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lunedì 11 settembre 2017

Dove eravamo rimasti? Resoconto veloce della vita sotto Trump e delle complicazioni di percorso di un figlio verso la laurea.

E’ tanto-issimo che non scrivo. Dieci mesi per l'esattezza.
Ci sono, ci sono, sono viva e vegeta, ma come milioni di altri americani, sto vivendo questa orribile, pazzesca, terrificante presidenza nello stesso modo in cui si vive la diagnosi di cancro, tra shock, incredulità, rabbia...un cancro da combattere, un nemico cui resistere, un’infestazione di scarafaggi da debellare… E faccio fatica a sedermi e scrivere un post dall'inizio alla fine... mi angoscio, mi incazzo, mi distraggo... e non finisco, pur avendo davvero voglia di farlo e pur avendo tanti post in sospensione creativa. E' una sorta di mix tra blocco dello scrittore e disordine da stress post elezione. Screw you Trump! 

Non sto esagerando, e' un disordine che esiste davvero, milioni di persone stanno soffrendo di un livello di stress ed ansia debilitante che i professionisti in campo mentale non hanno mai verificato prima... dovete capire che, anche se temporaneamente sembra che gli uragani Harvey, Irma e fratelli vari siano il pericolo più grosso che stiamo affrontando come paese (e giustamente, viste la devastazione e le morti in Houston e in Florida). la situazione  politica e sociale e i problemi a lunga scadenza creati dall'uragano Donald negli US da gennaio sono indescrivibili...  No davvero, non esiste un aggettivo che possa da solo definire la situazione qui se non, e qui mi ripeto, apocalittico: niente più e' sacro con il Trombone Bigotto al comando, a sputtanarsi/ci quotidianamente, nessuna conquista sociale si salva, e potrei parlarne e scriverne per ore. Forse lo faro'. Ironicamente, parlando di disastri naturali di dimensioni mai registrate prima, ricordiamoci come per Trump sia più importante leccare il culo dei petrolieri miliardari suoi amici che rimanere parte dall'accordo di Parigi... e il pianeta sembra che stia rispondendo a queste decisioni prese contro ogni indicazione scientifica, con un ditone medio puntato all'umanità.

Peggio di un uragano categoria 5, le idee e le scelte di Trump sono imprevedibili, palesate quasi sempre a sorpresa, spesso anche per i membri del suo partito e il suo gruppo intimo di minions, in tweets "ad cazzum" notturni che paiono scritti da un ragazzino di 11 anni che sta ripetendo la terza elementare da 3 anni, e io da 8 mesi vivo su questo roller coaster dove passo da una sensazione nauseabonda di doom and gloom in cui l'inverno nucleare sembra una reale possibilità, ad una di speranza ansiosa, dove aspetto con dita incrociate di vedere se le continue azioni di resistenza corale di milioni di cittadini, incazzati e impauriti dalle azioni insensate e autoritarie di questo fascista (vi ricordo che ha perso il voto popolare per 3 milioni di voti, non 300!), unita al suo continuo autosabotaggio, porteranno alla conclusione gloriosa e karmica di questa barzelletta tragica di presidenza: la sua rimozione dall'Ufficio Ovale sarebbe un finale epico, da teletrasmettere in mondovisione, il tutto, ma qui sarebbe proprio un sogno di quelli bagnati con orgasmo finale, colorato di  arancione... e mi riferisco ovviamente non solo alla sua tinteggiatura cutanea e tricologia, ma al colore del tutone che indosserebbe dietro le sbarre.
Vabbe', una donna può sognare, no?

Nonostante questo schifo politico-sociale in cui siamo immersi, noi come famiglia abbiamo tanto da celebrare, diversi cambiamenti importanti ed eccitanti di cui essere felici e fieri, eventi importanti e quasi epici...   ad esempio, visto che la mia visita in Italia nell'estate 2016 con Violet e' stata davvero bella, siamo tornati ancora per 3 settimane anche quest'anno, tra maggio e giugno.
Questa volta tutti e sei insieme.
Dopo 10 anni.
Un anniversario da celebrare e ricordare, una vacanza memorabile sotto tutti gli aspetti.

Non pensavo proprio che saremmo riusciti a farlo per un motivo principale, lo stesso che ci impedisce di tornare dal 2007... avete indovinato... le finanze: ogni parte di una vacanza, anche se e' di per se economica, ha un impatto diverso quando il costo deve essere moltiplicato per 6. Dal trasporto transatlantico e poi interno una volta arrivai alla meta, all'alloggio, il cibo... il concetto di fare una "vacanza economica" e' praticamente impossibile da realizzare per una famiglia come la nostra.
Ma dopo lunga riflessione, abbiamo deciso di partire comunque per due ragioni fondamentali che rendevano il 2017 l'anno del "now or never", adesso o mai più: i miei genitori stanno ancora bene, mia mamma ha ancora un po' di memoria per interagire con i miei figli, e loro, i figli, sono ancora tutti a casa con noi. Per il momento (pausa per consentire a mio padre di darsi la solita grattatina scaramantica agli zebedei visto che ho menzionato anche la sua salute...) perché con l'anno prossimo, tutto cambierà quasi sicuramente, per lo meno per Chris e Emily, e l'anno seguente anche per Viv, quindi questa potrebbe davvero essere l'ultima estate in cui siamo riusciti a fare una vacanza tutti insieme. Alla fine abbiamo considerato il grosso impatto economico di questa vacanza come un importante e unico investimento nei ricordi che si sarebbero creati per tutti. E ne e' valsa assolutamente la pena: tutto e' andato bene, e anche situazioni potenzialmente disastrose si sono risolte miracolosamente in modo positivo.
E' stato un regalo per tutti, ma soprattutto per i figli più grandi, in quanto la loro vita si sta trasformando velocemente, e con loro la nostra famiglia.

Ed e' quindi arrivato il momento di aggiornarvi sulla loro evoluzione, visto che non vi parlo di quello che sanno facendo da circa 3 anni, e lo faro' partendo ovviamente da Chris che ha compiuto a luglio 22 anni e che probabilmente ha ancora una decina di mesi da vivere con noi in casa, visto che si laureerà a maggio 2018! Finalmente!

E' surreale pensare al fatto che solo ieri gli cambiavo i pannolini ed ora si sta preparando ad andarsene, molto probabilmente lontano (Sierra Vista non e' esattamente un posto eccitante per una persona giovane) ma e' cosi': e' la storia della vita di ogni genitore, la ruota che gira, la meta che ci aspetta alla fine del percorso normale e giusto fatto di tanti piccoli distacchi fisici tra mamma/papa' e figli, iniziato con il taglio del cordone ombelicale, precursore e metafora del lavoro che ci aspetta, lavoro che dovrebbe dare come risultato la loro trasformazione da creature che hanno bisogno di aiuto in tutto ad degli esseri umani in grado di farcela da soli. O quasi. Questa opus magna che ci terra' occupati e insonni per almeno due decenni si conclude con la loro uscita di casa ufficiale, con il grande distacco, inizio dell'avventura che li porterà a vivere e sperimentare il mondo, possibilmente non totalmente impreparati, per conto loro!!
Una separazione di successo e' la conferma che, incrociando le dita e trattenendo un po' il respiro, abbiamo fatto un discreto lavoro nel prepararli ad affrontare il loro futuro e vivere la loro vita.
Posso dire ALLELUIA, non vedo l'ora, senza sembrarvi troppo una madre snaturata e poco italiana? (Mi e' stato detto che dire "non vedo l'ora che se ne vadano tutti fuori dai coglioni" anche in un momento di frustrazione, non e' normale. Sono in disaccordo, il tenerli incatenati a noi per decenni non e' normale.)

Ripensando ai momenti vissuti negli ultimi 3 anni, passati a volte nel panico, altri nella rabbia ed altri ancora nella gioia, mi rendo conto che questa e' una storia che vale la pena di essere raccontata, non solo per ricordare a me stessa che la ricompensa finale bilancia le incazzature sofferte, ma soprattutto per calmare i vostri timori di genitori di figli ancora piccoli, oppure appena adolescenti, e per aiutarvi a lasciare andare tutte le rigidità e i preconcetti che avete formato, consciamente ed inconsciamente, sul futuro dei vostri figli. La transizione tra essere genitore di un figlio piccolo ad un figlio adolescente e poi adulto avviene impercettibilmente e con lentezza, eppure stranamente sembra che succeda tutto ad un tratto. A me ha richiesto tanto autocontrollo imparare a far tacere l'istinto di proiettare su di loro i miei desideri, i miei fallimenti o rimpianti, il non usarli come intermediari per raggiungere dei sogni non coronati: vi assicuro che ci saranno tanti momenti in cui, come genitori, vi sembrerà di stare sbagliando tutto (ed onestamente, e' spesso vero), vi sentirete come navi sbattute dalle onde ingovernabili di una tempesta, senza un faro all'orizzonte, senza un attimo di tregua, guarderete i vostri figli che stanno crescendo ed esercitandosi a prendere decisioni da soli e vi direte "Questo non e' quello che volevo per lui"... e vorrete fermarli, continuare a dirigerne la vita ... Stavamo giocando al girotondo insieme, ora perché sta giocando da solo? no, no, no, no...
Fermatevi. Fatevi due respironi, o venti, e let it go. La loro vita non e' la nostra, cosi' come la nostra vita non e' quella dei nostri genitori, e quanti di noi hanno sofferto per dimostrarlo!
A meno che le loro decisioni non siano auto-distruttive, e in quel caso il tutto si complica, spesso, e devo ricordarlo a me stessa quotidianamente, la maggior parte delle situazioni hanno un modo di sistemarsi da sole, magari con una piccola spintarella o due. Per quello che mi riguarda devo rammentare a me stessa che, pur avendo ancora una certa dose di controllo verso i figli più grandi, il mio lavoro adesso e' quello di rompere i maroni di suggerire, spronare magari, di essere presente in caso abbiano bisogno, e di lasciarli andare, lasciargli fare i loro errori.  Perché spesso i piani e i sogni che noi genitori facciamo per nostri figli crollano come castelli di carte, ma quasi sempre, l'universo raccoglie queste carte, i cocci di questi sogni, e le rimette assieme creando un castello diverso, una realtà diversa, e magari anche migliore.

Come con Chris.

Dover eravamo rimasti? 
L’ultimo episodio della storia che ha come protagonisti Chris fe Emily lo potete trovare qui 3 anni fa, che in anni di adolescente, equivalgono ad un secolo.

Avevamo lasciato Chris alla fine del suo primo anno al Cochise College, il community college locale: visto che non aveva voluto terminare trigonometria durante l’ultimo anno della high school, corso necessario per far domanda per essere ammessi ad una delle tre università pubbliche in Arizona e immagino qualsiasi altra università negli US, non aveva scelta per fare l'università se non frequentare un community college, e non avendo un’idea di cosa fare da grande, aveva scelto dei corsi generici, tipo Inglese 101, Psicologia, Biologia e, avendo fatto schifo nel test di matematica, era stato obbligato a fare il corso di Remedial Math, il corso di Matematica per Idioti, matematica di recupero, dicevo senza meta e senza ambizioni chiare, ma fortunatamente sempre impegnato con il suo lavoro come lifeguard, bagnino alla piscina comunale di Sierra Vista.

Piccola parentesi, in caso non sappiate qual'e' la differenza tra University e College, si tratta banalmente quasi sempre di una differenza di dimensioni. In pratica la university e’ un'università composta da tanti colleges (intesi come facoltà) diversi, e che offre non solo tanti tipi diversi di lauree quadriennali, da quelle scientifiche, a quelle letterarie, linguistiche, artistiche, etc., ma anche master e dottorati in almeno 3 campi accademici. Un college invece e' un'istituzione che offre istruzione  post-secondary (dopo l'obbligo) e una serie limitata di lauree, sia Associate's  Degree (biennali) che Bachelor's Degree (quadriennali) spesso concentrandosi in una categoria particolare, ad esempio liberal arts, quindi letteratura, filosofia, matematica, psicologia, etc., oppure ingegneria… Ovviamente ci sono eccezioni, ma in generale questa e' la differenza.
All’interno di queste due categorie, troviamo poi università e college “pubblici” cioè di stato, solitamente con il nome dello stato ad esempio in Arizona ce ne sono 3, la University of Arizona, la Arizona University e la Northern Arizona University, e università private che, non ricevendo fondi pubblici, sono solitamente più piccole, ovviamente costano di più, a volte hanno un fondamento religioso (ad esempio la Grand Canyon University si trova a Phoenix ed e’ ad impostazione cristiana, ispirata dalla Bibbia, oppure la Gonzaga University, fondata da gesuiti e Notre Dame, entrambe ad impostazione cattolica). Ci sono poi i Community Colleges, piccoli college locali che offrono corsi vocazionali e lauree biennali e che dedicano un’attenzione particolare ai bisogni specifici della comunità in cui si trovano. Il nostro Community College ad esempio, Cochise College, offre Associate’s Degrees in campo medico e paramedico (infermieri, pronto soccorso), in campo tecnico, come aviazione, programmazione, etc. e corsi di educazione generale (Gen.[eral] Ed.[ucation] come English 101, Calculus, Biology, etc.).  e tutti consentono agli studenti poi di trasferire i loro crediti ad una university e finire li la laurea quadriennale, riducendo i costi incredibilmente. Il costo dei Community Colleges (chiamati anche Junior Colleges) e’ ovviamente una frazione del costo delle universities,  sia statali che private, e il criterio di ammissione degli studenti e’ molto meno selettivo, in generale basta passare un test di lingua e di matematica generale per entrarci.


All'epoca della fine del secondo semestre del primo anno di college, ero convinta che tutto andasse discretamente bene per Chris, era persino riuscito durante il primo semestre a far parte della Dean's List , la lista degli studenti riconosciuti ufficialmente per il rendimento scolastico dal preside del college, quindi ottima media di voti. Evvai, pensavo, si gestisce lavoro, macchina, ragazza E scuola, pensavo. Nonostante gli anni della scuola media e high school fossero stati duri, perché avevamo dovuto respirargli sul collo anche solo per ricordargli di prendere la scuola sul serio, sembrava che il college sarebbe stata tutta un'altra cosa, dopotutto aveva 18 anni, era ufficialmente un adulto... basta fare il genitore-elicottero che controlla tutto, no? 
Il mio sogno si stava avverando. Pensavo.
Se devo essere onesta, avevo anche cercato di chiedergli in modo regolare se tutto andava bene, con scarso successo ovviamente, perché e' risaputo che i classici “how’s school going?” e “are you doing your work?” statisticamente producono risposte sempre stitiche e vaghe quanto le domande. 

No news, good news, si dice qui, la mancanza di notizie e' una buona notizia. Pensavo

Ma a nostra insaputa, il secondo semestre di college Chris aveva deciso di sfancularselo…  e quando e’ finito, io sempre ignara e fiduciosa aspettavo di vedere i voti finali di questo freshman year, ma le mie richieste educate di madre cool  venivano ricevute con la stitichezza di cui vi ho accennato poco sopra, "i voti non sono ancora stati pubblicati" perché apparentemente i professori erano in vacanza/malati o in altre attività impegnati mentre noi eravamo in lista per ricevere il premio “Idiot Parent of the Year”: il corso era finito a maggio, era la fine di giugno e niente voti…hello? 
Finche’ una mattina dopo una mia ulteriore e *intensa* (leggi rabbiosa) richiesta fatta mentre stava per uscire per andare al lavoro (ok, era più che altro un ultimatum, o ci dici i voti o chiamiamo il college, cosa assolutamente imbarazzante per qualsiasi studente universitario con un minimo di decenza) dopo una pausa di 10 secondi in cui deve aver deglutito 10 volte, mi dice “I had two C, one D and one F” che tradotto in termini scolastici italiani erano due voti di merda, uno ancora più di merda e mi hanno bocciato in matematica. Tradotto ulteriormente in termini genitoriali era “Non ho fatto un cazzo e avete buttato via i soldi.”

La mia reazione e’ stata da manuale (quello per genitori di adolescenti) e la trovate nel capitolo "Come non reagire di fronte alle sfide dei figli"… se ricordo correttamente ho lanciato un ululato e mi e’ iniziato ad uscire fumo dalle orecchie, poi ho improvvisato una ramanzina epica, di quelle memorabili (o forse da dimenticare) che ha toccato molte argomentazioni classiche, dal “Perché non ci hai detto che avevi difficoltà?” al “Non sei obbligato a fare l’università, visto che dobbiamo pagarla” a “Se non fai l’università non hai diritto ad essere mantenuto e devi cominciare a pagare l’affitto” fino al sempiterno “Sappi che senza laurea i lavori che troverai avranno paghe basse che ti consentiranno solo di vivere in appartamentacci coi topi” che ha ottenuto come risultato la sua fuga silenziosa al lavoro, lasciandomi a crogiolare nella mia rabbia fino al suo ritorno. Rabbia che con il passare delle ore era fermentata a livelli furia. Livello Hulk precisamente.

Ma come spesso succede coi figli, le nostre intenzioni hanno risultati inaspettati e non sempre positivi, e al suo ritorno, la risposta alla mia domanda “E allora? Hai deciso cosa fare?” mi ha gelato. E da Hulk sono diventata la madonna (quasi) piangente.
La sua risposta?
“Ho deciso di arruolarmi nella Air Force, sono già andato a parlare con un Recruiter (l’arruolatore, che si trova in “negozi” presenti solitamente nelle mall suddivisi a seconda delle forze armate: Army, Navy, Air Force e Marines, il cui lavoro e’ quello di fare da primo filtro e rispondere alle domande di chi sta pensando appunto di arruolarsi) e settimana prossima faro’ il test che decidera' a quale campo assegnarmi”.

Frozen. Io.

A quel punto mi sono trovata con le spalle al muro, perché la situazione si era evoluta e apparentemente lui mi aveva tolto quel poco potere che ancora avevo. Fuck.
Conoscendo numerose famiglie militari, ho pensato subito ai rischi che un periodo nelle forze armate americane comporta, perché se uno sceglie volontariamente di arruolarsi, in pratica scambia almeno 4 anni della sua vita per un training in una delle tante attività di supporto militare (bene), una paga scarsa (male) e la possibilità non remota di rischiare la propria vita (malissimo).
Tra l’altro... Chris? Che non aveva mai dimostrato un interesse specifico per la vita militare, una carriera militare? L'unica ragione per cui era improvvisamente interessato, era perche' lo avevo messo con le spalle al muro e perché moltissimi suoi amici avevano già fatto quella scelta (alcuni per tradizione altri perché era l’unico percorso che era loro aperto, visto il costo di una laurea, altri ancora perché attirati dall’idea di maneggiare armi, viaggiare) … ma  Chris? No, assurdo!

Cosa fare? Mettetevi nei miei panni e considerate il fatto che io funziono al meglio quando sono sotto pressione o nella merda, cosi' mi sono messa subito in contatto con una coppia di conoscenti, entrambi in pensione dopo una lunga carriera nella Air Force (lei come infermiera, lui come pilota) per chiedere informazioni in merito alla vita e possibile carriera nella air force. Mi hanno detto subito che arruolandosi subito dopo la high school, senza avere avuto un training precedente o un'inclinazione specifica già documentata, avrebbe iniziato la sua carriera militare dal gradino più basso, dal salario più basso... anche se l'ASVAB, il test che tutte le forze armate fanno per valutare gli interessi e le attitudini di una recluta (lo amministrano anche agli studenti in high school, o almeno lo fanno qui) avesse dimostrato un suo interesse per dire nei computer, sarebbe stato uno sciacquino malpagato chissà per quanto.
Mi hanno poi suggerito di dirgli di fare almeno un anno di Community College ad indirizzo tecnico, cosi' da poter poi entrare nella Air Force ad un livello leggermente superiore, avendo fatto lezioni e potendo quindi dimostrare di avere delle abilita' in ambito tecnico che avrebbero quasi garantito una carriera migliore nella Air Force.
Allora ho avuto un colpo di genio, roba che voi genitori prendete nota perché ancora non ci credo: mi sono messa ad esplorare il catalogo del Cochise College ed ho trovato che offrivano un Associate Degree in Applied Science (una laurea biennale con finalità impiego post certificato) in Cybersecurity, cioè sicurezza informatica, che in tutte le riviste che parlavano di lavoro e carriera era già  considerato il campo del futuro, come avevo appunto scoperto in questo articolo, con stipendi molto buoni sin dall'inizio e possibilità di fare carriera in campo governativo (Forze Armate, CIA, FBI, NSA) e privato. Perfetto!
Piena di speranza gli ho parlato, spiegandogli quanto i due ex-Air Force mi avevano detto e chiedendogli se fosse interessato a studiare cybersecurity e magari ricevere questa laurea biennale. Dopodiché avrebbe potuto arruolarsi, ma a quel punto gli avrebbero dato un posto (e training ulteriore) in questo campo molto ricercato e redditizio, avrebbe ricevuto uno stipendio migliore, cosa che gli avrebbe poi consentito, una volta uscito dalle forze armate, di continuare questa carriera con successo non solo in campo governativo ma anche in campo privato.

Avevo dita di mani e piedi incrociate, che come sappiamo funziona quanto una preghiera al santo delle cause quasi-perse, e deve aver funzionato perché ha risposto subito "Certo!". Ha poi cominciato a raccontarmi che il motivo principale di questo sfanculamento era stato il fatto che la ragazza lo aveva mollato (lo sapevo e boo-hoo) e non solo, loro facevano almeno due lezioni insieme (quindi la vedeva in classe boo-hoo-hoo) e in più lavoravano insieme in piscina (quindi la vedeva quasi tutti giorni al lavoro boo-hoo-hoo-hoo) e, ciliegina sulla torta tragica, lei era diventata la ragazza di un altro loro collega! Poverino, mi ha fatto anche pena perché era stato sicuramente un periodo difficile, ma avrebbe dovuto venire a parlarne con noi, con me.
Col senno di poi, era riuscito a continuare a lavorare, perché gli piace avere una certa indipendenza finanziaria, ma era crollato dove c'era meno interesse, lo studio... non potevo biasimarlo completamente...

E cosi' nel 2014 si e' iscritto nuovamente al College, questa volta con l'intenzione di ricevere il suo bell'Associate's Degree, e si e' messo seriamente al lavoro.
I voti sono tornati ad essere buoni, e' tornato sulla Dean's List e il suo interesse nel campo sicurezza informatica e' aumentato, pur non essendo uno di quei nerds appassionati in computer, in compenso ha dalla sua il fatto che e' una persona piacevole, che sa conversare, che non ha paura di parlare con la gente e ha esperienza nell'interagire con colleghi, impiegati, capi, clienti, abilita' che generalmente mancano ai veri nerd, magari preparatissimi in campo tecnologico, ma che non riescono nemmeno a guardare il cliente negli occhi (questo mi e' stato detto da una delle counselors di Chris, che conosco).

E cosi a meta' maggio 2016, c'e' stata la cerimonia di graduation, la sua seconda (e, SPOILER ALERT!  probabilmente non l'ultima!), a cui non avrebbe nemmeno voluto partecipare perché "E' solo un Associate's Degree", cui ho risposto "Due anni fa volevi entrare nelle forze armate... porca troia vai alla cerimonia col tuo bel cap and gown per me, per noi e anche per te, che hai lavorato sodo!"






Nel frattempo, oltre ad essere cambiata la sua attitudine verso la scuola, e' cambiata anche quella verso il suo futuro: l'idea di unirsi alla Air Force e' stata dimenticata (yes!), e non solo ha ricevuto il suo Associate's Degree, ma grazie all'universo che si sbatte sempre per risolvermi i problemi della vita, la University of Arizona, con campus qui a Sierra Vista, ha aperto un Bachelor's Degree (laurea quadriennale) proprio nell'autunno 2016, in Cyber Operations, praticamente un approfondimento degli studi fatti fino a quel momento in Cybersecurity. Ovviamente UofA ha accettato i corsi fatti al Cochise College, e lui ha iniziato ad agosto il senior year, l'ultimo anno. Senza mai smettere di lavorare come bagnino e istruttore di nuoto, continuando a vivere a casa (facendoci risparmiare una caterva di soldi... vi dirò quanto nel post su Emily) ma facendo la sua vita (si paga le rate della macchina, la benzina, i vestiti, intrattenimento, hobbies e cibo quando e' fuori, e spese per la gattina che ha adottato, Xion, etc.).
Si laureerà a maggio del 2018 e, udite, udite!, ha espresso un interesse a continuare gli studi con un master sempre in cybersecurity, solo se pero' riesce ad ottenere una borsa di studio fighissima che offre il Dipartimento della Difesa assieme alla University of Arizona (la offrono anche altre università tipo l'Arizona State University ed altre in altri stati): se accettato, la borsa di studio pagherebbe i due anni del programma (tuition, libri) e offrirebbe in più (tenetevi forte!) $34000 di stipend all'anno, una sorta di congrua universitaria per poter vivere senza lavorare, visto che il programma e' molto rigoroso (parole testuali). Tra i requisiti, dovrà fare un tirocinio pagato l'estate tra il primo e il secondo anno e dovrà lavorare per una delle agenzie governative in giro per gli US per due anni post-master. Immaginarsi che sfiga, uscire dall'università con il lavoro assicurato!
Potete trovare i dettagli della borsa di studio qui, sono ammessi anche non cittadini americani purché residenti, in caso qualcuno fosse interessato.

Che differenza con lo studente scazzato di qualche anno fa!

Ogni tanto faccio dei controlli, parliamo, lo sprono quando necessario (anche se lui pensa di non averne mai bisogno), ma controllo poco e non mi arrabbio più come succedeva prima perché ormai ha un piede fuori casa, e ha dimostrato di essere interessato al suo futuro quanto lo siamo noi... spero!

Io continuo ad incrociare le dita perché nella vita se ho imparato una cosa, e' che non esiste niente di sicuro, niente di assolutamente stabile, che non sia soggetto a cambiamenti inaspettati e trasformazioni...

Come volevasi dimostrare con Emily, ovviamente. Di cui Chris e' leggermente invidioso, in questo momento...

Ma ve ne parlerò nel prossimo post... e vi giuro che non passeranno 10 mesi!

giovedì 13 agosto 2015

Karma's a b*tch, e io a volte godo.

AGGIORNAMENTO: pochi giorni dopo la pubblicazione di questo post, ci sono stati sviluppi che mi hanno "costretto' a scriverne un altro.                                    

Credo profondamente nell'idea del karma, la forza equilibrante dell'universo, secondo cui quello che ci succede oggi e' il riflesso delle nostre azioni nel passato: un'idea che e' comune a tante culture e religioni, basti pensare alla golden rule cristiana - "do unto others...", non fare agli altri... dove da un concetto "passivo", karma diventa la regola secondo cui agire, o meglio l'incentivo per seguire certe regole, oppure pensiamo al concetto più prosaico espresso nel nostro detto "chi la fa, l'aspetti", e ancora meglio dall'inglese what goes around comes around, che riprende l'idea della circolarità delle nostre azioni, che e' forse più vicino all'idea di karma.

Io pero' vivo il karma meno meno filosoficamente: per me il karma non e' più solo un principio spirituale, io lo vedo come una forma di vendetta passiva, la garanzia che, anche senza il mio coinvolgimento attivo, prima o poi tutte le persone che hanno reso il mio mondo (o il mondo di qualcuno che amo) più difficile o di merda, vivranno momenti difficili e di merda pure loro. Non esattamente lo spirito di Madre Teresa incarnato, ma e' la verità.

Anzi vi dirò che ultimamente, in certe occasioni, ho sperimentato il karma ad un livello molto più perverso, come un cocktail fatto in parti uguali di Fato, Contrappasso e tanto Schadenfreude; ho trasformato il karma, involontariamente, da una legge spirituale a una forma di intrattenimento mentale, in cui l'attesa della mia rivendicazione, che so che arriverà ma non so quando, crea un'anticipazione ricca di possibilità e quando questa viene soddisfatta, mi provoca un livello di gioia e godimento indescrivibile. Ecco, vivo il karma così: sei un bastardo e non posso farci niente, pero' posso aspettare il momento in cui ti vedro' scivolare sulla buccia di banana che karma mettera' sul tuo cammino. E quando succedera', raggiungerò uno stato di assoluta goduria. 

Chiamo questo mio principio filosofico personale karmenfreude.

Karmenfreude per me e' la certezza che prima o poi questi stronzi si troveranno a navigare nella fogna anche loro... e mentre aspetto pazientemente che avvenga, vivo la mia quotidianità normalmente, anche se ho con me un sacchetto di popcorn sempre pronto nel caso venga trasmesso l'episodio di "E mo' tocca a te!" che aspettavo da tempo, sempre pronta a godere delle disgrazie di chi se le e' meritate. Invece di provare compassione, io sono quella che urla "Fuck, yeah!" o in alternativa "About fucking time!", con un gran sorrisone sulle labbra, quando seduta sulla riva della fogna vedo finalmente passare i miei nemici, magari non come cadaveri perché sono cattiva ma non così tanto, ma aggrappati disperatamente ad una vecchia asse di gabinetto, mentre cercano di non affogare. 


Karmenfreude richiede tanta pazienza, ma vale la pena aspettare, perché a volte il karma supera tutte le aspettative, e ragazzi, e' un orgasmo indimenticabile. Lo ammetto, non e' esattamente un lato ammirevole del mio carattere, ma a mio credito quasi sempre, dopo la gioia momentanea, provo una forte dose di vergogna. 

Ho scritto quasi sempre. 

Infatti non provo nessuna vergogna per aver goduto tremendamente durante gli ultimi eventi che hanno coinvolto i Duggar.

Ve li avevo "presentati" tre anni e mezzo fa, la famiglia super-religiosa con 19 figli che da quasi dieci anni ammorba i media, proclamandosi compasso morale e modello per milioni di americani e delle loro famiglie: in Italia il loro "reality" show (19 Kids And Counting) e' conosciuto col titolo 21 Sotto il Tetto e sono (erano) un fenomeno abbastanza nuovo (per vostra fortuna), ma qui da noi Michelle e JimBob, i genitori, da quasi un decennio ci propinano i loro sermoni settimanali, regalandoci immagini di famiglia perfetta con 19 figli perfetti, obbedienti, che pensate, amano fare i mestieri e andare in chiesa (e siamo onesti dai, vabbe' che comincio ad invecchiare e la mia adolescenza si trova offuscata tra il Giurassico e l'Eta' del Bronzo, pero' mi ricordo benissimo quanto poco amassi da ragazzina fare i mestieri o andare in chiesa! Anche adesso, eh?!)), vestiti sempre e solo con delle "divise"che andrebbero benissimo in convento oppure ad una convention di venditori porta a porta di saponette.

Per quasi dieci anni ci hanno convinto che per crescere "bene" i figli bisogna schiacciarne l'individualità e la libertà di pensiero, con tecniche di lavaggio di cervello che ricordano tanto l'indottrinamento delle dittature più repressive, e con una religiosità pedante fatta di regole soffocanti e assurde estrapolate da un libro scritto migliaia di anni fa da uomini che vivevano migliaia di anni fa per uomini che vivevano migliaia di anni fa; per dieci anni ci hanno convinto che e' giusto e legittimo "costringere" le figlie a prendersi cura della casa e dei fratellini più piccoli, in quanto le donne devono sempre servire la famiglia, perché così facendo si preparano al loro futuro di mogli, a tutti gli effetti schiave obbedienti e sottomesse ai desideri del marito, e naturalmente, sfornatrici future di figli; per dieci anni hanno propagandato l'idea (obsoleta gia' quando ero adolescente io) che purezza e castità vanno conservate fino al matrimonio, che avverra' ovviamente solo dopo che i genitori (principalmente il padre) approverà il futuro marito, "scelto" sempre e solo tra un gruppo ristretto di candidati provenienti da famiglie simili alla loro, candidato che dovrà corteggiare la ragazza, ovvero frequentarla sempre in compagnia di uno chaperone, senza mai baciarsi o toccarsi (solo abbracci "di lato", perché non sia mai che ci sia contatto tra il petto del ragazzo e quello della ragazza, eh?), mettendo i genitori in copia in tutti i messaggi sul cellulare... mi vengono i brividi solo a scriverle certe cose.
Che poi sono ridicoli al massimo: "niente baci ne' contatto fisico" prima del matrimonio... ma dove l'hanno tirata fuori questa regola? Ma non hanno senso comune? (Risposta: assolutamente NO) Cioe', due persone si sposano senza essersi mai baciate, senza aver mai avuto nessun contatto fisico importante, senza nemmeno un controllino minimo per vedere se l'altra persona quando bacia e' un succhia-labbra, per dire.... e queste stesse persone passano un pomeriggio intero a provare varie torte prima di scegliere quella per il matrimonio?! Fatemi capire, non vogliono assolutamente nessuna sorpresa per quanto concerne una torta, il cui consumo durera' si' e no 30 secondi, ma quando si tratta della persona che presumibilmente dovranno baciare e "consumare" frequentemente per i prossimi 50+ anni, e ricordatevi che la moglie, secondo Michelle, deve sempre essere disponibile, e felicemente, per il marito (come consiglia a tutte le neo-spose nel suo blog come potete leggere qui sotto)...



... quando si tratta della persona forse più importante della loro vita, decidono a scatola chiusa, senza aver mai verificato che l'altra persona almeno sappia baciare decentemente e che non abbia, ad esempio, un alito da chiavica??!! Siamo ad un livello forse ancora più ridicolo di chi si compra la moglie da un catalogo.

Per tutti questi anni, i Duggar hanno dipinto con maestria un'immagine di sacra famiglia contornata da putti e santi che nemmeno il Mantegna, e milioni di persone ci hanno creduto, e ancora oggi li adorano e seguono (sono più di 500 mila i loro fan su Facebook... certo non i 25 milioni di Kim Kardashian., pero'..). 
Come avevo scritto sul mio post del 2012 e' facile cascare in questa trappola mediatico-religiosa perché, diciamocelo onestamente, le famiglie "normali" sono spesso caotiche, le relazioni "normali" tra 2 genitori sono più da mare mosso che da calma piatta, e facciamo tutti una fatica immane ogni giorno a trattenerci dal prendere i nostri mariti (o mogli) a pedate, e' una lotta quasi costante con i nostri figli per fargli capire che e' importante farsi la doccia, andare a scuola, studiare, aiutare a tenere la camera in uno stato di pulizia che almeno consenta la cattura delle piccole creature multi-zampe che vivono nel deserto...  e questi mandano avanti una casa con 21 persone con la calma e la flemma di Mary Poppins (che sia forse nascosta sotto il gonnellone della madre?)... qual'e il loro segreto? Lo voglio anche io!!

Parentesi: qualcuno mi deve spiegare cosa c'e' dietro la vocina da bambina di Michelle, una voce "sussurro" assurda dal tono sempre leggermente paternalistico. Boh. Parentesi chiusa.

Tutti quelli che vedono la trasmissione si domandano "come fanno"? La risposta che ti danno i Duggar e', ovviamente, che e' grazie alla loro fede, sono le preghiere, e' Gesu' e la Madonna (no, sono battisti, la madonna non la venerano affatto)... pero' vi dico, io ho solo 4 figli e di madonne e santi ne tiro giu' tanti, e vi assicuro che a casa mia e' tutta un'altra cosa: i figli mi/ci mettono in questione, sbuffano pesantemente quando devono fare qualcosa in casa, e io e J abbiamo un rapporto amorevolmente incazzoso, dove io non sono sempre gioiosamente disponibile, diomio no (a sentire lui, non lo sono mai... ma non tiene il conto, io si' ;) ) dove si litiga spesso, si discute caldamente quotidianamente, e dove non mi vedrete mai sottomessa perché lo dice la bibbia o qualche pastore con problemi di insicurezza.

C'e' un detto qui, when something's too good to be true, then it probably is, quando qualcosa e' troppo bello per essere vero, allora probabilmente lo e': non importa quanto preghino e quanto volte nominino gesu' e tutti i santi, una famiglia così e' troppo perfetta, qualcosa non funziona. Non ci vuole molto per immaginare che che dietro questa immagine si nasconda qualcosa che di sacro o santo abbia ben poco, qualcosa che tutte le preghiere del mondo non avrebbero potuto nascondere per sempre. C'e' voluto un giornalista gay di una rivista di pettegolezzi per esporre la verità su questa famiglia.

C'e' del marcio in Arkansas, le voci circolavano da tempo, e la conferma e' arrivata il 19 maggio, quando e' iniziata la caduta dell'impero dei Duggar, un impero basato su ipocrisie e menzogne. E un profondo anti-femminismo.

La storia e' poi "esplosa" nei media il 21 maggio (alcune allusioni erano già uscite appunto il 19), quando eravamo appena partiti per la nostra vacanza, quindi avevo accesso al computer sporadicamente e molti dei dettagli non ero riuscita a leggerli, ma vi ripeto, non ne avevo bisogno per avere la certezza che era arrivato il loro moment of truth, il loro momento della verità.

Per riassumere, una rivista chiamata InTouch e' entrata in possesso (legalmente, perché esiste una legge chiamata Freedom of Information Act che obbliga certe agenzie governative, come la polizia ad esempio, a rivelare informazioni e documenti precedentemente inediti a chiunque tra il pubblico che ne faccia richiesta) del verbale della polizia (33 pagine ) di Springdale, Arkansas datato dicembre 2006 in cui, nonostante la redazione dei nomi dei minori, era chiaro che Josh, il figlio maggiore dei Duggar e padre di (ora) 4 figli, tra il 2002 e 2003 aveva molestato 5 bambine, 4 delle vittime erano sue sorelle più piccole, e l'altra una "babysitter". La vittima più piccola non aveva più di 5 anni (lo sappiamo perché un giudice della contea di Washington ha fatto, nei giorni seguenti alla pubblicazione della notizia, distruggere questo verbale, citando il fatto che una delle vittime e' ancora minorenne. Si tratta di fare due conti, le molestie sono avvenute circa 13 anni fa e l'unica figlia che era viva all'epoca e che e' minorenne oggi e' JoyAnna, che essendo nata nel 1997 aveva 5 anni). 

La linea temporale degli eventi e' in qualche modo complicata, perché le molestie sono successe nel 2002/2003 ma sono rimaste confinate nella famiglia e nel circolo della loro chiesa fino al 2006, quando poco prima che la famiglia Duggar apparisse nell'Oprah Winfrey Show, un email anonimo aveva raccontato ai produttori dello show delle molestie e di come tutto era stato coperto dalla famiglia e dalla loro chiesa; la produzione dell'Oprah Winfrey Show aveva allora contattato la polizia di Springdale, e da li' era nata una specie di investigazione che aveva portato al verbale di cui sopra.

Tra l'altro come avevo forse accennato anche nel mio post (o in un mio commento), su internet i "pettegolezzi" su Josh circolavano da anni, e infatti già nel 2007 in un commento su un blog sui Duggar una commentatrice aveva raccontato la verità: 

A quel punto (2006/2007)i termini di prescrizione per il crimine di abuso sessuale erano scaduti, così a parte 3 mesi di lavoro nell'impresa di costruzioni di un amico della famiglia (che non aveva nessuna certificazione come terapeuta o psicologo), e una ramanzina fattagli da un altro conoscente, uno State Trooper che ora sta scontando 56 anni di carcere per pedo-pornografia, Josh e' rimasto libero, nonostante avesse confessato i suoi crimini. In questo modo gli scaltrissimi Michelle e JimBob hanno evitato l'accusa di aver consentito/facilitato l'abuso di un minore, che in Arkansas comporta la pena di 6 anni in carcere, e hanno potuto continuare ad avere il diritto di fare indottrinamento homeschooling, perché se Josh fosse stato perseguito per molestie sessuali, avrebbe dovuto registrarsi come sex offender e secondo una legge in Arkansas, e' proibito fare homeschooling in una casa dove vive  un registered sex offender. 
L'investigazione e' così stata chiusa nel 2006 perché appunto era passato troppo tempo, e perché i Duggar avevano a quel punto assunto un avvocato per Josh, e si erano rifiutati di continuare gli interrogatori. 
Potete trovare più dettagli degli eventi qui.

Ovviamente, lo scandalo e' stato accolto con un coro di "I knew it!!" e di grugniti di soddisfazione (i miei) perché un gruppo di persone così bigotte e ipocrite, che si mettono sotto il riflettore per proclamare a piena voce il loro supporto per i valori della famiglia tradizionale, un uomo + una donna (in altre parole, sono assolutamente tutti anti-gay), utilizzando la fama per sostenere e diffondere i sentimenti contro le persone gay e transgender e fare attivamente propaganda per sconfiggere leggi locali che avrebbero protetto concittadini LGBTQ da discriminazioni, rompendoci contemporaneamente i maroni con la bibbia il vangelo e l'amore di dio, non può non diventare antipatica a chi ha almeno un piede piantato nella realtà e un cuore per il prossimo, ma davvero, e a chiunque stiano a cuore i diritti, per usare un termine evangelico, dei nostri fratelli e sorelle LGBTQ.

Mi chiedo con quale coraggio Michelle, la madre, abbia potuto insinuare pubblicamente che le persone gay e in particolare, le donne transgender, siano tutte dei pedofili predatori, quando ha protetto un predatore in casa sua per tanti anni, quando per proteggere le figlie da lui ha dovuto installare delle serrature nella porta della loro camera da letto... 

Mi chiedo con quale coraggio Josh stesso negli ultimi 2 anni abbia potuto essere Executive Director di FRC Action, la lobby politica dell'organizzazione Family Research Council, un gruppo pieno di odio che si dichiara "pro- marriage and pro-life", in altre parole, pesantemente contro matrimoni tra persone gay e contro l'aborto, con la scusa ovviamente di "proteggere i bambini". Proteggere i bambini? Josh? Fossi la moglie, me ne scapperei con i 4 figli su un altro continente.

Karmenfreude ha fatto gli straordinari, con i Duggar! Per prima cosa, Josh ha dato le dimissioni da FRC. Ed e' tornato a vivere in Arkansas... dove probabilmente gli sara' difficile trovare lavoro: il padre ha una ditta di rimorchio e avere un dipendente che ha molestato le sorelle non e' esattamente una mossa intelligente dal punto di vista del servizio clienti, e non so bene chi lo vorrebbe avere come dipendente. Ah, karmenfreude!!

Poi diverse settimane dopo la pubblicazione dell'articolo, dopo l'indignazione del pubblico (e delle ditte che una dopo l'altra hanno tolto la loro sponsorizzazione dello show) e nonostante l'intervista di Michelle e JimBob e quella di 2 delle figlie vittime di Josh, fatte per dire la loro "versione" dei fatti e cercare di riabilitare la loro brandTLC ha (finalmente) deciso di cancellare la trasmissione, togliendo così di fatto la fonte economica più importante della famiglia. Che ora si trova in varie situazione a chiedere aiuti economici!  Oh, ah, karmenfreude!!
Facile fare figli a mo' di conigli e dispensare consigli (compra usato e risparmia il resto... ma quale resto? Ci sono persone a cui, dopo aver comprato usato non rimane niente da risparmiare!) quando ricevete 25/30 mila dollari per episodio, uh? 

Ovviamente la maggior parte dei fan ha continuato a difenderli, ad esempio Mike Huckabee, un altro pazzo religioso dell'Arkansas (che sta cercando per l'ennesima volta di guadagnarsi la candidatura repubblicana alla presidenza del 2016), che su Facebook si e' schierato con i Duggar, parlando di "perdono" e del fatto che Josh fosse un minorenne e che quindi non sapeva quello che faceva... ed e' stato preso a calci nel didietro da tanti dei suoi "seguaci"... Altri hanno usato una serie di scuse oltre a quella dell'eta' di Josh: hanno detto che "era solo un adolescente curioso e pieno di ormoni" (vuoi dire che vestire le figlie da monache non ferma la curiosita' e i pruriti sessuali? Vuoi dire che tutte le preghiere non sono servite a fermare la manina curiosa del figlio? Gli avessero dato accesso ad un computer, magari si sarebbe concentrato sul masturbarsi guardando le modelle di Victoria's Secret, come fanno penso quasi tutti gli adolescenti americani, invece di andare a toccare le sorelline!), hanno detto che e' normale e capita in tante famiglie, che e' acqua sotto i ponti, non attuale, che ha peccato ma si e' pentito, che si e' scusato, che Dio e le vittime l'hanno perdonato e che, e questa e' la scusa più patetica e schifosa perché uscita dalle labbra di JimBob, il padre di 4 delle bambine molestate, durante l'intervista, "non e' stato uno stupro, non c'e' stata penetrazione... le bambine non sapevano cosa stesse succedendo e Josh le ha toccate solo sopra i vestiti" (cosa non vera, secondo il verbale,  perché in almeno un incidente Josh aveva messo la mano sotto la gonna della sorella, ma facciamo finta che lo sia) Be', il furbissimo JimBob ha ragione, non c'e' stata penetrazione e questo lo salva da essere il più grande ipocrita in esistenza, visto che nel 2002, quando era candidato per il senato ed in piena campagna elettorale, aveva scritto sul suo sito che "chi commette stupro o incesto dovrebbe ricevere la pena di morte". Wow. 

Perche vedete le stesse persone che hanno difeso Josh e i suoi genitori per aver aspettato più di un anno prima di coinvolgere qualcuno al di fuori della loro famiglia (un qualcuno senza nessuna qualifica professionale, tra l'altro), le stesse persone che hanno giustificato queste azioni dicendo che era solo "un adolescente curioso" o che e' stato solo un errore (o sette o dieci) di gioventù, ecco queste stesse persone, fossero stati i genitori di Josh una coppia gay, li avrebbero crocifissi, messi al rogo, e usato l'intera situazione come prova che i gay non dovrebbero mai diventare genitori. Mi chiedo quale sarebbe stata la reazione di JimBob e Sussurrina se la persona che aveva toccato, senza penetrarle e mentre dormivano, le loro bambine, fosse stato un'adolescente transgender, anche lei curiosa, anche lei con ormoni impazziti. Capite il double standard? Capite l'ipocrisia?
Ma siccome sono cristiani (e non omosessuali), e siccome Josh ha chiesto perdono a dio e alle vittime, che ovviamente lo hanno perdonato, almeno 4 su 5 (visto che sono le sorelle, la quinta vittima, invece, sembrerebbe che abbia iniziato una causa civile contro Josh per abuso sessuale e severo trauma emotivo), siccome pregano tutti insieme e hanno fatto entrare dio nella loro vita, allora in questo caso e' stato solo un errore di un ragazzino che stava attraversando la pubertà ed era curioso. Chi di voi lo vorrebbe in casa a fare da babysitter ai vostri figli? Alzate la mano, dai.

Ho guardato l'intervista di Michelle e JimBob e ci sono stati dei momenti in cui ho provato persino un po' di pena per loro, perché mi sono immaginata nei loro panni... se fossero stati i miei figli... cosa avrei fatto? 
Ma sono stati solo dei momenti, perche' so con sicurezza che con un passato simile, non avrei mai avuto i cojones di mettere la mia famiglia sotto il microscopio, dando lezioni su come crescere i figli in modo sano...  E certamente sarei andata da un un esperto per aiutare le vittime per prima cosa, poi il molestatore e tutta la famiglia, non da qualche ciarlatano la cui qualifica e' che porta una croce al collo... mi capite? Hanno detto che hanno fatto del loro meglio... ma il loro meglio non ha incluso l'intervento di un esperto per aiutare le figlie di 5, 9, 10 e 11 anni? Altro che pena, a quel punto il puzzo di marcio e' diventato insopportabile.

Quindi le sorelle, le vittime, non sono MAI state portate da un terapista, qualcuno con esperienza nel campo, anche solo per parlare (perché anche ammettendo che non avessero saputo cosa stava succedendo, una volta che la polizia e' stata coinvolta, nel 2006, a quel punto sapevano che qualcosa era successo, e invece niente.... invece preghiamo e impariamo un altro versetto...). Perché se e' vero che la recidività e' bassa tra adolescenti che commettono molestie sessuali su altri minorenni più giovani, e' anche vero che i danni sulle vittime sono duraturi. E per loro ammissione durante l'intervista, Michelle e JimBob erano più preoccupati per Josh che per le sue vittime (perché, ovviamente, erano inconsapevoli di quello che stava succedendo. Che schifo.)

Capitemi bene, quando penso alle vittime, karmenfreude scompare, soprattutto quando penso alle 4 Duggar cui e' stato insegnato sin da bambine che il loro destino e' quello di servire la figura maschile di turno, che il loro corpo e' qualcosa da nascondere per non "tentare" gli uomini... queste ragazze mi fanno una pena infinita, vivere nella casa con il loro molestatore per anni... senza aver mai avuto nessun'altra scelta se non quella di doverlo perdonare, ovviamente negando tutti gli altri sentimenti che non fossero gioia, e continuare a sorridere di fronte alle telecamere, di fronte ai genitori, perché ricordiamoci che e' parte dell'insegnamento dei Duggar imparare a tenere sotto controllo tutte le emozioni (l'unica emozione che e' consentito dimostrare e' la gioia), perché se non hai a joyful countenance, un volto gioioso, stai pubblicamente svergognando la tua autorità, i tuoi genitori e in particolare, il patriarca, Daddy Dearest. Dopo anni di lavaggio del cervello, per questi ragazzi e' diventata seconda natura, ci credono sinceramente che se dimostrano scontentezza, peccano di ingratitudine e ribellione. Poi ovviamente, nel caso delle sorelle Duggar nei confronti di Josh, parliamo anche di amore per un famigliare, il fratello maggiore, e il desiderio di in qualche modo "proteggerlo".

Capisco benissimo la situazione, perché anche io, da bambina, sono stata vittima di molestie sessuali da parte di un famigliare e anche se, diversamente dalle Duggar, il mio molestatore era un adulto, per anni ho pensato che forse non sapeva cosa stava facendo. Perché anche io come le Duggar, dormivo, o almeno stavo dormendo finche' non sono stata svegliata in un modo che non dimenticherò mai. 
Come per le Duggar, anche il mio molestatore era molto religioso, messa tutte le domeniche, tante preghiere e menzioni del vangelo... immagino che credere in un dio che ti perdoni se ti penti, come un gran bel mocio che toglie la sporcizia dal pavimento della vita, ti aiuti a vivere senza sentirti una merda ogni volta che incroci le tue vittime o ti guardi nello specchio. Forse ti ferma dal buttarti da un ponte, non so.

La caratteristica comune degli abusi all'interno dei circoli famigliari e' che chi molesta sa benissimo che la vittima, solitamente sotto i 10 anni, non solo e' difficilmente capace di difendersi fisicamente, ma soprattutto, ed e' questa la parte che mi fa più ribrezzo, sa con certezza che il bambino si fida delle persone che fanno parte del circolo famigliare, perché gli viene insegnato ad amarli e rispettarli, e difficilmente andra' a raccontare a qualcuno in famiglia o fuori quello che e' successo, per lealtà e per amore. 
Per diversi anni non sono stata in grado di elaborare la mia esperienza, il mio trauma, anche io non sapevo bene cosa mi era successo, e l'ho tenuto dentro, nascosto: con chi ne potevo parlare? Poi in Italia, più di 40 anni fa? E così per anni e' rimasto il mio "segreto", come se fosse una mia colpa. E' qualcosa cui oggi penso raramente, non dico che l'ho rimosso dalla memoria, ma e' sicuramente relegato ai suoi confini, ma so con certezza che ha avuto un grande effetto su di me, sicuramente e' alla base delle mie paranoie mentali e ha condizionato il modo in cui mi sono sempre relazionata con i miei famigliari, con gli uomini e in generale, il mondo. 
E non e' nemmeno questione di perdonare chi ti ha molestato: io l'ho fatto, spontaneamente, non perché dovevo ma perché era il modo più facile per andare avanti, ma e' impossibile dimenticare;  quando poi sono diventata madre sono stata ancora più consapevole della mia esperienza, e del fatto che, come genitore, era mia responsabilità proteggere i miei figli dalla possibilita' che potesse capitare anche a loro. Protezione che era mancata a me.

Karma's bitch, e grazie a karmenfreude sono felice di sapere che i Duggar sono stati esposti per quello che sono, dei gran bigotti omofobi, degli ipocriti ignoranti, e messi alla gogna da molti. 
Ma ho aggiunto uno strato di disprezzo verso di loro: il motivo per cui ora mi fanno completamente schifo e' che hanno confermato che nella loro famiglia, e in tutte le famiglie Quiverful/religiose/patriarcali, in questo loro mondo dove gli uomini dominano e le donne sono sottomesse, alla fine una figlia vittima, o quattro, contano meno di un figlio molestatore.
Che schifo.

domenica 19 luglio 2015

20

Oggi Chris ufficialmente non e' più un adolescente: i teens (dai thirteen ai nineteen) se ne sono andati così, tra alti e bassi, tra frustrazioni e gioie, tra paure e atti di coraggio e tutta la gamma di emozioni che esistono in mezzo, mentre io mi ritrovo con 7 anni in più, mio figlio e' ormai sempre più l'uomo che sara'. Lo vedo quasi pronto a prendere in mano il volante della sua vita, da solo, nella direzione che scegliera'.
La condizione di genitore, garantisce la costante preoccupazione per i figli, ma sono pronta da un po' all'idea di lasciarlo volare da solo, e' da tanto comunque indipendente in tanti aspetti della sua vita, che mi sono abituata all'idea... Penso che sia arrivato il momento. E sono convinta, dai segni che ci ha dato ultimamente, che ce la farà.

Chris e' nato il 19 luglio di 20 anni fa, alle 5:25 del mattino, dopo forse 5 ore di travaglio iniziato quando, dopo mezzanotte, avevo detto a J "mi sa che questa e' una contrazione vera"; entrata in ospedale alle 3:30, lui e' arrivato meno di due ore dopo.
Eravamo a casa, tutti e 3 insieme - una famiglia finalmente! - poco più di 24 ore dopo (20 anni fa, per una nascita vaginale senza complicazioni, le mamme venivano dimesse in 24 ore!), ed il mio viaggio di madre era iniziato ufficialmente.

20 anni. Quanti ricordi, si accavallano tutti...

Mi ricordo la mia felicita' quando per la prima volta, dopo l'operazione di chiusura del palato, era riuscito a succhiare dell'acqua da una cannuccia. Aveva 13 mesi.

1996: allo zoo di Santa Barbara

Me lo ricordo quando giocava con i pupazzetti di Spiderman... me lo ricordo quando imparava a giocare a UNO con le carte per bambini dei Rugrats... me lo ricordo che saltava addosso al padre sempre pronto a giocare a "fight"... me lo ricordo quando alla fine della prima aveva ricevuto il premio "happiest kid in class", il bambino più felice della classe... quanti ricordi. Troppi, forse...



Lui e' il mediatore della famiglia, quello che in situazioni difficili e tese trova il compromesso.
Lui e' quello che inventa(va) giochi ed avventure.
Lui e' quello che, a nemmeno 12 anni, ha "fatto da guardia" alle sorelle ad Heathrow, quando durante un layover di 7 ore, ho dovuto per ovvie ragioni andare in bagno e loro si erano addormentate.


1997: alle Cinque Terre
                        
                        1997: sulle gambe di Daddy, in giardino nella casa di Ventura, CA
   

             
 
1997: a Milano coi nonni
Estate 2000: aspettando Vivian :)

Lui e' quello che si sta pagando la macchina tutti i mesi. Da prima che avesse 17 anni.
Lui e' quello che da più di 3 anni lavora e va a scuola (inclusi tutti i weekend).






















                                          
                         
Lui e' quello che non chiede mai niente, e si accontenta di quanto riceve.
Lui e' quello dalla pazienza infinita. Con me, col padre, con le sorelle, coi colleghi, coi clienti, con tutti.
Lui e' quello sempre pronto a fare una battuta e a ridere, anche di se stesso.

2005: legge un libro alle sorelle prima di andare a dormire...


In Arizona

2008

2010:horsin' around
.
2009
     



Halloween 2012


Maggio 2015: Grand Canyon


Lo amo, ma si sta avvicinando il momento in cui se ne dovrà andare e, sono sincera, in un certo senso non vedo l'ora, non perché voglio che se ne vada di casa, ma perché e' giusto che sia così. Lui comunque vive già indipendente da noi, e sono pronta: quando sara' il momento, spero che verra' confermato che abbiamo fatto un discreto lavoro nel crescerlo, che tutte le notti insonni, i predicozzi, le  incazzature e i momenti passati insieme sono serviti, lo abbiano aiutato a diventare un uomo... così come essere sua madre ha aiutato me a diventare una donna, e una mamma, migliore.

Compleanno al lavoro :D

Auguri ancora, Chris! Non vedo l'ora di vedere i tuoi prossimi 20 anni! E quelli dopo! :)

lunedì 29 settembre 2014

Quando il razzismo ti aspetta dietro la porta accanto: The Sequel (ovvero vale la pena chiarirsi, sempre)

Vi ricordate della mia vicenda col marito razzista della mia amica?
Se non ve la ricordate, questo e' il post in cui descrivevo l'altamente sgradevole pomeriggio di più di 9 mesi fa, in cui il marito della mia amica L. si era rivelato una delle persone più ignoranti e razziste con cui abbia mai avuto a che fare personalmente, creando così una situazione difficile: preservare la mia dignità e quello in cui credo, e per evitare future conversazioni evitare lui e famiglia, quindi a tutti gli effetti tagliare non solo i miei ponti con la mia amica, ma anche quelli di Violet con la sua figlia, oppure continuare a frequentarli facendo finta di niente.

Ovviamente avevo scelto la prima opzione, ormai un ponte in più o uno in meno...

Ancora oggi, quando ripenso a quel pomeriggio, mi sconvolge non solo il pensiero che esistano persone di tale ignoranza (e che procreino!), ma anche il fatto di essermi comportata un po' da codarda, scegliendo la fuga invece del confronto (ho persino richiesto alla segretaria della scuola di mettere Violet in una classe diversa della figlia)… proprio io, che non sopporto le persone che agiscono e parlano alle spalle, mi sono trovata a fare la la stessa cosa.
Ma considerando che il marito e' armato e secondo me, leggermente instabile, ho preferito la dipartita silenziosa, piuttosto che rischiare di trovarmi nel mezzo di un'altra discussione inutile (never argue with stupid) e finire per fare quello che dentro di me avrei voluto davvero, e cioè dirgli esattamente quello che pensavo di lui. Difficile dire ad una persona che le sue idee ti fanno vomitare e sono la disgrazia dell'umanità, senza offenderla personalmente e magari scatenarne le ire.

Tutto procedeva tranquillamente secondo il mio piano vigliacco, finche' 2 settimane fa ricevo questa email:

Hi Monica,  It's L.  I don't know if this email is going to come out correctly.  
But I hope it does, because I miss you. If I have done anything to offend you, I truly did not mean to.  I didn't think we had parted badly when we had the political conversation with R., but it's the last time I saw you and I was hoping that wasn't the case.  But if you were offended or felt like we "ganged" up on you I apologize from the bottom of my heart.

I was hoping we would've gotten together sooner knowing that Violet and S. are in the same school.  And I was hoping that when we moved you would've said something to me.  But speaking to my sister and gripping that I miss you, she said well maybe you were waiting for me to tell you that we moved and that your feelings are hurt that I didn't tell you which furthered the feeling of you being offended.


Either way I don't like having this feeling of something bad between us.  Now if you feel we've grown apart, I understand and will be sorry we did.  But hope if we bump into each other I can still say "Hi." .

If you want you can text me or call me back.
- L.

Ciao Monica. Sono L. Non so se questa email uscira' correttamente. Ma lo spero, perche' mi manchi.
Se ho fatto qualcosa per offenderti, davvero non era la mia intenzione. Non pensavo ci fossimo salutate malamente quando avevamo fatto la conversazione politica con R. (il marito - n.d.M.), ma e' stata l'ultima volta che ti ho visto e speravo che questo non fosse il caso. Ma se ti sei offesa, o se ti sei sentita come se ci fossimo coalizzati contro di te, ti schiero scusa dal profondo del mio cuore. 
Speravo che ci saremmo potute trovare prima, sapendo che Violet e S. sono nella stessa scuola. e speravo che quando ci siamo trasferiti (hanno traslocato a giugno in un'altra casa nella zona - n.d.M.)tu mi avresti detto qualcosa. Ma parlando con mia sorella e colpita dal fatto che mi manchi, lei ha detto che forse tu ti aspettavi che ti avessi detto che c'eravamo trasferiti e che i tuoi sentimenti sono feriti perché non te l'ho detto, che a sua volta ha aumentato il tuo sentirti offesa.
In ogni caso non mi piace avere questa sensazione che ci sia qualcosa di brutto tra di noi. Ora se ti senti che ci siamo allontanate, capisco e mi dispiace che sia successo. Ma spero che se dovessimo incontrarci per caso, posso ancora dirti "Ciao".
Se vuoi puoi mandarmi un messaggio o chiamarmi.
L.                


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Bel messaggio, vero? Bello e accorato… tant'e' che io mi sono detta: e ora? Cosa rispondo? 
Di fronte ad una persona che si espone e che mi parla col cuore in mano, almeno in apparenza, devo rispondere onestamente, provare a spiegarle cosa ho provato e farlo cercando di non offendere le sue opinioni pur difendendo le mie; con tatto spiegarle la mia posizione, senza attaccare il marito e metterla sulla difensiva, ma anche senza compromettere quello in cui credo profondamente.

Non e' stato facile: avete presente camminare su un filo?

Ho cosi' iniziato a scrivere una risposta, cercando di esprimere quello che avevo provato e che provavo, e anche quello che volevo ho scritto e riscritto, tagliato e incollato, una fatica immane… 

Ho invitato anche Emily a leggere la bozza e dirmi cosa ne pensava (sia a lei che a Vivian conoscevano tutta la storia): in tutte le differenti versioni del mio messaggio, riuscivo a comunicare bene il mio pensiero, finche' non arrivavo alla chiusura, perché visto il suo approccio assolutamente nonconflittuale, non volevo finire questa lettera con una dichiarazione di guerra. Il mio intento iniziale, quello di proteggere me stessa e soprattutto proteggere Violet da ideologie razziste e bigotte, rimaneva forte ma mi sembrava giusto offrirle l'occasione di spiegarsi, visto che lei per prima l'aveva data a me.
Alla fine ho deciso che la cosa migliore era dare a lei l'opportunità di decidere cosa fare, come si dice qui "to put the ball in her court": in altre parole, questa e' la mia posizione, decidi tu.

Alla fine, dopo tanto editing, questa e' l'email che le ho inviato, a mio modesto parere quasi un capolavoro di "diplomazia intransigente":

Hi L.,
thank you so much for writing this. It has taken me some time to reply to your message, because while I need to explain what happened, I'm trying to do it with consideration to your opinions, as I truly valued your friendship and that of our girls.

First let me tell you that I have missed you as well but you are right: after the "conversation" we had a few months ago, which I wouldn't call "political" as I felt it was more like a weird quasi-apology of racism, I went home flabbergasted. I had never before being confronted by such prejudices from people I personally knew.

I'm going to be honest, I was really upset, I couldn't reconcile what I knew about you with all those awful ideas and stereotypes... no, I didn't really think that you guys "ganged up" on me, because you didn't say one word during the entire time R. and I were talking, so I was actually hoping that perhaps you were silently disagreeing with your husband, just like sometimes I do with mine.

Everybody has a right to their own opinions, I understand this and I respect it, but when these opinions are harmful to minorities, I find it really hard to ignore them and pretend all is normal. They become the elephant in the room. 

In hindsight, I made the mistake to take the bait and perhaps antagonize R., while I should have just grabbed any excuse, and leave as soon as the "all blacks have something wrong in their brain" idea was brought up. But I felt the need to somehow "defend" my black friends and all the people who do not have something wrong in their brain but just so happen to have a skin of a darker shade.

I understand we all have different (political) views, but in this case, it was beyond a political disagreement.
I truly believe that there are no racial hierarchies, that not one race is better than the other, and I don't believe for a second that there is something inherently or genetically flawed in any race, and that is what I want my kids to learn and live by. This is kind of one of my core beliefs, actually.

I would like to get together again, but I feel a bit uncomfortable, and especially I feel protective of Violet, in case any of those views are passed on to your kids: maybe you would feel the same if someone said to you that all South Americans and people of South American descent were inferior, or lazy or had something wrong in their genes.  
I'm not sure what to do.  
What do you suggest?


Monica



Ciao L., ti ringrazio tanto per avermi scritto. Mi ci e' voluto un po' di tempo per rispondere al tuo messaggio perché, mentre ho bisogno di spiegare cosa e' successo, sto cercando di farlo tenendo in considerazione le tue opinioni, visto che ho apprezzato la tua amicizia e quella delle nostre figlie.

Anzitutto lasciami dire che mi sei mancata anche tu ma hai ragione: dopo la "conversazione" che abbiamo avuto alcuni mesi fa, che non chiamerei "politica" , visto che mi e' sembrata più una semi-apologia del razzismo, sono tornata a casa a bocca aperta. Non mi era mai capitato prima di venire confrontata da tali pregiudizi da persone che conosco personalmente.

Devo essere onesta, ero davvero sconvolta, non riuscivo a riconciliare ciò che sapevo di te con tutte quelle terribili idee e stereotipi… no, non ho pensato che vi foste coalizzati contro di me, perché tu noi hai detto una parola durante tutto il tempo in cui R. ed io parlavamo, quindi io speravo che tu fossi silenziosamente in disaccordo con tuo marito, così come faccio talora io. 

Ognuno ha diritto alla propria opinione, lo capisco e lo rispetto, ma quando queste opinioni sono nocive alle minoranze, trovo molto difficile ignorarle e far finta che tutto sia normale. Diventano l'elefante in salotto.

In retrospettiva, ho commesso l'errore di abboccare e forse oppormi a R., mentre avrei dovuto trovare una scusa qualsiasi ed andarmene non appena l'idea che "tutti i neri hanno qualcosa di sbagliato nel cervello" e' stata introdotta. Ma ho provato il bisogno di "difendere" in qualche modo i miei amici "neri" e tutte le persone che per caso hanno la pelle di una gradazione più scura.
Capisco che abbiamo tutti diverse opinioni (politiche), ma in questo caso si tratta di qualcosa oltre al disaccordo politico.
Credo davvero che non esistano gerarchie razziali, che non esista una razza migliore di un'altra, e non credo per un istante che esista qualcosa di inerentemente o geneticamente difettato in nessuna razza, e questo e' quello che voglio che imparino i miei figli e che lo vivano. Questo e' tipo una delle mie convinzioni essenziali.
Mi piacerebbe che ci trovassimo ancora, ma mi sento un po' a disagio, e specialmente mi sento protettiva nei confronti di Violet, nel caso alcune di queste opinioni venissero passate alle tue figlie: forse anche tu proveresti le stesse cose se qualcuno ti dicesse che tutti i sud americani e i discendenti di sud americani sono inferiori, o pigri o hanno qualcosa di sbagliato nei loro geni. (il marito e' cileno n.d.M.)

Non sono sicura di cosa fare.
Tu cosa suggerisci?
Monica

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La sera seguente (sabato) mi e' arrivata la sua email di risposta:

Thank you so much for your insight Monica. I did keep myself out of the conversation on purpose.  1) because I don't like politics - I feel like I really never get the whole story about what the government is doing so I won't go out of my way to read what's going on like R. does. So when he starts talking politics I keep one ear open. 

But I thought maybe you thought I was in support of everything Rob was saying, I'm not but 2), I have mixed feelings about the other subject. 

Like you I don't think that any one race is superior to another and I surely am not teaching that to my children. And to be honest with you I don't even really remember that part of the conversation. I kinda tune-out R. when he gets to talking that way because, I've found, there is no true discussion with him. But I will say we as a society are doing something wrong when there is a majority of one race that is violent towards themselves and towards everyone else and they are making up the majority of our jail system and live off the government. 

I wish I knew how to help, but it doesn't seem like (them, as a majority) want help. That they don't want better lives for themselves other than selling drugs and being in gangs.  Now I know that sounds racist and it is. But at the same time I look at individuals and what's inside not the outside and I love it when I see someone succeed "against-all-odds". Maybe I'm not making sense. It be easier if I were talking with you. I hope we can get together sans R. and discuss whatever you'd like, You do know me, I am not a bigot.  I'm very open-minded to things and have an east spirit when it comes to other peoples opinions. I wish everyone could just get along!

I hope we can meet and have lunch together and just put this behind us and laugh at the absurdity that conversation was!!.   

Hope to hear from you soon.

L.

Ti ringrazio tanto per la tua perspicacia, Monica. Mi sono tenuta fuori dalla conversazione apposta per due motivi. 1) perché non mi piace la politica - mi sembra che non si riesca mai avere una storia completa di cosa stia facendo il governo, quindi non faccio uno sforzo extra per cercare di capire cosa stia succedendo, come fa' R. Così quando comincia a parlare di politica, ho solo un orecchio aperto. 2) Ho sentimenti contrastanti sull'altro argomento. Come te, non pensi che una razza sia superiore ad un'altra e sicuramente non insegno questo alle mie figlie. E ad essere onesta con te, non mi ricordo nemmeno quella parte della conversazione (perché evidentemente aveva solo un orecchio aperto  n.d.M.) In pratica smetto di ascoltare R. quando comincia a parlare in quel modo perché mi sono resa conto che non si può discutere con lui. Ma ti dirò che noi come società stiamo facendo qualcosa di sbagliato quando c'e' la maggioranza di una razza che e' violenta verso se stessa e verso tutti gli altri e che costituisce la maggioranza del nostro sistema carcerario e che vive di sussidi del governo. Vorrei sapere come aiutare, ma non sembra che loro, la maggioranza, voglia aiuto. Che non vogliano una vita migliore per se stessi a parte vendere droga e essere in una gang. Ora so che questo sembra razzista e lo e'. Ma nello stesso tempo guardo l'individuo  e cosa c'e' dentro e non fuori e amo quando vedo qualcuno che ce la fa' "contro ogni speranza". Forse quanto dico non ha senso. Sarebbe più facile se stessi parlando on te. Spero che ci possiamo trovare senza R. e discutere qualsiasi cosa tu voglia. Mi conosci, non sono una bigotta. Sono molto aperta ad altre idee e ho uno spirito serene quando si tratta delle opinioni di altre persone. Vorrei che tutti andassero d'accordo!
Spero che ci possiamo incontrare e pranzare insieme e semplicemente dimenticarci di questo e dire all'assurdità che e' stata quella conversazione.
Spero di sentirti presto.
L.



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Penso proprio di chiamarla più tardi e magari andare a pranzo insieme in settimana, visto che siamo entrambe "sfigliate" fino alle 14:30. 
Non so nemmeno se varrà la pena, ma forse cercherò di di darle un corso accelerato di storia coloniale, sia europea che americana, appellandomi alla sua umanità: non possiamo certo risolvere noi singolarmente l'immenso problema della violenza tra giovani afro-americani, ma non ci vuole un genio per realizzare che e' naive aspettarsi che un'intera etnia che e' stata per secoli sottoposta ad invasioni, rapimenti, torture, stupri, schiavitù e in generale, considerata inferiore e schiacciata da un'altra etnia, all'improvviso diventi fiduciosa e confidente nel governo fatto di persone che, per la maggioranza, appartengono proprio all'etnia che li aveva schiacciati… soprattutto quando le opportunità sono ancora minori, quando l'accesso all'educazione (istruzione) e' reso quasi impossible da una società che continua a valutare diverse gradazioni di colore della pelle in modo diverso. 
Basta pensare a quello che e' successo recentemente a Ferguson, dove un adolescente nero senza nessun'arma e con le mani alzate, e' stato assassinato da un poliziotto… certo non voglio fare la buonista, fare il poliziotto e' un mestiere difficile non c'e' dubbio, ma spiegatemi perché in Texas, ed altri stati, gruppi di bianchi possono andare in giro armati fino ai denti, per dimostrare il loro diritto di portare armi (pistole, fucili e armi automatiche), mentre un ragazzo di 18 anni disarmato viene falciato mentre ha le mani azate.

Al di la' del contesto storico e sociale che forse le manca, solo per il fatto che L. ha voluto cercare di capire e di chiarire, la sua amicizia vale la pensa di essere salvata, secondo me.
Perché di persone così nella mia vita, disposte a comunicare e dialogare e magari anche esporsi nella loro vulnerabilità e imperfezione, ne ho trovate pochissime.


Se vi interessa approfondire l'argomento (della violenza tra i giovani neri, americani e non), questo articolo spiega bene perché, nonostante il numero di atti violenti (rapina, omicidi, stupri, etc.) tra i giovani afro-americani sia sceso negli ultimi 25 anni, dietro le statistiche che mettono i neri sia in America che in altri paesi in testa alla classifica come esecutori di atti di violenza ci sono 5 motivazioni importanti. Penso sia un articolo che tutti dovrebbero leggere, perché la soluzione ad un problema di violenza, creato dalle violenze causate da una maggioranza che anche inconsciamente, si ritiene migliore, si può risolvere solo comprendendo la nostra responsabilità come membri della società per un passato violento, un passato di segregazione ed oppressione, ed eliminando i pregiudizi e gli ostacoli che chi vive in una pelle più scura vive quotidianamente, pregiudizi e ostacoli che noi, che siamo "più chiari" non sappiamo nemmeno che esistano.









Amicizie sbilanciate: una miniserie.

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