venerdì 21 agosto 2015

Il colpo di grazia (grazie, Ashley Madison!)

Un aggiornamento veloce, perche' sono sicura che vi e' arrivata la notizia da karmenfreude epico che Josh Duggar, il figlio maggiore della famiglia che amo odiare, oltre ad aver molestato 5 bambine, di cui 4 sorelline (un peccatuccio di gioventu' quando era un adolescente curioso e soffocato dagli ormoni, ovviamente perdonato da gesu', dalle vittime e dalla moglie ma mai passato al setaccio di uno psicologo), e' stato esposto dagli hackers di Ashley Madison, il sito nato per favorire i suoi iscritti nella ricerca specifica di un amante (o due... o tre...) come possessore di non uno, ma ben due accounts, in cui si dichiara pronto a sperimentare con sex toys, in cui dice che vuole dare e ricevere sesso orale (ma la povera mogliettina sottomessa e sempre incinta 'na pompa ogni tanto, no? Non c'e' un versetto da qualche parte che dice "Thou shall blow your husband/wife"? Boh, questa bibbia... ) ed e' alla ricerca di una donna con le poppe naturali e che abbia un posto in cui incontrarsi segretamente!

Una volta che la notizia si e' sparsa ovviamente in modo virale, il povero Josh non ha potuto che confessare che non solo ha tradito la moglie (ricordiamoci, sono sposati da 7 anni e hanno 4 figli...) ma che e' anche porno-dipendente!! Ovviamente, tutto opera di satana. Chiamate padre Chittamuorth per fare un esorcismo!

Lasciamo stare il mio godimento, non voglio che questo post diventi la copia di quello precedente, ma ragazzi, quale testamento ENORME, quale conferma dell'assoluta inutilità di allevare figli completamente isolati all'interno della bolla biblica del fondamentalismo religioso, di qualsiasi tipo esso sia!

Non voglio annoiarvi troppo e menarvela sull'ipocrisia generale di quest'uomo, anche perché alla fine quello che ognuno di noi fa o non fa nella propria relazione con marito/moglie e' parte indiscutibilmente del regno privato di cui ognuno di noi e' re, ognuno di noi sceglie come navigare la propria vita di coppia, ognuno di noi decide le regole secondo cui vivere insieme, e quando e come rompere queste regole, se vuole farlo.... non oserei mai giudicare perché so benissimo che viviamo tutti in una casa di vetro, siamo tutti vulnerabili, capaci di errare, di rompere promesse, di far soffrire chi amiamo e, naturalmente, di soffrire quando siamo noi le vittime degli errori di chi ci ama (o dovrebbe farlo).
Sarei io la prima ipocrita se nel mio godimento per la caduta in disgrazia di una famiglia che non sopporto, mi dimenticassi che nessuno e' immune dal "peccare", per usare un termine religioso.
Pero' vorrei che tutti, e soprattutto le persone che scendono regolarmente in piazza per protestare l'uguaglianza sociale per le persone LGBTQ, citando la loro religione e la necessita' di "proteggere" la famiglia "tradizionale" come giustificazione di questo loro bigottismo, facessimo 4 conti un po' a spanna: la cartina mondiale di Ashley Madison, che illustra la presenza di cornificatori potenziali (gli iscritti), mostra un'Italia "bollente", con un'elevatissima densità di (principalmente) uomini alla ricerca di qualcuno che non sia la propria moglie, per divertirsi...  ora pensate a come potrebbe essere un diagramma di Venn che rappresentasse le "persone che vogliono fare le corna al proprio sposo" in relazione alle "persone che sono convinte che i matrimoni tra gay rovinano l'idea della famiglia tradizionale1 moglie + 1 marito/1 madre + 1 padre"....
Ve lo immaginate?
E allora non sarebbe forse ora di smetterla di fare gli ipocriti, di rimettersi il rosario in tasca, e accettare il fatto che, a meno che non consideriamo l'intera istituzione del matrimonio una farsa, non esiste (e forse non e' mai esistita) una "famiglia tradizionale"?


p.s.: un articolo che ho trovato interessante e che vi suggerisco e' questo scritto da Vickie Garrison, che e' stata per anni una moglie/madre nel culto Quiverful e ha vissuto quindi in prima persona cosa significa crescere in un mondo come quello dei Duggar.

giovedì 13 agosto 2015

Karma's a b*tch, e io a volte godo.

AGGIORNAMENTO: pochi giorni dopo la pubblicazione di questo post, ci sono stati sviluppi che mi hanno "costretto' a scriverne un altro.                                    

Credo profondamente nell'idea del karma, la forza equilibrante dell'universo, secondo cui quello che ci succede oggi e' il riflesso delle nostre azioni nel passato: un'idea che e' comune a tante culture e religioni, basti pensare alla golden rule cristiana - "do unto others...", non fare agli altri... dove da un concetto "passivo", karma diventa la regola secondo cui agire, o meglio l'incentivo per seguire certe regole, oppure pensiamo al concetto più prosaico espresso nel nostro detto "chi la fa, l'aspetti", e ancora meglio dall'inglese what goes around comes around, che riprende l'idea della circolarità delle nostre azioni, che e' forse più vicino all'idea di karma.

Io pero' vivo il karma meno meno filosoficamente: per me il karma non e' più solo un principio spirituale, io lo vedo come una forma di vendetta passiva, la garanzia che, anche senza il mio coinvolgimento attivo, prima o poi tutte le persone che hanno reso il mio mondo (o il mondo di qualcuno che amo) più difficile o di merda, vivranno momenti difficili e di merda pure loro. Non esattamente lo spirito di Madre Teresa incarnato, ma e' la verità.

Anzi vi dirò che ultimamente, in certe occasioni, ho sperimentato il karma ad un livello molto più perverso, come un cocktail fatto in parti uguali di Fato, Contrappasso e tanto Schadenfreude; ho trasformato il karma, involontariamente, da una legge spirituale a una forma di intrattenimento mentale, in cui l'attesa della mia rivendicazione, che so che arriverà ma non so quando, crea un'anticipazione ricca di possibilità e quando questa viene soddisfatta, mi provoca un livello di gioia e godimento indescrivibile. Ecco, vivo il karma così: sei un bastardo e non posso farci niente, pero' posso aspettare il momento in cui ti vedro' scivolare sulla buccia di banana che karma mettera' sul tuo cammino. E quando succedera', raggiungerò uno stato di assoluta goduria. 

Chiamo questo mio principio filosofico personale karmenfreude.

Karmenfreude per me e' la certezza che prima o poi questi stronzi si troveranno a navigare nella fogna anche loro... e mentre aspetto pazientemente che avvenga, vivo la mia quotidianità normalmente, anche se ho con me un sacchetto di popcorn sempre pronto nel caso venga trasmesso l'episodio di "E mo' tocca a te!" che aspettavo da tempo, sempre pronta a godere delle disgrazie di chi se le e' meritate. Invece di provare compassione, io sono quella che urla "Fuck, yeah!" o in alternativa "About fucking time!", con un gran sorrisone sulle labbra, quando seduta sulla riva della fogna vedo finalmente passare i miei nemici, magari non come cadaveri perché sono cattiva ma non così tanto, ma aggrappati disperatamente ad una vecchia asse di gabinetto, mentre cercano di non affogare. 


Karmenfreude richiede tanta pazienza, ma vale la pena aspettare, perché a volte il karma supera tutte le aspettative, e ragazzi, e' un orgasmo indimenticabile. Lo ammetto, non e' esattamente un lato ammirevole del mio carattere, ma a mio credito quasi sempre, dopo la gioia momentanea, provo una forte dose di vergogna. 

Ho scritto quasi sempre. 

Infatti non provo nessuna vergogna per aver goduto tremendamente durante gli ultimi eventi che hanno coinvolto i Duggar.

Ve li avevo "presentati" tre anni e mezzo fa, la famiglia super-religiosa con 19 figli che da quasi dieci anni ammorba i media, proclamandosi compasso morale e modello per milioni di americani e delle loro famiglie: in Italia il loro "reality" show (19 Kids And Counting) e' conosciuto col titolo 21 Sotto il Tetto e sono (erano) un fenomeno abbastanza nuovo (per vostra fortuna), ma qui da noi Michelle e JimBob, i genitori, da quasi un decennio ci propinano i loro sermoni settimanali, regalandoci immagini di famiglia perfetta con 19 figli perfetti, obbedienti, che pensate, amano fare i mestieri e andare in chiesa (e siamo onesti dai, vabbe' che comincio ad invecchiare e la mia adolescenza si trova offuscata tra il Giurassico e l'Eta' del Bronzo, pero' mi ricordo benissimo quanto poco amassi da ragazzina fare i mestieri o andare in chiesa! Anche adesso, eh?!)), vestiti sempre e solo con delle "divise"che andrebbero benissimo in convento oppure ad una convention di venditori porta a porta di saponette.

Per quasi dieci anni ci hanno convinto che per crescere "bene" i figli bisogna schiacciarne l'individualità e la libertà di pensiero, con tecniche di lavaggio di cervello che ricordano tanto l'indottrinamento delle dittature più repressive, e con una religiosità pedante fatta di regole soffocanti e assurde estrapolate da un libro scritto migliaia di anni fa da uomini che vivevano migliaia di anni fa per uomini che vivevano migliaia di anni fa; per dieci anni ci hanno convinto che e' giusto e legittimo "costringere" le figlie a prendersi cura della casa e dei fratellini più piccoli, in quanto le donne devono sempre servire la famiglia, perché così facendo si preparano al loro futuro di mogli, a tutti gli effetti schiave obbedienti e sottomesse ai desideri del marito, e naturalmente, sfornatrici future di figli; per dieci anni hanno propagandato l'idea (obsoleta gia' quando ero adolescente io) che purezza e castità vanno conservate fino al matrimonio, che avverra' ovviamente solo dopo che i genitori (principalmente il padre) approverà il futuro marito, "scelto" sempre e solo tra un gruppo ristretto di candidati provenienti da famiglie simili alla loro, candidato che dovrà corteggiare la ragazza, ovvero frequentarla sempre in compagnia di uno chaperone, senza mai baciarsi o toccarsi (solo abbracci "di lato", perché non sia mai che ci sia contatto tra il petto del ragazzo e quello della ragazza, eh?), mettendo i genitori in copia in tutti i messaggi sul cellulare... mi vengono i brividi solo a scriverle certe cose.
Che poi sono ridicoli al massimo: "niente baci ne' contatto fisico" prima del matrimonio... ma dove l'hanno tirata fuori questa regola? Ma non hanno senso comune? (Risposta: assolutamente NO) Cioe', due persone si sposano senza essersi mai baciate, senza aver mai avuto nessun contatto fisico importante, senza nemmeno un controllino minimo per vedere se l'altra persona quando bacia e' un succhia-labbra, per dire.... e queste stesse persone passano un pomeriggio intero a provare varie torte prima di scegliere quella per il matrimonio?! Fatemi capire, non vogliono assolutamente nessuna sorpresa per quanto concerne una torta, il cui consumo durera' si' e no 30 secondi, ma quando si tratta della persona che presumibilmente dovranno baciare e "consumare" frequentemente per i prossimi 50+ anni, e ricordatevi che la moglie, secondo Michelle, deve sempre essere disponibile, e felicemente, per il marito (come consiglia a tutte le neo-spose nel suo blog come potete leggere qui sotto)...



... quando si tratta della persona forse più importante della loro vita, decidono a scatola chiusa, senza aver mai verificato che l'altra persona almeno sappia baciare decentemente e che non abbia, ad esempio, un alito da chiavica??!! Siamo ad un livello forse ancora più ridicolo di chi si compra la moglie da un catalogo.

Per tutti questi anni, i Duggar hanno dipinto con maestria un'immagine di sacra famiglia contornata da putti e santi che nemmeno il Mantegna, e milioni di persone ci hanno creduto, e ancora oggi li adorano e seguono (sono più di 500 mila i loro fan su Facebook... certo non i 25 milioni di Kim Kardashian., pero'..). 
Come avevo scritto sul mio post del 2012 e' facile cascare in questa trappola mediatico-religiosa perché, diciamocelo onestamente, le famiglie "normali" sono spesso caotiche, le relazioni "normali" tra 2 genitori sono più da mare mosso che da calma piatta, e facciamo tutti una fatica immane ogni giorno a trattenerci dal prendere i nostri mariti (o mogli) a pedate, e' una lotta quasi costante con i nostri figli per fargli capire che e' importante farsi la doccia, andare a scuola, studiare, aiutare a tenere la camera in uno stato di pulizia che almeno consenta la cattura delle piccole creature multi-zampe che vivono nel deserto...  e questi mandano avanti una casa con 21 persone con la calma e la flemma di Mary Poppins (che sia forse nascosta sotto il gonnellone della madre?)... qual'e il loro segreto? Lo voglio anche io!!

Parentesi: qualcuno mi deve spiegare cosa c'e' dietro la vocina da bambina di Michelle, una voce "sussurro" assurda dal tono sempre leggermente paternalistico. Boh. Parentesi chiusa.

Tutti quelli che vedono la trasmissione si domandano "come fanno"? La risposta che ti danno i Duggar e', ovviamente, che e' grazie alla loro fede, sono le preghiere, e' Gesu' e la Madonna (no, sono battisti, la madonna non la venerano affatto)... pero' vi dico, io ho solo 4 figli e di madonne e santi ne tiro giu' tanti, e vi assicuro che a casa mia e' tutta un'altra cosa: i figli mi/ci mettono in questione, sbuffano pesantemente quando devono fare qualcosa in casa, e io e J abbiamo un rapporto amorevolmente incazzoso, dove io non sono sempre gioiosamente disponibile, diomio no (a sentire lui, non lo sono mai... ma non tiene il conto, io si' ;) ) dove si litiga spesso, si discute caldamente quotidianamente, e dove non mi vedrete mai sottomessa perché lo dice la bibbia o qualche pastore con problemi di insicurezza.

C'e' un detto qui, when something's too good to be true, then it probably is, quando qualcosa e' troppo bello per essere vero, allora probabilmente lo e': non importa quanto preghino e quanto volte nominino gesu' e tutti i santi, una famiglia così e' troppo perfetta, qualcosa non funziona. Non ci vuole molto per immaginare che che dietro questa immagine si nasconda qualcosa che di sacro o santo abbia ben poco, qualcosa che tutte le preghiere del mondo non avrebbero potuto nascondere per sempre. C'e' voluto un giornalista gay di una rivista di pettegolezzi per esporre la verità su questa famiglia.

C'e' del marcio in Arkansas, le voci circolavano da tempo, e la conferma e' arrivata il 19 maggio, quando e' iniziata la caduta dell'impero dei Duggar, un impero basato su ipocrisie e menzogne. E un profondo anti-femminismo.

La storia e' poi "esplosa" nei media il 21 maggio (alcune allusioni erano già uscite appunto il 19), quando eravamo appena partiti per la nostra vacanza, quindi avevo accesso al computer sporadicamente e molti dei dettagli non ero riuscita a leggerli, ma vi ripeto, non ne avevo bisogno per avere la certezza che era arrivato il loro moment of truth, il loro momento della verità.

Per riassumere, una rivista chiamata InTouch e' entrata in possesso (legalmente, perché esiste una legge chiamata Freedom of Information Act che obbliga certe agenzie governative, come la polizia ad esempio, a rivelare informazioni e documenti precedentemente inediti a chiunque tra il pubblico che ne faccia richiesta) del verbale della polizia (33 pagine ) di Springdale, Arkansas datato dicembre 2006 in cui, nonostante la redazione dei nomi dei minori, era chiaro che Josh, il figlio maggiore dei Duggar e padre di (ora) 4 figli, tra il 2002 e 2003 aveva molestato 5 bambine, 4 delle vittime erano sue sorelle più piccole, e l'altra una "babysitter". La vittima più piccola non aveva più di 5 anni (lo sappiamo perché un giudice della contea di Washington ha fatto, nei giorni seguenti alla pubblicazione della notizia, distruggere questo verbale, citando il fatto che una delle vittime e' ancora minorenne. Si tratta di fare due conti, le molestie sono avvenute circa 13 anni fa e l'unica figlia che era viva all'epoca e che e' minorenne oggi e' JoyAnna, che essendo nata nel 1997 aveva 5 anni). 

La linea temporale degli eventi e' in qualche modo complicata, perché le molestie sono successe nel 2002/2003 ma sono rimaste confinate nella famiglia e nel circolo della loro chiesa fino al 2006, quando poco prima che la famiglia Duggar apparisse nell'Oprah Winfrey Show, un email anonimo aveva raccontato ai produttori dello show delle molestie e di come tutto era stato coperto dalla famiglia e dalla loro chiesa; la produzione dell'Oprah Winfrey Show aveva allora contattato la polizia di Springdale, e da li' era nata una specie di investigazione che aveva portato al verbale di cui sopra.

Tra l'altro come avevo forse accennato anche nel mio post (o in un mio commento), su internet i "pettegolezzi" su Josh circolavano da anni, e infatti già nel 2007 in un commento su un blog sui Duggar una commentatrice aveva raccontato la verità: 

A quel punto (2006/2007)i termini di prescrizione per il crimine di abuso sessuale erano scaduti, così a parte 3 mesi di lavoro nell'impresa di costruzioni di un amico della famiglia (che non aveva nessuna certificazione come terapeuta o psicologo), e una ramanzina fattagli da un altro conoscente, uno State Trooper che ora sta scontando 56 anni di carcere per pedo-pornografia, Josh e' rimasto libero, nonostante avesse confessato i suoi crimini. In questo modo gli scaltrissimi Michelle e JimBob hanno evitato l'accusa di aver consentito/facilitato l'abuso di un minore, che in Arkansas comporta la pena di 6 anni in carcere, e hanno potuto continuare ad avere il diritto di fare indottrinamento homeschooling, perché se Josh fosse stato perseguito per molestie sessuali, avrebbe dovuto registrarsi come sex offender e secondo una legge in Arkansas, e' proibito fare homeschooling in una casa dove vive  un registered sex offender. 
L'investigazione e' così stata chiusa nel 2006 perché appunto era passato troppo tempo, e perché i Duggar avevano a quel punto assunto un avvocato per Josh, e si erano rifiutati di continuare gli interrogatori. 
Potete trovare più dettagli degli eventi qui.

Ovviamente, lo scandalo e' stato accolto con un coro di "I knew it!!" e di grugniti di soddisfazione (i miei) perché un gruppo di persone così bigotte e ipocrite, che si mettono sotto il riflettore per proclamare a piena voce il loro supporto per i valori della famiglia tradizionale, un uomo + una donna (in altre parole, sono assolutamente tutti anti-gay), utilizzando la fama per sostenere e diffondere i sentimenti contro le persone gay e transgender e fare attivamente propaganda per sconfiggere leggi locali che avrebbero protetto concittadini LGBTQ da discriminazioni, rompendoci contemporaneamente i maroni con la bibbia il vangelo e l'amore di dio, non può non diventare antipatica a chi ha almeno un piede piantato nella realtà e un cuore per il prossimo, ma davvero, e a chiunque stiano a cuore i diritti, per usare un termine evangelico, dei nostri fratelli e sorelle LGBTQ.

Mi chiedo con quale coraggio Michelle, la madre, abbia potuto insinuare pubblicamente che le persone gay e in particolare, le donne transgender, siano tutte dei pedofili predatori, quando ha protetto un predatore in casa sua per tanti anni, quando per proteggere le figlie da lui ha dovuto installare delle serrature nella porta della loro camera da letto... 

Mi chiedo con quale coraggio Josh stesso negli ultimi 2 anni abbia potuto essere Executive Director di FRC Action, la lobby politica dell'organizzazione Family Research Council, un gruppo pieno di odio che si dichiara "pro- marriage and pro-life", in altre parole, pesantemente contro matrimoni tra persone gay e contro l'aborto, con la scusa ovviamente di "proteggere i bambini". Proteggere i bambini? Josh? Fossi la moglie, me ne scapperei con i 4 figli su un altro continente.

Karmenfreude ha fatto gli straordinari, con i Duggar! Per prima cosa, Josh ha dato le dimissioni da FRC. Ed e' tornato a vivere in Arkansas... dove probabilmente gli sara' difficile trovare lavoro: il padre ha una ditta di rimorchio e avere un dipendente che ha molestato le sorelle non e' esattamente una mossa intelligente dal punto di vista del servizio clienti, e non so bene chi lo vorrebbe avere come dipendente. Ah, karmenfreude!!

Poi diverse settimane dopo la pubblicazione dell'articolo, dopo l'indignazione del pubblico (e delle ditte che una dopo l'altra hanno tolto la loro sponsorizzazione dello show) e nonostante l'intervista di Michelle e JimBob e quella di 2 delle figlie vittime di Josh, fatte per dire la loro "versione" dei fatti e cercare di riabilitare la loro brandTLC ha (finalmente) deciso di cancellare la trasmissione, togliendo così di fatto la fonte economica più importante della famiglia. Che ora si trova in varie situazione a chiedere aiuti economici!  Oh, ah, karmenfreude!!
Facile fare figli a mo' di conigli e dispensare consigli (compra usato e risparmia il resto... ma quale resto? Ci sono persone a cui, dopo aver comprato usato non rimane niente da risparmiare!) quando ricevete 25/30 mila dollari per episodio, uh? 

Ovviamente la maggior parte dei fan ha continuato a difenderli, ad esempio Mike Huckabee, un altro pazzo religioso dell'Arkansas (che sta cercando per l'ennesima volta di guadagnarsi la candidatura repubblicana alla presidenza del 2016), che su Facebook si e' schierato con i Duggar, parlando di "perdono" e del fatto che Josh fosse un minorenne e che quindi non sapeva quello che faceva... ed e' stato preso a calci nel didietro da tanti dei suoi "seguaci"... Altri hanno usato una serie di scuse oltre a quella dell'eta' di Josh: hanno detto che "era solo un adolescente curioso e pieno di ormoni" (vuoi dire che vestire le figlie da monache non ferma la curiosita' e i pruriti sessuali? Vuoi dire che tutte le preghiere non sono servite a fermare la manina curiosa del figlio? Gli avessero dato accesso ad un computer, magari si sarebbe concentrato sul masturbarsi guardando le modelle di Victoria's Secret, come fanno penso quasi tutti gli adolescenti americani, invece di andare a toccare le sorelline!), hanno detto che e' normale e capita in tante famiglie, che e' acqua sotto i ponti, non attuale, che ha peccato ma si e' pentito, che si e' scusato, che Dio e le vittime l'hanno perdonato e che, e questa e' la scusa più patetica e schifosa perché uscita dalle labbra di JimBob, il padre di 4 delle bambine molestate, durante l'intervista, "non e' stato uno stupro, non c'e' stata penetrazione... le bambine non sapevano cosa stesse succedendo e Josh le ha toccate solo sopra i vestiti" (cosa non vera, secondo il verbale,  perché in almeno un incidente Josh aveva messo la mano sotto la gonna della sorella, ma facciamo finta che lo sia) Be', il furbissimo JimBob ha ragione, non c'e' stata penetrazione e questo lo salva da essere il più grande ipocrita in esistenza, visto che nel 2002, quando era candidato per il senato ed in piena campagna elettorale, aveva scritto sul suo sito che "chi commette stupro o incesto dovrebbe ricevere la pena di morte". Wow. 

Perche vedete le stesse persone che hanno difeso Josh e i suoi genitori per aver aspettato più di un anno prima di coinvolgere qualcuno al di fuori della loro famiglia (un qualcuno senza nessuna qualifica professionale, tra l'altro), le stesse persone che hanno giustificato queste azioni dicendo che era solo "un adolescente curioso" o che e' stato solo un errore (o sette o dieci) di gioventù, ecco queste stesse persone, fossero stati i genitori di Josh una coppia gay, li avrebbero crocifissi, messi al rogo, e usato l'intera situazione come prova che i gay non dovrebbero mai diventare genitori. Mi chiedo quale sarebbe stata la reazione di JimBob e Sussurrina se la persona che aveva toccato, senza penetrarle e mentre dormivano, le loro bambine, fosse stato un'adolescente transgender, anche lei curiosa, anche lei con ormoni impazziti. Capite il double standard? Capite l'ipocrisia?
Ma siccome sono cristiani (e non omosessuali), e siccome Josh ha chiesto perdono a dio e alle vittime, che ovviamente lo hanno perdonato, almeno 4 su 5 (visto che sono le sorelle, la quinta vittima, invece, sembrerebbe che abbia iniziato una causa civile contro Josh per abuso sessuale e severo trauma emotivo), siccome pregano tutti insieme e hanno fatto entrare dio nella loro vita, allora in questo caso e' stato solo un errore di un ragazzino che stava attraversando la pubertà ed era curioso. Chi di voi lo vorrebbe in casa a fare da babysitter ai vostri figli? Alzate la mano, dai.

Ho guardato l'intervista di Michelle e JimBob e ci sono stati dei momenti in cui ho provato persino un po' di pena per loro, perché mi sono immaginata nei loro panni... se fossero stati i miei figli... cosa avrei fatto? 
Ma sono stati solo dei momenti, perche' so con sicurezza che con un passato simile, non avrei mai avuto i cojones di mettere la mia famiglia sotto il microscopio, dando lezioni su come crescere i figli in modo sano...  E certamente sarei andata da un un esperto per aiutare le vittime per prima cosa, poi il molestatore e tutta la famiglia, non da qualche ciarlatano la cui qualifica e' che porta una croce al collo... mi capite? Hanno detto che hanno fatto del loro meglio... ma il loro meglio non ha incluso l'intervento di un esperto per aiutare le figlie di 5, 9, 10 e 11 anni? Altro che pena, a quel punto il puzzo di marcio e' diventato insopportabile.

Quindi le sorelle, le vittime, non sono MAI state portate da un terapista, qualcuno con esperienza nel campo, anche solo per parlare (perché anche ammettendo che non avessero saputo cosa stava succedendo, una volta che la polizia e' stata coinvolta, nel 2006, a quel punto sapevano che qualcosa era successo, e invece niente.... invece preghiamo e impariamo un altro versetto...). Perché se e' vero che la recidività e' bassa tra adolescenti che commettono molestie sessuali su altri minorenni più giovani, e' anche vero che i danni sulle vittime sono duraturi. E per loro ammissione durante l'intervista, Michelle e JimBob erano più preoccupati per Josh che per le sue vittime (perché, ovviamente, erano inconsapevoli di quello che stava succedendo. Che schifo.)

Capitemi bene, quando penso alle vittime, karmenfreude scompare, soprattutto quando penso alle 4 Duggar cui e' stato insegnato sin da bambine che il loro destino e' quello di servire la figura maschile di turno, che il loro corpo e' qualcosa da nascondere per non "tentare" gli uomini... queste ragazze mi fanno una pena infinita, vivere nella casa con il loro molestatore per anni... senza aver mai avuto nessun'altra scelta se non quella di doverlo perdonare, ovviamente negando tutti gli altri sentimenti che non fossero gioia, e continuare a sorridere di fronte alle telecamere, di fronte ai genitori, perché ricordiamoci che e' parte dell'insegnamento dei Duggar imparare a tenere sotto controllo tutte le emozioni (l'unica emozione che e' consentito dimostrare e' la gioia), perché se non hai a joyful countenance, un volto gioioso, stai pubblicamente svergognando la tua autorità, i tuoi genitori e in particolare, il patriarca, Daddy Dearest. Dopo anni di lavaggio del cervello, per questi ragazzi e' diventata seconda natura, ci credono sinceramente che se dimostrano scontentezza, peccano di ingratitudine e ribellione. Poi ovviamente, nel caso delle sorelle Duggar nei confronti di Josh, parliamo anche di amore per un famigliare, il fratello maggiore, e il desiderio di in qualche modo "proteggerlo".

Capisco benissimo la situazione, perché anche io, da bambina, sono stata vittima di molestie sessuali da parte di un famigliare e anche se, diversamente dalle Duggar, il mio molestatore era un adulto, per anni ho pensato che forse non sapeva cosa stava facendo. Perché anche io come le Duggar, dormivo, o almeno stavo dormendo finche' non sono stata svegliata in un modo che non dimenticherò mai. 
Come per le Duggar, anche il mio molestatore era molto religioso, messa tutte le domeniche, tante preghiere e menzioni del vangelo... immagino che credere in un dio che ti perdoni se ti penti, come un gran bel mocio che toglie la sporcizia dal pavimento della vita, ti aiuti a vivere senza sentirti una merda ogni volta che incroci le tue vittime o ti guardi nello specchio. Forse ti ferma dal buttarti da un ponte, non so.

La caratteristica comune degli abusi all'interno dei circoli famigliari e' che chi molesta sa benissimo che la vittima, solitamente sotto i 10 anni, non solo e' difficilmente capace di difendersi fisicamente, ma soprattutto, ed e' questa la parte che mi fa più ribrezzo, sa con certezza che il bambino si fida delle persone che fanno parte del circolo famigliare, perché gli viene insegnato ad amarli e rispettarli, e difficilmente andra' a raccontare a qualcuno in famiglia o fuori quello che e' successo, per lealtà e per amore. 
Per diversi anni non sono stata in grado di elaborare la mia esperienza, il mio trauma, anche io non sapevo bene cosa mi era successo, e l'ho tenuto dentro, nascosto: con chi ne potevo parlare? Poi in Italia, più di 40 anni fa? E così per anni e' rimasto il mio "segreto", come se fosse una mia colpa. E' qualcosa cui oggi penso raramente, non dico che l'ho rimosso dalla memoria, ma e' sicuramente relegato ai suoi confini, ma so con certezza che ha avuto un grande effetto su di me, sicuramente e' alla base delle mie paranoie mentali e ha condizionato il modo in cui mi sono sempre relazionata con i miei famigliari, con gli uomini e in generale, il mondo. 
E non e' nemmeno questione di perdonare chi ti ha molestato: io l'ho fatto, spontaneamente, non perché dovevo ma perché era il modo più facile per andare avanti, ma e' impossibile dimenticare;  quando poi sono diventata madre sono stata ancora più consapevole della mia esperienza, e del fatto che, come genitore, era mia responsabilità proteggere i miei figli dalla possibilita' che potesse capitare anche a loro. Protezione che era mancata a me.

Karma's bitch, e grazie a karmenfreude sono felice di sapere che i Duggar sono stati esposti per quello che sono, dei gran bigotti omofobi, degli ipocriti ignoranti, e messi alla gogna da molti. 
Ma ho aggiunto uno strato di disprezzo verso di loro: il motivo per cui ora mi fanno completamente schifo e' che hanno confermato che nella loro famiglia, e in tutte le famiglie Quiverful/religiose/patriarcali, in questo loro mondo dove gli uomini dominano e le donne sono sottomesse, alla fine una figlia vittima, o quattro, contano meno di un figlio molestatore.
Che schifo.

domenica 19 luglio 2015

20

Oggi Chris ufficialmente non e' più un adolescente: i teens (dai thirteen ai nineteen) se ne sono andati così, tra alti e bassi, tra frustrazioni e gioie, tra paure e atti di coraggio e tutta la gamma di emozioni che esistono in mezzo, mentre io mi ritrovo con 7 anni in più, mio figlio e' ormai sempre più l'uomo che sara'. Lo vedo quasi pronto a prendere in mano il volante della sua vita, da solo, nella direzione che scegliera'.
La condizione di genitore, garantisce la costante preoccupazione per i figli, ma sono pronta da un po' all'idea di lasciarlo volare da solo, e' da tanto comunque indipendente in tanti aspetti della sua vita, che mi sono abituata all'idea... Penso che sia arrivato il momento. E sono convinta, dai segni che ci ha dato ultimamente, che ce la farà.

Chris e' nato il 19 luglio di 20 anni fa, alle 5:25 del mattino, dopo forse 5 ore di travaglio iniziato quando, dopo mezzanotte, avevo detto a J "mi sa che questa e' una contrazione vera"; entrata in ospedale alle 3:30, lui e' arrivato meno di due ore dopo.
Eravamo a casa, tutti e 3 insieme - una famiglia finalmente! - poco più di 24 ore dopo (20 anni fa, per una nascita vaginale senza complicazioni, le mamme venivano dimesse in 24 ore!), ed il mio viaggio di madre era iniziato ufficialmente.

20 anni. Quanti ricordi, si accavallano tutti...

Mi ricordo la mia felicita' quando per la prima volta, dopo l'operazione di chiusura del palato, era riuscito a succhiare dell'acqua da una cannuccia. Aveva 13 mesi.

1996: allo zoo di Santa Barbara

Me lo ricordo quando giocava con i pupazzetti di Spiderman... me lo ricordo quando imparava a giocare a UNO con le carte per bambini dei Rugrats... me lo ricordo che saltava addosso al padre sempre pronto a giocare a "fight"... me lo ricordo quando alla fine della prima aveva ricevuto il premio "happiest kid in class", il bambino più felice della classe... quanti ricordi. Troppi, forse...



Lui e' il mediatore della famiglia, quello che in situazioni difficili e tese trova il compromesso.
Lui e' quello che inventa(va) giochi ed avventure.
Lui e' quello che, a nemmeno 12 anni, ha "fatto da guardia" alle sorelle ad Heathrow, quando durante un layover di 7 ore, ho dovuto per ovvie ragioni andare in bagno e loro si erano addormentate.


1997: alle Cinque Terre
                        
                        1997: sulle gambe di Daddy, in giardino nella casa di Ventura, CA
   

             
 
1997: a Milano coi nonni
Estate 2000: aspettando Vivian :)

Lui e' quello che si sta pagando la macchina tutti i mesi. Da prima che avesse 17 anni.
Lui e' quello che da più di 3 anni lavora e va a scuola (inclusi tutti i weekend).






















                                          
                         
Lui e' quello che non chiede mai niente, e si accontenta di quanto riceve.
Lui e' quello dalla pazienza infinita. Con me, col padre, con le sorelle, coi colleghi, coi clienti, con tutti.
Lui e' quello sempre pronto a fare una battuta e a ridere, anche di se stesso.

2005: legge un libro alle sorelle prima di andare a dormire...


In Arizona

2008

2010:horsin' around
.
2009
     



Halloween 2012


Maggio 2015: Grand Canyon


Lo amo, ma si sta avvicinando il momento in cui se ne dovrà andare e, sono sincera, in un certo senso non vedo l'ora, non perché voglio che se ne vada di casa, ma perché e' giusto che sia così. Lui comunque vive già indipendente da noi, e sono pronta: quando sara' il momento, spero che verra' confermato che abbiamo fatto un discreto lavoro nel crescerlo, che tutte le notti insonni, i predicozzi, le  incazzature e i momenti passati insieme sono serviti, lo abbiano aiutato a diventare un uomo... così come essere sua madre ha aiutato me a diventare una donna, e una mamma, migliore.

Compleanno al lavoro :D

Auguri ancora, Chris! Non vedo l'ora di vedere i tuoi prossimi 20 anni! E quelli dopo! :)

mercoledì 17 giugno 2015

Il mio ultimo articolo

Velocemente, qui a pagina 7 trovate l'articolo che ho scritto per l'edizione Estate 2015 della Newsletter della Sierra Vista Food Co-op... e ovviamente non potevo non parlare del mio "percorso verso il triathlon" anche li'!
                                        

p.s.: chissa' se riuscite a trovare l'errore di spelling... colpa del copri-tastiera in lattice che mi fa "scivolare" le dita... :)

lunedì 15 giugno 2015

Dalla cacca può nascere un fiore, da una crisi, un'atleta.

E' giunto il momento di fare un annuncio pubblico, perché non posso più procrastinare ne' tenere segreta una decisione che posso definire per me epica... anche se poi davvero così segreta proprio non e': oltre ad averlo annunciato di persona o virtualmente ad alcune persone, chi segue i miei deliri quotidiani su Facebook e presta attenzione a quanto scrivo, non può non essersi posto qualche domanda... dai insomma, all'improvviso scrivo cose che sarebbero state improbabili anche solo quattro mesi fa... bici da corsa? Scarpe da corsa? Vasche in piscina? Wait, what? La Moky che si allena? Ma quando?
Insomma bando alle ciance...  non sto più nella pelle e ve lo dico: mi sto allenando per fare il mio primo triathlon!!! :)

Finalmente posso condividere con tutti questa mia "pazzia", posso dire a tutti quanto sono felice, quanto sono orgogliosa e raccontarvi la mia esperienza e il mio progresso!
A dire il vero questo annuncio dovrebbe essere un po' impostato, perché così a freddo sembrerebbe proprio che sono a caccia di complimenti, e non lo sono (ma se li fate, li accetto volentieri... ;-) ).  Decisioni così solitamente non nascono dal nulla, non e' mai "così per sport" che una come me sceglie di intraprendere un'attivita' sportiva intensa, e una che richiede un impegno fisico e mentale particolare come il triathlon.

Avevo accennato in uno dei (pochi) post di quest'anno che durante il periodo natalizio appena trascorso, per la precisione il giorno prima di Natale, ero venuta a conoscenza di alcune informazioni inaspettate che hanno sconvolto il mio mondo e hanno (ri)portato a galla tutte le insicurezze che mi avevano fatto compagnia durante i primi 27 anni della mia vita, stendendo un velo scuro su di essa.
I dettagli non sono importanti, quello che e' importante e' che ho trascorso un paio di mesi circondata da una densa nebbia mentale, cercando di capire il perché, quale senso avesse questa situazione... andando avanti alla cieca, perché comunque non e' che come genitore uno ha una scelta, no?, tra lacrime e sconforto, rabbia e tristezza, incapace di trovare una direzione che mi facesse uscire da questo tunnel di autocommiserazione in cui mi trovavo, non per mia scelta. Qui si dice "shit happens", la merda succede. OK, gotcha. Ma cosa si fa quando capita?

Diversi amici blogger e/o conosciuti grazie al blog, mi sono stati vicini (Tiziana, Titti, Luciano, Davida, Cecilia, Marco... se mi sono dimenticata qualcuno, e' solo perche quei 2+ mesi sono ancora in qualche modo offuscati), dandomi qualche suggerimento come e quando potevano, interessandosi... vi ringrazio tanto, pubblicamente. Con Letizia, conosciuta anche lei attraverso il blog, ricordate? ho avuto l'opportunità di parlarne di persona...  Ho apprezzato la vostra presenza, anche se siete lontani, immensamente. Vi sono in debito.
Ma era una situazione da cui dovevo uscire da sola.

La mia fortuna e' che sono una persona fondamentalmente positiva, una problem solver (così mi ha descritta ultimamente il preside della nostra scuola media), una che di fronte alle crisi, cerca di trovare una soluzione.
Apro una parentesi veloce per dire che scelgo questo termine per descrivermi, positiva, perché sono diventata consapevole, invecchiando, dell'alone malevolo che circonda la parola "ottimista", con cui mi sono auto-descritta da sempre: vorrei distanziarmi dall'immagine dell'ottimista che, almeno in certi "circoli" più sofisticati, viene spesso considerato uno che ha perso il contatto con la realtà. Un idiota insomma, secondo alcuni.
Invece uso la parola "positiva", perché personalmente la associo immediatamente al simbolo "+", che simboleggia crescita, progresso, andare avanti...  l'opposto di quanto fa un'idiota, secondo me.
Consideriamo il classico esempio del bicchiere mezzo pieno/vuoto: la differenza tra una persona ottimista ed una positiva e' che mentre quella ottimista vede soltanto il bicchiere mezzo pieno, trascurando il fatto che e' senza dubbio anche mezzo vuoto, quella positiva riconosce entrambe le realtà e, consapevole della possibilità che il bicchiere possa svuotarsi completamente, interviene attivamente per trovare una soluzione che consenta se non il riempimento totale del bicchiere, magari l'uso razionale della sostanza in questione, per farla durare più a lungo.
La persona positiva sa, o cerca di ricordarsi anche quando pensa di non sapere più niente (come nel mio caso), che anche nelle situazioni più dure da accettare, quelle più disastrose o tristi, esiste quello che qui molto liricamente viene chiamato silver lining, la fodera argentata che ricopre tutto, o quasi: anche quando questa fodera e' così sottile che si deve fare uno sforzo sovrumano per trovarla, noi che viviamo con il bicchiere mezzo pieno in mano non cediamo allo sgomento, ma continuiamo a cercarla, fiduciosi: come Pollyanna, noi persone incurabilmente positive riconosciamo che la merda puzza si', ma che anche concima da dio, quindi continuiamo a spalarla, con la molletta al naso, sapendo che prima o poi da questa merda nascera' un fiore.

Ho brancolato nel buio per un po', sono state settimane particolarmente difficili, perché oltre a dovermi confrontare con una situazione cui ero impreparata, ho fatto fatica a riconoscermi, semi-affogata come ero nella mie lacrime piene di rabbia, negatività e vittimismo.
Per fortuna alla fine ho dato alla positività la possibilità di riprendere nuovamente il comando della mia vita, e ho cominciato a formulare un piano di uscita da questo tunnel.

La prima cosa che ho fatto e' stata riconoscere il fatto che pur sentendomi vittima, ero comunque anche io almeno parzialmente responsabile per come la situazione si era venuta a creare, ergo stava anche a me cambiare in qualche modo.
Mi e' stato detto che "Poteva andarmi peggio" e finalmente ho realizzato che era vero, sarebbe potuto andarmi molto peggio e così, arrivato l'anno nuovo, ho deciso che l'unico modo per sconfiggere la depressione che mi avvolgeva, era quello di prendere la decisione di impegnarmi in qualcosa di fisicamente difficile, qualcosa di assolutamente al di fuori della mia zona di conforto, qualcosa che mi avrebbe reso fiera di me stessa e ridato la confidenza nelle mie capacita' che sentivo di aver perso.

E cosi' mi e' tornata in mente un'idea che avevo considerato quando c'eravamo trasferiti qui a Sierra Vista nel 2007, idea che era stata scartata molto velocemente, considerato che ero rimasta incinta a sorpresa praticamente un anno dopo il trasloco... come si chiamava? Ah, ecco: Hummingbird Triathlon, il Triathlon del Colibri' di Sierra Vista.

Il modulo di iscrizione (le iscrizioni si aprono il 1 luglio, sarò la prima a farlo!!)

Ho così preso la decisione, verso la fine di febbraio: mi sarei allenata per l'Hummingbird Triathlon di questa estate! Boom!
Senza sapere niente del triathlon, e praticamente poco o nulla delle 3 discipline sportive coinvolte,  ho iniziato ad allenarmi, mettendo alla prova il mio corpo, il mio cuore e il mio cervello.

Sono poco più di 3 mesi che mi alleno tutti i giorni con un solo giorno di riposo, solitamente la domenica.
E sono felice, FELICE, felice.
La trasformazione fisica e' evidente, la nota la gente che mi conosce e la noto anche io, non fosse altro perché mi sono rimessa capi d'abbigliamento (principalmente calzoncini corti) che erano anni decenni che non riuscivo più ad abbottonare senza creare il famigerato muffin top... si' insomma, la ciccetta che esonda dal giro vita di chi indossa gonne e pantaloni credendosi di 2 taglie in meno di quello che e' in realtà...
Ma e' stata la trasformazione mentale quella più sbalorditiva: anzitutto, la nebbia e' sparita. Svanita -poof!- non ho più tempo ne' voglia di soffermarmi su una situazione brutta, ho bisogno di tutte le mie energie quando mi alleno no? Altro che anti-depressivi, ho sperimentato personalmente il potere che l'esercizio fisico ha sulla psiche umana! Io, che non sono mai stata un'atleta, che non ho mai partecipato a nessuno sport (a parte sporadicamente e senza nessun vero interesse), io che non ho mai gareggiato in nessun evento sportivo, non solo mi alleno adesso tutti i giorni col sorriso sulle labbra, e conto di farlo fino al 22 agosto (data del triathlon), ma sto già pensando a quale altro triathlon vorrei partecipare dopo (sto persino seriamente considerando il triathlon di Bardolino l'estate prossima...)
Io, che non sono mai stata un'atleta, ho trovato uno sport che mi piace fare e che voglio continuare a fare finche' non potrò più farlo.
Io, che non sono mai stata un'atleta, mi trovo a quasi 49 anni a dire, con orgoglio e un mega-sorrisone, "I am an athlete", sono un'atleta. Wow. E ogni volta che lo dico o lo penso, mentalmente mi sembra alzare il dito medio al mondo, a chi le donne di mezza eta' le vede relegate solo in casa a leggere fotoromanzi e pulire i pavimenti. O ad aspettare che i figli tornino a casa da scuola o lavoro... o magari a fare da babysitter ai nipoti.
Forse solo chi ha superato una certa eta può capire la soddisfazione.

Questo post vuole essere un'incitazione a tutti, ma soprattutto alle donne che più che gli uomini tendono ad accontentarsi dello status quo, e vivere in situazioni stagnanti e deprimenti perché, anche quando fanno schifo, offrono il conforto dell'abitudine (il solito vecchio mito che chi lascia la strada vecchia...).
Accontentarsi non fa mai bene,  vivere nella tristezza e' orribile, l'ho provato per un paio di mesi ed e' stata un'esperienza che non auguro a nessuno (se non ai miei peggior nemici... ); non aspettate di trovarvi in una crisi per verificare se siete forti, per capire quale sia il vostro livello di resistenza e resilienza, per affinare le vostre capacita e talenti! E' importante identificare una meta che avete sempre sognato di raggiungere, qualcosa di difficile, qualcosa di straordinario, qualcosa che sembra un'utopia, e cominciare a fare i primi passi per raggiungerla!

Se questa quasi 49enne, madre di 4 figli, fisicamente poco idonea, che non si e' mai allenata prima può farcela, può fare un triathlon (anche uno a distanza ridotta come lo sprint triathlon di Sierra Vista), niente e' impossibile.
Soprattutto se state attraversando un periodo difficile, un momento particolarmente duro, ripescate quel sogno che avevate nascosto nel cassetto, togliete la polvere che lo ricopre, riscoprite voi stesse e chi siete veramente, e accettate la sfida di realizzare qualcosa che non avreste mai pensato di poter fare prima, qualcosa che vi fa paura ma vi eccita nello stesso tempo. Fate un passetto, poi un altro, finche' non avrete realizzato quello che fino a ieri sembrava un'utopia.

Dovessi rappresentare il progresso della mia preparazione atletica con un grafico della curva di apprendimento, si vedrebbe una curva molto accentuata in salita, perché sono partita da un livello che posso solo definire sotto la media delle schiappe. Forse per questo, i miglioramenti sono stati praticamente immediati.
Mo' vi racconto...


DAL DIVANO AL TRIATHLON

Anzitutto, per chi non sapesse cos'e' un triathlon, si tratta una gara di resistenza che consiste di 3 segmenti (nuoto, bici e corsa) in diverse distanze, completati senza nessuna pausa di riposo tra uno e l'altro, a parte la transizione tra una disciplina e quella seguente. Il triathlon più conosciuto, ed una delle gare più dure per un atleta, e' l'Ultra Distance, e di queste l'Ironman e' certamente il nome/marchio più riconosciuto: nel triathlon ultra (come l'Ironman), ad una bella nuotata, solitamente in mare o oceano, di 2,4 miglia (3,86 km), segue una biciclettata di 112 miglia (180,25 km) cui segue, tanto per gradire, una maratona, una bella corsettina di 26,2 miglia (42,2 km). l'Ironman più famoso ed ambito e' quello originale, che da quasi 40 anni si tiene ogni anno in ottobre a Kona, sulla Big Island in Hawaii.
Solo a scrivere questi numeri, le mani hanno iniziato a sudarmi...
Esistono centinaia di Ironman in giro per gli US e il mondo, e altre centinaia di gare a distanza ridotta, come l'half-ironman, mezzo ironman, conosciuto anche come 70.3 che rappresenta la distanza in miglia totale della gara; Olympic distance, un triathlon un po' più corto, e poi lo sprint triathlon, il triathlon più corto.
Vi immagino tutti a bocca aperta per lo stupore, quindi vi rassicuro subito: l'Hummingbrid Triathlon e' uno Sprint Triathlon, che di tutti i tipi di triathlon e' quello più da seghe (e diciamocelo!): le distanze sono minime, una frazione dell'Ironman, pensate che i triatleti seri fanno gli sprint come allenamento! Si tratta di nuotare per 800mt (solitamente in piscina), pedalare per 13 miglia (21km), e poi correre per 3,2 miglia (5km). Una robetta da poco... se sei già un atleta. Se invece, come me, sei poco più di un couch potato, si tratta di una meta fattibile certo, ma spaventosamente dura da raggiungere.
Soprattutto alla mia veneranda eta'. :)

Inizialmente, dopo aver preso la decisione che mi sarei allenata per partecipare all'Hummingbird Triathlon (che fortuna avere un triathlon qui in città!!) ed averla annunciata a J, la mia intenzione era quella di non dirlo a nessun altro, perché avevo paura, una paura tremenda di non farcela, di fallire e sputtanarmi. Poi J ha iniziato a dirlo ad amici "Did you know that Monica is training for a triathlon?" Dapprima ho minimizzato "I'm just trying, I'm not sure...".
E inizialmente non avevo nessuna direzione precisa, solo un piano di allenamento trovato gratis su uno dei tanti siti per triatleti in erba che esistono (questo in particolare ha diversi training plans e una caterva di articoli e video per i tri-rookies come me), e davvero non ero sicura che ce l'avrei fatta.

Era la fine di febbraio, e per un paio di settimane, seguendo appunto uno dei training plan gratuiti e poco dettagliati, ho iniziato a nuotare (poco), pedalare (poco soprattutto perché usavo pantaloncini da corsa, quindi senza l'imbottitura necessaria per evitare vesciche) e "correre", o meglio, camminare il più velocemente possibile, perché correre era troppo duro. Ci penso e mi rendo conto che avevo tutta l'ingenuita' del principiante che non sa bene cosa stia facendo.
Fortunatamente J, che da quando ha perso peso corre ogni tanto, mi ha suggerito di comprare The No Meat Athlete Triathlon Roadmap: The Plant-Based Guide to Conquering Your First Triathlon, un ebook/programma creato da Matt Frazier insieme a Susan Locke: lui e', appunto, il No-Meat Athlete (l'"Atleta Senza Carne", la "mente" dietro il blog farcito di suggerimenti, idee, podcast, etc. per atleti veg*ni e non, come ad esempio questi per triatleti principianti), un maratoneta professionista vegan, lei una triatleta vegan, ed e' una bibbia per chi come me, vuole affrontare il primo triathlon, e lo fa da vegan (secondo me il programma e' eccezionale per qualsiasi principiante, che sia vegan o no).
Questo libro e' una guida dettagliata, con informazioni e consigli su tutto, dal tipo di equipaggiamento necessario per allenarsi e gareggiare, a come mantenere la bicicletta in ottime condizioni, a come cambiare la gomma (cosa che spero di non dover mai fare), consigli sull'alimentazione pre e post allenamento, etc. Include anche interviste con alcuni triatleti vegan famosi, come Brendan Brazier e Rich Rollche tra l'altro avevo incontrato un paio d'anni fa, ed oltre ad essere un ultra-atleta (perché il triathlon non e' abbastanza, questo ha inventato nel 2010 con un amico triatleta disabile e anche lui vegan, Jason Lester, la Epic 5, che consiste in 5 Ironman Triathlon in 5 giorni su 5 isole in Hawaii...) e' anche, cosa che non guasta mai, un pezzo di gnocco da infarto. Ed e' mio coetaneo.
Non mi credete? Beccatevi 'ste foto allora!

4 chiacchiere, perche non potevo saltargli addosso....
"You, sir, are one hot tamale!"
Eh.
                                                              
Ma lo vedete il mio sorriso? :)

Doppio eh.

madonnagesu'
Secondo la rivista "Men's Fitness", Rich e' "One of the 25 fittest men in the world".
Scusate se e' poco...
Ho così iniziato ad allenarmi religiosamente l'8 marzo (la Festa delle Donne, sara' una coincidenza?), seguendo il piano serio e dettagliato di No Meat Athlete , e sapete cos'e' successo? Con ogni allenamento, mi rendevo conto che, porcodinci, forse forse non ero proprio morta, forse questo corpo di mezz'età aveva ancora qualcosa da dare, e sotto gli strati di madre e moglie, esisteva ancora una persona fisicamente capace di sfidarsi e vincere paure e insicurezza.
E cosi ho iniziato ad annunciarlo senza paura anche io a diversi amici, e ogni volta che pronunciavo le parole, dentro di me si rafforzava la convinzione di aver preso la decisione giusta.

E le lacrime sono finite, sono finalmente uscita dal tunnel di negatività, che e' diventato solo un ricordo che cerco di non ricordare.
E ho scoperto cosi il silver lining di cui parlavo sopra, perché quello che mi e' successo a dicembre e' stato alla fine "solo" un campanello di allarme, mi ha risvegliato dal torpore in cui mi trovavo e mi ha fatto rinascere. Una triatleta, ragazzi.
Chi l'avrebbe mai immaginato? Io no.

MY GOAL SETTING WORKSHEET

Parte della guida al triathlon e' il Goal Setting Worksheet, un modulo per "inquadrare" i propri obiettivi, in cui esprimere nero su bianco le motivazioni dietro le proprie decisioni, in questo caso quella di partecipare a un triathlon. E' una parte integrante dell'allenamento perché avere chiaro in mente lo scopo per cui si fa qualcosa di intenso e impegnativo, di cui e' facile perderne la motivazione, e' fondamentale per aver successo.
Queste sono alcune delle domande: "Perché stai facendo un triathlon? Cosa significa per te? Come migliorerebbe la tua vita se tu facessi un triathlon? Come sembreresti e ti sentiresti ce tu fossi un triatleta vegetariano? Chi ispireresti? Cosa succederebbe se non lo facessi? Chi ti supportera'? Come lo renderai ufficiale? Qual'e' il tuo vero goal? >> cerca di essere preciso"

Ho scritto: " Sto facendo il triathlon per dimostrare a me stessa che posso essere in forma, un' atleta come altre atlete. Voglio far vedere a tutti che una donna vegan di quasi 50 anni e madre di 4 figli può farlo. Voglio dimostrare che la dieta vegan (specialmente come la mia, senza grassi/olio etc) e' LA dieta per atleti."
Per quanto riguarda l'ufficializzazione della decisione: "Voglio scrivere un post sul blog." :)
Il mio vero goal... inizialmente era "Finire la gara".
Mi sembrava un goal scarsino, ma ero così impaurita... Ora che e' un po che mi alleno, e' diventato "Finire non ultima nella mia categoria  - donne 40-49 anni -, e questo goal e' sicuramente più badass (o duro) perché non solo competerò con donne più in forma ed allenate di me quasi sicuramente, ma senza nessun dubbio saranno quasi tutte donne di quasi 10 anni in meno! Ma hey, io lo dico lo stesso!
Ultimo goal, che non ho scritto ma importante anche se profondamente superficiale, e' che ho la scusa perfetta per indossare la tri-suit, l'uniforme speciale per il triathlon. Che ho ovviamente comprato non appena ho potuto...
p.s.: sulle fotomodelle e' tutta un'altra cosa, manco a dirlo...

La mia posa badass con la tri-suit

La mia learning curve, sport per sport

IL NUOTO

La verita' e' che non sono mai stata una nuotatrice, tutt'altro: sono cresciuta con un estremo disagio intorno a piscine, laghi e mare: mia madre era terrorizzata dall'acqua, infatti non credo di averla mia vista passare il limite del ginocchio quando si andava al mare, quindi sono quasi certa che mi abbia trasmesso una certa paura per le masse di acqua. In seconda elementare, mi sembra, i miei genitori, forse consci di questo mio disagio, mi avevano iscritto ad un corso di nuoto alla piscina Argelati vicino a casa forse attraverso la scuola, non ricordo, ma odiavo le lezioni, erano noiose e in più avevo sempre paura, così ad ogni lezione avevo sempre qualche scusa per non entrare in acqua, principalmente mal di pancia.

Più grandina avevo scoperto che con maschera e pinne riuscivo a nuoticchiare, e stranamente non  affogavo! Questo mi aveva dato un po' di indipendenza e la possibilità di divertirmi anche io quando si andava quelle 2 settimane a cuocere e sguazzare sull'Adriatico. Le volte che andavo in piscina con gli amici, ero quella che saltellava e giocava dove si toccava e che ogni tanto, sempre con un molta di ansietà si buttava nella parte più profonda, con il bottone "panico" sempre pronto ad essere schiacciato.
Deve essere una costante nella mia vita, anche per il nuoto c'e' voluta un'esperienza negativa per darmi la motivazione giusta e imparare a nuotare: avevo 26 anni e durante la (mitica) vacanza al Club Med, il gruppetto di amici che si era creato aveva deciso di andare a fare una nuotata fuori dalla caletta del club. Ovviamente io, senza maschera e pinne ad aiutarmi, ero dovuta rimanere come un cucu' in spiaggia ad aspettare che tornassero. Non mi e' piaciuta per niente la sensazione di non essere alla pari con gli altri, l'idea di rimanere sola mentre gli amici andavano a divertirsi insieme... quel giorno ho deciso di imparare a nuotare, e di farlo in modo da darmi una certa indipendenza e sicurezza. E così ho fatto: ho iniziato ad osservare altre persone nuotare ed ho iniziato ad imitarle (come coordinavano la respirazione con il movimento delle braccia, ad esempio) finche non sono riuscita a farlo anche io con discreta naturalezza, seppur non con la confidenza di chi e' nato pesce (Violet ad esempio).
Per tanti anni e' stato sufficiente, poi quando abbiamo costruito la piscina in giardino, ho avuto l'opportunita' di fare molta pratica, migliorare un po' la tecnica di respirazione, lo stile ed acquisire una certa dimestichezza, anche se vi confesso che probabilmente da qualche parte nascosto c'e' sempre il bottone "panico" pronto ad essere schiacciato!
Tutto ciò per confermare che, come tanti altri novelli triatleti di cui ho letto le storie, anche per me nuotare era qualcosa di difficile, cui avrei dovuto lavorare sopra con particolare enfasi.

Quando ho iniziato a nuotare come parte dell'allenamento per il triathlon, cosa che faccio nella piscina comunale (perché farlo nella mia piscina e' un'impresa ridicola, visto che e' lunga 10 metri, quindi per farmi gli 800mt necessari devo fare 40 laps, 40 giri di vasca, e vi lascio immaginare a contarli, anche con l'orologio/timer da triathlon), mi aspettavo un allenamento noioso, duro, ma il piano di allenamento e' disegnato in modo tale da rendere ogni sessione impegnativa quanto basta.
Il mio primissimo allenamento consisteva in una serie di swimming drills, esercitazioni ripetitive per inculcare la forma e la tecnica corretta per le bracciate, calci, respirazione, etc. + 500mt suddivisi in 10 set da 50m, intervallati da un minuto di riposo, seguiti dal defaticamento.
Siccome figuratevi se riesco a ricordarmi, mentre cerco di nuotare, la sequenza dei vari esercizi che devo fare, ho adottato questo sistema molto tecnologico di scrivermeli sul dorso della mano con uno Sharpie, un pennarello di quelli indelebili..
Questo esempio e' della prima settimana di aprile, suddivisi tra riscaldamento con esercitazioni, allenamento vero e proprio e defaticamento, un totale di 650mt.


Siccome alla fine della parte in acqua, ci aspetta quella in bici e poi la corsa, nel triathlon oltre alla forma corretta e' importante imparare a nuotare in modo efficiente, cercando di conservare energia e potenza, soprattutto nelle gambe, di cui avrò necessita per le prossime parti della gara.
Ho scoperto che mi piace nuotare tantissimo, non mi annoio, la mente e' libera di andare dove vuole e non ci crederete perché non ci credevo nemmeno io, ma mi rilasso!! Anche quando nuoto 1 chilometro o più (in circa 40 minuti, che include i 10 secondi di riposo tra un lap giro di vasca di 50mt. e l'altro, dio come sono tosta!!), esco che non so come spiegarlo, ma non sono nemmeno stanca. Boh. Forse sono nata pesce anche io, ma non lo sapevo!


IL CICLISMO

Ho ricevuto la mia prima bicicletta per Natale 1970. Avevo 4 anni,  e il motivo per cui mi ricordo con precisione la data e' perché "babbo natale" aveva nascosto la suddetta bicicletta (che volevo tanto) dietro a un sacco di carbone, siccome ero notoriamente "cattiva" (piccolo avviso a genitori presenti e futuri: quello che a voi puo' sembrare uno scherzetto divertente, per un bambino di 4 anni e' un'esperienza traumatizzante e tristemente indimenticabile).
Mi e' sempre piaciuto andare in bicicletta, ma quando sono diventata troppo grande per la graziellina ricevuta nel '70, avendo i miei paura per la mia incolumità, ho dovuto aspettare fino al liceo per tornare a pedalarne una di mia proprietà (ne ho vinta una rosa carinissima, non mi ricordo bene a quale lotteria). E quando questa mi e' stata rubata, ho dovuto aspettare qualche anno finche' mi sono comprata una mountain bike e una bici da città; amavo entrambe moltissimo e usavo una per avventurarmi per le stradine attorno al naviglio (la versione cittadina di Indiana Jones, nella mia mente) e con l'altra andavo quando potevo al lavoro, quando lavoravo in centro a Milano... Ok, altra confessione: lo ammetto, io ero una di quelle cicliste  pazze che in città salgono e scendono dai marciapiedi, e che la maggior parte di concittadini in auto (o moto) odiano profondamente.. a mia discolpa, non e' che Milano fosse (magari lo e' diventata negli ultimi 20+ anni) bike-friendly, una città molto facile da percorrere in bici.. non so se avete presente le cazzo di piastrellone che risaliranno all'epoca medievale che pavimentano le strade in centro, cui aggiungiamo le maledette rotaie del tram, le macchine parcheggiate lungo tutti i marciapiedi... Se fossero esistite piste ciclabili da casa mia al centro, le avrei usate volentierissimo, evitando gli smadonnamenti miei e, non oso immaginare, quelli dei vari automobilisti che sono sicura di aver fatto incazzare alla grande.
Tutta un'altra storia qui negli US.
Quando vivevo in California, non avendo la patente americana prima e, pur avendola fatta dopo, non avendo le risorse per un'altra vettura, finche' non e' nato Chris usavo una bellissima (o così mi sembrava) Huffy ibrida (mountain bike che e' usabile anche su strade normali) comprata da Target, quindi per definizione non esattamente di gran qualità, per andare ovunque: al supermercato, in palestra...  mi facevo persino le 15 miglia tra casa nostra e la base di Point Mugu per andare a vedere mio marito giocare a pallavolo nei vari tornei intramural oppure, che figata se ci ripenso, andavo in bici fino alla base per pranzo con un paio di panini, e da li' si andava con la sua macchina in spiaggia a Malibu, che si trova a 10 minuti. Poi mi rifacevo le 15 miglia in bici per tornare a casa. Insomma, la mia esperienza con le varie biciclette che ho avuto, nonostante un inizio traumatico (il sacco di carbone), e' legata a ricordi  belli, sicuramente più piacevoli di quelli legati al nuoto.

Prima di trasferirci qui, ho regalato la mia vecchia e fedele Huffy alla mia vicina, perché ero passata ad usare una bici da sentiero che mio marito aveva comprato ad una garage sale per $30 dollari, ma che era risultata troppo piccola per lui: una Mongoose che peserà circa 30 libbre, che andava bene per gironzolare qui, su strade e sentieri di deserto e montagna, così per divertimento e leisure.
E' stata con questa Mongoose che ho iniziato ad allenarmi per il triathlon, e mi sono subito resa conto che non era la bici adatta per una gara su strada: pedalavo come una maledetta e non riuscivo a superare le 10 miglia all'ora, se non in discesa... insomma, anche se si e' delle schiappe in partenza, e' importante nel corso di un programma di allenamento, essere in grado di vedere i propri miglioramenti, verificare i propri progressi, e con la bici non adatta diventa difficile. Ma le bici da corsa costano... una entry level, una da principianti che abbia una buona performance costa diverse centinaia di dollari, e così ero molto esitante. Ma J ha insistito, e con parte dei soldi che ci sono tornati dalla dichiarazione dei redditi, siamo andati in un negozio di biciclette, dove mi hanno "misurato" e poi fatto provare diverse biciclette...  ma appena l'ho vista, me ne sono innamorata... e l'ho comprata, la mia Dolce, my sweet ride che amo e adoro, e che mi fa sentire una regina a due ruote, mi fa sentire forte e veloce (lo so che non lo sono, lasciatemi scrivere come mi sento...)
E poi, peserà 1/3 dell'altra, ed e' una differenza che noto tantissimo!
Eccola qui:
Notate il manubrio rosa. Questa e' classe!! 

Il nome Dolce non gliel'ho dato io!! Si chiama proprio così!

Qui in un momento di effusioni tra noi due....

Questa e' la mia prima bici da corsa e, pur non avendo ancora aggiunto i pedali clipless, quelli a a gancio (prossimo acquisto, probabilmente post-gara), ho dovuto  comunque imparare ad andarci, perché e' molto diversa dalle altre biciclette che ho usato: anzitutto non avendo sospensioni come le MTB e le ibride, e avendo ruote "sottili" oltre ad essere super-leggera (e' in alluminio con ruote di carbonio, credo si dica così in italiano), e' molto più "dura" e inoltre e' molto sensibile, ogni leggerissimo movimento del polso ad esempio, risulta in un movimento della bicicletta, ma voi che siete esperti lo sapete già. Scendere e salire sono leggermente diversi e inoltre la posizione e' meno comoda di quella che si ha pedalando sulla Graziella con cesto davanti e campanello. visto che si e' più o meno sempre chinati per favorire l'aerodinamica. Fortunatamente, essendo una bicicletta disegnata per donne, e' comunque comoda: dal sellino che e' fatto apposta per appoggiare le nostre parti anatomiche più sensibili in modo da creare meno frizione possibile, al telaio che ha le varie distanze tra pedali e sellino, sellino e manubrio, etc. che tengono in considerazione che il corpo femminile e' generalmente verso da quello maschile... salirci e' un piacere!
Mi sono poi comprata dei calzoncini da ciclista (che hanno una bella imbottitura che dovrebbe evitare la "nascita" di vesciche la dove non batte il sole), un paio di jerseys, di magliette da ciclista (con le tasche sulla schiena per extra bottiglie e snack), e ora potete anche chiamarmi Coppi (o  meglio, Hillary Biscay, una incredibile triatleta vegan, che vive a Tucson e allena atleti che vogliono partecipare ai triathlon più duri, come Ironman. Il mio sogno e' di partecipare ad uno dei suoi camp... prima o poi...)
Nonostante la bici da corsa abbia migliorato la mia performance (grazie anche al libro Every Woman's Book of Cycling di Selene Yaeger), so di essere ancora molto lenta e di commettere errori come ad esempio, tirare su le spalle quando faccio più fatica (in salita, o se devo pedalare più forte), ma ne sono cosciente e comunque nei prossimi 2 mesi cercherò di concentrarmi in acquisire una maggiore velocità.

LA CORSA

Se il nuoto non e' mai stata un'attivita' naturale per me, e se il ciclismo e' sempre stato uno sport per me dal valore prettamente funzionale più che competitivo, io e la corsa non siamo mai andate d'accordo. Mai.
Non esagero, l'idea di correre senza un motivo (per l'amor di dio, se mi avesse inseguito un orso bruno mentre passeggiavo per le montagne, non ho nessun dubbio che avrei iniziato a galoppare come Mennea) mi lasciava esterrefatta. Ho sempre guardato chi fa jogging o comunque corre per più di 2 minuti di seguito con un miscuglio di ammirazione e odio, perché non ho mai capito il piacere che uno prova nel correre. Sapeste quante persone mi hanno detto che quando corrono ricevono questo "rilascio di endorfine", a me e' sempre sembrata una tortura e non ho mai capito come uno possa provare piacere nella propria tortura.
Iniziare a corre per il triathlon e' stata per me la parte più difficile e più dura, e la parte della gara che mi preoccupava di più. 
Prima di iniziare a seguire il training plan di No Meat Athlete, con la scusa di portare Kudo a fare un giro lungo, ho iniziato a portarlo sul sentiero nel deserto che da casa mia va fino al recinto della base, 4+ miglia,  intervallando una camminata veloce a sporadici scatti di corsa di 30 secondi. Vi giuro che ad ogni scatto, nel giro di pochi secondi avevo il cuore che mi scoppiava in gola. Questo per dirvi quanto fossi lontana fisicamente e mentalmente dall'idea di correre per più di 30 secondi. Not good.
Quando poi ho deciso di iniziare ad allenarmi seriamente, il solo pensiero di dover correre per 5 chilometri, anche senza considerare la nuotata e pedalata precedenti, mi causava un attacco di iperventilazione.
Ma io sono una che quando si mette in mente qualcosa, non demorde. E avevo una confidenza assoluta nel training plan.

Il mio primo allenamento di corsa e' stato questo: alterna 1 minuto di corsa a un passo facile in cui riesci a mantenere una conversazione con 4 minuti di camminata, per un totale di 20 minuti. Cosa vi dicevo? Pura tortura: chi cazzo vuole conversare mentre corre? Io certo no. 
Ma martedì 10 marzo (marcato sul calendario, eh?) ci sono riuscita, sono riuscita a correre per 1 minuto, per 4 volte. Sono arrivata a casa ansimando, ma con il cuore ancora al suo posto. Qual'e' stata a differenza? Penso sia stato il fatto che avessi una meta da raggiungere e l'idea di  mantenere un passo easy and conversational. Ve l'ho già scritto che questo libro e' la mia bibbia, vero?!
Mi sono poi decisa a comprare delle scarpe da corsa nuove, delle Asics in super-sconto nel negozio sportivo locale, visto che le mie cominciavano a mostrare segni di usura, dopotutto le avevo comprate, per caso, prima della vacanza in Italia, nel 2007. 
E poco per volta, con ogni allenamento miracolosamente ho iniziato ad apprezzare il semplicissimo atto di correre. Sono passata da correre con gran fatica 1 minuto, a correre per 45 minuti, senza fretta certamente, con una cadenza moderata, sempre cercando di mantenere un passo che mi consenta una conversazione (tra l'altro, ci sono volte che davvero parlo da sola anche quando corro...)

Ed e' successo che non odio più correre, anche se qualche residuo esiste sempre visto che ogni volta che devo correre, c'e' una vocina nella testa che mi suggerisce calorosamente di starmene a casa. Ma quando corro, mi piace, sorrido persino. Non so se questo e' l'endorphin release di cui mi parlano tutti gli amanti della corsa, ma so che sono contenta di correre.

Chi l'avrebbe mai immaginato? 


Quando racconto della mia evoluzione atletica alle persone che conosco e anche a chi non conosco,  la reazione e' quasi sempre la stessa: that's so inspiring! E spero che davvero, in qualche modo questa mia esperienza possa servire da ispirazione a qualcun altro. Ognuno di noi e' capace di atti eccezionali, solo pero' se siamo capaci di cercare una meta che ci consenta di esserlo. 
Fatemi sapere se anche voi avete trovato un'ispirazione all'eccezionalità. :)

Non vedo l'ora di raccontarvi della gara!!

p.s.: ho letto recentemente questa "poesia" di Benjamin Elijah Mays, uno dei mentori di Martin Luther King Jr. e uno dei critici più diretti della segregazione prima dell'avvento del movimento per i diritti civili, ed e' come se fosse stata dedicata a me... e io la ri-dedico a chiunque si trovi in un momento di crisi.
XOXO

The tragedy of life doesn't lie in not reaching your goal.
The tragedy lies in having no goal to reach.
It isn't a calamity to die with dreams unfulfilled,
but it is a calamity not to dream. . .
It is not a disgrace not to reach the stars,
but it is a disgrace to have no stars to reach for.
Not failure, but low aim is sin.
La tragedia della vita non e' non raggiungere la tua meta.
La tragedia e' non avere una meta da raggiungere.
Non e' una sventura morire con dei sogni non realizzati,
ma e' una sventura non sognare...
Non e' una disgrazia non raggiungere le stelle,
ma e' una disgrazia non avere stelle da raggiungere.
Non il fallimento, ma un obiettivo basso e' peccato.