giovedì 11 settembre 2014

Una promessa al futuro fatta sul passato

Ho poco da dire.
Quello che ho vissuto durante l'11 settembre 2001, e nei mesi seguenti, l'ho scritto in altri post passati, come questo del 2008, ma ho trovato un articolo in cui l'autrice parla brevemente del National September 11 Memorial and Museum e della sua riluttanza a visitarlo.
Lei, che quella giornata l'aveva vista accadere dai marciapiedi in fronte al suo ufficio al Wall Street Journal, come tanti New Yorkers trova difficile re-immergersi nell'incubo tangibile di quegli eventi.

Per chi l'inglese non lo mastica abbastanza, in questo articolo l'autrice intervista la direttrice del museo, Alice Greenwald, che per 8 anni ha raccolto, catalogato e ricordato gli eventi di quella mattina di settembre, cristallizzandoli. In questa tomba gigantesca, piena di ricordi e fantasmi, si rivela lo scopo di questo museo/memorial, anzi di tutti i memorial, che e' quello di ricordare, non solo gli eventi, e ognuno poi può deciderne il significato dentro di se', ma anche ricordare che, di fronte alle azioni più orrende di cui gli esseri umani sono capaci, accanto allo yin che ci rende inumani, c'e' sempre la forza positiva, l'umanità più elevata, lo yang che ci redime.
Una delle frasi che mi hanno colpita e' questa:

"Memorials are the way people make promises to the future about the past…. They are “places of encounter” where we can pay respects to people whose lives were taken unjustly. In them, we can find the worst of our human nature, but also, inevitably, the best."
"I Memorial sono il modo in cui la gente fa' delle promesse al futuro sul passato… Sono posti in incontro dove e' possibile rispettare le persone le cui vite sono state prese ingiustamente. In essi. possiamo trovare il peggio della nostra natura umana ma anche, inevitabilmente, il meglio."

La natura umana e' senza dubbio capace delle azioni più inumane che possiamo immaginarci, basta accendere la tv su qualsiasi telegiornale per averne la conferma.
Ma per contrasto, proprio nell'oscurità più profonda, si intravede un raggio di luce. Non lo dico in termini religiosi, ma puramente umanistici; e' proprio questa la promessa di cui, secondo me, parla Mrs. Greenwald.
Se mai andrete in visita a NYC, vi consiglio di andare a visitare questo museo. Lo faro' anche io senz'altro, dovessi mai tornare da quelle parti

Uno degli aspetti piu belli della natura umana lo troviamo in questo videoclip, dagli archivi del Daily Show with Jon Stewart:  9 giorni dopo la tragedia, torna in tv, e lo fa' con una grazia e un'umanità che sono solo sue.
Tanto di cappello al mio amatissimo Jon, per averci fatto ridere, nonostante tutto.


mercoledì 3 settembre 2014

La mia sfida

Ne hanno parlato e straparlato tutti.
E' stato il tormentone internazionale di questa estate. Abbiamo visto, e sopportato, tutti centinaia di video, alcuni normali, alcuni divertenti ed altri da vergognarsi all'infinito.
Da questa parte dell'oceano, dove e' nata, in Italia e ovunque esiste acqua da sprecare, tante, tantissime persone hanno accettato "la sfida", in pratica una catena di santantonio ma "col cuore", e si sono buttate addosso da sole o con l'aiuto di qualche amico o fotomodello che capitava di li' per caso (come la Versace ridicolissima nel suo inglese biascicato), esortando amici e il mondo intero a donare per l'ALS. E' stata una sfida in cui hanno partecipato un po' tutti, ricchi e "poveri" (i veri poveri manco hanno i soldi per pagarsi l'acqua, quindi penso non li vedremo in nessun video), donne e uomini, in carriera o a casa, anche tanti bambini ... tanti che sono "nessuno" ma anche tantissimi di quelli "che contano", o che vorrebbero farlo, hanno scelto questo tipo di stunt philantropy, gesto filantropico mischiato a montatura pubblicitaria (lo intendo non con una connotazione negativa di per se) e lo hanno fatto principalmente per due motivi:
  • raccogliere fondi per supportare la ricerca scientifica per trovare la cura per una malattia piuttosto rara che offre altrimenti pochissime speranze di sopravvivenza
  • sensibilizzare l'opinione pubblica dell'esistenza di una malattia che colpisce circa 5000 americani ogni anno: le stime sono imprecise, perché non esiste un registro nazionale unico, e si presume che esistano circa 30000 malati di ALS negli US. Questo ad esempio, e' un registro ufficioso di pazienti con ALS. Nel mondo si stima che esistano circa 400000 persone con questa malattia. Tra i nomi più famosi di persone colpite ricordo Lou Gehrig (in America l'ALS e' conosciuta comunemente come Lou Gehrig's Disease) un idolo del baseball che ha giocato nei New York Yankees per quasi 20 anni, con moltissimi record, e Stephen Hawking, forse il più importante fisico teorico dei nostri giorni, che a 72 anni e' uno dei pazienti che ha sopravvissuto più a lungo con questa malattia, più di 50 anni … e ovviamente, Morrie Schwartz, protagonista del libro, che adoro, Tuesdays With Morrie. 
Sono entrambe motivazioni nobilissime e importanti.
Qui in America nel giro di 2 mesi di secchiate, sono stati raccolti più 100 milioni di dollari per l'ALSA, l'associazione dietro questa iniziativa, non male per un'organizzazione che in media, raccoglie forse 5 milioni di dollari all'anno di donazioni! Il tutto grazie ai contributi generosi di circa 3 milioni di persone (il che equivale a circa 3 milioni di video… diomiscampi!)

Dopo aver applaudito questa iniziativa e la generosità degli americani (e di tutti quelli che hanno donato nel mondo), mi sono anche io come tanti chiesta perché milioni di persone, che non solo non hanno nessun interesse personale o civile verso l'ASL, ma che in particolare o non donano mai oppure quando lo fanno, e' un evento anonimo, hanno donato in questo caso con video di contorno…  mi da' un po' l'impressione che si tratti di un atto di generosità "pelosa", che si fa' perché ci da' l'opportunità di metterci un po' in mostra, un'iniziativa benefica che solletica il nostro desiderio represso di "fama".  Forse. Oltre allo strazio estivo di vedere persone cercare di affogarsi prima di prendere in mano la carta di credito, stuzzicando altre persone a fare lo stesso, siamo stati testimoni di una varietà di situazioni che hanno poco a che fare col desiderio di aiutare questi 30000 malati, e più con la ricerca di notorietà tra i propri pari, con gente che ha cercato di essere creativa e "divertente" nel realizzare questa sfida, con risultati spesso ilari e a volte pericolosi. Ma il fine giustifica i mezzi, in fondo e' un'iniziativa "divertente", e ha superato qualsiasi altra campagna di qualsiasi altra organizzazione. Quindi, kudos a chi l'ha creata e congratulazioni all'ALSA.

Poi pero' mi chiedo quale sarà l'effetto per tutte le altre migliaia di charities, di organizzazioni altrettanto meritevoli che possono offrire un bang for your buck, cioè rapporto contributo/effetto, molto superiore a quello che offre l'ALSA… ad esempio, quanto ricevera' quest'anno la National MS Society, la Societa Nazionale per la Sclerosi Multipla, perché trovare una cura per questa malattia avrebbe un impatto 10 volte maggiore paragonato ad una cura per la ALS, come minimo, visto che solo negli US le persone affette da quest a malattia sono circa 300000.  Oppure la Croce Rossa, che e' sempre in prima linea in tutti i paesi nei momenti più difficili, oppure Meals on Wheels, che ogni giorno provvede a dar da mangiare a 2 milioni e mezzo di persone anziane in America…  Migliaia di organizzazioni che probabilmente perderanno molti dei contributi su cui contavano, perché su 3 milioni di contribuenti, immagino che la maggior parte siano persone come me, con un budget limitato per donazioni.
E non e' che uno debba solo donare a cause che hanno un effetto globale e tangibile, perché e' proprio attraverso donazioni individuali più che contributi governativi che malattie rare vengono considerate "meritevoli" di intensa ricerca scientifica. Pero', come riportato in questo articolo, i benefici di 100 milioni per la ricerca sull'ALS saranno per forza limitati a breve termine, e se e quando ci saranno dei benefici a lungo termine, saranno limitati al numero di persone che l'ASLA potrà aiutare.
Poi e' vero che i contributi della ricerca scientifica in un campo spesso "tracimano" in altri, pero' si parla sempre di anni di attesa incrociando le dita...

Per quanto riguarda la "consapevolezza sociale", che e' una delle ragioni citate da tutti per questa sfida,  pensateci bene, essere consapevoli che esiste l'ALS ha un effetto molto minimo. Non e' come, ad esempio, sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza, chesso', di mettere i bambini nei seggiolini appositi in macchina, o sulla discriminazione che le persone gay ricevono quotidianamente, o magari una campagna per creare attenzione verso l'autismo in tutte le sue "configurazioni"… Ora so che esiste questa malattia terribile che colpisce 5000 persone all'anno, e …?
Tra l'altro qui si sono verificate delle scene ipocrite in cui alcuni congressmen che avevano votato in favore di leggi che tagliano i fondi pubblici per la ricerca per l'ASL, hanno senza nessun problema accettato la sfida. Non necessariamente persone ipocrite, ma se ci fossero più fondi pubblici, ci sarebbe meno bisogno di raccolte di fondi privati...

Poi comunque mi da' fastidio l'obbligo di fare quello che fanno tutti, dare dove danno tutti. Ma forse sono solo io fatta così...

Quindi visto che in qualche modo mi trovo, come spesso mi capita, ad applaudire e criticare contemporaneamente questa iniziativa, ho deciso di auto-nominarmi e parteciparvi, ma con un paio di modifiche, perché e' giusto aiutare tutti i nostri "compagni di viaggio" che vivono con noi su questo pianeta, quelli che cercano di sopravvivere a difficoltà ed ostacoli quotidianamente, ma e' ancora più giusto fare una scelta personale, sentita. Donare dei propri soldi e del proprio tempo a cause in cui crediamo davvero e' fondamentale in una società civile, e stranamente, aiuta non solo chi riceve, ma anche e soprattutto chi dona. Al di la' del momento registrato su un video.








p.s.: non c'era il sole, quindi senza l'aiuto dei pannelli solari l'acqua era sui 24 gradi centigradi… 
p.p.s: ho donato al santuario per animali della mia amica Toni, Whisper's Ranch e al PCRM, Physicians COmmittee for Responsible Medicine.


Ice Bucket Challenge "famose"
Stephen Hawking
Homer Simpson
E la collezione di IBC fallimentari...


martedì 26 agosto 2014

Video-stralci dalla mia vita qui

Magari non ve ne frega una cippa, io pero' spesso mi chiedo come sarebbe se conoscessi dal vivo chi mi legge, se vivessimo vicini, se ci frequentassimo di persona, perché io scrivo quando posso, di quello che mi colpisce o di cui vorrei parlare, delle mie esperienze quotidiane, e voi leggete di fretta o magari anche no, e magari commentate, qui o su facebook, e si creano queste conversazioni veloci e in qualche modo mi illudo che esista una relazione tra di noi, che mi conosciate davvero. 

Così per darmi e darvi un'idea della mia vita qui, ho pensato di portarvi con me in 4 situazioni diverse che sono la normalità, o quasi, per me.
Non e' la prima volta che pubblico dei video personali, diomio no, pero' questa volta davvero vi pensavo tutti mentre li facevo!

Siete pronti?

Allora, sedetevi nel mio catorci... pulmino che andiamo in autostrada insieme, con accompagnamento musicale di uno dei miei gruppi preferiti! (avete notato il traffico e l'affollamento edilizio?)


video



Imparate la fonetica con Violet, cosi' come avevo fatto io a suo tempo con Chris...

video



Venite a vedere da vicino un paio di ospiti temporanei del mio giardino >> 2 roadrunners, i famosi Bip-Bip tanto odiati/bramati da Vil Coyote… (questo video l'avevo già pubblicato qualche giorno fa su fb, ma incontri così ne capitano spesso)

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Godetevi con me uno dei tanti arcobaleni nel cielo incazzoso che i monsoni ci regalano…

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Vi abbraccio tutti virtualmente, che magari un giorno ci incontreremo davvero, magari qui così sul catorcio ci salite davvero!
Alla prossima!

lunedì 18 agosto 2014

Vegan Hot Dogs: due ricette sane E buone!

Devo scrivere il nuovo articolo per l'edizione autunnale della Newsletter della Co-op, e mi sono resa conto che l'articolo che avevo scritto per l'edizione estiva conteneva 2 ricette che potrebbero interessarvi. Quindi in ritardo quanto l'estate italiana, ve le passo adesso, nella speranza sempre che proviate anche voi a mangiare almeno una volta alla settimana con compassione!

Qui trovate l'articolo con le ricette in inglese, a pag. 4

Prima ricetta:

HEALTHY VEGAN HOT DOGS

INGREDIENTI
1/2 Cup (125g) fagioli cotti o in scatola (scolati e risciacquati). Io uso i Pinto, ma penso che i borlotti vadano bene.
1/2 tsp (2,5g) aglio in polvere
1/2 tsp cipolla in polvere
1 tsp (5g) coriandolo in polvere
1/4 tsp (125g) maggiorana in polvere
1/4 tsp (125g) macis  Se non lo trovate, va bene anche la noce moscata.
1/2 tsp (2,5g) farina di senape
1 tsp ( 5g) paprika spagnola (affumicata)
pepe q.b.
1 Cup (250g) farina d'avena (avena in fiocchi passata nel robot da cucina oppure farina integrale)
1/4 Cup (63g) glutine
1/4 Cup  (63g) lievito in scaglie
2 Tbs (30g) salsa di soia
1/2 Cup (125g) acqua
pellicola d'alluminio e carta da forno


PROCEDURA
Passare i fagioli nel robot da cucina finche' non diventano praticamente un impasto che metterete in una ciotola. Mescolare tutte le spezie insieme, e aggiungerle ai fagioli. Aggiungere tutti gli altri ingredienti e mescolare bene. Io uso le mani per impastare il tutto bene.
Preparare 6 (dipende da quanto saranno grandi i vostri hot dog) rettangoli di foglio d'alluminio e di carta da forno, di circa 20cmx15cm.
Prendete un pezzo dell'impasto, per un hot dog normale circa 1/4 Cup/65g, e rotolatelo su un tavolo e tra le mani e create un salsicciotto tipo würstel di circa 13 o 14 cm di lunghezza. Arrotolate l'alluminio attorno all'hot dog (se siete come me e il contatto del cibo con l'alluminio non vi piace, potete prima avvolgerlo in un rettangolo di carta da forno, poi nell'alluminio), e chiudetene le estremità come se fosse l'incarto di una caramella. Continuate a creare altri hot dogs con il resto dell'impasto, poi metteteli belli incartocciati in una pentola con cestello a vapore, incoperchiatela, fate bollire l'acqua e fateli cuocere a vapore per circa 40 minuti.
Metteteli poi a "riposare" nel frigorifero per 4 ore, o durante la notte.
Ora saranno pronti per essere grigliati, se volete,  per qualche minuto, oppure riscaldati in padella. Mettere l'hot dog nell' hot dog bun, il panino lungo apposta (noi li troviamo integrali), "condire" con senape, ketchup e crauti o pickle relish, che in pratica e' un condimento creato tagliando a pezzettini minuscoli i cetriolini sottaceto, e mangiare.


L'impasto di fagioli, spezie, farina e glutine

Eccolo pronto per essere avvolto nella carta da forno...

… tutti gli hot dog sono pronti per la cottura a vapore.
Eccolo pronto ad essere "scartato"!
Con l'hot dog bun
Il prodotto finale, coperto con i miei topping preferiti!


Seconda ricetta:

BUNNY-DOGS (gli hot dog del coniglietto)

Due parole di introduzione a questa: la prima volte che ho mangiato un bunny dog e' stato durante un evento vegan a Tucson, uno dei ristoranti vegani era presente con un hot dog cart, un carrettino come quelli che si vedono a New York City, per darvi un'idea, e non ci credevo che non fosse il solito hot dog vegano che si trova nei negozi qui, tipo Tofurky o LightLife, fatto solitamente con proteine vegetali idrolizzate ed olio, ma una carota. Ho scoperto poi che e' un'idea stra-usata nel mondo vegan/salutista, e vi posso assicurare che oltre ad essere originale, e' davvero buona! 

INGREDIENTI

4 carote tagliate della stessa lunghezza dei buns
1/4 Cup (63g) aceto di riso o aceto di sidro di mele
1/4 Cup (60ml) acqua
2 Tbs salsa di soia (o tamari, che e' senza glutine)
1/4 tsp aglio in polvere o 1/2 spicchio d'aglio schiacciato
una spruzzatina o due  di estratto di fumo (liquid smoke, lo potete trovare penso in negozi specializzati in aromi/spezie strane)
pepe a piacere


PROCEDURA
Riempite (quasi) una pentola d'acqua e portatela ad ebollizione. Aggiungete le carote ed abbassate la fiamma a medio. Quando le carote sono cotte abbastanza che si possono bucare facilmente con una forchetta, in pratica al dente, toglietele dall'acqua di bollitura e passatele sotto acqua fredda per fermarne la cottura.
Unite tutti gli altri ingredienti in un contenitore ermetico e mettevi a marinare le carote per almeno 3 ore. Scuotetelo ogni tanto, per muovere la marginatura bene in giro. Sappiate che più a lungo marinate le carote, e più prenderanno il sapore dell'aceto.
Passatele al forno riscaldato a 175C, o su una griglia per 10/15 minuti.
Mettetele nel bun e, come per gli altri dogs, copritele con i condimenti che volete. Enjoy!

(Mi dimentico sempre di fare le foto quando li preparo, quindi niente immagini… dovrete prepararli voi!)

martedì 12 agosto 2014

Mork e la scintilla di pazzia che lo ha riportato su Ork

Non so con esattezza perché, ma la morte di Robin Williams mi ha colpito piuttosto fortemente. Sara' che anche io, come milioni di persone, sono cresciuta con Mork & Mindy, sarà che amo le persone che mi fanno ridere, e sicuramente Robin Williams e' nell'Olimpo dei comici, ma appena saputa la notizia, mi e' venuto un po' il magone. Perché in qualche modo lo sapevamo un po' tutti che dietro quella comicità irrefrenabile, esistevano tormenti e demoni profondi (come spesso capita con i comici, la loro comicità ha radici in sofferenze), lo sapevamo tutti, almeno qui in America che ne seguivamo gli ups and downs, i saliscendi fatti di grandi successi professionali e cadute e ricadute personali tra gli artigli dell'alcol, che qualcosa sarebbe potuto succedere. E ne aveva accennato in tante interviste negli ultimi anni specialmente.
Nella sua ultima intervista con Jon Stewart del Daily Show, Robin Williams parla apertamente della sua lotta contro l'alcolismo (oltre all'alcol, aveva anche abusato di cocaina negli anni '70 e '80), e dice, rispondendo a Jon che menziona la sua paura, una volta che aveva smesso di farsi, di non essere più capace di creare, di far ridere la gente, "the main operative word is fear… the fear is there, and you're try to overcome it with that, but if you can deal with fear and realize that some of it  is real and some isn't, and then come throughout that…" "La parola operativa e' paura… la paura e' li', e tu cerchi di superarla con quella (la sostanza chimica), ma se riesci a trattare con lei e realizzare che un po' e' reale e un po' no, e poi riesci a passarci attraverso…"

Paura di non essere adeguato, di non farcela, di aver bisogno di alcol… Depressione.

E' difficile per noi "comuni mortali" concepire che una persona che verosimilmente ha raggiunto l'apice di successo, fama, soldi, sia depressa o viva paralizzata dalla paura… Eppure e' la realtà di tante persone, persone meno famose e ricche, persone "normali", con una vita che sembrerebbe perfetta, o comunque una vita che vale la pena vivere.

La mia prima esperienza con la depressione risale a una trentina di anni fa, mi ricordo un Natale in cui mia madre era sdraiata sul divano non so se piangesse o meno, ma non era felice. Non capivo perché e pensavo, vabbe' ma perché deve fare cosi' a Natale? Perche non si alza e si unisce al resto della famiglia?
E' un ricordo vago, ero un'adolescente penso, e ricordo le parole "esaurimento" e "depressione"…

La seconda esperienza che ho avuto con la depressione e' stata molto più drammatica e difficile, e l'ho vissuta quando mio marito e' stato diagnosticato come bipolare/depresso, 12 anni fa. La stessa diagnosi di Williams, tra l'altro.
L'intervento della polizia, il ricovero in un ospedale psichiatrico seguito da mesi, anni di medicine, terapia, gruppo di supporto.. mentre io con 3 figli piccoli (Vivian non aveva nemmeno 2 anni) mi ubriacavo di informazioni su cause, cure, pericoli… lo sapevate che il 25% di persone diagnosticate bipolari commettono suicidio? Io ho vissuto con questa spada di Damocle per anni.
Oltre al trovarmi a dover imparare a convivere con una malattia di cui si parla poco, una menzione particolare va allo stigma che qualsiasi malattia mentale porta con se e all'isolamento che ne consegue... sono convinta di essere riuscita a sopravvivere a quegli anni un po' perché non avevo scelta e un po' grazie al mio piccolo gruppo di amiche locali che erano a conoscenza di quello che mi succedeva, e sono state presenti nonostante lo stigma appunto.
Prima del mio incontro ravvicinato con la depressione, anche io facevo parte del gruppo di persone che, di fronte ad una persona depressa, pensava Snap out of it!,  Riprenditi!
Ora so che non basta schioccare le dita o battersi i tacchi delle scarpette rosse, non si esce dal tunnel della depressione con un colpo di bacchetta magica...
Non vi tedio con i dettagli, ma e' stata una lunga battaglia combattuta da parte sua, con me al margine…Tanto lavoro che lui ha fatto su se stesso, dall'imparare a riconoscere i "momenti giù" e i sintomi, quando tornavano, all'accettare la propria imperfezione, la propria immaturità emotiva ed essere disposto ad accettarsi e a cambiare, ogni giorno… tanto lavoro anche da parte mia… una battaglia dove la sua "fortuna" e' stata anche quella di non avere mai avuto problemi di abuso di sostanze chimiche.

Quali fossero i demoni interiori che tormentavano Robin Williams, probabilmente non lo sapremo mai, non possiamo capire in quale oscurità vivesse, per noi e' inconcepibile, ma guardatevi intorno, perché siamo tutti circondati da persone che soffrono silenziosamente. E se avete qualcuno nella vostra vita che soffre di depressione, che vive una paura che voi non capite, ma che per lui e' così forte e potente da dominargli la vita, non accantonate questi suoi sentimenti come insignificanti, o facili da superare, perché per questa persona non lo sono. Che almeno sappiano che sono amati. E che riconosciamo che i loro dolori sono veri e non un parto della loro immaginazione o un modo perverso per cercare attenzione (questo e' quello che si sente spesso dire in relazione alla depressione).

Robin Williams ha toccato in modo indelebile la fantasia e le vite di milioni di persone nel mondo. Che la sua morte prematura ricordi a tutti che la depressione e' una malattia vera, che non c'e' niente di intrinsecamente sbagliato o marcio in una persona che soffre di una malattia mentale, qualsiasi essa sia. Che esiste aiuto (anche se spesso quello che possiamo dare noi come famigliari o amici e' solo la nostra presenza e il nostro affetto) e che possono vivere una vita normale, e persino guarire.
Parliamone apertamente, cosi come parliamo di diabete e asma.

Perché alla fine siamo tutti un po' pazzi.

"You're only given one little spark of madness. You mustn't lose it."  (Robin Williams)

"Ti viene data solo una piccola scintilla di pazzia. Non devi perderla."


Qui l'intervista di cui vi parlavo dello scorso settembre con Jon Stewart:

sabato 9 agosto 2014

Le persone sempre polemiche (mini-sfogo)

Un post veloce, uno sfogo più che altro, per ritrovare il ritmo di quando scrivevo frequentemente.

Ho riscontrato che trovo sempre più difficile avere una relazione normale con persone polemiche per natura, quelle che sono sempre pronte a dichiarare l'opposto di quello altri dicono o scrivono, quelle che, ogni cosa tu scriva o dica, sono sempre aggressivamente pronte a contraddire tutto e tutti, con la coda di paglia come se fosse sempre tutto detto o scritto "contro" di loro o la loro opinione… ti correggono per tutto e non in maniera simpatica e divertente, ma col tono che dice "sei scema"… pero' quando tu correggi loro (perché ancoro loro dicono e scrivono troiate, eh?), allora si inalberano subito. Diomio! Come si fa' a vivere sempre così comunque? Mica e' uno stato d'animo, il loro, un momento così... Sono sempre sempre sempre così. Senza sosta.

Ma fosse solo la natura polemica! Spesso, anzi quasi sempre, alla natura polemica si aggiunge una evidentissima assenza di senso dell'umorismo e dell'autoironia (quella vera, quella che e' leggera come il battito d'ali di un colibrì e non pesante ed esagerata come la cavalcata degli elefanti), e questa e' per me una combinazione catastrofica ed assolutamente insopportabile. Non le reggo per più di mezzo minuto, se le reggo.
Morale? Le evito quando e quanto posso e mi chiedo: ma loro lo sanno quanto sono insopportabili? Mah.


mercoledì 6 agosto 2014

Si ricomincia!

Lunedì e' ricominciata la scuola.
Era il giorno che stavo aspettando da quando avevo visto quel + azzurrino sul test di gravidanza quella mattina dei primi di ottobre 2008… e quindi da lunedì sono ufficialmente IN VACANZAAA… Scherzo, ovvio che noi mamme non si va mai in vacanza.
Diciamo che ho circa 7 ore in cui posso cazzeggiare indisturbata, pur sapendo che dovrei usarle per cercare di recuperare questa casa in cui tutto e' stato messo più o meno in attesa da diversi anni.
Be', l'attesa e' finita. si tratta ora solo di darsi da fare… io comincio dal blog!
Per il momento davvero mi godo queste ore di libertà', questo sapermi priva di costrizioni temporali e di sensi di colpa per essere sempre indietro con tutto e non essere la meravigliosa madre creativa dalla casa perfetta che sognavo di essere, prima che avessi una casa, o figli, ovviamente.

Inizio col dirvi che il riposo del mattino e' stato subito rovinato dai compiti, non quelli delle figlie, ma i miei!!  Infatti mi sto ancora riprendendo da un crampo al polso, perché i primi giorni di scuola per noi genitori significano una caterva di moduli da completare e firmare: a partire dal contratto per il trasporto con lo scuolabus (con tutte le regole e i vari gradi di "punizione", fino alla perdita del privilegio dell'uso dello schoolbus) poi tutti gli insegnanti delle medie e superiori mandano a casa il syllabus della loro materia, una traccia a grandi linee di quello che insegneranno, e una mini guida sulla condotta degli studenti, sul modo in cui i voti verranno conteggiati, cosa e' consentito o meno, che studenti e genitori devono leggere e firmare, per far si' che  siano tutti coinvolti e responsabili ed evitare poi problemi durante l'anno.

Emily e' tornata da scuola contenta, sono 2 giorni che e' di ottimo umore, sarà che forse si e' scrollata di dosso la maledizione dell'untore... del freshman, e quindi per il momento si gode il fatto di essere una sophomore (o come le ho suggerito io, una suffer-more) con i taciti privilegi che comporta il non vivere più nel fondo della gerarchia della high school. Non e' che esistano nella nostra high school atti eclatanti di bullismo vero e prorpio verso i freshmen, e nemmeno le innocue ma umilianti attività di hazing come quando facevo il ginnasio (com'era? San Firmino firma il quartino?), la differenza e' che ora può guardare lei dall'alto al basso i ragazzetti  del primo anno e dire con superiorità "he's a freshman" come se dicesse "he's a cockroach".
 Le piacciono quasi tutti i suoi insegnanti, 2 sono gli stessi dell'anno scorso,  eccetto quella di Honors Algebra/Trig che le e' parsa "noiosa"… Cosa si aspettava, Algebra/Trigonometria, The Party? Kids today….

Vivian come sempre ama la scuola ma soffre la folla di studenti, e quest'anno, con la chiusura delle 2 charter school di Sierra Vista, la popolazione studentesca di tutte le scuole pubbliche e' aumentata parecchio, ed e' quindi tornata a casa spossata, ma le sono piaciuti tutti gli insegnanti, soprattutto quello di scienze (una classe dove oltre ad essere tutti studenti Discovery, quindi ragazzi che sono almeno interessati ad imparare), Mr. Graeme che e' molto carismatico e amato dai suoi studenti (lo ha avuto anche Emily, e lo adorava!). A detta di Vivian,  e' molto cool. Io incrocio le dita e spero in un semestre senza troppi problemi emotivi.
Piccola parentesi, forse ne ho già parlato in precedenza: faccio fatica a chiamare gli insegnanti di medie e superiori "professori", perché qui gli unici cui viene dato tale appellativo sono quelli universitari, gli altri sono tutti Mr. o Ms./Mrs. Chiusa parentesi.

Ovviamente tutti eravamo in attesa di vedere Violet nel suo primo giorno di questa carriera scolastica d'obbligo, 13 anni che iniziano con il Kindergarten a 5 anni e finiscono con la graduation dalla high school.
Lei era pronta, prontissima: sveglia alle 6:30 (cosa durissima per una che, a differenza dei fratelli alla stessa eta', e' una grande dormigliona), colazione, scelta del vestito, spazzolamento capelli, preparazione pranzo (a quel punto io ero già stressata e pronta a tornare in "vacanza", o almeno a letto) e via verso la fermata dello scuolabus, che sarebbe arrivato, secondo la schedule alle 7:26.
Ora, quando Chris,  Emily e Vivian avevano iniziato il Kindergarten, eravamo in New Jersey, e la loro scuola aveva un sistema diverso: anzitutto, l'orario d'inizio scuola per il Kindergarten era leggermente più tardi di quello per il resto della scuola, quindi i bambini avevano un loro schoolbus separato da quello degli altri bambini più grandi (bene!).  Poi tutti i kindergarteners dovevano indossare, per la prima settimana di scuola, un cartellino con il loro nome e nome della maestra, così che se si fossero persi nei meandri della scuola, chiunque avrebbe saputo aiutarli. Io li ho sempre salutati alla fermata, sapendo che sarebbero stati sicuri, e non ci sono mai stati problemi con nessuno dei 3.
Qui invece non esiste un trattamento differenziale, ma suggeriscono ai genitori di portare a scuola i bambini il primo giorno, per aiutarli a trovare il punto di ritrovo della propria classe (la maestra l'avevamo conosciuta venerdì scorso all'Open House, l'evento in cui si "scopre" la propria maestra, si visita la classe nuova, perché ricordatevi che qui ogni anno si cambia maestra/classe): tutti gli studenti si radunano nel campo giochi della scuola per giocare e rilassarsi prima che inizi la giornata scolastica (lo chiamano morning recess, intervallo mattutino) e quando suona la prima campanella, si mettono in fila a seconda della maestra (il cui nome e' dipinto per terra)… ovvio che da soli, questi poveri piccolini non saprebbero mai cosa fare.
Vabbe', fin qui mi sembra che tutto sia fattibile, eccetto che io lunedì mattina, avendo dovuto prestare il mio pulmino a Chris, che doveva essere al lavoro alle 4:30 (apriva la piscina), visto che la sua Juliette era dal meccanico, di farmi 2 km a piedi con Violet, prima che iniziasse la scuola per la prima volta  non ne avevo voglia (si', sono una viziata pigrona americana, che vi posso dire?), così le ho fatto prendere lo scuolabus, dopodiché io, pedalando come una matta, sono andata in bici ad incontrarla mentre scendeva dal bus a scuola, e l'insieme siamo andate al posto del line-up.
E' stato li' che ho visto in lei i segni di quell'ansietà che precede l'inizio di qualcosa di nuovo, di cui non si ha esperienza, in un posto sconosciuto… ma quando e' suonata la campanella e Mrs Pierre, la maestra, l'ha presa per mano e le ha detto "You're the line-leader", visto che era lei la prima della fila, e l'ho vista marciare un po' impaurita verso la sua classe, che ho avuto la conferma che sarebbe tutto andato bene!
E cosi' e' stato! Una mia amica che lavora come para-professional (una sorta di maestra di sostegno, ma senza la qualifica di maestra) per un'altra insegnante del K, mi ha detto che ha visto Violet durante il pranzo e fuori durante il recess, ed correva scatenata e felice! Come suo fratello, anche lei non ama parlare di quello che ha fatto in classe appena tornata da scuola, e così aspetto un po', e poi le faccio qualche domanda finche lei non mi racconta quello che si ricorda della giornata! Per il momento so che ha conosciuto una bambina, si chiama Isabel, che e', qui ripeto le sue parole "smart like me", furba come lei! Come fai a saperlo, le ho chiesto? Me lo ha detto lei. Ah, ecco!
Cosa darei per essere una mosca nella sua classe una volta!!

Ieri, secondo giorno, ha fatto tutto da sola, ma mi ha detto che non riusciva a trovare la fila giusta e "le lacrime avevano cominciato a scendere", ma la sua maestra l'ha vista, l'ha abbracciata e l'ha portata con il resto della classe!
Oggi dovrebbe andare meglio, mi ha detto che si ricorda dove deve andare!

Evviva la scuola!

Ecco alcune immagini di lunedì:


Pronte!

Alla fermata dello scuolabus

E' salita cosi di fretta che non sono riuscita a farle una foto!

La Fagiolina e Ms. Heidi, che dal 2007 porta avanti e indietro da scuola i miei figli!

Aspettando che suoni la campanella...

… si va a giocare un po'...

… e a consumare un po' di energie….

La campanella e' suonata, tutti in fila...

Si entra a scuola, finalmente! Da notare in questo video, come la mia bici, che pensavo di aver parcheggiato fuori dai piedi di tutti, invece stia intralciando tutti! E no, non ho detto una parolaccia di fronte a bambini, genitori ed insegnanti: come tutti i genitori americani, ho imparato a sostituire "shoot" all'equipresente "shit"…

video




Tutti seduti ad ascoltare la maestra che legge un libro: The Kissing Hand, che tra l'altro e' uno dei nostri preferiti e che raccomando a chi ha figli (che parlano inglese) e iniziano la scuola...
Dopo averli salutati, noi genitori dei kindergarteners ci siamo diretti al "Boo-Hoo Bash", la festicciola piagnisteo, dove una colazione in piedi era la scusa per genitori tristi trovarsi e abbandonarsi ai ricordi e lamentarsi di come vola il tempo, etc. etc.




Per me sarebbe stata più pertinente una "Woo-Hoo Fest", la festa della gioia! Premetto che non ho pianto nemmeno quando Chris, il mio primogenito, ha iniziato il Kindergarten (allora evento ancora più desiderato che adesso se vogliamo, visto che avevo Emily che aveva meno di 2 anni ed ero incinta di 7 mesi di Vivian!), e che capisco la sensazione del tempo che sfugge, lo sconforto che ci prende quando realizziamo che quei pargoletti dolci e belli che ci tenevano in piedi di notte, che non volevano mai lasciarci andare, che chiedevano sempre il nostro aiuto, stanno crescendo, ma questo e' esattamente il nostro scopo come genitori, quello che siamo stati "chiamati" a fare: crescerli in modo che diventino adulti indipendenti e responsabili, capaci di vivere senza la nostra presenza costante, possibilmente in un posto loro, capaci di decidere con la loro testa in modo preferibilmente razionale. Qui si dice be your own woman (or man)
Niente lacrime, solo gioia: la Fagiolina sta crescendo, e io trovo solo motivi per celebrare… a parte le nuove rughette che mi sono spuntate a lato occhi!

venerdì 25 luglio 2014

The Guard, The Nerd, The Artist and the Rockstar: parte II di un altro capitolo sulla Scuola Americana…. e sui figli che crescono...

Cosa avevo scritto alla fine del post precedente? "Domani"… o 2 mesi dopo… e' uguale, no?!
Anche quest'estate ziobono e' stata una frenesia, almeno per il primo mese! Poi sono riuscita a cambiare l'orario della mia sveglia, e a svegliarmi un pochino più tardi delle solite 6. Ma non le chiamerei "vacanze", almeno per me, perché quando si hanno figli, il concetto di "vacanza" o "pausa estiva" assume un significato completamente diverso da quando si andava con amici al Club Med. Una "vacanza" con i figli sarebbe meglio definita con termini come tour de force oppure trasloco temporaneo di tutto il casino domestico, dopo la quale sarebbe necessaria una vacanza.
Quest'anno pero', rimanendo a casa causa finanze stressate, non ho avuto nemmeno il cambio di località da aspettare con impazienza prima e ricordare con nostalgia dopo… anche se, grazie alla generosità di un'amica, sono riuscita invece a godermi una mini-vacanza vera, senza figli, marito, animali… quasi 24 ore a casa della carissima Letizia a Tucson, dove alla sua compagnia deliziosa si e' abbinata la tranquillita' di una casa bellissima…  mini-vacanza in cui riuscita a: dormire indisturbata fino alle 8:30, cosa che non succede dal secolo scorso; fare colazione (da sola perché lei e' dovuta andare al lavoro, povera) leggendo il giornale, cosa che non succede penso dal 2009; passare la mattina alternando lettura, arrostimento e ammollo. Un'esperienza indimenticabile di cui saro' grata a Letizia per i prossimi 50 anni! E' stato come essere in un B&B di classe con il bonus dell'amicizia.
Non ci credete? Allora vi faccio vedere il luogo del mio ritiro... spirituale … (durante la cena ci siamo bevute una bottiglia di non so bene che vino in 2… io che non bevo mai, se non in compagnia…)

Il giardino, la piscina e la "mia" sdraio...
… mi viene nostalgia… 


Vabbe', continuo il post precedente,  e cosi' dopo The Guard e The Nerd e' il turno di...

THE ARTIST - Vivian


Non si vuole MAI fare fotografare… ugh...
Vivian continua a stupirmi per la sua intelligenza, non solo quella "accademica": le volte che si apre e parliamo, mi sembra di fare conversazione con una persona molto più grande, la trovo spesso più stimolante di persone della mia eta'; lei si pone domande a livello esistenziale che non so quanti ragazzi di 13 anni si facciano. Ad esempio, siccome molti suoi insegnanti e compagni sono religiosi (mormoni e evangelici) e come tali esprimono sentimenti ed idee sessiste e omofobiche  e razziste che lei trova sbagliate ed offensive, ha iniziato a ponderare sul valore delle religioni e sulla loro origine e soprattutto,  e sulla loro utilità, nonché sulla presenza o meno di un'entità divina…  mi ha detto che a questo punto della sua vita si sente agnostica. Io alla sua eta' non ricordo bene a cosa pensassi, di sicuro ero meno autonoma intellettualmente, meno "free-thinker" di mia figlia.
Ovviamente, con delle idee così, si trova, e si troverà sempre, nella minoranza, cosa che la rende ancora più stravagante rispetto alla massa di adolescenti che si trova intorno. Da adulta ritengo non credo sia una brutta posizione, ma spero che per lei non sia una scelta troppo pesante.

L'anno passato e' stato il suo primo anno nella Middle School (qui a Sierra Vista, diversamente dalla maggior parte delle scuole americane, il sixth grade che corrisponde alla prima media italiana, rimane nella scuola elementare, e quindi il seventh grade, ovvero la seconda media, e' in pratica il primo anno nella middle school), e siccome solitamente negli ultimi 2/3 anni, tutto quello che e' nuovo la gettava nel panico, mi aspettavo una transizione difficile… e così e' stato.

Lei e' sempre stata, sin da quando andava alla preschool, molto sensibile, forse troppo, e a questa sensibilità crescendo si sono aggiunte ansietà "sociali" causate anche dalla sua esperienza con le piccole crudeltà e cattiverie dei coetanei (a quanti bambini purtroppo non viene insegnata l'empatia, o almeno ad avere un filtro!), o le piccole e grandi batoste personali a livello di amicizie, che l'hanno trasformata da una bambina solare e felice, pur se sensibile, ad una quasi timida, spesso incapace di adattarsi a situazioni sociali impreviste. Un paio d'anni fa, non so se ne avevo parlato sul blog, eravamo preoccupati (la maestra, la counselor, la preside ed io) che stesse soffrendo di depressione, soprattutto dopo aver letto alcune pagine del suo diario su cui all'epoca scriveva sporadicamente, e dopo aver "scoperto" questo articolo, che parla di come spesso i bambini/adolescenti gifted,  quelli dotati insomma, soffrono di depressione esistenziale perché, riassumendo banalmente, sono bambini/ragazzi che hanno la capacita' di analizzare i 4 concetti di base dell'esistenza, morte, libertà, isolamento e "mancanza di scopo/senso nella vita" e siccome tendono ad essere degli idealisti e soffrono di conseguenza la frustrazione di scoprire che il mondo non e' "come potrebbe essere", ho capito che in effetti, se non era una vera e propria depressione esistenziale che la tormentava e intristiva, era qualcosa di molto simile.

Di positivo c'e' stato che che quest'anno, o meglio l'anno scorso (2013-2014), con il cambiamento di scuola e l'ampliamento del pool da cui scegliere amici (la scuola media "raccoglie" bambini di tutte le 6 scuole elementari locali), lei ha trovato un gruppetto nuovo di amici/e con cui si trova discretamente bene, anche se mi ha confessato che le interazioni sociali di gruppo la lasciano spesso spossata. Nonostante questo "problema",  lei aveva deciso di buttarsi un po "allo sbaraglio" scegliendo come materia elettiva Student Council, cioè il consiglio studentesco, che nelle scuole americane consente ad un gruppo scelto di studenti di coinvolgere il resto del corpo studentesco nell'andamento della scuola, di mantenere aperta e organizzata la comunicazione tra studenti e insegnanti/l'amministrazione, e in particolare organizzare attività sociali come feste, pep rallies (assemblee dove viene incoraggiato l'orgoglio per la scuola o school spirit, soprattutto in connessione ad eventi sportivi se si tratta della high school, con particolare enfasi dedicata al morale degli studenti), eventi di beneficenza per la scuola o la comunità, come ad esempio la raccolta di giacche invernali usate da dare alle associazioni che aiutano famiglie in difficoltà, e raccolte di fondi per finanziare tutte queste attività. Nella nostra middle school Student Council e' considerata una materia vera e propria, e il voto e' valido come qualsiasi altra. Chi partecipa a Student Council ha come goal la leadership, cioè imparare sviluppare l'attitudine al comando, e una delle attività più comuni e' lo  speech writing, scrivere e tenere discorsi di fronte alla classe o a gruppi, ed e' stata proprio questa l'attività che alla fine ha scocciato Vivian di più e che l'ha spinta, tra altri motivi, a cambiare elective per il prossimo anno scolastico: questa e il fatto che molti dei ragazzi in questa classe sono parte della cricca dei ragazzi popular, quelli che sono "amati" da tutti (o così sembra), quelli che tutti riconoscono, quelli che si vestono nel modo giusto, acoltano la musica giusta… gruppo cui ovviamente Vivian non appartiene ne' vorrebbe mai farlo, così per l'ottava, la terza media, oltre alle materie d'obbligo (anche per lei corsi honors, come per Emily), ha scelto Art 2D e Art 3D, e Applied Industrial Technology, un semestre ciascuna, da abbinare all'obbligatoria Technology Foundation. Queste sono materie che la interessano tremendamente, e le ha scelte proprio in preparazione alla High School dove si concentrerà su quanto di artistico li' viene offerto. Se sapeste le decine e decine di sketch books, di album, le migliaia di disegni che ha nella sua parte di camera… ogni volta che c'e' un'occasione, vuoi che sia un compleanno o Natale, lei vuole come regalo art supplies, prodotti per l'arte…

L'anno scolastico passato non e' stato molto facile per noi come genitori, e certamente nemmeno per lei: durante il primo semestre ha sofferto di diversi episodi di "ansietà sociale", in cui situazioni normali che richiederebbero una scelta risolutiva noncurante, come ad esempio il cambiare banco, la mettevano i crisi, lei si bloccava e iniziava a piangere irrefrenabilmente, tanto da non poter continuare a rimanere in classe e dover andare dall'infermiera o dalla counselor.
La sua reazione di fronte ai minuscoli imprevisti che costellano il quotidiano, preoccupava tutti, gli insegnanti e noi genitori per primi, e la loro impossibilita di aiutarla nonostante la volontà di sostenerla e' culminata a novembre con un meeting con loro, noi, il preside, l'infermiera e la counselor dove ci hanno consigliato di farle fare della terapia per aiutarla ad affrontare con successo queste sfide quotidiane. Trovare una terapista locale che abbia esperienza con adolescenti non e' facile, per fortuna ho scoperto che una nostra conoscente e' psicologa ed offre la EAP, Equine-Assisted Psychotherapy, psicoterapia basata sull'interazione umana con i cavalli, cosa che per la mia/nostra sensibilità vegana e' un valore aggiunto (questo tipo di terapia non prevede il cavalcare i cavalli). Dopo aver parlato con Toni (adoro l'informalita' degli americani!) c'eravamo messi d'accordo di portare Vivi al santuario, dove vivono i cavalli (e gli altri animali da lei salvati) per un paio di sessioni, con l'inizio dell'anno nuovo.
Fortunatamente, dopo la pausa natalizia e il rientro a scuola a gennaio, qualcosa e' cambiato perché le crisi di pianto, i mal di pancia (psico-somatici, ovviamente) sono scomparsi... basta email dai vari insegnanti dal titolo "another meltdown today" oppure "Vivian in class", e noi siamo riusciti a rilassarci un attimino, proprio fino a due settimane dalla fine dell'anno scolastico, quando sono dovuta andare a prenderla a scuola perché durante il gruppo di supporto cui e' stata invitata a far parte dalla counselor, gruppo dove ragazzi che vivono situazioni molto difficili si trovano per condividere ed aiutarsi e dove Vivian, che si preparava ogni volta prima del meeting come se fosse una materia di scuola, era molto apprezzata da tutto il gruppo a detta della counselor, aveva iniziato a piangere disperata spiegandoci poi che appena i ragazzi e erano entrati nell'aula, lei aveva percepito come un'ondata di tristezza proveniente da loro e non era più stata in grado di continuare il meeting normalmente.
Un episodio in quasi 6 mesi era indubbiamente un miglioramento rispetto al primo semestre, ma continuavo a chiedermi perche',  cos'era che avrebbe potuto causare questa marea, per lei inarrestabile, di sensazioni… finche' mi sono imbattuta in questo articolo, e mi sono detta eureka!, perché l'autspiega esattamente chi e' Vivian, le ragioni dietro i suoi comportamenti e le sue difficoltà….  mi sono tranquillizzata, perché non c'e' niente di "sbagliato" in lei: Vivian e' senza dubbio una delle persone, una minoranza ma da non ignorare, considerate ad "alta sensibilità"! Nell'articolo vengono descritti 16 abitudini che le persone altamente sensibili hanno in comune, e la prima volta che l'ho letto, mi e' venuto un ematoma sulla fronte perché per ognuna di queste caratteristiche che leggevo , mi sono sbattuta la palma sulla fronte dicendo "e' lei! E stato come se l'autrice avesse scritto un articolo su mia figlia…. e mi sono rassicurata e rasserenata:  non c'e' niente di sbagliato in lei, ne' siamo da colpevolizzare, almeno non per queste sue caratteristiche, noi genitori. Mi ha aiutato tantissimo, anche perché ora so che posso aiutarla, ma devo per così dire, ricalibrare il mio modo di interagire con lei. Sto imparando a trattarla nel modo più "corretto", senza proteggerla troppo o troppo poco.
Fosse anche solo per aver "scovato" questo articolo, vorrei urlare "Grazie, Google!"
Ammetto che e' la figlia che, al momento, trovo più difficile crescere, proprio perché io sono una che agisce d'istinto anche come madre, e spesso con Vivian l'istinto sarebbe quello di arrabbiarmi e strillare, e invece cerco di fare l'opposto di quello che vorrei fare, e magari la abbraccio o la complimento per qualcosa di positivo…  Voglio così tanto avere con loro un rapporto diverso da quello che ho avuto con  i miei quando avevo la loro eta'...
Chi ha detto che crescere i figli e' facile? Come, nessuno? Ah, ecco.



THE ROCKSTAR - VIOLET

Tra 2 settimane arriva il giorno cui ho pensato quasi 6 anni fa, quando ho scoperto di essere incinta: il primo giorno di Kindergarten di Violet!!!!!
Lo so, lo so, sono una pessima madre… scopro di essere incinta (del quarto figlio, fuori programma n.d.a.) e uno dei primi pensieri che mi vengono in mente e' rivolto al giorno in cui la saluterò mentre sale sullo scuolabus giallo… il giorno in cui tornerò ad avere un po' di libertà con regolarità… Anche se  non ho mai sostenuto diversamente, mi voglio giustificare mandandovi indietro nel tempo, a quando ero libera di seguire il corso di stained glass, oppure mi offrivo come volontaria per fare la presidente del PTSO della scuola media… ma anche avevo tempo di dedicare a leggere o scrivere, o persino a prendermi cura della casa….

La Fagiolina e' eccitata per l'inizio della scuola quanto me, e pur non essendo "pronta" quanto lo erano le sue sorelle, che sapevano scrivere e leggere prima di entrare in Kindergarten, sicuramente sarà felice di avere la possibilità di stare insieme a bambini della sua eta per 6 ore al giorno, così come ha adorato andare alla preschool.
Ho parlato stamattina con la segretaria della scuola, che ha appena finito di mettere insieme le classi, e mi ha detto che Violet sarà con un insegnante collaudata, calma e organizzata, ha usato la parola "structured", parola che adoro soprattutto in relazione alla vita che fanno a casa i miei figli, che e' completamente un-structured  (conosco questa maestra di nome, ha una buona fama…) e, come da mia richiesta, non nella stessa classe dove ci sarà la figlia del mio ex-vicino razzista (se ne sono andati dalla casa nella mia via), così da limitare per quanto possibile la loro interazione e spingerla a fare nuova amicizie.
Dal canto mio, so che sarà difficile cominciare una nuova routine, soprattutto considerando che dovra' prendere lo scuolabus alle 7:26 del mattino (la scuola inizia alle 8), quindi dovra' alzarsi alle 6:30 (un attimo, che mi e' scesa una lacrima… I think I can, I think I can, I think I can…) ma vi riconfermo che il solo pensiero di poter essere libera dalle 8 fino alle 2:30 spinge automaticamente e con forza le mie guance all'insu'.

Sulla Fagiolina, fortunatamente, non c'e' molto da dire, anche perché al momento i suoi problemi e successi sono simili a quelli di tutti i bambini del mondo, siamo ancora nella fase di crescita dove i traguardi da raggiungere sono generali e standard, anche se cominceranno ad assumere una loro identità più personale proprio in questo periodo.
Sapete cos'e' la cosa più strana di questo mio essere mamma per la quarta volta? Spesso non mi capacito di quanto siano diversi, eppure uguali. E come anche noi siamo diversi dai genitori che eravamo, eppure sempre uguali.  Grazie a loro, abbiamo imparato ad adattarci ai cambiamenti (molto velocemente, aggiungo) e ci hanno pazientemente cambiato.
Sono sicura che anche il fatto di essere più vecchia di quando ero madre dei primi 3 alla stessa eta di Violet, ha cambiato il modo in cui considero certe situazioni e agisco di conseguenza: per fare un esempio banale, a parte certe occasioni (malattia o incubo da paura), ai miei primi 3 non ho mai concesso di venire a dormire nel lettone, mentre invece da 3 anni, nonostante abbia avuto il suo lettino da principessa (col baldacchino) da quando aveva 2 anni, e da 8 mesi a questa parte, un suo letto "da grande", tutte le sante notti, eccetto rarissime eccezioni, verso l'una lei si auto-trasferisce nel nostro letto: spesso non me ne accorgo nemmeno che mi scavalca e si piazza in mezzo, ma il risultato e' che ovviamente dormo male perché averla a fianco e' esattamente come dormire vicino all'incrocio creato da qualche scienziato dall'immaginazione satanica tra un forno ed una piovra epilettica. 10 /12 anni fa, mi sarei alzata e l'avrei riportata nel suo letto, ma non ce la faccio, sono stanca e voglio dormire… e tra l'altro so che più prima che poi anche lei non vorrà avere molto a che fare con me/noi, quindi calo le braghe accetto la situazione sapendo che e' temporanea. Quando mi sveglierò per 2 notti consecutive senza averla a fianco, ho deciso che celebrerò con una festa virtuale, e siete già tutti invitati: ognuno si porti la sua bevanda preferita, possibilmente alcolica, che io vi dispenserò generosamente i miei consigli di madre multipla, ispirati dalla mia esperienza e dall'ingestione smodata di  quantitativi elevati (per me) di Mike's Hard Lemonade (vi avevo già detto di cosa si tratta, ma ho rimesso il link per sicurezza)

Una cambiamento super-positivo rispetto a quando i primi 3 (devo trovare un altro modo di chiamarli!) erano piccoli e' che rispetto a loro, Violet ha una salute incredibile, e si' che sia Chris che Emily e Vivian si ammalavano raramente!
Come sapete, Violet e' vegan ancora prima del concepimento. L'unico alimento di origine animale che abbia mai mangiato (o meglio, bevuto) e' stato il mio latte, per i primi 2 anni della sua vita, ma a parte quello, tutto ciò che mangia e ha mangiato e' sempre di origine vegetale. L'ultima volta che non e' stata bene e' stato a febbraio 2013 quando le era venuta la tosse con febbriciattola; da allora non ha più avuto niente, infatti e' stata l'unica bambina nell'intera preschool che non ha perso nessun giorno di scuola causa malattia durante lo scorso anno scolastico. E' più di un anno che non si ammala. Coincidenza? Forse, ma intanto, quando sento le lamentazioni di quei poveri genitori di figli sempre malaticci, dal medico o in ospedale con una frequenza che uno penserebbe che vengano distribuite tessere frequent flyer (o meglio frequent patient), bambini con asma o polmonite a mesi alterni, con febbre o tosse a frequenza regolare, io penso sempre : grazie, dieta vegana!
Quest'anno ha portato altri cambiamenti per la Fagiolina, uno degli ultimi e' che ha imparato a nuotare, no niente bracciate coordinate e ritmate, ma va sopra e sott'acqua senza paura, toccando il fondo che sembra una pescatrice di perle polinesiana. Dandole tempo (3 "stagioni") di diventare completamente a suo agio in acqua coi braccioli, quando e' stato il momento giusto tutto ciò che le e' servito e' stato un paio di occhialini: un giorno glieli ho messi su, e lei si e' buttata in acqua così, senza nemmeno darmi tempo di entrare con lei, e e' così iniziata la sua curva d'apprendimento. Qui la vedete in uno dei primi video che documentano la sua indipendenza natatoria…

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Ah! Vi ricordate di quella volta in cui vi ho implorato che votaste per Violet per il premio Cutest Vegan Kid di PETA… e' stato un momento di debolezza materna, diciamolo pure, e pur non avendo vinto (non mi ricordo se l'ho già fatto, penso di no quindi un enorme GRAZIE a chi ha votato per lei ed ha perso tempo per condividere la mia richiesta), il mio mitico capo mi ha ricordato che lei e' comunque quasi-leggermente-un-pochino-localmente famosa!! Si' perché sulla brochure della Co-op c'e' la sua foto mentre  mangia dei seaweed, i quadratini di alga nori, uno dei suoi snack preferiti! Non pensate male, non e' stata una mia idea, ma del mio capo che non avendo figli suoi trova la Fagiolina non solo carinissima ma anche leggermente bizzarra visto che chiede delle alghe come merenda!!
Eccola qui all'interno della brochure…

Adoro questa foto, se non fosse per il mio spropositato didietro, fortunatamente in secondo piano...

Lei cresce e io imparo a conoscerla, e a riconoscere le differenze con le sorelle. Ad esempio, a diversità di sia Emily che Vivian, lei ha quasi sempre un'opinione sull'abbigliamento che indossa: con le altre 2, ed anche con Chris ma pensavo che fosse stato così perché era maschio (stereotipizzo anche i miei figli…), non e' mai importato, fino a pochi anni fa si mettevano quello che più o meno volevo io, senza troppi problemi. Ma con lei e' diverso, ora sto sperimentando personalmente la rottura di avere un figlio che sa quello che vuole mettersi, e non solo, che vuole cambiarsi 2 o 3 volte al giorno… per il momento riesco anche a indirizzarla dandole l'impressione di scegliere, ma spesso non funziona e devo accettare le combinazioni colorate che crea, come questa qui, floreale al neon...

… oppure questo look classico-principesco….


… o ancora questo ensemble un po' hip e meteo-fusion (solo i piu' coraggiosi abbinano la sciarpa al vestito sbracciato estivo!)!


Insomma, avete capito con chi ho a che fare. Non ha nessuna remora e si butta in tutto di testa, un po' come la mamma… Le lezioni ZumbaKids sono state uno spasso, per lei che si sbatteva e per me che guardavo (lei e' la più piccola, almeno in altezza, sempre come la mamma…)

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E' certamente una bambina che ama essere al centro dell'attenzione e, come tutti i bambini, ha un livello di "pudore" o meglio auto-coscienza praticamente inesistente, quindi e' sempre pronta ad esibirsi. Come ballo moderno, siamo a livelli raggiunti solo da Elaine nel telefilm Seinfeld (per chi non l'ha mai visto o non si ricorda, qui un brevissimo video)…


Qui ad esempio, elargisce al largo pubblico una sua interpretazione al parco mentre si aspettava la proiezione all'aperto di Frozen (duh?!)

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E qui invece, anche lei ammaliata dal charm di Elsa & compagnia, ci regala la mitica Let It Go, completa di "costume". Ok, a fare la mamma ci si diverte anche tanto….

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Così quando le ho recentemente chiesto cosa vuole fare da grande, non mi sono per niente stupita quando mi ha risposto "The rockstar". Signore e signori, questo il suo esordio internazionale!

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Se avete letto tutto l'intero post, con magari anche una sbirciatina a uno dei video (o più…) congratulazioni! Siete degli incalliti, fantastici Mokysfan!!