venerdì 25 luglio 2014

The Guard, The Nerd, The Artist and the Rockstar: parte II di un altro capitolo sulla Scuola Americana…. e sui figli che crescono...

Cosa avevo scritto alla fine del post precedente? "Domani"… o 2 mesi dopo… e' uguale, no?!
Anche quest'estate ziobono e' stata una frenesia, almeno per il primo mese! Poi sono riuscita a cambiare l'orario della mia sveglia, e a svegliarmi un pochino più tardi delle solite 6. Ma non le chiamerei "vacanze", almeno per me, perché quando si hanno figli, il concetto di "vacanza" o "pausa estiva" assume un significato completamente diverso da quando si andava con amici al Club Med. Una "vacanza" con i figli sarebbe meglio definita con termini come tour de force oppure trasloco temporaneo di tutto il casino domestico, dopo la quale sarebbe necessaria una vacanza.
Quest'anno pero', rimanendo a casa causa finanze stressate, non ho avuto nemmeno il cambio di località da aspettare con impazienza prima e ricordare con nostalgia dopo… anche se, grazie alla generosità di un'amica, sono riuscita invece a godermi una mini-vacanza vera, senza figli, marito, animali… quasi 24 ore a casa della carissima Letizia a Tucson, dove alla sua compagnia deliziosa si e' abbinata la tranquillita' di una casa bellissima…  mini-vacanza in cui riuscita a: dormire indisturbata fino alle 8:30, cosa che non succede dal secolo scorso; fare colazione (da sola perché lei e' dovuta andare al lavoro, povera) leggendo il giornale, cosa che non succede penso dal 2009; passare la mattina alternando lettura, arrostimento e ammollo. Un'esperienza indimenticabile di cui saro' grata a Letizia per i prossimi 50 anni! E' stato come essere in un B&B di classe con il bonus dell'amicizia.
Non ci credete? Allora vi faccio vedere il luogo del mio ritiro... spirituale … (durante la cena ci siamo bevute una bottiglia di non so bene che vino in 2… io che non bevo mai, se non in compagnia…)

Il giardino, la piscina e la "mia" sdraio...
… mi viene nostalgia… 


Vabbe', continuo il post precedente,  e cosi' dopo The Guard e The Nerd e' il turno di...

THE ARTIST - Vivian


Non si vuole MAI fare fotografare… ugh...
Vivian continua a stupirmi per la sua intelligenza, non solo quella "accademica": le volte che si apre e parliamo, mi sembra di fare conversazione con una persona molto più grande, la trovo spesso più stimolante di persone della mia eta'; lei si pone domande a livello esistenziale che non so quanti ragazzi di 13 anni si facciano. Ad esempio, siccome molti suoi insegnanti e compagni sono religiosi (mormoni e evangelici) e come tali esprimono sentimenti ed idee sessiste e omofobiche  e razziste che lei trova sbagliate ed offensive, ha iniziato a ponderare sul valore delle religioni e sulla loro origine e soprattutto,  e sulla loro utilità, nonché sulla presenza o meno di un'entità divina…  mi ha detto che a questo punto della sua vita si sente agnostica. Io alla sua eta' non ricordo bene a cosa pensassi, di sicuro ero meno autonoma intellettualmente, meno "free-thinker" di mia figlia.
Ovviamente, con delle idee così, si trova, e si troverà sempre, nella minoranza, cosa che la rende ancora più stravagante rispetto alla massa di adolescenti che si trova intorno. Da adulta ritengo non credo sia una brutta posizione, ma spero che per lei non sia una scelta troppo pesante.

L'anno passato e' stato il suo primo anno nella Middle School (qui a Sierra Vista, diversamente dalla maggior parte delle scuole americane, il sixth grade che corrisponde alla prima media italiana, rimane nella scuola elementare, e quindi il seventh grade, ovvero la seconda media, e' in pratica il primo anno nella middle school), e siccome solitamente negli ultimi 2/3 anni, tutto quello che e' nuovo la gettava nel panico, mi aspettavo una transizione difficile… e così e' stato.

Lei e' sempre stata, sin da quando andava alla preschool, molto sensibile, forse troppo, e a questa sensibilità crescendo si sono aggiunte ansietà "sociali" causate anche dalla sua esperienza con le piccole crudeltà e cattiverie dei coetanei (a quanti bambini purtroppo non viene insegnata l'empatia, o almeno ad avere un filtro!), o le piccole e grandi batoste personali a livello di amicizie, che l'hanno trasformata da una bambina solare e felice, pur se sensibile, ad una quasi timida, spesso incapace di adattarsi a situazioni sociali impreviste. Un paio d'anni fa, non so se ne avevo parlato sul blog, eravamo preoccupati (la maestra, la counselor, la preside ed io) che stesse soffrendo di depressione, soprattutto dopo aver letto alcune pagine del suo diario su cui all'epoca scriveva sporadicamente, e dopo aver "scoperto" questo articolo, che parla di come spesso i bambini/adolescenti gifted,  quelli dotati insomma, soffrono di depressione esistenziale perché, riassumendo banalmente, sono bambini/ragazzi che hanno la capacita' di analizzare i 4 concetti di base dell'esistenza, morte, libertà, isolamento e "mancanza di scopo/senso nella vita" e siccome tendono ad essere degli idealisti e soffrono di conseguenza la frustrazione di scoprire che il mondo non e' "come potrebbe essere", ho capito che in effetti, se non era una vera e propria depressione esistenziale che la tormentava e intristiva, era qualcosa di molto simile.

Di positivo c'e' stato che che quest'anno, o meglio l'anno scorso (2013-2014), con il cambiamento di scuola e l'ampliamento del pool da cui scegliere amici (la scuola media "raccoglie" bambini di tutte le 6 scuole elementari locali), lei ha trovato un gruppetto nuovo di amici/e con cui si trova discretamente bene, anche se mi ha confessato che le interazioni sociali di gruppo la lasciano spesso spossata. Nonostante questo "problema",  lei aveva deciso di buttarsi un po "allo sbaraglio" scegliendo come materia elettiva Student Council, cioè il consiglio studentesco, che nelle scuole americane consente ad un gruppo scelto di studenti di coinvolgere il resto del corpo studentesco nell'andamento della scuola, di mantenere aperta e organizzata la comunicazione tra studenti e insegnanti/l'amministrazione, e in particolare organizzare attività sociali come feste, pep rallies (assemblee dove viene incoraggiato l'orgoglio per la scuola o school spirit, soprattutto in connessione ad eventi sportivi se si tratta della high school, con particolare enfasi dedicata al morale degli studenti), eventi di beneficenza per la scuola o la comunità, come ad esempio la raccolta di giacche invernali usate da dare alle associazioni che aiutano famiglie in difficoltà, e raccolte di fondi per finanziare tutte queste attività. Nella nostra middle school Student Council e' considerata una materia vera e propria, e il voto e' valido come qualsiasi altra. Chi partecipa a Student Council ha come goal la leadership, cioè imparare sviluppare l'attitudine al comando, e una delle attività più comuni e' lo  speech writing, scrivere e tenere discorsi di fronte alla classe o a gruppi, ed e' stata proprio questa l'attività che alla fine ha scocciato Vivian di più e che l'ha spinta, tra altri motivi, a cambiare elective per il prossimo anno scolastico: questa e il fatto che molti dei ragazzi in questa classe sono parte della cricca dei ragazzi popular, quelli che sono "amati" da tutti (o così sembra), quelli che tutti riconoscono, quelli che si vestono nel modo giusto, acoltano la musica giusta… gruppo cui ovviamente Vivian non appartiene ne' vorrebbe mai farlo, così per l'ottava, la terza media, oltre alle materie d'obbligo (anche per lei corsi honors, come per Emily), ha scelto Art 2D e Art 3D, e Applied Industrial Technology, un semestre ciascuna, da abbinare all'obbligatoria Technology Foundation. Queste sono materie che la interessano tremendamente, e le ha scelte proprio in preparazione alla High School dove si concentrerà su quanto di artistico li' viene offerto. Se sapeste le decine e decine di sketch books, di album, le migliaia di disegni che ha nella sua parte di camera… ogni volta che c'e' un'occasione, vuoi che sia un compleanno o Natale, lei vuole come regalo art supplies, prodotti per l'arte…

L'anno scolastico passato non e' stato molto facile per noi come genitori, e certamente nemmeno per lei: durante il primo semestre ha sofferto di diversi episodi di "ansietà sociale", in cui situazioni normali che richiederebbero una scelta risolutiva noncurante, come ad esempio il cambiare banco, la mettevano i crisi, lei si bloccava e iniziava a piangere irrefrenabilmente, tanto da non poter continuare a rimanere in classe e dover andare dall'infermiera o dalla counselor.
La sua reazione di fronte ai minuscoli imprevisti che costellano il quotidiano, preoccupava tutti, gli insegnanti e noi genitori per primi, e la loro impossibilita di aiutarla nonostante la volontà di sostenerla e' culminata a novembre con un meeting con loro, noi, il preside, l'infermiera e la counselor dove ci hanno consigliato di farle fare della terapia per aiutarla ad affrontare con successo queste sfide quotidiane. Trovare una terapista locale che abbia esperienza con adolescenti non e' facile, per fortuna ho scoperto che una nostra conoscente e' psicologa ed offre la EAP, Equine-Assisted Psychotherapy, psicoterapia basata sull'interazione umana con i cavalli, cosa che per la mia/nostra sensibilità vegana e' un valore aggiunto (questo tipo di terapia non prevede il cavalcare i cavalli). Dopo aver parlato con Toni (adoro l'informalita' degli americani!) c'eravamo messi d'accordo di portare Vivi al santuario, dove vivono i cavalli (e gli altri animali da lei salvati) per un paio di sessioni, con l'inizio dell'anno nuovo.
Fortunatamente, dopo la pausa natalizia e il rientro a scuola a gennaio, qualcosa e' cambiato perché le crisi di pianto, i mal di pancia (psico-somatici, ovviamente) sono scomparsi... basta email dai vari insegnanti dal titolo "another meltdown today" oppure "Vivian in class", e noi siamo riusciti a rilassarci un attimino, proprio fino a due settimane dalla fine dell'anno scolastico, quando sono dovuta andare a prenderla a scuola perché durante il gruppo di supporto cui e' stata invitata a far parte dalla counselor, gruppo dove ragazzi che vivono situazioni molto difficili si trovano per condividere ed aiutarsi e dove Vivian, che si preparava ogni volta prima del meeting come se fosse una materia di scuola, era molto apprezzata da tutto il gruppo a detta della counselor, aveva iniziato a piangere disperata spiegandoci poi che appena i ragazzi e erano entrati nell'aula, lei aveva percepito come un'ondata di tristezza proveniente da loro e non era più stata in grado di continuare il meeting normalmente.
Un episodio in quasi 6 mesi era indubbiamente un miglioramento rispetto al primo semestre, ma continuavo a chiedermi perche',  cos'era che avrebbe potuto causare questa marea, per lei inarrestabile, di sensazioni… finche' mi sono imbattuta in questo articolo, e mi sono detta eureka!, perché l'autspiega esattamente chi e' Vivian, le ragioni dietro i suoi comportamenti e le sue difficoltà….  mi sono tranquillizzata, perché non c'e' niente di "sbagliato" in lei: Vivian e' senza dubbio una delle persone, una minoranza ma da non ignorare, considerate ad "alta sensibilità"! Nell'articolo vengono descritti 16 abitudini che le persone altamente sensibili hanno in comune, e la prima volta che l'ho letto, mi e' venuto un ematoma sulla fronte perché per ognuna di queste caratteristiche che leggevo , mi sono sbattuta la palma sulla fronte dicendo "e' lei! E stato come se l'autrice avesse scritto un articolo su mia figlia…. e mi sono rassicurata e rasserenata:  non c'e' niente di sbagliato in lei, ne' siamo da colpevolizzare, almeno non per queste sue caratteristiche, noi genitori. Mi ha aiutato tantissimo, anche perché ora so che posso aiutarla, ma devo per così dire, ricalibrare il mio modo di interagire con lei. Sto imparando a trattarla nel modo più "corretto", senza proteggerla troppo o troppo poco.
Fosse anche solo per aver "scovato" questo articolo, vorrei urlare "Grazie, Google!"
Ammetto che e' la figlia che, al momento, trovo più difficile crescere, proprio perché io sono una che agisce d'istinto anche come madre, e spesso con Vivian l'istinto sarebbe quello di arrabbiarmi e strillare, e invece cerco di fare l'opposto di quello che vorrei fare, e magari la abbraccio o la complimento per qualcosa di positivo…  Voglio così tanto avere con loro un rapporto diverso da quello che ho avuto con  i miei quando avevo la loro eta'...
Chi ha detto che crescere i figli e' facile? Come, nessuno? Ah, ecco.



THE ROCKSTAR - VIOLET

Tra 2 settimane arriva il giorno cui ho pensato quasi 6 anni fa, quando ho scoperto di essere incinta: il primo giorno di Kindergarten di Violet!!!!!
Lo so, lo so, sono una pessima madre… scopro di essere incinta (del quarto figlio, fuori programma n.d.a.) e uno dei primi pensieri che mi vengono in mente e' rivolto al giorno in cui la saluterò mentre sale sullo scuolabus giallo… il giorno in cui tornerò ad avere un po' di libertà con regolarità… Anche se  non ho mai sostenuto diversamente, mi voglio giustificare mandandovi indietro nel tempo, a quando ero libera di seguire il corso di stained glass, oppure mi offrivo come volontaria per fare la presidente del PTSO della scuola media… ma anche avevo tempo di dedicare a leggere o scrivere, o persino a prendermi cura della casa….

La Fagiolina e' eccitata per l'inizio della scuola quanto me, e pur non essendo "pronta" quanto lo erano le sue sorelle, che sapevano scrivere e leggere prima di entrare in Kindergarten, sicuramente sarà felice di avere la possibilità di stare insieme a bambini della sua eta per 6 ore al giorno, così come ha adorato andare alla preschool.
Ho parlato stamattina con la segretaria della scuola, che ha appena finito di mettere insieme le classi, e mi ha detto che Violet sarà con un insegnante collaudata, calma e organizzata, ha usato la parola "structured", parola che adoro soprattutto in relazione alla vita che fanno a casa i miei figli, che e' completamente un-structured  (conosco questa maestra di nome, ha una buona fama…) e, come da mia richiesta, non nella stessa classe dove ci sarà la figlia del mio ex-vicino razzista (se ne sono andati dalla casa nella mia via), così da limitare per quanto possibile la loro interazione e spingerla a fare nuova amicizie.
Dal canto mio, so che sarà difficile cominciare una nuova routine, soprattutto considerando che dovra' prendere lo scuolabus alle 7:26 del mattino (la scuola inizia alle 8), quindi dovra' alzarsi alle 6:30 (un attimo, che mi e' scesa una lacrima… I think I can, I think I can, I think I can…) ma vi riconfermo che il solo pensiero di poter essere libera dalle 8 fino alle 2:30 spinge automaticamente e con forza le mie guance all'insu'.

Sulla Fagiolina, fortunatamente, non c'e' molto da dire, anche perché al momento i suoi problemi e successi sono simili a quelli di tutti i bambini del mondo, siamo ancora nella fase di crescita dove i traguardi da raggiungere sono generali e standard, anche se cominceranno ad assumere una loro identità più personale proprio in questo periodo.
Sapete cos'e' la cosa più strana di questo mio essere mamma per la quarta volta? Spesso non mi capacito di quanto siano diversi, eppure uguali. E come anche noi siamo diversi dai genitori che eravamo, eppure sempre uguali.  Grazie a loro, abbiamo imparato ad adattarci ai cambiamenti (molto velocemente, aggiungo) e ci hanno pazientemente cambiato.
Sono sicura che anche il fatto di essere più vecchia di quando ero madre dei primi 3 alla stessa eta di Violet, ha cambiato il modo in cui considero certe situazioni e agisco di conseguenza: per fare un esempio banale, a parte certe occasioni (malattia o incubo da paura), ai miei primi 3 non ho mai concesso di venire a dormire nel lettone, mentre invece da 3 anni, nonostante abbia avuto il suo lettino da principessa (col baldacchino) da quando aveva 2 anni, e da 8 mesi a questa parte, un suo letto "da grande", tutte le sante notti, eccetto rarissime eccezioni, verso l'una lei si auto-trasferisce nel nostro letto: spesso non me ne accorgo nemmeno che mi scavalca e si piazza in mezzo, ma il risultato e' che ovviamente dormo male perché averla a fianco e' esattamente come dormire vicino all'incrocio creato da qualche scienziato dall'immaginazione satanica tra un forno ed una piovra epilettica. 10 /12 anni fa, mi sarei alzata e l'avrei riportata nel suo letto, ma non ce la faccio, sono stanca e voglio dormire… e tra l'altro so che più prima che poi anche lei non vorrà avere molto a che fare con me/noi, quindi calo le braghe accetto la situazione sapendo che e' temporanea. Quando mi sveglierò per 2 notti consecutive senza averla a fianco, ho deciso che celebrerò con una festa virtuale, e siete già tutti invitati: ognuno si porti la sua bevanda preferita, possibilmente alcolica, che io vi dispenserò generosamente i miei consigli di madre multipla, ispirati dalla mia esperienza e dall'ingestione smodata di  quantitativi elevati (per me) di Mike's Hard Lemonade (vi avevo già detto di cosa si tratta, ma ho rimesso il link per sicurezza)

Una cambiamento super-positivo rispetto a quando i primi 3 (devo trovare un altro modo di chiamarli!) erano piccoli e' che rispetto a loro, Violet ha una salute incredibile, e si' che sia Chris che Emily e Vivian si ammalavano raramente!
Come sapete, Violet e' vegan ancora prima del concepimento. L'unico alimento di origine animale che abbia mai mangiato (o meglio, bevuto) e' stato il mio latte, per i primi 2 anni della sua vita, ma a parte quello, tutto ciò che mangia e ha mangiato e' sempre di origine vegetale. L'ultima volta che non e' stata bene e' stato a febbraio 2013 quando le era venuta la tosse con febbriciattola; da allora non ha più avuto niente, infatti e' stata l'unica bambina nell'intera preschool che non ha perso nessun giorno di scuola causa malattia durante lo scorso anno scolastico. E' più di un anno che non si ammala. Coincidenza? Forse, ma intanto, quando sento le lamentazioni di quei poveri genitori di figli sempre malaticci, dal medico o in ospedale con una frequenza che uno penserebbe che vengano distribuite tessere frequent flyer (o meglio frequent patient), bambini con asma o polmonite a mesi alterni, con febbre o tosse a frequenza regolare, io penso sempre : grazie, dieta vegana!
Quest'anno ha portato altri cambiamenti per la Fagiolina, uno degli ultimi e' che ha imparato a nuotare, no niente bracciate coordinate e ritmate, ma va sopra e sott'acqua senza paura, toccando il fondo che sembra una pescatrice di perle polinesiana. Dandole tempo (3 "stagioni") di diventare completamente a suo agio in acqua coi braccioli, quando e' stato il momento giusto tutto ciò che le e' servito e' stato un paio di occhialini: un giorno glieli ho messi su, e lei si e' buttata in acqua così, senza nemmeno darmi tempo di entrare con lei, e e' così iniziata la sua curva d'apprendimento. Qui la vedete in uno dei primi video che documentano la sua indipendenza natatoria…

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Ah! Vi ricordate di quella volta in cui vi ho implorato che votaste per Violet per il premio Cutest Vegan Kid di PETA… e' stato un momento di debolezza materna, diciamolo pure, e pur non avendo vinto (non mi ricordo se l'ho già fatto, penso di no quindi un enorme GRAZIE a chi ha votato per lei ed ha perso tempo per condividere la mia richiesta), il mio mitico capo mi ha ricordato che lei e' comunque quasi-leggermente-un-pochino-localmente famosa!! Si' perché sulla brochure della Co-op c'e' la sua foto mentre  mangia dei seaweed, i quadratini di alga nori, uno dei suoi snack preferiti! Non pensate male, non e' stata una mia idea, ma del mio capo che non avendo figli suoi trova la Fagiolina non solo carinissima ma anche leggermente bizzarra visto che chiede delle alghe come merenda!!
Eccola qui all'interno della brochure…

Adoro questa foto, se non fosse per il mio spropositato didietro, fortunatamente in secondo piano...

Lei cresce e io imparo a conoscerla, e a riconoscere le differenze con le sorelle. Ad esempio, a diversità di sia Emily che Vivian, lei ha quasi sempre un'opinione sull'abbigliamento che indossa: con le altre 2, ed anche con Chris ma pensavo che fosse stato così perché era maschio (stereotipizzo anche i miei figli…), non e' mai importato, fino a pochi anni fa si mettevano quello che più o meno volevo io, senza troppi problemi. Ma con lei e' diverso, ora sto sperimentando personalmente la rottura di avere un figlio che sa quello che vuole mettersi, e non solo, che vuole cambiarsi 2 o 3 volte al giorno… per il momento riesco anche a indirizzarla dandole l'impressione di scegliere, ma spesso non funziona e devo accettare le combinazioni colorate che crea, come questa qui, floreale al neon...

… oppure questo look classico-principesco….


… o ancora questo ensemble un po' hip e meteo-fusion (solo i piu' coraggiosi abbinano la sciarpa al vestito sbracciato estivo!)!


Insomma, avete capito con chi ho a che fare. Non ha nessuna remora e si butta in tutto di testa, un po' come la mamma… Le lezioni ZumbaKids sono state uno spasso, per lei che si sbatteva e per me che guardavo (lei e' la più piccola, almeno in altezza, sempre come la mamma…)

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E' certamente una bambina che ama essere al centro dell'attenzione e, come tutti i bambini, ha un livello di "pudore" o meglio auto-coscienza praticamente inesistente, quindi e' sempre pronta ad esibirsi. Come ballo moderno, siamo a livelli raggiunti solo da Elaine nel telefilm Seinfeld (per chi non l'ha mai visto o non si ricorda, qui un brevissimo video)…


Qui ad esempio, elargisce al largo pubblico una sua interpretazione al parco mentre si aspettava la proiezione all'aperto di Frozen (duh?!)

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E qui invece, anche lei ammaliata dal charm di Elsa & compagnia, ci regala la mitica Let It Go, completa di "costume". Ok, a fare la mamma ci si diverte anche tanto….

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Così quando le ho recentemente chiesto cosa vuole fare da grande, non mi sono per niente stupita quando mi ha risposto "The rockstar". Signore e signori, questo il suo esordio internazionale!

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Se avete letto tutto l'intero post, con magari anche una sbirciatina a uno dei video (o più…) congratulazioni! Siete degli incalliti, fantastici Mokysfan!!


giovedì 29 maggio 2014

The Guard, The Nerd, The Artist and the Rockstar, ovvero: un altro capitolo sulla Scuola Americana… parte I

L'ho scritto tante volte, la caratteristica secondo me più importante che un genitore deve avere e' la flessibilità…  non voglio dire che dobbiate saper mettervi il tallone dietro l'orecchio e trasformavi in un pretzel, intendo l'essere pronti a cambiare piani, progetti e soprattutto, aspettative: e' una lezione che ho imparato per esperienza, e mi aiuta a sopravvivere al costante cambiamento e non abituarmi (troppo) a niente quando si tratta dei figli (ma questo vale anche per altre relazioni, come posso testimoniare…)

La scuola e' finita una settimana fa per le ragazze, mentre sia il college per Chris che la preschool per Violet sono finiti  un paio di settimane fa, quindi siamo in "vacanza", che per me significa principalmente una cosa sola: non dovermi alzare alle 6 per rassicurarmi che Emily sia in piedi, collazionata e pronta a prendere lo scuolabus munita di pranzo "al sacco".

Questo anno scolastico e' stato un anno di grandi cambiamenti e si e' presentato con diverse difficoltà, non ultima il fatto che il mio lavoro, pur se part-time, ha rubato spazio nel mio cervello che prima era dedicato quasi esclusivamente a ricordare orari, appuntamenti, e tutto quello che concerne la vita dei figli, più uno spaziettino minuscolo dedicato a me, e questo ha creato non pochi momenti di panico (solitamente il mio…). Siccome tutti e tre i grandi hanno iniziato una scuola nuova (Chris il college, Emily la High School e Vivian la Middle School), i cambiamenti sono stati tanti e contemporanei e posso ora dire che siamo sopravvissuti a nuove emozioni, nuovi atteggiamenti, dove e' stato necessario usare tutta le flessibilità mentale che posseggo.

Stanno crescendo, questi figli, ed e' un fatto che non posso negare, ne' far finta che non succeda:  ci troviamo tutti a dover affrontare questa crescita, che ormai non cambia più le dimensioni fisiche dei figli, ma inevitabilmente cambia le interazioni personali e i rapporti che esistono tra i vari membri della famiglia: io sto vivendo questi cambiamenti con un misto di felicita', orgoglio e un pochino di tristezza. Ho imparato tempo fa che quando un figlio cresce, e' inutile continuare a rimpiangere gli anni in cui …. (e qui metteteci voi quello che volete: "ti dava sempre i baci" o "ti cercava per confortarsi" o "guardavate i film Disney insieme", oppure ancora "eri il mondo per lui/lei"...), bisogna invece accettare la realtà di questi cambiamenti, e favorirne la loro attuazione sapendo che, come in una tempesta in mare, i momenti di calma arrivano. Sempre.

Cresciamo anche noi e cambiamo, come genitori: in questi quasi 19 anni da quando sono diventata madre, ho dovuto imparare a riconoscere che un figlio non e' una mia appendice, ne' e' diventato parte della mia vita per soddisfare il mio bisogno di essere amata e di amare (anche se poi e' proprio quello che succede, ma e' un effetto collaterale, se vogliamo), ne' tantomeno quello di realizzare eventuali sogni e desideri che sono stata incapace di realizzare durante la mia vita… quanti genitori ho incontrato che avrebbero voluto diventare ballerini, cantanti, musicisti, campioni di baseball, etc. e che hanno proiettato questi loro sogni non realizzati sui figli, creando delle aspettative quasi impercettibili, eppure pesantissime: a volte queste "spinte" funzionano, e i bambini nel realizzare il sogno di mamma o papa' realizzano poi anche il loro potenziale, ma spesso queste situazioni diventano degli incubi segreti, e se il figlio "fallisce" nel tentativo di realizzare il sogno del padre o della madre, questi sogni irrealizzati o realizzati controvoglia, possono diventare il punto di rottura della relazione genitore-figlio.

Ultimamente mi trovo nella classica situazione di tanti genitori con figli adolescenti: non so mai bene se spingere o tirare o mettermi le mani in tasca (o mordermi la lingua)... voglio rimanere coinvolta nella loro vita, ma loro cominciano a spingermi via, e pur accettando il distacco, vorrei che sapessero che io ci sono, qualora avessero bisogno di piangere/parlare..

Insomma, tante parole per dirvi che e' stato un anno scolastico sicuramente impegnativo, per i tanti cambiamenti dei figli, cambiamenti che li stanno preparando al momento che aspetto con impazienza condita di trepidazione: il momento in cui se ne andranno dal nido.

Ho tanto da scrivere, visto che non scrivo da tanto, così divido questo post, di cui spero abbiate colto il riferimento al libro di C.S. Lewis, in 2 parti: la prima The Guard and The Nerd, e la seconda The Artist and The Rockstar


THE GUARD - Chris

Chris ha finito il primo anno al Cochise College con una piacevole sorpresa: almeno alla fine del primo semestre, i suoi voti lo hanno collocato nella Dean's List, la cosiddetta "lista del decano" di cui fanno parte gli studenti che hanno un GPA di almeno 3,5 (aspettiamo di vedere i risultati del secondo semestre).
Niente di grandioso, ovviamente: Chris sta facendo l'università al Cochise College, il community college della nostra contea, quindi non un'università statale più prestigiosa e difficile…  pero' intanto sono contenta che stia studiando abbastanza per ottenere voti decenti. Il tutto mentre continua a lavorare come bagnino, pagandosi la rata della macchina, la benzina e tutte le spese che non sono necessarie.  Sembra che sia maturato rispetto allo scorso anno, e la nostra preoccupazione ora, come genitori, e' principalmente il suo futuro, e lui da parte sua sembrerebbe aver capito che l'idea di fare l'università non e' per fare felici noi, ma sia il mezzo per procurarsi un lavoro decente che gli permetta di guadagnare abbastanza da poter andare a vivere la sua vita per conto suo, senza che mamma e papa' gli tengano la manina. Noi poi il  "discorso" glielo abbiamo fatto così tante volte,  e il contenuto penso sia chiaro ormai a tutti, anche al cane: siccome fare l'università non e' obbligatorio e costa parecchio, e facciamo tutti, come famiglia, dei sacrifici affinché lui possa frequentarla, se non ha voglia di studiare, ci sono tante alternative che non prevedono spendere migliaia di dollari ogni anno. Per rendere il concetto ancora più chiaro, l'accordo e' che se non porta a casa dei voti che siano "B" o "A", si paga lui la classe in cui ha deciso di non studiare.
Intanto ha forse deciso che indirizzo prendere: inizialmente, ne avevo credo già parlato, la sua intenzione era quella di fare 2 anni generici al Cochise College (Transfer Program) e poi trasferirsi ad una delle università statali in Arizona… dietro suggerimento di J, si e' andato ad informare con un counselor e ora vorrebbe prendere la laurea in Computer Science, che e' un corso di laurea offerto dalla University of Arizona nel campus di Sierra Vista… quindi potrebbe fare tutto senza doversi trasferire a Tucson, cosa che comporterebbe spese di appartamento o dorm, etc.  Prima di trasferirsi dovra' finire i corsi di base di matematica (e' indietro perché ha dovuto fare dei corsi per mettersi in pari con gli altri studenti) e due corsi tecnologici che gli mancano, poi potra' trasferire i sui crediti e finire il corso di laurea con UofA. Io incrocio sempre le dita, perché come ho scritto sopra, uno fa' piani e progetti, poi quello che succede nella vita e' tutta un'altra cosa!
Infatti, ultimissime notizie, di ritorno da 3 giorni di vacanza con un amico al Grand Canyon/Flagstaff (vacanza che si sono organizzati e finanziati da soli!) mi ha annunciato che si informerà su quali corsi di laurea sono offerti alla NAU, e deciderà cosa fare! ARGH!

Apro una parentesi per dire che sono piuttosto fiera di come sia cresciuto, nonostante gli smadonnamenti di percorso, le preoccupazioni e le incazzature varie, che comunque paragonate ad altri genitori di ragazzi che conosco o di cui ho sentito parlare, sono state davvero minime e quasi sempre relative alle nostre aspettative del suo andamento scolastico (anche li', sarebbe stato meglio non spingerlo e non chiedere risultati? No, non credo…), nonostante tutto, ne e' valso la pena, visto che sta dimostrando di essere un adulto piuttosto responsabile, in grado di fare l'università e continuare a lavorare, cosa che trovo tremendamente positiva. Non so se e' solo una cosa americana, ma sicuramente non e' una situazione tipica in Italia: qui la maggior parte di ragazzi americani che conosco, amici dei miei figli o figli di amici e conoscenti, iniziano a lavorare appena possono, a 16 anni solitamente, mentre sono ancora in high school, e spesso continuano a farlo durante l'università soprattutto se magari non hanno ricevuto borse di studio, oppure solo borse parziali. Li vediamo tutti i giorni, spesso lavorano nei supermercati come baggers (le persone che ti mettono la spesa nei sacchetti nei supermercati), oppure come camerieri o lavapiatti in ristoranti; alla Co-op ad esempio ci sono almeno 4 ragazzi che lavorano part-time e fanno l'università. Emily ha già espresso interesse di lavorare anche lei alla quando compie 16 anni, cioè tra un anno, proprio per avere dei soldi suoi e non soffrire il dover dipendere dalle nostre finanze.

A me questo piace tantissimo, mi riporta indietro a quando avevo finito il liceo e, trovandomi di fronte alla scelta di fare l'università e dipendere dai miei anche per comprarmi un biglietto del tram (come succedeva a mia sorella, situazione che aborrivo), o diventare in qualche modo indipendente, ho scelto la seconda, con grande rammarico dei miei. Mi fosse stata offerta l'alternativa di fare l'università lavorando, penso che avrei scelto questa opportunità.
Chris lavora da maggio 2012, quando aveva quasi 17 anni e, oltre alle sue spese personali, ha anche iniziato a contribuire alla sua pensione privata, e sta imparando l'importanza del risparmio, per potersi poi permettere gli sfizi che vuole…  Spero!
Dimostra anche iniziativa: da poco ha concluso il corso per diventare WSI, Water Safety Instructor, istruttore di nuoto per conto della Croce Rossa Americana, e il suo capo lo ha "promosso" a NS (Non-Standing Guard), cioè supervisore… e questo ha portato un piccolo aumento nel suo stipendio (guadagna più di me…)
Si fa il bucato da solo, cucina qualcosina quando ha fame, e anche se un po' mi manca, visto che tra lavoro, scuola e ragazza quando c'era lo vediamo poco, sono felice di vederlo diventare un uomo, in grado di vivere una vita indipendente e, se succederà, pronto ad essere un compagno/marito capace di fare la sua parte nella conduzione della sua famiglia.

Legalmente e' un adulto ed e' responsabile per le sue scelte, ma noi siamo ancora qui per guidarlo, quando pensiamo ne abbia bisogno o quando ce lo chiederà…

Per me tutto questo e' nuovo, e affascinante. 

E poi, quando ha bisogno di parlare di situazioni sentimentali di cui non e' sicuro, viene da me: Mackenzie non c'e' più, o meglio c'e' sempre perché lavorano insieme, ma si sono lasciati per l'ultima volta proprio male (insulti e fuck you a go-go), e dopo un periodo dove al lavoro la situazione era quanto meno strana (visto che ovviamente lei si e' subito messa con un altro ragazzo, anche lui bagnino…), lui ha superato la difficoltà ed e' ora tranquillo… ed interessato in un'altra ragazza (si', anche lei e' una lifeguard!), che pero' a settembre andrà all'università in Texas…
I grandi casini d'amore sono una caratteristica familiare allora!


THE NERD - Emily


Emily e' sempre stata la figlia super-dolce, sempre pronta ad aiutare (ne ho parlato tante volte sul blog)… ma anche lei sta cambiando, e laddove il suo buon cuore la mette sempre in prima fila quando ho bisogno di aiuto, l'adolescenza l'ha trasformata nella regina del sarcasmo! In particolare, credo che essere una freshman in high school abbia gonfiato l'atteggiamento da adolescente verbalmente ribelle che si incominciava a intravedere un paio d'anni fa. Sapete di cosa parlo, vero? Se dico che qualcosa e' bello, spesso lei deve discuterne il valore estetico, dimostrando una capacita dialettica di cui il suo prof di Social Study dello scorso anno sarebbe indubbiamente fiero.Tutto normale, non mi preoccupo anche perché mi ricordo della mia adolescenza.

Questo suo primo anno di high school e' stato duro: su 6 classi, 4 sono honors o AP -Advancement Placing (ne avevo già parlato, ma qui Wikipedia spiega cosa sono gli honors students)  e cioè:  Honors EnglishHonors GeometryHonors Biology e Intro to Engineering (che ha scelto come elective, corso facoltativo, insieme a Latino, e che e' considerata una classe honors). Le lezioni sono più difficili di quelle normali, adattate alle esigenze di studenti di livello avanzato, e potremmo forse paragonarle a lezioni di un liceo italiano.
Come con Chris, la abbiamo "obbligata" a partecipare ad un'attività extra-curriculare, e dove lui aveva scelta di partecipare alla squadra di nuoto della high school, Emily ha scelto il Robotics Club, il club di Robotica, la cui squadra e' simpaticamente chiamata "N.E.R.D.S. - Nifty Engineering Robotics Design Squad", nome che non avrebbe potuto essere più adatto!
Mi fermo un momento per sottolineare l'impegno e la dedizione di questi ragazzi che, dopo i primi 3 mesi in cui si fermavano tutti i giovedì dopo la scuola per disegnare il robot da portare nelle varie competizioni (iniziate a marzo), per fare da volontari e preparare i vari fundraisers (raccolte fondi) durante eventi pubblici organizzati dalla scuola o dal comune (durante la fiera più grossa di Sierra Vista, che dura 3 giorni, tutti i ragazzi della squadra oltre ad avere un banchetto dove vendevano bottiglie d'acqua e HexBugs, hanno trascorso molte ore ad aiutare gli altri espositori, ce ne erano centinaia, a preparare le loro tende, trasportare oggetti, etc. per raccogliere mance = fondi!)

La squadra e' composta da circa una trentina di ragazzi, di cui solo 3 sono ragazze: Emily, una sua amica, e un'altra ragazza un paio d'anni più grande, ma certo questa non e' una cosa che le ha sconcertate! Sono attive e presenti, anche se sono i ragazzi più grandi e i vari mentors a guidare la squadra tecnicamente.

Ogni anno il robot deve essere in grado di adempiere determinate azioni durante una gara: l'anno scorso ad esempio, i N.E.R.D.S hanno vinto il campionato regionale con il loro robot, un lancia-frisbee fighissimo!!  La competizione di quest'anno invece prevedeva la costruzione di un robot capace di raccogliere una palla di circa 60 cm. di diametro (tipo quelle che si usano per fare esercizi in palestra) e tirarla dentro ad una porta sospesa a diversi piedi di altezza… una cosa complicata che dopo che mi e' stata spiegata 2 volte, ho rinunciato a capire nei dettagli, ma se vi interessa, potete leggere qui come funziona.  Emily ha partecipato alle due competizioni, una a Phoenix (dove siamo andati a fare il tifo) e un'altra a Las Vegas, dove pur essendosi classificati nella finale, non sono riusciti ad avanzare a livello nazionale (che avrebbe previsto un viaggio a St. Louis).
Qui un piccolo video di parte della competizione… Per me, da italiana cresciuta in un ambiente rigidamente accademico, questi eventi sono una cosa bellissima. Sono la parte mancante che avrebbero reso i miei anni di scuola meno noiosi e più memorabili. E forse più completi.

video

Tra i ricordi più divertenti di questo evento, per me rimane il video fatto da una delle squadre utilizzando il tormentone la canzone "Do you want to build a showman?" di Frozen, trasformata a proposito "Do you want to build a robot?" Troppo carina! Eccola:


Ovviamente, partecipare alle competizioni (e agli incontri del club) e sempre e solo possibile se i voti sono almeno una C (sufficienza).

I voti finali di Emily sono arrivati (hanno avuto esami fino all'ultimo giorno) e anche quest'anno una bella pagella, nonostante gli ostacoli. Speriamo continui così perché ci sono tante borse di studio che potrebbe ricevere solo avendo ottimi voti…. poi comunque dipenderà da lei, e nei prossimi 3 anni sono sicura che cambieranno tante cose per lei…

Nel settore sentimentale (visto che ha 15 anni, quasi 16…), uno degli ultimi giorni di scuola uno dei N.E.R.D.S. "asked her out", le ha chiesto di uscire insieme… lei ha trovato la situazione molto imbarazzante, perché questo ragazzo non le interessa (ma a detta sua, non le interessa nessun ragazzo in generale) e lo ha "rifiutato", cosa che poi a casa l'abbiamo scongiurata di non farlo mai scortesemente o con cattiveria, ricordandole quanto aveva sofferto Chris quando anche lui era stato rifiutato da una ragazza che gli piaceva (o due..)…soprattutto considerando che non si può mai sapere, col tempo potrebbero cambiare non solo le persone, ma anche il modo in cui le vediamo…. Vedremo!

Per lei comunque le vacanze sono state brevissime, perché da lunedì ha iniziato un corso di educazione fisica/raquetball attraverso il Cochise College, che le dara' il 1/2 credito di Physical Education necessario per diplomarsi: in pratica, invece di fare ginnastica a scuola per un semestre, lei facendo questo corso estivo si e' "liberata" un semestre come freshman per fare un corso elettivo extra, mentre l'altro semestre obbligatorio, Health, lo ha fatto l'estate scorsa online, consentendole così di completare un intero anno, e credito, di lingua straniera, per lei Latino. Il tutto nella speranza che finisca i requirements per diplomarsi in anticipo, e riesca poi a frequentare corsi universitari mentre e' ancora in high school, come fanno tanti ragazzi… per poi riuscire a ricevere abbastanza borse di studio da rendere la sua carriera universitaria un peso finanziario sopportabile per la famiglia.

Solo a scrivere questo post, mi sono sfinita…
La seconda parte domani (o giù di li'…)

venerdì 7 marzo 2014

Carosone ce lo aveva detto nel 1956….

Claudia (la super-creativissima autrice del blog "Mamma Claudia e le Avventure del Topastro" www.pollon72.blogspot.com... se non lo conoscete, andate a visitarlo...) ha citato la Maratona di Rimini in suo post su FB. Niente di strano, lei vive nella zona, ed e' probabilmente la fonte più informata su quanto succede in Romagna per famiglie e bambini. 

Quello che mi ha lasciato a bocca aperta e' stato il fatto che la Maratona di Rimini e' chiamata, sul sito e sulla pagina FB "Rimini Marathon" ma non solo, la maggior parte delle attività ed eventi relativi alla maratona e' chiamato in inglese: Kids Run, la corsa per bambini e Family Run al posto di corsa per famiglie, Run Mug, la tazza della corsa ricordo, runner e' chi corre, trail, invece di sentiero, charity invece di donazioni, etc.

Io ho trovato la cosa estremamente ridicola perché per tutti questi termini inglesi, peraltro usati correttamente (perché bisogna dare agli organizzatori il giusto credito di non aver scritto cose da unghie sulla lavagna per chi parla davvero inglese, come "show cooking", invece di "cooking show" come avevo letto su questo sito tempo addietro…  si dice COOKING SHOW, ignorantoni!!), esiste un esatto corrispondente italiano totalmente valido; non si tratta di usare parole straniere ormai parte del patrimonio linguistico italiano da decenni (weekend invece di fine settimana, ad esempio) oppure neologismi relativi all'uso di nuove tecnologie o parole che sono parte di una specifica attività lavorativa, ma di snobbare la lingua italiana, non per necessita' ma per superiorità (presunta, ovvio). 
Non sono una purista della lingua italiana, diomio no, non lo sono per niente (e se mi leggete da un po' lo sapete benissimo che sarei bannata interdetta a vita dall'Accademia della Crusca), ma questo in particolare mi sembra uno sfoggio assolutamente gratuito e inutile dell'inglese, fatto penso solo per "tirarsela", visto che e' dal dopoguerra che l'inglese viene identificato con un certo livello di disinvoltura e "fighitudine" (Crusca, mi ascolti?), per scopi pubblicitari e marketing: ragazzi, questa non e' una maratona come tutte, no… quelle sono per i loser… questa invece e' una marathon, una cosa nuova, una cosa diversa, dove i figli vostri non sono bambini, sono KIDS, vuoi mettere?! Dove l'atto di donare 1 euro non e' solo solidarietà, e' charity: voi date un euro, ma e' come se fossero 3 dollari! 

Non solo, mi sembra una scelta un po' ipocrita in generale scoprire come in Italia ormai l'inglese venga orami usato nella quotidianità per definire azioni, eventi, idee invece di usare normalissime parole italiane, come se l'italiano non fosse più sufficiente, in quanto quasi quotidianamente mi capita di leggere post e commenti fatti da italiani che vivono qui in America, o la visitano, che sfottono gli americani per come pronunciano parole italiane come mozzarella, bruschetta, parmigiano, cappuccino, gnocchi, latte [inteso come caffellatte], etc. Sempre le stesse cose, scegliete un blog di un expat in America a caso (anche il mio, eh?) e troverete senza dubbio un post in cui l'autore o autrice ridacchia e sfotte il povero malcapitato di turno quando lo sente dire le parole suddette (tutte relative alla gastronomia, tra l'altro) spesso (non sempre) con quel senso di "superiorità" che mi da' sempre fastidio. Quindi la scoperta di questo esempio di uso insensato dell'inglese mi ha dato un'idea: vorrei sentir pronunciare tutte queste parole (e sono sicura che marathon sarebbe in cima alla lista come pronuncia da buttarsi a pancia all'aria, e trail sicuramente seguirebbe tragicamente a brevissima distanza) da un gruppo qualsiasi di italiani (che tra l'altro l'inglese lo dovrebbero studiare a scuola per anni, a differenza degli americani), registrarle e usarle ogni volta che leggo un italiano lamentarsi/sghignazzare della pronuncia americana… perché e' vero che sentirli dire bruscetta fa' ridere, ma e' anche vero che non esiste un corrispondente inglese per nessuno di questi termini (tra parentesi, tutti gastronomici). Mentre invece per marathon.

Insomma, cosa ne pensate: buona idea, o idea quanto meno strana con accenni di ridicolo? Fusione culturale/linguistica inevitabile, o scelta forzata per sentirsi diversi da quelli che si e' e un po' più fighi?
E' vero che, linguisticamente parlando, ci troviamo di fronte ad un progresso di anni luce dagli anni in cui il massimo dell'inglese popolare era rappresentato da Celentano che cantava "Prisencolinesinalciusol" ma le parole della famosissima canzone di Carosone del 1956 hanno oggi un peso profetico.

 

giovedì 27 febbraio 2014

Quando il razzismo ti aspetta dietro la porta accanto

Vivo in uno stato dove la religione ha preso in ostaggio la politica, il buon senso e la civiltà da sempre, uno stato che si oppone ad ogni passo, anche minuscolo, verso uguaglianza e parità sociale e umana.

Chiaro esempio e' stata ad esempio la resistenza data alla legge che proclamava il terzo lunedì di gennaio festa nazionale dedicata a Martin Luther King, legge firmata da Reagan nel 1983: in Arizona ci sono voluti 8 anni di tira e molla (referendum, rescissioni, boicottaggi, un casino!) prima che venisse messa sul calendario ed osservata! Oppure rivanghiamo la famigerata legge SB 1070 che autorizza la polizia a richiedere, a chiunque fermi per un qualsiasi controllo non correlato e basandosi solo sull'aspetto della persona, di mostrare i documenti di immigrazione (carta verde, permesso di lavoro o certificato di naturalizzazione), in pratica rendendo legale il racial profiling. La legge e' stata "sfidata" da gruppi che lottano contro la discriminazione, ed alcune parti sono state trovate anti-costituzionali dalla corte suprema, eppure esiste ancora perché supportata da molti.  
Non entro nemmeno nel merito dell'ultimissimo tentativo di legalizzare la discriminazione contro i gay, con la scusa di "proteggere" i diritti religiosi di chi ha un business, perché  fortunatamente questa proposta di legge e' stata bocciata ieri dalla nostra governatrice.

Siamo uno stato razzista e omofobo, la cui bellezza naturale e' inversamente proporzionale all'apertura mentale della maggior parte dei suoi abitanti, dove il fascino di una natura ancora selvaggia e della inconcepibile liberta' di questi spazi infiniti e di paesaggi mai visti, si mischia con una mentalità razzista e bigotta che a noi gli altri stati notoriamente ass-backwards (per intenderci, quelli situati a sud della Mason-Dixon Linela linea topografica che segna il confine tra il nord-est e il sud degli Stati Uniti) come l'Alabama o il West Virginia ci fanno una pippa. Il tutto ovviamente condito da una dose pesante di fanatismo religioso che rende il clima spesso difficile da sopportare per le persone più aperte come penso di essere io.

Nella vita di tutti i giorni vi assicuro pero' che il razzismo non lo si vede e non lo si sente, la gente lavora, socializza, va a scuola, insomma vive senza discriminazioni apparenti. Ovviamente questa e' la mia constatazione di donna "bianca" che forse vive in una situazione di beata ignoranza: nel mio mondo, o meglio tra le persone che in qualche modo fanno parte del mio mondo, pur avendo opinioni politiche estremamente diverse, non ho mai pensato esistessero dei razzisti sfegatati e aperti come spesso si incontrano nell'anonimita del web. E' come se il fatto che fanno parte del mio "cerchio di amicizie" sia garanzia della loro rettitudine e moralità. Una sorta di don't ask, don't tell, ma per razzisti: non voglio sapere se sei razzista quindi non te lo chiedo. Se lo sei, non farmelo sapere, tieni le tue opinioni chiuse nell'armadio così continuo a vivere nella mia "beatitudine".

In altre parole, pur vivendo da più di vent'anni in questo paese, e da quasi 7 in quest'area estremamente destro-tendente, non avevo mai testimoniato direttamente le farneticazioni isteriche apertamente razziste di cui leggevo e sentivo parlare. 

Fino a qualche settimana fa.

Ho impiegato un po' di tempo a razionalizzare quello che mi e' successo, la sequenza degli eventi, le cose dette e quelle sottintese, perché volevo cercare di evitare di perdere un'amica (un'altra, devo avere un record personale!)
Poi sono arrivata alla conclusione che certe situazioni, ci vuole qualche settimana per digerirle, ma le persone che le causano, sono per me indigeribili.  

Premetto che uno degli svantaggi di avere un figlio ad una "certa" eta', soprattutto se non e' il primo, e' il fatto che trovare bambini coetanei di tuo figlio che abbiano una madre tua coetanea e' difficile, quasi impossibile, specialmente se si vive in zone rurali come questa. 
Giuro che non sono una snob pero' faccio fatica a legare con donne (bambine!) di 22/23 anni con cui l'unico tratto in comune e' che siamo madri di dei 4enni… perché non e' sufficiente, deve esserci qualcos'altro e, solitamente, non c'e' nient'altro (e sono sicura che molte 25enni hanno lo stesso problema con me. Mi sembra ragionevole e capisco benissimo.) 
Così quando 2 anni fa al parco, mi sono imbattuta con una mamma che aveva pochi anni meno di me, con una figlia dell'eta' di Violet, mi e' sembrato quasi di aver vinto la lotteria! Laura ed io siamo diventate amiche, ci siamo scambiate i numeri di telefono, e mentre le nostre bambine giocavano, abbiamo scoperto di piacerci, lei apparentemente pacata e dolce, e io… non proprio! 
Ci siamo frequentate nei vari parchi in città, ci siamo aiutate e scambiate favori, ospitando una la figlia dell'altra, sono venute (madre e figlie) a mangiare da noi diverse volte, le ho guardato il cane quando sono andati in vacanza. Pensate che lo scorso giugno si sono trasferiti in una casa in affitto nella mia via, a 4 case di distanza dalla mia! 
Insomma nonostante alcuni indizi di stranezza nel loro rapporto, mi trovavo bene con lei, e immagino lei si trovasse bene con me. Unico problemino era il fatto che la sua bambina e' sempre stata piuttosto prepotente con Violet, tant'e' che persino la madre mi chiedeva di farle sapere se la figlia la tiranneggiava quando era qui a casa nostra. Lei e' la bambina che dice che ha fame, e apre il frigorifero di casa mia cercando cibo da mangiare, cosa che mi da' fastidio. 

Nel corso dello sviluppo di questa amicizia, sono venuta a conoscere il marito, un uomo anche lui intorno ai 40 anni, e devo essere sincera, mi avevano anche fatto un po' pena, perché lui, dopo diversi anni come autista per la MTA, la Metropolitan Transit Authority di New York (la ditta che gestisce il trasporto pubblico a New York, metropolitana, autobus, treni per Long Island, etc.), aveva perso lavoro e casa e si era trovato a trasferirsi in Arizona per iniziare la Border Patrol Academy, l'accademia per la polizia di frontiera. Rob(erto), pur essendo nato in America, e' cresciuto coi nonni in Cile ed e' poi "rientrato" qui da adulto,  conservando ovviamente tutte le caratteristiche stereotipiche del macho sudamericano… tra cui la "dominazione" della moglie, che avevo testimoniato in tanti piccoli eventi, in cui mi dicevo "se ero io, col cacchio che avrei fatto questo!": immaginatevi lei che interrompe un playdate particolarmente di successo con la figlia e Violet perché deve correre a preparargli il pranzo da portare al lavoro! Fosse stato Jim, probabilmente non mi avrebbe nemmeno chiamato…
E non sono stata l'unica ad accorgersene, anche Jim e altre mie amiche che li hanno conosciuti, persino Titti quando e' venuta qui a trovarmi a novembre, avevano subodorato una relazione"all'antica", dove la donna e' in qualche modo sottomessa al marito. 
Ma non erano ovviamente fatti miei, e come ho scritto sopra, apprezzavo la sua amicizia anche se da alcuni commenti sia di lei che di lui,  avevo capito che fossero, o almeno lo fosse lui, repubblicani (un agente della polizia di frontiera, davvero??!!??), e dal canto mio ero sicura che loro sapessero, non fosse altro perché ho una foto di Obama e un adesivo che dice "Women for Obama" sul frigo, che io invece sono una fiera democrat. Ad essere sincera, pensavo che anche lei lo fosse, almeno moderatamente, perché spesso facevamo discorsi in cui echeggiavano sentimenti di compassione per chi ha meno (considerando che anche loro NON navigano nell'oro, mi sembrava normale), per chi si trova in difficoltà. Abbiamo comunque sempre cercato di stare lontani da argomenti politici, finche'...

Il 2 gennaio vado da lei per chiederle se avrebbe potuto guardarmi Violet qualche giorno dopo, quando sarei dovuta andare in Messico per il dentista, e i miei altri 3 sarebbero stati a scuola.
Doveva essere il suo giorno di riposo, perché c'e' anche il marito. Mi invitano a bere una tazza di te' e accetto, ovviamente. Siamo amici, giusto?

Appena seduta, arriva lui e come sempre inizia a parlare, monopolizzando la conversazione. Solitamente ci racconta di cose che gli succedono al lavoro, tipo "abbiamo trovato 10 milioni di dollari in marijuana in un furgone nel deserto" e altre amenità simili, ma quel giorno no. L'argomento lo sceglie lui. E per non so quale motivo, decide di parlare delle armi. 

Lui "Obama vuole toglierci il diritto di avere armi per difenderci e difendere le nostre famiglie."

Io "No guarda, nessuno vuole toglierti il diritto di possedere un'arma per difenderti… ma una, magari due. Che te ne fai di 10? Che te ne fai di AR15, se non sei un soldato in guerra?"

Lui "Poi non capisco perché devono esserci tutti questi controlli prima di comprare un'arma. I delinquenti mica devono sottoporsi a questi controlli. Le persone per bene si invece. Quante volte una persona ha potuto fermare una rapina, o una violenza perché aveva un'arma"

Ecco, qui avrei dovuto capire. Raccogliere questo suo segnale che si stava per scendere nel girone dei pazzi, salutare ed andarmene. 
E invece ho scelto di rispondere:

Io "Cosa suggerisci, allora, di eliminare i controlli per tutti?"

Lui "Ma ci hai fatto caso che i quartieri nelle città americane dove il tasso di violenza e' più elevato sono quartieri di afro-americani? E nel mondo, i paesi dove la gente si ammazza tra di loro, sono tutti africani".

Io, dopo essermi accorta di avere la bocca aperta, dico "Ma no, cosa dici… "

Lui "Non vedi che tutti gli afro-americani e gli africani sono violenti e pericolosi? Come lo spieghi? Come li spieghi tutti gli omicidi e la droga… E il fatto che si ammazzino l'uno con l'altro… Altri gruppi hanno sofferto la schiavitù, ma si sono stretti insieme e l'hanno superata, hanno lavorato duro, non come gli africani e gli afro-americani…C'e' qualcosa che manca nel loro cervello..."

Ai miei tentativi di dargli una velocissima spolveratina storica, menzionando la segregazione razziale americana, le crociate e il colonialismo, oppure di fargli notare come in Italia ci si ammazza l'uno con l'altro da 150 anni per la mafia, come lo spiega LUI questo fatto? (lui, che ama gli italiani in particolare Raffaella Carra' e Riccardo Cocciante, ha risposto che e' un paragone sbagliato perché noi abbiamo avuto Leonardo Da Vinci), Rob proclama che l'unica ragione per cui gli afro-americani vivono ancor nei ghetti, sono poveri, violenti, criminali e drogati e' perché sono difettati. Perché gli manca qualcosa nel cervello, che non e' risolvibile. 

E questo e' stato il secondo enorme segnale. Dovevo alzarmi, salutare ed andarmene. Ma ero paralizzata dall'orrore di quello che stavo ascoltando. E mi sono sentita la paladina virtuale dai miei amici afro-americani (o sposati con afro-americani) che non potevano difendersi… magari potevo cercare di aiutare questo ignorante a capire. 

E così ho scelto di rimanere.

Per due ore. 

In queste due ore, questo tripudio di ignoranza ha toccato di tutto, dall'eugenetica e l'idea che ci sono razze che hanno difetti genetici e che non possono vivere con le razze che invece questi difetti non ce li hanno;  a Hitler e il fatto che pur avendo sbagliato, aveva qualche buona idea; poi ovviamente non poteva mancare la sbrodolata sul fatto che l'unica religione giusta sia il cristianesimo, perché i mussulmani sono tutti violenti anche loro, e non ci sarebbero guerre se il mondo fosse unito nel nome di Gesu'; per poi parlare del suo paese, il Cile, che viene invaso da quei bastardi pigri dei colombiani e peruviani, che entrano in Cile per ricevere il welfare, istruzione, case, servizio sanitari gratis, e che durante il "governo" di Pinochet, allora si' che si prosperava, ma da quando c sono i socialisti al governo, tutto va male; ha persino osato dire, dopo aver vomitato 2 ore di idee razziste, che il razzismo in America e' finito, perché e' stato eletto Obama. Ed altre perle di asineria assoluta che nemmeno mi ricordo.

Durante queste due ore, la mia amica non ha detto una parola, nemmeno una sillaba. E' rimasta seduta zitta. 
Non so bene quando (sono un po' cozza), ma ad un certo punto ho finalmente capito che era impossibile ragionare con lui, e sinceramente mi stava anche venendo il mal di testa, così mi sono finalmente alzata, ho salutato e mi sono congedata, e mentre lui mi seguiva alla porta, mi ha salutato assicurandomi che siamo ancora amici, che stavamo solo parlando. Si', si', gli ho risposto, e mentre entravo in macchina tra me e me mi sono detta "Col cazzo. Questo e' pazzo. Non voglio più aver niente a che fare con lui."

Sono passati quasi 2 mesi. Ed ogni giorno che e' passato io mi sono personalmente tormentata, ho cercato di trovare una soluzione che non fosse quella di chiudere la porta completamente, non solo per me, ma anche e soprattutto per Violet. Ne ho parlato con Jim, che ovviamente mi e' venuto contro dicendomi anzitutto "never argue with stupid", mai discutere con uno stupido, e facendomi notare che da uno che decide di fare il poliziotto di frontiera a 40 anni, probabilmente con pochissima istruzione, cosa mi aspettavo?. Secondo lui avrei dovuto evitare di antagonizzarlo, e invece dire frasi come "Oh, I didn't know. Do you have any proof of that?", cioè chiedergli la prova di quello che diceva… Ha ragione, ma in quel momento mi sono sentita offesa personalmente, mi sono sentita presa in un'imboscata e provocata personalmente, per i miei amici afro-americani, e le minoranze etniche in generale, per tutte le persone che vengono discriminate quotidianamente perché sono diverse in qualsiasi modo (razza, colore, religione, orientamento sessuale) da chi si crede l'unto del signore.

Ne ho parlato con delle amiche perché non mi sembrava fosse possibile che qualcuno la pensasse così,  e in particolare volevo sapere l'opinione di Marlis, che e' tedesca ed e' sposata con un afro-americano da 40 anni, quindi ha vissuto situazioni simili, e ben peggiori di questa… Mi ha confermato che con persone così, cercare di ragionare e' una perdita di tempo, e ha suggerito di riallacciare i contatti con la mia amica e farlo almeno per Violet… e anche secondo lei, Laura e' sottomessa e non osa esprimere la sua opinione. 

Ho continuato a pensarci, finche' sono arrivata alla conclusione che una cosa e' sicura al 100%: non voglio avere niente a che fare con lui, niente. Se rimanere in contatto con la sua famiglia, anche solo per Violet, significa frequentare la loro casa e dovermi incontrare con lui, non voglio. Non voglio. Questo omuncolo mi fa' schifo. Poi e' anche vero che se io non ho contattato lei in tutte queste settimane, lei non ha contattato me. Non sono sicura che sia una sua scelta, ma se lo e', allora e' anche lei ignorante come il marito. Aggiungiamo che ora ho la conferma che lui ha diverse armi in casa e che, come ho detto prima, la figlia e' molto bossy con Violet… il risultato e' che la sua amicizia non vale la pena. E' stato bello finche' e' durato, ma non voglio compromettere la mia integrità morale e quello in cui credo per qualcosa di cui posso comunque fare a meno. 

Questa esperienza mi ha svegliato come una doccia fredda, una bella dose di realtà: non che ne avessi bisogno, dopo tutto le mie esperienze di vita personali mi hanno già insegnato abbondantemente che spesso quello che vedi di una persona e' solo una facciata, una maschera per coprire le brutture della loro vera personalità.

E' vero che il razzismo, odiare e discriminare una persona in base alla sua etnicita', e' una lezione che noi genitori insegnamo ai nostri figli, perché i bambini non odiano niente (ok, magari odiano fare il bagnetto), ma la verità e' che si può "guarire" dal razzismo, se una persona ha un barlume di intelligenza può usarlo per riconoscere che quello che rende un altro essere umano inferiore e' la qualità delle sue azioni e dei suoi pensieri e non la quantità di melanina presente nella sua epidermide.

Il razzismo e' un cancro che riduce l'essere umano ad una merda, un cancro che tuttavia si puo' scegliere di continuare ad alimentare, o fermarne la crescita. 

E la mia vita e' piena e complicata abbastanza senza aggiungerci il dover ascoltare ai rantoli folli di un razzista.




mercoledì 19 febbraio 2014

Un capo con le palle… ma anche cuore e cervello!

Adoro il mio capo. 

E' quasi un anno che lavoro alla Sierra Vista Food Co-op, e ogni giorno ringrazio la sorte, e me stessa, perché ho avuto questa fortuna: la paga non e' niente di eccezionale, anzi, ma come vi avevo già detto, le condizioni lavorative sono eccezionalmente "clementi", direi quasi straordinarie, posso fare le ore che voglio/posso, lavorando spesso da casa, intorno agli orari ed eventi dei figli,… e tutto questo grazie ad un capo straordinario,  che ha preso in mano un negozio che non esisteva se non nella testa di un gruppo di "visionari" e lo ha reso realtà, spingendolo ad una crescita imprevista, da record (impresa eroica di per se, considerato non solo dove viviamo ma anche il fatto che quando e' stato assunto come general manager, aveva solo 30 anni), creando per tutti un clima lavorativo positivo e dandomi personalmente la libertà di gestirmi scadenze e budget, chiudendo un occhio di fronte alle mie (tante) lacune professionali dovute principalmente al fatto che non lavoro (fuori casa) da quando mi sono trasferita negli US, dandomi supporto e cheering-up  quando ne avevo bisogno…. 

Chris (anche lui, come mio figlio, quindi immaginatevi i casini ogni tanto…) mi assomiglia tanto dal punto di vista incasinamento organizzativo, in quanto lavora, sia per necessita' ma anche per natura, sempre facendo multitasking, ed avendo 33 anni, lo sento un po' come se fosse il fratello minore che non ho mai avuto. 
E' sempre disponibile a venire incontro alle necessita di tutti i miei colleghi (molti sono studenti part-time della high school o del College locale), ha molta comprensione verso le difficoltà e cerca sempre di aiutarci,  ed e' aperto ai cambiamenti, pur avendo il pugno di ferro quando serve (infatti dopo aver licenziato una ragazza perché dei clienti si erano lamentati numerose volte che aveva i pantaloni a vita bassa e le si vedeva il butt-crack, la fessura inter-chiappale, dopo qualche mese l'ha ri-assunta…), non ha "paura" di elogiare un lavoro ben fatto, lasciando ad esempio note sulla lavagna, ne' di chiedere l'input di tutti gli impiegati riguardo procedure da migliorare, etc.

lo considero un amico, prima che capo, e per il momento questo non ha creato problemi. Mi prende in giro e lo prendo in giro, ogni tanto mi sfogo con lui, e lui controvoglia mi ascolta… E' venuto diverse volte a mangiare qui da noi, e ci prende in giro per il nostro veganismo salutista radicale!

E' vegan anche lui tra l'altro, e questo e' stato sicuramente un enorme vantaggio, non solo perché e' sensibile alle richieste nostre e degli altri vegan della zona ma anche perché in situazioni di gruppo, come il un potluck per il party che organizza a casa sua per Natale, tutti portano per rispetto un piatto da condividere vegan!

Ora, devo aggiungere per onesta', che e' anche un bel ragazzo. Non il mio tipo, ma innegabilmente un bel tipo, alto, occhi azzurri, bel sorriso, va in palestra senza essere un palestrato gonfio. 
Non e' single, ma e' come se lo fosse, visto che la sua ragazza vive a 5000 km di distanza (adoro anche lei, in caso ve lo stiate chiedendo), e le ragazze ma anche le donne di una certa eta', gli svolazzano in giro come api al miele, e spesso mi chiedo se fossimo in Italia, a quante situazioni di classico harassment avrei dovuto testimoniare, quanti momenti di flirt "innocui" ma patetici sarebbero successi, come quelli che ho vissuto o di cui sono stata testimone in tutte le situazioni lavorative in Italia, e invece lui e' sempre corretto, mai inopportuno, mai molesto, anche quando potrebbe farlo impunemente.

Adoro il mio capo ancora di più da questo venerdi' 14 febbraio, quando arrivata in "ufficio" mi consegna un foglio, uno staff memo, un promemoria per tutti gli impiegati.
E le mie colleghe mi dicono, "we want to see your face while you read it", vogliamo vedere la tua faccia mentre lo leggi….

Dopo una serie di informazioni inerenti prezzi e cambiamenti di linee di condotta quando i clienti vogliono portare indietro dei prodotti (cose cui non sono interessata in quanto fortunatamente, non mi occupo della cassa) leggo:

"….Lastly, we're gonna start a new tradition (if we can afford it) at the Co-op. I think love is pretty cool. Good reason to get out of bed…not jumping off tall buildings. So nothing does a worse job of celebrating love than Valentine's Day. Puts stupid pressure on couples to spend money to keep up with the Joneses and god forbid you don't have a significant other at the time. Rubs it in your face what worthless human you are. F that shit. Hallmark holiday.

So here we're gonna do something more important…. love yourselves!!! Every Valentine's Day the Co-op is gonna try to do something that helps our amazing staff do that. This year I thought we would treat everyone to Massages or Acupuncture. So I've worked out deals with a couple of local practitioners. I got a due and a lady masseuse (whatever you're more comfortable with) and a lady acupuncturist. You have to pick one or the other. Needles or a stranger rubbing you… your call. The massage will be 1 hour long and the acupuncture is like 2 hours.

… Call them and make an appointment….. If these kinds of things aren't for you and you have a better idea of how you can treat yourself let me know. Some yoga class you want to go to… a manicure… a giant bottle of whiskey… whatever. …."

"Come ultima cosa, iniziamo una nuova tradizione alla Co-op (se possiamo permettercelo). Ritengo che l'amore sia una cosa tosta. Una buona ragione per alzarsi dal letto… non per buttarsi giù da un edificio. Quindi non c'e' niente di peggio che la festa di San Valentino per celebrare l'amore. Mette stupidamente sotto pressione le coppie a spendere soldi per tenersi all'altezza dei vicini e non sia mai che tu non sia insieme a nessuno in quel momento. Mette in risalto che essere umano inutile sei. Fanculo a questa festa. Una festa da biglietto d'auguri.

Allora qui vogliamo fare qualcosa di più importante… amate voi stessi! Ogni San Valentino la Co-op cercherà di fare qualcosa che aiuti il nostro incredibile staff a farlo. Quest'anno ho pensato di offrire a tutti massaggi e agopuntura. Mi sono così accordato con una coppia di professionisti locali. Ho trovato un uomo e una donna massaggiatori (a seconda di quello con cui ti trovi più a tuo agio) e una donna agopunturista. Devi scegliere uno o l'altro. Aghi o un estraneo che ti strofina… scegli tu. Il massaggio e' di un'ora, la seduta di agopuntura e' di circa 2 ore.

Chiamali e prendi un appuntamento. Se questo tipo di cose non ti piacciono ed hai un'idea migliore di quello che ti possa piacere, fammi sapere. Magari vuoi andare a delle lezioni di yoga… o un manicure… o una bottiglia gigantesca di whiskey… quello che preferisci…."

Come non amare un capo così? 
E per quanto un massaggio o una seduta di agopuntura mi attraevano assai, ho finito per andare a farmi pedicure e manicure.  Grazie Chris e grazie Co-op!

Ora ve lo presento visivamente, e per favore non ditegli che ho pubblicato questa sua foto, la odia anche se sarà nel nuovo sito (quello cui stiamo lavorando da mesi…). 




Chris, il capo