aveva scritto cose tipo "maometto, fammi una pippa", no… aveva "ospitato" sul suo blog dei post in cui venivano criticate delle figure religiose di alto livello e lui aveva suggerito, in un suo post, che una certa università saudita era diventata un covo di terroristi) ricevendo le prime 50 frustate delle 1000 che gli sono state decretate come punizione, oltre ovviamente a 10 anni di prigione e 260.000$ di multa.
Un blogger.
E per fortuna che l'accusa precedente di apostasia, per aver cliccato un "mi piace" su una pagina di arabi cristiani, gli e' stata commutata, altrimenti invece delle 1000 frustate + prigione + multa, era la pena di morte.
Parliamo ancora di "mancanza di rispetto" e di "cattivo gusto"? Chi esattamente qui manca di rispetto (per i diritti umani) e ha cattivo gusto?

Raif Badawi sapeva benissimo cosa rischiava e ha continuato a mettere la sua vita in pericolo, non credo perché fosse pazzo o incosciente (e' sposato con 3 figli e immagino preferirebbe essere con la sua famiglia invece di una prigione) oppure perché non avesse buon gusto, ma per cercare di spingere il suo paese verso il presente, lottando così per il suo diritto. e quello dei suoi concittadini, a pensarla diversamente dal "regime" ed esprimere la propria opinione. Se avesse esercitato il "buon senso" che oggi sembra sia sinonimo di auto-censura, avrebbe dovuto pubblicare ricette oppure foto di tramonti o di gatti, invece di esprimere la sua opinione. Ma l'anima umana, soprattutto quando e' in qualche modo soggiogata, non può vivere di soli tramonti e gatti.
Penso che lo abbia fatto pienamente cosciente dei rischi e mi azzardo a dire che lo abbia fatto per i suoi figli, e per i figli dei suoi figli e tutta la popolazione saudita, per cercare di cambiarne il governo, le leggi assurde. Il progresso non e' mai risk-free.

Sembra proprio che ultimamente il diritto a dire/scrivere quello che uno pensa sia diventato qualcosa da riconquistare, sembra che l'auto-censura debba essere la forza che guida giornalisti, vignettisti, comici…  Mi viene in mente: avete mai visto quell'episodio di South Park in cui c'e' anche raffigurato maometto? Be', su internet non esiste più un'immagine in cui il profeta che non si può raffigurare non sia stata censurata. Guardate qui, si tratta di South Park, ragazzi… SOUTH PARK,  che ha preso per il culo tutti, ma proprio tutti!

La liberta' di opinione e di stampa non valgono solo quando condividiamo tale opinione, quando e' un'opinione popolare, ma anche quando magari e' mediocre, quando offende quando e' cattiva…
Scrivono in molti: attento a come usi la liberta' di parola. Ma cosa vuol dire?
Come devo usarla? Esistono istruzioni per l'uso? Se questo diritto e' garantito, lo uso, dico la mia. Se dico una cazzata, toglietemi l'amicizia su facebook e finisce li'. A meno che non stia istigando alla violenza, sono libera di scrivere quello che voglio, nel bene e nel male. Ad esempio qui il presidente Obama viene preso in giro pesantemente costantemente su certi siti, lo hanno ritratto come una scimmia, e anche peggio, ma l'FBI si muove solo quando esistono minacce sulla sua vita scritte. Perché qui anche battute e immagini ignoranti e offensive persino contro il presidente non costituiscono reato.

Da dove arrivano questi limiti? Chi li determina questi limiti? A me sembra tanto un falso diritto, se ha dei limiti.

Un diritto e' un diritto, non capisco perché debbano esserci limiti, immaginari e immaginati da qualcuno. Ad esempio, il diritto al voto ce l'hanno (o dovrebbero averlo) tutti, anche le persone che uno spererebbe non votassero mai (omofobi, razzisti, ignoranti in generale…). Anche se non sai leggere, puoi votare. Anche se non parli inglese, ma sei americano, puoi votare.

Qualcuno mi ha posto la domanda: com'e' che si puo' fare una satira pecoreccia sulle varie religioni, ma non si possono toccare i neri o gli obesi?
Mmmm… ottima domanda, ma la risposta e' facile: si puo' fare tutta la satira che si vuole su tutto, sui neri, sui gay, sugli obesi, sugli italiani, sui messicani, sui cristiani, sugli ebrei… e sai, al massimo ti becchi una lettera dagli avvocati della lega anti-diffamatoria di turno, magari decine (o centinaia o migliaia, a seconda) di email di dissenso, qualche "vaffanculo"… magari una causa civile o due.
Il tutto serve per continuare la discussione.

La guerra contro l'intolleranza, religiosa o sociale, e vorrei anche dire il progresso passa anche, e soprattutto, attraverso la risata: quando i sudditi si rendono conto che l'imperatore e' nudo, se la fanno sotto dal ridere!
La satira poi, proprio per sua natura ha un carattere immediato e globalmente comprensibile, quindi quale modo migliore per denunciare assurdità o incongruenze se non con un sorriso o una risata?
Ovviamente, la satira può essere usata anche per portare avanti argomentazioni contro il progresso, ideologie intolleranti… ma vi assicuro, non so se capita solo qui in America, di comici seriamente divertenti di destra (conservative) non ce ne sono. Perché sono generalmente incapaci di fare auto-ironia, si prendono sempre terribilmente sul serio, e essere capaci di ridere di se stessi e' fondamentale per chi vuole far ridere gli altri.

Poi c'e' la storia del rispetto, perché, leggo, le vignette di CH sono irrispettose verso le religioni, verso dio, i santi, i profeti (ma non solo, pare abbia pubblicato parecchie vignette anti-razzismo, anti-militare, etc.). E bisogna rispettare la religione, no?

Scrive benissimo Flemming Rose, l'editore del giornale danese di cui ho parlato sopra, in questo suo articolo sul Washington Post del 2006 sul perché ha pubblicato le vignette al centro della crisi quasi globale sviluppatasi tra il 2005/2007:

"But what does respect mean? When I visit a mosque, I show my respect by taking off my shoes. I follow the customs, just as I do in a church, synagogue or other holy place. But if a believer demands that I, as a nonbeliever, observe his taboos in the public domain, he is not asking for my respect, but for my submission. And that is incompatible with a secular democracy."

(Cosa significa rispetto? Quando visito una moschea, mostro il mio rispetto togliendomi le scarpe. Seguo le abitudini, proprio come faccio in una chiesa, sinagoga o altro luogo sacro. Ma se un credente mi chiede che io, un non credente, osservi i suoi tabù in pubblico dominio, non sta chiedendo il mio rispetto, ma la mia sottomissione. E questo e' incompatibile con una democrazia laica.)

In altre parole, e' proprio come quando i rappresentanti al governo americano decidono di togliere i fondi alle cliniche che si occupano della salute delle donne e dove, tra altri importantissime aiuti medici (contraccezione, mammografie, pap test) vengono anche fatti aborti perché e' contro la loro religione. E no, non ci siamo. E tra l'altro, secondo un recentissimo sondaggio, persino nell'America dei fondamentalismi religiosi, la maggioranza di Americani, anche quelli che non sono in favore del prendere in giro una religione, sostengono il diritto di farlo. Interessante.

Siamo fortunati noi in Italia e in America, con il cristianesimo che ha ormai da anni ripudiato la violenza e la coercizione come mezzi per convincere la gente a seguire regole, obbedire leggi e credere nel dio uno e trino. Siamo fortunati perché  ad esempio, se mi ricordo bene uno dei comandamenti e' "non pronunciare il nome di dio invano", e se l'attitudine generale non fosse cosi rilassata, alla fine di ogni orgasmo, ad esempio, avremmo la polizia religiosa alle porte, pronta a prenderci a sassate oppure a buttarci in galera!

Molti che hanno commentato gli eventi lo hanno fatto iniziando con il classico "la violenza non e' mai giustificata, pero'…"  Pero', cosa? O la giustifichi o non la giustifichi. Niente se e niente ma. Mi ricorda tanto quelli che dicono "Non sono razzista (o omofobo), ma…" Oppure il genitore che dice "amo mio figlio e non voglio fargli del male" e poi lo mena perché magari ha spinto un altro bambino (ne avevo parlato nel mio post sulla violenza domestica contro i bambini).
Quel pero' devo dire, mi da' un po' fastidio… e' una parolina che definisce la nostra paura, e' un promemoria importante del perche' la satira e' importante, e del perche' nei regimi totalitari e' assolutamente proibita: perche' consente a chiunque di ridere anche di quello che viene considerato sacro, serio o tabu'.
Nel film The Interview una delle parti più classicamente goliardiche della pellicola tratta il mito che Kim Jong Un non scoreggia ne' produce escrementi, perché  essendo divino, gli mancano i buchi di uscita necessari Ma sappiamo tutti, anche chi il film non lo ha visto, che infatti senz'ombra di dubbio anche dio Kim scoreggia e caga come noialtri umani! Per i nordcoreani Kim Jong Un e' dio che non scoreggia, per noi e' un personaggio ridicolo.

La risata e' potente, e qui mi viene in mente Harry Potter, quando nel terzo libro il Prof. Lupin insegna a lui e ai suoi compagni di classe come combattere contro le proprie paure (rappresentate dai Boggart, non so se e come sia stato tradotto in italiano). Mi scuso se non siete dei potterhead anche voi, ma comunque l'unico modo per sconfiggere la paura e' con la risata, e in particolare dando a ciò che ci fa' più paura degli attributi ridicoli. Che e' esattamente quello che fa' la satira, quello che hanno fatto i vignettisti di Charlie Hebdo, i vignettisti di Jyllands-Postem, etc.

In altre parole, se crediamo alla libertà di opinione e di stampa, quando qualcuno la minaccia severamente, la prima cosa da fare, se sei un vignettista o un comico, e' proprio quella di mettere chi la minaccia alla berlina. E di provocare. Questo e' il tuo lavoro, altrimenti avresti potuto fare il giornalista normale (ma anche li', tante paure da affrontare…) oppure per un lavoro tranquillo in un giornale, avresti potuto diventare un necrologista... Penso che per un comico o uno che fa' del sarcasmo e della satira la sua professione, sia quasi un istinto.

Soprattutto se considero che, almeno qui in America, la satira e' (e faccio riferimento ad un sito legale) "l'uso di umorismo, ironia, esagerazione or ridicolo per esporre e criticare la stupidita' o le immoralita' della gente, particolarmente nel contesto della politica contemporanea e altri temi d'attualità'",
mi sembra che quanto viene pubblicato da Charlie Hebdo rifletta la definizione americana di satira al 100%.
Sinceramente, ho la netta sensazione che dio, qualsiasi nome gli vogliamo dare, se ne sbatta altamente di quanto pubblicato su un giornale di un pianeta tra le decine di miliardi di pianeti sparsi dentro miliardi di galassie in un universo di cui non riusciamo nemmeno a comprenderne la grandezza.

Chiunque voglia farsi rispettare e far rispettare le proprie idee utilizzando la paura, non potrà mai avere ragione, per me. MAI.

E quando blog, giornali e altri mezzi di comunicazione si sottopongono all'autocensura per paura, abbiamo perso un po' tutti.

Finisco con questa vignetta che trovo divertentissima.
Spero non si offenda nessuno <>

Cari atei, ancora una volta, devo dirlo, state facendo un ottimo lavoro a non commettere nessun atto di terrorismo. Continuate così!  Con affetto, Dio





giovedì 11 settembre 2014

Una promessa al futuro fatta sul passato

Ho poco da dire.
Quello che ho vissuto durante l'11 settembre 2001, e nei mesi seguenti, l'ho scritto in altri post passati, come questo del 2008, ma ho trovato un articolo in cui l'autrice parla brevemente del National September 11 Memorial and Museum e della sua riluttanza a visitarlo.
Lei, che quella giornata l'aveva vista accadere dai marciapiedi in fronte al suo ufficio al Wall Street Journal, come tanti New Yorkers trova difficile re-immergersi nell'incubo tangibile di quegli eventi.

Per chi l'inglese non lo mastica abbastanza, in questo articolo l'autrice intervista la direttrice del museo, Alice Greenwald, che per 8 anni ha raccolto, catalogato e ricordato gli eventi di quella mattina di settembre, cristallizzandoli. In questa tomba gigantesca, piena di ricordi e fantasmi, si rivela lo scopo di questo museo/memorial, anzi di tutti i memorial, che e' quello di ricordare, non solo gli eventi, e ognuno poi può deciderne il significato dentro di se', ma anche ricordare che, di fronte alle azioni più orrende di cui gli esseri umani sono capaci, accanto allo yin che ci rende inumani, c'e' sempre la forza positiva, l'umanità più elevata, lo yang che ci redime.
Una delle frasi che mi hanno colpita e' questa:

"Memorials are the way people make promises to the future about the past…. They are “places of encounter” where we can pay respects to people whose lives were taken unjustly. In them, we can find the worst of our human nature, but also, inevitably, the best."
"I Memorial sono il modo in cui la gente fa' delle promesse al futuro sul passato… Sono posti in incontro dove e' possibile rispettare le persone le cui vite sono state prese ingiustamente. In essi. possiamo trovare il peggio della nostra natura umana ma anche, inevitabilmente, il meglio."

La natura umana e' senza dubbio capace delle azioni più inumane che possiamo immaginarci, basta accendere la tv su qualsiasi telegiornale per averne la conferma.
Ma per contrasto, proprio nell'oscurità più profonda, si intravede un raggio di luce. Non lo dico in termini religiosi, ma puramente umanistici; e' proprio questa la promessa di cui, secondo me, parla Mrs. Greenwald.
Se mai andrete in visita a NYC, vi consiglio di andare a visitare questo museo. Lo faro' anche io senz'altro, dovessi mai tornare da quelle parti

Uno degli aspetti piu belli della natura umana lo troviamo in questo videoclip, dagli archivi del Daily Show with Jon Stewart:  9 giorni dopo la tragedia, torna in tv, e lo fa' con una grazia e un'umanità che sono solo sue.
Tanto di cappello al mio amatissimo Jon, per averci fatto ridere, nonostante tutto.


lunedì 21 ottobre 2013

Romeo e Giulietta esistono davvero, ancora, oggi.



Ho il cuore pesante, e' come se fossi coperta da un velo di tristezza. Martedi', grazie ai fili infiniti dei social media, mi e' arrivata la notizia che Amy e Derrick Ross non ci sono piu'.

Nowhere Man and a Whiskey Girl sono... erano un duo di musicisti "locali", dallo stile un po' folk un po' indie, che suonavano spesso a Bisbee e a Tucson, ed io ho avuto la fortuna di sentirli dal vivo un paio volte durante i nostri pranzi a Poco. L'ultima volta e' stata a giugno, l'ultimo giorno tra l'altro, per aggiungere tristezza alla tristezza, in cui Poco, uno dei nostri ristoranti preferiti, era aperto, e alla fine del loro concerto J ha voluto comprare uno dei loro cd. Lui li avrebbe voluto comprare tutti (ne hanno pubblicati 3, se non mi sbaglio), ma io, sempre preoccupata per i soldi, o meglio per la loro mancanza, ne ho comprato solo uno. Ed e' da lunedi' che lo faccio suonare in macchina e spesso non posso trattenere le lacrime: Amy, "Whiskey Girl", era malata di lupus da anni, da 6 era in dialisi e la sua vita era da tanto sospesa ad un filo. A causa di un'infezione al sangue contratta facendo la dialisi, era in ospedale a Tucson da una settimana e avrebbe dovuto sottoporsi ad un'operazione, ma lunedì non ce l'ha fatta. Derrick, "Nowhere Man", non solo partner musicale ma marito da 13 anni, dopo aver detto ai genitori, suoi e di lei, che lei stava bene, tornando da Tucson a Bisbee si e' fermato per comprare una pistola. Martedi' mattina sua mamma, dopo aver ricevuto una telefonata di un amico che le diceva che Amy era morta, e' corsa subito nell'appartamento di Bisbee della coppia, ed ha scoperto il figlio, morto.
In un podcast recente fatto con il loro amico, il comico Doug Stanhope, anche lui residente di Bisbee, Derrick, parlando dei problemi di salute della moglie, aveva detto chiaramente che se Amy se ne fosse andata, lui si sarebbe ucciso. E cosi' ha fatto. Amy aveva 40 anni, Derrick 39.

Amy e Derrick da Poco, la primavera scorsa (photo credit: Camillus Fly)
Sulla pagina facebook di Amy, lunedi' mattina scorso e' apparso questo post : "Hey kids! Bad news! I died this morning and Derrick didn't know how to tell you. I love you all and hope you go out and be nice to someone. Funerals are a bore so hopefully I don't have one. Give Derrick some space... He stinks at this stuff so leave him be for now. Thanks for all the kindness... Please spread it around.  Whiskey 
"Hey ragazzi! Brutta notizia! Sono morta questa mattina e Derrick non sapeva come dirvelo. Vi voglio bene e spero che usciate e siate carini verso qualcuno. I funerali sono una noia cosi' spero di non averne uno. Date a Derrick un po' di spazio.... fa pena in queste cose e lasciatelo in pace per ora. Grazie per la gentilezza... per favore, spargete la notizia. Whiskey."
E la mattina seguente, sempre sulla pagina di Amy, questo post:  "Sorry to bring more bad news but Derrick decided to join me at some point in the night last night. I thought it best you heard it from me. Enjoy every sandwich. We love and will miss you all. Go be nice to someone for us."  
"Mi dispiace di portarvi altre brutte notizie, ma Derrick ha deciso di unirsi a me a un certo punto della notte. Ho pensato che sarebbe stato meglio se aveste ricevuto la notizia da me. Godetevi ogni panino. Vi vogliamo bene e ci mancate tutti. Andate e siate gentili verso qualcuno per noi."


Anche dopo che si e' saputo che questi 2 post erano stati scritti da Doug, il loro amico comico, cui Derrick aveva dato la password della pagina di Amy dopo avergli dato la notizia della morte di Amy, questi post hanno un sapore soprannaturale, misteriosamente strano... 

Gli amici hanno dipinto questo murale sul muro della loro casa (photo credit: Bridget Ivy Rose)

L'onda di dolore che ha stretto Bisbee, una comunita' minuscola di artisti ed ex-hippie dove tutti si conoscono e dove la perdita di questa amata coppia e' sentitissima, in una morsa gelida ha avuto ripercussioni anche in giro per gli US, perche' questi moderni Romeo e Giulietta sono veri, la loro storia tristemente reale e finale, come solo la morte puo' esserlo, la loro musica ferma nel tempo.

Per me soprattutto, l'impatto di questa storia e' al limite dell'ossessione perche' il loro amore "oltre la morte" contraddice il cinismo che permea la mia visione delle relazioni a lungo termine.
L'amore nasce solitamente come una reazione chimica esplosiva che ti fa' sbandare, ti fa perdere ogni contatto con la realtà, scaraventandoti in un universo parallelo fatto di farfalle nello stomaco, sogni ad occhi aperti e spinte sessuali poderose... per poi trasformarsi col tempo in una relazione dove "mutua compagnia e responsabilità condivise" sono le ragioni-pilastro, quando va bene, e quando va male diventa una serie di momenti di noia, rabbia o lacrime.
E l'amore di Amy e Derrick non riesco a collocarlo nella mia concezione deromanticizzata dell'amore e del suo "degrado" temporale. Dove li piazzo ora io, Amy e Derrick?

Se ci penso bene, con il tasso di divorzio tra il 40/50% dei matrimoni (per il primo matrimonio, perché  poi sale al 60% col secondo matrimonio), una coppia come Amy e Derrick e' davvero l'eccezione che conferma la regola: ne parlavo con il mio capo mercoledì e dicevo che secondo me la scelta del suicidio e' egoista e codarda. Lui mi ha risposto che lo pensava anche lui, finche' non e' successo quello che e' successo con questa coppia: nel caso di Derrick il suicidio non e' una scelta vigliacca, ma una scelta d'amore. E forse ha ragione.

E comunque e' una storia struggente d'amore senza fine, come quelle che si vedono al cinema, e non posso far altro che suggerirvi di guardare questi due video e lasciare che la musica di NMWG vi trasporti nel loro mondo e che la voce languida e ammaliante di Whiskey Girl vi guidi dove l'amore e' eterno. Perché io fino a settimana scorsa non ci credevo.

Questa e' la mia canzone preferita, forse per le parole premonitrici: "If only I could stop a heart from breaking, I would not have lived in vain... "






Tumbleweed by Nowhere Man and a Whiskey Girl from Photographic Memoria on Vimeo.


p.s.: domani a Bisbee ci sara' il Memorial Service per Amy e Derrick, e tra le richieste c'e' quella di indossare vestiti colorati, niente nero.. "If you plan to attend please wear bright colors, no sad all black shit. We are all gathering after service everyone is welcome please bring either food or drinks or both." 

p.p.s.: la musica di Nowhere Man and a Whiskey Girl la si puo' trovare su iTunes, in caso qualcuno fose interessato.

venerdì 14 dicembre 2012

"... They had their entire lives ahead of them..."

La scuola elementare vicino a casa, dov'e' andata Emily e dove sta ancora andando Vivian e dove andra' Violet in agosto 2014 ha circa 650 studenti. Come quella in Connecticut.
L'eta' dei bambini va' dai 5 ai 12 anni.  Come quella in Connecticut.
Spesso sono a scuola, conosco personalmente la preside, la counselor, l'infermiera, le segretarie e alcuni insegnanti e diversi studenti. Come le vittime della sparatoria di oggi.

Ogni mattina i bambini entrano in classe con la presunzione, LA PRESUNZIONE,  capite?, di rientrare a casa dopo 6 ore a scuola.

Per 20 di questi bambini, e per le loro famiglie, oggi e' stato l'ultimo giorno.

A causa di un ragazzo sui 20 anni, 20 bambini non sono tornati a casa oggi pomeriggio.
Io posso riabbracciare i miei e urlargli dietro quando non puliscono la camera, possiamo celebrare il Natale insieme, e posso continuare ad essere la loro mamma.

Un ragazzo sui 20, con accesso ad un fucile semi-automatico e due pistole (una simile a quella usata a Tucson per uccidere 6 persone e ferirne 13), ha deciso il futuro di questi bambini, e delle altre vittime adulte, e delle loro famiglie.

Si' va bene che non sono le armi ad uccidere, ma chi preme il grilletto. Ma se fosse un attimino meno facile comprare una di queste armi, se non fosse consentito in tutti gli stati di avere indosso armi a chiunque, se non esistessero Gun Shows, "Fiere delle armi", che come se fossero la Fiera del Mobile o quella dell'Artigianato, dove e' possibile acquistare armi DI TUTTI I TIPI (guardate bene questo video di uno dei più grossi gun shows degli US, che organizza fiere in 4 stati, incluso l'Arizona.... Una cosa DA BRIVIDI!! "A great family entertainment" Un gran divertimento per l'intera famiglia! Ma stiamo scherzando? No. Tutto vero, tutto tristemente vero.), incluse armi d'assalto, armi da guerra... Se non fosse facile "imbattersi" in armi potentissime tanto quanto imbattersi in un Starbucks, forse molte di queste tragedie non accadrebbero.

Come al solito si stanno gia' armando (pun intended!) i difensori del Second Amendment, i lobbisti della National Rifle Organization contro i "bleeding hearts liberals" che vorrebbero mica togliergli il diritto alle armi, ma soltanto limitarlo un po'.... Chissa' quante telefonate ed email saranno gia' intercorsi tra i CEO delle industrie di armi e i vari politici che si sono comprati...

E poi ho sentito una testa di rapa su CNN stamattina che diceva che bisogna "addestrare" gli insegnanti a reagire a situazioni del genere! Si' perche' gia' non fanno abbastanza, no?  Gia' perche' e' piu' facile reagire che invece andare a monte del problema...

Ma diobono.

QUI il video della dichiarazione di Obama oggi pomeriggio. Scommetto anche lui pensava alle sue bambine, perche' ha fatto fatica a non piangere.

Collegandomi col post precedente, forse preferirei avere Berlusconi al governo, che ricevere la notizia di un'altra sparatoria cosi'. Mah.





lunedì 9 gennaio 2012

American bumper stickers: gli adesivi sui paraurti in America, espressione libera e incensurata.

Quella della comunicazione e' un' "arte" cui gli americani hanno saputo dare una forma squisitamente popolare, facendogli adottare le forme piu' disparate, creative, a volte anche assurde, incarnando quella liberta' di pensiero protetta dal First Amendment e diciamocelo, anche quella liberta' da certe convenzioni che imprigionano gli italiani, e che noi italiani contemporaneamente un po' deridiamo e un po' invidiamo.

Partiamo ad esempio dalla t-shirt: inizialmente una semplice, umile maglietta da indossare sotto la camicia o la divisa per tenersi al caldo, divento' poi, grazie a personaggi leggendari e di "moda" come Marlon Brando e James Dean, un vero e proprio capo d'abbigliamento, uno "status symbol" accessibile a tutti, finche' verso la fine degli anni '50 comincio' a venire usata come mezzo di comunicazione, anzi di propaganda elettorale le prime volte, quando una maglietta con messaggio fu creata durante la campagna elettorale di un candidato governatore di New York; da allora la t-shirt e' diventata un facile, conveniente e mobile  "tabellone" pubblicitario o galleria d'arte, disponibile a tutti, aziende, organizzazioni, artisti, attivita': chiunque abbia un prodotto, un pensiero o un'opinione da comunicare,  con un minimo investimento puo' farlo, e diffonderlo in tutte le parti del globo, garantendosi cosi' una visibilita' universale virtualmente gratuita.  Anzi spesso, come nel caso delle t-shirts "di marca", quali ad esempio Abercrombie & Fitch, siamo noi (idioti...) a pagare, tra i $30 e i $60 per maglietta,  per avere "l'onore" di fargli pubblicita'!

Chi avrebbe poi pensato ad utilizzare le porte metalliche dei frigoriferi per comunicare? Be', da piu' di 40 anni tutti i frigo d'America sono una mostra e un museo di memorie, pagine gialle sempre aperte sui numeri della pizzeria preferita o del dentista dei bambini, archivi "al volo" di vecchie foto, ricevute, bollette e pagelle... Per molti la funzionalita' ha perso importanza ed e' diventato oggetto da collezione: conosco persone che li collezionano in Italia e persino (un po' controvoglia...) in Turchia, comprandoli in ogni localita' visitata o facendoseli comprare da amici che vengono in visita, souvenir facili e convenienti non solo da acquistare ma anche da portare in patria, prova inconfutabile che "I HEART NEW YORK" o Los Angeles, e che qualcuno che mi ama e' stato al Grand Canyon.

Un'altra forma di comunicazione insolita per chi non vive qui e' quella che utilizza la targa della macchina come mezzo per farsi notare, essere differenti e far sapere a chi ti segue particolari che ti riguardano che vanno dal triviale al personale al ridicolo: in ogni stato e' possibile personalizzare la propria targa, pagando un sovrapprezzo quando la si registra e ogni anno alla ri-registrazione, in Arizona ad esempio, di $25 oltre alla tariffa normale. Visto il numero molto limitato di caratteri utilizzabili per la comunicazione, i messaggi sono nel 99% dei casi delle sorte di acrostici o puzzle, e il decifrarli e' di sicuro la parte piu' divertente (soprattutto quando stai guidando in autostrada!) Marica da San Diego ne ha "collezionate" tante e se fate la ricerca "targhe" sul suo blog vi potrete fare un'idea della creativita' e delle infinite possibilita'. 

Io invece vorrei iniziare una serie, che prevedo sara' molto irregolare, sui "bumper stickers", gli adesivi messi sui paraurti, un po' perche' sono una forma ancora poco utilizzata in Italia, (e probabilmente non lo sara' mai, visto che l'automobile e' considerata dall'autista medio italiano come un'estensione della propria mascolinita', e pertanto mettere un adesivo sul proprio pene che dice "Amo il mio pastore tedesco" e' una moda che non prendera' mai piede), e un po' perche'negli ultimi 3 o 4 anni, forse anche grazie al clima politico estremamente infuocato e negativo,  ho visto comparire sui paraurti americani adesivi che mi hanno dato i brividi o per lo meno mi hanno dato da pensare.

Come questo, bello in mostra sul paraurti di una Chevy nel parcheggio di Target...


Per chi non lo sapesse, l'AK47 e' l'equivalente americano del Kalashnikov. 

Mi sono chiesta: cosa esattamente vuole comunicare il padrone di questa macchina? E perche'?

Nessuna risposta mi e' piaciuta, ma quando ne ho parlato con J, mi ha detto che non ci trovava niente di strano, che questa e' l'America e il diritto di portare (e amare, evidentemente) le armi e' garantito dalla costituzione, piu' precisamente dal Second Amendment, cosi' come quello di comunicarlo al mondo e' garantito dal First Amendment. Non mi sono rincuorata per niente.

E' ovvio e risaputo, almeno nel circolo dei miei amici, blogger e non, che amo questo paese. Non sono una che vive qui un po' malcontenta, che "subisce" la permanenza negli US come una sorta di "purgatorio" necessario in attesa di una vita "migliore", sperando in un ritorno in un'Italia migliore; vivo il mio "dualismo", la mia dicotomia con una certa serenita' proprio perche' mi piace la vita che vivo qui, generalmente mi piace il mio giro di amicizie, mi piace l'informalismo del mio stile di vita, la sensazione di liberta' che respiro nell'aria, e l'ottimismo che fa da sottofondo costante alla quotidianita', anche nei momenti di crisi, ottimismo che molti italiani considerano segno di superficialita', e forse lo e', ma che personalmente ormai preferisco al cinismo disfattista italiano.
Sono sincera quando dico che amo questo paese, pur amando sempre l'Italia, pero' quella idealizzata, che vive nella mia memoria. L'Italia di cui leggo sui blog e sui giornali online non mi attrae piu' ne' mi rappresenta piu'.
Ma proprio come i veri amori, non sono cieca di fronte alle sue falle: in un paese sotto tanti versi cosi' all'avanguardia, nel mondo scientifico cosi' come in quello civico, queste falle sono, come si dice qui, "a stick in the mud", bastoni nel fango, difficili da ignorare e per noi italiani, con un dna storico completamente diveso da quello americano, sicuramente difficili da capire. Anche per una che vive qui da quasi 19 anni.

Il vedere questo sticker ha riportato a galla paure che avevo represso create dalla consapevolezza che il rapporto che gli americani hanno con le armi e il sacrosantissimo diritto di possederle e portarsele in giro e' radicalmente opposto a quello che io, nata e cresciuta nell'Italia dei terrorismi nostrani, ho vissuto.

Sono cresciuta in un'Italia dove il possedere un'arma era (e immagino lo sia ancora) una dichiarazione di appartenenza ad una o l'altra di due categorie: se hai una pistola o un fucile o sei un "buono" o sei un "cattivo" (i cacciatori sono automaticamente nel gruppo "cattivi, purtroppo legalizzati, e coltivo teneramente la speranza che si sparino tutti a vicenda alla "Dick Cheney").
E' una visione certamente limitata e naive, pero' rende facile la distinzione, uso onesto o disonesto, bianco o nero.  In 27 anni vissuti in Italia, non ho mai conosciuto nessuno che possedesse un'arma ne' che desiderasse possederne una. O forse non se ne parlava cosi' liberamente come si fa qui.


La realta negli US e' ben diversa: garantito dal "Second Amendment" del "Bill of Rights", il diritto non solo di possedere armi, ma anche quello di "portarle addosso" e' uno dei piu' controversi, politicamente incendiari e penso uno dei piu' "abusati" di tutta la Costituzione Americana.


Questo amendamento e' stato scritto in forma cosi' poco chiara che la Corte Suprema e' stata chiamata in causa diverse volte per cercare di darne un'interpretazione univoca ed e' un punto molto discusso nelle Law School americane, e dice:


"A well regulated militia, being necessary to the security of a free state, the right of the people to keep and bear arms, shall not be infringed."


Il linguaggio e' sicuramente criptico, ma diciamo che in questo articolo si garantisce l'inviolabile diritto ad avere una "milizia" costituita da cittadini armati, in opposizione all'Army, l'esercito ufficiale dell'epoca in cui questa revisione fu scritta, che era britannico quindi "nemico", in quanto necessaria alla sicurezza di uno stato libero (e con stato intende probabilmente uno degli stati parte dell'Unione) e il diritto della popolazione a possedere  e portare con se armi, per potersi opporre in qualsiasi momento agli abusi del governo.
Al di la' delle varie interpretazioni e arzigogolazioni legali che sono state fatte sul Second Amendment, la realta' e 'che qui negli US chiunque ha il diritto di possedere pistole, fucili, persino armi da "assalto" semi-automatiche, senza limiti di quantita' e, a seconda dello stato, con (minimi) controlli aggirabilissimi. L'Arizona e' uno degli stati con controlli cosi' lassi da essere quasi inesistenti: sono stati fatti diversi "expose' " che denunciano la facilita' per chiunque, persino chi abbia un passato da criminale, di procurarsi qualsiasi tipo di arma ad un "gun show" in Arizona.

Il possessore di armi negli US non e' categorizzabile o identificabile dalle sue "intenzioni", le armi possono essere in mano a membri di gangs, venditori di droga, criminali di ogni tipo, cosi' come al vicino pensionato che si occupa dell'orto, all'amica casalinga, al dottore di famiglia, ne' dall'appartenenza ad un gruppo socio-economico piuttosto che ad un altro. Il "ritratto" statistico di chi possiede un'arma e' omnicomprensivo, anche se, avendo vissuto in 3 stati completamente diversi l'uno dall'altro, vi assicuro che qui nel southwest, e soprattutto a Sierra Vista, citta' fortemente militare, tutte le persone che conosco hanno in casa almeno una pistola o un fucile. Almeno. Siamo probabilmente gli unici a non possedere nessun arma. Come difesa abbiamo un cane fifone e una mazza da baseball... vabbe', e' di metallo, pero'.... E la presenza di una, o 20, armi in una casa vengono giustificate come deterrente contro possibili crimini e in teoria dovrebbero dare a chi le possiede quel senso di sicurezza che noi che siamo disarmati non abbiamo. La realta' definita' dai numeri e' in disaccordo.
Le statistiche sono agghiaccianti: ogni giorno, almeno 20 bambini e ragazzi (sotto i 24 anni) muoiono a causa di un'arma da fuoco, spesso tenuta in casa da un genitore, rendendo gli US il paese, su 25 paesi industrializzati, con il numero piu' alto di bambini morti a causa di un'arma da fuoco. Se vi interessa approfondire l'argomento, troverete statistiche ed altre info su questo sito.

Quando qualcuno mi chiede come mai, nonostante queste statistiche, la maggioranza degli americani non abbia nessuna intenzione di cambiare le leggi che "regolano" la vendita e il possesso di armi da fuoco, o almeno di instaurare un maggiore controllo, mi riferisco all'importanza che per gli americani ha questo "amendment", importanza certamente amplificata e supportata dall'instancabile "lavoro" pubblicitario fatto da organizzazioni ricchissime e dalla lobby potentissima a Washington, la NRA, National Rifle Association. Per gli americani, e ripenso alla risposta datami da mio marito che non ha mai toccato, posseduto ne' ha alcuna intenzione di possedere un'arma da fuoco,  e' un diritto garantito dalla costituzione e nessuno puo' negarlo! Per capire meglio, solitamente uso un paragone imperfetto, ma molto efficace: immaginate che un giorno il governo italiano decida di passare una legge che impone i seguenti limiti alle vacanze degli Italiani: invece di 4 o 5 settimane, che e' risaputo che vengono solitamente utilizzate in estate, da ora in avanti le ferie saranno limitate a  10 giorni all'anno, da utilizzare solo nel periodo da ottobre ad aprile.
...


Agli americani piace l'idea di dover vivere senza avere 5 fucili nella cassaforte (o almeno l'idea di poterlo fare, se volessero), tanto quanto agli italiani piacerebbe l'idea di avere 10 giorni di ferie all'anno, da non poter utilizzare in estate.  (Mi lancio nella congettura dicendo che, per le vacanze,  gli italiani farebbero finalmente la rivoluzione! La guerra civile!)
Nello stesso modo, pochi americani accetterebbero la rimozione del diritto di avere/portare armi e, grazie soprattutto alla destra, che considera la parola "freedom" un sinonimo di "possedere armi", e ogni tentativo anche minimo di regolamentare piu' efficacemente il "mondo" delle armi (proposte di legge per stabilire un "gun control" piu' approfondito che "You got money? Here's your gun!", vengono presentate al Congresso spesso, ma altrettanto spesso non ricevono abbastanza "sponsor". Ultimamente questo gruppo, appoggiato da sindaci e politici di entrambi i partiti, sta avendo abbastanza successo nel sensibilizzare la nazione verso la necessita' di migliori ed accurati controlli pre-acquisto) viene pubblicizzato come un atto di tradimento verso la Costituzione e un inaccettabile limite ai propri diritti e liberta', ed e' obliterato dalla forza politica, dalle possibilita' finanziarie quasi illimitate, dalla NRA che e' una delle lobbies piu' potenti di Washington. Tra i portavoce della NRA del passato, cito Charlton Heston e Tom Selleck, che ovviamente hanno perso per me qualsiasi tipo di sex appeal o charm potevano avere prima che li associassi a tale organizzaione. 

In termini pratici, questo amendment cosa vuol dire per noi che viviamo negli US? Be', la lezione piu' importante che ho imparato anni fa, quando Chris era piccolino e cominciava ad andare a giocare a casa di amici,  e' stata quella di chiedere alla madre o chi per lei se in casa avevano armi, e quando la risposta era positiva, chiedevo dove le tenevano. Solitamente mi dicevano che erano in una cassaforte, di sicuro un'assicurazione positiva. Ma i bambini sono intelligenti, veloci e soprattutto attratti dalle armi, e abbiamo avuto numerose "chiacchierate" su come comportarsi in caso un'arma fosse stata presentata. Un altro fatto che ho imparato per esperienza, e' che i "mio figlio mai..." detti da neomamma, si sono scontrati con la realta' molto velocemente, visto che ovviamente Chris non avrebbe MAI giocato con un'arma, ne' sarebbe MAI stato esposto a giochi violenti... ah, l'inesperienza!! Impareggiabile!! Il MAi e' durato fino al giorno in cui Chris casualmente ha scoperto che se metteva insieme 3 mattoncini di Duplo, riusciva a creare non solo una sorta di clava colorata, ma persino una rudimentale pistola. Dove avesse visto una pistola ancora adesso non ne ho la piu' pallida idea, probabilmente un film Disney. Fatto sta' che ho imparato a correggere le mie aspettative: i bambini con cui giocava avevano genitori diversi da noi, con idee e regole diverse e proibirgli di giocare con armi giocattolo, rudimentali o meno (ed ho scoperto nel corse degli anni che giocare con le "armi" Nerf puo' essere anche divertente, oppure con i super-soaker in piscina...) sarebbe stato poco pratico e avrebbe creato ancora piu' interesse verso l'intero argomento. Cosi' abbiamo optato per l'insegnamento, anzi il lavaggio del cervello, sulla differenza fondamentale tra gioco e realta', per cui accettiamo che faccia giochi che, all'inizio della mia avventura di madre, non avrei mai considerato accettabili purche' l'interesse finisca li', nel gioco. Per il momento sembrerebbe che ci siamo riusciti: nonstante il fatto che tanti dei suoi amici abbiano gia' pianificato l'ingresso nelle forze armate, un ramo o un altro, non appena diplomati dalla high school (ve l'ho detto, questa e' una citta' militare e credo che almeno il 70% dei bambini in citta' sprovenga da famiglie militari...),e nonostante il fatto che avrebbe la possibilita' di ricevere una laurea gratis, Chris non ha nessun interesse di entrare nella Army o Navy o Air Force. Ovviamente se dovesse cambiare idea, gli daremmo il nostro supporto comunque, ma sono felice che per il momento il suo interesse per azioni di guerriglia si fermi ad Uncharted III !

Chi e' la persona dietro lo sticker che proclama il suo amore per un'arma d'assalto? Comunque un pazzo (o una pazza, pari opportunita' ...), con cui spero di non dover mai a che fare, soprattutto oggi, ad un anno dalla tragedia di Tucson dove un pazzo appunto ha ferito una ventina di persone, inclusa la nostra rappresentante al congresso, e ucciso 6, inclusa una bambina di 9 anni, e' necessario far si' che altre tragedie inutili non si ripetano.

Un'organizzazione che merita attenzione e' http://www.bradycampaign.org/ (Jim Brady era il press secretary di Ronald Regan che e' stato colpito durante il tentativo di assassinio del presidente). E' possibile cambiare un articolo della costituzione? Forse no, ma e' possibile migliorare le leggi che esistono e questa organizzazione cerca di fare proprio questo.

Mi piacerebbe avere un bumper sticker con la scritta "GO AND LOVE YOUR GUNS SOMEWHERE ELSE"...

domenica 11 settembre 2011

Mi ricordo.

Mi ricordo.
E' un martedi' mattina iniziato come tante altre giornate di primo settembre in New Jersey:  il cielo terso, azzurrissimo e puro, senza una nuvola a macchiarlo, sposa l'aria fresca, finalmente priva dell'assurda umidita' che caratterizza l'estate al Jersey Shore, ed e' senza dubbio una premonizione dell'autunno alle porte. Chris e' in prima elementare da pochi giorni, e cammina davanti a tutti con il suo zainetto durante il breve tragitto per raggiungere la "fermata" dello scuolabus mentre Emily, che ha quasi 3 anni,  trotterella di fianco al vagoncino in cui tiro Vivian che tra 2 mesi compira' un anno. E' un'immagine perfetta, idillica quasi, in netto contrasto con la tragedia e l'orrore che sta per compiersi, di cui al momento siamo completamente ignari.

Rientrate a casa, guardo l'ora, le 8:30 sono passate da poco cosi' mentre le piccoline giocano guardando una trasmissione su PBS Kids,  io ne ne approfitto per chiamare la mia amica Jen e raccontarle la mia contentezza -che assurda banalita' a pensarci adesso!- causata dall'acquisto, la sera prima, di un pulmino "nuovo", o tale lo e' almeno per noi.
Mentre chiacchiero,  il segnale "call waiting" del telefono mi dice che c'e' una chiamata in attesa. Siccome e' J, finisco di parlare con Jen e rispondo, probabilmente si e' dimenticato il pranzo. La sua voce e' stranamente preoccupata, mi dice di guardare un canale in tv diretta, perche' alla radio hanno appena annunciato che c'e' stato una sorta di incidente aereo che ha coinvolto una delle torri gemelle. Tra le proteste di Emily, cambio canale, vado sul 4, NBC nell'area di NY, e il Today Show mostra un' immagine in diretta difficile da capire, vedo Matt Lauer e Katie Couric, i conduttori, come me sorpresi e quasi increduli. Richiamo J e gli chiedo cosa dicono alla radio, lui dice che ci sono persone che chiamano dalla torre danneggiata dall'aereo, che dicono di essere intrappolate e chiamano la radio perche' non riescono a contattare i famigliari, vogliono dire che stanno bene, parlano di  fumo intenso negli uffici, alcuni raccontano del caldo che cominciano a sentire, fanno fatica a respirare...  mentre mi parla guardo la televisione e vedo un'immagine impossibile, un altro aereo che entra, come una lama in un panetto di burro, nella seconda torre. Non registro l'evento immediatamente, ma quando J mi dice "Questo non e' un incidente", mi avvolge un'angoscia difficile da descrivere. Ci salutiamo, e per risparmiare la visione della tragedia in diretta a Emily, vado in camera nostra per guardare gli eventi mentre si svolgono, senza il timore di spaventare le bambine.
Faccio il letto mentre guardo la tv, le parole attacco terroristico vengono pronunciate, mentre alcune delle immagini mostrano persone, sembrano manichini, che si lanciano dai piani piu' alti delle torri. E comincio a piangere, pensando all'alternativa cui scelgono di fuggire con un gesto cosi' disperato.
E poi alzo gli occhi e tutto crolla. Con la torre sud, crollo anche io. Non riesco nemmeno a piangere, le scene in tv non possono essere vere. E il panico che traspare dalla voce dei vari reporter fa da eco alla mia angoscia. E dato che riceviamo il segnale tv attraverso un'antenna puntata proprio sul ripetitore sulla torre nord, quando si sbriciola anche quella, perdo il segnale tv. Fortunatamente l'antenna e' stata messa su un "rotator", quindi girandola verso Philadelphia, siamo in grado di continuare a guardare in diretta gli eventi successivi...

Mi ricordo.
Dopo gli attacchi, la paura. Paura di altri attacchi, paura di ritirare la posta dalla propria cassetta ed essere contaminati con l'antrace (il nostro centro postale in NJ e' uno dei centri contaminati ed e' chiuso), paura di spostarsi, paura di vivere. Ogni giorno Chris si lamenta che oltre al Pledge of Allegiance, la maestra fa cantare alla classe America the Beautiful oppure The Star Bangled banner  (l'inno nazionale): lui non capisce, ma i padri di 2 dei suoi compagni sono detective della Port Authority e hanno perso decine di colleghi, e ultimamente almeno una volta alla settimana devono partecipare ad un funerale o ad una cerimonia in memoriam e come loro, ci sono altri bambini a scuola con storie simili... ci sono bambini a scuola che hanno bisogno della forza  e confort che deriva dal sentirsi uniti ad altre persone quotidianamente, anche attraverso canti patriotici in cui potersi identificare.

Mi ricordo.
Festeggiamo Halloween, ma abbiamo paura che le caramelle e i dolci possano essere contaminati...

Andiamo a visitare i miei suoceri a Long Island, sono passati quasi 2 mesi dagli attacchi, e dal Verrazano Bridge si vede sempre, ancora, il fumo salire da metri di rovine, dalle travi contorte, ci vorranno mesi per estingure il fuoco che brucia ancora in quel crematorio.

Mi ricordo, le promesse di una mattina di settembre distrutte con le torri, le facce dei famigliari alla ricerca dei loro cari, usciti quella mattina per andare al lavoro e mai tornati a casa.

Quante vite interrotte prematuramente, quante famiglie ferite, quante lacrime, quanto odio.

E' la prima volta in dieci anni che ripenso ai dettagli di quei giorni.





sabato 8 gennaio 2011

Orrore

Sto guardando CNN e le stazioni locali. Alle 10:15 stamattina, un ragazzo di 22 anni ha aperto fuoco davanti ad un supermercato in Tucson, ferendo una decina di persone, inclusa la nostra rappresentante al congresso, Gabrielle Giffords, democratica e moderata e per la quale abbiamo votato, e uccidendo 6 persone, inclusi un giudice federale e una bambina di 9 anni. Ho i brividi solo scrivendolo.
Gabrielle Giffords ha ricevuto un colpo di pistola alla testa, a mo' di esecuzione, mentre dietro a un tavolo davanti ad uno dei vari Safeway, incontrava i cittadini che rappresenta a Washington, stringeva mano con i suoi "constituents".
Il proiettile e' entrato ed uscito dal cranio, attraversando il cervello.  Per qualche miracolo, non e' morta. Il neurochirurgo, dopo l'operazione, e' ottimista per la prognosi.

Il clima politico in Arizona e' teso, cosi' come quello nazionale. Giffords ha vinto a Novembre contro un Repubblicano, Jesse Kelly, favorito dal "tea party" locale. Il messaggio dei vary "tea parties" spesso e' che chi non e' con loro, non e' un vero patriota, e cosi' facendo quasi giustificano gesti violenti contro i "non-patrioti".
Mentre ancora le notizie arrivano a gocce, nessuno sa esattamente il motivo dietro questa tragedia, ma potrei giurare che avere una stronza come Sarah Palin che scrive su twitter cose tipo "Don't retreat, reload" (non ritiratevi, ricaricate) oppure che solo i republicans sono i "veri americani",  o un altro idiota come Glenn Beck (un altro "conservative" con una trasmissione televisisva) che incita i Republicans (la destra americana) di frequentare i vary rally politici indossando le loro armi, di sicuro incitano le persone poco stabili ad agire.

I terroristi non sono solo quelli che vengono dalle madrasse del medio-oriente. I terroristi sono anche quelli che spingono all'odio verso minoranze etniche, religiose o verso chi ha diverse opinioni politiche. Non e' necessario tenere in mano una pistola, o premere il grilletto. Sarah Palin, Glenn Beck, Sean Hannity, Bill O'Reilly: siete anche voi dei terroristi. Che pensano di essere patrioti.

In memoriam:
John Roll, 63
Dorothy Murray, 76
Dorwin Stoddard, 76
Christina Greene, 9
Phyllis Scheck, 79
Gabriel Zimmerman, 30

Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...