lunedì 16 marzo 2015

Una sola scelta, che puo' salvarci la vita, salvare quella degli animali e del nostro pianeta.

Traduco e condivido il mio articolo appena pubblicato nella Newsletter della Co-op, edizione Primavera 2015,
Lo faccio perché vorrei che tutti avessero l'opportunità di essere informati, per poter scegliere poi con coscienza. Tutti dovrebbero guardare il documentario che menziono, tutti.
(L'articolo originale lo trovate sotto il trailer del documentario, mentre potete leggere quello pubblicato (l'editore ha apportato un paio di modifiche) qui a pagina 6 se vi interessa...)


"Con il bombardamento di informazioni sulla nutrizione di cui siamo sommersi su riviste, libri e internet, non c'e' da meravigliarsi che la gente sia ogni giorno sempre più confusa su cosa sia una "dieta sana": dalle "50 sfumature" della dieta Atkins (paleo, low-carb, cioe' a basso contenuto di carboidrati, etc.), a quella senza glutine, dalla dieta DASH (dieta contro l'ipertensione) a quella "tutto in moderazione", e' difficile sapere cosa costituisca davvero una "buona" dieta, una dieta che non solo ci mantenga in vita, ma che ci consenta di prosperare.

Naturalmente, siccome ho appena celebrato il mio nono anniversario da quando sono diventata vegan (conosciuto come "veganniversario"), vi dico che da quel sabato di febbraio 2006 quando dissi alla mia famiglia che non avrei più comprato o cucinato prodotti animali, ho sperimentato la mia migliore salute (spariti sono le emicranie e i mal di testa che mi tormentavano diverse volte alla settimana, ad esempio), ho avuto una gravidanza assolutamente inaspettata e meravigliosamente senza problemi dopo i 40 anni (la migliore di 4), sono stata testimone di miglioramenti fenomenali nella salute di mio marito e, lo so che questo sembrera' un esempio puramente aneddotico, ma i miei figli davvero non si ammalano quanto (o del tutto) i loro compagni e amici e quando lo fanno, la guarigione e' generalmente veloce.
Quindi per me, e per molte altre centinaia di migliaia di americani, una dieta fatta di cibo a derivazione vegetale e il meno possibile trasformato e' non solo una "buona" dieta,  ma definitivamente la dieta migliore, l'unico modo per alimentare e nutrire il corpo umano e prevenire malattie di origine alimentare (come il diabete mellito, l'obesità, le malattie cardiocircolatorie, la gotta.etc.) ed invertirne il decorso.

So che ci sono molti "seguaci" di altri modi di alimentarsi che possono vantarsi che la loro salute e' migliorata, che hanno perso peso, etc. ma ciò che rende l'alimentazione a base di vegetali/amidi completamente unica e' il fatto che e' la sola che non solo e' "buona" per gli essere umani, ma e' anche "buona" per gli animali, e nessuno può contestare questo. Se teniamo in considerazione il benessere degli animali e la durata media della loro vita, una dieta vegan e' veramente l'unico modo compassionevole di mangiare (e vivere, se decidi di estendere questa compassione in altre aree della tua vita, come il vestiario, la cura del corpo, etc.)

E cosa dire del nostro pianeta? Esiste una dieta che non danneggi la nostra "casa", c'e' una dieta veramente sostenibile, una che utlizzi il minor numero di risorse (terra, acqua) e che contemporaneamente possa dar da mangiare al mondo intero?
Be', esiste e sono sicura che avete indovinato, e' la dieta a base vegetale.

Ho visto recentemente il documentario Cowspiracy (potete scaricarlo dal sito www.cowspiracy.com per $9.95, ha sottotitoli in più di 15 lingue, incluso l'italiano!!) e sono rimasta scioccata. Non conoscevo il livello di distruzione che sta attraversando il nostro pianeta. Ma la buona notizia e' che si tratta di qualcosa che può essere completamente rovesciato, proprio come la nostra salute, da una singola scelta: cambiare la nostra dieta.

Incoraggio tutti a guardare questo documentario e prendersi la responsabilità di imparare cosa sia che danneggia di più il nostro pianeta, e cosa possiamo fare per avere davvero un impatto positivo, e conservare la nostra "casa" per i nostri figli e le generazioni future.
Eccola allora, l'unica dieta che ha un effetto positivo sulla salute umana, sul benessere degli animali e quello del pianeta e' la dieta vegan."







With the barrage of information on nutrition flooding magazines, books and the internet, it's no wonder people are more and more confused every day as to what is a "healthy diet":  from the "50 shades" of the Atkins diet (paleo, low-carb, etc.), to the gluten-free, from the DASH diet to the "everything in moderation" diet, it's hard to know what really constitutes a "good" diet, a diet that would not only keep us alive but allow us to thrive.

Of course, having just celebrated my ninth anniversary of being vegan (a.k.a. "veganniversary"), I will tell you that since that Saturday in Februrary 2006 when I told my family that I would not buy or cook any more animal products, I have experienced the best health (gone are the migraines and the headaches that used to torment me several times a week, for instance), I had a wonderfully uneventful, totally unexpected pregnancy in my 40's (the best one of four), I have witnessed phenomenal health improvements in my husband and, I know this sounds probably purely anecdotal,  my kids really do not get sick as much (or at all) as their peers and when they do, their recovery is generally quick.

So for me, and for several hundreds of thousands of Americans, a low-fat, whole food plant-based diet is not only a "good" diet, but definitely the best diet, the only way to feed and nourish the human body and prevent "food-borne" diseases (like Type II Diabetes, obesity, cardio-vascular diseases, gout, etc.) and reverse many of them. 

I know there are many "followers" of other ways of eating who can claim their health has improved, they've lost weight, etc. but what makes a plant/starch-based diet completely unique is the fact that it's the only one who is not only "good" for humans, but also "good" for the animals, and nobody can contest this. If we're taking the animals well being and lifespan into consideration,  a vegan diet is truly the only compassionate way of eating (and living, if you wish to extend that compassion to other areas of your life, like clothing, body care, etc.).
And how about our planet? Is there a diet that doesn't harm our "home", is there a truly sustainable diet, one that uses the least amount of resources (land, water) while feeding the entire world?
Well, there is and I'm sure you have guessed it, it's a plant-based diet.I have recently watched the documentary Cowspiracy (you can download it online at www.cowspiracy.com) and I was shocked. I didn't know the extent of the destruction our planet is going through. But the good news is that it's something that can be completely reversed, just like out health, by a single choice: changing our diet. I encourage everyone to watch this documentary and take it upon yourself to learn about what is causing the most damage to our planet, and what we can do to truly have a positive impact and preserve our home for our children and future generations. So here it is, the only diet that has a positive effect on the human health, the animals' well-being and the planet's is  the vegan diet. 

martedì 13 gennaio 2015

Il sottilissimo, inesistente confine tra satira e liberta' d'opinione.

Manco da un po' perché sono in uno stato di ibernazione che mi sono auto-imposta da qualche settimana, in parte per mancanza di tempo (pre e post festivita') e in parte perché la mia vita ha ricevuto uno scossone da far invidia ai terremoti della California, e faccio fatica a mettere a fuoco quello che penso, quello che voglio dire, quello che voglio scrivere.
Ma esco da questo torpore per esprimere la mia di opinione. A proposito, proprio...

Quello che e' successo qualche giorno fa a Parigi mi ha colpito parecchio, forse proprio per il mio stato d'animo generale, perché diciamocelo, di tragedie orripilanti dove decine di persone vengono assassinate in pochi secondi per nessun motivo se non quello magari di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, ce ne sono tante. Parigi poi e' lontana da Sierra Vista, ma l'assassinio di 12 persone, quasi tutti giornalisti/editori/vignettisti e il ferimento di altre 11, per motivi che posso solo definire delle cagate religiose pazzesche, mi ha ferito, quasi personalmente.

Perché personalmente? Perché mi ha fatto tornare indietro di 5 anni, a quando mia sorella Marta, offesa da quello che avevo scritto su questo piccolo, insignificante blog, aveva detto a mia madre che o cancellavo quello che avevo scritto o ci avrebbe fatti ammazzare tutti. Dopo avermi querelato, ovviamente. Mia madre all'epoca, invece di dirle "ma che cazzo stai dicendo? Ma sei pazza?" come penso avrei fatto io se uno dei miei figli avesse aperto la bocca per dire una cosa simile, invece mi aveva telefonato lei, di persona, cosa che non fa' da anni, e in lacrime mi aveva chiesto di cancellare quello che avevo scritto.

Sono sincera, se avesse solo minacciato me, sarei stata felice di mandarla personalmente a fanculo perché sono sempre pronta a difendere le mie idee, le mie opinioni, e i fatti dietro ad esse, anche perché una battaglia o due per qualcosa o qualcuno in cui credo non mi hanno mai fatto paura; ma lei aveva tirato in ballo la mia famiglia, e allora codardamente ho cancellato le parole "diffamatorie" (piccola parentesi, qui negli US la diffamazione legalmente viene considerata solo se le affermazioni fatte pubblicamente sono false, e l'onere della prova spetta sempre a chi intenta causa dovendo, appunto, provare che quanto scritto o detto sia appunto non vero. Molto diverso dall'Italia, da quanto ho letto!)
Si', mi sono piegata alle sue minacce, ho fatto la brava figlia per placare mamma' ma soprattutto, nel dubbio, ho voluto proteggere la mia famiglia. Come valore aggiunto alla mia scelta, le palle degli occhi sono rientrate nelle orbite oculari della pazza di famiglia. Tutti sono contenti, bon.

I vignettisti di Charlie Hebdo, e quelli di altre pubblicazioni negli ultimi 10 anni, come ad esempio il giornale danese Jyllands-Posten del 2005 che aveva pubblicato diverse vignette a tema "Islam", di fronte alle continue minacce fatte da pazzi professionisti (mica dilettanti come mia sorella), hanno invece scelto di moon them, di "far vedere la luna" a questi psicopatici: invece di smettere la loro irrispettosa, probabilmente volgare satira, hanno continuato a spingere; invece di chinare la testa e auto-censurarsi, come in molti ora suggeriscono, hanno temperato le loro matite, hanno accettato la sfida di chi, non importa se per ragioni religiose, culturali o di tradizioni medievali, ha dichiarato guerra alla libertà di pensiero e di stampa. Pensando di poterla vincere a suon di proiettili.

In molti, moltissimi, hanno scritto e commentato usando il termine "provocazione", dicendo che se insomma "prendi a bastonate il vespaio" aspettati di venire punto. Certo, sembrerebbe di primo acchito che sia proprio una questione di buon senso, dopotutto se tocchi il fuoco, sai che ti bruci, no? E se continui a toccarlo e ti si carbonizza il braccio, non piangere perché, cosa ti aspettavi?
Sembra logico.

Il problema e' che stiamo parlando di diritti civili, non di vespe ne' di fuoco, ma come nel caso di ogni altro diritto che viene calpestato, e' facile cadere nell'errore del blame the victims, del dar la colpa alle vittime, certo non tutta la colpa, ma almeno un pochino…
Si tratta, per me, di una discesa scivolossisima, discesa che continua senza fine, perché non riesci a fermarti alla "blasfemia" contro un profeta o un messia. Per motivazioni religiose, c'e' chi vorrebbe mettere al rogo omosessuali, donne che usano metodi contraccettivi, donne che scelgono di abortire, chi beve alcohol…

Chi e' pronto a scendere in battaglia per un diritto, sa esattamente che ci saranno ripercussioni.  Ad esempio, i medici e il personale delle cliniche americane dove viene offerto l'aborto sanno che ogni giorno potrebbe esserci fuori dalla clinica un pazzo fondamentalista armato pronto ad ucciderli per motivazioni religiose… ma continuano ad andare al lavoro ugualmente.

Anche quando vivi in paesi come la Francia, la Danimarca, gli Stati Uniti e l'Italia che sono, o dovrebbero essere, società civili con governi democratici almeno in teoria liberi da legami e dettami religiosi, dove la libertà di pensiero e' (o dovrebbe essere) un diritto monumentale, ci sono sempre dei rischi quando esprimi la tua opinione.
Ma accettiamo i rischi, difendiamo questo diritto che e' fondamentale.

Perché ricordiamoci sempre che senza il diritto di esprimere il proprio pensiero, anche quando e' discutibile e per alcuni, di cattivo gusto, quando questo diritto non e' garantito e protetto, tutti gli altri diritti non valgono una cicca ciucciata. Se non ci e' data la possibilità di protestare o dissentire, diventiamo dei sudditi afoni, e quando ad un popolo e' tolta la voce per dissentire, nessuna altra libertà e' possibile.

Certo che, come e' caratteristica dei diritti, quando vengono estesi a tutta la popolazione, tutti ne partecipano, anche chi sinceramente e di cuore dovrebbe tenere sempre la bocca chiusa. Anche il deficiente che passa le giornate di fronte al computer, alternando visite al sito della squadra del cuore, siti pornografici e quelli di gioco d'azzardo… E' un diritto di cui usufruiscono anche i razzisti, gli omofobi, i cretini in generale...

Mi ripeto, la liberta' di opinione e' uno dei diritti fondamentali in ogni societa' civile degna di tale nome.
Anche quando si tratta di un'opinione che aborriamo, perche' non può essere una strada a senso unico. O c'e' o no c'e'.

Chi scrive "non sono Charlie, io sto con Charlie" fa', secondo me, del sofismo un po' fine a se stesso: ovvio che non sono davvero Charlie, lui era un uomo francese occhialuto che di professione faceva l'editore di un giornale di satira, io sono una donna italiana/americana (gli occhiali li abbiamo in comune) che di professione non sa ancora cosa farà, ma sono Charlie. Sono Charlie, anche se probabilmente non avrei disegnato quelle vignette, anche se mi offendono (non lo fanno, ma lasciatemi crogiolare nel mio lirismo ispirato…), anche se le ritengo un insulto (non le ritengo un insulto, i.c.s.)... Sono Charlie come simbolo di protesta e di dissenso contro chi nega il diritto di avere un'opinione, sono Charlie così come sono Salman, e sono Flemming…
Oggi sono stati i giornalisti/vignettisti di Caharlie Hebdo a venire assassinati per ciò che hanno scritto/ detto, domani potrebbe succedere a me. "Sono Charlie" vuol dire che sono una persona che difende il mio diritto di esprimere quello che penso. E anche il tuo, il vostro.

Sono i pazzi violenti con il mitra il problema della società, non i disegni che ridicolizzano o profanano un santo o un profeta, o la satira creata per scuotere certezze.
Esprimere un'opinione e' un diritto da proteggere, per quanto questa opinione mi/ci fa' male, anche quando e' una cagata pazzesca, anche quando questa opinione ci fa' venire voglia di reagire violentemente.
Perché oggi sono comici e i vignettisti di Charlie Hebdo nel mirino, ieri autori letterari come Salman Rushdie, e domani?

Un paio di giorni fa un blogger saudita, il fondatore dell'ormai defunto Liberal Saudi Network (chiuso dalle autorità saudite) ha iniziato a scontare la pena per aver "insultato" Islam (non aveva scritto cose tipo "maometto, fammi una pippa", no… aveva "ospitato" sul suo blog dei post in cui venivano criticate delle figure religiose di alto livello e lui aveva suggerito, in un suo post, che una certa università saudita era diventata un covo di terroristi) ricevendo le prime 50 frustate delle 1000 che gli sono state decretate come punizione, oltre ovviamente a 10 anni di prigione e 260.000$ di multa.
Un blogger.
E per fortuna che l'accusa precedente di apostasia, per aver cliccato un "mi piace" su una pagina di arabi cristiani, gli e' stata commutata, altrimenti invece delle 1000 frustate + prigione + multa, era la pena di morte.
Parliamo ancora di "mancanza di rispetto" e di "cattivo gusto"? Chi esattamente qui manca di rispetto (per i diritti umani) e ha cattivo gusto?

Raif Badawi sapeva benissimo cosa rischiava e ha continuato a mettere la sua vita in pericolo, non credo perché fosse pazzo o incosciente (e' sposato con 3 figli e immagino preferirebbe essere con la sua famiglia invece di una prigione) oppure perché non avesse buon gusto, ma per cercare di spingere il suo paese verso il presente, lottando così per il suo diritto. e quello dei suoi concittadini, a pensarla diversamente dal "regime" ed esprimere la propria opinione. Se avesse esercitato il "buon senso" che oggi sembra sia sinonimo di auto-censura, avrebbe dovuto pubblicare ricette oppure foto di tramonti o di gatti, invece di esprimere la sua opinione. Ma l'anima umana, soprattutto quando e' in qualche modo soggiogata, non può vivere di soli tramonti e gatti.
Penso che lo abbia fatto pienamente cosciente dei rischi e mi azzardo a dire che lo abbia fatto per i suoi figli, e per i figli dei suoi figli e tutta la popolazione saudita, per cercare di cambiarne il governo, le leggi assurde. Il progresso non e' mai risk-free.

Sembra proprio che ultimamente il diritto a dire/scrivere quello che uno pensa sia diventato qualcosa da riconquistare, sembra che l'auto-censura debba essere la forza che guida giornalisti, vignettisti, comici…  Mi viene in mente: avete mai visto quell'episodio di South Park in cui c'e' anche raffigurato maometto? Be', su internet non esiste più un'immagine in cui il profeta che non si può raffigurare non sia stata censurata. Guardate qui, si tratta di South Park, ragazzi… SOUTH PARK,  che ha preso per il culo tutti, ma proprio tutti!

La liberta' di opinione e di stampa non valgono solo quando condividiamo tale opinione, quando e' un'opinione popolare, ma anche quando magari e' mediocre, quando offende quando e' cattiva…
Scrivono in molti: attento a come usi la liberta' di parola. Ma cosa vuol dire?
Come devo usarla? Esistono istruzioni per l'uso? Se questo diritto e' garantito, lo uso, dico la mia. Se dico una cazzata, toglietemi l'amicizia su facebook e finisce li'. A meno che non stia istigando alla violenza, sono libera di scrivere quello che voglio, nel bene e nel male. Ad esempio qui il presidente Obama viene preso in giro pesantemente costantemente su certi siti, lo hanno ritratto come una scimmia, e anche peggio, ma l'FBI si muove solo quando esistono minacce sulla sua vita scritte. Perché qui anche battute e immagini ignoranti e offensive persino contro il presidente non costituiscono reato.

Da dove arrivano questi limiti? Chi li determina questi limiti? A me sembra tanto un falso diritto, se ha dei limiti.

Un diritto e' un diritto, non capisco perché debbano esserci limiti, immaginari e immaginati da qualcuno. Ad esempio, il diritto al voto ce l'hanno (o dovrebbero averlo) tutti, anche le persone che uno spererebbe non votassero mai (omofobi, razzisti, ignoranti in generale…). Anche se non sai leggere, puoi votare. Anche se non parli inglese, ma sei americano, puoi votare.

Qualcuno mi ha posto la domanda: com'e' che si puo' fare una satira pecoreccia sulle varie religioni, ma non si possono toccare i neri o gli obesi?
Mmmm… ottima domanda, ma la risposta e' facile: si puo' fare tutta la satira che si vuole su tutto, sui neri, sui gay, sugli obesi, sugli italiani, sui messicani, sui cristiani, sugli ebrei… e sai, al massimo ti becchi una lettera dagli avvocati della lega anti-diffamatoria di turno, magari decine (o centinaia o migliaia, a seconda) di email di dissenso, qualche "vaffanculo"… magari una causa civile o due.
Il tutto serve per continuare la discussione.

La guerra contro l'intolleranza, religiosa o sociale, e vorrei anche dire il progresso passa anche, e soprattutto, attraverso la risata: quando i sudditi si rendono conto che l'imperatore e' nudo, se la fanno sotto dal ridere!
La satira poi, proprio per sua natura ha un carattere immediato e globalmente comprensibile, quindi quale modo migliore per denunciare assurdità o incongruenze se non con un sorriso o una risata?
Ovviamente, la satira può essere usata anche per portare avanti argomentazioni contro il progresso, ideologie intolleranti… ma vi assicuro, non so se capita solo qui in America, di comici seriamente divertenti di destra (conservative) non ce ne sono. Perché sono generalmente incapaci di fare auto-ironia, si prendono sempre terribilmente sul serio, e essere capaci di ridere di se stessi e' fondamentale per chi vuole far ridere gli altri.

Poi c'e' la storia del rispetto, perché, leggo, le vignette di CH sono irrispettose verso le religioni, verso dio, i santi, i profeti (ma non solo, pare abbia pubblicato parecchie vignette anti-razzismo, anti-militare, etc.). E bisogna rispettare la religione, no?

Scrive benissimo Flemming Rose, l'editore del giornale danese di cui ho parlato sopra, in questo suo articolo sul Washington Post del 2006 sul perché ha pubblicato le vignette al centro della crisi quasi globale sviluppatasi tra il 2005/2007:

"But what does respect mean? When I visit a mosque, I show my respect by taking off my shoes. I follow the customs, just as I do in a church, synagogue or other holy place. But if a believer demands that I, as a nonbeliever, observe his taboos in the public domain, he is not asking for my respect, but for my submission. And that is incompatible with a secular democracy."

(Cosa significa rispetto? Quando visito una moschea, mostro il mio rispetto togliendomi le scarpe. Seguo le abitudini, proprio come faccio in una chiesa, sinagoga o altro luogo sacro. Ma se un credente mi chiede che io, un non credente, osservi i suoi tabù in pubblico dominio, non sta chiedendo il mio rispetto, ma la mia sottomissione. E questo e' incompatibile con una democrazia laica.)

In altre parole, e' proprio come quando i rappresentanti al governo americano decidono di togliere i fondi alle cliniche che si occupano della salute delle donne e dove, tra altri importantissime aiuti medici (contraccezione, mammografie, pap test) vengono anche fatti aborti perché e' contro la loro religione. E no, non ci siamo. E tra l'altro, secondo un recentissimo sondaggio, persino nell'America dei fondamentalismi religiosi, la maggioranza di Americani, anche quelli che non sono in favore del prendere in giro una religione, sostengono il diritto di farlo. Interessante.

Siamo fortunati noi in Italia e in America, con il cristianesimo che ha ormai da anni ripudiato la violenza e la coercizione come mezzi per convincere la gente a seguire regole, obbedire leggi e credere nel dio uno e trino. Siamo fortunati perché  ad esempio, se mi ricordo bene uno dei comandamenti e' "non pronunciare il nome di dio invano", e se l'attitudine generale non fosse cosi rilassata, alla fine di ogni orgasmo, ad esempio, avremmo la polizia religiosa alle porte, pronta a prenderci a sassate oppure a buttarci in galera!

Molti che hanno commentato gli eventi lo hanno fatto iniziando con il classico "la violenza non e' mai giustificata, pero'…"  Pero', cosa? O la giustifichi o non la giustifichi. Niente se e niente ma. Mi ricorda tanto quelli che dicono "Non sono razzista (o omofobo), ma…" Oppure il genitore che dice "amo mio figlio e non voglio fargli del male" e poi lo mena perché magari ha spinto un altro bambino (ne avevo parlato nel mio post sulla violenza domestica contro i bambini).
Quel pero' devo dire, mi da' un po' fastidio… e' una parolina che definisce la nostra paura, e' un promemoria importante del perche' la satira e' importante, e del perche' nei regimi totalitari e' assolutamente proibita: perche' consente a chiunque di ridere anche di quello che viene considerato sacro, serio o tabu'.
Nel film The Interview una delle parti più classicamente goliardiche della pellicola tratta il mito che Kim Jong Un non scoreggia ne' produce escrementi, perché  essendo divino, gli mancano i buchi di uscita necessari Ma sappiamo tutti, anche chi il film non lo ha visto, che infatti senz'ombra di dubbio anche dio Kim scoreggia e caga come noialtri umani! Per i nordcoreani Kim Jong Un e' dio che non scoreggia, per noi e' un personaggio ridicolo.

La risata e' potente, e qui mi viene in mente Harry Potter, quando nel terzo libro il Prof. Lupin insegna a lui e ai suoi compagni di classe come combattere contro le proprie paure (rappresentate dai Boggart, non so se e come sia stato tradotto in italiano). Mi scuso se non siete dei potterhead anche voi, ma comunque l'unico modo per sconfiggere la paura e' con la risata, e in particolare dando a ciò che ci fa' più paura degli attributi ridicoli. Che e' esattamente quello che fa' la satira, quello che hanno fatto i vignettisti di Charlie Hebdo, i vignettisti di Jyllands-Postem, etc.

In altre parole, se crediamo alla libertà di opinione e di stampa, quando qualcuno la minaccia severamente, la prima cosa da fare, se sei un vignettista o un comico, e' proprio quella di mettere chi la minaccia alla berlina. E di provocare. Questo e' il tuo lavoro, altrimenti avresti potuto fare il giornalista normale (ma anche li', tante paure da affrontare…) oppure per un lavoro tranquillo in un giornale, avresti potuto diventare un necrologista... Penso che per un comico o uno che fa' del sarcasmo e della satira la sua professione, sia quasi un istinto.

Soprattutto se considero che, almeno qui in America, la satira e' (e faccio riferimento ad un sito legale) "l'uso di umorismo, ironia, esagerazione or ridicolo per esporre e criticare la stupidita' o le immoralita' della gente, particolarmente nel contesto della politica contemporanea e altri temi d'attualità'",
mi sembra che quanto viene pubblicato da Charlie Hebdo rifletta la definizione americana di satira al 100%.
Sinceramente, ho la netta sensazione che dio, qualsiasi nome gli vogliamo dare, se ne sbatta altamente di quanto pubblicato su un giornale di un pianeta tra le decine di miliardi di pianeti sparsi dentro miliardi di galassie in un universo di cui non riusciamo nemmeno a comprenderne la grandezza.

Chiunque voglia farsi rispettare e far rispettare le proprie idee utilizzando la paura, non potrà mai avere ragione, per me. MAI.

E quando blog, giornali e altri mezzi di comunicazione si sottopongono all'autocensura per paura, abbiamo perso un po' tutti.

Finisco con questa vignetta che trovo divertentissima.
Spero non si offenda nessuno <>

Cari atei, ancora una volta, devo dirlo, state facendo un ottimo lavoro a non commettere nessun atto di terrorismo. Continuate così!  Con affetto, Dio





lunedì 15 dicembre 2014

Gli ultimi miei articoli (in caso vi interessasse)...

Velocemente, vi do' il link agli ultimi due ultimi articoletti che ho scritto per la Co-op di Sierra Vista. Quello che e' successo con il mio ex-capo, che ora si trova a congelarsi ad aprire una nuova co-op fuori Chicago, non ha influenzato per niente il fatto che supporto ed adoro la co-op, e spero di poter continuare a scrivere questi articoli. 
Unico (mio) problema: li scrivo sempre all'ultimo momento, quindi sono un po' scarsini, e si nota… anche le ricette sono un po' così… Vabbe'.

Li trovate sia per l'edizione autunnale che quella invernale a pagina 4.
Winter Newsletter

Buona lettura!
M.

martedì 9 dicembre 2014

MITICO!!

Non dovrei ma lo faccio ugualmente: metto in pausa, nuovamente, il post che stavo scrivendo quando ho scritto il post sugli espatriati, e ora metto in pausa anche il post che i vostri commenti hanno generato - nella mia testa, per il momento - perché diciamocelo, io 40 commenti, senza che la meta' di questi  fossero miei, sul blog non li ho mai ricevuti, a testimonianza che e' un argomento che tocca, in modo diverso ma con una certa intensità, tante persone, e vi ringrazio per aver espresso la vostra opinione.

Ma in attesa di appiopparvi i miei pensieri riguardo l'argomento Expats vs. Italy: yea or nay, devo assolutamente segnalarvi un evento troppo divertente e significativo, per me (dite che devo scrivere sempre "per me", adesso? Facciamo cosi', ogni volta che scrivo un post, immaginatevi che ogni paragrafo inizi con le parole "secondo me", okie dokie?)

Un evento televisivo non da poco e' successo ieri sera al The Colbert Report, la trasmissione di satira politica e sociale che menziono ogni tanto. E' condotta dall'attore/comico Stephen Colbert, che in questa trasmissione fa' la parte del conduttore/commentatore politico (political pundit) di destra/repubblicano (ovviamente in realta e' un democrat liberale/progressivo) e che analizza le notizie del giorno mettendo in rilievo le incongruenze, le idiozie e anche il marcio che c'e' in giro (ma sempre di riflesso perche' il suo carattere ovviamente e' serissimo nel suo disprezzo verso tutto cio' che e' politicamente e socialmente liberale e anche solo leggermente favorevole al progresso) e ieri sera ha avuto un ospite straordinario.

The Colbert Report purtroppo e' alla fine della sua "vita": con David Letterman (altro comico leggendario qui) che sta per lasciare il Late Show with David Letterman su CBS (trasmissione che va in onda da 21 anni), Stephen Colbert e' stato assunto per rimpiazzarlo, quindi questa settimana e' l'ultima settimana del Report (lacrimuccia!) e invece di trasmettere lo show da "casa" (cioè New York City), ha traslocato a Washington, D.C., per l'esattezza alla George Washington University, una delle università politicamente più attive degli US.

E li' ieri, di fronte a un pubblico di circa 1500 spettatori, The Colbert Report ha avuto come ospite il mio presidente, Barack Obama.

Photo Credit: www.eonline.com

Che come prima cosa si e' sostituito a Colbert per condurre la parte dello show chiamata The Word, una sorta di giro di pensieri che parte da una parola (o frase) e finisce, puntellato da altre battute/giochi di parole/modi di dire.  con la parola/frase iniziale, che alla fine e' stravolta, o ridefinita se vogliamo.
Lo spezzone invece di essere chiamato The Word, ieri sera e' stato trasformato, per renderlo più presidenziale, in The Decree (il decreto): e si e' concentrato sulla legge sulla sanità chiamata comunemente Obamacare. Il titolo era To Health in a Handbasket, che gioca sul modo di dire "to hell in a handbasket", che significa andare all'inferno velocemente e con facilita', quindi tradotto molto malamente (si tratta di giochi di parole difficili da rendere in un'altra lingua) The Word, no, The Decree di ieri sera era "Andare in salute velocemente".
Per questo spezzone, Obama ha fatto finta di essere Colbert (anche perche' si chiede, quanto e' difficile fare il tuo lavoro?), usando persino i gesti tipici che lui fa' con la penna, e siccome in teoria era una parte scritta per Colbert, il fatto che la leggesse lui ha creato momenti ridicolissimi… come quando Obama ha detto "As you know I, Stephen Colbert, have never cared for our president… a guy so arrogant, I bet he talks about himself in the third person…" Come sapete a me, Stephen Colbert, non e' mai fregato mai del nostro presidente… un tipo cosi' arrogante che scommetto parla di se stesso nella terza persona…"

Qui potete vederne il video, spero (e se cliccate su cc nel quadratino -closed captions- potete leggere e seguire quello che viene detto, sicuramente più facile per chi l'americano parlato non riesce a seguirlo bene..)

J ed io abbiamo riso come dei matti, assieme al pubblico dei ragazzi universitari in delirio…  le battute erano divertentissime certamente, ma di sicuro e' stato riconfermato che l'autoironia in un politico e' importantissima e anche molto "attraente", soprattutto quando dietro le battute c'e' riassunta tanta verità, ma senza presunzione, senza la boria del "Lei non sa chi sono io", perché inutili e patetici.

Poi c'e' stata l'intervista vera e propria, ed e' stata assolutamente ilare: sono stati toccati argomenti interessanti e importanti, ad esempio le ultime elezioni, in cui e stata votata una maggioranza repubblicana, probabilmente perché molti giovani non hanno votato…la creazione di più di 300 mila posti di lavoro, la crescita economica… e anche la conduttura petrolifera conosciuta come XL Keystone pipeline, che trasporterebbe petrolio canadese attraverso gli Stati Uniti (inclusi numerosi territori appartenenti ai nativi, che vi si oppongono ferocemente) fermandosi in raffinerie in Illinois, Oklahoma e infine in  Texas, e che, pur creando forse un paio di migliaia di posti di lavoro (temporanei), metterebbe a rischio di fuoriuscite di petrolio tutti gli stati coinvolti, distruggendone la natura e gli ecosistemi .
L'intervista e' stata condita dalle battute di Obama e di Colbert e dalla sua ridicola e ostentatissima irriverenza.
E la classica domanda di Colbert alla fine dell'intervista, richiesta dal suo pubblico attraverso i social media, e' stata "Barack Obama: great president, or the greatest president?", usando la sua famosa formula per le domande retoriche, e' stato come fare un occhiolino a chi a questo presidente non ha mai una chance, dal momento in cui e' stato eletto nel 2008.

Ovviamente uno degli scopi di questo intervento presidenziale in una trasmissione comica seguitissima dai giovani (gli spettatori di mezz'età come noi sono la seconda categoria di audience) era galvanizzarli e ricordar loro di partecipare ad Obamacare (i ragazzi son coperti dall'assicurazione dei genitori fino ai 26 anni, poi devono farlo indipendentemente), se non hanno un'assicurazione sanitaria attraverso il loro lavoro.
Ma e' stata una mossa intelligente: si sa che la maggior parte degli elettori republicans sono bianchi e di mezza eta o pensionati, mentre i democrats hanno molti più giovani nel loro elettorato, e la possibilita' di attingere in massa a questo blocco votante e' stato uno dei fattori che ha reso possibile l'elezione di Obama… quindi lui sa benissimo che il modo più facile per toccare i giovani e' di partecipare a programmi che i giovani seguono, e farlo con umiltà, strizzando l'occhio a se stesso, così come aveva fatto a marzo quando aveva partecipato al programma Between Two Ferns condotto da Zach Galifianakis, in seguito al quale il numero di persone iscritte ad Obamacare era incrementato esponenzialmente.

Io, come italiana diventata americana, adoro questi momenti, in cui una persona importante, un politico, si prende in giro… pur avendo un lavoro serio, e' capace di non prendersi troppo sul serio. Almeno in questi momenti.

Qui la prima parte dell'intervista ad Obama, e qui la seconda.

Qui invece trovate l'intero episodio.

venerdì 5 dicembre 2014

Possiamo noi espatriati criticare l'Italia?

Come spesso accade, sto "lavorando" ad un post su un argomento che mi sta a cuore, ma devo a scriverne un altro, diverso, per necessita'.

Necessita' di chiarire e chiarirmi, ma anche di capire, dopo che gli ultimi commenti, sia sul blog che su facebook, mi hanno dato da pensare: e' davvero così che mi "vedete"? E' davvero questa l'immagine che traspare da quanto scrivo sul blog?
Le mie parole risultano davvero così ostili verso l'Italia? Pensate veramente che io sia piena di odio verso il mio/nostro paese?
Perché la realtà e' che non lo sono. Io spero sempre di essere abbastanza oggettiva, e penso di aver spiegato numerose volte, che tutto ciò che scrivo e' quello che penso, e' quello che "vale" per me; ad esempio dovendo scegliere dove vivere e crescere i miei figli, ho scelto di farlo qui perché, per me, ci sono aspetti negativi dell'Italia che mi ricordo che mi peserebbero troppo come madre.
Avete ragione: alcune di queste opinioni sono basate su dati probabilmente non aggiornati (sembrerebbe che oggi, diversamente da quanto era successo a me, sia possibile trovare fasciatoi e seggioloni ovunque, in tutti i negozi e i ristoranti italiani, congratulazioni!) ma da quello che leggo altrove, per molte altre situazioni, sembra che i dati che ho siano ancora validi.

E' vero che manco dall'Italia da tanto, ma in Italia ci ho pure vissuto 27 anni, mica 27 giorni, e volendo guardare, e' stata una permanenza di 6 anni maggiore di quella fatta qui finora, quindi le mie opinioni, che farciscono il blog, sono basate sulla mia esperienza diretta o su quanto ho visto e vissuto durante questi anni… Quando esprimo la mia opinione magari negativa su un aspetto dell'Italia, si basa su anni vissuti li', in Italia,  a Milano (visto che qualcuno mi ha chiesto dove ho vissuto…) e non su 2 settimane o 2 mesi in visita…  Pensavo di avere ancora il "diritto" di avere un'opinione (opinione che voi avete il diritto di non condividere, ovviamente) sul mio paese natio, oppure no? A meno che… aspettate un attimo… ho capito adesso! Non mi deve essere arrivato il promemoria secondo cui, con l'arrivo del passaporto blu, ho perso ogni diritto di esprimere un'opinione critica dell'Italia! Oppure deve essere stata varata una legge secondo cui solo chi e' italiano e vive in Italia può esprimere un'opinione non favorevole sull'Italia… perché comunque alla fine e' di queste che si tratta: mie personalissime opinioni. Sono sempre e solo le mie impressioni, le mie considerazioni sul paese da cui provengo, spesso paragonato al paese che mi ha accolto e dove vivo.

Ho una domanda adesso per voi: se a scrivere questi post sull'Italia che non funziona, invece di essere una che vive in America da 21 anni, fosse stata una donna che vive e lavora a Milano, che magari risiede  ancora nel suo vecchio quartiere, una che va in vacanza d'estate in Vallassina, che ogni tanto fa' qualche giretto nelle regioni vicine… se invece di essere una expat completamente integrata nel paese adottivo, fossi una milanese chiunque …  mi avreste chiesto come mai odio così tanto l'Italia? Vi sareste inalberati di fronte alle mie considerazioni? Avreste considerato questi miei pensieri dettati da una fantomatica "acredine" , o etichettato quello che penso come "strali" mandati "col culo poggiato" nella Pianura Padana, invece che dall'altra parte dell'oceano?

Commento arrivato ieri su questo post


Non c'e' odio, ne' acredine, ne' disprezzo, e ve ne do' la prova: quando ho lasciato l'Italia poco più di 21 anni fa, non sono "scappata" piena di disgusto per il mio paese. Non ero  certamente uno dei "cervelli in fuga" anzi, non ero nemmeno "un'italiana mediocre in fuga". Non fuggivo disperata da un paese che aveva disatteso le mie speranze o sputato su anni di sacrifici e studi miei e della mia famiglia. No, assolutamente no.
Nel 1993 non ho salutato il suolo natio con la rabbia e il dolore di chi lo lascia perché si sente tradito, bensì con la felicita' e il cuore palpitante ed emozionato di chi ha ricevuto un'iniezione di adrenalina; infatti ho lasciato l'Italia per una ragione molto meno prosaica della fuga: l'amore.

Ero felice e assolutamente impreparata, non avevo fatto nessuna ricerca, non avevo cercato nessun altro italiano che potessi darmi qualche dritta, dove poter trovare la Nutella o il Pan di Stelle… mi sono buttata a pesce, fiduciosa ed incosciente, perché ero innamorata. Non perché l'Italia non mi soddisfacesse più, ma perché volevo vivere con questa persona, e vivere dove lui aveva un buon lavoro, molto migliore del mio, era la scelta più intelligente. E se le cose non fossero andate bene, sarei tornata (infatti ho ancora il biglietto di ritorno Los Angeles-Milano, mai usato).

Poi e' successo...

…e' stato quando sono arrivata qui che mi sono accorta delle enormi differenze tra il paese che avevo lasciato e quello che mi stava adottando, cose che nei miei due viaggi precedenti non avevo notato… e' stato quando ho cominciato a vivere qui che mi sono detta wow, mi sa che qui posso essere felice…  non c'e' come affrontare giorno dopo giorno le quotidianità del vivere in un luogo straniero, senza avere il supporto e la sicurezza di ciò che si conosce dalla nascita, per capire piuttosto in fretta se questo cambiamento può funzionare, se si tratta di una combinazione valida e se l'adattamento e persino l'integrazione saranno possibili, e con una certa velocità. Io avevo capito subito che lo stile di vita generale di qui mi calzava proprio.

Dall'Italia non sono fuggita a gambe levate, lacrimante o incazzata. Ne' me ne sono andata perché mi sentivo con le spalle al muro senza scelta: sono venuta qui per cercare di conoscere davvero la persona di cui mi ero innamorata, ed arrivata in California mi sono resa conto che vivere qui sarebbe stato per me, non solo fattibile, ma forse anche la realizzazione di un sogno che non avevo mai preso troppo seriamente prima.

E stato solo quando ho iniziato a vivere qui e ad integrarmi che ho capito che ero stufa. Io, per me. Ero stufa.
E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto di quanto fossi stanca di vivere in Italia.

E' stato solo vivendo qui che ho capito quanto ne avessi le tasche piene degli eccessi di burocrazia inutile, creati ovunque solo per dare un po' di importanza a chi la esercita e far sentire una nullità chi vi e' sottoposto. Un power trip per chi in realta' conta poco o niente.

E' stato solo vivendo qui che ho capito quanto il cercare di fregarsi a vicenda, sempre, tutti, l'uno con l'altro, italiano contro italiano, il fregare leggi e regole come fosse lo sport nazionale, mi desse la nausea… e gia', ma lo fanno tutti... ma anche di questa perenne scusa ne avevo piene le palle.

E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto di quanto mi pesasse la sessualizzazione costante cui siamo sottoposte noi donne in Italia. Noi donne che veniamo risparmiate da questo continuo tormento solo quando diventiamo nonne, ma che altrimenti siamo oggetto di ingiustificate, incessanti e aperte insinuazioni a carattere sessuale, di molestie verbali, di sguardi lascivi o ammiccate significativamente esplicite a scuola, al lavoro, sui tram, per strada… di cosa ti lamenti, pensano alcuni, sono complimenti, vuol dire che sei xyz (figa, attraente, bona, gnocca, usate il termine che preferite), cadendo così nell'errore di Berlusconi e compagnia bella. E no, i complimenti sono un'altra cosa! Noi donne che, come controparte, quando non facciamo parte della categoria "donna bella che vorresti scopare" (a meno che sia tua madre) veniamo degradate ed insultate perché siamo racchie. Vi ricordate come veniva chiamata la figlia di Bill Clinton? Era cominciato in una trasmissione di varietà, io ero ancora in Italia, lei era una ragazzina di 12/13 anni, e in questa trasmissione di cui non ricordo il nome, la facevano rappresentare da un comico maschio e la chiamavano Cessa Clinton. Era una bambina, porcodinci. Cessa, la chiamavano. E tutti ridevano, ridevamo tutti, anche io. Perché la mentalità misoginistica che riduce le donne al loro potenziale di attrazione sessuale permea tutto e tutti, anche i bambini, che diventano vittime e bulli contemporaneamente. Tanto e' vero che in un altro dei commenti al post che avevo menzionato sopra, Silvia B. dice che lei il maschilismo di cui parlo, come ne parlo io, non l'ha mai vissuto  Anzitutto il fatto che tu non sia stata vittima di una situazione di sexual harassment  non vuole dire che non l'abbia vissuta io, e con me, molte altre persone. Potrebbe anche essere vero che tu ne sia stata vittima, senza riconoscerlo.                              

No, Silvia B., lo vivi anche tu questo maschilismo, ma e' talmente parte della tua/nostra cultura, che permea tutto, che non te ne accorgi, non ce ne accorgiamo in genere finche' non viviamo, full immersion, in una realtà diversa. Ci viene insegnato sin da ragazzine che se sei bella, devi accettare queste molestie, che sono insomma un riconoscimento, UN ONORE! Alla fine ci sono anche quelle che ci credono, che un tizio a caso per strada voglia farti un complimento quando ti suggerisce di volerti suonare come la chitarrina d'Arboriana memoria, e alla fine anche chi vorrebbe in realtà tirare una bella pedatona nei coglioni del coglione che la approccia, abbozza per non sembrare stronza. Se non sei bella invece, allora sei cessa, e devi accettare gli insulti e i pomodori in faccia, perché se non sei bella (per un ragazzotto o uomo qualunque), allora non vali un cazzo. Ricordiamoci bene cosa disse Berlusconi in riferimento alle donne che vengono violentate. Io mi sono offesa terribilmente, ma sono sicura, correggetemi se sbaglio, che molti italiani la pensano esattamente come il Berlusca. Non tutti, ma tanti. Sotto sotto, forse la maggioranza (nessuno che legge questo blog, penso…) Ne parlo con cognizione di causa perché sono stata dalla parte ricevente di entrambe, (ad onor del vero, mi hanno chiamata cessa più spesso che gnocca, quello va da se'…) e pensavo anche io che anche un'attenzione non voluta e' pur sempre attenzione (ma allora piaccio anche io!), e dall'altra parte, ho sempre fatto tanta fatica a separare gli insulti di persone che non mi conoscevano e mi valutavano solo per attributi fisici comunque soggettivi, da ciò che era importante per la crescita della mia autostima, dal mio valore come persona, e considerarli solo delle "stronzate insignificanti". Pensateci ogni volta  che vi viene voglia di chiamare "racchia" o "cessa" una ragazza.

E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto quanto mi piacessero le piccolezze quotidiane fatte del saluto e del chiacchierio inutile della cassiera al supermercato, dell'impiegato all'ufficio postale, della tipa allo sportello di banca… certo, e' vero che alla cassiera molto probabilmente non gliene freghi una mazza di come sto, ne' intenda davvero col cuore che io abbia un'ottima giornata, ma e' sempre meglio  per me, di un grugnito o un mezzo-sorriso triste. E l'impressione che si ha spesso entrando in negozi privati e uffici pubblici italiani e' che il commesso o l'impiegato e' li per farti un piacere, non per esserti di servizio. Mi direte che non sono queste le cose importanti, ma io vi dico che per me lo sono. Proprio come nel caso del mio vicino razzista: quando una persona sceglie di esporsi per quello che e' veramente (un razzista oppure una col muso che non ha minimamente voglia di aiutarti), ci sono conseguenze. E secondo me, quando lavori con clienti, non e' essere ipocrita scegliere di non far pesare a tutti il fatto che anche oggi stai passando una giornata di merda, e' fare il tuo lavoro! Have a great day!

E' stato solo quando ho iniziato a vivere qui che ho capito che forse, nel subconscio, l'idea di scappare l'avevo avuta davvero.

Per molte persone ogni volto che menziono un articolo che mette in evidenza un lato dell'Italia ridicola, oppure di cui ci si vergogna, esprimo il mio "odio" non solo verso il paese ma anche verso gli italiani, perché non riconosco i milioni di individui che non sono corrotti, non sono maschilisti, non menziono quelli che pagano le tasse, quelli che non hanno mai votato Berlusconi oppure quelli che non sopportano Schettino. E così facendo non considero quanto siano eccezionali l'Italia e gli italiani, non li rispetto. Alcuni mi chiedono del perché di tanta "acredine" o "disprezzo" verso l'Italia.

Avete ragione in una cosa, quando parlo dei problemi che affliggono l'Italia, il mio tono e' spesso negativo ma con esso non esprimo ne' odio, ne' acredine ne' disprezzo. Più che altro esprimo frustrazione e rammarico perché in 20 anni a me sembra che sia cambiato poco. Esprimo il mio disappunto e la mia tristezza perché sembra che non esistano soluzioni a questi problemi. E comunque vivendo qui, mi occupo e preoccupo dei problemi di qui. Non sto mica a fare la portinaia expat, sempre pronta a controllare cosa succede nel bel paese: se leggo un articolo che mi fa' scuotere la testa, che mi fa' pensare e ricordare, paragonare.. allora ne parlo. Forse non dovrei?

Perché fateci caso: ogni volta che io (ma vale per qualsiasi altro expat) menziono un problema dell'Italia, o qualcosa che per me lo e', solitamente succedono due cose:

  • chi mi legge e' d'accordo, e bon, finisce li'.
  • chi mi legge non e' d'accordo, e a questo punto le possibilità sono 3:  a) me lo dice e mi spiega razionalmente perché, e quando succede, ne sono felice perché si apre un bel dialogo, e imparo sempre qualcosa di nuovo;  b) per riportare l'equilibrio nella sua galassia, mi nomina 5 cose positive dell'Italia, e qui, anche se fa' sempre piacere essere rammentati di quanto sia bella l'Italia, che gli italiani sono calorosi, e come si mangia in Italia non si mangia da nessun'altra parte,  siccome non c'entrano una cippa con quello di cui si sta parlando, questi tentativi solidificano la mia opinione; c) sempre per riportare il famigerato equilibrio sith/jedi nella galassia, mi ricorda dei tanti, tantissimi problemi che tormentano gli Stati Uniti, dimostrando la stessa maturità della persona che, a chi gli sussurra "Hai una caccola che ti spenzola dal naso", risponde "E tu hai la patta aperta!". 
Capisco che non c'e' niente che ci faccia stare meglio che puntare l'indice verso i problemi degli altri. E' catartico, purificante, vero?: noi abbiamo Berlusconi e la mafia, ma voi avete la pena di morte e le armi, na-na-na-na-na-na! Menziono l'altro giorno su facebook una statistica, stilata da un'organizzazione internazionale, secondo cui l'Italia e' al primo posto in Europa come il paese, a livello di percezione, più corrotto, e mi hanno detto ue', io ci vivo vicino ad una base americana, e questi statunitensi ne combinano di cotte e di crude! Perché comunque niente identifica un intero popolo come prendere ad esempio un gruppo di ragazzotti, con gli ormoni a palla,  tra i 18-22 anni e all'estero! Vabbe', polemica a parte, cerchiamo di essere realistici: se fossi vissuta, chesso', in Germania invece che negli US, il commento sarebbe stato diversamente uguale, tipo "Guarda che io sono stato a Monaco 2 anni fa, e poi li vediamo tutti i tedeschi che vengono in Italia in estate, quando bevono sono XYZ…", insomma, avete capito di cosa parlo…

E' un sentimento comune, mi sembra, quello di "proteggere" qualcosa (o qualcuno) che si ama, la propria patria o i propri figli, ad esempio, da chi e' straniero o estraneo… Succede anche qui, credetemi.
Capisco l'indignazione quando uno "straniero" evidenzia i problemi di un altro paese, e' il concetto di lavare i panni in famiglia. Se lo dico io, va bene, Se lo dice qualcun altro, specialmente un estraneo, allora no. Siamo tutti un po' suscettibili, gotcha, e' un comportamento che capisco bene, lo chiamerei "sindrome della critica dello straniero", e ne soffro anche io.
Vi faccio un esempio: la mia "vecchia" dentista aveva vissuto in Italia, a Napoli, per alcuni anni. Mi sembra 5. Era dentista in una base americana. Me lo ha raccontato una volta, mentre mi trapanava un dente. Mentre ho la bocca spalancata e lei che ravana dentro, mi dice, in inglese "I lived in Naples" "ACA-A" rispondo io, cercando di dire OK senza muovere lingua o labbra.
Poi, con una pronuncia italiana perfetta mi dice: "Napoli. Che schifo." A cosa si riferisse specificamente, non so, ma  mi sono sentita subito offesa. Non potendo controbattere, ho gorgogliato qualcosa, e mi ricordo che, non appena ho potuto parlare, ho detto che Napoli e' una bella città con tanti problemi storici, tra cui magari un'amministrazione corrotta.. bla bla bla….le ho fatto la lista di 5 cose positive di Napoli (proprio come ho scritto sopra)
Perché mi sono infastidita? Sono stata a Napoli un paio di volte, e non dico che faccia schifo, ma certamente nessun italiano o napoletano può negare che abbia dei problemi. Enormi. Enormi quanto la sua bellezza, o il suo potenziale di bellezza… E ad una persona abituata a come funzionano le cose in America, capisco che Napoli non abbia fatto un'ottima impressione, mentre invece le e' piaciuto tantissimo il Tirolo. Impressioni, opinioni… poi ci sono i fatti.

Ma anche i fatti, se mettono in cattiva luce una città o un paese, solo chi vi appartiene può usarli.

In altre parole, dopo tutto questo sproloquio, tutti i vari commenti di chi si sente offeso, ho capito che una volta che varchi il confine ed esci dall'Italia, perdi il diritto di esprimere la tua opinione su di essa, solo pero se ha una connotazione non positiva..

Quindi, rispondendo alla domanda del titolo di questo posto, la risposta e' un bel risonante NO.
Cerchero' di ricordarmelo.








giovedì 27 novembre 2014

Grazie

Thanksgiving 2014: questa e' la foto che lo rappresenta.




In risposta al mio commento che sottolineava la solitudine di quest'opera d'arte ("Dov'e' il vostro di indiano, ragazzi?"), i grandi mi hanno detto che solo perché non me lo dicono o scrivono o disegnano, non vuol dire che non sia vero anche per loro. 
Allora grazie.
E' bello vederlo per iscritto, sentirsi amati così pubblicamente e' una bella gratificazione… che alla fine e' proprio il significato di questa festa. O forse il suo opposto, bo'…

Tuttavia, ci pensavo ieri, sono convinta che anche senza figli sarei stata felice. Seriamente. Rabbrividisco sempre un po' di fronte a chi dichiara che la propria ragione di vita sono i figli. No, no no! Ci sono, li adoro, ma prima di tutto ci sono io, che magari sto sullo sfondo, perché coi figli le priorità sono diverse. Pero' ci sono e la mia esistenza e' la mia ragione di vita. I figli sono il condimento che rende un buon piatto, anche uno mediocre, delizioso, ma un condimento da solo non e' appetitoso per niente. 

Solo una mia riflessione di fronte a chi mette al mondo figli per ricevere le gratificazioni, le soddisfazioni, le felicita' che gli mancano nella vita. 
Ne conosco diversi, e mi verrebbe voglia di prenderli a sberle… che errore. E che orrore.

Cosa volevo dire? Mi sono persa… 
Ok, quale migliore occasione del Thanksgiving, il Ringraziamento, per dirvi grazie? Grazie, amici del blog, perché ci siete, e quando mi sento sola, so che in realtà non lo sono. So che posso allungare la mano e virtualmente toccare le vostre. Un bel high five ci starebbe proprio bene, vero?

Grazie.


lunedì 24 novembre 2014

Have my fucking back, friend!

Ho lasciato il mio lavoro a meta' settembre.
E' andata così: da quando e' iniziata la scuola ad agosto, invece di avere più voglia e tempo di lavorare (visto che con Violet in Kindergarten sono sola quasi ogni mattina, immersa nel silenzio e nella pace), come pensavo avvenisse, e' successo l'esatto contrario. Infatti ho iniziato a scalpitare e a pensare di licenziarmi, di stare a casa per non fare una mazza, dedicarmi a leggere, scrivere e in generale svolgere attività che mi interessano e che avevo messo da parte negli ultimi 5/6 anni. Ma quando ne avevo parlato con J e con diversi amici, e tutti mi avevano consigliato di aspettare, perché Chris, il general manager, stava per andarsene comunque, e ci sarebbe stata un nuovo GM, "aspetta e vedi cosa succede" mi han detto tutti, e così ho fatto, continuando ad lavoricchiare ma con poco entusiasmo, anche perché lui, the boss, mi aveva promesso un aumento mesi prima, cosa che non era mai arrivata.  Vabbe'. Verso la fine di agosto, comincia a lavorare con noi, come free-lance, una tipa inglese che era stata il Project Manager della Co-op, quando la Co-op era ancora un sogno su carta… ovviamente e' una con tanta esperienza in marketing e pr, così inizia a "prendersi cura" di un paio di progetti di cui in teoria avrei dovuto occuparmi io, ma su cui, un po' perché ho sempre il limite della famiglia (voglio essere a casa coi miei figli il più possibile, quando loro sono a casa) un po' perché come ho scritto sopra, la voglia mi saltava addosso, non avevo ancora iniziato a lavorare. Tutto ok, ho assorbito questa aggiunta positivamente… finche' una mattina ricevo un suo email, del mio capo, in cui mi scrive che ha deciso di assumere A., la britannicona, e siccome non sapeva bene quale titolo darle, le trasferiva il mio, Marketing Coordinator, tanto, sue parole "what's in a title?" e io avrei potuto essere Event Coordinator. Concludeva l'email così: "You're not pissed, are you?" cioè non sei incazzata, vero?
Immaginatevi la mia reazione. Ovviamente ero incazzata-issima, non per la demotion, una retrocessione che forse mi aspettavo e che, pur non essendo stata espressa apertamente, lo era di fatto, ma per il fatto che il giorno precedente ero stata per 2 ore li', nel suo ufficio, a lavorare, e avevamo avuto tanta interazione insieme, con lui e con lei, e avrebbe potuto parlarmi di persona, discuterne apertamente, come fanno in genere gli adulti, e invece, come un 15enne impaurito aveva deciso di mandarmi un email.
Ho subito creato la mia prima email di risposta, ma prima di mandargliela, l'ho inviata a mio marito, per sentire il suo parere. Mi ha risposto: non mandarla.
Ho aspettato un paio d'ore, così da raffreddare il cervello, e ne ho scritta un'altra, in cui gli ho detto che sarebbe stato più maturo parlarmi di persona, ma che capivo la sua scelta (la tipa non e' sposata e non ha figli, oltre ad avere un sacco di esperienza in più), e che ne approfittavo per licenziarmi perché comunque economicamente non ne valeva più la pena (alla fine, dopo le tasse, portavo a casa più o meno $5 all'ora… che e' quanto chiede mia figlia quando fa' da baby sitter!!).
Cosi' ho smesso di lavorare alla Co-op.

Capitemi bene: non mi ha fatto infuriare la sua scelta, ma il modo in cui me l'ha comunicata: sei il mio datore di lavoro, mi puoi rimproverare, puoi promuovermi o farmi retrocedere, questa e' la tua prerogativa, pero' sei anche mio amico, sei stato a cena, con la tua ragazza e senza, a casa nostra, e noi a casa tua,  avresti potuto agire come un amico, cioe' parlarmi di persona, da capo a impiegata, da adulto ad adulta.
E pur sapendo che la tua decisione di usare la posta elettronica mi avrebbe ferito, e avrebbe rovinato la nostra amicizia, lo hai fatto ugualmente.

Sono passati 2 mesi e sono riuscita finalmente ad analizzare a sangue freddo quello che e' successo, e in particolare, la mia reazione che potrebbe essere interpretata come eccessiva (mio marito mi sgrida perché dice che sono sempre alla ricerca del "dramma", ma non sono d'accordo) ed ho capito con una certa esattezza che il perché ho reagito con così tanta violenza mentale e' che mi sono trovata di fronte ad un'azione di cui forse mi aspettavo il contenuto, ma la cui esecuzione piuttosto vigliacca, quella si' e' stata inaspettata, almeno non me lo sarei aspettato da un amico. Ed e' stato quello che mi ha ferito.
Ed e' proprio questa, credo, la stessa motivazione che mi spinge a reagire "di pancia" in situazioni simili: perché per me essere amici implica fiducia, implica abbassare la guardia, il muro protettivo che mi circonda. Se siamo amici, allora io mi apro, mi fido, e tutte le mie vulnerabilità sono li', esposte… saro' forse una sempliciotta, pero' se siamo amici, tenere la guardia alzata non dovrebbe essere necessario, per un solo, unico motivo, e lasciatemelo dire in inglese perché in italiano non rende uguale:
cari amici,

a friend doesn't stab you in the back because a friend always has your back. Always.

Un amico ti copre le spalle sempre, non te le pugnala… un amico ti protegge, ti supporta e non agisce di proposito contro il tuo benessere, sempre… Si' e' vero, sono forse un'idealista in questo reparto, ma avere un legame di amicizia con una persona significa per me poter essere me stessa, poter gettare a terra la corazza di protezione perché con un amico e' inutile, sicura che un amico non approfitterà di questa vulnerabilità per avanzare i propri interessi (si dice così, o sto traducendo letteralmente dall'inglese? Abbiate pietà…)

Ho pensato poi alla persona che ho sempre considerato la mia Amica, con la "a" maiuscola, quella che conoscevo da più tempo: R. ed io eravamo bambine nello stesso palazzo, nella stessa scala, la mia prima barbie me l'aveva regalata lei, una di quelle che non piegano le gambe, perché lei ne aveva di nuove … nonostante le differenze personali, la nostra amicizia e' stranamente sopravvissuta, siamo rimaste vicine per tanti anni, lei e' stata testimone al mio matrimonio, e anche quando la distanza e' diventata difficile da superare, e invece di essere separate da un piano siamo state separate da un oceano, ogni volta che riuscivamo a parlarci/scriverci, a me sembrava che non avessimo mai lasciato il pianerottolo … per me era proprio una di quelle amicizie memorabili, quelle che diventano protagoniste di storie in libri e film. Non ho mai avuto un dubbio, se c'era una persona che ero sicura mi avrebbe coperto le spalle, era lei. E invece per motivi a me ancora sconosciuti, nel momento in cui avrei potuto certamente usare il suo supporto, il suo punto di vista, la sua difesa, lei ha scelto di schierarsi, con un gesto semplice ma chiaro, proprio con la persona che mi aveva appena fatto del male, mia sorella (a.k.a. L'Ingrata).

With friends like these, who needs an enemy?, dicono qui. Con amici cosi', chi ha bisogno di un nemico, no?

Nel corso degli anni ho vissuto altre esperienze simili, eppure ad ogni amicizia che inizia o si rinnova, io do ancora sempre l'anima, o quello che posso, ma soprattutto do il mio supporto.

Come ho scritto sopra capisco che ci sono necessita' diverse e diverse opinioni, mica ho detto che un amico non debba criticare le mie azioni o le mie idee, quando una critica nasce dal desiderio di confrontarsi e di capire, e persino di aiutare… se sbaglio, dimmelo, ma non pugnalarmi alle spalle.
Anni fa al mare ero andata in panico e stavo per annegare e mia sorella mi aveva dato un paio di sberle per farmi "svegliare" e utilizzare l'istinto di sopravvivenza. Azione giusta e giustificata che probabilmente mi ha salvato la vita (those were the days…).
Invece di una sberla per farmi riprendere e iniziare a nuotare, nel caso di R. e' come se mi avesse attaccato 30 chili di zavorra e tenuto la testa sott'acqua.
Sono convinta che per non so bene quale motivo, non le interessasse più continuare la nostra amicizia, e me lo ha dichiarato con la sua scelta di tradirmi e tradire la mia fiducia.

Ogni volta che mi e' successo che una persona di cui mi fidavo mi abbia piantato un coltello tra le scapole, inevitabilmente la prima cosa che ho pensato e' stata "Perché? Non eri mia amica, o mia sorella?" Non perché io sia santa monica, o madre teresa di calcutta, anzi!, ma perché credo ancora profondamente nella "santità" dell'amicizia. No, non sono un'amica perfetta: mi dimentico di chiamare quando devo, non sono sempre presente, lasciamo stare i compleanni… ad esempio, sono mesi che devo rispondere all'email della mia amica di liceo, e ora che ci penso, pure un altro paio di amici aspettano una mia risposta… no, faccio piuttosto pena come amica, o per lo meno, lo faccio a mio parere nelle cose meno importanti, quelle più superficiali. Pero' posso dire con certezza una cosa: faro' sempre del mio meglio per coprire le spalle dei miei amici, sempre. Se sei mio amico, puoi contare su di me. I've got your back, my friend.

Insomma, sono tornata ad essere una desperate housewife, una stay at home mom con mille progetti e 100mila scuse per non portarli a termine,  e ho bisogno di amici veri, in grado di accettare la responsabilità che un'amicizia vera comporta.

Non sono sicura se debba fare un colloquio a tutti quelli cui potrebbero essere interessati ad essere miei amici, oppure forse sarebbe più facile distribuire un modulo da far compilare.

L'importante e' che sia chiara una cosa, a questo punto: if you can't have my back, then don't apply for this position. 
Se non puoi coprirmi le spalle, non fare domanda per la questa posizione.


martedì 4 novembre 2014

Omofobia? No, grazie. (E no, Halloween non e' la festa di satana…)

Oggi e' il giorno delle lezioni, ma io ho votato due settimane fa, visto che in Arizona, e diversi altri stati, e' possibile farlo via posta in anticipo, o persino di persona, come Obama che ha votato nel suo seggio in Illinois il 20 ottobre.
Pragmatici o pigri? Non importa, la mia speranza e' che con queste votazioni cambi qualcosa al congresso, e siccome non abbiamo più CNN, che Dish Network ha litigato con Turner, che e' il provider appunto di CNN per chi ha il satellite, ho difficoltà ad avere notizie live dei risultati elettorali

La lettera contenente la scheda elettorale, il ballot
La scheda compilata


Il mio voto, e quello di mio marito, pronti a partire...

Quando vivevo in Italia, non esisteva niente di simile: il "libro" con descritti tutti i candidati, distretto per distretto,  e la descrizione di tutti i vari referendum, locali o statali. Molto utile!

Anyway, giovedi' scorso sono poi andata a pranzo con L., la mia (ex) amica, moglie del razzista, protagonista di questo post, dopo più di un mese di tira e molla, che hanno dimostrato ulteriormente la relazione tossica di sottomissione che ha con il marito: le dicevo "Facciamo domani? O dopodomani?" E lei sempre, no, non posso fare questa settimana perché devo preparagli il pranzo prima che va al lavoro, la prossima devo aspettare che rientri dal turno di notte per metterlo a letto… insomma, cazzo, tu hai 45 anni, lui ne ha 47, siete sposati da 10 anni, e' possibile che non sia in grado di farsi un panino o riscaldarsi una minestra,  togliersi la divisa, farsi una camomilla e rimboccarsi le coperta da solo? Ovviamente quando l'ho raccontato a mio marito, lui mi ha detto che e' un bel gesto da parte di una moglie, sottintendendo forse che io non li faccio… più (gli ho grugnito un vaffanculo senza problemi), ma io, se ci fosse di mezzo un'amicizia cui evidentemente tengo (e visto che e' stata lei a ricontattarmi, pensavo che lo fosse) e avessi voglia di trovarmi con questa persona, per una volta farei un'eccezione, o no?

Vabbe', scelgo il "ristorante", Chipotle, il cui menu e' provvidenziale per i vegani, e ci troviamo li' fuori alle 12 (io avevo proposto alle 11:30, perché alle 12 arrivano tutti i militari della base ed e' un casino, ma ovviamente mi aveva detto "Devo mettere R. a letto", manco avesse 3 anni…). Le offro il pranzo e di sediamo.

La mia testa era piena di pensieri, anche dei vostri suggerimenti, dei vostri commenti… chi diceva yea e chi diceva nay, vale la pena o no, e' giusto o meno… sinceramente io volevo davvero cercare di rammendare questa relazione, rattoppare questo strappo nel tessuto della nostra amicizia, che diversamente da altre mie relazioni con parenti/amici, terminate perché la fiducia su cui si basa normalmente un rapport era stata rovinata,  era invece stato causato da un disaccordo tra le mie convinzioni e quelle del marito. Certo anche questa e' una motivazione importante, ma volevo dare il beneficio del dubbio ad una persona che francamente non mi aveva fatto del male direttamente, presumevo solo per interposta persona che fosse un'ignorante razzista, ma non ne avevo conferma diretta.

Chi mi conosce sa che sono una che parla, sempre e tanto (con qualche eccezione ovviamente) e di tutto, quindi non ho avuto nessun problema ad iniziare una conversazione neutra su figli, vacanze, Legoland, ottovolanti, scuola, cibo… e durante il pranzo, che e' durato un bel 45 minuti, l'atmosfera tra noi sembrava distesa, quasi normale, così ho suggerito di andare a farci una tazza di te' da Starbucks, che qui da noi si trova all'interno dei 2 supermercati e di Target, anche per continuare a chiacchierare. Ma forse inconsciamente mi aspettavo che qualcosa sarebbe successo.

Questa volta e' lei ad offrirmi il te', ci sediamo un'altra volta… lei mi guarda e dice che le dispiace tanto per quello che e' successo con il marito, mi dice che e' impossibile avere una discussione con lui, che lui non sente ragione… io annuisco perché ha proprio ragione, poi mi dice che lei, ogni volta che lui comincia a parlare di politica, si chiude le orecchie tant'è che, quando le avevo detto nel mio email di come mi ero sentita offesa dalle parole razziste del marito, lei non se le ricorda perché non le aveva sentite. Non aveva sentito niente.
Urca, davvero? Ho pensato subito: o ha un dono incredibile di auto-isolamento di cui mi deve spiegare il segreto, oppure sento odore di bullshit, di stronzate perché se e' vero che capita anche a me, più spesso di quanto vorrei, di dimenticarmi di informazioni che mio marito mi butta addosso, specialmente se me le dice mentre sono presa e sto facendo qualcos'altro, se c'e' una discussione in atto, ed io sono seduta allo stesso tavolo, mi e' assolutamente impossibile non ascoltare quello che viene detto. Opure se proprio non voglio ascoltare, devo alzarmi ed andarmene.
Abbozzo un sorrisetto e le confermo che certo, suo marito e' molto testardo, ma che comunque pur rispettando in generale opinioni politiche diverse, non le rispetto quando diventa una scusa per glorificare razzismo e omofobia.

Vi giuro che non avevo nessuna intenzione di provocare o di ricominciare niente, volevo solo godermi un bicchiere di te' verde freddo alla pesca in pace con un'amica, ma lei mi dice:

"If we allow gays to get married, who can prevent people from marrying their dogs? Or their cats? Just look at the per store, look at the clothes people buy for their pets..." 
(Se consentiamo ai gay di sposarsi, chi puo fermare la gente che vuole sposarsi col suo cane? O gatto? Va a vedere nei negozi per animali, vai a vedere i vestiti che la gente compra per i propri animali domestici….)

Fate un momento di pausa, così da assorbire, come ho dovuto fare io, l'immensità iperbolica della mancanza di buon senso nascosta dietro queste parole. La profonda idiozia di tale "ragionamento"...

Vabbe', io comunque sono scema, avrei dovuto ancora una volta, guardare l'orologio, alzarmi e dire "OMYGOD e' tardi, devo andare a farmi pulire i canali auricolari perché continuo a sentire cose che non vorrei.." ed andarmene.
E invece non l'ho fatto e ho cercato invece di "ragionare" con un'idiota che, ora ne sono convinta, passa la giornata ad ascoltare gli idioti che conducono le trasmissioni e i notiziari di FOX News Channel (canale di notizie che funge da megafono per i Republicans e la destra conservatrice americana, in mano ovviamente alla cariatide internazionalmente conosciuta come Rupert Murdoch)…

Non ho potuto esimermi dal darle una piccola lezione di come usare quel poco di cervello che siamo capaci di utilizzare:
"Ok, anzitutto, la gente che spende montagne di soldi per comprare un tutù da $50 per Fifi' o il tapis-roulant fatto apposta per cani per Fido, lo fa' perché questi animali rappresentano o sostituiscono molto probabilmente dei figli che magari non hanno avuto o che sono cresciuti, certamente non perché li considerano dei trombamici a quattro zampe e debbano ricordarsi del loro anniversario! Comunque se questo e' un tuo timore vero, per rassicurare chi come te pensa che innamorarsi di una persona equivalga all'affetto che uno prova per il proprio pesce rosso, mettiamo nella legge una clausola: matrimonio tra persone dello stesso sesso OK, purché della stessa specie.  Andrebbe meglio così?"

"Well, they can call it a marriage, but it's not a real marriage anyway…" (Lo possono chiamare matrimonio, ma non e' un vero matrimonio comunque…)

"Vabbe' allora, stiamo facendo elucubrazioni semantiche: tu chiamalo quello che vuoi, chiamalo sedia o tavolo o "Homarriage"… in generale si usa la parola matrimonio perché tutti sanno di cosa si tratta, cioè la certificazione dell'intenzione e dell'impegno di voler passare la vita insieme alla persona che ami, chissenefrega del nome alla fine, no? purché questa unione sia ufficializzata e riconosciuta dalla legge, dal governo, purché vengano riconosciuti alle due persone che ne fanno parte gli stessi diritti di due persone di sesso diverso unite in matrimonio, come ad esempio il diritto alla pensione del proprio sposo/a, il diritto di visitarsi in ospedale, e il diritto (e qui sono stata cattiva, ma pure i buoni si rompono i coglioni, e io proprio buona non sono) di avere figli e crescere una famiglia, se così vogliono."

Silenzio.

Il mio te' a quel punto era pure pure finito.

"Ma guarda un po' che ora si e' fatta… ora devo proprio andare a fare un paio di spesucce… Ci sentiamo più avanti? Ti chiamo quando vado a correre al parco…." (Mica ho mentito perche' secondo voi, quand'e' che vado a correre al parco? wink link…)

Cosi' e' finita un'amicizia. Magari ci troveremo anche da qualche parte, ma il mio tempo e' molto limitato e la mia pazienza molto sottile, quando si tratta avere a che fare con ignoranti. E forse sono ignorante anche io perché davvero, certe idee non le tollero.

Ma a parte il discorso che riguarda l'impossibilita' di coltivare e mantenere un'amicizia degna di tal nome con una persona che ha idee sociali che sono diametralmente opposte alle mie, volevo sottolineare l'importanza per tutti di vagliare le fonti delle informazioni che si ricevono, specialmente negli ultimi anni, dove grazie a mezzi di comunicazione sociale come Facebook, Twitter, etc. veniamo bombardati da un numero fantasmagorico di cagate informazioni che vengono disseminate con lo scopo di impaurirci, di farci rimanere, proprio come i Croods, dentro alla nostra caverna, circondati dal falso senso di sicurezza che in realtà non fa' altro che impedirci di aprire la mente e il cuore, come ad esempio essere convinti che consentire anche alle persone gay di sposarsi rovini l'istituzione del matrimonio (come se già non fosse messa in ridicolo dal numero di divorzi), e che apra le porte alla possibilità che si possano sposare cani e gatti… ma SUL SERIO, tra di loro….

Questo fear-mongering, l'atto di suscitare deliberatamente nella gente paure e allarmi su un "problema" particolare, e' una tecnica che viene usata quotidianamente dalle varie religioni… e quale esempio più a proposito di Halloween e del terrore che in Italia vi e' stato trasmesso da personaggi ecclesiastici di poca intelligenza e ragione?
Ho visto che parroci, esorcisti (si' perche se c'e' qualcuno che proprio ispira fiducia e' uno che per lavoro caccia i demoni, eh?), monache e catechisti… tutte questa autorità della fede cattolica hanno deciso di spaventare i fedeli, o almeno quelli che hanno perso la capacita', o magari non l'hanno mai avuta, di usare il proprio cervello e fare domande di fronte a ciò che non capiscono e ragionare autonomamente, e garantirgli una visita di Satana nel caso avessero messo una zucchetta sul pianerottolo o dato una caramella ad un bambino che la chiedeva la notte del 31 ottobre.
Ormai non uso Facebook molto, se non con la pagina di questo blog (e se volete seguire i miei deliri con una frequenza più giornaliera, cliccate su "mi piace" a fianco e vi tedierò quotidianamente), ma il giorno prima di Halloween mi e' capitato di leggere su una bacheca di un amico un post sui pericoli di Halloween, pubblicato da un "famoso esorcista", tale Padre Amorth (che comunque cazzo, con un cognome così, solo l'esorcista poteva fare… o aprire delle pompe funebri…) che rifacendosi a questo post del blog di un altro oscurato Don (leggete questo post a vostro rischio e pericolo, e' qualcosa di paurosamente ignorante), ha causato in migliaia di italiani questo terrore di Halloween, perché…  Satana. Perché… gli scheletri e le bare.  Perché… i cartomanti e i lettori di tarocchi.

Se c'e' qualcuno dei miei lettori fedeli o novelli che fa' parte del gruppo di fondamentalisti religiosi … pazzi… ingenui che si e' fatto convincere che Halloween sia una celebrazione di Satana, allora vi invito qui per il prossimo 31 ottobre, perché davvero, non siete mai stati in America ad Halloween: non c'e' proprio niente di satanicamente celebratorio nel vedere bambini e adulti vestiti da principesse, Ninja Turtles, e altri personaggi (e includo anche diavoletti e angeli, scheletri e mostri) camminare per ore, spesso al freddo, per ricevere caramelle e dolciumi gratis. L'unica cosa diabolica in questa festa e' sapere che a casa loro in questo momento, tutti i dentisti stanno pianificando la prossima in crociera nei Caraibi. Con famiglia.

La famiglia di satanisti all'opera…..

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Questo e' il nostro "cimitero" di Halloween… niente paura, sono amica di satana, ci troviamo a giocare ogni tanto a battaglia navale e Trivial Pursuit….

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