Visualizzazione post con etichetta delusione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta delusione. Mostra tutti i post

giovedì 27 febbraio 2014

Quando il razzismo ti aspetta dietro la porta accanto

Vivo in uno stato dove la religione ha preso in ostaggio la politica, il buon senso e la civiltà da sempre, uno stato che si oppone ad ogni passo, anche minuscolo, verso uguaglianza e parità sociale e umana.

Chiaro esempio e' stata ad esempio la resistenza data alla legge che proclamava il terzo lunedì di gennaio festa nazionale dedicata a Martin Luther King, legge firmata da Reagan nel 1983: in Arizona ci sono voluti 8 anni di tira e molla (referendum, rescissioni, boicottaggi, un casino!) prima che venisse messa sul calendario ed osservata! Oppure rivanghiamo la famigerata legge SB 1070 che autorizza la polizia a richiedere, a chiunque fermi per un qualsiasi controllo non correlato e basandosi solo sull'aspetto della persona, di mostrare i documenti di immigrazione (carta verde, permesso di lavoro o certificato di naturalizzazione), in pratica rendendo legale il racial profiling. La legge e' stata "sfidata" da gruppi che lottano contro la discriminazione, ed alcune parti sono state trovate anti-costituzionali dalla corte suprema, eppure esiste ancora perché supportata da molti.  
Non entro nemmeno nel merito dell'ultimissimo tentativo di legalizzare la discriminazione contro i gay, con la scusa di "proteggere" i diritti religiosi di chi ha un business, perché  fortunatamente questa proposta di legge e' stata bocciata ieri dalla nostra governatrice.

Siamo uno stato razzista e omofobo, la cui bellezza naturale e' inversamente proporzionale all'apertura mentale della maggior parte dei suoi abitanti, dove il fascino di una natura ancora selvaggia e della inconcepibile liberta' di questi spazi infiniti e di paesaggi mai visti, si mischia con una mentalità razzista e bigotta che a noi gli altri stati notoriamente ass-backwards (per intenderci, quelli situati a sud della Mason-Dixon Line, la linea topografica che segna il confine tra il nord-est e il sud degli Stati Uniti) come l'Alabama o il West Virginia ci fanno una pippa. Il tutto ovviamente condito da una dose pesante di fanatismo religioso che rende il clima spesso difficile da sopportare per le persone più aperte come penso di essere io.

Nella vita di tutti i giorni vi assicuro pero' che il razzismo non lo si vede e non lo si sente, la gente lavora, socializza, va a scuola, insomma vive senza discriminazioni apparenti. Ovviamente questa e' la mia constatazione di donna "bianca" che forse vive in una situazione di beata ignoranza: nel mio mondo, o meglio tra le persone che in qualche modo fanno parte del mio mondo, pur avendo opinioni politiche estremamente diverse, non ho mai pensato esistessero dei razzisti sfegatati e aperti come spesso si incontrano nell'anonimita del web. E' come se il fatto che fanno parte del mio "cerchio di amicizie" sia garanzia della loro rettitudine e moralità. Una sorta di don't ask, don't tell, ma per razzisti: non voglio sapere se sei razzista quindi non te lo chiedo. Se lo sei, non farmelo sapere, tieni le tue opinioni chiuse nell'armadio così continuo a vivere nella mia "beatitudine".

In altre parole, pur vivendo da più di vent'anni in questo paese, e da quasi 7 in quest'area estremamente destro-tendente, non avevo mai testimoniato direttamente le farneticazioni isteriche apertamente razziste di cui leggevo e sentivo parlare. 

Fino a qualche settimana fa.

Ho impiegato un po' di tempo a razionalizzare quello che mi e' successo, la sequenza degli eventi, le cose dette e quelle sottintese, perché volevo cercare di evitare di perdere un'amica (un'altra, devo avere un record personale!)
Poi sono arrivata alla conclusione che certe situazioni, ci vuole qualche settimana per digerirle, ma le persone che le causano, sono per me indigeribili.  

Premetto che uno degli svantaggi di avere un figlio ad una "certa" eta', soprattutto se non e' il primo, e' il fatto che trovare bambini coetanei di tuo figlio che abbiano una madre tua coetanea e' difficile, quasi impossibile, specialmente se si vive in zone rurali come questa. 
Giuro che non sono una snob pero' faccio fatica a legare con donne (bambine!) di 22/23 anni con cui l'unico tratto in comune e' che siamo madri di dei 4enni… perché non e' sufficiente, deve esserci qualcos'altro e, solitamente, non c'e' nient'altro (e sono sicura che molte 25enni hanno lo stesso problema con me. Mi sembra ragionevole e capisco benissimo.) 
Così quando 2 anni fa al parco, mi sono imbattuta con una mamma che aveva pochi anni meno di me, con una figlia dell'eta' di Violet, mi e' sembrato quasi di aver vinto la lotteria! Laura ed io siamo diventate amiche, ci siamo scambiate i numeri di telefono, e mentre le nostre bambine giocavano, abbiamo scoperto di piacerci, lei apparentemente pacata e dolce, e io… non proprio! 
Ci siamo frequentate nei vari parchi in città, ci siamo aiutate e scambiate favori, ospitando una la figlia dell'altra, sono venute (madre e figlie) a mangiare da noi diverse volte, le ho guardato il cane quando sono andati in vacanza. Pensate che lo scorso giugno si sono trasferiti in una casa in affitto nella mia via, a 4 case di distanza dalla mia! 
Insomma nonostante alcuni indizi di stranezza nel loro rapporto, mi trovavo bene con lei, e immagino lei si trovasse bene con me. Unico problemino era il fatto che la sua bambina e' sempre stata piuttosto prepotente con Violet, tant'e' che persino la madre mi chiedeva di farle sapere se la figlia la tiranneggiava quando era qui a casa nostra. Lei e' la bambina che dice che ha fame, e apre il frigorifero di casa mia cercando cibo da mangiare, cosa che mi da' fastidio. 

Nel corso dello sviluppo di questa amicizia, sono venuta a conoscere il marito, un uomo anche lui intorno ai 40 anni, e devo essere sincera, mi avevano anche fatto un po' pena, perché lui, dopo diversi anni come autista per la MTA, la Metropolitan Transit Authority di New York (la ditta che gestisce il trasporto pubblico a New York, metropolitana, autobus, treni per Long Island, etc.), aveva perso lavoro e casa e si era trovato a trasferirsi in Arizona per iniziare la Border Patrol Academy, l'accademia per la polizia di frontiera. Rob(erto), pur essendo nato in America, e' cresciuto coi nonni in Cile ed e' poi "rientrato" qui da adulto,  conservando ovviamente tutte le caratteristiche stereotipiche del macho sudamericano… tra cui la "dominazione" della moglie, che avevo testimoniato in tanti piccoli eventi, in cui mi dicevo "se ero io, col cacchio che avrei fatto questo!": immaginatevi lei che interrompe un playdate particolarmente di successo con la figlia e Violet perché deve correre a preparargli il pranzo da portare al lavoro! Fosse stato Jim, probabilmente non mi avrebbe nemmeno chiamato…
E non sono stata l'unica ad accorgersene, anche Jim e altre mie amiche che li hanno conosciuti, persino Titti quando e' venuta qui a trovarmi a novembre, avevano subodorato una relazione"all'antica", dove la donna e' in qualche modo sottomessa al marito. 
Ma non erano ovviamente fatti miei, e come ho scritto sopra, apprezzavo la sua amicizia anche se da alcuni commenti sia di lei che di lui,  avevo capito che fossero, o almeno lo fosse lui, repubblicani (un agente della polizia di frontiera, davvero??!!??), e dal canto mio ero sicura che loro sapessero, non fosse altro perché ho una foto di Obama e un adesivo che dice "Women for Obama" sul frigo, che io invece sono una fiera democrat. Ad essere sincera, pensavo che anche lei lo fosse, almeno moderatamente, perché spesso facevamo discorsi in cui echeggiavano sentimenti di compassione per chi ha meno (considerando che anche loro NON navigano nell'oro, mi sembrava normale), per chi si trova in difficoltà. Abbiamo comunque sempre cercato di stare lontani da argomenti politici, finche'...

Il 2 gennaio vado da lei per chiederle se avrebbe potuto guardarmi Violet qualche giorno dopo, quando sarei dovuta andare in Messico per il dentista, e i miei altri 3 sarebbero stati a scuola.
Doveva essere il suo giorno di riposo, perché c'e' anche il marito. Mi invitano a bere una tazza di te' e accetto, ovviamente. Siamo amici, giusto?

Appena seduta, arriva lui e come sempre inizia a parlare, monopolizzando la conversazione. Solitamente ci racconta di cose che gli succedono al lavoro, tipo "abbiamo trovato 10 milioni di dollari in marijuana in un furgone nel deserto" e altre amenità simili, ma quel giorno no. L'argomento lo sceglie lui. E per non so quale motivo, decide di parlare delle armi. 

Lui "Obama vuole toglierci il diritto di avere armi per difenderci e difendere le nostre famiglie."

Io "No guarda, nessuno vuole toglierti il diritto di possedere un'arma per difenderti… ma una, magari due. Che te ne fai di 10? Che te ne fai di AR15, se non sei un soldato in guerra?"

Lui "Poi non capisco perché devono esserci tutti questi controlli prima di comprare un'arma. I delinquenti mica devono sottoporsi a questi controlli. Le persone per bene si invece. Quante volte una persona ha potuto fermare una rapina, o una violenza perché aveva un'arma"

Ecco, qui avrei dovuto capire. Raccogliere questo suo segnale che si stava per scendere nel girone dei pazzi, salutare ed andarmene. 
E invece ho scelto di rispondere:

Io "Cosa suggerisci, allora, di eliminare i controlli per tutti?"

Lui "Ma ci hai fatto caso che i quartieri nelle città americane dove il tasso di violenza e' più elevato sono quartieri di afro-americani? E nel mondo, i paesi dove la gente si ammazza tra di loro, sono tutti africani".

Io, dopo essermi accorta di avere la bocca aperta, dico "Ma no, cosa dici… "

Lui "Non vedi che tutti gli afro-americani e gli africani sono violenti e pericolosi? Come lo spieghi? Come li spieghi tutti gli omicidi e la droga… E il fatto che si ammazzino l'uno con l'altro… Altri gruppi hanno sofferto la schiavitù, ma si sono stretti insieme e l'hanno superata, hanno lavorato duro, non come gli africani e gli afro-americani…C'e' qualcosa che manca nel loro cervello..."

Ai miei tentativi di dargli una velocissima spolveratina storica, menzionando la segregazione razziale americana, le crociate e il colonialismo, oppure di fargli notare come in Italia ci si ammazza l'uno con l'altro da 150 anni per la mafia, come lo spiega LUI questo fatto? (lui, che ama gli italiani in particolare Raffaella Carra' e Riccardo Cocciante, ha risposto che e' un paragone sbagliato perché noi abbiamo avuto Leonardo Da Vinci), Rob proclama che l'unica ragione per cui gli afro-americani vivono ancor nei ghetti, sono poveri, violenti, criminali e drogati e' perché sono difettati. Perché gli manca qualcosa nel cervello, che non e' risolvibile. 

E questo e' stato il secondo enorme segnale. Dovevo alzarmi, salutare ed andarmene. Ma ero paralizzata dall'orrore di quello che stavo ascoltando. E mi sono sentita la paladina virtuale dai miei amici afro-americani (o sposati con afro-americani) che non potevano difendersi… magari potevo cercare di aiutare questo ignorante a capire. 

E così ho scelto di rimanere.

Per due ore. 

In queste due ore, questo tripudio di ignoranza ha toccato di tutto, dall'eugenetica e l'idea che ci sono razze che hanno difetti genetici e che non possono vivere con le razze che invece questi difetti non ce li hanno;  a Hitler e il fatto che pur avendo sbagliato, aveva qualche buona idea; poi ovviamente non poteva mancare la sbrodolata sul fatto che l'unica religione giusta sia il cristianesimo, perché i mussulmani sono tutti violenti anche loro, e non ci sarebbero guerre se il mondo fosse unito nel nome di Gesu'; per poi parlare del suo paese, il Cile, che viene invaso da quei bastardi pigri dei colombiani e peruviani, che entrano in Cile per ricevere il welfare, istruzione, case, servizio sanitari gratis, e che durante il "governo" di Pinochet, allora si' che si prosperava, ma da quando c sono i socialisti al governo, tutto va male; ha persino osato dire, dopo aver vomitato 2 ore di idee razziste, che il razzismo in America e' finito, perché e' stato eletto Obama. Ed altre perle di asineria assoluta che nemmeno mi ricordo.

Durante queste due ore, la mia amica non ha detto una parola, nemmeno una sillaba. E' rimasta seduta zitta. 
Non so bene quando (sono un po' cozza), ma ad un certo punto ho finalmente capito che era impossibile ragionare con lui, e sinceramente mi stava anche venendo il mal di testa, così mi sono finalmente alzata, ho salutato e mi sono congedata, e mentre lui mi seguiva alla porta, mi ha salutato assicurandomi che siamo ancora amici, che stavamo solo parlando. Si', si', gli ho risposto, e mentre entravo in macchina tra me e me mi sono detta "Col cazzo. Questo e' pazzo. Non voglio più aver niente a che fare con lui."

Sono passati quasi 2 mesi. Ed ogni giorno che e' passato io mi sono personalmente tormentata, ho cercato di trovare una soluzione che non fosse quella di chiudere la porta completamente, non solo per me, ma anche e soprattutto per Violet. Ne ho parlato con Jim, che ovviamente mi e' venuto contro dicendomi anzitutto "never argue with stupid", mai discutere con uno stupido, e facendomi notare che da uno che decide di fare il poliziotto di frontiera a 40 anni, probabilmente con pochissima istruzione, cosa mi aspettavo?. Secondo lui avrei dovuto evitare di antagonizzarlo, e invece dire frasi come "Oh, I didn't know. Do you have any proof of that?", cioè chiedergli la prova di quello che diceva… Ha ragione, ma in quel momento mi sono sentita offesa personalmente, mi sono sentita presa in un'imboscata e provocata personalmente, per i miei amici afro-americani, e le minoranze etniche in generale, per tutte le persone che vengono discriminate quotidianamente perché sono diverse in qualsiasi modo (razza, colore, religione, orientamento sessuale) da chi si crede l'unto del signore.

Ne ho parlato con delle amiche perché non mi sembrava fosse possibile che qualcuno la pensasse così,  e in particolare volevo sapere l'opinione di Marlis, che e' tedesca ed e' sposata con un afro-americano da 40 anni, quindi ha vissuto situazioni simili, e ben peggiori di questa… Mi ha confermato che con persone così, cercare di ragionare e' una perdita di tempo, e ha suggerito di riallacciare i contatti con la mia amica e farlo almeno per Violet… e anche secondo lei, Laura e' sottomessa e non osa esprimere la sua opinione. 

Ho continuato a pensarci, finche' sono arrivata alla conclusione che una cosa e' sicura al 100%: non voglio avere niente a che fare con lui, niente. Se rimanere in contatto con la sua famiglia, anche solo per Violet, significa frequentare la loro casa e dovermi incontrare con lui, non voglio. Non voglio. Questo omuncolo mi fa' schifo. Poi e' anche vero che se io non ho contattato lei in tutte queste settimane, lei non ha contattato me. Non sono sicura che sia una sua scelta, ma se lo e', allora e' anche lei ignorante come il marito. Aggiungiamo che ora ho la conferma che lui ha diverse armi in casa e che, come ho detto prima, la figlia e' molto bossy con Violet… il risultato e' che la sua amicizia non vale la pena. E' stato bello finche' e' durato, ma non voglio compromettere la mia integrità morale e quello in cui credo per qualcosa di cui posso comunque fare a meno. 

Questa esperienza mi ha svegliato come una doccia fredda, una bella dose di realtà: non che ne avessi bisogno, dopo tutto le mie esperienze di vita personali mi hanno già insegnato abbondantemente che spesso quello che vedi di una persona e' solo una facciata, una maschera per coprire le brutture della loro vera personalità.

E' vero che il razzismo, odiare e discriminare una persona in base alla sua etnicita', e' una lezione che noi genitori insegnamo ai nostri figli, perché i bambini non odiano niente (ok, magari odiano fare il bagnetto), ma la verità e' che si può "guarire" dal razzismo, se una persona ha un barlume di intelligenza può usarlo per riconoscere che quello che rende un altro essere umano inferiore e' la qualità delle sue azioni e dei suoi pensieri e non la quantità di melanina presente nella sua epidermide.

Il razzismo e' un cancro che riduce l'essere umano ad una merda, un cancro che tuttavia si puo' scegliere di continuare ad alimentare, o fermarne la crescita. 

E la mia vita e' piena e complicata abbastanza senza aggiungerci il dover ascoltare ai rantoli folli di un razzista.




lunedì 10 febbraio 2014

Figlia di un dio minore

UPDATE: dopo aver chiamato tutti i gironi dell'inferno i reparti del Policlinico, e dopo aver parlato con mia madre, che cerca di essere forte ma sta già crollando, e dopo aver richiesto via email di ricevere aggiornamenti su mio padre alla sorella brianzola, ho scoperto che si trova in geriatria, che molto probabilmente non era un ictus, ma era una conseguenza di una polmonite e della febbre alta, che e' stabile e sotto antibiotici. Nessuna di queste informazioni mi e' stata dispensata senza mia previa richiesta, sottolineo. 
Ho anche ricevuto un suo messaggio dal cellulare (che pensavo non potesse usare in ospedale).
Quindi sta meglio, e se riesco domani verso le 11 (le 2 di notte per me) cercherò' di chiamarlo. 
Ma se non avessi passato 2 ore o più al telefono a rompere, sarei rimasta in limbo. 

Ci risiamo: succede qualcosa a mio padre, e nessuno si prende la briga di dirmi niente dall'Italia. La notizia mi arriva di seconda mano dalle Hawaii. Dalle Hawaii, perdinci, peggio delle poste italiane, dove per mandare una lettera da Milano a Bergamo, la fanno prima passare dalla Sicilia… Mio padre pare che abbia avuto un ictus stamane, e dall'Italia nemmeno un email, non un sms, niente. Posso capire mia madre, la preoccupazione (pero' dai, quando si e' in ospedale ad aspettare per ore, tempo per farmi una telefonata, o mandarmi un messaggio c'e', e fanculo la spesa, stai al telefono 1 minuto e pagherai un euro… mi pare una spesa sopportabile, no?) ma mia sorella che vive in Brianza ancora una volta si e' comportata con la classe e cortesia che sono il suo marchio inconfondibile. Si' perché vedete, mia sorella alle Hawaii, invece, e' stata debitamente informata di quello che stava succedendo nel giro di 5 minuti dall'accaduto, lei poi molto generosamente mi ha chiamato (ero fuori in giardino e solitamente durante il weekend il cellulare lo "perdo" per casa, tanto non mi chiama nessuno) perché pensava, parole sue, "che avrei voluto saperlo".  No, perché un figlio non vuole sapere se un genitore e' in ospedale a rischio di vita, vero? Il cuore mi si espande di gratitudine per la sua umanità (alla Fantozzi, ma senza nessuna risata).

Oltre al mio dispiacere nel venire a sapere che mio padre e' in ospedale, con tutte i vari scenari che mi immagino, paralizzato, incapace di suonare (e suonare e' la sua vita), incapace di comunicare…. mi si riempie l'anima ancora una volta di tanta amarezza perché, porcazzalamiseria, di tutte le sorelle che mi potevano capitare, a me sono toccate Drizella e Anastasia, esempio di decenza e generosità!

Un deja-vu più classico non poteva succedere, perché si e' ripetuta la stessa identica storia successa quando mia madre aveva avuto l'ischemia 4 anni e mezzo fa: anche allora, la notizia mi era arrivata dalle Hawaii… E anche allora mi aveva scocciato infinitamente, ed era stato solo l'inizio. 
A questo punto avrei un paio di domande legittime da fare a mia sorella brianzola: al di la' di quello che pensi di me, siccome la situazione e' grave o potrebbe diventarlo, perché chiami una sorella e non l'altra? Per quale motivo a me le notizie devono arrivare di seconda o terza mano? Non potresti chiudere momentaneamente in un cassetto la tua grettezza e insensibilità naturali, e comportarti invece come una persona con un'anima?

Pensate che quando qualche settimana fa avevo saputo (dai miei, ovviamente) che Marta, la sorella che vive in Italia, aveva il figlio in ospedale, nonostante lo stringimento allo stomaco che mi assale se penso a lei, avevo messo da parte la mia ostilità e le avevo mandato un email di incoraggiamento…  mentre lei, che vive col cellulare come un'estensione della mano, lei che fa' tutto col telefono, non e' riuscita a trovare 30 secondi per mandarmi un messaggio?

Mah. 

Non ditemi che esiste il beneficio del dubbio, perché e' un'assoluta impossibilita' scientifica in questo caso. Mi rimangono in mente le parole di Jim che, dopo che gli ho raccontato la storia, mi ha detto "What did you expect from them?"
E' vero: cosa mi aspettavo da loro? Le persone non cambiano, e se lo fanno e' perché il loro modo di essere e' diventato per loro scomodo e inconveniente…  per il momento sembrerebbe che la stronzaggine che caratterizza entrambe (una e' stronza apertamente, l'altra invece lo fa velando tutto con sorrisi e abbracci e "lol" "yep" e "fabulous" a go-go, coprendo la vilta' delle sue azioni con il suo abbondante charm naturale) funzioni a loro favore, quindi continuerò ad essere "snobbata" messa in una posizione di inferiorità e minoranza… 

Sono io che me la prendo oppure anche a voi 'sta storia puzza? 

Ora aspetto di poter chiedere notizie direttamente a mia madre. Immagino non sia morto, o avrei forse ricevuto un'altra telefonata dal mezzo del Pacifico (mio padre so che riderebbe e si toccherebbe gli zebedei se leggesse questa frase…), quindi spero che tutto si stia sistemando. Non che comunque da qui possa fare niente. 

Sono disgustata, anche perché mi torna in mente il fatto che avrei potuto andare a trovare i miei 2 anni fa con Violet, visto che non si sono mai conosciuti e a questo punto non succederà mai, e la sorella alle Hawaii aveva reso quella possibilità impossibile. Sempre con il suo charm passivo-aggressivo, perché quella e' la sua firma.

Ho poi una domanda finale che rivolgo a me stessa: oh, ma quante volte le devo perdonare? Perché mi sto un po' stufando.

lunedì 25 febbraio 2013

Perche' qui e' meglio (secondo me)

Anzitutto, colgo l'occasione per ringraziare chi ha votato per il Priapo geriatrico ancora una volta, e per porgere a tutti contemporaneamente le mie condoglianze.

Grazie, perche' ridere di italiani-macchietta e' (purtroppo) uno "sport" masochistico e divertente. Aspetto con impazienza le battute di Colbert e Stewart, magari gia' stasera!

Condoglianze perche' avete condannato il resto degli italiani, soprattutto i vostri figli e i vostri nipoti a continuare a crescere e vivere in un'Italia completamente sessista e misogina, dove quando sei in prima media e i maschi della tua classe passano l'intervallo ad inseguirti per toccarti il seno, tu devi stare zitta e fare finta di esserne lusingata o rischiare di essere presa di mira come quella che e' gelosa perche' non riceve lo stesso tipo di interesse... True story, solo che io, non essendo mai stata troppo sviluppata di fronte, fortunatamente non venivo coinvolta fisicamente, se non come osservatrice schifata, e sono stata l'unica che e' andata dalla preside a raccontare quello che succedeva, visto che i professori sparivano dalla circolazione non appena la campanella suonava, e che tutti gli altri, inclusi i bidelli, facevano finta di niente... Questo succedeva 35 anni fa, ma mi sembra proprio che questo video confermi che la situazione non sia cambiata molto, o per niente.... Ma chi sono queste "donne che pensano di non essere bambole"? Ma un complimento vero, di cuore, fatto da una persona che le ami o le stimi DAVVERO, lo avranno mai ricevuto? Un complimento senza sottintesi, senza secondi fini... no?
35 anni fa sono stata l'unica persona, ero una bambina in effetti, che si e' alzata in piedi e ha denunciato una situazione sbagliata e che ha detto "e basta, cazzo!", e ancora oggi pur da lontano vi chiedo come e' possibile?

Che Berlusconi abbia ancora spopolato, mi ha stupito... ma non piu' di tanto: parafraso una delle frasi piu' belle e vere di un libro/film eccellente, e vi dico che gli italiani da sempre accettano i rappresentanti al governo che pensano di meritare. Mi dite che gli americani sono piu' ignoranti degli italiani? Forse, ma almeno hanno votato Bush 2 volte e Obama 2 volte... e visto che parliamo di numeri, nel 2000 Bush non aveva nemmeno vinto il voto popolare.... 
Forse ci sarebbe da ripensare a come definiamo intelligenza e ignoranza. Forse non e' la mera conoscenza delle vite dei filosofi, o delle capitali estere... ma questo e' un altro spunto di riflessione.

Mi e' stato chiesto di elencare i motivi per cui preferisco vivere e crescere i miei figli qui, come americani, piuttosto che in Italia come italiani, quindi ecco la mia TOP 6 LIST, da quelli piu' banali e utilitaristici, a quelli piu' ideologici:

****DRUM ROLL****
  • #6 - Il 99% dei ristoranti offre seggioloni/booster seats per bambini, nonche' fasciatoi nei bagni. Idem per i negozi. In Italia anni fa, dovevo cambiare i pannolini nel passeggino all'aperto, o tenermi i figli sulle ginocchia per mangiare. Magari ora e' cambiato, ma allora era cosi', e quando si hanno figli piccoli, e' bellissimo!!
  • #5 - Dove esistono problemi assurdi, come ad esempio quello delle armi e della facilita' con cui e' possibile impossessarsene, esistono anche milioni di persone pronte a fare qualcosa per migliorare, cambiare... centinaia di migliaia di persone pronte a telefonare ai propri rappresentanti e senatori...e  il bello e' che i rappresentanti e senatori sono raggiungibili, i loro uffici aperti e piu' o meno disponibili!! Chi di voi e' mai riuscito a parlare con uno dei politici al governo? Io si'.
  • #4 - Nonostante le statistiche non siano piu' quelle di alcuni anni fa (dove in generale, il 75% dei laureati trovava lavoro subito dopo la laurea, mentre ora solo poco piu' del 50%), avere una laurea permette di trovare lavori ed iniziare carriere con la possibilita' di guadagno in media del 50% di piu' di chi va a lavorare subito dopo la high school, specialmente in campo tecnologico e medico (i "registered nurses" ad esempio, guadagnano in media $60.000 all'anno). Da ricordare che le universita' hanno tuition molto alte, ma le possibilita' di borse di studio sono vere e disponibili a chiunque lavori sodo... niente conoscenze necessarie... e mi collego con il #3...
  • #3 - Il nepotismo in qualsiasi sua forma, nonche' l'utilizzazione del sesso come merce di scambio per ottenere un lavoro o un favore qualsiasi, sono eventi rarissimi, e non la norma o una necessita'. 
  • #2 - Lo spirito positivo che rende gli americani quasi impervi alle "disgrazie", agli ostacoli che si presentano sul loro cammino. In generale, di fronte a situazioni difficili, sbagliate o persino disperate, gli americani invece di lamentarsi, si rimboccano le maniche. Quante persone ho conosciuto che hanno perso il lavoro e si sono reinventate a 40/50 e persino 60 anni! Non a caso "Yes, we can" e' stato un motto cosi' di successo: e' esattamente il modus vivendi di milioni di americani. Io sinceramente, preferisco vivere nel positivo. 
  • #1 - Voglio vivere e voglio che i miei figli crescano e vivano in un paese che non sia intriso di un maschilismo cosi' pervasivo da rendere impossibile riconoscere la linea di demarcazione tra umiliazione e "oggettificazione" sessuale della donna (o degli omosessuali), e quella di complimento. Pensate che oggi il social media americano e' pieno di analisi delle battute fatte da McFarlane ieri sera, quando conduceva gli Oscar: io non le ho trovate molto misogine, ma sono cresciuta in Italia quindi ne ho viste, e vissute, di peggio... in America si sta valutando il loro greado di offensivita', pur essendo molto "timide" secondo gli standard italiani... Ecco voglio che la mia famiglia viva in un paese dove il fatto che le battute di un quasi ottantenne e della sua ciurma di cazzoni assatanati  siano di bassissimo livello non sia messo in discussione, e soprattutto che non spingano la gente a votarlo in massa, nonostante tutto.
Ecco, ce ne sono anche altri ma questi sono i primi che mi saltano in mente.... 

Ora vi lascio nel vostro crogiuolo di lacrime....






mercoledì 21 novembre 2012

The elephant in the room.

"The elephant in the room" e' una metafora che si riferisce ad un problema o situazione ovvi ma di cui nessuno vuole parlare, che tutti riconoscono ma che tutti fanno finta di non vedere, quando invece e' li' bello grosso e cospicuo, proprio come un elefante in salotto.                                                                      

Questo post non e' facile. Non e' mai facile raccontare i propri "shortcomings", mettere in mostra le proprie mancanze, parlare di situazioni irrisolte e' sempre un po' imbarazzante, come spogliarsi in pubblico, mettendo a nudo le proprie imperfezioni fisiche che altrimenti teniamo saggiamente coperte sotto strati di vestiario. Ma e' anche molto terapeutico.

L'elefante nel mio salotto puo' essere riassunto con questa frase: e' da circa 4 mesi che non parlo con i miei genitori.
Per scelta, la mia.
Niente skype, niente email, niente posta, niente segnali di fumo, niente telefono. A parte un paio di messaggi email/skype da parte di mio padre cui ho risposto, niente. Zip. Nada. Zilch.  Not. One. Word.

Ho anche finalmente completamente tagliato i contatti con mia sorella, quella che ha sposato il fratello di mio marito e vive alle Hawaii: amputare relazioni incancrenite e' una necessita' che spesso evitiamo per un senso idealizzato di "famiglia", per paura di essere stigmatizzati, etichettati come "pecore nere". In questo caso, almeno per me, e' stato liberatorio oltre che necessario.

Ma iniziamo dal principio: e' una storia un po' lunghetta vi avviso, se volete leggerla, mettetevi comodi, altrimenti cambiate pagina e tornate al prossimo post, che sara' piu' conciso. Munitevi di un caffettone all'americana o un bel tazzone di te', magari una scodella di popcorn se l'orario si addice, e appoggiate il didietro su una bella poltrona comoda...

Devo elencare alcune premesse importanti, per inquadrare lo scenario (alcuni di voi ne hanno già sentito parlare diverse volte... scusatemi!)

  • Mio suocero, che e' ovviamente suocero anche di mia sorella, avendo lavorato per American Airlines, ha disponibili ogni anno, parte del "pacchetto pensione", 12 biglietti andata e ritorno che puo' far usare a "chiunque" (purche' faccia parte di una lista approvata). Avendo 4 figli, ogni figlio in teoria puo' usare 3 biglietti roundtrip all'anno per andare dove vuole, o comunque dove arriva American.
  • Quando avevamo deciso di venire in vacanza in Italia nell'estate del 2007, avevamo chiesto a mio suocero se potevamo usare tali biglietti (avremmo cercato di fare scambio con uno dei fratelli/sorelle per i 2 extra che ci sarebbero serviti, visto che allora eravamo in 5), ma lui ci aveva detto che sarebbe stato meglio trovare delle tariffe superscontate in internet, visto che comunque il costo dei biglietti e' si' gratis per noi che li usiamo, ma e' per lui piuttosto alto. E cosi' abbiamo fatto, siamo tornati in Italia comprandoci il biglietto.
  • Nel 2010 mia sorella, con marito e figlio, ha usato invece i biglietti "gratis" per tornare in Italia. Forse perche' erano in 3 invece di 5, o forse, come sospetto, non avranno nemmeno chiesto a mio suocero se potevano usarli (conoscendoli...).
  • Tale permanenza in Italia, di 5 settimane, non e' stata piacevole per i miei e nemmeno per mia sorella, in quanto suo figlio (allora dodicenne),  per dirla con mia sorella, e' uno "spirito indipendente", in pratica faceva quel che voleva (dal semplice rutto a tavola fatto apposta e quasi in faccia a mia madre, alla costante intromissione a sproposito durante le "telefonate" skype, spesso vestito solo in mutande [ok, era estate e a Milano faceva un caldo boia, ma non avevo mai conosciuto un ragazzino di 12 anni senza filtri sociali cosi'], al toccare la chitarra adorata di mio padre, le sue casse nuove,  ad andarsene in giro per il quartiere da solo, con mia madre preoccupatissima visto che anche lui non parla italiano; mio padre e' notoriamente un "fastidioso", ma noi come figlie lo sappiamo da sempre, tant'e' vero che prima della nostra visita 3 anni prima, avevo spiegato bene ai miei 3 figli che eravamo ospiti dei nonni, e che, come tali, dovevano rispettare le loro regole, i loro orari, dovevano chiedere prima di toccare, mangiare, etc....  Penso siano richieste normali di genitori normali con figli normali. Insomma, alla fine delle 5 settimane, pare che mia madre abbia detto a mia sorella che se avesse voluto tornare, sarebbe stato meglio si non si portava il figlio. Una nonna italiana, per dire cosi', deve averne proprio le palle piene. 
  • Come conseguenza di questa vacanza da dimenticare, mia sorella ha interrotto le comunicazioni con i nostri genitori per due anni, e quando era al telefono con me e aveva cominciato a parlare male di loro, io li avevo difesi, e come conseguenza, dopo avermi chiuso la telefonata in faccia con il classico "Devo andare. CLICK.", ha interrotto le comunicazioni anche con me per quasi 2 anni.

E' risaputo che, per ovvie ragioni finanziarie, non potremo tornare in Italia in vacanza per un bel po' di tempo/anni (il costo medio di un biglietto a tariffa stracciata, con 2 o 3 soste, da Tucson o Phoenix a Milano e' di circa $1500 a testa, moltiplicato per 6 persone, solo di volo sarebbero $9000!), ed e' altrettanto risaputo che quest'estate avevo in progetto, un'idea vaga perche' aspettavo la cittadinanza e il passaporto, di tornare solo con Violet, proprio chiedendo a mio suocero i biglietti, su consiglio di mio marito. Ero un po' reticente perche' ultimamente le voci di famiglia che giravano erano che Poppi (nomignolo di mio suocero) non aveva piu' i soldi "di una volta" (come la gran tetta di una balia, da cui hanno succhiato tutti senza sosta, in diverse proporzioni, per anni...), ma avevo comunque accennato a questa possibilita' proprio ai miei. Era a parer mio la sola opzione viabile affinche' Violet potesse conoscerli.

Verso meta' aprile, "out of the blue", la sorella che non mi parlava ... ok, siccome non mi parlano entrambe, chiamiamola la sorella hawaiana, ricomincia a telefonarmi, frequentemente. Ma non per riallacciare la relazione, bensi' perche' aveva bisogno di parlare con una persona che non l'avrebbe giudicata. Dico cosi' perche' in queste telefonate era praticamente 0 la percentuale di interesse che mostrava verso quello che succedeva nella mia vita.
Ok, aveva bisogno di parlare, le sorelle esistono anche per questo, non mi lamento anzi, ammetto che l'esperienza mi ha aiutato a perfezionare la tecnica che chiamerò "mindful un-listening", dove ascolti il tono della voce senza badare alle parole, e periodicamente intercali suoni di approvazione/stupore/angoscia/felicita'... i vari "oh no!" e "oh wow!" che soddisfano l'interlocutore senza in effetti interferire con i propri pensieri.

Poi un giorno mi telefona e mi dice che deve tornare in Italia in estate, DEVE! Prima che diciate che magari aveva delle motivazioni importanti e irrimandabili per tornare in Italia, vi assicuro senza entrare nei dettagli che in una ipotetica classifica, la sua motivazione non valeva una cicca succhiata confronto alla mia, cioè di fare conoscere ai nonni che non possono/vogliono viaggiare piu' la nuova nipotina, e viceversa.

Vi assicuro che non pensavo lo avrebbe davvero fatto. Ma con l'eta' mi sto rincoglionendo, si vede.
Dopo diverse telefonate quasi ossessive dove non mi parla d'altro che di andare in Italia, comincio a sospettare che, cazzo, quella ci sarebbe andata davvero e, non dovendo aspettare il passaporto, mi avrebbe battuto sul tempo.
Che c'e di male, no?
Be', non avendo nemmeno lei soldi per il viaggio, ovviamente deve chiedere al suocero il biglietto, e vista la sua situazione finanziaria precaria.... Ecco, il mio errore e' stato quello di aver taciuto IN QUEL MOMENTO, di no aver espresso la mia opinione, e di non averle detto quello che pensavo. Invece sono stata zitta e ho continuato ad ascoltare. La ciliegina e' stata mia cognata Nancy, un'idiota per natura, che alla mia richiesta di verificare la "lista dei possibili passeggeri", si e' scatenata in una serie di sms in cui mi ha detto che suo padre non ha piu' soldi, e come oso chiedergli di usare i biglietti (non avevo ancora chiesto niente in realta') e mi chiama meschina...
Mentre quella mi chiama meschina, mia sorella, proprio nel giro di poche ore, chiama mio suocero con una "sob story" ("voleva andare a trovare i genitori" secondo Poppi... forse perche' la visita di 2 anni prima era stata cosi' fantastica!), e siccome mio suocero e' un buono, ed ha 87 anni quindi certi famigliari hanno ormai sviluppato il talento di manipolazione dell'anziano a perfezione, nel giro di pochi giorni, tipo meno di una settimana dallo scambio di messaggi isterici di mia cognata, mia sorella era a Milano. A farsi i cazzi suoi, lasciandomi con il fiele in bocca e senza possibilita' di tornare in Italia. Con Violet. Probabilmente per i prossimi 15 anni, almeno. L'importante e' che lei sia andata, pero'

Non c'e' stata una briciola di buona fede in questo suo maneggiare, lei sapeva benissimo che, facendo tutto di fretta, mi stava fregando, sapete perche'? Durante una di quelle telefonate in cui fungevo da orecchio, mi aveva detto che, quando sarebbe tornata da questo viaggio, lei e il marito ci avrebbero "dato i loro 3 biglietti, cosi' l'anno prossimo noi avremmo potuto andare tutti insieme in Italia". Siccome non solo erano anni che non chiedevamo scambio biglietti con nessuno, ma specificamente in questa situazione era un'eventualita' che non avrei nemmeno considerato (se mio suocero non aveva soldi per pagare i nostri 5 biglietti del 2007, come avrei potuto pensare che avesse i soldi per 6 persone nel 2013? Bisogna essere o cretini o completamente egoisti ed incoscienti anche solo a immaginare uno scenario del genere!)
Eccolo, lo "smoking gun", la prova che il suo comportamento non era innocente ne' inconsapevole dell'effetto che avrebbe avuto su di me, ma che invece ha agito solo ed esclusivamente nel suo interesse sapendo benissimo che me lo stava mettendo in quel posto: e cosi',  per cercare di lenire i suoi sensi di colpa, mi ha fatto un'offerta che non solo non avevo richiesto, ma che non avrei mai potuto accettare. Per pacificarmi.

Ho detto sopra che forse mi sto rincoglionendo, non che mi sono rincoglionita, e il senso dell'olfatto mi funziona ancora, e questa sua "trovata" puzzava!

E ovviamente, una volta a Milano, ecco le sue belle immagini apparire su fb, lei e mia mamma in un abbraccio,  lei, mia mamma, e l'altra sorella, quella che ci aveva minacciati morte, ricordate? ritratte felici e piene d'amore... e io qui, inchiappettata. E fumante. Se mi leggete da un po', sapete che se esiste una cosa che mi fa infuriare, e' l'ingiustizia. E per me, forse sbaglio, questa e' una situazione ingiusta.

Inutile dire che, per rimanere in tema di immaturita', ho inserito anche questa sorella nel mio elenco mentale delle personae non gratae, e non ho nessun interesse ad avere nessun contatto con lei: come con l'altra sorella, non mi interessa avere un rapporto con persone, famiglia o no, che vivono la vita fingendo di essere queste eroine d'altruismo, queste persone dal gran cuore, persone che offrono al mondo questa facciata stupenda di positivita' esemplare, di pace e amore... No, il re e' nudo, l'aureola ha smesso di risplendere. Non mi fregate piu'.  "Fool me once, shame on you. Fool me twice, shame on me." Mi freghi una volta, devi vergognarti. Mi freghi una seconda, sono io a dovermi vergognare.

Davvero, molto meglio soli che male accompagnati.
L'amarezza che mi rimane nel cuore e' che ancora una volta, anche se le azioni sono fatte contro di me, sono i miei figli a riceverne le conseguenze. E questo si', lo trovo ingiusto.

Ma, e i miei? Che c'entrano i miei con le azioni piuttosto vili di mia sorella?
Purtroppo, quando questo stava avvenendo, ho provato a parlare con i miei e a suggerire che forse avrebbero potuto intervenire, dire qualcosa a mia sorella che avrebbero voluto magari conoscere Violet... Probabilmente le loro parole sarebbero cadute nel vuoto dell'anima ossessionata di mia sorella, ma non sarebbero cadute nel vuoto della mia di anima. Io avrei apprezzato il loro sforzo e il loro "provarci". E invece...

Mica gli chiedevo di impedire ad una loro figlia di andare a trovarli, solo di metterne in questione la tempistica, e di chiedere se questo suo viaggio avrebbe potuto interferire con il mio, e quello di Violet.

E' vero che non c'entravano direttamente, e' vero anche che mia sorella e' un'adulta e la loro opinione non avrebbe cambiato il risultato finale ma per una volta mi sarebbe piaciuto che difendessero attivamente la mia posizione, i "miei diritti", la mia famiglia, invece di nicchiare ed insabbiare, come avevano gia' fatto nel 2009 con l'altra sorella, quando (mo' la rimeno, eh?), dopo la sua visita qui di 4 giorni, meno di 3 settimane dopo la nascita di Violet, se ne era tornata a casa lamentandosi (minimo) che non mi ero comportata come una sorella, etc. Questa sua forma molto personale di ringraziamento era arrivata poi alle mie orecchie, non perche' i miei me ne avessero parlato, chiedendomi spiegazioni, cercando magari di mediare, ma grazie all'animo sempre inculatore altruista della sorella hawaiana, che premettendo la spiata con il classico "non t'arrabbiare", mi aveva generosamente portato a conoscenza delle assurdita' proclamate dall'altra.

Ecco spiegato il perche' non ho voglia di parlare con i miei. Non ho niente da dire loro. La delusione mi ha tolto ogni interesse. Mio marito mi dice sempre "Honor your father and your mother, that's what you need to do", onorare mio padre e mia madre. Mi dice di chiamarli e chiedere come stanno, scambiare 2 chiacchiere. Ma sono veramente bloccata dall'amarezza. Quando penso a quanto e' successo quest'estate, e nell'estate 2009, mi si riempie il cuore di delusione.

La prima morale della storia e' che perbacco,  il livello di immaturita' di tutta la mia famiglia, io inclusa, e' stupefacente.

La seconda morale di questa storia e' che se avete un rapporto buono e reale, basato su fiducia e comprensione con i vostri fratelli e sorelle, ritenetevi fortunati.

La terza morale della storia e' se avete anche voi un elefante in salotto, riconoscetelo, parlatene, non fate finta di niente.
Mi sento molto meglio. L'elefante se ne e' andato... 

lunedì 2 luglio 2012

Grazie a Bridget, mi sento un po' meglio

Non c'e' niente da fare, il film di rito di quando ho le palle girate, il film che mi rimette di buonumore, capace di ripristinare il sorriso e la fiducia nel mondo intero, nonché perfetta compagnia di asse e ferro quando la montagna sembra insormontabile... ecco, ho appena finito di rivedere "Bridget Jones' Diary" e già mi sento meglio.

No, non e' per la partita, di cui poi mi sbatte relativamente vista la sua irrilevanza con la mia vita, ma sono abbastanza incazzatella per altri motivi personali, di famiglia (ovviamente...). Essere marginalizzata, "disenfranchised", e' una sensazione che mi crea tanta frustrazione. Soprattutto da persone che passano la vita a manipolare gli altri. Secondo me la manipolazione e' evidente a tutti, ma io sono quella che la "denuncio", invece di partecipare al gioco dove onesta' e lealtà sono sostituiti dalla famosissima arte del mettersi la maschera di convenienza, gli altri, le vittime della manipolazione e i suoi testimoni diretti, tacciono ed acconsentono.  Ovviamente, avendo aperto la bocca, per default, ricevo il marchio di pecora nera e/o mosca bianca.

Ma cosa c'entra la storia di Bridget con la mia vita? E' che la mia vita e quella di Bridget corrono (o correvano) spesso in parallelo, la condizione di"zitella" e "pazza" perenne, la storia disastrosa con il capo o nel mio caso, il collega, che ci spinge a cambiare lavoro e direzione, e dopo tante/alcune per me umiliazioni subite da parte di coppie "felici", Bridget finisce tra le braccia di Colin Firth, io finisco con J. Non proprio la stessa cosa, lo ammetto, ma va bene così.
Forse e' anche la normalita' di Bridget, con le sue curve in posti non favorevoli, con la sua spontaneità al limite della logorrea, con la sua ingenuità e il suo essersi fedele nonostante tutto, ecco io mi identifico tantissimo con questo personaggio, e mi sembra, riguardando questo film, di rivivere parti della mia vita.
Aggiungi alla storia, una colonna sonora doc, ed ecco spiegato perché questo film ha una qualita' catartica e rigenerativa che non trovo in altre pellicole. Almeno non me ne viene in mente nessuna. Eccezion fatta forse solo per The Bridges of Madison County.

Non mi stanca mai riguardarlo. Mi ritempra sempre. Fanculo i manipolatori dei sentimenti e chi indossa maschere. Alla fine Bridget Jones vince.


martedì 30 agosto 2011

Un articolo controverso

Quasi un mese dall' ultimo post... la scuola e' inziata da 3 settimane e non ho piu' un briciolo di tempo, tra Violet che sta attraversando furiosamente il periodo chiamato "terrible two's" e si e' autoproclamata Commander in Chief di casa, e tutte le varie attivita' (tenute al superminimo, ma matematicamente, basta moltiplicarle per 3 a diventano un impegno travolgente) dei tre piu' grandi... e ovviamente le solite attivita' giornaliere "normali", tipo cucinare o assicurarsi che ci siano mutande e calze puliti nei cassetti, che i bagni siano semi-decenti, etc. Non c'ho manco tempo per fare pipi', e non scherzo!!

Nonostante tutto , sono riuscita a scrivere il solito articolo per la newsletter della Co-op, e se posso dirmelo da solo, e' forse l'articolo meglio scritto (da me) degli ultimi 3 anni... scritto cosi' bene, che l'editore della newsletter non puo' pubblicarlo... "Too controversial", e' stata la ragione... troppo controverso. Non vogliamo fare sentire in colpa o offendere chi mangia e/o produce carne e prodotti animali, mi e' stato detto. Mi chiedo quanto siano offesi gli animali che vengono ammazzati... 
In effetti, lo scopo di questo articolo e' quello di comunicare la mia esperienza e come questa esperienza mi abbia marchiato e trasformato, anche dopo decenni,  di evocare delle sensazioni comuni con chi lo legge, e possibilmente provocare pensieri e conversazion. Insomma, se riuscissi a far pensare alla "faccia sul tuo piatto" (il libro "the face on your plate" by Jeffrey Masson e' un bellissimo libro) ad almeno una persona, farei i salti di gioia.
Sono comunque stata pubblicata su questo sito.  Yay!! Se lo leggete e siete (ancora) onnivori, fatemi sapere quanto vi ho offeso!!

Questo succede anche nella scia dello special fatto dal direttore medico di CNN intitolato "The Last Heart Attack", in cui Bill Clinton ha confermato di essere ormai vegan e in cui Dr. Esselstyn (che ho conosciuto e di cui ho parlato qui) ha detto, senza alcun dubbio, "Heart disease is a food-borne disease", le malattie di cuore sono malattie portate dal  cibo.
Se volete vedere l'intero special (circa 42 minuti), cliccate QUI (scorrete la pagina giu' per trovare il video).

Ora vi lascio e vado a godermi la piscina  e il sole caldo...

mercoledì 5 gennaio 2011

Cinquantacinque dollari di onore patrio

Chi mi legge lo sa, la mia opinione degli US e' ampiamente positiva (o sarei scappata anni fa) e la mia esperienza di vita quotidiana in 17 anni da "americana" conferma il fatto che, in moltissime situazioni (in posta, in banca, nello studio medico, nella comunicazione con la scuola - professori, amministratori, etc., al supermercato...),  gli US siano ad un livello di civilta' verso chi utilizza un servizio, che in Italia ce lo si puo' solo sognare.

Poi pero' ci sono le eccezioni, e non posso tralasciarle, sia per onesta' sia per dare un filino di speranza a chi in Italia ci vive o vuole tornare a viverci.

Durante la nostra vacanza in Italia nell'estate del 2007, a pochi giorni dal rientro in NJ, mi si e' rotto un pezzo di un molare. Classico. Mio papa' suggerisce di andare dal loro dentista in quartiere, mi dice che e' bravo, di fidarmi.
Cosi' mi prende un appuntamento veloce e andiamo. Il dentista, Dott. Galletti credo si chiami, senza nessun  problema mi mette una "toppa" al molare, dice che e' una cosa temporanea, cosi' ho tempo di tornare dal mio dentista regolare e aggiustare il tutto in modo permanente.

Costo della "toppa temporanea"?  Zero euro. Niente. Mio padre gli ha portato un cappellino da Tombstone quando sono venuti a trovarci l'anno successivo.

Due giorni prima di capodanno, 3 anni e mezzo dopo, la "toppa" mi si perde nella cavita' orale e chiamo la mia dentista di qui. Mi da un appuntamento per lunedi' 3 gennaio.
Premetto che e' una dentista brava ma costa parecchio, utilizza macchinari, attrezzi e gadgets che non ho mai visto prima, di certo lavora bene, ma J ed io siamo degli ottimi pazienti, tra me e lui nei 3+ anni in cui siamo stati  pazienti, abbiamo lasciato nelle sue tasche diverse migliaia di dollari.

Arrivo lunedi' nello studio. L'assistente mi mette il bavaglio, il computer al mio fianco mostra le radiografie dei miei denti. Annuncio che nel frattempo mi e' venuta una febbre al labbro. Arriva la dentista che mi dice che, siccome la febbre e' altamente contagiosa, non puo' farmi niente (nonostante lei indossi guanti, mascherina e occhialini di protezione). Mi fa aprire la bocca, guarda SENZA TOCCARMI, da lontano, il dente in questione e mi dice di prendere un altro appuntamento tra 2 settimane.
Vado a sedermi con la receptionist, prendo un altro appuntamento, sto per alzarmi ed uscire e mi dice "It's 55$".

FIFTYFIVE WHAT? 55 dollari per dirmi che sono peggio di una lebbrosa e per guardarmi in bocca per 5 secondi?  Al momento sono rimasta senza parole, ho pagato e sono uscita. Poi mi e' venuta una certa incazzatura, ho chiamato J al lavoro, mi sono lamentata...  Magari si e' sbagliata, ho pensato, ma sulla ricevuta c'e' scritto "limited visit, problem focusing", cioe' visita limitata per metter a fuoco il problema... Alla faccia del limitato! Cinquantacinque dollari per meno di un minuto; insomma, visto che me lo metteva in quel posto, avrebbe potuto almento baciarmi... ah, no... sono contagiosa! MAVAFFAN...!
(nota del genitore: speriamo che uno dei miei figli diventi dentista...)

Questa volta devo proprio dirlo: Dr. Galletti-Italia vs. Dr. Lundvedt-USA :  1-0

Visita limitata con dentista americano: $55
Ripristino dell'onore nazionale: priceless.

mercoledì 6 ottobre 2010

Facebook, ovvero l'incredibile inutilita' del "social network"

"Socializing on the internet is to socializing what reality tv is to reality" Aaron Sorkin, regista di "The Social Network" intervistato da Stephen Colbert
("Socializzare su internet sta a socializzare come la reality tv sta alla realta' ")

Chi mi legge da un po' sa che, sin dal momento in cui mi ci sono iscritta, Facebook mi ha contemporaneamente eccitato e confuso e, tantalizzando la mia anima estroversa con la possibilita' di riconnettermi con il passato, mi ha derubato di tanto tempo ed energie preziosi; ciononostante, non riuscivo a staccarmici o a farne un uso limitato.
Nel momento in cui pero' mi sono resa conto che delle parole scritte da "amici" mi stavano turbando troppo, ho capito che era arrivato il momento di finalmente chiudere il mio "account". Facebook era diventato quasi una droga: la prima cosa che fai al mattino e l'ultima prima di andare a dormire, con molteplici puntatine durante la giornata. Francamente, con 4 figli, un marito, una casa e una vita da vivere, era una dipendenza distruttrice.
La cronaca della mia "avventura" su Facebook sembra davvero il resoconto di un'esperienza da tossicodipendente: ho iniziato perche' qualcuno me l'ha offerto e subito sono stata risucchiata nel vortice della curiosita', subito mi sono trovata coinvolta ed eccitata dalla prospettiva di tutti questi "amici" di cui avevo perso le tracce da decenni, e pur sapendo che aprendo Facebook avrei perso tempo importante in michiate, lo facevo ugualmente perche' la curiosita', il voyeurismo e francamente l'interesse morboso verso la vita (o assenza di tale) altrui erano irresistibili.
Proprio come una droga.
E come per una droga, ho dovuto toccare il fondo. Ho dovuto leggere un passato riassunto malamente in 4 righe, senza contesto, senza elaborazioni, senza soluzioni... e ho dovuto leggere, mordendomi le labbra, i commenti di risposta di persone che conosco bene per essere ottimo esempio di inettitudine e ingratitudine, giudici con le loro parole banali di situazioni private o comunque su cui non hanno nessuna giurisdizione morale; ho dovuto toccare con mano per cosi' dire, l'immaturita' di persone che ritenevo mature e la banalita' di questo sistema di botta e risposta, che non da' la possibilita' si un approfondimento e dove spessissimo manca un vero interesse, per capire che era giunta per me l'ora di dire addio a Facebook.

Presenti esclusi, Facebook per me si e' rivelato come un conclave di coglioni... vabbe', magari solo cretini e stupidi, che lo usano come piattaforma per strombazzare le loro scoregge mentali... e mi includo pure io, non credete!! Ho pensato al fatto che anche questo blog e' la piattaforma per le mie stupidate, con la differenza che qui esiste un contesto, una storia, che ho la possibilita' di spiegarmi, di elaborare le mie opinioni, invece di starnutirle in 1 secondo e mezzo, lasciando che infettino tutti coloro che sono caduti nella "ragnatela".
Forse sono troppo vecchia per questo tipo di socializzazione; e' vero che preferisco di gran lunga contatti piu' "veraci", quindi il "social network" virtuale mi ha coinvolto come se fosse una serie di amicizie vere. Invece e' solo un palcoscenico per insicuri. Come ha detto Sorkin nell'intervista con Colbert qui sotto, su Facebook, e' tutta una performance. Siamo tutti attori.
E a parte pochi esempi in cui la sua utilita' e' stata comprovabile, ad esempio quando Betty White e' stata richiesta come "host" di Saturday Night Live a furor di (FB) popolo, per il resto non credo che molte delle petizioni di Facebook siano finite in niente piu' di una bolla di sapone.

Di buono c'e' che questa esperienza mi ha consentito di realizzare l'inutilita' di Facebook nella mia vita. Inutilita' totale.

Morale: lasciato Facebook, sono riuscita a coltivare la mia bellezza sa interiore che esteriore, cioe' da quando mi sono disintissicata, riesco a leggere un pochino di piu'... e mi sono pure depilata per bene!! ("simia docet"...)

The Colbert ReportMon - Thurs 11:30pm / 10:30c
Aaron Sorkin
http://www.colbertnation.com/
Colbert Report Full Episodes2010 ElectionMarch to Keep Fear Alive

domenica 22 agosto 2010

Con genitori, ma come se fossero orfani

Intanto, tranquilli: le api sono state sterminate. Sarebbero morte da sole nel giro di 3 settimane, vista la mancanza della regina, ma sarebbe rimasto il problema dei residui di cera e del feromone lasciato sui rami, che avrebbero attratto con altissima probabilita' altri sciami. Lo sterminatore che e' venuto ha spruzzato l'area dell'albero con un liquido che maschera il feromone a base di lavanda. Le api o almeno questo tipo di api non amano l'odore di lavanda. Bene a sapersi...

Il post sulla scuola americana che sto preparando e' in fase di revisione, anche perche' voglio un po' scrivere di un altro argomento che mi sta a cuore: se un genitore non dice niente ad un figlio che non si comporta come dovrebbe, abbiamo il diritto di intervenire?

Stamattina in chiesa, nella "crying room", ovvero la stanzetta dove scappano i genitori con figli che piangono o che sono troppo piccoli per stare fermi e che consente loro di continuare ad ascoltare la messa senza dover uscire, seduta dietro di noi c'era un famiglia composta da papa', mamma e 3 bambini, uno di circa 1 anno, una di forse 3 anni e un bambinotto che avra' avuto 6 anni... e avra' pesato quanto un vitello di 1 anno! Tal bambinotto era proprio seduto dietro di me e non faceva altro che tirare calci alla mia sedia. In continuazione. Non sto a dirvi che scocciatura e che nervoso che mi e' venuto, non tanto per il comportamento del bambino: cosa ne sa' che tirare i calci alla sedia rompe i maroni alla grande a chi e' seduto sulla sedia? No, quello che mi ha fatto piu' imbestialire sono stati i genitori che NON HANNO DETTO UNA PAROLA per farlo smettere! Per un po' sono stata tentata di voltarmi e dire qualcosa al bambino, ma tutte le frasi che mi venivano in mente ero sicura che sarebbero state travisate dai genitori e causato una guerra. E cosi' sono stata zitta e ho sopportato. In fondo era solo un'ora, fosse stato un viaggio in aereo di 7 ore, avrei sicuramente detto qualcosa. Ma il concetto non cambia. Questo povero bambino ha 2 genitori ma e' come se fosse orfano.

Una settimana fa, nella zona gioco per bambini della mall, un bambino sui 2 anni ha spinto Violet per terra diverse volte, con li' di fianco il nonno che non ha diceva niente. Allora li' sono intervenuta, perche' insomma questi sono proprio i momenti in cui i bambini imparano gli elementi basilari di interazione sociale, e povera Violet, gia' e' traballina da sola, se poi un mini-troglodito la spinge...

Ho assistito a decine di episodi simili, anzi questi 2 incidenti sono tra i piu' innocui. Quante volte ho visto genitori fallire in modo eclatante nel loro ruolo principale, cioe' quello di dare un'educazione ai figli? Quante volte, di fronte all'occasione perfetta per insegnare ad un figlio una regola di vita, o una legge non scritta del vivere insieme, ho assistito al vuoto educativo di genitori cosi' presi dall'idea di essere "amici" dei figli da avere paura di dire "NO!" Quanti genitori illusi, convinti di avere figli intelligenti perche' "fanno quello che vogliono", chiamano i figli indipendenti, invece di irresponsabili.

I figli sono responsabilita' dei genitori e il dare loro regole da seguire e' imperativo. Certo che non e' facile, soprattutto quando diventano adolescenti. Magari e' anche pigrizia, perche' la fatica di continuare a spingere, tirare, sterzare, frenare i figli cosi' che non cadano in un burrone e' tanta. L'alternativa e' di lasciarli crescere allo stato brado, ed avere come risultato delle persone incapaci di adattarsi a diverse circostanze, persone egoiste ed egocentriche che non hanno nessuna idea dell'esistenza di una relazione tra comportamento e conseguenza. Ne conosciamo tutti qualcuno, ragazzini o adulti che non sanno, perche' nessuno gliel'ha mai spiegato, cosa significhi rispettare la proprieta' o i sentimenti altrui, che non rispettano ne' genitori, ne' nonni, o anziani, persone con handicap.....

Ma noi genitori siamo cosi' ciechi, sordi e scemi da non vedere il comportamenti dei nostri figli? Ce la vogliamo prendere la responsabilita' di controllare ed educare i figli o vogliamo continuare a dare la colpa agli altri per il loro comportamento allucinante?
Oppure lasciamo correre tutto e se qualcuno osa, perche' costretto dalle circostanze, sostituirsi a noialtri, siamo solo capaci di incazzarci e dire "Come osa?"

domenica 18 luglio 2010

Una questione di principio rovina una certezza matematica

Un po' di matematica da prima elementare:
12 biglietti andata e ritorno, 4 figli = 3 biglietti a/r per figlio

O no?

Mio suocero e' un ingegnere di volo dall'American Airlines (in pensione) e come tale ha potuto usufruire di questo fantastico beneficio, che ha sempre distribuito equamente tra i suoi 4 figli: J ed io da soli prima, poi con Chris abbiamo avuto la possibilita' di tornare in Italia diverse volte, finche' la nostra famiglia e' diventata troppo numerosa per potere utilizzare questi biglietti. Certo, spesso ci e' venuta voglia di chiedere uno "scambio" ad uno degli altri figli (io uso i tuoi biglietti quest'anno, tu usi i miei l'anno prossimo), ma per diversi motivi non siamo mai riusciti a farlo, primo fra tutti il fatto che a nessuno interessava tale scambio e poi perche', per ragioni di sicurezza, i nomi di chi puo' utilizzare i biglietti devono essere registrati in una lista speciale con AA e non possono essere cambiati che una volta all'anno, rendendo uno scambio un pelino piu' complicato.

Fino ad un paio di settimane fa ero convinta che il nome di J, quello di Chris (essendo il primogenito nostro) ed il mio fossero registrati in tale lista. Sono recentemente venuta a sapere che Chris e' stato eliminato dalla lista dalla nipote di J, quella che vive da un paio d'anni a "sbafo" nella casa del prozio pluriottantenne a NY, quella che, a 33 anni, quando decide che si e' stufata di lavorare, riceve la "mancetta" da nonno e prozio... insomma lei, invece di utilizzare uno dei 3 biglietti allocati al padre, mio cognato, non so bene quando ha deciso di togliere il nome di Chris dalla lista e mettere il suo, cosi' da poter andare avanti e indietro NY-Hawaii almeno una volta all'anno. Ovviamente, senza chiederci niente.

Mi sembra di diventare quasi mono-argomento: la famiglia, ANCORA!!! Peggio della mafia....

Ora, se ce lo avesse chiesto, saremmo stati ben felici di darglielo, come scambio, e l'anno prossimo avremmo avuto 4 biglietti... anzi, se ce lo avesse chiesto, le avremmo dato tutti e 3 i nostri biglietti, cosi' il prossimo anno tutti e 6 avremmo potuto farci un bel viaggetto. Anche noi.

Invece no, si e' fatta i fatti suoi senza nessuna considerazione verso di noi. Anzi, roba da pazzi, mio suocero l'ha dovuta fermare perche' stava per togliere pure i nostri nomi dalla lista per metterci quelli di altre persone, cosi' potevano partecipare alla "family reunion" che aveva organizzato ...

Io mi chiedo: ma come si fa ad agire cosi'? 15 anni fa era venuta a casa nostra in California, per una sosta di qualche giorno prima di trasferirsi a casa di un altro zio vicino a San Francisco, dove avrebbe dovuto frequentare l'universita'. Aveva 18 anni. Anzitutto, arrivata a casa nostra ci dice "Che casa piccola. Io avro' una casa molto piu' grande"... Se avessi potuto predire il futuro!!!Vabbe' che aveva 18 anni, pero' l'educazione di base sarebbe quella di ringraziare chi ti ospita e solitamente di fare un paio di complimenti. Poi va a San Francisco per circa 3 anni (anche li' credo a sbafo) e nemmeno mette piede al campus dell'universita'... finche' ovviamente lo zio la sbatte fuori di casa...

E nessuno dice niente, e' tutto normale. Capisco che, quando uno e' maggiorenne, non si puo' fare niente... pero' i genitori possono e anzi hanno ancora il DOVERE dire qualcosa. Anche se sembra non conti molto, l'opinione di un genitore e' sempre importante, puo' essere l'ancora in un momento di alta marea o il porto dove rifugiarsi, il faro che segnala un pericolo, oppure spesso e' persino il pericolo stesso da cui stare lontani! Ma se un genitore sta zitto o persino approva comportamenti sbagliati, se un genitore non corregge o almeno segnala ad un figlio gli errori, be' allora questo genitore non si merita un tale titolo. Invece di padre, chiamiamolo "l'inseminatore" e invece di madre "l'incubatrice"

Ma ne incontro tanti di "genitori" cosi', che pensano che i propri figli non abbiano bisogno di essere corretti, che ritengono che regole di buon senso e di educazione basilare siano inutili, che pensano che un "no" sia un freno alla creativita' di queste loro creature che secondo loro sono, ovviamente, il dono di Dio al mondo... "spiriti liberi" che crescono pensando che tutto gli sia dovuto: l'ospitalita' di un parente, la casa, i biglietti aerei... persino l'affetto.

Altro che affetto, una persona cosi' non merita nemmeno il mio rispetto. Deve essere bello andare a dormire alla sera sapendo che non devi pagare affitto o mutuo, sapendo che non devi preoccuparti di pagare la rata della macchina perche' puoi usare quella dello zio, sapendo che, se per caso decidi di non lavorare per qualche mese, i soldi ti arrivano comunque.

Se fosse un mio figlio, io mi vergognerei e farei di tutto per cambiare la situazione.
Ma come lei, di elementi simili ne e' piena, la famiglia "estesa" di mio marito. Se penso che, in 9 anni in New Jersey, non siamo mai potuti andare a visitare la casa sul lago di questo zio (che come si capisce, e' cosi' buono che tutti se ne approfittano!) perche' da abitazione vacanziera di Uncle Frank e' diventata residenza permanente di un figlio di un cugino, con moglie e prole, che ora vivono li' 12 mesi all'anno, senza pagare un dollarino misero di affitto, ovviamente. Ma che schifo!!

Insomma, torno sempre sullo stesso discorso: il fatto che sia la figlia del fratello di mio marito non la rende mia nipote, se non a parole. Uno se lo deve anche guadagnare il diritto di essere nipote, di essere zia, fratello, di essere madre o padre, di essere nonno, anche di essere marito o moglie. Ognuno di questi "ruoli" comporta interazioni e relazioni da attuare secondo certe regole, regole determinate da chi e' parte di tali relazioni. Se uno non rispetta questa regole, la relazione e' rovinata e il ruolo diventa solo un guscio vuoto, niente sostanza solo superficialita'.

Giuro che il solo pensare a questi gesti di strafottenza, a questo fregarsene degli altri, mi fa venire i conati.

Contemporaneamente mi fa sentire fiera di come stanno crescendo i miei figli. Lo sforzo per educarli, di insegnar loro ad comportarsi in modo da non farci vergognare come genitori, il lavoro costante di "raddrizzamento e limatura" ci affaticano e soddisfano nello stesso tempo. Perche' se non lo facciamo noi, chi lo fa'?

Post scriptum: qualcuno mi ha detto che, come genitori, sbagliamo sempre e comunque. Evvivaaaa...

domenica 1 novembre 2009

Fatwa e famiglia

Ah, questa storia della "fatwa" lanciata dalla ex-parente sulla mia testa (e sfortunatamente per lei, su quella della mia famiglia) e' diventata argomento di risate tra me e i miei amici. Se non altro, condividendo le mie avventure alla "Salman Rushdie", compio un atto di beneficenza sociale, mi par d'aver vinto una sorta di Nobel per la famiglia piu' pazza quando mi sento dire "And I thought that MY sister was a total loon!" Insomma, come ha scritto Letizia nel suo commento al mio post precedente, l'importante e' farci sopra una risata (ma credetemi, non dimentico).

Per chi cerca di immaginarsi come sia la vita con 4 figli con eta' dai 14 anni ai 4 mesi, riassumo dicendo che le parole chiavi sono "flessibilita' ed umorismo": la flessibilita' di passare dalle dolci paroline canticchiate in falsetto ad una piccolina che ti guarda con amore, mentre ti copre di saliva e/o latte rigurgitato alla discussione con l'adolescente immaturo che giura che non ha trascorso le ultime 3 ore giocando sul computer, quando "NetNanny" dice "Time used 3 hours", il tutto nel giro di 2 minuti... per poi passare al consolare la pre-pre-adolescente che si sente esclusa perche' la sorella pre-adolescente passa le mezz'ore al telefono con l'amica del cuore.
Ovviamente, una menzione a parte merita il marito che si sente solo e negletto... e io a spiegargli che non deve rompere perche' mi piacerebbe spendere qualche ora insieme, ma deve capire (per la quarta volta... ma quanto e' duro di testa?) che farmi la doccia e' diventato un privilegio, e che sono mesi che non mi depilo e per fortuna e' iniziato il "freddo" e posso indossare i jeans per coprire l'orrore..... L'umorismo e' ormai parte essenziale della mia vita. Se non ci fosse, credo che un'alta dose di Xanax non me la toglierebbe nessuno!


In tutto questo gran casino cerebrale e fisico, se dovessi dire qual'e' il livello della mia felicita' o contentezza da 1 a 10, direi un 8 e 1/2. Certo, problemi ce ne sono, sempre: come coppia, come genitori e come esseri umani, la realta' e' che convivere, vivere con sposo/partner/figli/fratello/sorella e' difficile. Ma se gli ultimi 2 anni mi hanno insegnato qualcosa e' che bisogna toccare il fondo prima di risalire, e che per di apprezzare il mare calmo e piatto bisogna prima aver lottato contro il mare in tempesta.

La Fagiolina a quasi 5 mesi pesa un quintale, o cosi' sembra dopo mezz'ora in braccio. "She never misses a meal" e' il commento che ricevo spesso, ed e' vero: non perde mai un pasto, anzi. Sono fortunata, certo anche per mia scelta, perche' posso godermi tutti i suoi vari cambiamenti in prima persona... ora ad esempio ha iniziato a star seduta da sola, con un aiutino ovviamente. E passa minuti a passarsi i vari giochini da una mano all'altra...
Mi godo questi momenti, perche' i primi mesi di Vivian e di Emily sono tutti un po' offuscati e spesso mi domando come sia riuscita a sopravvivere quei mesi con Chris di 5 anni e in kindergarten, Emily di 2 anni e Vivian appena nata, con J al lavoro e all'universita' per il master, e vorrei ribadire, piu' che altro per rafforzare la consapevolezza della mia forza e quella di tutte donne che "ce la fanno da sole", senza nessun aiuto... niente mamma che viene ad aiutare in casa o a cucinare, o suocera che mi fa la spesa o mi porta fuori un figlio cosi' posso riposare.

Non sono l'unica: almeno qui negli US ce ne sono tante di donne che affrontano non solo la quotidianita' ma anche i momenti difficili (come quando Vivian e' stata ricoverata a 4 anni per deidratazione o quando J e' andato in ospedale) da sole, io almeno, nel bene o nel male, un partner ce l'ho.

E allora, scusate se sono noiosa, ma a me queste donnicciole del cavolo, che passano la vita ad evitare le proprie responsabilita', che sfruttano i genitori perche' sanno che possono, che pensano che tutto sia loro dovuto grazie alla loro presupposta bellezza, che apprezzano le banalita', che considerano le scarpe di Versace e le borse di Luis Vuitton simbolo "d'amore" e disprezzano la sostanza vera dell'affetto perche' non commerciabile... a me queste donnicciole mi fanno tanta pena.

Post Scriptum: Non ho niente contro le scarpe di Versace ne' le borse di LV. Mi disgusta vedere come vengano speso considerate simbolo di "importanza" o usate come misura di amore o affetto.

Post Scriptum 2: Rileggendomi, mi sono resa conto di aver scritto "deidratazione" invece di "disidratazione" traducendo nella mia testa direttamente dehydration... chiedo venia. Ormai parlo pochissimo l'italiano, considerato il silenzio radio d'oltreoceano... :)

venerdì 18 settembre 2009

Misantropia recente

C'e un azzeccatissimo detto inglese, "The squeaky wheel gets greased", cioe' la ruota che cigola viene oliata, che trovo significativo nel giustificare i conati misantropici che mi pervadono ultimamente. Badate bene, sin da piccola, mi sono resa conto che essere soli e' la condizione piu' umana di noialtri esseri umani (mi ricordo ancora il significato del mio nome trovato credo in qualche libretto o manuale per bambini: "Monica, la solitaria: ama cavarsela sempre da sola"), e cosi' ho sempre accettato e persino "amato" la sinuisoide che ha illustrato le mie relazioni di amicizia e anche quelle con membri della famiglia. E non mi sono mai fatta problemi ne' ho mai avuto rimpianti nel terminare un'amicizia o una relazione diventata tossica, ne' ho pianto piu' tanto quando la relazione veniva dissolta dall'altra parte. E' la vita, gli amici vanno e vengono, quelli veri rimangono, e puoi sempre contare sulla famiglia.

Ora, alla mia veneranda eta', mi sono resa conto dell'errore madornale alla base di questa convinzione e cioe' quello di dare per scontato la permanenza della famiglia, quando invece proprio i famigliari sono quelli che hanno la capacita' d tradirti di piu', ferirti di piu' e generalmente mettertelo in quel posto con la scusa dell'amore senza condizioni, del legame di sangue; la realta' e' che non sono esenti dalla mia regola, la "numero uno" che definisce le relazioni in cui voglio essere coinvolta: ci vogliono due persone per ballare il tango (un altro detto americano... it takes two to tango...) quindi legame di sangue o no, uno il mio affetto deve guadagnarselo, e anche se nasce spontaneamente, se non c'e' uno sforzo da entrambe le parti, ora ne sono convinta, svanisce.

Tornando alla ruota che cigola, sono sicura che ognuno di noi puo' identificare almeno un membro della propria famiglia (sia quella di provenienza che quella acquisita) come la ruota che cigola spesso e volentieri... e che di conseguenza riceve le attenzioni (spesso i contributi monetari) di genitori, fratelli, sorelle, amici... e quando come me, uno per natura non ama cigolare, anzi "ama cavarsela sempre da solo", il disprezzo per la sfacciataggine del cigolio di cui e' testimone lo spinge a rifugiarsi in una misantropia protettiva, una torre d'avorio dove poter osservare le varie facce tolle, i pianti e i lamenti di chi potrebbe farcela benissimo da solo, ma preferisce far fare agli altri la propria parte di lavoro.

Ho gia' raccontato della lezione di egoismo infantile impartitami recentemente dalla sorella numero 2, be' parrebbe che il cielo si stia divertendo perche' .......

QUESTA PARTE E' STATA ELIMINATA PER VOLERE DELLA EX-SORELLA CHE MI HA MINACCIATO DI QUERELA E DI MORTE. CHE SCHIFO CHE MI FA, NON PAURA, NO... SOLO SCHIFO.

Sono cattiva, lo so. Ma questo e' niente. Ne ho per tutti.

Continuando la mia narrazione a sfondo misantropico-vendicativo, vorrei introdurre nel blog un certo gruppo di persone che amo chiamare "MANI TESE". No, non parlo di un'opera missionaria religiosa, bensi' del gruppo di uomini e donne che compongono la mia famiglia acquisita. Il parentado di J in poche parole. E io che mi lamento del mio!

Comincio dalle sorelle: una ha 54 anni circa, 3 figli da 2 diversi uomini (uno era il migliore amico del primo marito e l'altro e' il secondo marito, un ubriacone/drogato con cui avra' vissuto forse un totale di 2 anni, da cui pero' non ha mai divorziato nonostante lui abbia avuto una figlia con un'altra donna) e da 17 anni e piu' e' tornata a vivere a casa dei genitori. Ovviamente non paga un dollaro di spese... i miei suoceri hanno provveduto a tutto, i figli avevano bisogno di un computer? Nonno, a noi piace l'ultimo Mac! (bello poter scegliere coi soldi altrui).... Nonno, Luke ha bisogno di una batteria, viso che gia' gli paghi le lezioni a $40 a botta... ce n'e' una in vendita per$800. Ok, fatto. L'altro figlio ha bisogno di una macchina? I nonni provvedono. Il figlio maggiore di mia cognata, ha piu' 30 anni , non ha mai finito la high school e fa il manovale perche' non gli piaceva il lavoro in aeroporto che gli aveva trovato il nonno, e un giorno poi si e' portato a casa la ragazza (una che pensa di sapere tutto, insopportabile), cosi' anche lei vive li' a sbafo ovviamente, e ha poi pensato bene di metterla incinta; cosi' adesso nela casa dei miei suoceri vive la figlia con i 3 figli, il maggiore vive nella cameretta che era di J quando era piccolo (un buco di camera), con la ragazza e il figlioletto di 10 mesi, un letto enorme ad acqua e una tv da 52 pollici!! Moky la misantropa ha un solo commento: A CALCI IN CULO LI PRENDEREI TUTTI!

Dell'altra sorella dico solo una cosa: e' al quarto marito, con cui si e' sposata in bianco (a 50 anni). Vabbe' che il bianco non significa piu' essere pure, pero' ci dovrebbe essere un limite al ridicolo.

Una nipote di J, a 30 anni ha deciso che le Hawaii le stavano strette e si e' trasferita a New York.. indovinate dove? A casa del nonno, anche lei! Poi pero' si e' resa conto che dormire sul divano non era poi cosi' confortevole e, immagino, trovare un bagno libero era opera non facile, cosi' ha deciso di andare a vivere (sempre a sbafo, parlo del grupo "Mani Tese") a casa del prozio, che ha 86 anni; chi vive o ha vissuto a NYC sa quanto costino gli affitti, quindi immaginatevi che colpo di genio e' stato per lei.... ha un appartamento tutto suo completamente gratis, nella citta' di New York. In piu' Uncle Frank, il prozio, con il fratello (cioe' il nonno) ha provveduto per mesi e forse lo fa ancora adesso, a dare alla nipote una mancia...
Ma la sanno cos'e' la dignita', queste persone? A 30 anni e piu' accetti la mancia dal nonno e dal prozio pluriottantenni?? Se fosse mia figlia, anche lei a CALCI IN CULO la prenderei!

La famiglia, cosi' fraintesa: si pensa di dover essere obbligati ad aiutarsi l'un con l'altro, quando in realta' quello che chiamiamo "aiuto" non fa altro che creare sanguisughe, persone incapaci di agire da adulti, sempre a piangere e cigolare (mi si e' rotta la macchina... boo-hoo-hoo , non ho i soldi per aggiustarla.... ed e' "mani tese" che si perpetua, un'arte rozza che viene trasmessa da padre/madre a figlio/a), incapaci di assumersi responsabilita'.

Ci sono altri personaggi che fanno parte di "Mani tese", ma sono stanchissima e devo andare a dormire.

Se vengo colpita da un fulmine mentre dormo, accetto la mia responsabilita'!!

Postilla di sabato mattina: niente fulmini, sono ancora qui... per quel che riguarda la cognata che cerca di emulare Liz Taylor, volevo solo aggiungere il fatto che 3 dei 4 matrimoni, incluso l'ultimo pochi anni fa, sono stati gentilmente sponsorizzati dai genitori!! Tanto per essere chiara che il solo numero di matrimoni non garantisce l'appartenenza alla parata di sanguisughe svergognate di "mani tese". Bisogna cigolare e cigolare con le mani tese davanti!!!

giovedì 27 agosto 2009

La famiglia...

Eventi recenti mi hanno spinta a riflettere sulle dinamiche inter-famigliari, cosi' come le ho vissute e vivo personalmente nella mia famiglia e da "testimone oculare" di famiglie altrui, e ad arrivare alla conclusione che spesso, spessissimo, una relazione sanguinea non vale piu' di una cicca masticata, e che il fatto di condividere una porzione di geni con un altra persona non costituisca garanzia di amore ed affetto. Esattamente come un'amicizia, la "fratellanza" (o "sorellanza"..) va coltivata, perche' una pianta se non la si bagna e fertilizza, pota e pulisce da erbacce, muore (e lasciatevelo dire da una che da 2 anni cerca di crescere pomodori e basilico, ma lasciato il compito di bagnarli alle bambine, muoiono miseramente...). Con mia sorella per anni non e' esistita una relazione degna di essere chiamata tale, e due anni fa, durante la mia visita in Itala, ci siamo "ritrovate", riconnesse, o cosi' pensavo, ho creduto di essere finalmente riuscita a scoprire la persona nascosta sotto la maschera. E mi ero dispiaciuta per averla giudicata per tanti anni....
Che illusa: non e' una maschera, non c'e' niente da scoprire, dietro la facciata c'e' poco e niente. Solo un miscuglio di egoismo e negativita', l'incapacita' di sorridere, la convinzione che tutti i problemi sono stati causati da qualcun altro.

E dice bene Valeria nel suo commento al mio post precedente, difficile capirsi con le persone che amiamo... mi chiedo ora: cosa succede quando l'amore finisce? perche' succede anche tra sorelle, anche tra fratelli, non solo tra amanti, tra marito e moglie....

Un grazie anche a Palbi per il suo commento: mi ha ricordato che, nel bene o nel male, ho la "mia" famiglia, quella che ho creato qui... pur con i tanti, grossi problemi.... e a proposito, avrei delle foto recenti, ma non riesco a "caricarle" sul blog...

Ora posso andare avanti...

domenica 16 agosto 2009

Mi dispiace... ovvero parenti serpenti....

Mi dispiace non averti ringraziato propriamente per i regali che hai portato. Non avresti dovuto, davvero non non avresti dovuto. Ho paura siano diventati un'arma a doppio taglio.

Mi dispiace che quelle 3 settimane da sola, siano poi diventate 2, poi una... e alla fine sei venuta a trovarmi per solo 4 giorni... e non da sola, bensi' con uno sconosciuto per noi. Sconosciuto cui pero' abbiamo aperto la porta di casa nostra. Sarebbe stato bello avere avuto il tempo di parlare, ri-connettersi. dopo 2 anni .... invece no, e mi dispiace.

Mi dispiace tu non abbia apprezzato il fatto che io abbia capito che il tuo lavoro e il lavoro di chi ti ha sovvenzionato il viaggio sono importanti... piu' importanti, ovvio, della visita ad una sorella e ai nipoti.

Mi dispiace di non essere riuscita a fare capriole e salti mortali al tuo arrivo, 19 giorni dopo la nascita di Violet.... Mi dispiace tu non sia riuscita a capire che, dopo 9 mesi di sonno interrotto ogni notte, seguiti da ore di travaglio seguite da un sforzo indescrivibile, seguito da una settimana in ospedale, piena di preoccupazioni e pensieri per la bambina, seguita da giorni e notti passate alla merce' di un altro essere umano, sopravvivendo con una media di 5 ore di sonno (non di seguito), forse non ne avevo la forza ne' la voglia... Sai, io non ho bisogno di farmi i cannoni alla sera per rilassarmi... sono cosi' stanca che appena appoggio la testa vicino al cuscino mi addormento!

Mi dispiace di averti aspettato alle 9:30 del mattino per fare colazione, poi vedervi arrivare a mezzogiorno, perche' siete stati in piscina, oppure dall'estetista o dal chiropratico...

Mi dispiace non aver scritto su un cartellone bello in grande quello che ti avevo ripetuto decine di volte, e cioe' che non sarei riuscita a portarti in giro a farti vedere i posti, visto le condizioni di cui sopra. Forse te lo saresti ricordato e non mi avresti rinfacciato quei 4 giorni striminziti di visita, che comunque mi avevano resa felice, un passo avanti nella nostra relazione, visto che per la nascita degli altri 3 nipoti, sto ancora aspettando una telefonatina o un sms di congratulazioni!

Mi dispiace che tu abbia scelto la via della codardia per comunicarmi come sia tu che il tuo fidanzato (?) siate rimasti sorpresi dalla mia mancanza di entusiasmo, invece di parlarne con me: ti assicuro che sono io quella sorpresa, e con me J, perche' mi e' sembrato di aver fatto uno sforzo non da poco considerate le condizioni in ci ci trovavamo (J al lavoro, io con 3 figli a casa in vacanza e una neonata di nemmeno 3 settimane) per farvi sentire benvenuti... mi dispiace vedere come la memoria ti serva malaccio e ti sia dimenticata del pranzo al ristorante giapponese, la visita a Tombstone, la visita alla base...

Quando avrai fatto 3 passi nelle mie scarpe, quando avrai 4 figli, una casa casa da tirare avanti, un matrimonio nel bene e nel male, DA SOLA, senza avere gli "odiati" genitori alle spalle che ti vengano a fare la firma per comprare la macchina, o che ti diano da usare l'appartamentino che avevano comprato per generare un minimo di profitto e che tu rifiuti perche' troppo piccolo e non alla tua altezza, quando vivrai senza avere mamma' che ti cucina la cena o ti faccia il bucato per quando rientri dal lavoro.... (e tu ci sputi pure dentro il piatto in cui mangi!...), dicevo, quando avrai dimostrato di saperti prendere le tue responsabilita', senza incolpare "gli altri" dei tuoi errori, perche' guarda che tutti abbiamo avuto la nostra parte di merda da spalare , quando sarai disponibile a considerare le tue mancanza, prima ancora di rivolgere la tua attenzione a quelle degli altri, allora forse ci parleremo ancora.

Fino a quel momento mi dispiace non aver ancora perso la speranza che forse forse, dietro la facciata, sotto la superfice, esista una persona che sia veramente interessata a comportarsi da sorella.

Se tu sei stata delusa da questa vista, immaginati se puoi come mi posso sentire io. Alla fine viviamo tutti la vita che decidiamo.

Amicizie sbilanciate: una miniserie.

Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...