"Socializing on the internet is to socializing what reality tv is to reality" Aaron Sorkin, regista di "The Social Network" intervistato da Stephen Colbert
("Socializzare su internet sta a socializzare come la reality tv sta alla realta' ")
Chi mi legge da un po' sa che, sin dal momento in cui mi ci sono iscritta, Facebook mi ha contemporaneamente eccitato e confuso e, tantalizzando la mia anima estroversa con la possibilita' di riconnettermi con il passato, mi ha derubato di tanto tempo ed energie preziosi; ciononostante, non riuscivo a staccarmici o a farne un uso limitato.
Nel momento in cui pero' mi sono resa conto che delle parole scritte da "amici" mi stavano turbando troppo, ho capito che era arrivato il momento di finalmente chiudere il mio "account". Facebook era diventato quasi una droga: la prima cosa che fai al mattino e l'ultima prima di andare a dormire, con molteplici puntatine durante la giornata. Francamente, con 4 figli, un marito, una casa e una vita da vivere, era una dipendenza distruttrice.
La cronaca della mia "avventura" su Facebook sembra davvero il resoconto di un'esperienza da tossicodipendente: ho iniziato perche' qualcuno me l'ha offerto e subito sono stata risucchiata nel vortice della curiosita', subito mi sono trovata coinvolta ed eccitata dalla prospettiva di tutti questi "amici" di cui avevo perso le tracce da decenni, e pur sapendo che aprendo Facebook avrei perso tempo importante in michiate, lo facevo ugualmente perche' la curiosita', il voyeurismo e francamente l'interesse morboso verso la vita (o assenza di tale) altrui erano irresistibili.
Proprio come una droga.
E come per una droga, ho dovuto toccare il fondo. Ho dovuto leggere un passato riassunto malamente in 4 righe, senza contesto, senza elaborazioni, senza soluzioni... e ho dovuto leggere, mordendomi le labbra, i commenti di risposta di persone che conosco bene per essere ottimo esempio di inettitudine e ingratitudine, giudici con le loro parole banali di situazioni private o comunque su cui non hanno nessuna giurisdizione morale; ho dovuto toccare con mano per cosi' dire, l'immaturita' di persone che ritenevo mature e la banalita' di questo sistema di botta e risposta, che non da' la possibilita' si un approfondimento e dove spessissimo manca un vero interesse, per capire che era giunta per me l'ora di dire addio a Facebook.
Presenti esclusi, Facebook per me si e' rivelato come un conclave di coglioni... vabbe', magari solo cretini e stupidi, che lo usano come piattaforma per strombazzare le loro scoregge mentali... e mi includo pure io, non credete!! Ho pensato al fatto che anche questo blog e' la piattaforma per le mie stupidate, con la differenza che qui esiste un contesto, una storia, che ho la possibilita' di spiegarmi, di elaborare le mie opinioni, invece di starnutirle in 1 secondo e mezzo, lasciando che infettino tutti coloro che sono caduti nella "ragnatela".
Forse sono troppo vecchia per questo tipo di socializzazione; e' vero che preferisco di gran lunga contatti piu' "veraci", quindi il "social network" virtuale mi ha coinvolto come se fosse una serie di amicizie vere. Invece e' solo un palcoscenico per insicuri. Come ha detto Sorkin nell'intervista con Colbert qui sotto, su Facebook, e' tutta una performance. Siamo tutti attori.
E a parte pochi esempi in cui la sua utilita' e' stata comprovabile, ad esempio quando Betty White e' stata richiesta come "host" di Saturday Night Live a furor di (FB) popolo, per il resto non credo che molte delle petizioni di Facebook siano finite in niente piu' di una bolla di sapone.
Di buono c'e' che questa esperienza mi ha consentito di realizzare l'inutilita' di Facebook nella mia vita. Inutilita' totale.
Morale: lasciato Facebook, sono riuscita a coltivare la mia bellezza sa interiore che esteriore, cioe' da quando mi sono disintissicata, riesco a leggere un pochino di piu'... e mi sono pure depilata per bene!! ("simia docet"...)