lunedì 1 febbraio 2016

Il Ritorno

Questo blog e' iniziato poco dopo il mio ritorno dall'ultimo viaggio in Italia, nel 2007.
Dapprima era solo una sorta di cronaca spontanea del nostro trasloco dal New Jersey all'Arizona, il resoconto delle mie tribolazioni e problemi personali, un po' diario, un po' reportage, un po' terapia... era scritto principalmente per me perché non avrei mai immaginato che ci fosse qualcuno, oltre a qualche amico o familiare, interessato a leggerlo... e invece pian pianino, qualcuno ha iniziato a leggere, qualcun altro a commentare. E si e' creata una sorta di comunità tra blogger e blog-friends che e' diventata parte della mia vita, in qualche modo.
Contrariamente a quanto credevo inizialmente, ho capito nel corso di questi anni di blog che quello che scrivo non finisce nel vuoto, infatti ora scrivere non e' più solo un esercizio di vanità personale o auto-analisi, ma un tentativo di comunicazione, di connettermi. Un po' come il messaggio lanciato dal progetto SETI in Arecibo 40 anni fa, ogni parola pubblicata viene inviata nello spazio, dove rimane inutilmente muta se non c'e' nessuno pronto a riceverla, a decodificarla, a rispondere. Ho imparato che, proprio come tutte le forme di comunicazione, i post di un blog a volte hanno un gran successo e scatenano i sentimenti di chi li legge, a volte finiscono nel silenzio, ma  in ogni caso ci uniscono tutti, chi scrive e chi legge,  nonostante la distanza geografica e le differenze d'eta', di esperienza, di ideologie.

Quello che certamente non mi sarei mai e poi mai aspettata e' di veder nascere delle relazioni con persone conosciute attraverso il blog: alcune sono diventate delle amicizie vere e proprie, importanti e profonde anche, grazie agli incontri di persona che sono avvenuti; altre sono rimaste puramente virtuali, spesso con la speranza o la promessa di potersi incontrare un giorno.
Giorno che sembrava non arrivasse mai...

Well, fear no more: quel giorno sta per arrivare perche' (rullo di tamburi....)

TORNO IN ITALIAAAAA!!!

(Fine rullo di tamburi. Date pure sfogo alla vostra eccitazione più sfrenata: fortunatamente sono un po' dura d'orecchio e non mi disturba...)

E' un ritorno sognato e sperato da tempo, sempre posticipato per motivi finanziari o di salute da entrambe le sponde dell'Atlantico, e ne sono felicissima anche se avviene in circostanze non esattamente felici: combatto contro il poco tempo che ti lascia una delle malattie più crudeli che conosco, la malattia che ti ruba tutte le certezze, gli affetti, i ricordi, le abitudini, quanto di più caro ognuno di noi tiene stretto al petto fino alla fine... E' una corsa contro il tempo per abbracciare una persona prima che si dimentichi chi sono, prima che la malattia cancelli tutti i volti e i ricordi amati dalla sua memoria, prima che le caratteristiche, le eccentricita' e anche i difetti che la rendono speciale si perdano irrimediabilmente nella rete dei neuroni danneggiati. Carpe diem non e' mai stato così tragicamente vero.

Ma bando alle tristezze, sono davvero felice di tornare, sarò in compagnia di Violet, che non e' mai venuta in Italia e incontrerà finalmente i nonni per la prima volta.
Non programmo grandi giri attraverso lo Stivale, proprio per cercare di passare più tempo possibile con i miei, anche se ovviamente faremo le turiste quando potremo (qualcuno mi può dire se il MuBa, il Museo dei Bambini di Milano vale la pena? Ero tutta gasata dal video che ho visto, poi ho iniziato a leggere le informazioni in inglese e mi sono sgonfiata: ancora non capisco cosa costi ad un'organizzazione che dovrebbe avere dei fondi discreti, usare un traduttore che l'inglese lo sappia bene... )
Così come era successo con i grandi (Vivian aveva più o meno la sua eta' nel 2007),  me la immagino quando vedrà il Castello Sforzesco (fossimo qui in America, le farei indossare uno dei suoi abiti da principessa, ma oddio siamo a Milano, sai come ci guarderebbe la gente?), o il Duomo, lei che di edifici alti più di 2 piani non credo ne abbia mai visti...

Quello che mi piacerebbe anche fare e' creare l'opportunità per conoscerci di persona, voi che siete dall'altra parte del blog, voi che leggete i miei deliri, voi che commentate, qui e su Facebook, voi che fate i fantasmi (it's ok, lo faccio tanto anche io... mica sempre uno ha qualcosa da dire o tempo per farlo).
Mi piacerebbe davvero organizzare qualcosa insieme, una cena, una pizza, una scusa per potersi guardare in faccia e parlare dal vivo...
Il periodo sara' dal 22 maggio al 9 giugno, la località  ovviamente Milano o dintorni.
Fatemi sapere via email o Facebook se siete interessati, e vi terrò aggiornati.

Ora vado a farmi del te' bollente per celebrare: nevica da stamattina e sto gelando... :)

venerdì 30 ottobre 2015

Halloween a scuola: tutti i bimbi posseduti dal demonio!!

Vedo che continua in Italia la resistenza contro Halloween, leggo cose sempre più assurde che mi lasciano sinceramente esterrefatta, da chi dice e' una festa americana (non lo e') quindi diocisalvi, boicotto tutto ciò che e' americano quindi abbasso Halloween, a chi continua senza vergogna a dire che far festa ad Halloween significa celebrare il diavolo (sempre lui, il padre più ridicolo della storia del cattolicesimo italiano, e dire che ha tanta competizione... che poi guardate la foto dell'articolo qui e ditemi che non sembra lui stesso un vampiro di Twilight o uno zombie uscito adesso adesso da The Walking Dead!! Io per avere quel colorito dovrei usare 1/2 kg di cipria!) e quindi organizza contro-eventi tipo Holyween in cui i bambini si vestono come i santi... Cioè, tuo figlio no vestito da scheletro perché invoca satana, ma vestito da San Bartolomeo cos'e' che invoca, la gioia? Il costume da Principessa Elsa assolutamente no perché questi costumi spingono i bambini a perdere il senso della vita, invece per vostra figlia scegliete il costume di Sant'Agata, quello si che e' un costume che la vita la celebra!

Continuo allora con la mia opera di mitigazione e sdemonizzazione di Halloween, che ha, sin dalla sua origine, ben poco a che vedere con satana, e più con tradizioni e superstizioni pagane nate per esorcizzare (e qui Padre Chitammorth e i suoi seguaci dovrebbero capire bene) la morte e con essa i morti, che hanno sempre causato una grande paura agli esseri umani di qualsiasi tradizione religiosa. Un'origine non molto dissimile da quella che ha creato la professione del padre di cui sopra: se non esistessero boccaloni impauriti, non esisterebbero esorcisti. Chiediamoci infatti come mai nessun ateo abbia mai avuto bisogno di un esorcismo. Vabbè.

Poi mi chiedo cosa ci sia veramente dietro a questa campagna anti-Halloween da parte della chiesa cattolica, quando il carnevale, ad esempio, e' stato accettato e rielaborato benissimo dalla tradizione cristiano-cattolica, nonostante l'origine fosse anche quella pagana e che invece che di concentrare l'attenzione verso i morti e i fantasmi, faceva di dissolutezza e sfrenatezza l'epicentro delle festività...  A meno che ormai la chiesa cattolica abbia capito che e' impossibile temperare la sete per il sesso dei fedeli, e voglia continuare a tenere e redini del gregge nutrendo la paura del demonio che e' rappresentato indubbiamente in tutto il suo fulgore da Halloween, con le sue caramelle, i costumi da fantasma e principessa e ovviamente, il coma glicemico e l'ondata di visite dentistiche che ne conseguono (ecco, se proprio vogliamo parlare di male, parliamo dei dentisti che in questo momento stanno organizzando la prossima crociera alle Bahamas...)
Orge si', morti no.  Sfrenatezze si', caramelle no. Mi sembra assolutamente legittimo.

Halloween e' domani, e così oggi c'e' stata la solita parata in costume alla scuola di Violet. E' una tradizione che esiste in tutte le scuole elementari americane, infatti ho tante foto di quelle fatte in precedenza,  in particolare devo trovare quella (in New Jersey) in cui mi sono anche io vestita da strega perché ero uno dei genitori in carica per aiutare il maestro per il casino le celebrazione in classe. Se la trovo, la posto, prometto. Parliamo di 11 anni fa, non mi ricordo bene come ero, ma immagino una strega super-fighissima.

Dopo aver cambiato costume diverse volte e in una sorta di omaggio alla sua amichetta Rylee che adora le coccinelle, Violet ha deciso che stamattina si sarebbe vestita appunto da ladybug, e siccome le era impossibile indossare lo zaino avendo già sulle spalle le ali, l'ho accompagnata a scuola in macchina e nell'aria c'era un'eccitazione e un'allegria che generalmente non sono presenti: più di ogni altra altra mattina, le due playground della scuola erano piene di urla e colori!

Batgirl, Catgirl e Ladybug... 

Aspettando la prima campanella...

Ah, satana all'opera!! 

Dalla foto non si evince, ma come decibel eravamo a livelli letali!! :)

I minions erano popolari

Suona la campanella, tutti in fila...

Escono le insegnanti, e anche loro ovviamente, sono seguaci di satana!!

Pronti ad entrare

La scuola e' anch'essa decorata, ovviamente...

La classe di Violet e' quella di destra, e il cartello dice "We're wrapped up in learning", "siamo tutti presi ad imparare", ma giocando sulla parola "wrapped", che significa "avvolto", come una mummia, appunto...

un'altro esempio...

Dopo un'attività veloce (hanno colorato e costruito un pipistrello di cartoncino), e' iniziata la "parata",   fortunatamente le nuvole hanno tenuto, e ci siamo goduti la lunga fila di 500+ bambini felici e costumati,  mettendo ancora una volta in evidenza la completa malvagita' di questa festa.



La donna con i capelli (falsi) rossi e' la preside, vestita da Fern, la bambina del libro Charlotte's Web :)



3 delle teacher's aids, le insegnanti di supporto, erano vestite da api... 

video
Sono tutti evidentemente posseduti dal diavolo. O forse solo io, da come ho filmato...


Friends


Finita la parata, siamo rientrati in classe e tutti i bambini hanno partecipato a varie attività, hanno creato burattini/jack-o'lantern,  mani di strega,  hanno decorato zucche di cartoncino, etc. e i genitori presenti hanno aiutato i bambini a scendere sempre più in basso, nelle profondità luciferine infuocate dove regna tutto ciò che e' male, come zucchero, cioccolato e risate. 




Belzebu'....


Stasera andremo al Cochise College cove hanno preparato una Haunted Union (la Union e' l'organizzazione/edificio che solitamente ospita la food court, dove gli studenti possono acquistare i loro pasti, e tutti i servizi utili e indispensabili per la vita in campus di uno studente), che e' per tutte le eta', quindi spero non troppo spooky.
Io sono già stanca, ho mangiato mezzo sacchetto di marshmallow presi per i figli, e non e' nemmeno Halloween.










mercoledì 30 settembre 2015

Una colazione da provare: Hash del Far West con patate dolci

Con questo post partecipo al concorso 
"IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO" che il blog La Tana Del Riccio ha indetto per celebrare il suo quarto anniversario.
Se dovessi vincere, anche se ho miei dubbi visto che la maggior parte delle ricette che vi partecipano sono provenienti da blog di cucina/ricette, il premio, visto che non lo spedite all'estero (giustamente), troveremo un modo di farmelo recapitare da qualcuno che viene "dalle mie parti"...





Prima di vivere negli US, la colazione, da vera italiana, era per me sempre esclusivamente dolce: dal caffelatte con biscotti a casa, al cappuccino con la brioche in un bar, come milioni di italiani le mie giornate iniziavano sempre banalmente e noiosamente nello stesso modo, con una bevanda a base di caffe' e un qualcosa di dolce, dove ogni input creativo era praticamente non esistente.

Come in altri ambiti, anche in campo "colazioni", venire in America ha aperto i miei orizzonti sulle innumerevoli possibilità e diversità che esistono nel mondo: mi ricordo ancora quando mio marito mi porto' per la prima volta da IHOP, International House Of Pancakes, le mie prima pancakes, con lo sciroppo d'acero e le fragole fresche (e senza l'onnipresente noce di burro, un alimento che non mi e' mai piaciuto anche durante i miei anni da onnivora)... che delizia!
Oppure la prima visita alla Waffle House: ristoranti ispirati dalle colazioni, che concetto! Per farvi capire, immaginatevi un cieco che finalmente ci vede e guarda un quadro di Pollock, o un sordo che acquisisce l'udito e ascolta una sinfonia o un coro... wow, mi sono detta, c'e' davvero tutto un mondo intorno!

Onde evitare le solite critiche, confermo che esiste anche qui l'equivalente noioso del beverone a base di caffe' + biscotti del Mulino Bianco (che poi dai, non penso che si meritino i contrabbandi di cui leggo in giro...), ed e' la colazione fatta con latte +cereali, perché anche se ce ne sono centinaia di tipi diversi, e' sempre davvero la solita menata che, se va bene durante le mattine in cui si e' di corsa e ci si deve preparare per scuola o lavoro, diventa tediosissima quando e' l'unico modo in cui si interrompe il digiuno notturno, mattino dopo mattino.

Come succede in tutti i campi ma specialmente in quello gastronomico, quando si esce dalle proprie abitudini e tradizioni e si accetta che altre cucine possono essere deliziose quanto la propria, e' tutta una scoperta avventurosa spesso piacevolissima.  Nel mio caso, ho scoperto le infinite variazioni e combinazioni possibili con pancakes, muffins, sweet buns, waffles, french toast + frutta, nocciolame, e... avete notato come non ho menzionato niente di salato, niente a base di uova, bacon, formaggi, salsiccette? Si' perché anche prima che diventassi vegan, l'idea di una colazione salata, super-unta mi faceva schifo.

Poi sono diventata vegan e, come ho scritto diverse volte, e' stato come aprire un'altra grande finestra culinaria sul mondo: all'improvviso ho scoperto ingredienti, spezie, verdure, frutta, granaglie che non solo non avevo mai assaggiato prima, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare; tutti pero' utilizzati in altre cucine e tradizioni normalmente.
Usando libri di ricette vegan ho scoperto che, eliminati uova, bacon, salsicce ed altre cose grasse e disgustose non più di mio gusto dalla cucina, l'idea di una colazione salata non era poi così spiacevole.

Cosi' ho iniziato a buttarmi, ogni tanto eh?, nelle colazioni salate, principalmente nei weekend... pensate, all'inizio ero così titubante che il primo tofu strapazzato l'ho fatto usando questo mix (tutti gli inizi sono sempre traballanti e pieni di incertezze), poi ho imparato ad essere più spericolata, accettando l'idea del breakfast burrito, della No-melet e delle patate al forno come colazione. E l'hash.

L'hash non e' un'invenzione americana, esiste in tanti altri paesi (certo NON l'Italia) e in pratica e' un miscuglio di carne tritata (barf), patate e cipolle cui viene aggiunto spesso alla fine un uovo (doppio barf), tutto cotto in padella con diverse spezie a piacere.
E' un termine che viene usato oggi anche per indicare qualsiasi piatto fatto di ingredienti avanzati o strani, una ricetta non-ricetta se vogliamo, concetto che una madre scazzata che non ama proprio cucinare non può che apprezzare (ogni riferimento a persone presenti e scriventi e' puramente casuale...).
Cosi' ogni tanto mi sono cimentata anche in Hash di Patate semplicissimi, usando patate pregrattuggiate e surgelate (si trovano in tutti i supermercati qui), cui poi aggiungevo della salsa barbecue o un po' di ketchup... buoni ma eh, niente di speciale.

Poi siccome l'universo funziona così, l'invito a partecipare al concorso de La Tana del Riccio e' arrivato proprio nel momento in cui avevo fatto una scoperta culinaria assurda, ma che voglio condividere: adoro le patate americane!
Sembra un po' una stupidata, visto che assieme alla patate e' uno dei tuberi "nazionali", ma siccome a mio marito non piacciono tanto (o per niente, nei modi in cui vengono usate tradizionalmente qui), non ho mai esplorato più di tanto ricette a base di sweet potatoes, se non l'occasionale zuppa invernale.
Quindi per 21 anni, le patate dolci non hanno fatto parte della nostra dispensa finche' anche lui, J, ha deciso di riprovarle, anche incentivato da recenti studi che hanno confermato che le sweet potatoes hanno un forte potenziale anti-cancro, e ha scoperto che gli piacciono molto quando sono fatte come "chubby chips", patatine cicciottelle, cioè tagliate a rondelle di 1 cm circa e passate sotto il broiler del forno (una sorta di graticola esistente nella parte superiore di tutti o quasi i forni di qui) dieci minuti da una parte e 5 all'altra. Vista la sua nuova accettazione, ho cominciato a comprarle più regolarmente e ho scoperto che le adoro cotte al forno intere (forno a 400F/205C per 45 minuti) e condite, una volta fuori dal forno, con salsa (quella messicana) o crauti!! Un abbinamento agrodolce assurdo ma che mi fa impazzire. Lo considero un colpo di genio della cucina fusion...

Ma per tornare al concorso, volevo sottoporre una ricetta che fosse diversa, che potesse interessare tutti, vegan e non, che fosse originale come tipo di colazione e come abbinamento di ingredienti (almeno per gli italiani), che fosse facile, nutriente e che rappresentasse un po' i sapori di questa zona.

Questo e' stato il risultato, e vi premetto che alcuni ingredienti in Italia potrebbero essere difficili da trovare, a partire dalle patate dolci, che se proprio non trovate, potete sostituire con quelle normali; se c'e' una sostituzione che conosco, ve la segnalo.
I quantitativi sono approssimativi, e' una ricetta "che perdona", quindi potete sbizzarrirvi con il famigerato "quanto basta" o meglio, come vi piace. Vi premetto anche che non uso olio ne grassi per cucinare da più di 4 anni, quindi la ricetta riflette questa nostra preferenza. Immagino che possiate usarlo, ma davvero, se avete una buona padella antiaderente, non serve.

Saro' anche pazza, ma a me fanno venire l'aquolina...



HASH DEL FAR WEST CON PATATE DOLCI 4 porzioni circa (dipende dalla fame che avete...)

INGREDIENTI:

PER L'HASH

- 4 spicchi d'aglio (se vi piace, altrimenti 2), sminuzzati bene
- 1 cipolla di media grossezza, a dadini
- 1 patata dolce grossa (circa mezzo chilo, ma anche di più),  sbucciata e a cubetti
- 1/2 cucchiaino di paprika affumicata
- 1/2 cucchiaino di chipotle in polvere (altrimenti 1 cucchiaino di paprika affumicata)
- 1/2 cucchiaino di cumino
- 1/2 cucchiaino curcuma
- sale, q.b.
- 40g coriandolo fresco (cilantro), tritato finemente

PER IL PICO DE GALLO

- 400g circa pomodorini ciliegia, a dadini
- 1 cipolla (piccola) a dadini
- 30g coriandolo fresco, tritato finemente
- sale q.b.

PER LA GUACAMOLE (facilissima) oppure provate questa

- 1 avocado, schiacciato bene con una forchetta
- lime (o limone), succo di mezzo frutto (o come vi piace)
- sale q.b.


PREPARAZIONE:

Riscaldate a fuoco medio una padella antiaderente, coperta con uno strato di acqua (cucinando senza olio, e' importante tenere d'occhio la padella, e aggiungere acqua un cucchiaio per volte, se necessario). Aggiungete aglio, cipolla, patate, spezie e sale, e fate cuocere, coperto, per 20 minuti circa, mescolando spesso e aggiungendo, appunto, acqua a seconda della necessita'. Il miscuglio e' fragrantissimo e le patate si "friggono" bene anche senza olio!
Quando le patate sono cotte (soffici), spegnete il fuoco, aggiungete il coriandolo, coprite e mettete da parte.

Mentre cuociono le patate, praparate la guacamole, mescolando i 3 ingredienti (semplicissimo) e il pico de gallo, mescolando i 4 ingredienti.

Mettete l'hash in mezzo a un piatto, con sopra un po' di pico de gallo, il tutto coperto da un po' di guacamole. Come vedete dalla foto, io ci ho aggiunto un po' di salsa picante messicana...



La foto non rende, ma non importa, e' il sapore che conta. E quello era una BOMBA!!

p.s.: E' una ricetta perfetta per un brunch. Ma siate creativi anche voi, uscite dagli stereotipi: non c'e' nessuna legge che vi impedisce di godervi un hash a pranzo o cena (o persino come snack freddo di fronte alla tv... true story...)






martedì 1 settembre 2015

La cronaca del mio primo triathlon.

Volevo intitolare questo post: I'm friggin' awesome, ma poi mi sembrava troppo... pero' fatemi gongolare un po' perché ce l'ho fatta: sabato 22 agosto ho partecipato - e finito - al mio primo triathlon (ne avevo parlato qui, ricordate?) l'Hummingbird Triathlon di Sierra Vista!

Che esperienza stupenda, mi ha lasciato di un eccitato e un carico che non provavo da tanto; e' stato sicuramente uno degli eventi più significativi della mia vita e ora mi e' rimasta una sorta di acquolina in bocca, il desiderio di rifarlo... non so se avete mai provato a saltare su un trampolino...  ecco ho provato un po' la stessa sensazione di quando rimbalzi e ti sembra di volare, ma poi rimbalzi un'altra volta e vai ancora più in alto che ti sembra di toccare il cielo.

E' stato facile? No, certo. Ma avendo passato gli ultimi 8 giorni post-gara senza allenarmi a causa di un raffreddore che probabilmente aveva aspettato che tensione e adrenalina si dissipassero per attaccarmi alla grande, e che mi ha impedito di respirare normalmente obbligandomi a vivere in simbiosi con la scatola di fazzoletti, ho capito quanto sia importante per me questo sfogo fisico, questo mettermi alla prova e spingermi, che faccio quotidianamente, queste ore in cui sono sola con me stessa, la mente libera. E' come se avessi trovato un grande amico, e questo amico sono io, che sudo e ansimo felice.
Ieri ho finalmente ricominciato ad allenarmi, e ho riprovato quelle sensazioni di energia e potenza che uno può provare solo quando spinge i propri limiti fisici, oltre ai confini da cui pensa di essere arginato. Ho corso per 2 miglia, poco piu' di 3 km, al ritmo di una canzoncina che era in repeat nel cervello e che suonava così "I'm a fucking triathlete, I'm a fucking triathlete,  I'm a fucking triathlete..." un jingle non proprio raffinato lo so, ma che non solo mi ha aiutato con efficacia a mantenere una cadenza decente nella corsa (la frequenza più alta per me finora, 170 passi al minuto) ma che e' diventato il mio peana, il mo canto di guerra e celebrativo, quello che mi ricorda chi sono e di cosa sono capace.

So che non state più nella pelle, e allora vi racconto come e' andata.

Vi avevo lasciati nel mezzo del mio training, che mi aveva portato da assolutamente incapace di correre un minuto senza entrare in iperventilazione, nuotare ritmicamente per una vasca e persino pedalare una bici senza cestello davanti, a triatleta in erba, forse ancora un po' esitante volendo proprio guardare, ma in grado di completare tutte e 3 le discipline... separatamente.

Gli ultimi 2 mesi pre-gara sono dedicati ad intensificare l'allenamento (spingere la velocità, per un certo numero di minuti, per allenare il corpo ad usare il sistema anaerobico e non solo quello aerobico), e simulare il percorso e le condizioni della gara. Tutte cose piuttosto tecniche, di cui so poco o niente, anche in questo caso io sono quella che ditemi quello che devo fare e lo faccio. Ma c'e' un segreto (non e' proprio un segreto) dietro agli allenamenti per il triathlon, ed e' praticamente che non basta correre per miglia e miglia, o nuotare vasche dopo vasche e pedalare per ore, alla stessa velocità.. bisogna abituare il proprio corpo non solo alla resistenza fisica, ma ad essere capace di usare efficacemente il glicogeno nei momenti (ce ne saranno almeno una decina anche nello sprint triathlon) in cui il sistema aerobico non e' abbastanza.  Siccome come ho scritto sopra, ci capisco poco pure io, se vi interessasse approfondire, ci sono decine di articoli online in merito, tra cui questo, che mi pare spieghi meglio (decisamente meglio) il tipo di allenamento richiesto e le sue motivazioni.

Nel frattempo anche J, mio marito, si era fatto convincere (ma da chi? Lui dice che sono stata io a chiederglielo, ma se mi ricordo bene, ogni volta che gli dicevo "Ho corso/nuotato/pedalato per xyz minuti" lui diceva "Ah, potrei farlo anche io" al che gli rispondevo "E fallo, no?" Non mi sembrava esattamente che lo avessi spinto, ma fa niente) a farsi prendere dalla triathlon-mania, e aveva cominciato ad allenarsi pure lui, ma ovviamente, essendo uomo ed essendo una testa di  avendo il suo orgoglio, lo ha fatto senza seguire nessun training plan, fidandosi invece del famoso allenatore Adminchia M. Aveva così cominciato a macinare miglia riducendosi sempre ad uno straccio grondante, nonostante il suo livello generale di condizionamento fisico fosse migliore del mio, visto che sono più di 3 anni che va in palestra 5 volte alla settimana. Vabbè che lui e' uno di quegli uomini che solo a pensare di correre comincia a sudare, ma non mi sembrava il sistema migliore.
Intanto sottolineo che io ero ancora injury-free,  senza infortuni e considerata la mia eta' e il cambiamento fisico cui mi ero sottoposta, era un ottimo record.

Arriva anche il mio compleanno, arrivano i 49, celebrati con questa meravigliosa torta fatta dalla nostra amica Alaine di Green Heart Bakery in Tucson (una cosa da sbrodolamento: Lemon-Berry Cake, una morsicata di paradiso... e si, e' vegan, fatta con farine integrali, senza grassi aggiunti, resa dolce grazie al succo d'ananas... se mi ricordo bene, ho sussurrato "oh my god" quando l'ho assaggiata...)

Orgasmica!

e finalmente arriva anche agosto, il mese della gara...  le ultime 3 settimane di preparazione... e come vuole la sfiga, lunedì 3 agosto, primo giorno di scuola e il ritorno della mia "libertà", arrotolando la coperta della piscina per farmi una nuotatina da sola, mi tiro un muscolo o una cosa importante della parte bassa della schiena. FUCK-FUCKITY-FUCK!!!
Dolore a parte (immediatamente facevo fatica a camminare), ero di un furioso che non vi sto nemmeno a dire: immaginatevelo, incazzata nera col fumo che mi usciva dalle orecchie, a 19 giorni dalla gara per cui mi sono fatta il mazzo da marzo, senza mai mancare un allenamento... e nemmeno riesco a camminare.

Il tutto con appunto l'inizio della scuola (che comporta sempre grandi manovre tra shopping di quello che richiedono gli insegnanti, eventi a scuola per conoscerli questi insegnanti nuovi, riunioni varie... ) e con la visita del fratello di J (si', quello che e' sposato con mia sorella maggiore con cui preferisco, per la mia sanità e integrita' personale, non avere nessun contatto da diversi anni) + figlio imminente... Ancora oggi quando ci penso, mi viene una rabbia: e' stato un incidente, ovvio, ma sembrava proprio che l'universo volesse mandarmi un messaggio. O forse qualcuno da qualche parte del pianeta stava aspettando che il karma colpisse me, per avere il suo momento di goduria shadenfreudesca.

Dopo un paio di giorni di dolore intenso, grazie anche a Sant'Ibuprofen, San Ben Gay e SantoYoga, ho ricominciato a sentirmi ancora umana e, nonostante camminare mi desse ancora fastidio, ho ricominciato a nuotare (in sospensione acquea e senza impatto muscolo-scheletrico, ero una sirenetta, giuro!), poi ho provato la bici e finalmente, una settimana dopo il mio boo-boo, sono riuscita anche a tornare a correre. Poco e piano, ma correvo. Questo a meno di 2 settimane dalla gara.
Contemporaneamente, mentre io ero ferma a casa, mio marito continuava ad allenarsi, e va bene, e a "vantarsi" dei suoi tempi e delle sue distanze. Tornava a casa dalla corsa e diceva "Tonight I ran 6 miles". Fanculo a te e alle 6 miglia, pensavo io. "This morning I swam a 1500" Te e i tuoi 1500 metri potreste anche affogare, guarda. Soffrivo, in silenzio, nell'animo, non solo nel corpo.

Il sabato prima della gara, ho deciso di andare a testare il percorso della parte "di terra" della gara (quella in acqua sarebbe stata fatta nella piscina dove mi alleno, quindi non avrebbero dovuto esserci problemi), ed e' stato un bene perché mi sono resa conto che il percorso da fare sulle 2 ruote prevedeva praticamente poco terreno piatto, con circa 5 miglia di leggera discesa che al ritorno sarebbero diventate 5 miglia di leggera salita. Eh!

Con l'avvicinarsi della gara abbiamo iniziato finalmente a preoccuparci di dettagli tecnici piccoli ma importanti, ad esempio come trasportare le 2 bici al luogo dell'evento: pur essendo in città, l'idea di impilare le due bici (tra l'altro, J aveva deciso di affittare una bici da corsa proprio per il triathlon, visto che la sua ibrida lo rallentava parecchio, e volevamo evitare di rovinare nel trasporto una bici da $2000) una sopra l'altra nel pulmino non ci piaceva.
Cosi con la solita procrastinazione che ci caratterizza, ci siamo trovati a far installare un gancio da traino per poter attaccarci un portabiciclette, il lunedì prima della gara. Ovviamente, il primo gancio installato era quello sbagliato, perché e' così la vita. Alla fine tra madonne e santi vari (miei) e svariati fucks/cunts/assholes (di J), siamo riusciti ad avere un porta-biciclette pronto, giovedì 20 agosto. La gara era, appunto, sabato.

Venerdi, il giorno prima della gara, e' stato dedicato al riposo e allo strafocarsi di carboidrati, per riempire le "scorte" di glicogeno, cosa che abbiamo fatto entrambi con gioia.
Poi ci siamo concentrati a preparare l'elenco di quanto ci sarebbe servito per la corsa, o meglio, per preparare l'area della transizione, cioè dove si cambia da una disciplina all'altra. Tra le cose varie da portare, sia J che io volevamo usare i nostri cronografi per controllare la nostra performance a fine gara: il mio e' un Garmin Forerunner 310XT, fatto per il triathlon, che consente di controllare non solo i tempi dei 3 sport, ma anche diversi parametri in ognuno di essi. Fino a quel momento, nell'opzione "triathlon", io avevo registrato solo la bici e la corsa, visto che quello era il mio allenamento "brick". Per la gara, mi sono premurata di aggiungere anche il nuoto, così da essere pronta e preparata.
Avevamo tutto pronto, colazione, borsa per la zona cambio, tutto perfetto.

La gara sarebbe iniziata alle 6, con diversi scaglioni di nuotatori a seconda del tempo annunciato per completare l'intera distanza. Il check-in sarebbe iniziato alle 5, quindi noi, con l'agitazione tipica di triatleti novelli, decidiamo di mettere l'allarme alle 4 io e 4:30 lui, doppio allarme per essere sicuri.
Ovviamente, non dormo una cippa, o se dormo, e' un sonno leggero,  perche quando suona il mio allarme ero gia sveglia. Nessuno dei due ha voglia di alzarsi, e così rimaniamo in letto, in quel dormiveglia strano, aspettando che suoni il suo di allarme. Dopo un po' decido di alzarmi, e meno male che lui mi chiede che ore sono. Controllo il cellulare e dico, senza propriamente registrare l'informazione "Sono le 5:38".
LE CINQUEETRENTOTTO???
Avete presente nei cartoni animati, quando un personaggio corre così veloce che svanisce lasciandosi dietro solo una nuvoletta di polvere? Ecco, così eravamo noi quella mattina.
Non so nemmeno come abbiamo fatto a farcela,so che NON abbiamo fatto la colazione che avevamo organizzato: per fortuna c'erano in casa le ultime 2 energy bar e una banana nel cooler di mio marito. NON ci siamo lavati ne' deodorati, tanto avremmo comunque battuto ogni livello di puzza ascellare umana.
**  WARNING ** TOO MUCH INFORMATION ** Saltate il paragrafo seguente se preferite continuare ad avere di me un'opinione pura, quasi sacra.
NON sono riuscita a svuotarmi per bene come faccio ogni mattina, cosa che temevo e che si e' ovviamente avverata, e anche peggio, perché quando si diventa vegan se c'e' un sistema che funziona sempre da dio, e' il sistema digestivo. Ma roba che voi non-vegani non vi potete immaginare, cioè 3 o 4 volte al giorno, a volte anche di più. E uno dei motivi per cui volevo alzarmi presto era proprio quello di perdere quelle tot di libbre in bagno. E invece...
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Con una velocita', che non mi sarei mai aspettata da lui, J ha installato il portabiciclette su cui ha caricato entrambe le bici.
Fortunatamente, a quell'ora di sabato mattina non c'e' nessuno o quasi per strada e così siamo riusciti ad arrivare, vi ripeto ancora, non so bene come, alla partenza alle 5:55.
Gia sudati, ovviamente.
Per fortuna noi eravamo entrambi nel secondo scaglione ad entrare in piscina, quindi abbiamo avuto tutto il tempo per preparare la nostra area di cambio, io sono riuscita ad andare in bagno (yeaaaaa), e ho avuto anche l'opportunita' di osservare gli altri concorrenti, un gruppo assortito di uomini, donne e ragazzini, alcuni dal Messico, e mentre alcuni li vedevi, erano atleti seri o semi-professionisti, altri erano li probabilmente per mettersi alla prova come me. C'erano alcune bici dai costi da capogiro, e c'era anche chi usava la propria mountain bike... insomma, non essendo un triathlon sanzionato dall'associazione americana di triathlon (USAT), era proprio una gara aperta a tutti, un momento per la comunità per ritrovarsi.
E infatti abbiamo incontrato una nostra conoscente, Melinda, che ha 78 anni e con il marito (medico in pensione) sono entrambi vegan da diversi anni ed ha partecipato a numerosi triathlon e competizioni, ed era anche lei nel nostro scaglione in acqua (vi anticipo che, a 78 anni, ha finito la gara circa 40 minuti dopo di me!!)
Ho visto il dentista pediatrico dove porto i miei figli, diversi insegnanti del nostro distretto, uno dei membri del consiglio "comunale"...

Il primo scaglione e' entrato in acqua alle 6 puntuali. Dopo 17 minuti uscivano già le prime persone (ci siamo guardati... il mio tempo migliore e' sempre stato 21 minuti circa...).
Poi e' arrivato il nostro turno: 2 persone per corsia, io ero nella corsia 2, J nella 8. A condividere la corsia con me c'era una donna sui 30 un po' in carne, ma non vuol dire niente: durante i miei allenamenti sono stata sorpassata sia in acqua che in bici da delle donne che non avevano esattamente un fisico atletico.. Non succede spesso nella corsa, perché li' il peso extra non e' supportato dall'acqua o da un macchinario come la bici. Mi aspettavo quindi di essere stracciata, ma ero pronta e concentrata.

Decido di preparare il cronografo per la partenza, e mi rendo conto di aver commesso un errore idiota, quando avevo cambiato la sua impostazione per la gara: quando ho aggiunto il nuoto alla bici e alla corsa, l'ho fatto alla fine quindi il cronografo ora era settato per una gara bici/corsa/nuoto. E fanculo anche li'....
Non appena mollo l'idea di cronometrarmi,  ci avvisano di entrare in acqua, suona la tromba della partenza e... VIA!

omygod omygod sto gareggiando... it's the real thing... non e' piu' un allenamento, non e' più una prova...
Subito cerco di rilassarmi per entrare nello stato d'animo e nel ritmo per completare le 16 vasche  (avanti e indietro) in un tempo decente, uno stato quasi di trance che mi prende quando nuoto. La tipa nella mia corsia, invece, parte a tutta birra e mi supera subito, e io penso che non e' allenata nel modo giusto, e si brucerà presto. Infatti, già alla seconda vasca, la intravedo con la coda dell'occhio che sta nuotando a dorso, una delle tecniche suggerite per non fermarsi e continuare a muoversi quando si e' stanchi in un triathlon. La passo e la ripasso non so nemmeno più quante volte, e quando la ragazzina all'inizio della vasca mi dice che mi mancava una vasca per finire, spingo e aumento la forza e il numero di scalciate e finisco. Mi tiro su e sento che la gente applaude e fischia (lo fanno per tutti quelli che finiscono la loro fase di nuoto) e vedo che mio marito e' uscito dalla piscina nello stesso momento...
J esce dall'acqua
photo credit: Chris


... esco dalla piscina (edificio) e vado alla transizione, praticamente assieme a J. Metto calze, scarpe e casco (più facile a dirsi che a farsi, quando sei bagnato, eccitato, stanco...), mangio un paio di datteri che avevo in un sacchetto, prendo la bici e inizio la parte a pedali della gara (l'Hummingbird e' un triathlon non "formale" quindi non esiste una linea di demarcazione per il salire/scendere dalla bici), lasciando J nell'area cambio, a grugnire e cercare di infilarsi calze e scarpe sulle pinne sui piedi, taglia 47.

J esce da T1
photo credit: Chris


Pedalo pedalo, e ad ogni incrocio c'e' una pattuglia della polizia o dello sceriffo e due o 3 officers, che dirigono il traffico, ci salutano e incoraggiano. Io saluto tutti, ringrazio tutti, e pedalo. Mi sembra di essere inarrestabile!
Verso il secondo miglio (di 13), dopo aver superato una donna che porella, spingeva come una matta su una mountain bike, vengo superata da mio marito, che non rivedo finche' non arrivo al punto in cui il percorso cambia e si ritorna per la stessa strada, probabilmente ha un vantaggio di 10 minuti su di me. Oh well.
Come ho scritto sopra, il ritorno del percorso e' praticamente tutto in salita, ma non so se e' l'adrenalina o l'eccitazione, comunque io continuo a spingere, mantenendo il mio distacco con le persone che avevo superato all'inizio.
Ri-saluto gli stessi poliziotti dell'andata, che continuano a farci da cheerleader (so che e' comune in tutti i triathlon e altre gare qui, dove e' un continuo "You're doing great" o "Good job" e che, sinceramente a me fa tanto piacere sentire; mi chiedo se e' la stessa cosa anche in Italia), e finalmente finisco anche la fase bici.
Non ci credo, sono quasi alla fine... quasi, perché ho ancora 5 km di corsa da fare.

Via casco, via bici, mi metto il cappellino (a quel punto, saranno state le 8 e il sole cominciava a picchiare) e inizio a correre... o almeno penso di correre, perché la realtà e' che le gambe mi sembrano dei tronchi di baobab radicati sul posto.

Esco da T2 pronta a correre
photo credit: Chris

Inizio la corsa
photo credit: Chris

Is my butt that big?
photo credit: Chris



Noto subito che, a differenza della parte sulle due ruote, dove per 13 miglia ho incontrato pochi altri partecipanti, una volta sui due piedi, il percorso era molto più affollato, con tanti che alternavano la corsa alla camminata... sono stata subito superata da un'altra donna, ma ho mantenuto un buon passo, e verso meta' percorso vedo, da lontano, una cosa nera che mi sembra... e' possibile? Può davvero essere... mio marito?
Si', era proprio mio marito che si vedeva, era proprio sfranto: pianissimo, ma correva ancora (ha corso fino alla fine!), e dopo qualche minuto sono riuscita a superarlo gridandogli ovviamente, un bel "So long, sucker!" (Addio, babbeo!), ma a parte questo mio gesto ignobile e poco sportivo, tra di noi concorrenti che ci si incrociava e superava, era un continuo "You're doing great!" "Stay strong!" "You're almost there!" Sicuramente la parte mentale e' importante quasi quanto quella fisica.
L'ultimo chilometro e' stato contemporaneamente duro ed esilarante... arrivata a cento metri dall'arrivo, tra la gente che gridava e suonava la campanella per indicare che stava per arrivare un finisher, ho spinto per l'ultima volta e ho attraversato la linea d'arrivo. 


Ancora pochi passi...
photo credit: Chris
Finished! Davanti al tavolo dove vengono registrati i tempi di arrivo per chiedere il mio tempo...
photo credit: Chris

Il mio tempo? 1:52:59, ben al di sotto delle 2 ore e 15 minuti cui miravo!! Certo, non un tempo da record, ma... HO BATTUTO J DI 7 MINUTI!!  E alla fine sono queste le soddisfazioni della vita.

I tempi di arrivo

L'arrivo di J
photo credit: Chris
L'offerta dell'acqua..
photo credit: Chris

Oldies, but goldies...
photo credit: Chris

Abbiamo aspettato per quasi 2 ore, finche' hanno finito tutti, per vedere se uno dei 2 avesse vinto una medaglia (data ai primi tre classificati di ogni categoria) e ho avuto la sorpresa di ricevere la medaglia come seconda classificata nella categoria "Female 40-49".


La mia prima medaglia!!



I'm friggin' awesome!
photo credit: Chris


Poi ho scoperto che eravamo solo in 3 in questa categoria (ma dove siete, donne tra i 40 e i 49?), quindi avrei preso una medaglia anche se ci avessi messo 3 ore per finire... pero' ho battuto la terza classificata per 41 SECONDI, mentre la donna che e' mi ha battuto lo ha fatti di 31 MINUTI!!
Mio marito, povero, non aveva manco mezza possibilità di avere una medaglia: tutti gli uomini della sua categoria hanno finito con almeno 20 minuti di anticipo..

Ho conosciuto l'atleta che ha vinto, Bobby Gonzales, che e' uno semi-professionista, vive in El Paso, Texas, ed e' venuto qui solo per allenarsi. Ha finito la gara in 1:04:47. Ha la stessa eta' di mio marito (54 anni) ma compete in triathlon dal 1986. La donna che ha vinto ha finito in 1:21:10, e penso che sia sui 30 anni.

L'anno prossimo (sto già pensando all'anno prossimo, vedete?) faro parte del gruppo 50-59, dove quest'anno le donne hanno avuto dei risultati molto migliori del mio...
Come si dice qui: I've got my work cut out for me, ho tanto duro lavoro di fronte a me.

Intanto, penso proprio di partecipare ad una 5K run sabato con un paio di amiche...

Cosa posso dirvi di più? Sono una triatleta davvero. Una triatleta vegan, per di più.
I'm friggin' awesome.



venerdì 21 agosto 2015

Il colpo di grazia (grazie, Ashley Madison!)

Un aggiornamento veloce, perche' sono sicura che vi e' arrivata la notizia da karmenfreude epico che Josh Duggar, il figlio maggiore della famiglia che amo odiare, oltre ad aver molestato 5 bambine, di cui 4 sorelline (un peccatuccio di gioventu' quando era un adolescente curioso e soffocato dagli ormoni, ovviamente perdonato da gesu', dalle vittime e dalla moglie ma mai passato al setaccio di uno psicologo), e' stato esposto dagli hackers di Ashley Madison, il sito nato per favorire i suoi iscritti nella ricerca specifica di un amante (o due... o tre...) come possessore di non uno, ma ben due accounts, in cui si dichiara pronto a sperimentare con sex toys, in cui dice che vuole dare e ricevere sesso orale (ma la povera mogliettina sottomessa e sempre incinta 'na pompa ogni tanto, no? Non c'e' un versetto da qualche parte che dice "Thou shall blow your husband/wife"? Boh, questa bibbia... ) ed e' alla ricerca di una donna con le poppe naturali e che abbia un posto in cui incontrarsi segretamente!

Una volta che la notizia si e' sparsa ovviamente in modo virale, il povero Josh non ha potuto che confessare che non solo ha tradito la moglie (ricordiamoci, sono sposati da 7 anni e hanno 4 figli...) ma che e' anche porno-dipendente!! Ovviamente, tutto opera di satana. Chiamate padre Chittamuorth per fare un esorcismo!

Lasciamo stare il mio godimento, non voglio che questo post diventi la copia di quello precedente, ma ragazzi, quale testamento ENORME, quale conferma dell'assoluta inutilità di allevare figli completamente isolati all'interno della bolla biblica del fondamentalismo religioso, di qualsiasi tipo esso sia!

Non voglio annoiarvi troppo e menarvela sull'ipocrisia generale di quest'uomo, anche perché alla fine quello che ognuno di noi fa o non fa nella propria relazione con marito/moglie e' parte indiscutibilmente del regno privato di cui ognuno di noi e' re, ognuno di noi sceglie come navigare la propria vita di coppia, ognuno di noi decide le regole secondo cui vivere insieme, e quando e come rompere queste regole, se vuole farlo.... non oserei mai giudicare perché so benissimo che viviamo tutti in una casa di vetro, siamo tutti vulnerabili, capaci di errare, di rompere promesse, di far soffrire chi amiamo e, naturalmente, di soffrire quando siamo noi le vittime degli errori di chi ci ama (o dovrebbe farlo).
Sarei io la prima ipocrita se nel mio godimento per la caduta in disgrazia di una famiglia che non sopporto, mi dimenticassi che nessuno e' immune dal "peccare", per usare un termine religioso.
Pero' vorrei che tutti, e soprattutto le persone che scendono regolarmente in piazza per protestare l'uguaglianza sociale per le persone LGBTQ, citando la loro religione e la necessita' di "proteggere" la famiglia "tradizionale" come giustificazione di questo loro bigottismo, facessimo 4 conti un po' a spanna: la cartina mondiale di Ashley Madison, che illustra la presenza di cornificatori potenziali (gli iscritti), mostra un'Italia "bollente", con un'elevatissima densità di (principalmente) uomini alla ricerca di qualcuno che non sia la propria moglie, per divertirsi...  ora pensate a come potrebbe essere un diagramma di Venn che rappresentasse le "persone che vogliono fare le corna al proprio sposo" in relazione alle "persone che sono convinte che i matrimoni tra gay rovinano l'idea della famiglia tradizionale1 moglie + 1 marito/1 madre + 1 padre"....
Ve lo immaginate?
E allora non sarebbe forse ora di smetterla di fare gli ipocriti, di rimettersi il rosario in tasca, e accettare il fatto che, a meno che non consideriamo l'intera istituzione del matrimonio una farsa, non esiste (e forse non e' mai esistita) una "famiglia tradizionale"?


p.s.: un articolo che ho trovato interessante e che vi suggerisco e' questo scritto da Vickie Garrison, che e' stata per anni una moglie/madre nel culto Quiverful e ha vissuto quindi in prima persona cosa significa crescere in un mondo come quello dei Duggar.

giovedì 13 agosto 2015

Karma's a b*tch, e io a volte godo.

AGGIORNAMENTO: pochi giorni dopo la pubblicazione di questo post, ci sono stati sviluppi che mi hanno "costretto' a scriverne un altro.                                    

Credo profondamente nell'idea del karma, la forza equilibrante dell'universo, secondo cui quello che ci succede oggi e' il riflesso delle nostre azioni nel passato: un'idea che e' comune a tante culture e religioni, basti pensare alla golden rule cristiana - "do unto others...", non fare agli altri... dove da un concetto "passivo", karma diventa la regola secondo cui agire, o meglio l'incentivo per seguire certe regole, oppure pensiamo al concetto più prosaico espresso nel nostro detto "chi la fa, l'aspetti", e ancora meglio dall'inglese what goes around comes around, che riprende l'idea della circolarità delle nostre azioni, che e' forse più vicino all'idea di karma.

Io pero' vivo il karma meno meno filosoficamente: per me il karma non e' più solo un principio spirituale, io lo vedo come una forma di vendetta passiva, la garanzia che, anche senza il mio coinvolgimento attivo, prima o poi tutte le persone che hanno reso il mio mondo (o il mondo di qualcuno che amo) più difficile o di merda, vivranno momenti difficili e di merda pure loro. Non esattamente lo spirito di Madre Teresa incarnato, ma e' la verità.

Anzi vi dirò che ultimamente, in certe occasioni, ho sperimentato il karma ad un livello molto più perverso, come un cocktail fatto in parti uguali di Fato, Contrappasso e tanto Schadenfreude; ho trasformato il karma, involontariamente, da una legge spirituale a una forma di intrattenimento mentale, in cui l'attesa della mia rivendicazione, che so che arriverà ma non so quando, crea un'anticipazione ricca di possibilità e quando questa viene soddisfatta, mi provoca un livello di gioia e godimento indescrivibile. Ecco, vivo il karma così: sei un bastardo e non posso farci niente, pero' posso aspettare il momento in cui ti vedro' scivolare sulla buccia di banana che karma mettera' sul tuo cammino. E quando succedera', raggiungerò uno stato di assoluta goduria. 

Chiamo questo mio principio filosofico personale karmenfreude.

Karmenfreude per me e' la certezza che prima o poi questi stronzi si troveranno a navigare nella fogna anche loro... e mentre aspetto pazientemente che avvenga, vivo la mia quotidianità normalmente, anche se ho con me un sacchetto di popcorn sempre pronto nel caso venga trasmesso l'episodio di "E mo' tocca a te!" che aspettavo da tempo, sempre pronta a godere delle disgrazie di chi se le e' meritate. Invece di provare compassione, io sono quella che urla "Fuck, yeah!" o in alternativa "About fucking time!", con un gran sorrisone sulle labbra, quando seduta sulla riva della fogna vedo finalmente passare i miei nemici, magari non come cadaveri perché sono cattiva ma non così tanto, ma aggrappati disperatamente ad una vecchia asse di gabinetto, mentre cercano di non affogare. 


Karmenfreude richiede tanta pazienza, ma vale la pena aspettare, perché a volte il karma supera tutte le aspettative, e ragazzi, e' un orgasmo indimenticabile. Lo ammetto, non e' esattamente un lato ammirevole del mio carattere, ma a mio credito quasi sempre, dopo la gioia momentanea, provo una forte dose di vergogna. 

Ho scritto quasi sempre. 

Infatti non provo nessuna vergogna per aver goduto tremendamente durante gli ultimi eventi che hanno coinvolto i Duggar.

Ve li avevo "presentati" tre anni e mezzo fa, la famiglia super-religiosa con 19 figli che da quasi dieci anni ammorba i media, proclamandosi compasso morale e modello per milioni di americani e delle loro famiglie: in Italia il loro "reality" show (19 Kids And Counting) e' conosciuto col titolo 21 Sotto il Tetto e sono (erano) un fenomeno abbastanza nuovo (per vostra fortuna), ma qui da noi Michelle e JimBob, i genitori, da quasi un decennio ci propinano i loro sermoni settimanali, regalandoci immagini di famiglia perfetta con 19 figli perfetti, obbedienti, che pensate, amano fare i mestieri e andare in chiesa (e siamo onesti dai, vabbe' che comincio ad invecchiare e la mia adolescenza si trova offuscata tra il Giurassico e l'Eta' del Bronzo, pero' mi ricordo benissimo quanto poco amassi da ragazzina fare i mestieri o andare in chiesa! Anche adesso, eh?!)), vestiti sempre e solo con delle "divise"che andrebbero benissimo in convento oppure ad una convention di venditori porta a porta di saponette.

Per quasi dieci anni ci hanno convinto che per crescere "bene" i figli bisogna schiacciarne l'individualità e la libertà di pensiero, con tecniche di lavaggio di cervello che ricordano tanto l'indottrinamento delle dittature più repressive, e con una religiosità pedante fatta di regole soffocanti e assurde estrapolate da un libro scritto migliaia di anni fa da uomini che vivevano migliaia di anni fa per uomini che vivevano migliaia di anni fa; per dieci anni ci hanno convinto che e' giusto e legittimo "costringere" le figlie a prendersi cura della casa e dei fratellini più piccoli, in quanto le donne devono sempre servire la famiglia, perché così facendo si preparano al loro futuro di mogli, a tutti gli effetti schiave obbedienti e sottomesse ai desideri del marito, e naturalmente, sfornatrici future di figli; per dieci anni hanno propagandato l'idea (obsoleta gia' quando ero adolescente io) che purezza e castità vanno conservate fino al matrimonio, che avverra' ovviamente solo dopo che i genitori (principalmente il padre) approverà il futuro marito, "scelto" sempre e solo tra un gruppo ristretto di candidati provenienti da famiglie simili alla loro, candidato che dovrà corteggiare la ragazza, ovvero frequentarla sempre in compagnia di uno chaperone, senza mai baciarsi o toccarsi (solo abbracci "di lato", perché non sia mai che ci sia contatto tra il petto del ragazzo e quello della ragazza, eh?), mettendo i genitori in copia in tutti i messaggi sul cellulare... mi vengono i brividi solo a scriverle certe cose.
Che poi sono ridicoli al massimo: "niente baci ne' contatto fisico" prima del matrimonio... ma dove l'hanno tirata fuori questa regola? Ma non hanno senso comune? (Risposta: assolutamente NO) Cioe', due persone si sposano senza essersi mai baciate, senza aver mai avuto nessun contatto fisico importante, senza nemmeno un controllino minimo per vedere se l'altra persona quando bacia e' un succhia-labbra, per dire.... e queste stesse persone passano un pomeriggio intero a provare varie torte prima di scegliere quella per il matrimonio?! Fatemi capire, non vogliono assolutamente nessuna sorpresa per quanto concerne una torta, il cui consumo durera' si' e no 30 secondi, ma quando si tratta della persona che presumibilmente dovranno baciare e "consumare" frequentemente per i prossimi 50+ anni, e ricordatevi che la moglie, secondo Michelle, deve sempre essere disponibile, e felicemente, per il marito (come consiglia a tutte le neo-spose nel suo blog come potete leggere qui sotto)...



... quando si tratta della persona forse più importante della loro vita, decidono a scatola chiusa, senza aver mai verificato che l'altra persona almeno sappia baciare decentemente e che non abbia, ad esempio, un alito da chiavica??!! Siamo ad un livello forse ancora più ridicolo di chi si compra la moglie da un catalogo.

Per tutti questi anni, i Duggar hanno dipinto con maestria un'immagine di sacra famiglia contornata da putti e santi che nemmeno il Mantegna, e milioni di persone ci hanno creduto, e ancora oggi li adorano e seguono (sono più di 500 mila i loro fan su Facebook... certo non i 25 milioni di Kim Kardashian., pero'..). 
Come avevo scritto sul mio post del 2012 e' facile cascare in questa trappola mediatico-religiosa perché, diciamocelo onestamente, le famiglie "normali" sono spesso caotiche, le relazioni "normali" tra 2 genitori sono più da mare mosso che da calma piatta, e facciamo tutti una fatica immane ogni giorno a trattenerci dal prendere i nostri mariti (o mogli) a pedate, e' una lotta quasi costante con i nostri figli per fargli capire che e' importante farsi la doccia, andare a scuola, studiare, aiutare a tenere la camera in uno stato di pulizia che almeno consenta la cattura delle piccole creature multi-zampe che vivono nel deserto...  e questi mandano avanti una casa con 21 persone con la calma e la flemma di Mary Poppins (che sia forse nascosta sotto il gonnellone della madre?)... qual'e il loro segreto? Lo voglio anche io!!

Parentesi: qualcuno mi deve spiegare cosa c'e' dietro la vocina da bambina di Michelle, una voce "sussurro" assurda dal tono sempre leggermente paternalistico. Boh. Parentesi chiusa.

Tutti quelli che vedono la trasmissione si domandano "come fanno"? La risposta che ti danno i Duggar e', ovviamente, che e' grazie alla loro fede, sono le preghiere, e' Gesu' e la Madonna (no, sono battisti, la madonna non la venerano affatto)... pero' vi dico, io ho solo 4 figli e di madonne e santi ne tiro giu' tanti, e vi assicuro che a casa mia e' tutta un'altra cosa: i figli mi/ci mettono in questione, sbuffano pesantemente quando devono fare qualcosa in casa, e io e J abbiamo un rapporto amorevolmente incazzoso, dove io non sono sempre gioiosamente disponibile, diomio no (a sentire lui, non lo sono mai... ma non tiene il conto, io si' ;) ) dove si litiga spesso, si discute caldamente quotidianamente, e dove non mi vedrete mai sottomessa perché lo dice la bibbia o qualche pastore con problemi di insicurezza.

C'e' un detto qui, when something's too good to be true, then it probably is, quando qualcosa e' troppo bello per essere vero, allora probabilmente lo e': non importa quanto preghino e quanto volte nominino gesu' e tutti i santi, una famiglia così e' troppo perfetta, qualcosa non funziona. Non ci vuole molto per immaginare che che dietro questa immagine si nasconda qualcosa che di sacro o santo abbia ben poco, qualcosa che tutte le preghiere del mondo non avrebbero potuto nascondere per sempre. C'e' voluto un giornalista gay di una rivista di pettegolezzi per esporre la verità su questa famiglia.

C'e' del marcio in Arkansas, le voci circolavano da tempo, e la conferma e' arrivata il 19 maggio, quando e' iniziata la caduta dell'impero dei Duggar, un impero basato su ipocrisie e menzogne. E un profondo anti-femminismo.

La storia e' poi "esplosa" nei media il 21 maggio (alcune allusioni erano già uscite appunto il 19), quando eravamo appena partiti per la nostra vacanza, quindi avevo accesso al computer sporadicamente e molti dei dettagli non ero riuscita a leggerli, ma vi ripeto, non ne avevo bisogno per avere la certezza che era arrivato il loro moment of truth, il loro momento della verità.

Per riassumere, una rivista chiamata InTouch e' entrata in possesso (legalmente, perché esiste una legge chiamata Freedom of Information Act che obbliga certe agenzie governative, come la polizia ad esempio, a rivelare informazioni e documenti precedentemente inediti a chiunque tra il pubblico che ne faccia richiesta) del verbale della polizia (33 pagine ) di Springdale, Arkansas datato dicembre 2006 in cui, nonostante la redazione dei nomi dei minori, era chiaro che Josh, il figlio maggiore dei Duggar e padre di (ora) 4 figli, tra il 2002 e 2003 aveva molestato 5 bambine, 4 delle vittime erano sue sorelle più piccole, e l'altra una "babysitter". La vittima più piccola non aveva più di 5 anni (lo sappiamo perché un giudice della contea di Washington ha fatto, nei giorni seguenti alla pubblicazione della notizia, distruggere questo verbale, citando il fatto che una delle vittime e' ancora minorenne. Si tratta di fare due conti, le molestie sono avvenute circa 13 anni fa e l'unica figlia che era viva all'epoca e che e' minorenne oggi e' JoyAnna, che essendo nata nel 1997 aveva 5 anni). 

La linea temporale degli eventi e' in qualche modo complicata, perché le molestie sono successe nel 2002/2003 ma sono rimaste confinate nella famiglia e nel circolo della loro chiesa fino al 2006, quando poco prima che la famiglia Duggar apparisse nell'Oprah Winfrey Show, un email anonimo aveva raccontato ai produttori dello show delle molestie e di come tutto era stato coperto dalla famiglia e dalla loro chiesa; la produzione dell'Oprah Winfrey Show aveva allora contattato la polizia di Springdale, e da li' era nata una specie di investigazione che aveva portato al verbale di cui sopra.

Tra l'altro come avevo forse accennato anche nel mio post (o in un mio commento), su internet i "pettegolezzi" su Josh circolavano da anni, e infatti già nel 2007 in un commento su un blog sui Duggar una commentatrice aveva raccontato la verità: 

A quel punto (2006/2007)i termini di prescrizione per il crimine di abuso sessuale erano scaduti, così a parte 3 mesi di lavoro nell'impresa di costruzioni di un amico della famiglia (che non aveva nessuna certificazione come terapeuta o psicologo), e una ramanzina fattagli da un altro conoscente, uno State Trooper che ora sta scontando 56 anni di carcere per pedo-pornografia, Josh e' rimasto libero, nonostante avesse confessato i suoi crimini. In questo modo gli scaltrissimi Michelle e JimBob hanno evitato l'accusa di aver consentito/facilitato l'abuso di un minore, che in Arkansas comporta la pena di 6 anni in carcere, e hanno potuto continuare ad avere il diritto di fare indottrinamento homeschooling, perché se Josh fosse stato perseguito per molestie sessuali, avrebbe dovuto registrarsi come sex offender e secondo una legge in Arkansas, e' proibito fare homeschooling in una casa dove vive  un registered sex offender. 
L'investigazione e' così stata chiusa nel 2006 perché appunto era passato troppo tempo, e perché i Duggar avevano a quel punto assunto un avvocato per Josh, e si erano rifiutati di continuare gli interrogatori. 
Potete trovare più dettagli degli eventi qui.

Ovviamente, lo scandalo e' stato accolto con un coro di "I knew it!!" e di grugniti di soddisfazione (i miei) perché un gruppo di persone così bigotte e ipocrite, che si mettono sotto il riflettore per proclamare a piena voce il loro supporto per i valori della famiglia tradizionale, un uomo + una donna (in altre parole, sono assolutamente tutti anti-gay), utilizzando la fama per sostenere e diffondere i sentimenti contro le persone gay e transgender e fare attivamente propaganda per sconfiggere leggi locali che avrebbero protetto concittadini LGBTQ da discriminazioni, rompendoci contemporaneamente i maroni con la bibbia il vangelo e l'amore di dio, non può non diventare antipatica a chi ha almeno un piede piantato nella realtà e un cuore per il prossimo, ma davvero, e a chiunque stiano a cuore i diritti, per usare un termine evangelico, dei nostri fratelli e sorelle LGBTQ.

Mi chiedo con quale coraggio Michelle, la madre, abbia potuto insinuare pubblicamente che le persone gay e in particolare, le donne transgender, siano tutte dei pedofili predatori, quando ha protetto un predatore in casa sua per tanti anni, quando per proteggere le figlie da lui ha dovuto installare delle serrature nella porta della loro camera da letto... 

Mi chiedo con quale coraggio Josh stesso negli ultimi 2 anni abbia potuto essere Executive Director di FRC Action, la lobby politica dell'organizzazione Family Research Council, un gruppo pieno di odio che si dichiara "pro- marriage and pro-life", in altre parole, pesantemente contro matrimoni tra persone gay e contro l'aborto, con la scusa ovviamente di "proteggere i bambini". Proteggere i bambini? Josh? Fossi la moglie, me ne scapperei con i 4 figli su un altro continente.

Karmenfreude ha fatto gli straordinari, con i Duggar! Per prima cosa, Josh ha dato le dimissioni da FRC. Ed e' tornato a vivere in Arkansas... dove probabilmente gli sara' difficile trovare lavoro: il padre ha una ditta di rimorchio e avere un dipendente che ha molestato le sorelle non e' esattamente una mossa intelligente dal punto di vista del servizio clienti, e non so bene chi lo vorrebbe avere come dipendente. Ah, karmenfreude!!

Poi diverse settimane dopo la pubblicazione dell'articolo, dopo l'indignazione del pubblico (e delle ditte che una dopo l'altra hanno tolto la loro sponsorizzazione dello show) e nonostante l'intervista di Michelle e JimBob e quella di 2 delle figlie vittime di Josh, fatte per dire la loro "versione" dei fatti e cercare di riabilitare la loro brandTLC ha (finalmente) deciso di cancellare la trasmissione, togliendo così di fatto la fonte economica più importante della famiglia. Che ora si trova in varie situazione a chiedere aiuti economici!  Oh, ah, karmenfreude!!
Facile fare figli a mo' di conigli e dispensare consigli (compra usato e risparmia il resto... ma quale resto? Ci sono persone a cui, dopo aver comprato usato non rimane niente da risparmiare!) quando ricevete 25/30 mila dollari per episodio, uh? 

Ovviamente la maggior parte dei fan ha continuato a difenderli, ad esempio Mike Huckabee, un altro pazzo religioso dell'Arkansas (che sta cercando per l'ennesima volta di guadagnarsi la candidatura repubblicana alla presidenza del 2016), che su Facebook si e' schierato con i Duggar, parlando di "perdono" e del fatto che Josh fosse un minorenne e che quindi non sapeva quello che faceva... ed e' stato preso a calci nel didietro da tanti dei suoi "seguaci"... Altri hanno usato una serie di scuse oltre a quella dell'eta' di Josh: hanno detto che "era solo un adolescente curioso e pieno di ormoni" (vuoi dire che vestire le figlie da monache non ferma la curiosita' e i pruriti sessuali? Vuoi dire che tutte le preghiere non sono servite a fermare la manina curiosa del figlio? Gli avessero dato accesso ad un computer, magari si sarebbe concentrato sul masturbarsi guardando le modelle di Victoria's Secret, come fanno penso quasi tutti gli adolescenti americani, invece di andare a toccare le sorelline!), hanno detto che e' normale e capita in tante famiglie, che e' acqua sotto i ponti, non attuale, che ha peccato ma si e' pentito, che si e' scusato, che Dio e le vittime l'hanno perdonato e che, e questa e' la scusa più patetica e schifosa perché uscita dalle labbra di JimBob, il padre di 4 delle bambine molestate, durante l'intervista, "non e' stato uno stupro, non c'e' stata penetrazione... le bambine non sapevano cosa stesse succedendo e Josh le ha toccate solo sopra i vestiti" (cosa non vera, secondo il verbale,  perché in almeno un incidente Josh aveva messo la mano sotto la gonna della sorella, ma facciamo finta che lo sia) Be', il furbissimo JimBob ha ragione, non c'e' stata penetrazione e questo lo salva da essere il più grande ipocrita in esistenza, visto che nel 2002, quando era candidato per il senato ed in piena campagna elettorale, aveva scritto sul suo sito che "chi commette stupro o incesto dovrebbe ricevere la pena di morte". Wow. 

Perche vedete le stesse persone che hanno difeso Josh e i suoi genitori per aver aspettato più di un anno prima di coinvolgere qualcuno al di fuori della loro famiglia (un qualcuno senza nessuna qualifica professionale, tra l'altro), le stesse persone che hanno giustificato queste azioni dicendo che era solo "un adolescente curioso" o che e' stato solo un errore (o sette o dieci) di gioventù, ecco queste stesse persone, fossero stati i genitori di Josh una coppia gay, li avrebbero crocifissi, messi al rogo, e usato l'intera situazione come prova che i gay non dovrebbero mai diventare genitori. Mi chiedo quale sarebbe stata la reazione di JimBob e Sussurrina se la persona che aveva toccato, senza penetrarle e mentre dormivano, le loro bambine, fosse stato un'adolescente transgender, anche lei curiosa, anche lei con ormoni impazziti. Capite il double standard? Capite l'ipocrisia?
Ma siccome sono cristiani (e non omosessuali), e siccome Josh ha chiesto perdono a dio e alle vittime, che ovviamente lo hanno perdonato, almeno 4 su 5 (visto che sono le sorelle, la quinta vittima, invece, sembrerebbe che abbia iniziato una causa civile contro Josh per abuso sessuale e severo trauma emotivo), siccome pregano tutti insieme e hanno fatto entrare dio nella loro vita, allora in questo caso e' stato solo un errore di un ragazzino che stava attraversando la pubertà ed era curioso. Chi di voi lo vorrebbe in casa a fare da babysitter ai vostri figli? Alzate la mano, dai.

Ho guardato l'intervista di Michelle e JimBob e ci sono stati dei momenti in cui ho provato persino un po' di pena per loro, perché mi sono immaginata nei loro panni... se fossero stati i miei figli... cosa avrei fatto? 
Ma sono stati solo dei momenti, perche' so con sicurezza che con un passato simile, non avrei mai avuto i cojones di mettere la mia famiglia sotto il microscopio, dando lezioni su come crescere i figli in modo sano...  E certamente sarei andata da un un esperto per aiutare le vittime per prima cosa, poi il molestatore e tutta la famiglia, non da qualche ciarlatano la cui qualifica e' che porta una croce al collo... mi capite? Hanno detto che hanno fatto del loro meglio... ma il loro meglio non ha incluso l'intervento di un esperto per aiutare le figlie di 5, 9, 10 e 11 anni? Altro che pena, a quel punto il puzzo di marcio e' diventato insopportabile.

Quindi le sorelle, le vittime, non sono MAI state portate da un terapista, qualcuno con esperienza nel campo, anche solo per parlare (perché anche ammettendo che non avessero saputo cosa stava succedendo, una volta che la polizia e' stata coinvolta, nel 2006, a quel punto sapevano che qualcosa era successo, e invece niente.... invece preghiamo e impariamo un altro versetto...). Perché se e' vero che la recidività e' bassa tra adolescenti che commettono molestie sessuali su altri minorenni più giovani, e' anche vero che i danni sulle vittime sono duraturi. E per loro ammissione durante l'intervista, Michelle e JimBob erano più preoccupati per Josh che per le sue vittime (perché, ovviamente, erano inconsapevoli di quello che stava succedendo. Che schifo.)

Capitemi bene, quando penso alle vittime, karmenfreude scompare, soprattutto quando penso alle 4 Duggar cui e' stato insegnato sin da bambine che il loro destino e' quello di servire la figura maschile di turno, che il loro corpo e' qualcosa da nascondere per non "tentare" gli uomini... queste ragazze mi fanno una pena infinita, vivere nella casa con il loro molestatore per anni... senza aver mai avuto nessun'altra scelta se non quella di doverlo perdonare, ovviamente negando tutti gli altri sentimenti che non fossero gioia, e continuare a sorridere di fronte alle telecamere, di fronte ai genitori, perché ricordiamoci che e' parte dell'insegnamento dei Duggar imparare a tenere sotto controllo tutte le emozioni (l'unica emozione che e' consentito dimostrare e' la gioia), perché se non hai a joyful countenance, un volto gioioso, stai pubblicamente svergognando la tua autorità, i tuoi genitori e in particolare, il patriarca, Daddy Dearest. Dopo anni di lavaggio del cervello, per questi ragazzi e' diventata seconda natura, ci credono sinceramente che se dimostrano scontentezza, peccano di ingratitudine e ribellione. Poi ovviamente, nel caso delle sorelle Duggar nei confronti di Josh, parliamo anche di amore per un famigliare, il fratello maggiore, e il desiderio di in qualche modo "proteggerlo".

Capisco benissimo la situazione, perché anche io, da bambina, sono stata vittima di molestie sessuali da parte di un famigliare e anche se, diversamente dalle Duggar, il mio molestatore era un adulto, per anni ho pensato che forse non sapeva cosa stava facendo. Perché anche io come le Duggar, dormivo, o almeno stavo dormendo finche' non sono stata svegliata in un modo che non dimenticherò mai. 
Come per le Duggar, anche il mio molestatore era molto religioso, messa tutte le domeniche, tante preghiere e menzioni del vangelo... immagino che credere in un dio che ti perdoni se ti penti, come un gran bel mocio che toglie la sporcizia dal pavimento della vita, ti aiuti a vivere senza sentirti una merda ogni volta che incroci le tue vittime o ti guardi nello specchio. Forse ti ferma dal buttarti da un ponte, non so.

La caratteristica comune degli abusi all'interno dei circoli famigliari e' che chi molesta sa benissimo che la vittima, solitamente sotto i 10 anni, non solo e' difficilmente capace di difendersi fisicamente, ma soprattutto, ed e' questa la parte che mi fa più ribrezzo, sa con certezza che il bambino si fida delle persone che fanno parte del circolo famigliare, perché gli viene insegnato ad amarli e rispettarli, e difficilmente andra' a raccontare a qualcuno in famiglia o fuori quello che e' successo, per lealtà e per amore. 
Per diversi anni non sono stata in grado di elaborare la mia esperienza, il mio trauma, anche io non sapevo bene cosa mi era successo, e l'ho tenuto dentro, nascosto: con chi ne potevo parlare? Poi in Italia, più di 40 anni fa? E così per anni e' rimasto il mio "segreto", come se fosse una mia colpa. E' qualcosa cui oggi penso raramente, non dico che l'ho rimosso dalla memoria, ma e' sicuramente relegato ai suoi confini, ma so con certezza che ha avuto un grande effetto su di me, sicuramente e' alla base delle mie paranoie mentali e ha condizionato il modo in cui mi sono sempre relazionata con i miei famigliari, con gli uomini e in generale, il mondo. 
E non e' nemmeno questione di perdonare chi ti ha molestato: io l'ho fatto, spontaneamente, non perché dovevo ma perché era il modo più facile per andare avanti, ma e' impossibile dimenticare;  quando poi sono diventata madre sono stata ancora più consapevole della mia esperienza, e del fatto che, come genitore, era mia responsabilità proteggere i miei figli dalla possibilita' che potesse capitare anche a loro. Protezione che era mancata a me.

Karma's bitch, e grazie a karmenfreude sono felice di sapere che i Duggar sono stati esposti per quello che sono, dei gran bigotti omofobi, degli ipocriti ignoranti, e messi alla gogna da molti. 
Ma ho aggiunto uno strato di disprezzo verso di loro: il motivo per cui ora mi fanno completamente schifo e' che hanno confermato che nella loro famiglia, e in tutte le famiglie Quiverful/religiose/patriarcali, in questo loro mondo dove gli uomini dominano e le donne sono sottomesse, alla fine una figlia vittima, o quattro, contano meno di un figlio molestatore.
Che schifo.