lunedì 9 gennaio 2012

American bumper stickers: gli adesivi sui paraurti in America, espressione libera e incensurata.

Quella della comunicazione e' un' "arte" cui gli americani hanno saputo dare una forma squisitamente popolare, facendogli adottare le forme piu' disparate, creative, a volte anche assurde, incarnando quella liberta' di pensiero protetta dal First Amendment e diciamocelo, anche quella liberta' da certe convenzioni che imprigionano gli italiani, e che noi italiani contemporaneamente un po' deridiamo e un po' invidiamo.

Partiamo ad esempio dalla t-shirt: inizialmente una semplice, umile maglietta da indossare sotto la camicia o la divisa per tenersi al caldo, divento' poi, grazie a personaggi leggendari e di "moda" come Marlon Brando e James Dean, un vero e proprio capo d'abbigliamento, uno "status symbol" accessibile a tutti, finche' verso la fine degli anni '50 comincio' a venire usata come mezzo di comunicazione, anzi di propaganda elettorale le prime volte, quando una maglietta con messaggio fu creata durante la campagna elettorale di un candidato governatore di New York; da allora la t-shirt e' diventata un facile, conveniente e mobile  "tabellone" pubblicitario o galleria d'arte, disponibile a tutti, aziende, organizzazioni, artisti, attivita': chiunque abbia un prodotto, un pensiero o un'opinione da comunicare,  con un minimo investimento puo' farlo, e diffonderlo in tutte le parti del globo, garantendosi cosi' una visibilita' universale virtualmente gratuita.  Anzi spesso, come nel caso delle t-shirts "di marca", quali ad esempio Abercrombie & Fitch, siamo noi (idioti...) a pagare, tra i $30 e i $60 per maglietta,  per avere "l'onore" di fargli pubblicita'!

Chi avrebbe poi pensato ad utilizzare le porte metalliche dei frigoriferi per comunicare? Be', da piu' di 40 anni tutti i frigo d'America sono una mostra e un museo di memorie, pagine gialle sempre aperte sui numeri della pizzeria preferita o del dentista dei bambini, archivi "al volo" di vecchie foto, ricevute, bollette e pagelle... Per molti la funzionalita' ha perso importanza ed e' diventato oggetto da collezione: conosco persone che li collezionano in Italia e persino (un po' controvoglia...) in Turchia, comprandoli in ogni localita' visitata o facendoseli comprare da amici che vengono in visita, souvenir facili e convenienti non solo da acquistare ma anche da portare in patria, prova inconfutabile che "I HEART NEW YORK" o Los Angeles, e che qualcuno che mi ama e' stato al Grand Canyon.

Un'altra forma di comunicazione insolita per chi non vive qui e' quella che utilizza la targa della macchina come mezzo per farsi notare, essere differenti e far sapere a chi ti segue particolari che ti riguardano che vanno dal triviale al personale al ridicolo: in ogni stato e' possibile personalizzare la propria targa, pagando un sovrapprezzo quando la si registra e ogni anno alla ri-registrazione, in Arizona ad esempio, di $25 oltre alla tariffa normale. Visto il numero molto limitato di caratteri utilizzabili per la comunicazione, i messaggi sono nel 99% dei casi delle sorte di acrostici o puzzle, e il decifrarli e' di sicuro la parte piu' divertente (soprattutto quando stai guidando in autostrada!) Marica da San Diego ne ha "collezionate" tante e se fate la ricerca "targhe" sul suo blog vi potrete fare un'idea della creativita' e delle infinite possibilita'. 

Io invece vorrei iniziare una serie, che prevedo sara' molto irregolare, sui "bumper stickers", gli adesivi messi sui paraurti, un po' perche' sono una forma ancora poco utilizzata in Italia, (e probabilmente non lo sara' mai, visto che l'automobile e' considerata dall'autista medio italiano come un'estensione della propria mascolinita', e pertanto mettere un adesivo sul proprio pene che dice "Amo il mio pastore tedesco" e' una moda che non prendera' mai piede), e un po' perche'negli ultimi 3 o 4 anni, forse anche grazie al clima politico estremamente infuocato e negativo,  ho visto comparire sui paraurti americani adesivi che mi hanno dato i brividi o per lo meno mi hanno dato da pensare.

Come questo, bello in mostra sul paraurti di una Chevy nel parcheggio di Target...


Per chi non lo sapesse, l'AK47 e' l'equivalente americano del Kalashnikov. 

Mi sono chiesta: cosa esattamente vuole comunicare il padrone di questa macchina? E perche'?

Nessuna risposta mi e' piaciuta, ma quando ne ho parlato con J, mi ha detto che non ci trovava niente di strano, che questa e' l'America e il diritto di portare (e amare, evidentemente) le armi e' garantito dalla costituzione, piu' precisamente dal Second Amendment, cosi' come quello di comunicarlo al mondo e' garantito dal First Amendment. Non mi sono rincuorata per niente.

E' ovvio e risaputo, almeno nel circolo dei miei amici, blogger e non, che amo questo paese. Non sono una che vive qui un po' malcontenta, che "subisce" la permanenza negli US come una sorta di "purgatorio" necessario in attesa di una vita "migliore", sperando in un ritorno in un'Italia migliore; vivo il mio "dualismo", la mia dicotomia con una certa serenita' proprio perche' mi piace la vita che vivo qui, generalmente mi piace il mio giro di amicizie, mi piace l'informalismo del mio stile di vita, la sensazione di liberta' che respiro nell'aria, e l'ottimismo che fa da sottofondo costante alla quotidianita', anche nei momenti di crisi, ottimismo che molti italiani considerano segno di superficialita', e forse lo e', ma che personalmente ormai preferisco al cinismo disfattista italiano.
Sono sincera quando dico che amo questo paese, pur amando sempre l'Italia, pero' quella idealizzata, che vive nella mia memoria. L'Italia di cui leggo sui blog e sui giornali online non mi attrae piu' ne' mi rappresenta piu'.
Ma proprio come i veri amori, non sono cieca di fronte alle sue falle: in un paese sotto tanti versi cosi' all'avanguardia, nel mondo scientifico cosi' come in quello civico, queste falle sono, come si dice qui, "a stick in the mud", bastoni nel fango, difficili da ignorare e per noi italiani, con un dna storico completamente diveso da quello americano, sicuramente difficili da capire. Anche per una che vive qui da quasi 19 anni.

Il vedere questo sticker ha riportato a galla paure che avevo represso create dalla consapevolezza che il rapporto che gli americani hanno con le armi e il sacrosantissimo diritto di possederle e portarsele in giro e' radicalmente opposto a quello che io, nata e cresciuta nell'Italia dei terrorismi nostrani, ho vissuto.

Sono cresciuta in un'Italia dove il possedere un'arma era (e immagino lo sia ancora) una dichiarazione di appartenenza ad una o l'altra di due categorie: se hai una pistola o un fucile o sei un "buono" o sei un "cattivo" (i cacciatori sono automaticamente nel gruppo "cattivi, purtroppo legalizzati, e coltivo teneramente la speranza che si sparino tutti a vicenda alla "Dick Cheney").
E' una visione certamente limitata e naive, pero' rende facile la distinzione, uso onesto o disonesto, bianco o nero.  In 27 anni vissuti in Italia, non ho mai conosciuto nessuno che possedesse un'arma ne' che desiderasse possederne una. O forse non se ne parlava cosi' liberamente come si fa qui.


La realta negli US e' ben diversa: garantito dal "Second Amendment" del "Bill of Rights", il diritto non solo di possedere armi, ma anche quello di "portarle addosso" e' uno dei piu' controversi, politicamente incendiari e penso uno dei piu' "abusati" di tutta la Costituzione Americana.


Questo amendamento e' stato scritto in forma cosi' poco chiara che la Corte Suprema e' stata chiamata in causa diverse volte per cercare di darne un'interpretazione univoca ed e' un punto molto discusso nelle Law School americane, e dice:


"A well regulated militia, being necessary to the security of a free state, the right of the people to keep and bear arms, shall not be infringed."


Il linguaggio e' sicuramente criptico, ma diciamo che in questo articolo si garantisce l'inviolabile diritto ad avere una "milizia" costituita da cittadini armati, in opposizione all'Army, l'esercito ufficiale dell'epoca in cui questa revisione fu scritta, che era britannico quindi "nemico", in quanto necessaria alla sicurezza di uno stato libero (e con stato intende probabilmente uno degli stati parte dell'Unione) e il diritto della popolazione a possedere  e portare con se armi, per potersi opporre in qualsiasi momento agli abusi del governo.
Al di la' delle varie interpretazioni e arzigogolazioni legali che sono state fatte sul Second Amendment, la realta' e 'che qui negli US chiunque ha il diritto di possedere pistole, fucili, persino armi da "assalto" semi-automatiche, senza limiti di quantita' e, a seconda dello stato, con (minimi) controlli aggirabilissimi. L'Arizona e' uno degli stati con controlli cosi' lassi da essere quasi inesistenti: sono stati fatti diversi "expose' " che denunciano la facilita' per chiunque, persino chi abbia un passato da criminale, di procurarsi qualsiasi tipo di arma ad un "gun show" in Arizona.

Il possessore di armi negli US non e' categorizzabile o identificabile dalle sue "intenzioni", le armi possono essere in mano a membri di gangs, venditori di droga, criminali di ogni tipo, cosi' come al vicino pensionato che si occupa dell'orto, all'amica casalinga, al dottore di famiglia, ne' dall'appartenenza ad un gruppo socio-economico piuttosto che ad un altro. Il "ritratto" statistico di chi possiede un'arma e' omnicomprensivo, anche se, avendo vissuto in 3 stati completamente diversi l'uno dall'altro, vi assicuro che qui nel southwest, e soprattutto a Sierra Vista, citta' fortemente militare, tutte le persone che conosco hanno in casa almeno una pistola o un fucile. Almeno. Siamo probabilmente gli unici a non possedere nessun arma. Come difesa abbiamo un cane fifone e una mazza da baseball... vabbe', e' di metallo, pero'.... E la presenza di una, o 20, armi in una casa vengono giustificate come deterrente contro possibili crimini e in teoria dovrebbero dare a chi le possiede quel senso di sicurezza che noi che siamo disarmati non abbiamo. La realta' definita' dai numeri e' in disaccordo.
Le statistiche sono agghiaccianti: ogni giorno, almeno 20 bambini e ragazzi (sotto i 24 anni) muoiono a causa di un'arma da fuoco, spesso tenuta in casa da un genitore, rendendo gli US il paese, su 25 paesi industrializzati, con il numero piu' alto di bambini morti a causa di un'arma da fuoco. Se vi interessa approfondire l'argomento, troverete statistiche ed altre info su questo sito.

Quando qualcuno mi chiede come mai, nonostante queste statistiche, la maggioranza degli americani non abbia nessuna intenzione di cambiare le leggi che "regolano" la vendita e il possesso di armi da fuoco, o almeno di instaurare un maggiore controllo, mi riferisco all'importanza che per gli americani ha questo "amendment", importanza certamente amplificata e supportata dall'instancabile "lavoro" pubblicitario fatto da organizzazioni ricchissime e dalla lobby potentissima a Washington, la NRA, National Rifle Association. Per gli americani, e ripenso alla risposta datami da mio marito che non ha mai toccato, posseduto ne' ha alcuna intenzione di possedere un'arma da fuoco,  e' un diritto garantito dalla costituzione e nessuno puo' negarlo! Per capire meglio, solitamente uso un paragone imperfetto, ma molto efficace: immaginate che un giorno il governo italiano decida di passare una legge che impone i seguenti limiti alle vacanze degli Italiani: invece di 4 o 5 settimane, che e' risaputo che vengono solitamente utilizzate in estate, da ora in avanti le ferie saranno limitate a  10 giorni all'anno, da utilizzare solo nel periodo da ottobre ad aprile.
...


Agli americani piace l'idea di dover vivere senza avere 5 fucili nella cassaforte (o almeno l'idea di poterlo fare, se volessero), tanto quanto agli italiani piacerebbe l'idea di avere 10 giorni di ferie all'anno, da non poter utilizzare in estate.  (Mi lancio nella congettura dicendo che, per le vacanze,  gli italiani farebbero finalmente la rivoluzione! La guerra civile!)
Nello stesso modo, pochi americani accetterebbero la rimozione del diritto di avere/portare armi e, grazie soprattutto alla destra, che considera la parola "freedom" un sinonimo di "possedere armi", e ogni tentativo anche minimo di regolamentare piu' efficacemente il "mondo" delle armi (proposte di legge per stabilire un "gun control" piu' approfondito che "You got money? Here's your gun!", vengono presentate al Congresso spesso, ma altrettanto spesso non ricevono abbastanza "sponsor". Ultimamente questo gruppo, appoggiato da sindaci e politici di entrambi i partiti, sta avendo abbastanza successo nel sensibilizzare la nazione verso la necessita' di migliori ed accurati controlli pre-acquisto) viene pubblicizzato come un atto di tradimento verso la Costituzione e un inaccettabile limite ai propri diritti e liberta', ed e' obliterato dalla forza politica, dalle possibilita' finanziarie quasi illimitate, dalla NRA che e' una delle lobbies piu' potenti di Washington. Tra i portavoce della NRA del passato, cito Charlton Heston e Tom Selleck, che ovviamente hanno perso per me qualsiasi tipo di sex appeal o charm potevano avere prima che li associassi a tale organizzaione. 

In termini pratici, questo amendment cosa vuol dire per noi che viviamo negli US? Be', la lezione piu' importante che ho imparato anni fa, quando Chris era piccolino e cominciava ad andare a giocare a casa di amici,  e' stata quella di chiedere alla madre o chi per lei se in casa avevano armi, e quando la risposta era positiva, chiedevo dove le tenevano. Solitamente mi dicevano che erano in una cassaforte, di sicuro un'assicurazione positiva. Ma i bambini sono intelligenti, veloci e soprattutto attratti dalle armi, e abbiamo avuto numerose "chiacchierate" su come comportarsi in caso un'arma fosse stata presentata. Un altro fatto che ho imparato per esperienza, e' che i "mio figlio mai..." detti da neomamma, si sono scontrati con la realta' molto velocemente, visto che ovviamente Chris non avrebbe MAI giocato con un'arma, ne' sarebbe MAI stato esposto a giochi violenti... ah, l'inesperienza!! Impareggiabile!! Il MAi e' durato fino al giorno in cui Chris casualmente ha scoperto che se metteva insieme 3 mattoncini di Duplo, riusciva a creare non solo una sorta di clava colorata, ma persino una rudimentale pistola. Dove avesse visto una pistola ancora adesso non ne ho la piu' pallida idea, probabilmente un film Disney. Fatto sta' che ho imparato a correggere le mie aspettative: i bambini con cui giocava avevano genitori diversi da noi, con idee e regole diverse e proibirgli di giocare con armi giocattolo, rudimentali o meno (ed ho scoperto nel corse degli anni che giocare con le "armi" Nerf puo' essere anche divertente, oppure con i super-soaker in piscina...) sarebbe stato poco pratico e avrebbe creato ancora piu' interesse verso l'intero argomento. Cosi' abbiamo optato per l'insegnamento, anzi il lavaggio del cervello, sulla differenza fondamentale tra gioco e realta', per cui accettiamo che faccia giochi che, all'inizio della mia avventura di madre, non avrei mai considerato accettabili purche' l'interesse finisca li', nel gioco. Per il momento sembrerebbe che ci siamo riusciti: nonstante il fatto che tanti dei suoi amici abbiano gia' pianificato l'ingresso nelle forze armate, un ramo o un altro, non appena diplomati dalla high school (ve l'ho detto, questa e' una citta' militare e credo che almeno il 70% dei bambini in citta' sprovenga da famiglie militari...),e nonostante il fatto che avrebbe la possibilita' di ricevere una laurea gratis, Chris non ha nessun interesse di entrare nella Army o Navy o Air Force. Ovviamente se dovesse cambiare idea, gli daremmo il nostro supporto comunque, ma sono felice che per il momento il suo interesse per azioni di guerriglia si fermi ad Uncharted III !

Chi e' la persona dietro lo sticker che proclama il suo amore per un'arma d'assalto? Comunque un pazzo (o una pazza, pari opportunita' ...), con cui spero di non dover mai a che fare, soprattutto oggi, ad un anno dalla tragedia di Tucson dove un pazzo appunto ha ferito una ventina di persone, inclusa la nostra rappresentante al congresso, e ucciso 6, inclusa una bambina di 9 anni, e' necessario far si' che altre tragedie inutili non si ripetano.

Un'organizzazione che merita attenzione e' http://www.bradycampaign.org/ (Jim Brady era il press secretary di Ronald Regan che e' stato colpito durante il tentativo di assassinio del presidente). E' possibile cambiare un articolo della costituzione? Forse no, ma e' possibile migliorare le leggi che esistono e questa organizzazione cerca di fare proprio questo.

Mi piacerebbe avere un bumper sticker con la scritta "GO AND LOVE YOUR GUNS SOMEWHERE ELSE"...

19 commenti:

  1. Un post molto articolato al quale non so dare un commento unico, o comunque abbastanza coerente.
    Per quanto riguarda gli stickers, avevo pensato di piazzarne qualcuno sulla mia scatoletta, ma posso metterci solo quello del WWF o qualcosa a tema Star Trek; il guaio è che la mia scatoletta passa da vari stadi di rivestimento di sporco e non starebbero attaccati a lungo. Dovrei metterli dietro ai vetri, che vengono lavati un po' più spesso, almeno una volta al mese, mentre la scatoletta è lavata circa una volta ogni quattro o cinque mesi... una volta mi è anche cresciuto del grano in macchina; lo so, non è bello, ma mi sa fatica lavarla spesso.

    Per il discorso armi, bhè, posso dire di essere contento di vivere in Italia dove le armi non sono così diffuse, ma, dove, ahimè, non sai mai se il tuo vicino di casa, col quale litighi per il geranio sul pianerottolo, è dotato di porto d'armi ed è mentalmente instabile a sufficienza da ragionare col piombo invece che con le parole.
    Nel mio mondo ideale saremmo tutti votati all'ahimsa, ma visto che così non è si fa quel che si può e si cerca di educare le nuove generazioni a una gestione diversa dei conflitti che non preveda l'uso della "clava".

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  2. Ti fornisco un'altra interpretazione più scherzosa (forse meno realistica visto che stiamo parlando dell'AZ) il proprietario dell'auto non ha mai toccato un fucile in vita sua ma per essere sicuro che nessuno gli rompa le scatole mentre è alla guida ha ben pensato di dichiarare al mondo la sua preferenza per i Kalashnikov...

    In realtà ti dirò che mentre sono in USA ho veramente la sensazione che ciascuno possa essere armato e mi guardo bene da discutere con chicchessia visto che potrebbe veramente impiombarmi.

    Il secondo emendamento mi pare chiaramente anacronistico e la sua difesa ad oltranza da parte del GOP mi sembra veramente strumentale.

    Cambiando discorso; pure qui gli equivalenti dei bumper stickers sono abbastanza popolari, magari non a fini politici; però si vedono adesivi pubblicitari e soprattutto le onnipresenti meline della Apple.

    Polideuce, sei un dilettante, la mia auto viene lavata in media ogni 14-15 mesi... ;-)

    ---Alex

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  3. anche io avevo pensato di iniziare a fotografare i bumper stickers, ma non l'ho ancora fatto, troppo presa dalle targhe! ;-P

    mi pare che qui in ca le leggi siano piu' restrittive in fatto di armi, ma quando vedo t ragazini giocare alla guerra mi vengono i brividi (http://vitaasandiego.blogspot.com/2011/12/924-ragazzini-al-community-center.html) proprio perche' si vede che dietro c'e' una mentalita' cosi diversa dalla mia...

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  4. ottimo post, as usual, da stampare e leggere ai miei studenti italiani (e credo che lo farò) da cui emergono fortunatamente tutte le differenze tra il pensiero positivista europeo (a cui devi comunque ancora molto, malgrado gli anni vissuti in US) e quello pionieristico, della frontiera, quasi "mitologico" direi delle radici culturali americane..
    non perdere ai questo scetticismo da old world moky, e combatti pacificamente per trasmetterlo ai cuccioli.
    io ho solo uno sticker sul vetro posteriore della mia vecchia Ypsilon, ed è quello dell'ENPA (la protezione animali).
    Hugs.

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  5. I bambini (specie maschietti) saranno sempre piu' o meno attratti dalle armi, non capisco come si puo' pensare di nasconderle ed obbligarli a non fargliele piacere, o come si puo' pensare che se un bambino gioca con una pistoletta ad acqua da grande diventera' un serial killer assetato di sangue solo per questo motivo (mi riferisco piu' che altro al pensiero generale che gira intorno all'argomento, non al tuo post).

    Un pazzo? Uno e' libero di pensare quello che vuole, ma arrivare a dire che chi scrive di amare un fucile d'assalto e' un probabile omicida o chissa' cosa e' un viaggio mentale parecchio lungo e fantasioso.
    Hai mai sognato di riuscire finalmente a spiegare la correttezza di una cosa in cui credi a qualcuno che gliene frega meno di niente ne' conosce un minimo il campo in questione e si rifiuta di capire, questo solo perche' dal poco che conosce esalta solo i lati negativi? Immagino di si', beh ecco, benvenuta. Ci si puo' chiamare pazzi a vicenda per un motivo o per l'altro, oppure si puo' anche optare per una soluzione piu' civile.

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  6. è un post davvero denso di notizie e riflessioni interessanti. Sono contentissima che trovi il tempo di scrivere, è molto bello leggerti!

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  7. Per essere un po' polemica mi vien da dire che e' l'unico modo per esprimere opinioni personali...non mi sembra di aver mai torvato troppa liberta' di opinione...:/

    Ali

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  8. @ Poli: Partiamo dalla macchina... anche io faccio parte della categoria di persone che la vettura la lava quando ti siedi e ti sale in grembo un animale mai visto prima e/o quando l'odore comincia a dar fastidio anche ai figli!! Io ho avuto nel corso degli anni diversi adesivi, che poi cadono e vengono sostituiti da nuovi, per non parlare poi della scritta "hot momma" o "hot mama" che e' stata l'identificativo mio personale per i primi 3 anni qui in AZ, finche' non e' diventato insostenibile... Per quel che riguarda le armi, la differenza tra qui e li' e' che qui e' quasi garantito che il vicino (o il collega...) sia in possesso di un'arma, o piu'. A me fa paura, e cerco di non pensarci troppo. Sembra che per molte persone, uomini e donne, possedere armi sia un simbolo di... potere? Di virilita'? COmpensazione? Assurdo.

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  9. @Alex: in effeti la tua interpretazione potrebbe essere plausibile, ma vista la localita' come dici tu e il redneckismo onnipresente, continuo a propendere per un significato meno subliminale e piu' diretto.

    Il second amendment e' obsoleto ma apparentemente intoccabile. E' stato scritto quando le armi piu' sofisticate erano i moschetti a baionetta, che uno ci metteva 10 minute per caricarle, mica le glock semiautomatiche, come quella usata a Tucson l'anno scorso, che in 40 secondo ha ammazzato 6 persone e ferito 19!! La facilita' con cui chiunque possa procurarsi qualsiasi tipo di arma e' sconcertante. D'accordo la tua liberta' di possederla, ma che dire della mia liberta' di vivere?
    Ovviamente gli italiani, da modaioli accaniti, hanno trasformato lo sticker comunicativo in uno sticker, appunto, di moda...Fossero esistiti in Italia 20 anni fa, avremmo visto quelli della Naj-Oleari e Mandarina!! Ovviamente escludo Poli e Fabio, che hanno menzionato sticker di gruppi che mi trovano d'accordo!
    Ora che ci penso, dovro' fare uno sticker che dice "I clean my car every leap year, and I'm proud" e mandarne uno a te e a Polideuce!!

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  10. @ Marica: sono d'accordo con te, anche io non ho mai portato armi giocattolo in casa, ma sono entrate in casa comunque. E quando avevo letto il tuo post volevo commentare che i bambini che hai visto sono grandicelli e non dipendono piu' dai genitori nelle scelte fatte quando non sono in casa, ma al parco come nel caso dei bambini di cui parlavi. Lo so che ti e' difficiole immaginarlo adesso, ma quando cominciano ad aver 7/8 anni e vanno a casa di amici a giocare, il tuo controllo come genitore e' limitato: certo, puoi sempre fare lo screening delle famiglie che lui e voi frequentate, ma non e' sempre cosi' facile. Non ti sara' possibile seguirlo dapertutto e vedere sempre quello che fa, i giochi che fa, per questo dicevo che ho scelto, dopo essermi stressata, di spiegargli bene che io, sua madre, non sono d'accordo sull'uso della violenza e delle armi, che trovo la gueraa una delle aberrazioni umane piu' sataniche... ma anche che quando avra' 18 anni e vivra' per i cavoli suoi potra' scegliere quello che vorra. Vivie con me, le regole sono abbastanza chiare. Ti faccio un altro esempio: io non ho nessun interesse nei videogiochi. Ovviamente quando aveva 3 anni Chris sapeva gia' fare coi videogiochi cose che io non sapevo nemmeno come si chiamassero. La mia regola e' sempre stata pero' che gli avrei consentito di giocare i videogiochi adatti alla sua eta', e siccome non gioco, mi devo affidare al "rating" sulle scatole, quindi niente giochi con il rating "T" (teen) finche non ha compiuto 13 anni e niente giochi con rating "M" (mature" finche' non compie 17 anni. Ora lui e' onesto, ogni tanto, e qualche anno fa ci ha confessato che quando andava a casa di un suo amico, i cui genitori erano nostri amici e ci si frequentava, aveva giocato con videogiochi "M", perche' il suo amico poteva farlo, anche se aveva solo 10 anni. Ovviamente sono flippata, ma poi ho capito che il mio messaggio, i valori erano stati chiari, e lui per giocare questi giochi doveva farlo senza la mia benedizione. Non e' una questione di scusarmi, ma lo vedo come un passo verso l'indipendenza finale che avverra', nel caso di Chris, piu' prima che poi (spero, visto che non e' italiano e non prevedo rimanga a vivere con mamma' fino agli -anta...). L'idea e' di dare ai figli una base, un set di valori, nella speranza che poi diventino anche i loro. Stessa cosa con il veganismo: le motivazioni per cui ho fatto questa scelta sono state spiegate numerose volte e sembra che siano state capite. Poi quando se ne andranno di casa, la scelta sara' loro.
    Il giocare ai cowboy e indiani, o a sceriffo e banditi e' un gioco vecchio come il cucco, che anche i bambini italiani facevano e fanno. Niente di male finche' rimane un gioco e i "buoni" (e gli indiani!!) vincono!! Vedrai che piu' il tuo piccolino crescera' piu' dovrai imparare la difficile arte del "choose your battles"... non facile!!

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  11. @ Giacomo: mi trovi d'accorod con la prima parte del commento: il fatto che un bambino giochi con una pistola ad acqua non e' precursore di una carriera come assassino a pagamento, o mass murderer.
    Quando pero' il gioco diventa ossessione, quando il ragazzino diventa un adulto con una sorta di passione per le armi, e non si tratta di un soldato in missione, allora io ci vedo un problema.
    Tu dici che noi, che vediamo le armi solo in modo negativo, e' perche' non le capiamo ne' capiamo voi che le romanticizzate e glorificate. Spiegami allora, perche' io non vedo la funzionalita' di un AK47 nell'America o nell'Italia di oggi: non sono le montagne dell'Afghanistan, ne' le foreste del Congo... a che ti serve un'arma non da difesa, ma da guerra? Forse ti da quella sensazione di super-potere che non riesci a trovare in altre situazioni? Non so.
    Sei giovani ed hai pertanto un'esperienza limitata, io invece sono vent'anni che tutti i giorni leggo sui giornali di tragedie possibili solo grazie all'accessibilita' nel reperire armi letali. Hai mai sentito usare lo slang "going postal"? Significa andare fuori di zucca, agire in modo violento e incontrollabile ed e' una sorta di neologismo che si riferisce alle tragedie causate da ex-impiegati delle poste americane che, armati di fucili d'assalto, si sono vendicati del proprio manager e dei colleghi entrando nell'ufficio postale e sparando raffiche tra gli impiegati e il pubblico, in posta per farsi gli affari propri.
    Di sicuro hai sentito parlare di Columbine, della tragedia all'universita' Virginia Tech... ma su wikipedia la lista e' assurda
    http://en.wikipedia.org/wiki/School_shooting

    e nella maggior parte dei casi le armi usate da questi bambini per ammazzari professori e compagni, erano dei genitori.

    Mi fai paura, con il tuo tono da incompreso, tu che eserciti la tua liberta' di possedere armi fregandotene della mia liberta' di vivere, perche' e' grazie a persone come te, che credono di essere responsabili possessori di armi da fuoco, che tragedie come quelle di Tucson, di Columbine e le centinaia che accadono ogni anno negli US, possono succedere.

    Un'ultima notiziola, che spero ti fara' pensare se un domani sarai cosi' fortunato da avere figli: nel 2008 un ragazzino di 8 (otto) anni ha preso a fucilate, ed ammazzato, il padre ed un amico del padre, perche' era stato punito. Il padre aveva insegnato il figlio a sparare e a farlo secondo tutte le regole di sicurezza, che il figlio ha eseguito con precisione.

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  12. @Zion: grazie per la tua continua presenza e l'onore di leggermi!

    @Ali: se vivi in Italia, capisco il commento. Se vivi negli US, no. Perche' ti garantisco che chi ha messo lo sticker sul paraurti non ha nessun problema a parlarne "all'aperto"... Di solito i bumper sticker non sono altro che una versione concisa scritta di un'opinione che il proprietario ha e sicuramente proclama verbalmente perche', pensaci, se io avessi paura di esprimere la mia opinione o mi sentissi non libero di farlo, metterlo sulla mia macchina mi renderebbe ancora piu' timoroso di ripercussioni... dopotutto, e' facile dire la propria opinione, ma quando la scrivi e' li' per tutti da vedere... verba volant, scripta manent.

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  13. Ti ringrazio per aver compreso le prime parole del mio commento, ed io aggiungo anche che di pazzi furiosi esaltati ce ne sono parecchi in giro, ma permettimi di prendere le distanze da queste persone. Molto probabilmente hai ragione sul tipo che hai incontrato, ma forse e' la generalizzazione che non mi era piaciuta.
    Il "tono da incompreso" non ce l'ho solo io, e dopo anni che seguo il tuo blog so abbastanza bene che ognuno lo ha per un motivo in particolare.
    Per il resto, ho paura anche io sotto altri aspetti, ma ho sempre cercato di immedesimarmi in cio' che scrivevi e nelle situazioni che passavi per cui non diro' nulla, comunque evitero' (o evitiamo? boh non voglio essere presuntuoso ed imporre qualcosa a qualcuno) di incrociare le nostre strade di nuovo, piu' semplice

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  14. Ah, adesso capisco perché mi chiedevi se, scrivendo il post sulla caccia mi riferivo a te!! No no, perché non avevo ancora letto il tuo.
    Bel post, fa molto riflettere. Sono d'accordo su tutto tranne sull'impallinamento reciproco dei cacciatori....Ma non ti sto a tediare ulteriormente!! Kisses and hugs

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  15. @Giacomo: d'accordo, nessuna imposizione. Pero' potresti spiegare la ragione (o le ragioni)secondo te dietro all'acquisto di armi come l'AK47 prima di sparire...

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  16. @Titti: e' vero, bisognerebbe sempre essere al di sopra e non abbassarsi alle idee violente. Ma ogni tanto penso che per gli "incalliti" ci vorrebbe proprio una serie di spaventi... :)

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  17. Quello delle armi in libera vendita negli USA e' un grande problema. Come sottolineato ci si attacca ad un obsoleto e non piu' realistico emendamento della costituzione per nascondere gli interessi delle industrie produttrici.

    Bisogna anche sottolineare la bellicosita' di fondo della cultura americana che ha partorito una nazione che nella sua breve vita ha combattuto troppe guerre per essere vista in modo positivo anche se hollywood si e' sempre fatta in quattro per spiegarci che i cattivi erano sempre gli altri.

    Molto meglio la gestione che abbiamo noi in europa od in giappone con la presenza di armi ridotta al minimo (se poi si togliessero anche i fucili ai cacciatori saremmo a posto). In fondo resto dell'idea che chi possiede un'arma prima o poi la usa (magari per gioco o per rabbia)e non credo che la detenzione di armi scoraggi la criminalita'. Anzi alza il grado dello scontro perche' se io sono un ladro ed entro in una casa dove so che sono armati... beh, allora entro armato anch'io ed alla prima ombra che si muove sparo perche' ho paura che il padrone di casa mi riservi lo stesso trattamento...

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  18. @ JohnnyCL: benvenuto! Hai ragione, il possesso di una (o 20!) armi in casa non funziona come deterrente, anche se sentirai centinaia di migliaia di persone dire il contrario (e in verita' c'e' stato recentemente un episodio in cui una giovane mamma [18 anni] ha sentito entrare qualcuno in casa e ha ucciso l'intruso a fucilate mentre teneva in braccio il figlio di 3 o 4 mesi, questo il link
    http://www.huffingtonpost.com/2012/01/05/okla-mom-shoots-intruder-no-charges_n_1186096.html) ma questi episodi di "self-defense" sono minimi, paragonati al numero di persone che muoiono accidentalmente, specialmente i bambini.
    Hai ragione anche quando dici che gli americani sono, come popolo, abbastanza aggressivi MA fa parte della loro storia, seppur breve, e a questo punto del loro DNA: non fossero stati aggressivi, oggi il nostro inno nazionale sarebbe "God save the Queen"... Grazie del commento!

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