giovedì 27 febbraio 2014

Quando il razzismo ti aspetta dietro la porta accanto

Vivo in uno stato dove la religione ha preso in ostaggio la politica, il buon senso e la civiltà da sempre, uno stato che si oppone ad ogni passo, anche minuscolo, verso uguaglianza e parità sociale e umana.

Chiaro esempio e' stata ad esempio la resistenza data alla legge che proclamava il terzo lunedì di gennaio festa nazionale dedicata a Martin Luther King, legge firmata da Reagan nel 1983: in Arizona ci sono voluti 8 anni di tira e molla (referendum, rescissioni, boicottaggi, un casino!) prima che venisse messa sul calendario ed osservata! Oppure rivanghiamo la famigerata legge SB 1070 che autorizza la polizia a richiedere, a chiunque fermi per un qualsiasi controllo non correlato e basandosi solo sull'aspetto della persona, di mostrare i documenti di immigrazione (carta verde, permesso di lavoro o certificato di naturalizzazione), in pratica rendendo legale il racial profiling. La legge e' stata "sfidata" da gruppi che lottano contro la discriminazione, ed alcune parti sono state trovate anti-costituzionali dalla corte suprema, eppure esiste ancora perché supportata da molti.  
Non entro nemmeno nel merito dell'ultimissimo tentativo di legalizzare la discriminazione contro i gay, con la scusa di "proteggere" i diritti religiosi di chi ha un business, perché  fortunatamente questa proposta di legge e' stata bocciata ieri dalla nostra governatrice.

Siamo uno stato razzista e omofobo, la cui bellezza naturale e' inversamente proporzionale all'apertura mentale della maggior parte dei suoi abitanti, dove il fascino di una natura ancora selvaggia e della inconcepibile liberta' di questi spazi infiniti e di paesaggi mai visti, si mischia con una mentalità razzista e bigotta che a noi gli altri stati notoriamente ass-backwards (per intenderci, quelli situati a sud della Mason-Dixon Linela linea topografica che segna il confine tra il nord-est e il sud degli Stati Uniti) come l'Alabama o il West Virginia ci fanno una pippa. Il tutto ovviamente condito da una dose pesante di fanatismo religioso che rende il clima spesso difficile da sopportare per le persone più aperte come penso di essere io.

Nella vita di tutti i giorni vi assicuro pero' che il razzismo non lo si vede e non lo si sente, la gente lavora, socializza, va a scuola, insomma vive senza discriminazioni apparenti. Ovviamente questa e' la mia constatazione di donna "bianca" che forse vive in una situazione di beata ignoranza: nel mio mondo, o meglio tra le persone che in qualche modo fanno parte del mio mondo, pur avendo opinioni politiche estremamente diverse, non ho mai pensato esistessero dei razzisti sfegatati e aperti come spesso si incontrano nell'anonimita del web. E' come se il fatto che fanno parte del mio "cerchio di amicizie" sia garanzia della loro rettitudine e moralità. Una sorta di don't ask, don't tell, ma per razzisti: non voglio sapere se sei razzista quindi non te lo chiedo. Se lo sei, non farmelo sapere, tieni le tue opinioni chiuse nell'armadio così continuo a vivere nella mia "beatitudine".

In altre parole, pur vivendo da più di vent'anni in questo paese, e da quasi 7 in quest'area estremamente destro-tendente, non avevo mai testimoniato direttamente le farneticazioni isteriche apertamente razziste di cui leggevo e sentivo parlare. 

Fino a qualche settimana fa.

Ho impiegato un po' di tempo a razionalizzare quello che mi e' successo, la sequenza degli eventi, le cose dette e quelle sottintese, perché volevo cercare di evitare di perdere un'amica (un'altra, devo avere un record personale!)
Poi sono arrivata alla conclusione che certe situazioni, ci vuole qualche settimana per digerirle, ma le persone che le causano, sono per me indigeribili.  

Premetto che uno degli svantaggi di avere un figlio ad una "certa" eta', soprattutto se non e' il primo, e' il fatto che trovare bambini coetanei di tuo figlio che abbiano una madre tua coetanea e' difficile, quasi impossibile, specialmente se si vive in zone rurali come questa. 
Giuro che non sono una snob pero' faccio fatica a legare con donne (bambine!) di 22/23 anni con cui l'unico tratto in comune e' che siamo madri di dei 4enni… perché non e' sufficiente, deve esserci qualcos'altro e, solitamente, non c'e' nient'altro (e sono sicura che molte 25enni hanno lo stesso problema con me. Mi sembra ragionevole e capisco benissimo.) 
Così quando 2 anni fa al parco, mi sono imbattuta con una mamma che aveva pochi anni meno di me, con una figlia dell'eta' di Violet, mi e' sembrato quasi di aver vinto la lotteria! Laura ed io siamo diventate amiche, ci siamo scambiate i numeri di telefono, e mentre le nostre bambine giocavano, abbiamo scoperto di piacerci, lei apparentemente pacata e dolce, e io… non proprio! 
Ci siamo frequentate nei vari parchi in città, ci siamo aiutate e scambiate favori, ospitando una la figlia dell'altra, sono venute (madre e figlie) a mangiare da noi diverse volte, le ho guardato il cane quando sono andati in vacanza. Pensate che lo scorso giugno si sono trasferiti in una casa in affitto nella mia via, a 4 case di distanza dalla mia! 
Insomma nonostante alcuni indizi di stranezza nel loro rapporto, mi trovavo bene con lei, e immagino lei si trovasse bene con me. Unico problemino era il fatto che la sua bambina e' sempre stata piuttosto prepotente con Violet, tant'e' che persino la madre mi chiedeva di farle sapere se la figlia la tiranneggiava quando era qui a casa nostra. Lei e' la bambina che dice che ha fame, e apre il frigorifero di casa mia cercando cibo da mangiare, cosa che mi da' fastidio. 

Nel corso dello sviluppo di questa amicizia, sono venuta a conoscere il marito, un uomo anche lui intorno ai 40 anni, e devo essere sincera, mi avevano anche fatto un po' pena, perché lui, dopo diversi anni come autista per la MTA, la Metropolitan Transit Authority di New York (la ditta che gestisce il trasporto pubblico a New York, metropolitana, autobus, treni per Long Island, etc.), aveva perso lavoro e casa e si era trovato a trasferirsi in Arizona per iniziare la Border Patrol Academy, l'accademia per la polizia di frontiera. Rob(erto), pur essendo nato in America, e' cresciuto coi nonni in Cile ed e' poi "rientrato" qui da adulto,  conservando ovviamente tutte le caratteristiche stereotipiche del macho sudamericano… tra cui la "dominazione" della moglie, che avevo testimoniato in tanti piccoli eventi, in cui mi dicevo "se ero io, col cacchio che avrei fatto questo!": immaginatevi lei che interrompe un playdate particolarmente di successo con la figlia e Violet perché deve correre a preparargli il pranzo da portare al lavoro! Fosse stato Jim, probabilmente non mi avrebbe nemmeno chiamato…
E non sono stata l'unica ad accorgersene, anche Jim e altre mie amiche che li hanno conosciuti, persino Titti quando e' venuta qui a trovarmi a novembre, avevano subodorato una relazione"all'antica", dove la donna e' in qualche modo sottomessa al marito. 
Ma non erano ovviamente fatti miei, e come ho scritto sopra, apprezzavo la sua amicizia anche se da alcuni commenti sia di lei che di lui,  avevo capito che fossero, o almeno lo fosse lui, repubblicani (un agente della polizia di frontiera, davvero??!!??), e dal canto mio ero sicura che loro sapessero, non fosse altro perché ho una foto di Obama e un adesivo che dice "Women for Obama" sul frigo, che io invece sono una fiera democrat. Ad essere sincera, pensavo che anche lei lo fosse, almeno moderatamente, perché spesso facevamo discorsi in cui echeggiavano sentimenti di compassione per chi ha meno (considerando che anche loro NON navigano nell'oro, mi sembrava normale), per chi si trova in difficoltà. Abbiamo comunque sempre cercato di stare lontani da argomenti politici, finche'...

Il 2 gennaio vado da lei per chiederle se avrebbe potuto guardarmi Violet qualche giorno dopo, quando sarei dovuta andare in Messico per il dentista, e i miei altri 3 sarebbero stati a scuola.
Doveva essere il suo giorno di riposo, perché c'e' anche il marito. Mi invitano a bere una tazza di te' e accetto, ovviamente. Siamo amici, giusto?

Appena seduta, arriva lui e come sempre inizia a parlare, monopolizzando la conversazione. Solitamente ci racconta di cose che gli succedono al lavoro, tipo "abbiamo trovato 10 milioni di dollari in marijuana in un furgone nel deserto" e altre amenità simili, ma quel giorno no. L'argomento lo sceglie lui. E per non so quale motivo, decide di parlare delle armi. 

Lui "Obama vuole toglierci il diritto di avere armi per difenderci e difendere le nostre famiglie."

Io "No guarda, nessuno vuole toglierti il diritto di possedere un'arma per difenderti… ma una, magari due. Che te ne fai di 10? Che te ne fai di AR15, se non sei un soldato in guerra?"

Lui "Poi non capisco perché devono esserci tutti questi controlli prima di comprare un'arma. I delinquenti mica devono sottoporsi a questi controlli. Le persone per bene si invece. Quante volte una persona ha potuto fermare una rapina, o una violenza perché aveva un'arma"

Ecco, qui avrei dovuto capire. Raccogliere questo suo segnale che si stava per scendere nel girone dei pazzi, salutare ed andarmene. 
E invece ho scelto di rispondere:

Io "Cosa suggerisci, allora, di eliminare i controlli per tutti?"

Lui "Ma ci hai fatto caso che i quartieri nelle città americane dove il tasso di violenza e' più elevato sono quartieri di afro-americani? E nel mondo, i paesi dove la gente si ammazza tra di loro, sono tutti africani".

Io, dopo essermi accorta di avere la bocca aperta, dico "Ma no, cosa dici… "

Lui "Non vedi che tutti gli afro-americani e gli africani sono violenti e pericolosi? Come lo spieghi? Come li spieghi tutti gli omicidi e la droga… E il fatto che si ammazzino l'uno con l'altro… Altri gruppi hanno sofferto la schiavitù, ma si sono stretti insieme e l'hanno superata, hanno lavorato duro, non come gli africani e gli afro-americani…C'e' qualcosa che manca nel loro cervello..."

Ai miei tentativi di dargli una velocissima spolveratina storica, menzionando la segregazione razziale americana, le crociate e il colonialismo, oppure di fargli notare come in Italia ci si ammazza l'uno con l'altro da 150 anni per la mafia, come lo spiega LUI questo fatto? (lui, che ama gli italiani in particolare Raffaella Carra' e Riccardo Cocciante, ha risposto che e' un paragone sbagliato perché noi abbiamo avuto Leonardo Da Vinci), Rob proclama che l'unica ragione per cui gli afro-americani vivono ancor nei ghetti, sono poveri, violenti, criminali e drogati e' perché sono difettati. Perché gli manca qualcosa nel cervello, che non e' risolvibile. 

E questo e' stato il secondo enorme segnale. Dovevo alzarmi, salutare ed andarmene. Ma ero paralizzata dall'orrore di quello che stavo ascoltando. E mi sono sentita la paladina virtuale dai miei amici afro-americani (o sposati con afro-americani) che non potevano difendersi… magari potevo cercare di aiutare questo ignorante a capire. 

E così ho scelto di rimanere.

Per due ore. 

In queste due ore, questo tripudio di ignoranza ha toccato di tutto, dall'eugenetica e l'idea che ci sono razze che hanno difetti genetici e che non possono vivere con le razze che invece questi difetti non ce li hanno;  a Hitler e il fatto che pur avendo sbagliato, aveva qualche buona idea; poi ovviamente non poteva mancare la sbrodolata sul fatto che l'unica religione giusta sia il cristianesimo, perché i mussulmani sono tutti violenti anche loro, e non ci sarebbero guerre se il mondo fosse unito nel nome di Gesu'; per poi parlare del suo paese, il Cile, che viene invaso da quei bastardi pigri dei colombiani e peruviani, che entrano in Cile per ricevere il welfare, istruzione, case, servizio sanitari gratis, e che durante il "governo" di Pinochet, allora si' che si prosperava, ma da quando c sono i socialisti al governo, tutto va male; ha persino osato dire, dopo aver vomitato 2 ore di idee razziste, che il razzismo in America e' finito, perché e' stato eletto Obama. Ed altre perle di asineria assoluta che nemmeno mi ricordo.

Durante queste due ore, la mia amica non ha detto una parola, nemmeno una sillaba. E' rimasta seduta zitta. 
Non so bene quando (sono un po' cozza), ma ad un certo punto ho finalmente capito che era impossibile ragionare con lui, e sinceramente mi stava anche venendo il mal di testa, così mi sono finalmente alzata, ho salutato e mi sono congedata, e mentre lui mi seguiva alla porta, mi ha salutato assicurandomi che siamo ancora amici, che stavamo solo parlando. Si', si', gli ho risposto, e mentre entravo in macchina tra me e me mi sono detta "Col cazzo. Questo e' pazzo. Non voglio più aver niente a che fare con lui."

Sono passati quasi 2 mesi. Ed ogni giorno che e' passato io mi sono personalmente tormentata, ho cercato di trovare una soluzione che non fosse quella di chiudere la porta completamente, non solo per me, ma anche e soprattutto per Violet. Ne ho parlato con Jim, che ovviamente mi e' venuto contro dicendomi anzitutto "never argue with stupid", mai discutere con uno stupido, e facendomi notare che da uno che decide di fare il poliziotto di frontiera a 40 anni, probabilmente con pochissima istruzione, cosa mi aspettavo?. Secondo lui avrei dovuto evitare di antagonizzarlo, e invece dire frasi come "Oh, I didn't know. Do you have any proof of that?", cioè chiedergli la prova di quello che diceva… Ha ragione, ma in quel momento mi sono sentita offesa personalmente, mi sono sentita presa in un'imboscata e provocata personalmente, per i miei amici afro-americani, e le minoranze etniche in generale, per tutte le persone che vengono discriminate quotidianamente perché sono diverse in qualsiasi modo (razza, colore, religione, orientamento sessuale) da chi si crede l'unto del signore.

Ne ho parlato con delle amiche perché non mi sembrava fosse possibile che qualcuno la pensasse così,  e in particolare volevo sapere l'opinione di Marlis, che e' tedesca ed e' sposata con un afro-americano da 40 anni, quindi ha vissuto situazioni simili, e ben peggiori di questa… Mi ha confermato che con persone così, cercare di ragionare e' una perdita di tempo, e ha suggerito di riallacciare i contatti con la mia amica e farlo almeno per Violet… e anche secondo lei, Laura e' sottomessa e non osa esprimere la sua opinione. 

Ho continuato a pensarci, finche' sono arrivata alla conclusione che una cosa e' sicura al 100%: non voglio avere niente a che fare con lui, niente. Se rimanere in contatto con la sua famiglia, anche solo per Violet, significa frequentare la loro casa e dovermi incontrare con lui, non voglio. Non voglio. Questo omuncolo mi fa' schifo. Poi e' anche vero che se io non ho contattato lei in tutte queste settimane, lei non ha contattato me. Non sono sicura che sia una sua scelta, ma se lo e', allora e' anche lei ignorante come il marito. Aggiungiamo che ora ho la conferma che lui ha diverse armi in casa e che, come ho detto prima, la figlia e' molto bossy con Violet… il risultato e' che la sua amicizia non vale la pena. E' stato bello finche' e' durato, ma non voglio compromettere la mia integrità morale e quello in cui credo per qualcosa di cui posso comunque fare a meno. 

Questa esperienza mi ha svegliato come una doccia fredda, una bella dose di realtà: non che ne avessi bisogno, dopo tutto le mie esperienze di vita personali mi hanno già insegnato abbondantemente che spesso quello che vedi di una persona e' solo una facciata, una maschera per coprire le brutture della loro vera personalità.

E' vero che il razzismo, odiare e discriminare una persona in base alla sua etnicita', e' una lezione che noi genitori insegnamo ai nostri figli, perché i bambini non odiano niente (ok, magari odiano fare il bagnetto), ma la verità e' che si può "guarire" dal razzismo, se una persona ha un barlume di intelligenza può usarlo per riconoscere che quello che rende un altro essere umano inferiore e' la qualità delle sue azioni e dei suoi pensieri e non la quantità di melanina presente nella sua epidermide.

Il razzismo e' un cancro che riduce l'essere umano ad una merda, un cancro che tuttavia si puo' scegliere di continuare ad alimentare, o fermarne la crescita. 

E la mia vita e' piena e complicata abbastanza senza aggiungerci il dover ascoltare ai rantoli folli di un razzista.




33 commenti:

  1. Mi spiace tanto per quello che hai dovuto sopportare. Io non avrei resistito tanto, penso me ne sarei andata entro i primi 30 minuti. Certo è che per lei mi spiace. Mal sopporto gli uomini autoritari e le donne sottomesse. Ma dopo varie tristi esperienze ho capito che meglio sola che con amici sbagliati!

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  2. Non solo certa gente non vuole capire, ma probabilmente questo individuo men che meno vuole sentirsi "far lezione" da una donna... a un certo punto hai ragione, meglio levare la tua bambina da questo ambiente tossico!

    Annika

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    1. E' come se l;ignoranza fosse contagiosa.. forse lo e'...

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  3. Sono senza parole. Do fronte a cotanta ignoranza non si può non rispondere, ma purtroppo non c'è ascolto. Penso che se mi trovassi in una situazione analoga taglerei i ponti anch'io. Lei è succube di lui, quindi frequentandola si potrebbe riproporre la stessa situazione, meglio evitare.

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    1. Come ho scritto nell'aggiornamento sotto, mai più a casa loro. E mai più inviti a venire qui in piscina con la famiglia… con c'e' abbastanza cloro per disinfettare il razzismo!

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  4. Qui nel Texas e' la stessa cosa, hai frovato il tipo che l'ha esternata, ma molti non ne parlano. Resta il fatto che i quartieri piu' degradati rimangono queli composti dai mex+afroamericani, peggio ancora in Italia che te lo sbattono in faccia, quindi non ci fare caso.

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    1. Ci sarebbe da scrivere un post, e magari lo faro', sulle ragioni per cui i quartieri piu' degradati sono in genere in mano agli afroamericani o altri immigrati. Certamente non e' per una mancanza genetica.

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  5. Nella mia città siamo un popolo di poeti santi e navigatori e generalmente aperto alla all'accoglienza...almeno per la mia esperienza.
    C'è da dire che la presenza di stranieri, inteso come non italiani, non è tanto massiccia e forse questo solleva da fastidio, malcontento, timori (???) quei poveretti che ahimè hanno il cervello bacato e con quei casi disperati non c'è proprio nulla da fare.
    Detto questo il deficiente è sempre dietro l'angolo e mi rendo conto che si sta diffondendo un "razzismo selettivo" del tipo quel colore si fa trendy ma quell'altro no non va proprio di moda.
    Così quando passeggio con il nano tutti, ma proprio tutti si sperticano in complimenti sulla sua carineria ma un buon 50% delle volte segue inesorabile la seguente conversazione:
    E' thailandese?
    No cinese!
    Hi e perchè l'avete scelto cinese che già quelli sono dappertutto?
    Guarda scemo demente che non è il supermercato, vai dove ti capita e normalmente ti ci porta il cuore!
    A vabbè però potevate prenderlo almeno di colore sono così carini da piccoli!
    E meno male che invece a te tua mamma ti ha tenuto se no pensa quei poveretti che si ritrovavano con un tale idiota sul groppone.

    La tua amica poverina e la figlia però ... da un lato mi dispiace ...ma dall'altro penso sempre che nessuno ti fa quello che non ti fai fare!

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    1. Hai proprio ragione: siamo noi ad insegnare agli altri come essere trattati. E spesso senza volerlo, siamo noi con le nostre scelte, che possiamo cambiare il mondo…
      E' vero che il "diverso" impaurisce e che paura scatena spesso violenza. Ma la parte più "divertente", se si può chiamare così, e' il vedere come ogni etnia sceglie altre etnie di cui sentirsi superiore… ad esempio questo tipo, cileno, razzista contro gli africani, in certe parti di questo a paese sarebbe guardato con sospetto, come tanti altri immigrati centro/sud americani (la sua "fortuna" e' avere un cognome inglese e tratti fisionomici che non sono fortemente "nativi"… ) Cosa direbbero gli italiani che commentano in modo orribilmente razzista su articoli che parlano degli immigrati, se solo sapessero come erano trattai gli immigrati italiani in America cento anni fa?

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  6. :-(
    ti ammiro veramente tanto per quello che hai fatto, per aver cercato di "aprire gli occhi" a chi non vuol vedere....
    mi spiace molto che tu stia perdendo un'amica :-(

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    1. Anche se non l'ho persa del tutto (chissà…) ho perso il senso di apertura, di giocosità che esiste quando hai un'amica con cui ti trovi, per la maggior parte del tempo, bene.

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  7. Mi dispiace per la perdita dell'amica, ammesso che di tale si tratti, ma io non avrei resistito cosi' tanto.... me ne sarei andata dopo meno dei 30 minuti di Renata: ha ragione tuo marito.... Don't argue with stupids.... vincono con l'esperienza ;-)
    Ora respiro profondo e vai avanti!!
    Bacioni da Reno, NV

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    1. eh si', sarei dovuta andarmene subito, non appena aveva iniziato con le armi. Ma non so spiegarti, era come se volessi vedere a quali livelli sarebbe sceso… e poi volevo davvero cercare di aiutarlo.

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  8. Io l'avrei mandato a quel paese da tempo senza alcuna possibilità di appello. La chiusura mentale non ammette appello né discussione. La diversità è una ricchezza e il confronto è sempre fecondo: chi non lo capisce è un mentecatto! Lasciali perdere!!

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    1. Lo so benissimo. Ma chissa' perche' mi sento sempre di dover difendere le ingiustizie, invece di accettare il fatto che ci sono persone così...

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  9. È troppo difficile cercare di ragionare con persone adulte e così grette. L'unica cosa che potrebbe salvare la bambina sarà la scuola e l'esempio degli amici ma...in casa l'esempio è un padre con queste idee e una madre sottomessa. Molto triste.

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    1. Infatti Zion, la prima cosa che ho pensato e' stata che nelle nostre scuole ci sono diversi insegnanti afro-americani, nord-africani (il professore di inglese, Honors English tra l'altro, di Emily e' Tunisino… con un nome che a questo razzista farebbe venire i brividi…cosa succederà quando le figlie avranno un insegnante che non rientra nei suo schema monocromatico? Molto triste davvero, per le bambine e per la moglie. Lei comunque non sembra abbia una via d'uscita.

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  10. ma questo è pazzo :-O

    capisco l'amarezza per aver perso quella che consideravi un'amica, ma neppure io se avessi figli avrei piacere che frequentassero persone del genere, fai bene a tagliare i ponti, poi se la signora non ti ha più cercato, si vede che neppure a loro va a genio che la figlia frequenti casa vostra ora che sanno come la pensate voi. (oppure non va a genio al marito e lei si adegua. e anche a questo modello di famiglia non avrei piacere di esporre mia figlia più del dovuto)

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    1. Esattamente quello che ho pensato io. Ora vediamo, perché lei mi ha cercato. Se ci troviamo, sarà in posti neutrali, oppure gioco in casa. Ma sarà una cosa minima, più per lei che per me.

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  11. Sono d'accordo, meglio non esporre Violet a questi modelli. E meglio non discutere con gli stupidi, è tutto fiato sprecato e mal di fegato gratuito :-/

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    1. E' vero. Io mi sono rosa il fegato per un bel po'… e non ne valeva la pena.

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  12. Ciao, arrivo tramite Lucy. Che brutta storia! Hai fatto bene a tagliare i ponti. C'è veramente qualcosa di malsano e pericoloso in gente così. Io sono stata in Arizona da turista e tutto sembrava così idilliaco... capisco anche la tua solitudine di mamma rispetto alle altre più giovani perchè anch'io ho avuto una figlia un po' tardi. Per fortuna che c'è la rete e la possibilità di scambiare opinioni e confrontarsi con persone che ci somigliano. Un grosso saluto da Verona.

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    1. Annalisa, io adoro l'Arizona, e certamente quando visiti un posto da turista, non vedi tutti gli aspetti di chi ci vive (quanti mi dicono, "sono andato in Italia, posto bellissimo [vero], gente incredibile, tutto stupendo!" e io che penso "proprio tutto, no…") Pensa che questo non e' ne' arizoniano (ce ne sono pochi… gli unci a dire il vero sarebbero gli Apache e le altre tribù che vivena qui…) e nemmeno americano, come cultura… questo e' cileno!!
      A dire il vero, più che la mia di solitudine (ho tante amicizie nate grazie agli altri figli e alle mie attività), ma mi dispiace per Violet, che e' spesso come se fosse figlia unica… Dovrei sacrificarmi e succhiarmi le vent'enni al parco…

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  13. anche io come Silvia...che tristezza PER LORO

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    1. Cerco di immaginarmi le loro conversazioni, a cena… l'unica cosa che spero e' che lui non sia violento. Non mi sembra, pero' e' facile sbagliarsi...

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  14. Un aggiornamento: un paio di giorni fa mi ha contattato lei (aveva dei pomodori extra che le aveva dato un'amica) e voleva darmene un po'. Ho accettato principalmente perché come sempre non avevo una risposta pronta, ed e' venuta qui a casa mia. Sono stata cortese, persino cordiale, abbiamo chiacchierato di argomenti generici lei ha accennato che il amrito era in viaggio (e in altri tempi avrei chiesto dov'era, etc.), le bambine hanno giocato un po', poi arrivate le 18, sempre in altri tempi le avrei invitate a cena, e invece non ho detto niente e sono andate. Mi ha chiesto di tenerci in contatto, e se lo faro' non sarà a casa sua. E la prima cosa che faccio appena aprono le iscrizioni al kindergarten e' andare a parlare con la segretaria della preside (siamo amiche) e richiedere che Violet non sia messa nella stessa classe della loro bambina. Così spero che quando Violet inizierà la solita amicizia ossessiva con una bambina (cosa che e' capitata sempre), non sia la figlia di un conclamato razzista.

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  15. Che situazione difficile da gestire.. anche io non so come mi sarei comportata. Ultimamente mi capita sempre più spesso di avere a che fare con gente estremamente rigida, sessista, omofoba e razzista. Come sempre rimango basita, senza parole: davanti alla violenza verbale rimango sempre molto amareggiata e quindi posso capire come tu ti sia sentita. A maggiore ragione davanti alla situazione della moglie, che probabilmente è quella che lo sorbisce di più.
    Direi che qui torna ben attuale e comoda la frase "Non discutere con un idiota ti porta al suo livello e poi ti batte con l'esperienza." :D
    Per quanto riguarda il resto, io penso che la tua decisione di prendere le distanze cordialmente sia saggia: il modo migliore per far capire che non sei d'accordo, in questo caso, non è il dialogo perché certa gente "nun je la fa" :) e prendere le distanze spero faccia capire, soprattutto alla tua amica, che se continua a permettere al marito di essere così, presto finirà per avere terra bruciata intorno. A lei e alla loro bambina. Se poi non ci arriva, non c'è niente che tu possa fare per aprirle gli occhi.

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    1. Mi sono resa conto, mentre sistemavo la mia posta elettronica, di non aver mai risposto al tuo commento, Ilaria. Se hai letto l'aggiornamento sai che mi ha cercato e ci siamo parlate, anche solo via email… Purtroppo siamo tutti circondati da idioti. Vorrei sapere come sopravviverci.

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  16. Ci credi che quando ho letto le prime tre righe, per un attimo, ho creduto che stessi parlando dell'Italia?
    Comunque è incredibile quanto un paese come gli USA, che visto da questa parte dell'Oceano sembra secoli avanti a noi, sia ancora, per certi versi, così arretrato.

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    1. @Allie, il fatto e' che generalmente persone così razziste come il mio vicino non si espongono, non escono all'aperto, almeno qui in America, in Italia non so. Questa e' stata la mia prima volta in 20 anni qui, ed e' stato per questo che mi sono stupita. Da quanto mi ricordo, il razzismo in Italia e' meno velato. Magari mi sbaglio.

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  17. Che orrore. Pensa che una volta ero a cena con amici di famiglia e un tipo se ne esce con un affermazione del tipo "secondo me i gay non dovrebbero tenersi per mano in luoghi pubblici e dovrebbe essere vietato per loro baciarsi" quando gli chiesi il perché lui mi disse che era per tutelare i bambini da certe scene disgustose. Cose dell'altro mondo!

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    1. @Sopravvivere: e' vero!! Mi succede spesso anche qui… ma e' un'argomentazione facile da ridimensionare, per fortuna...

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