giovedì 29 maggio 2014

The Guard, The Nerd, The Artist and the Rockstar, ovvero: un altro capitolo sulla Scuola Americana… parte I

L'ho scritto tante volte, la caratteristica secondo me più importante che un genitore deve avere e' la flessibilità…  non voglio dire che dobbiate saper mettervi il tallone dietro l'orecchio e trasformavi in un pretzel, intendo l'essere pronti a cambiare piani, progetti e soprattutto, aspettative: e' una lezione che ho imparato per esperienza, e mi aiuta a sopravvivere al costante cambiamento e non abituarmi (troppo) a niente quando si tratta dei figli (ma questo vale anche per altre relazioni, come posso testimoniare…)

La scuola e' finita una settimana fa per le ragazze, mentre sia il college per Chris che la preschool per Violet sono finiti  un paio di settimane fa, quindi siamo in "vacanza", che per me significa principalmente una cosa sola: non dovermi alzare alle 6 per rassicurarmi che Emily sia in piedi, collazionata e pronta a prendere lo scuolabus munita di pranzo "al sacco".

Questo anno scolastico e' stato un anno di grandi cambiamenti e si e' presentato con diverse difficoltà, non ultima il fatto che il mio lavoro, pur se part-time, ha rubato spazio nel mio cervello che prima era dedicato quasi esclusivamente a ricordare orari, appuntamenti, e tutto quello che concerne la vita dei figli, più uno spaziettino minuscolo dedicato a me, e questo ha creato non pochi momenti di panico (solitamente il mio…). Siccome tutti e tre i grandi hanno iniziato una scuola nuova (Chris il college, Emily la High School e Vivian la Middle School), i cambiamenti sono stati tanti e contemporanei e posso ora dire che siamo sopravvissuti a nuove emozioni, nuovi atteggiamenti, dove e' stato necessario usare tutta le flessibilità mentale che posseggo.

Stanno crescendo, questi figli, ed e' un fatto che non posso negare, ne' far finta che non succeda:  ci troviamo tutti a dover affrontare questa crescita, che ormai non cambia più le dimensioni fisiche dei figli, ma inevitabilmente cambia le interazioni personali e i rapporti che esistono tra i vari membri della famiglia: io sto vivendo questi cambiamenti con un misto di felicita', orgoglio e un pochino di tristezza. Ho imparato tempo fa che quando un figlio cresce, e' inutile continuare a rimpiangere gli anni in cui …. (e qui metteteci voi quello che volete: "ti dava sempre i baci" o "ti cercava per confortarsi" o "guardavate i film Disney insieme", oppure ancora "eri il mondo per lui/lei"...), bisogna invece accettare la realtà di questi cambiamenti, e favorirne la loro attuazione sapendo che, come in una tempesta in mare, i momenti di calma arrivano. Sempre.

Cresciamo anche noi e cambiamo, come genitori: in questi quasi 19 anni da quando sono diventata madre, ho dovuto imparare a riconoscere che un figlio non e' una mia appendice, ne' e' diventato parte della mia vita per soddisfare il mio bisogno di essere amata e di amare (anche se poi e' proprio quello che succede, ma e' un effetto collaterale, se vogliamo), ne' tantomeno quello di realizzare eventuali sogni e desideri che sono stata incapace di realizzare durante la mia vita… quanti genitori ho incontrato che avrebbero voluto diventare ballerini, cantanti, musicisti, campioni di baseball, etc. e che hanno proiettato questi loro sogni non realizzati sui figli, creando delle aspettative quasi impercettibili, eppure pesantissime: a volte queste "spinte" funzionano, e i bambini nel realizzare il sogno di mamma o papa' realizzano poi anche il loro potenziale, ma spesso queste situazioni diventano degli incubi segreti, e se il figlio "fallisce" nel tentativo di realizzare il sogno del padre o della madre, questi sogni irrealizzati o realizzati controvoglia, possono diventare il punto di rottura della relazione genitore-figlio.

Ultimamente mi trovo nella classica situazione di tanti genitori con figli adolescenti: non so mai bene se spingere o tirare o mettermi le mani in tasca (o mordermi la lingua)... voglio rimanere coinvolta nella loro vita, ma loro cominciano a spingermi via, e pur accettando il distacco, vorrei che sapessero che io ci sono, qualora avessero bisogno di piangere/parlare..

Insomma, tante parole per dirvi che e' stato un anno scolastico sicuramente impegnativo, per i tanti cambiamenti dei figli, cambiamenti che li stanno preparando al momento che aspetto con impazienza condita di trepidazione: il momento in cui se ne andranno dal nido.

Ho tanto da scrivere, visto che non scrivo da tanto, così divido questo post, di cui spero abbiate colto il riferimento al libro di C.S. Lewis, in 2 parti: la prima The Guard and The Nerd, e la seconda The Artist and The Rockstar


THE GUARD - Chris

Chris ha finito il primo anno al Cochise College con una piacevole sorpresa: almeno alla fine del primo semestre, i suoi voti lo hanno collocato nella Dean's List, la cosiddetta "lista del decano" di cui fanno parte gli studenti che hanno un GPA di almeno 3,5 (aspettiamo di vedere i risultati del secondo semestre).
Niente di grandioso, ovviamente: Chris sta facendo l'università al Cochise College, il community college della nostra contea, quindi non un'università statale più prestigiosa e difficile…  pero' intanto sono contenta che stia studiando abbastanza per ottenere voti decenti. Il tutto mentre continua a lavorare come bagnino, pagandosi la rata della macchina, la benzina e tutte le spese che non sono necessarie.  Sembra che sia maturato rispetto allo scorso anno, e la nostra preoccupazione ora, come genitori, e' principalmente il suo futuro, e lui da parte sua sembrerebbe aver capito che l'idea di fare l'università non e' per fare felici noi, ma sia il mezzo per procurarsi un lavoro decente che gli permetta di guadagnare abbastanza da poter andare a vivere la sua vita per conto suo, senza che mamma e papa' gli tengano la manina. Noi poi il  "discorso" glielo abbiamo fatto così tante volte,  e il contenuto penso sia chiaro ormai a tutti, anche al cane: siccome fare l'università non e' obbligatorio e costa parecchio, e facciamo tutti, come famiglia, dei sacrifici affinché lui possa frequentarla, se non ha voglia di studiare, ci sono tante alternative che non prevedono spendere migliaia di dollari ogni anno. Per rendere il concetto ancora più chiaro, l'accordo e' che se non porta a casa dei voti che siano "B" o "A", si paga lui la classe in cui ha deciso di non studiare.
Intanto ha forse deciso che indirizzo prendere: inizialmente, ne avevo credo già parlato, la sua intenzione era quella di fare 2 anni generici al Cochise College (Transfer Program) e poi trasferirsi ad una delle università statali in Arizona… dietro suggerimento di J, si e' andato ad informare con un counselor e ora vorrebbe prendere la laurea in Computer Science, che e' un corso di laurea offerto dalla University of Arizona nel campus di Sierra Vista… quindi potrebbe fare tutto senza doversi trasferire a Tucson, cosa che comporterebbe spese di appartamento o dorm, etc.  Prima di trasferirsi dovra' finire i corsi di base di matematica (e' indietro perché ha dovuto fare dei corsi per mettersi in pari con gli altri studenti) e due corsi tecnologici che gli mancano, poi potra' trasferire i sui crediti e finire il corso di laurea con UofA. Io incrocio sempre le dita, perché come ho scritto sopra, uno fa' piani e progetti, poi quello che succede nella vita e' tutta un'altra cosa!
Infatti, ultimissime notizie, di ritorno da 3 giorni di vacanza con un amico al Grand Canyon/Flagstaff (vacanza che si sono organizzati e finanziati da soli!) mi ha annunciato che si informerà su quali corsi di laurea sono offerti alla NAU, e deciderà cosa fare! ARGH!

Apro una parentesi per dire che sono piuttosto fiera di come sia cresciuto, nonostante gli smadonnamenti di percorso, le preoccupazioni e le incazzature varie, che comunque paragonate ad altri genitori di ragazzi che conosco o di cui ho sentito parlare, sono state davvero minime e quasi sempre relative alle nostre aspettative del suo andamento scolastico (anche li', sarebbe stato meglio non spingerlo e non chiedere risultati? No, non credo…), nonostante tutto, ne e' valso la pena, visto che sta dimostrando di essere un adulto piuttosto responsabile, in grado di fare l'università e continuare a lavorare, cosa che trovo tremendamente positiva. Non so se e' solo una cosa americana, ma sicuramente non e' una situazione tipica in Italia: qui la maggior parte di ragazzi americani che conosco, amici dei miei figli o figli di amici e conoscenti, iniziano a lavorare appena possono, a 16 anni solitamente, mentre sono ancora in high school, e spesso continuano a farlo durante l'università soprattutto se magari non hanno ricevuto borse di studio, oppure solo borse parziali. Li vediamo tutti i giorni, spesso lavorano nei supermercati come baggers (le persone che ti mettono la spesa nei sacchetti nei supermercati), oppure come camerieri o lavapiatti in ristoranti; alla Co-op ad esempio ci sono almeno 4 ragazzi che lavorano part-time e fanno l'università. Emily ha già espresso interesse di lavorare anche lei alla quando compie 16 anni, cioè tra un anno, proprio per avere dei soldi suoi e non soffrire il dover dipendere dalle nostre finanze.

A me questo piace tantissimo, mi riporta indietro a quando avevo finito il liceo e, trovandomi di fronte alla scelta di fare l'università e dipendere dai miei anche per comprarmi un biglietto del tram (come succedeva a mia sorella, situazione che aborrivo), o diventare in qualche modo indipendente, ho scelto la seconda, con grande rammarico dei miei. Mi fosse stata offerta l'alternativa di fare l'università lavorando, penso che avrei scelto questa opportunità.
Chris lavora da maggio 2012, quando aveva quasi 17 anni e, oltre alle sue spese personali, ha anche iniziato a contribuire alla sua pensione privata, e sta imparando l'importanza del risparmio, per potersi poi permettere gli sfizi che vuole…  Spero!
Dimostra anche iniziativa: da poco ha concluso il corso per diventare WSI, Water Safety Instructor, istruttore di nuoto per conto della Croce Rossa Americana, e il suo capo lo ha "promosso" a NS (Non-Standing Guard), cioè supervisore… e questo ha portato un piccolo aumento nel suo stipendio (guadagna più di me…)
Si fa il bucato da solo, cucina qualcosina quando ha fame, e anche se un po' mi manca, visto che tra lavoro, scuola e ragazza quando c'era lo vediamo poco, sono felice di vederlo diventare un uomo, in grado di vivere una vita indipendente e, se succederà, pronto ad essere un compagno/marito capace di fare la sua parte nella conduzione della sua famiglia.

Legalmente e' un adulto ed e' responsabile per le sue scelte, ma noi siamo ancora qui per guidarlo, quando pensiamo ne abbia bisogno o quando ce lo chiederà…

Per me tutto questo e' nuovo, e affascinante. 

E poi, quando ha bisogno di parlare di situazioni sentimentali di cui non e' sicuro, viene da me: Mackenzie non c'e' più, o meglio c'e' sempre perché lavorano insieme, ma si sono lasciati per l'ultima volta proprio male (insulti e fuck you a go-go), e dopo un periodo dove al lavoro la situazione era quanto meno strana (visto che ovviamente lei si e' subito messa con un altro ragazzo, anche lui bagnino…), lui ha superato la difficoltà ed e' ora tranquillo… ed interessato in un'altra ragazza (si', anche lei e' una lifeguard!), che pero' a settembre andrà all'università in Texas…
I grandi casini d'amore sono una caratteristica familiare allora!


THE NERD - Emily


Emily e' sempre stata la figlia super-dolce, sempre pronta ad aiutare (ne ho parlato tante volte sul blog)… ma anche lei sta cambiando, e laddove il suo buon cuore la mette sempre in prima fila quando ho bisogno di aiuto, l'adolescenza l'ha trasformata nella regina del sarcasmo! In particolare, credo che essere una freshman in high school abbia gonfiato l'atteggiamento da adolescente verbalmente ribelle che si incominciava a intravedere un paio d'anni fa. Sapete di cosa parlo, vero? Se dico che qualcosa e' bello, spesso lei deve discuterne il valore estetico, dimostrando una capacita dialettica di cui il suo prof di Social Study dello scorso anno sarebbe indubbiamente fiero.Tutto normale, non mi preoccupo anche perché mi ricordo della mia adolescenza.

Questo suo primo anno di high school e' stato duro: su 6 classi, 4 sono honors o AP -Advancement Placing (ne avevo già parlato, ma qui Wikipedia spiega cosa sono gli honors students)  e cioè:  Honors EnglishHonors GeometryHonors Biology e Intro to Engineering (che ha scelto come elective, corso facoltativo, insieme a Latino, e che e' considerata una classe honors). Le lezioni sono più difficili di quelle normali, adattate alle esigenze di studenti di livello avanzato, e potremmo forse paragonarle a lezioni di un liceo italiano.
Come con Chris, la abbiamo "obbligata" a partecipare ad un'attività extra-curriculare, e dove lui aveva scelta di partecipare alla squadra di nuoto della high school, Emily ha scelto il Robotics Club, il club di Robotica, la cui squadra e' simpaticamente chiamata "N.E.R.D.S. - Nifty Engineering Robotics Design Squad", nome che non avrebbe potuto essere più adatto!
Mi fermo un momento per sottolineare l'impegno e la dedizione di questi ragazzi che, dopo i primi 3 mesi in cui si fermavano tutti i giovedì dopo la scuola per disegnare il robot da portare nelle varie competizioni (iniziate a marzo), per fare da volontari e preparare i vari fundraisers (raccolte fondi) durante eventi pubblici organizzati dalla scuola o dal comune (durante la fiera più grossa di Sierra Vista, che dura 3 giorni, tutti i ragazzi della squadra oltre ad avere un banchetto dove vendevano bottiglie d'acqua e HexBugs, hanno trascorso molte ore ad aiutare gli altri espositori, ce ne erano centinaia, a preparare le loro tende, trasportare oggetti, etc. per raccogliere mance = fondi!)

La squadra e' composta da circa una trentina di ragazzi, di cui solo 3 sono ragazze: Emily, una sua amica, e un'altra ragazza un paio d'anni più grande, ma certo questa non e' una cosa che le ha sconcertate! Sono attive e presenti, anche se sono i ragazzi più grandi e i vari mentors a guidare la squadra tecnicamente.

Ogni anno il robot deve essere in grado di adempiere determinate azioni durante una gara: l'anno scorso ad esempio, i N.E.R.D.S hanno vinto il campionato regionale con il loro robot, un lancia-frisbee fighissimo!!  La competizione di quest'anno invece prevedeva la costruzione di un robot capace di raccogliere una palla di circa 60 cm. di diametro (tipo quelle che si usano per fare esercizi in palestra) e tirarla dentro ad una porta sospesa a diversi piedi di altezza… una cosa complicata che dopo che mi e' stata spiegata 2 volte, ho rinunciato a capire nei dettagli, ma se vi interessa, potete leggere qui come funziona.  Emily ha partecipato alle due competizioni, una a Phoenix (dove siamo andati a fare il tifo) e un'altra a Las Vegas, dove pur essendosi classificati nella finale, non sono riusciti ad avanzare a livello nazionale (che avrebbe previsto un viaggio a St. Louis).
Qui un piccolo video di parte della competizione… Per me, da italiana cresciuta in un ambiente rigidamente accademico, questi eventi sono una cosa bellissima. Sono la parte mancante che avrebbero reso i miei anni di scuola meno noiosi e più memorabili. E forse più completi.

video

Tra i ricordi più divertenti di questo evento, per me rimane il video fatto da una delle squadre utilizzando il tormentone la canzone "Do you want to build a showman?" di Frozen, trasformata a proposito "Do you want to build a robot?" Troppo carina! Eccola:


Ovviamente, partecipare alle competizioni (e agli incontri del club) e sempre e solo possibile se i voti sono almeno una C (sufficienza).

I voti finali di Emily sono arrivati (hanno avuto esami fino all'ultimo giorno) e anche quest'anno una bella pagella, nonostante gli ostacoli. Speriamo continui così perché ci sono tante borse di studio che potrebbe ricevere solo avendo ottimi voti…. poi comunque dipenderà da lei, e nei prossimi 3 anni sono sicura che cambieranno tante cose per lei…

Nel settore sentimentale (visto che ha 15 anni, quasi 16…), uno degli ultimi giorni di scuola uno dei N.E.R.D.S. "asked her out", le ha chiesto di uscire insieme… lei ha trovato la situazione molto imbarazzante, perché questo ragazzo non le interessa (ma a detta sua, non le interessa nessun ragazzo in generale) e lo ha "rifiutato", cosa che poi a casa l'abbiamo scongiurata di non farlo mai scortesemente o con cattiveria, ricordandole quanto aveva sofferto Chris quando anche lui era stato rifiutato da una ragazza che gli piaceva (o due..)…soprattutto considerando che non si può mai sapere, col tempo potrebbero cambiare non solo le persone, ma anche il modo in cui le vediamo…. Vedremo!

Per lei comunque le vacanze sono state brevissime, perché da lunedì ha iniziato un corso di educazione fisica/raquetball attraverso il Cochise College, che le dara' il 1/2 credito di Physical Education necessario per diplomarsi: in pratica, invece di fare ginnastica a scuola per un semestre, lei facendo questo corso estivo si e' "liberata" un semestre come freshman per fare un corso elettivo extra, mentre l'altro semestre obbligatorio, Health, lo ha fatto l'estate scorsa online, consentendole così di completare un intero anno, e credito, di lingua straniera, per lei Latino. Il tutto nella speranza che finisca i requirements per diplomarsi in anticipo, e riesca poi a frequentare corsi universitari mentre e' ancora in high school, come fanno tanti ragazzi… per poi riuscire a ricevere abbastanza borse di studio da rendere la sua carriera universitaria un peso finanziario sopportabile per la famiglia.

Solo a scrivere questo post, mi sono sfinita…
La seconda parte domani (o giù di li'…)

venerdì 7 marzo 2014

Carosone ce lo aveva detto nel 1956….

Claudia (la super-creativissima autrice del blog "Mamma Claudia e le Avventure del Topastro" www.pollon72.blogspot.com... se non lo conoscete, andate a visitarlo...) ha citato la Maratona di Rimini in suo post su FB. Niente di strano, lei vive nella zona, ed e' probabilmente la fonte più informata su quanto succede in Romagna per famiglie e bambini. 

Quello che mi ha lasciato a bocca aperta e' stato il fatto che la Maratona di Rimini e' chiamata, sul sito e sulla pagina FB "Rimini Marathon" ma non solo, la maggior parte delle attività ed eventi relativi alla maratona e' chiamato in inglese: Kids Run, la corsa per bambini e Family Run al posto di corsa per famiglie, Run Mug, la tazza della corsa ricordo, runner e' chi corre, trail, invece di sentiero, charity invece di donazioni, etc.

Io ho trovato la cosa estremamente ridicola perché per tutti questi termini inglesi, peraltro usati correttamente (perché bisogna dare agli organizzatori il giusto credito di non aver scritto cose da unghie sulla lavagna per chi parla davvero inglese, come "show cooking", invece di "cooking show" come avevo letto su questo sito tempo addietro…  si dice COOKING SHOW, ignorantoni!!), esiste un esatto corrispondente italiano totalmente valido; non si tratta di usare parole straniere ormai parte del patrimonio linguistico italiano da decenni (weekend invece di fine settimana, ad esempio) oppure neologismi relativi all'uso di nuove tecnologie o parole che sono parte di una specifica attività lavorativa, ma di snobbare la lingua italiana, non per necessita' ma per superiorità (presunta, ovvio). 
Non sono una purista della lingua italiana, diomio no, non lo sono per niente (e se mi leggete da un po' lo sapete benissimo che sarei bannata interdetta a vita dall'Accademia della Crusca), ma questo in particolare mi sembra uno sfoggio assolutamente gratuito e inutile dell'inglese, fatto penso solo per "tirarsela", visto che e' dal dopoguerra che l'inglese viene identificato con un certo livello di disinvoltura e "fighitudine" (Crusca, mi ascolti?), per scopi pubblicitari e marketing: ragazzi, questa non e' una maratona come tutte, no… quelle sono per i loser… questa invece e' una marathon, una cosa nuova, una cosa diversa, dove i figli vostri non sono bambini, sono KIDS, vuoi mettere?! Dove l'atto di donare 1 euro non e' solo solidarietà, e' charity: voi date un euro, ma e' come se fossero 3 dollari! 

Non solo, mi sembra una scelta un po' ipocrita in generale scoprire come in Italia ormai l'inglese venga orami usato nella quotidianità per definire azioni, eventi, idee invece di usare normalissime parole italiane, come se l'italiano non fosse più sufficiente, in quanto quasi quotidianamente mi capita di leggere post e commenti fatti da italiani che vivono qui in America, o la visitano, che sfottono gli americani per come pronunciano parole italiane come mozzarella, bruschetta, parmigiano, cappuccino, gnocchi, latte [inteso come caffellatte], etc. Sempre le stesse cose, scegliete un blog di un expat in America a caso (anche il mio, eh?) e troverete senza dubbio un post in cui l'autore o autrice ridacchia e sfotte il povero malcapitato di turno quando lo sente dire le parole suddette (tutte relative alla gastronomia, tra l'altro) spesso (non sempre) con quel senso di "superiorità" che mi da' sempre fastidio. Quindi la scoperta di questo esempio di uso insensato dell'inglese mi ha dato un'idea: vorrei sentir pronunciare tutte queste parole (e sono sicura che marathon sarebbe in cima alla lista come pronuncia da buttarsi a pancia all'aria, e trail sicuramente seguirebbe tragicamente a brevissima distanza) da un gruppo qualsiasi di italiani (che tra l'altro l'inglese lo dovrebbero studiare a scuola per anni, a differenza degli americani), registrarle e usarle ogni volta che leggo un italiano lamentarsi/sghignazzare della pronuncia americana… perché e' vero che sentirli dire bruscetta fa' ridere, ma e' anche vero che non esiste un corrispondente inglese per nessuno di questi termini (tra parentesi, tutti gastronomici). Mentre invece per marathon.

Insomma, cosa ne pensate: buona idea, o idea quanto meno strana con accenni di ridicolo? Fusione culturale/linguistica inevitabile, o scelta forzata per sentirsi diversi da quelli che si e' e un po' più fighi?
E' vero che, linguisticamente parlando, ci troviamo di fronte ad un progresso di anni luce dagli anni in cui il massimo dell'inglese popolare era rappresentato da Celentano che cantava "Prisencolinesinalciusol" ma le parole della famosissima canzone di Carosone del 1956 hanno oggi un peso profetico.

 

giovedì 27 febbraio 2014

Quando il razzismo ti aspetta dietro la porta accanto

Vivo in uno stato dove la religione ha preso in ostaggio la politica, il buon senso e la civiltà da sempre, uno stato che si oppone ad ogni passo, anche minuscolo, verso uguaglianza e parità sociale e umana.

Chiaro esempio e' stata ad esempio la resistenza data alla legge che proclamava il terzo lunedì di gennaio festa nazionale dedicata a Martin Luther King, legge firmata da Reagan nel 1983: in Arizona ci sono voluti 8 anni di tira e molla (referendum, rescissioni, boicottaggi, un casino!) prima che venisse messa sul calendario ed osservata! Oppure rivanghiamo la famigerata legge SB 1070 che autorizza la polizia a richiedere, a chiunque fermi per un qualsiasi controllo non correlato e basandosi solo sull'aspetto della persona, di mostrare i documenti di immigrazione (carta verde, permesso di lavoro o certificato di naturalizzazione), in pratica rendendo legale il racial profiling. La legge e' stata "sfidata" da gruppi che lottano contro la discriminazione, ed alcune parti sono state trovate anti-costituzionali dalla corte suprema, eppure esiste ancora perché supportata da molti.  
Non entro nemmeno nel merito dell'ultimissimo tentativo di legalizzare la discriminazione contro i gay, con la scusa di "proteggere" i diritti religiosi di chi ha un business, perché  fortunatamente questa proposta di legge e' stata bocciata ieri dalla nostra governatrice.

Siamo uno stato razzista e omofobo, la cui bellezza naturale e' inversamente proporzionale all'apertura mentale della maggior parte dei suoi abitanti, dove il fascino di una natura ancora selvaggia e della inconcepibile liberta' di questi spazi infiniti e di paesaggi mai visti, si mischia con una mentalità razzista e bigotta che a noi gli altri stati notoriamente ass-backwards (per intenderci, quelli situati a sud della Mason-Dixon Linela linea topografica che segna il confine tra il nord-est e il sud degli Stati Uniti) come l'Alabama o il West Virginia ci fanno una pippa. Il tutto ovviamente condito da una dose pesante di fanatismo religioso che rende il clima spesso difficile da sopportare per le persone più aperte come penso di essere io.

Nella vita di tutti i giorni vi assicuro pero' che il razzismo non lo si vede e non lo si sente, la gente lavora, socializza, va a scuola, insomma vive senza discriminazioni apparenti. Ovviamente questa e' la mia constatazione di donna "bianca" che forse vive in una situazione di beata ignoranza: nel mio mondo, o meglio tra le persone che in qualche modo fanno parte del mio mondo, pur avendo opinioni politiche estremamente diverse, non ho mai pensato esistessero dei razzisti sfegatati e aperti come spesso si incontrano nell'anonimita del web. E' come se il fatto che fanno parte del mio "cerchio di amicizie" sia garanzia della loro rettitudine e moralità. Una sorta di don't ask, don't tell, ma per razzisti: non voglio sapere se sei razzista quindi non te lo chiedo. Se lo sei, non farmelo sapere, tieni le tue opinioni chiuse nell'armadio così continuo a vivere nella mia "beatitudine".

In altre parole, pur vivendo da più di vent'anni in questo paese, e da quasi 7 in quest'area estremamente destro-tendente, non avevo mai testimoniato direttamente le farneticazioni isteriche apertamente razziste di cui leggevo e sentivo parlare. 

Fino a qualche settimana fa.

Ho impiegato un po' di tempo a razionalizzare quello che mi e' successo, la sequenza degli eventi, le cose dette e quelle sottintese, perché volevo cercare di evitare di perdere un'amica (un'altra, devo avere un record personale!)
Poi sono arrivata alla conclusione che certe situazioni, ci vuole qualche settimana per digerirle, ma le persone che le causano, sono per me indigeribili.  

Premetto che uno degli svantaggi di avere un figlio ad una "certa" eta', soprattutto se non e' il primo, e' il fatto che trovare bambini coetanei di tuo figlio che abbiano una madre tua coetanea e' difficile, quasi impossibile, specialmente se si vive in zone rurali come questa. 
Giuro che non sono una snob pero' faccio fatica a legare con donne (bambine!) di 22/23 anni con cui l'unico tratto in comune e' che siamo madri di dei 4enni… perché non e' sufficiente, deve esserci qualcos'altro e, solitamente, non c'e' nient'altro (e sono sicura che molte 25enni hanno lo stesso problema con me. Mi sembra ragionevole e capisco benissimo.) 
Così quando 2 anni fa al parco, mi sono imbattuta con una mamma che aveva pochi anni meno di me, con una figlia dell'eta' di Violet, mi e' sembrato quasi di aver vinto la lotteria! Laura ed io siamo diventate amiche, ci siamo scambiate i numeri di telefono, e mentre le nostre bambine giocavano, abbiamo scoperto di piacerci, lei apparentemente pacata e dolce, e io… non proprio! 
Ci siamo frequentate nei vari parchi in città, ci siamo aiutate e scambiate favori, ospitando una la figlia dell'altra, sono venute (madre e figlie) a mangiare da noi diverse volte, le ho guardato il cane quando sono andati in vacanza. Pensate che lo scorso giugno si sono trasferiti in una casa in affitto nella mia via, a 4 case di distanza dalla mia! 
Insomma nonostante alcuni indizi di stranezza nel loro rapporto, mi trovavo bene con lei, e immagino lei si trovasse bene con me. Unico problemino era il fatto che la sua bambina e' sempre stata piuttosto prepotente con Violet, tant'e' che persino la madre mi chiedeva di farle sapere se la figlia la tiranneggiava quando era qui a casa nostra. Lei e' la bambina che dice che ha fame, e apre il frigorifero di casa mia cercando cibo da mangiare, cosa che mi da' fastidio. 

Nel corso dello sviluppo di questa amicizia, sono venuta a conoscere il marito, un uomo anche lui intorno ai 40 anni, e devo essere sincera, mi avevano anche fatto un po' pena, perché lui, dopo diversi anni come autista per la MTA, la Metropolitan Transit Authority di New York (la ditta che gestisce il trasporto pubblico a New York, metropolitana, autobus, treni per Long Island, etc.), aveva perso lavoro e casa e si era trovato a trasferirsi in Arizona per iniziare la Border Patrol Academy, l'accademia per la polizia di frontiera. Rob(erto), pur essendo nato in America, e' cresciuto coi nonni in Cile ed e' poi "rientrato" qui da adulto,  conservando ovviamente tutte le caratteristiche stereotipiche del macho sudamericano… tra cui la "dominazione" della moglie, che avevo testimoniato in tanti piccoli eventi, in cui mi dicevo "se ero io, col cacchio che avrei fatto questo!": immaginatevi lei che interrompe un playdate particolarmente di successo con la figlia e Violet perché deve correre a preparargli il pranzo da portare al lavoro! Fosse stato Jim, probabilmente non mi avrebbe nemmeno chiamato…
E non sono stata l'unica ad accorgersene, anche Jim e altre mie amiche che li hanno conosciuti, persino Titti quando e' venuta qui a trovarmi a novembre, avevano subodorato una relazione"all'antica", dove la donna e' in qualche modo sottomessa al marito. 
Ma non erano ovviamente fatti miei, e come ho scritto sopra, apprezzavo la sua amicizia anche se da alcuni commenti sia di lei che di lui,  avevo capito che fossero, o almeno lo fosse lui, repubblicani (un agente della polizia di frontiera, davvero??!!??), e dal canto mio ero sicura che loro sapessero, non fosse altro perché ho una foto di Obama e un adesivo che dice "Women for Obama" sul frigo, che io invece sono una fiera democrat. Ad essere sincera, pensavo che anche lei lo fosse, almeno moderatamente, perché spesso facevamo discorsi in cui echeggiavano sentimenti di compassione per chi ha meno (considerando che anche loro NON navigano nell'oro, mi sembrava normale), per chi si trova in difficoltà. Abbiamo comunque sempre cercato di stare lontani da argomenti politici, finche'...

Il 2 gennaio vado da lei per chiederle se avrebbe potuto guardarmi Violet qualche giorno dopo, quando sarei dovuta andare in Messico per il dentista, e i miei altri 3 sarebbero stati a scuola.
Doveva essere il suo giorno di riposo, perché c'e' anche il marito. Mi invitano a bere una tazza di te' e accetto, ovviamente. Siamo amici, giusto?

Appena seduta, arriva lui e come sempre inizia a parlare, monopolizzando la conversazione. Solitamente ci racconta di cose che gli succedono al lavoro, tipo "abbiamo trovato 10 milioni di dollari in marijuana in un furgone nel deserto" e altre amenità simili, ma quel giorno no. L'argomento lo sceglie lui. E per non so quale motivo, decide di parlare delle armi. 

Lui "Obama vuole toglierci il diritto di avere armi per difenderci e difendere le nostre famiglie."

Io "No guarda, nessuno vuole toglierti il diritto di possedere un'arma per difenderti… ma una, magari due. Che te ne fai di 10? Che te ne fai di AR15, se non sei un soldato in guerra?"

Lui "Poi non capisco perché devono esserci tutti questi controlli prima di comprare un'arma. I delinquenti mica devono sottoporsi a questi controlli. Le persone per bene si invece. Quante volte una persona ha potuto fermare una rapina, o una violenza perché aveva un'arma"

Ecco, qui avrei dovuto capire. Raccogliere questo suo segnale che si stava per scendere nel girone dei pazzi, salutare ed andarmene. 
E invece ho scelto di rispondere:

Io "Cosa suggerisci, allora, di eliminare i controlli per tutti?"

Lui "Ma ci hai fatto caso che i quartieri nelle città americane dove il tasso di violenza e' più elevato sono quartieri di afro-americani? E nel mondo, i paesi dove la gente si ammazza tra di loro, sono tutti africani".

Io, dopo essermi accorta di avere la bocca aperta, dico "Ma no, cosa dici… "

Lui "Non vedi che tutti gli afro-americani e gli africani sono violenti e pericolosi? Come lo spieghi? Come li spieghi tutti gli omicidi e la droga… E il fatto che si ammazzino l'uno con l'altro… Altri gruppi hanno sofferto la schiavitù, ma si sono stretti insieme e l'hanno superata, hanno lavorato duro, non come gli africani e gli afro-americani…C'e' qualcosa che manca nel loro cervello..."

Ai miei tentativi di dargli una velocissima spolveratina storica, menzionando la segregazione razziale americana, le crociate e il colonialismo, oppure di fargli notare come in Italia ci si ammazza l'uno con l'altro da 150 anni per la mafia, come lo spiega LUI questo fatto? (lui, che ama gli italiani in particolare Raffaella Carra' e Riccardo Cocciante, ha risposto che e' un paragone sbagliato perché noi abbiamo avuto Leonardo Da Vinci), Rob proclama che l'unica ragione per cui gli afro-americani vivono ancor nei ghetti, sono poveri, violenti, criminali e drogati e' perché sono difettati. Perché gli manca qualcosa nel cervello, che non e' risolvibile. 

E questo e' stato il secondo enorme segnale. Dovevo alzarmi, salutare ed andarmene. Ma ero paralizzata dall'orrore di quello che stavo ascoltando. E mi sono sentita la paladina virtuale dai miei amici afro-americani (o sposati con afro-americani) che non potevano difendersi… magari potevo cercare di aiutare questo ignorante a capire. 

E così ho scelto di rimanere.

Per due ore. 

In queste due ore, questo tripudio di ignoranza ha toccato di tutto, dall'eugenetica e l'idea che ci sono razze che hanno difetti genetici e che non possono vivere con le razze che invece questi difetti non ce li hanno;  a Hitler e il fatto che pur avendo sbagliato, aveva qualche buona idea; poi ovviamente non poteva mancare la sbrodolata sul fatto che l'unica religione giusta sia il cristianesimo, perché i mussulmani sono tutti violenti anche loro, e non ci sarebbero guerre se il mondo fosse unito nel nome di Gesu'; per poi parlare del suo paese, il Cile, che viene invaso da quei bastardi pigri dei colombiani e peruviani, che entrano in Cile per ricevere il welfare, istruzione, case, servizio sanitari gratis, e che durante il "governo" di Pinochet, allora si' che si prosperava, ma da quando c sono i socialisti al governo, tutto va male; ha persino osato dire, dopo aver vomitato 2 ore di idee razziste, che il razzismo in America e' finito, perché e' stato eletto Obama. Ed altre perle di asineria assoluta che nemmeno mi ricordo.

Durante queste due ore, la mia amica non ha detto una parola, nemmeno una sillaba. E' rimasta seduta zitta. 
Non so bene quando (sono un po' cozza), ma ad un certo punto ho finalmente capito che era impossibile ragionare con lui, e sinceramente mi stava anche venendo il mal di testa, così mi sono finalmente alzata, ho salutato e mi sono congedata, e mentre lui mi seguiva alla porta, mi ha salutato assicurandomi che siamo ancora amici, che stavamo solo parlando. Si', si', gli ho risposto, e mentre entravo in macchina tra me e me mi sono detta "Col cazzo. Questo e' pazzo. Non voglio più aver niente a che fare con lui."

Sono passati quasi 2 mesi. Ed ogni giorno che e' passato io mi sono personalmente tormentata, ho cercato di trovare una soluzione che non fosse quella di chiudere la porta completamente, non solo per me, ma anche e soprattutto per Violet. Ne ho parlato con Jim, che ovviamente mi e' venuto contro dicendomi anzitutto "never argue with stupid", mai discutere con uno stupido, e facendomi notare che da uno che decide di fare il poliziotto di frontiera a 40 anni, probabilmente con pochissima istruzione, cosa mi aspettavo?. Secondo lui avrei dovuto evitare di antagonizzarlo, e invece dire frasi come "Oh, I didn't know. Do you have any proof of that?", cioè chiedergli la prova di quello che diceva… Ha ragione, ma in quel momento mi sono sentita offesa personalmente, mi sono sentita presa in un'imboscata e provocata personalmente, per i miei amici afro-americani, e le minoranze etniche in generale, per tutte le persone che vengono discriminate quotidianamente perché sono diverse in qualsiasi modo (razza, colore, religione, orientamento sessuale) da chi si crede l'unto del signore.

Ne ho parlato con delle amiche perché non mi sembrava fosse possibile che qualcuno la pensasse così,  e in particolare volevo sapere l'opinione di Marlis, che e' tedesca ed e' sposata con un afro-americano da 40 anni, quindi ha vissuto situazioni simili, e ben peggiori di questa… Mi ha confermato che con persone così, cercare di ragionare e' una perdita di tempo, e ha suggerito di riallacciare i contatti con la mia amica e farlo almeno per Violet… e anche secondo lei, Laura e' sottomessa e non osa esprimere la sua opinione. 

Ho continuato a pensarci, finche' sono arrivata alla conclusione che una cosa e' sicura al 100%: non voglio avere niente a che fare con lui, niente. Se rimanere in contatto con la sua famiglia, anche solo per Violet, significa frequentare la loro casa e dovermi incontrare con lui, non voglio. Non voglio. Questo omuncolo mi fa' schifo. Poi e' anche vero che se io non ho contattato lei in tutte queste settimane, lei non ha contattato me. Non sono sicura che sia una sua scelta, ma se lo e', allora e' anche lei ignorante come il marito. Aggiungiamo che ora ho la conferma che lui ha diverse armi in casa e che, come ho detto prima, la figlia e' molto bossy con Violet… il risultato e' che la sua amicizia non vale la pena. E' stato bello finche' e' durato, ma non voglio compromettere la mia integrità morale e quello in cui credo per qualcosa di cui posso comunque fare a meno. 

Questa esperienza mi ha svegliato come una doccia fredda, una bella dose di realtà: non che ne avessi bisogno, dopo tutto le mie esperienze di vita personali mi hanno già insegnato abbondantemente che spesso quello che vedi di una persona e' solo una facciata, una maschera per coprire le brutture della loro vera personalità.

E' vero che il razzismo, odiare e discriminare una persona in base alla sua etnicita', e' una lezione che noi genitori insegnamo ai nostri figli, perché i bambini non odiano niente (ok, magari odiano fare il bagnetto), ma la verità e' che si può "guarire" dal razzismo, se una persona ha un barlume di intelligenza può usarlo per riconoscere che quello che rende un altro essere umano inferiore e' la qualità delle sue azioni e dei suoi pensieri e non la quantità di melanina presente nella sua epidermide.

Il razzismo e' un cancro che riduce l'essere umano ad una merda, un cancro che tuttavia si puo' scegliere di continuare ad alimentare, o fermarne la crescita. 

E la mia vita e' piena e complicata abbastanza senza aggiungerci il dover ascoltare ai rantoli folli di un razzista.




mercoledì 19 febbraio 2014

Un capo con le palle… ma anche cuore e cervello!

Adoro il mio capo. 

E' quasi un anno che lavoro alla Sierra Vista Food Co-op, e ogni giorno ringrazio la sorte, e me stessa, perché ho avuto questa fortuna: la paga non e' niente di eccezionale, anzi, ma come vi avevo già detto, le condizioni lavorative sono eccezionalmente "clementi", direi quasi straordinarie, posso fare le ore che voglio/posso, lavorando spesso da casa, intorno agli orari ed eventi dei figli,… e tutto questo grazie ad un capo straordinario,  che ha preso in mano un negozio che non esisteva se non nella testa di un gruppo di "visionari" e lo ha reso realtà, spingendolo ad una crescita imprevista, da record (impresa eroica di per se, considerato non solo dove viviamo ma anche il fatto che quando e' stato assunto come general manager, aveva solo 30 anni), creando per tutti un clima lavorativo positivo e dandomi personalmente la libertà di gestirmi scadenze e budget, chiudendo un occhio di fronte alle mie (tante) lacune professionali dovute principalmente al fatto che non lavoro (fuori casa) da quando mi sono trasferita negli US, dandomi supporto e cheering-up  quando ne avevo bisogno…. 

Chris (anche lui, come mio figlio, quindi immaginatevi i casini ogni tanto…) mi assomiglia tanto dal punto di vista incasinamento organizzativo, in quanto lavora, sia per necessita' ma anche per natura, sempre facendo multitasking, ed avendo 33 anni, lo sento un po' come se fosse il fratello minore che non ho mai avuto. 
E' sempre disponibile a venire incontro alle necessita di tutti i miei colleghi (molti sono studenti part-time della high school o del College locale), ha molta comprensione verso le difficoltà e cerca sempre di aiutarci,  ed e' aperto ai cambiamenti, pur avendo il pugno di ferro quando serve (infatti dopo aver licenziato una ragazza perché dei clienti si erano lamentati numerose volte che aveva i pantaloni a vita bassa e le si vedeva il butt-crack, la fessura inter-chiappale, dopo qualche mese l'ha ri-assunta…), non ha "paura" di elogiare un lavoro ben fatto, lasciando ad esempio note sulla lavagna, ne' di chiedere l'input di tutti gli impiegati riguardo procedure da migliorare, etc.

lo considero un amico, prima che capo, e per il momento questo non ha creato problemi. Mi prende in giro e lo prendo in giro, ogni tanto mi sfogo con lui, e lui controvoglia mi ascolta… E' venuto diverse volte a mangiare qui da noi, e ci prende in giro per il nostro veganismo salutista radicale!

E' vegan anche lui tra l'altro, e questo e' stato sicuramente un enorme vantaggio, non solo perché e' sensibile alle richieste nostre e degli altri vegan della zona ma anche perché in situazioni di gruppo, come il un potluck per il party che organizza a casa sua per Natale, tutti portano per rispetto un piatto da condividere vegan!

Ora, devo aggiungere per onesta', che e' anche un bel ragazzo. Non il mio tipo, ma innegabilmente un bel tipo, alto, occhi azzurri, bel sorriso, va in palestra senza essere un palestrato gonfio. 
Non e' single, ma e' come se lo fosse, visto che la sua ragazza vive a 5000 km di distanza (adoro anche lei, in caso ve lo stiate chiedendo), e le ragazze ma anche le donne di una certa eta', gli svolazzano in giro come api al miele, e spesso mi chiedo se fossimo in Italia, a quante situazioni di classico harassment avrei dovuto testimoniare, quanti momenti di flirt "innocui" ma patetici sarebbero successi, come quelli che ho vissuto o di cui sono stata testimone in tutte le situazioni lavorative in Italia, e invece lui e' sempre corretto, mai inopportuno, mai molesto, anche quando potrebbe farlo impunemente.

Adoro il mio capo ancora di più da questo venerdi' 14 febbraio, quando arrivata in "ufficio" mi consegna un foglio, uno staff memo, un promemoria per tutti gli impiegati.
E le mie colleghe mi dicono, "we want to see your face while you read it", vogliamo vedere la tua faccia mentre lo leggi….

Dopo una serie di informazioni inerenti prezzi e cambiamenti di linee di condotta quando i clienti vogliono portare indietro dei prodotti (cose cui non sono interessata in quanto fortunatamente, non mi occupo della cassa) leggo:

"….Lastly, we're gonna start a new tradition (if we can afford it) at the Co-op. I think love is pretty cool. Good reason to get out of bed…not jumping off tall buildings. So nothing does a worse job of celebrating love than Valentine's Day. Puts stupid pressure on couples to spend money to keep up with the Joneses and god forbid you don't have a significant other at the time. Rubs it in your face what worthless human you are. F that shit. Hallmark holiday.

So here we're gonna do something more important…. love yourselves!!! Every Valentine's Day the Co-op is gonna try to do something that helps our amazing staff do that. This year I thought we would treat everyone to Massages or Acupuncture. So I've worked out deals with a couple of local practitioners. I got a due and a lady masseuse (whatever you're more comfortable with) and a lady acupuncturist. You have to pick one or the other. Needles or a stranger rubbing you… your call. The massage will be 1 hour long and the acupuncture is like 2 hours.

… Call them and make an appointment….. If these kinds of things aren't for you and you have a better idea of how you can treat yourself let me know. Some yoga class you want to go to… a manicure… a giant bottle of whiskey… whatever. …."

"Come ultima cosa, iniziamo una nuova tradizione alla Co-op (se possiamo permettercelo). Ritengo che l'amore sia una cosa tosta. Una buona ragione per alzarsi dal letto… non per buttarsi giù da un edificio. Quindi non c'e' niente di peggio che la festa di San Valentino per celebrare l'amore. Mette stupidamente sotto pressione le coppie a spendere soldi per tenersi all'altezza dei vicini e non sia mai che tu non sia insieme a nessuno in quel momento. Mette in risalto che essere umano inutile sei. Fanculo a questa festa. Una festa da biglietto d'auguri.

Allora qui vogliamo fare qualcosa di più importante… amate voi stessi! Ogni San Valentino la Co-op cercherà di fare qualcosa che aiuti il nostro incredibile staff a farlo. Quest'anno ho pensato di offrire a tutti massaggi e agopuntura. Mi sono così accordato con una coppia di professionisti locali. Ho trovato un uomo e una donna massaggiatori (a seconda di quello con cui ti trovi più a tuo agio) e una donna agopunturista. Devi scegliere uno o l'altro. Aghi o un estraneo che ti strofina… scegli tu. Il massaggio e' di un'ora, la seduta di agopuntura e' di circa 2 ore.

Chiamali e prendi un appuntamento. Se questo tipo di cose non ti piacciono ed hai un'idea migliore di quello che ti possa piacere, fammi sapere. Magari vuoi andare a delle lezioni di yoga… o un manicure… o una bottiglia gigantesca di whiskey… quello che preferisci…."

Come non amare un capo così? 
E per quanto un massaggio o una seduta di agopuntura mi attraevano assai, ho finito per andare a farmi pedicure e manicure.  Grazie Chris e grazie Co-op!

Ora ve lo presento visivamente, e per favore non ditegli che ho pubblicato questa sua foto, la odia anche se sarà nel nuovo sito (quello cui stiamo lavorando da mesi…). 




Chris, il capo 


lunedì 10 febbraio 2014

Figlia di un dio minore

UPDATE: dopo aver chiamato tutti i gironi dell'inferno i reparti del Policlinico, e dopo aver parlato con mia madre, che cerca di essere forte ma sta già crollando, e dopo aver richiesto via email di ricevere aggiornamenti su mio padre alla sorella brianzola, ho scoperto che si trova in geriatria, che molto probabilmente non era un ictus, ma era una conseguenza di una polmonite e della febbre alta, che e' stabile e sotto antibiotici. Nessuna di queste informazioni mi e' stata dispensata senza mia previa richiesta, sottolineo. 
Ho anche ricevuto un suo messaggio dal cellulare (che pensavo non potesse usare in ospedale).
Quindi sta meglio, e se riesco domani verso le 11 (le 2 di notte per me) cercherò' di chiamarlo. 
Ma se non avessi passato 2 ore o più al telefono a rompere, sarei rimasta in limbo. 

Ci risiamo: succede qualcosa a mio padre, e nessuno si prende la briga di dirmi niente dall'Italia. La notizia mi arriva di seconda mano dalle Hawaii. Dalle Hawaii, perdinci, peggio delle poste italiane, dove per mandare una lettera da Milano a Bergamo, la fanno prima passare dalla Sicilia… Mio padre pare che abbia avuto un ictus stamane, e dall'Italia nemmeno un email, non un sms, niente. Posso capire mia madre, la preoccupazione (pero' dai, quando si e' in ospedale ad aspettare per ore, tempo per farmi una telefonata, o mandarmi un messaggio c'e', e fanculo la spesa, stai al telefono 1 minuto e pagherai un euro… mi pare una spesa sopportabile, no?) ma mia sorella che vive in Brianza ancora una volta si e' comportata con la classe e cortesia che sono il suo marchio inconfondibile. Si' perché vedete, mia sorella alle Hawaii, invece, e' stata debitamente informata di quello che stava succedendo nel giro di 5 minuti dall'accaduto, lei poi molto generosamente mi ha chiamato (ero fuori in giardino e solitamente durante il weekend il cellulare lo "perdo" per casa, tanto non mi chiama nessuno) perché pensava, parole sue, "che avrei voluto saperlo".  No, perché un figlio non vuole sapere se un genitore e' in ospedale a rischio di vita, vero? Il cuore mi si espande di gratitudine per la sua umanità (alla Fantozzi, ma senza nessuna risata).

Oltre al mio dispiacere nel venire a sapere che mio padre e' in ospedale, con tutte i vari scenari che mi immagino, paralizzato, incapace di suonare (e suonare e' la sua vita), incapace di comunicare…. mi si riempie l'anima ancora una volta di tanta amarezza perché, porcazzalamiseria, di tutte le sorelle che mi potevano capitare, a me sono toccate Drizella e Anastasia, esempio di decenza e generosità!

Un deja-vu più classico non poteva succedere, perché si e' ripetuta la stessa identica storia successa quando mia madre aveva avuto l'ischemia 4 anni e mezzo fa: anche allora, la notizia mi era arrivata dalle Hawaii… E anche allora mi aveva scocciato infinitamente, ed era stato solo l'inizio. 
A questo punto avrei un paio di domande legittime da fare a mia sorella brianzola: al di la' di quello che pensi di me, siccome la situazione e' grave o potrebbe diventarlo, perché chiami una sorella e non l'altra? Per quale motivo a me le notizie devono arrivare di seconda o terza mano? Non potresti chiudere momentaneamente in un cassetto la tua grettezza e insensibilità naturali, e comportarti invece come una persona con un'anima?

Pensate che quando qualche settimana fa avevo saputo (dai miei, ovviamente) che Marta, la sorella che vive in Italia, aveva il figlio in ospedale, nonostante lo stringimento allo stomaco che mi assale se penso a lei, avevo messo da parte la mia ostilità e le avevo mandato un email di incoraggiamento…  mentre lei, che vive col cellulare come un'estensione della mano, lei che fa' tutto col telefono, non e' riuscita a trovare 30 secondi per mandarmi un messaggio?

Mah. 

Non ditemi che esiste il beneficio del dubbio, perché e' un'assoluta impossibilita' scientifica in questo caso. Mi rimangono in mente le parole di Jim che, dopo che gli ho raccontato la storia, mi ha detto "What did you expect from them?"
E' vero: cosa mi aspettavo da loro? Le persone non cambiano, e se lo fanno e' perché il loro modo di essere e' diventato per loro scomodo e inconveniente…  per il momento sembrerebbe che la stronzaggine che caratterizza entrambe (una e' stronza apertamente, l'altra invece lo fa velando tutto con sorrisi e abbracci e "lol" "yep" e "fabulous" a go-go, coprendo la vilta' delle sue azioni con il suo abbondante charm naturale) funzioni a loro favore, quindi continuerò ad essere "snobbata" messa in una posizione di inferiorità e minoranza… 

Sono io che me la prendo oppure anche a voi 'sta storia puzza? 

Ora aspetto di poter chiedere notizie direttamente a mia madre. Immagino non sia morto, o avrei forse ricevuto un'altra telefonata dal mezzo del Pacifico (mio padre so che riderebbe e si toccherebbe gli zebedei se leggesse questa frase…), quindi spero che tutto si stia sistemando. Non che comunque da qui possa fare niente. 

Sono disgustata, anche perché mi torna in mente il fatto che avrei potuto andare a trovare i miei 2 anni fa con Violet, visto che non si sono mai conosciuti e a questo punto non succederà mai, e la sorella alle Hawaii aveva reso quella possibilità impossibile. Sempre con il suo charm passivo-aggressivo, perché quella e' la sua firma.

Ho poi una domanda finale che rivolgo a me stessa: oh, ma quante volte le devo perdonare? Perché mi sto un po' stufando.

lunedì 3 febbraio 2014

Votate per Violet, Cutest Vegan Kid (in the universe…) GRAZIE!!

Tutti i genitori sono, per natura, convinti che i propri figli, soprattutto prima che raggiungano l'adolescenza, siano l'ottava meraviglia del mondo, e io non mi sottraggo da questo dolce e patetico aspetto di essere mamma/papa': infatti quando Chris era piccolo lo avevamo portato da un agente a Los Angeles, che lo aveva fotografato ed eravamo quasi pronti a lanciarlo nel mondo di Hollywood e della pubblicità, quando la ragazza (di allora) di Steve, l'amico artista di J che vive ad Hollywood, che era un'attrice, ci prego' quasi di non farlo, ricordandoci come tutti o quasi i bambini che crescono sotto la le luci di quell'industria tendono ad essere come minimo leggermente squilibrati, con un'infanzia rovinata. E così abbiamo smesso subito prima di iniziare, e meno male….

Pero', 18 anni dopo, ci sono ricascata, ma questa volta e' per una buona causa: ho iscritto Violet al "Cutest Vegan Kids Contest" di PETA, cioè il concorso per i bambini vegan più carini.
Quindi vi chiedo, no vi prego,  di votare per lei: si può votare solo una volta, e i bambini che avranno il maggior numero di voti verranno messi in finale, poi dei giurati di PETA sceglieranno un maschio e una femmina, basandosi sul modo in cui ogni concorrente esprime il suo entusiasmo per i diritti degli animali, come espresso nel modulo di iscrizione… e diciamocelo pure, Violet e tutti i bambini sotto i 5 anni, non e' in quanto ad eloquenza siano dei ciceroni, difficile fargli esprimere qualcosa di sensato su qualsiasi argomento (o finisce tutto in principesse e unicorni, o scoregge e rutti) quindi non ho molte speranze, pero' intanto voi VOTATE!!
Vi do il permesso di condividere il link sulle vostre bacheche facebook, twitter, instagram e non so nemmeno quale altro social media esista, ma voi potete usarli tutti, anche i segnali di fumo e i piccioni viaggiatori!

Ecco il link, vi ringrazio di tutto cuore, come premio potrete vantarvi di conoscere una dei bambini vegan più carini americani!

http://features.petakids.com/cutest-vegan-kids-contest/Contestant.aspx?cid=10655

martedì 28 gennaio 2014

Non posso più procrastinare, ovvero il Liebster Award

Anni fa giravano nella blogosfera tutta una serie di premi e giochetti, un giorno si' ed uno no qualcuno dei blog che leggevo riceveva un premio con una catena di santantonio una richiesta di rispondere a delle domande, il tutto con l'encomiabile scopo di fare conoscere blog "minori" ad un pubblico più vasto, o dare agli autori di blog più conosciuti l'opportunità di rivelarsi.  
Poi un giorno, così come erano arrivati, sparirono. Io almeno non ne ho visti più finche' e' tornato il Liebster Award e nel giro di 2 giorni ho ricevuto 3 nomine! A dire il vero, avevo ricevuto la prima nomina quasi un anno fa (il 27 marzo 2013), da Fra, l'autrice di Parole Per Aria , e avevo momentaneamente messo il post sul back burner, in attesa di trovare il momento giusto… 
Direi che un anno dopo, con 4 nomine, non posso più procrastinare! Sono stata nominata per ben quattro volte, diamine!
Ok, vi assicuro che non mi sono montata la testa, anche se tendenzialmente avrei potuto: capisco che questo blog non e' poi così straordinario (anche se potrebbe esserlo, non mi butto giù del tutto), ma più che altro immagino che tra chi nomina e chi e' già stato nominato, alla fine di blog nominabili ce ne fossero rimasti pochi… comunque sia, sono stata unta ed eccomi qui, a sudare (letteralmente) per rispondere a domande alcune delle quali, sono sincera, non mi sarei mai posta. 

Ringrazio quindi Fra, Valentina autrice torino-texana del blog Parole Sparse, Koala che ci "diletta" coi suoi tormenti e le sue gioie dall'Idaho sul blog Back to the USA e Annalisa del blog Mom With Backpack, per avermi nominata e per avermi dato l'occasione di raccontarvi dettagli sulla mia vita e mie aspirazioni che manco io sapevo. Siccome morivate tutti dalla voglia comunque… 

Queste le regole per partecipare (devo seguirle tutte?)

            .    ringraziare e linkare il blogger che ti ha nominato e il suo blog;  fatto
            .    rispondere alle 10 domande poste da chi ti ha nominato; 10 X 4… son 40 DOMANDE, porcaccia..
            .    nominare altri 10 blog che hanno meno di 200 followers; passo questa
            .    ricreare 10 domande; passo anche questa, abbiate pietà ...
            .    comunicare ai tuoi nominati la loro la nomina. idem

Queste le (11) domande che mi sono state poste da Parole Per Aria (http://paroleperaria.blogspot.it/2013/03/liebster-award.html)

1. Ricordi i tuoi sogni?
Ogni tanto. Alcuni sarebbero imbarazzanti da ricordare, non so se e' perché  sto invecchiando… E aggiungo che i sogni che vorrei ricordare con più dovizia di particolari,  sono quelli che dimentico più velocemente. Ovviamente.

2. Hai mai fatto qualcosa per cui provi rimorso?
Certamente! Chi e' senza peccato…  no, davvero: chi?

3. Sei amico/a dei tuoi ex?
No, ma vorrei esserlo di un paio (quelli che mi hanno "mollata", ovviamente...). Purtroppo pero' anche via Facebook si rifiutano di "amicizzarmi"… 

4. A che età hai dato il primo bacio?
Gesummaria, che domanda imbarazzante. Sono una late bloomer, sono sbocciata tardi… avevo 18 anni. E ora non osate chiamarmi Tardona!!

5. Hai mai "rubato" il ragazzo/ragazza a un amico/a?
No. Non avrei potuto ne' ci sarei riuscita anche volendo: le mie amiche erano tutte troppo fighe e i loro ragazzi non mi avrebbero guardato una seconda volta! 

6. Suoni uno strumento musicale?
Si', la chitarra. Ma non la tocco da almeno un anno. 

7. Ti capita di piangere leggendo un libro/guardando un film?
Non spesso, ma mi capita. Non mi ricordo quale libro, ma rammento anni fa questa scena: io seduta in metropolitana, a Milano, che sto leggendo un libro e sono in lacrime come una scema! Mi e' capitato altre volte, più recentemente quando ho letto "My Sister'sKeeper" di Jodi Picoult, "A Dog's Purpose" di Bruce Cameron (ne avevo parlato qui), e "The Bridges Of Madison County" di Robert Waller. Per quanto riguarda i film, anche li' dipende. A me commuovono le scene dei bambini che cantano, e' possibile? Sia dal vero che sullo schermo…

8. Ti sei mai esibito/a su un palcoscenico?
Da bambina diverse volte, anche se non sono sicura che conti. Se fate questa domanda a mio padre, vi darebbe una lunga e dettagliata, nonché melensa risposta.  Comunque anche se non si trattava di un'esibizione vera e propria, ho dato delle presentazioni negli ultimi anni sul vivere vegan. 

9. Cosa pensi dell'informazione ai tempi di internet?
Eccezionale da una parte e massacrante dall'altra: quando mi sono trasferita negli US, nel '93 e per i primi 8/10 anni anni, prima della diffusione del web, per ricevere notizie dall'Italia dovevamo andare da Ventura (casa) a Los Angeles e andare a caccia di giornali e riviste italiani, in particolare frequentavamo l'edicola sulla Third Street Promenade in Santa Monica, che aveva qualche giornale italiano, solitamente di qualche giorno prima… Ora, accendo il computer e migliaia di notizie di tutti i tipi fanno a gara per invadermi il cervello… troppa informazione, non ce la faccio!! Ancora non sono riuscita a raggiungere un equilibrio che funzioni  tra l'oscuramento informativo assoluto di vent'anni fa, e l'inondazione sempiterna di notizie di oggi.

10. Scrivi un diario?
Questo blog e' il mio diario. 

11. Sei mai stato vittima di episodi di bullismo e/o discriminazione per qualunque ragione?
Non personalmente. Ma se consideriamo le molestie sessuali una forma di bullismo, mi ricordo benissimo gli anni alle medie quando le mie compagne di classe già e meglio sviluppate al piano di mezzo (considero il cervello il "piano di sopra"…) passavano i cambi di professori e gli intervalli cercando di evitare le manate dei compagni di classe, e di fronte a tutti, come se fosse una gara! Una cosa che qui sarebbero stati sospesi per una settimana! Pur non essendo "toccata" (scusate il bisticcio di parole) direttamente visto che il mio piano di mezzo e' sempre stato scarsino, a me ha sempre dato un fastidio enorme ed avevo cercato di andare a parlare con la preside in merito, se mi ricordo bene senza troppi risultati. E' un aspetto dell'Italia che mi ha sempre urtato tremendamente: la benevolenza con cui si accettano comportamenti sessisti, abusivi e in qualche modo discriminatori nei confronti delle donne, anche da parte delle donne stesse, in tutti gli ambienti. Come se essere considerate degli oggetti che esistono per il piacere degli uomini sia un complimento. 


Queste le domande poste da Parole Sparse  (http://psparse.blogspot.com/2014/01/liebster-award-2_19.html)

1. Come sei arrivata dove sei ora? Amore, lavoro, voglia d'avventura...
Amore! Sono andata a giugno '93 al matrimonio della mia penpal di Chicago, e li' ho conosciuto suo cugino,  che poi ad agosto e' venuto a trovarmi in Italia. Da cosa nasce cosa, giro a Venezia e al Lago di Como per un paio di settimane, aggiungici lui che si ammala e deve rimanere in Italia altre 2 settimane… ed e' successo che il 7 settembre 1993 sono atterrata con lui a Los Angeles, il 6 novembre 1993 ci siamo sposati nella County Courthouse di Ventura, CA e il 4 dicembre abbiamo comprato la nostra prima casetta…  20 anni, 2 traslochi "cross-country", 4 figli e 2 case dopo, sono in Arizona! 
Ok, aggiungi all'amore anche un pizzico di voglia d'avventura.


2. Il cibo che ti manca di più dell'Italia e che ora non riesci proprio a trovare
Il pane fresco appena fatto, bello caldo e profumato e una bella pentolona di polenta! Per il resto, vivendo qui da più di 20 anni, ed essendo vegan da 8 anni, molti cibi italiani non li mangerei più ne mi attraggono più.   



3. Un cibo locale che, di fronte a un bel piatto si spaghetti, non potresti mai  confessare di adorare

Mmmm… Tra un piatto di spaghetti e un burrito farcito di fagioli pinto, verdure grigliate, salsa e un po' di guacamole… io lo confesso: scelgo il burrito! Gli spaghetti sono anche buoni ma….


4. E quello che proprio non trovi il coraggio di assaggiare?

Il "mac 'n cheese". A me il formaggio ha sempre fatto schifo e non l'ho mai provato prima di diventare vegan. Da quando sono vegan li faccio senza formaggio perché tutti li adorano (posterò presto la ricetta), ma siccome ha lo stesso odore, sapore e consistenza del formaggio vaccino, mangio raramente anche quello "cruelty-free", che faccio io! 
Il 
P         5. La prima consuetudine quotidiana che hai acquisito nel paese dove vivi ora
            Mi fai esplorare nei meandri più lontani della mia vita qui…. Penso che sia la facilita', la casualità con cui ci si veste… io mi sono subito sentita a casa!!  Poi ovvio che ci sia chi esagera, ma il non dover sentirmi obbligata ad essere sempre messa come se andassi ad un colloquio di lavoro anche quando invece devo andare a fare la spesa, e' decisamente liberatorio per me.
    
            6. Un termine locale che ti colpisce per il suo significato? 
            Penso sia "open carry", che si riferisce a chi indossa un'arma senza nasconderla, cosa che e' perfettamente legale in alcuni stati, inclusa l'Arizona. VI assicuro che vedere un panzone in fila davanti a Starbucks con una fondina e una pistola non mi fa' sentire per niente sicura, anzi!

7. La cosa che più ti ha stupito appena arrivata? 
La facilita' con cui si interagisce per strada, in giro, nei negozi, ovunque e in tutte le
situazioni con gli estranei. A confronto, in Italia, o forse solo a Milano, sono tutti snob… o
comunque se ne stanno molto sulle loro! Forse e' un problema di tutte le grandi metropoli,
ma qui non mi sono mai stata considerata "strana" perché parlo con tutti!

8. Se potessi espatriare in un paese a tua scelta senza preoccuparti di lavoro,
distanza, tenore di vita...dove andresti?
La mia risposta e' banale, ma sono esattamente dove vorrei essere. 

9. Dicono che se si impara a contare un una lingua non si cambia più anche se
si inizia a pensare in un altra. In quale lingua pensi? Ed é vero conti sempre
in italiano?
Penso sempre in inglese, eccetto quando scrivo sul blog o leggo qualcosa scritto in italiano, 
o quando parlo in italiano (ma in tutti questi casi, devo spesso usare un vocabolario
inglese-italiano o rassegnarmi ad intercalare termini inglesi). Non e' per fare quella che se 
la tira, e' che proprio faccio fatica ad esprimermi in italiano. E mi dispiace smentire il luogo 
comune, ma conto in inglese quando sono in situazioni pubbliche, occasionalmente se sono
da sola, allora conto in italiano! :-)

10. 1 cosa che é nella tua lista delle cose assolutamente da provare nel paese 
dove vivi ora? 
Andare a visitare il Grand Canyon. Ora che vivo a qualche ora di macchina, e'
assolutamente una gita che voglio fare. Forse questa primavera? Chissa'.


E ora le domande di Back to the USA  
(http://koalainusa.blogspot.com/2014/01/nomination.html)

1. quale data imposteresti nella macchina del tempo?

Nessuna: se fosse una data del passato, vorrei avere la garanzia di non rivivere i periodi duri e brutti; se fosse una data nel futuro, mi perderei tutto quello che sta per succedere, e allora rimango nel presente.

2. che arma useresti per abbattere l'ostacolo che ti impedisce di realizzare il
tuo GRANDE SOGNO

Siccome il mio grande sogno e' quello di pubblicare un libro, ecco userei come arma il tempo a mia disposizione senza interruzioni e tanto riposo, anche quello ininterrotto.

3. teletrasporto: dove andresti in questo istante?

Sono tanti i posti dove vorrei andare, ma in questo istante penso in Giappone a ritrovare Chiara, la mia migliore amica degli anni del liceo: siamo state una il sostegno dell'altra per 5 anni, poi ci siamo perse di vista e ora che la ritrovo, si trova a 12mila chilometri di distanza...

4. quale libro vorresti poter vivere?

Contrariamente a quello che potreste pensare, non e' "50 Shades Of Grey"! La risposta per
questa domanda e' la stessa della numero 5.

5. di quale film vorresti essere protagonista?

Ok, non ridete, ma vorrei essere Bridget Jones… ok, c'e' stato un periodo nella mia vita in
cui ero lei, con una  storia senza futuro con collega che incarnava tutto ciò cui ogni donna
intelligente dovrebbe stare lontana, e qui quoto sa il libro che il film:
Equally important, will find sensible boyfriend to go out with and not continue to form
romantic attachments to any of the following: alcoholics, workaholics, commitment
phobic's, peeping toms, megalomaniacs, emotional fuckwits or perverts. And
especially will not fantasize about a particular person who embodies all these things” 
Alla fine poi, Bridget finisce con Mark Darcy, cioè Colin Firth, quindi finalone romantico.
Ecco, lo vorrei anche io.

6. il piatto che hai sempre sognato di riuscire a fare ma non sei mai riuscito/a
non hai mai osato provare?

La polenta con la cassoela: non l'ho mai preparata prima di diventare vegan, e ora vorrei
prepararla veganizzata, ma non oso.

7. il piatto da condividere in due?

Una bella pizza fatta con farina intergrale, un casino di verdure grigliate e rucola!!

8. un elettrodomestico per la cucina che hai sempre sognato e che non puoi
permetterti?

Premetto che non ho "sempre sognato di averlo", ma da quando siamo vegan/low-fat e
dobbiamo prepararci praticamente tutto, mi sono resa conto che avere questo aiuterebbe
molto. Mi piacerebbe anche avere questo. Acquistabili insieme per la modica cifra di più di
mille dollari!

9. hai a disposizione per 2 ore un grande chef, cosa gli chiederesti di
prepararti?

Vedi #6: vorrei che mi preparasse una bella polenta e cassoela vegan e senza grassi.  Mi
rendo conto che dovrebbe essere davvero un grande chef!!

10. devi scegliere fra un magnifico quadro e una magnifica fotografia, quale
sceglieresti?

Probabilmente un quadro. Contornato da bellissime fotografie!


E last but not least, le domande di  Mom With Backpack 
(http://momwithbackpack.blogspot.it/2014/01/1-liebster-award.html)

1. Perché hai iniziato il tuo blog?

Per 2 motivi: tenermi in contatto con gli amici italiani che avevo appena rivisto in Italia, e
documentare la mia vita, visto che stavo lasciando il New Jersey, dopo 9 anni, ed
ero contemporaneamente nel vortice di una crisi personale e di coppia così profonda che
pensavo avrebbesegnato l'inizio della fine del nostro matrimonio e della nostra famiglia.
Non avrei immaginato che avrei continuato a scrivere dopo quasi 7 anni! 

2. Dove trovi l'ispirazione?

Ho sempre almeno 10 idee di post che mi frullano in mente continuamente, e altrettanti
post mezzi scritti che attendono revisione e pubblicazione. Nascono tutti dalla mia
quotidianità, da notizie che mi colpiscono, persone che mi ispirano (nel bene e nel male),
ricette che mi stuzzicano... Se non lo scrivessi, sicuramente seguirei il mio blog, perché non
lo trovo (troppo) noioso come altri blog monotematici… 

3. Se non ora quando?

Ora, ora… "no day but today" e' una dell mie canzoni preferite dalla colonna sonora di Rent,
ed e' sempre una delle mie guide. Non abbiamo tempo, adesso e' sempre il momento
giusto. Va, vi copio il testo e ve lo traduco. Per me e' un mantra bellissimo.


            The heart may freeze or it can burn  (Il cure pup' congelarsi o bruciare)
            The pain will ease if I can learn  (Il dolore diminuira se posse imparare)

            There is no future  (Non c'e' futuro)
There is no past   (Non c'e' passato)
Thank God this moment's not the last  (Grazie a Dio quest moment non e' l'ultimo)

There's only us  (Ci siamo solo noi)
There's only this  (C'e' solo questo)
Forget regret-- or life is yours to miss.  (Diménticati i rimpianti - o ti perdi la vita)

            No other road  (non un'altra strada)
            No other way  (non un altro modo)
No day but today (non altro giorno ma oggi)

There's only yes  (c'e' solo si')
Only tonight  (solo stasera)
We must let go  (dobbiamo lasciare andare)

            To know what is right  (per sapere bio' che e' giusto)
            No other course  (non un altro corso)
No other way  (non un altro modo)
No day but today  (non altro giorno ma oggi)

I can't control  (non posse controllare)
My destiny  (il mio destino)
I trust my soul  (mi fido della mia anima)
My only hope  (la mia sola speranza)
is just to be  (e' solo di essere)



4. Un luogo dove vivere e perché?

Oltre agli US, probabilmente vivrei bene in un altro paese anglosassone (Australia, New
Zealand), purché non sia l'Inghilterra che e' troppo fredda!!

5. Se avessi un biglietto RTW-Round The World  che giro del mondo faresti e
perché?

Un biglietto senza restrizioni e tanti soldi per sopravvivere? Io vorrei visitare tutti i
continenti, a partire da questo, da nord a sud… sono di bocca buona, mi girerei l'Europa per
bene, dalla Lapponia a Malta, poi l'Africa, il medio Oriente, l'Asia, Australia, Nuova
Zelanda… ecco forse l'unica zona che non mi attrae e' la Russia. Ma penso sia perche' sono
ignorante in merito. 

6. La tua Bucket List.

Ripeto qualcosa già scritto sopra, vorrei pubblicare un libro.
Salire in cima al Carr Peak (che e' la vetta più alta delle Huachuca di fronte a casa).
Imparare un'altra lingua o 2. 
Portare la mia famiglia a fare un lungo e bellissimo giro dell'Italia e dell'Europa.
Finire un (mini) triathlon o una maratona.
Fare una mega riunione di tutti gli amici da qualche parte nel mondo.
Andare a trovare tutti i blog-amici sparsi per il mondo.
Imparare a cucire decentemente e creare qualcosa di bello, davvero.
Pulire la casa decentemente!! (Non e' uno scherzo…).
Avere un orto.

7. Sport estremo, quale?

Nessuno, grazie. Sono arrivata ad un punto della vita che non mi serve rischiare la vita per
provare un brivido e sentirmi viva. Mi sento viva ogni mattina che mi sveglio e so ancora
chi sono e chi sono queste 5 persone che vivono nella mia casa!!

8. Racconti dal mondo, quello che ti è rimasto più impresso.

Probabilmente la storia tragica di Christopher McCandless, scritta da Krakauer e diventata
film, dal titolo Into The Wild. Ammiro tantissimo chi compie scelte così coraggiose e nuota
controcorrente, perche' io non penso di averne il coraggio.

9. Il film della tua adolescenza.

Il Vizietto. Quante risate che mi sono fatte. E Il Buio Oltre La Siepe, di cui avro' letto il
libro 100 volte e che finalmente qualche anno fa ho letto in lingua originale. Poi comunque
mi piacevano tutti i film americani classici, con Cary Grant, Sandra Dee, William Holden,
Audrey Hepburn...

10. Il tuo cibo preferito.

Non saprei scegliere tra la pizza (veg, naturalmente), un qualsiasi dal indiano (ne faccio
diversi, tutti ovviamente non autentici, ma deliziosi) o quello che preparo per la cena che
chiamiamo "Rice and Beans Night", in pratica una sorta di "burrito self-service": fagioli
refried, riso (integrale), tortilla e tutta una serie di toppings, come salsa (che preparo io..)
avocado, pomodori freschi, cipolline, cilantro, verza a listarelle sottili, peperoni a listarelle,
etc.etc.




Ecco, finito. Phew. Non so bene chi nominare, sono ancora alla ricerca di un equilibrio,
faccio fatica a leggere i blog consistentemente … quindi mi sa che il premio si ferma qui.
Ma se avete un blog e ve la sentite di rispondere a 10 domande, fatemi sapere che aggiungo
la nomina dopo!