giovedì 12 maggio 2016

Il ritorno: riflessioni

Come ci si prepara a tornare nel posto dove sei nato, da cui te ne sei andato quasi un quarto di secolo fa, e che non visiti da quasi un decennio?

Non e' una regola generale ma se sei come me, ti assicuri di avere preso l'appuntamento dalla tua parrucchiera con un mese d'anticipo.

No ragazzi, e' importante: torno in Italia dopo 9 anni, ho una lista di persone da riabbracciare ed altre da abbracciare per la prima volta (parlo di voi, blog-amici virtuali!), e la responsabilità di presentarmi al meglio mi pesa come una corona d'amianto guarnita di pietre. Non so se si tratta di essere vanitosa, o forse e' lo stesso principio dietro "l'abito della domenica" ma vorrei non solo lasciare una buona impressione (in alcuni casi e' la prima e potrebbe anche essere l'unica) ma anche onorare l'importanza del momento dando, se vogliamo, il meglio di me stessa... non la Moky un po' trasandata di tutti i giorni, ma quella delle occasioni speciali.
In altre parole, tornare in Italia ha fatto riaffiorare i miei istinti più superficiali, quelli che ormai non ascolto da anni e che c'e' voluta la pratica forzata di 4 figli per raggiungere livelli di menefreghismo che voi manco vi immaginate.
E un frullio di domande, tipo: chi mi rivede dopo anni, li noterà quei chiletti extra? E le rughe? Sono da vecchia strega inacidita o da donna matura piena di saggezza? Mi vedranno invecchiata "con grazia" o si daranno gomitate guardandosi di sbieco e sussurrando "diobono, e' il ritorno della mummia"?

Si affianca a questa responsabilità personale anche una fortissima dose di curiosità, quella di scoprire come sono cambiati i vecchi amici in 9 anni, o parlando dei compagni delle elementari che non vedo da quando avevo 10 anni, in QUARANTA... ci sara' qualcuno che avrà la pancetta? Qualche chiletto in più o qualche capello in meno? Chi e' pronto per la pensione e chi invece a scalare l'Everest?

Sara' davvero interessante...

Ho fatto liste per tutto: oltre a quelle ovvie che riguardano cosa portare per Violet e per me, e' importante anche la lista delle raccomandazioni degli ordini per i figli che rimangono qui, che può essere riassunta in "keep animals and plants alive and your bathroom clean"; sara' anche banale, ma vorrei, al ritorno in Arizona, che gli animali e le piante che curo e amo tutto l'anno, fossero ancora vivi. Per quanto riguarda il bagno, non credo ci sia bisogno di spiegazioni.
Mi sto appuntando di tutto, per cercare di non dimenticarmi niente, con la certezza assoluta che mi dimenticherò qualcosa ovviamente...  non mi preoccupo troppo perché alla fine mio marito ha vissuto da solo per anni, e i miei figli sanno arrangiarsi... sopravviveranno.

Sara' un viaggio lungo, il volo parte da Phoenix alle 6 del mattino, Delta ci vuole all'aeroporto 2 ore prima, e considerando che dalla casa di mia cognata, dove saremo il giorno prima, allo Sky Harbor c'e' mezz'oretta, significa che dovremo alzarci alle 3 del mattino. Avremo un layover di 5 ore al Kennedy, poi il volo per Milano. Nei nostri zainetti avremo cibo, tanto, perché non so bene cosa sara' disponibile in aeroporto di commestibile, per noi vegan... Abbiamo richiesto i pasti vegan per il volo internazionale, ma anche li', incrociamo le dita...
Lettore dvd, nintendo DS, libro da leggere, carta e matite, giochi di carte, palla magica e corda per saltare per sgranchirci le gambe durante l'attesa... Ce la faremo, dopotutto quando eravamo tornati nel 2007, il layover a Heathrow e' stato di 7 ore... e allora ero sola con 3 figli... farlo con solo una figlia sotto certi aspetti dovrebbe essere più facile... eccetto andare in bagno. Andare in bagno in aeroporto sara' un casino.

Poi c'e' il discorso valige: inizialmente avremmo dovuto portare solo un carry-on per ciascuna, ma ovviamente avremmo anche dovuto limitarci a portare l'essenziale solo per noi. Poi quando ho cominciato comprare delle cosine da portare come regalo, sapete com'e', mi sono fatta un po' prendere la mano,  mi sono resa conto che era necessario approfittare del fatto che la compagnia aerea lascia portare una valigia gratis a bordo per passeggero, e cosi ho rispolverato Behemoth, il mega-valigione che non uso da... be' da 9 anni appunto: ci sara' spazio a quel punto non solo per le scarpe da corsa extra, e qualcosa anche di più carino delle 5 magliette e 3 calzoncini, just in case, ma anche per tutti i vari regalini, le solite magliette varie americane ma anche ingredienti e prodotti gastronomici che in Italia non si trovano facilmente, per amici vegan, che mi hanno fatto richieste tipo marshmallow vegan, miso di ceci, etc. E le tante spezie che manco sapevo esistessero durante la mia vita p.v. (pre-vegan) ma che ora fanno parte della mia vita da cuoca.
Mi fa sorridere quando leggo di persone che tornano dall'Italia con le valige piene di salami, formaggi e persino pasta, perché per me (e conosco almeno un'altra persona come me, anche lei vegan ovviamente!) e' l'opposto. Io il contrabbando gastronomico lo faro' dall'America! :)

Per il resto, sono qui a scrivere questo post invece di sbattermi per prepararmi al viaggio e lasciare tutto a posto per chi rimane, il che dimostra che o non sono preoccupata troppo, oppure sono un campione di meditazione IN-consapevole!
Ho un paio di pranzi con un paio di amiche qui che vogliono salutarmi prima della partenza, e ovviamente non dimentichiamoci che e' la fine della scuola, (giovedì prossimo!!) quindi concerti, feste, attività, un'altra graduation per Chris... fun, fun, fun... e poi si parte!

Ce la posso fare, ma non so quello che mi aspetta dall'altra parte dell'oceano, in tutti i sensi... oltre alle dinamiche interpersonali con famigliari e vecchi amici, mi chiedo anche come saranno le dinamiche tra me e la città e il paese che sono stati la mia casa per 27 anni, dove non vivo da 23 anni... ci riconosceremo? Avremo ancora qualcosa in comune? Sara' davvero tornare a casa o mi sentirò una turista?
Siccome quando dico che sono di Milano qui tutti rispondono dicendo "Ooooh, fashion and style", e poi mi guardano sospettosi, mi chiedo: sarò all'altezza di cotanto stile o imbarazzerò città e paese con le mie infradito, maglietta e calzoncini?

Intanto, per sicurezza ho appena prenotato anche una pedicure, e la ceretta. Quella che ti sembra di essere dal ginecologo, per intenderci, che solitamente riservo per momenti importanti.
Perche questo ritorno sara' davvero da delirio.

It should be good.
Ommmmmm...
Intanto lei e' pronta da febbraio... 



mercoledì 16 marzo 2016

Ho voglia di vacanza, allora ripenso a quella del 2015...

Wow. E' un bel po' che non scrivo niente. Pigra procrastinatrice che non sono altro.
Il tempo vola davvero, infatti mi sembra completamente incredibile che siamo già a meta' marzo. 2016. Che ancora mi viene da scrivere "2015", figuratevi!  Siamo già a un quarto di giro attorno alla nostra stella preferita. Dio come vola.
Un po' mi manca, il 2015... e si' che era iniziato sotto auspici non esattamente positivi, anzi, diciamocelo pure, i primi due mesi del 2015 sono stati discretamente merdosi, parlo di quel tunnel famoso, di cui non si vede la fine... ecco.
Ma dopo un inizio schifoso, il 2015 si e'... no, l’ho trasformato in un anno positivo (si', tutti i tunnel finiscono!), un anno memorabile, un anno in cui, dopo essere stata messa alla prova emotivamente e contro la mia volontà da una situazione su cui non avevo avuto nessun controllo diretto, ho scelto di cambiare direzione, cambiare strada e mettermi alla prova io, mentalmente e fisicamente, perché non esiste niente di meglio per ritrovare il proprio sentiero e con esso la propria auto-stima, che entrare in azione (agire e' il miglior antidoto all'inattività, duh?!), creare obiettivi piccoli e grandi, spesso al di fuori dalla propria comfort zone, la zona in cui ci sentiamo più a nostro agio, più sicuri, protetti, e dimostrare a se stessi di essere capaci di lottare per superare le avversità e di farcela. Una volta che ho valutato la mia situazione per quello che era, e mi sono resa conto che non potevo cambiare il passato, ho pensato e poi deciso di cambiare il futuro, o almeno quanto del futuro può essere cambiato (differenza fondamentale, perché il fatto che non possiamo controllare tutto non deve essere la scusa per non cambiare niente).

Ricorderò sempre il 2015 come l'anno in cui ho deciso di cambiare il modo in cui nonostante tutto, nonostante l'essere positiva, nonostante una vita dove i tanti sbagli e fallimenti sono stati bilanciati da tanti successi e soddisfazioni, continuavo a vedermi, e per farlo ho dovuto  confrontare le paure e le insicurezze che creano le trappole mentali che portano all'auto-sabotaggio. E' una realtà che confronto quotidianamente ancora adesso. E' una lotta che penso non finirà mai, ma forse e' anche una cosa buona, perché mi spinge sempre avanti.
Il 2015 e’ stato l'anno che mi ha insegnato che sono più badass di quello che penso di essere... e’ stato l'anno in cui questa mitica pigra ha iniziato ad allenarsi ed ha partecipato per la prima volta ad una gara, un triathlon e a diverse altre competizioni di corsa, tra cui la Bisbee 1000, dove sono arrivata 47ma su 201 nel mio age-group (donne 40-49)…

Bisbee 1000, con la medaglia!

Ed e’ stato anche l’anno in cui ho trasformato la delusione di non poter tornare in Italia per la prima volta dopo 8 anni, per problemi di salute dall'altra parte dell'Atlantico. nella perfetta occasione per una vacanza tutti insieme, visitando luoghi che non avevo mai visto ma di cui avevo sentito parlare tantissimo, dando così inizio, casualmente e senza davvero programmarlo, ad un nuovo progetto, che ho deciso di chiamare, parafrasando un po' Obama durante il White House Correspondents Dinner del 2015, la mia "Fuck it, I'm doing it" List ed iniziare a realizzare la mia bucket listil famoso elenco di imprese da compiere, attività da imparare, progetti da portare a termine, persone da incontrare, luoghi da visitare, etc. before kicking the bucket, prima di tirare le cuoia. 
Mi sono ricordata che non solo ho un cassetto pieno di sogni, ma che non e' mai troppo presto, ne' troppo tardi a dire il vero, per aprirlo e cercare di realizzarli.
Non preoccupatevi, non e’ che abbia intenzione di tirare le cuoia in un futuro ravvicinato (assolutamente no!), ma ragazzi, il 2016 e' l'anno in cui, parlando di giri attorno al sole, ne finisco un altro... e' l'anno in cui completo un altro decennio su questo pianeta - il quinto, hurray!, e con la maturità e saggezza che l’anzianita' dovrebbe portare, arriva anche la nuova consapevolezza che cogliere l'attimo non e' più solo la giustificazione semi-poetica per chi vuole fare pazzie, o un'esortazione vagamente superficiale che diamo agli indecisi: per noi persone di mezz’età diventa la colonna sonora della nostra vita, il ritmo incessante che accompagna le nostre giornate. Per noi di mezza eta' procrastinare e' fatale, l'inattività e' deprimente (ne so qualcosa) se non letale, e avere un traguardo abbastanza preciso, o tanti, diventa essenziale, il faro che ci illumina la via nei momenti di incertezza. 

Rottamata quindi l'idea di venire a Milano e poi girare, la scelta automatica e' stata quella di esplorare un po l'Arizona, stato in cui vivevamo da più di 8 anni e che ancora conosciamo poco, e che tra l'altro offre dei luoghi incantevoli che il mondo ci invidia.
Ho così organizzato un piccolo giretto del nord Arizona, con finale a sud-ovest, nella regno della fantasia, meta preferita di questa famiglia per ovvie ragioni che non vi devo spiegare.

E a chi si chiede giustamente che senso abbia parlare di una vacanza a quasi un anno dalla sua fine, l'unica cosa che posso rispondere e' che ne ho bisogno, l'estate sembra lontanissima, febbraio, il mese più corto ma anche solitamente più freddo in questa parte degli US, mi e' sembrato lunghissimo (si vabbè, c'era un giorno extra, ma me ne sono sembrati 20) ed egoisticamente ho bisogno di ricordarmi dei bei tempi tutti insieme... 

DISCLOSURE: le foto sono quelle che sono, tra i pochi talenti che ho, certamente fare delle belle foto e' in cima a quelli mancanti, quindi sappiate che potete trovare foto centomila volte più belle, e probabilmente resoconti più interessanti e dettagliati in altri blog. Ok, lo ammetto: questo post e' molto egoistico, lo scrivo per me. Ma ovviamente, siete benvenuti a condividerlo. 



Si parte


Tra il sud e il nord Arizona c'e' una differenza climatica simile a quella tra il nord e il sud Italia, infatti partiti da Sierra Vista il giorno in cui la scuola era finita, il 21 maggio, siamo passati dal nostro classico clima primaverile sui 25 gradi, in 3 ore circa a quello tipicamente infernale di Phoenix, dove ci siamo fermati a cenare da Green, che ci ha accolto con una temperatura di più di 30 gradi, per poi approdare in 2 ore circa a Flagstaff dove ci aspettava il gelo. 
No, davvero: la temperatura era di 0 gradi. Ragazzi, zero gradi alla fine di maggio per noi e' uno shock termico. O anche tortura.


Da Green, a Phoenix
Ormai gli chiedi di dire cheese per una foto e questo e' il meglio che ottieni ...

Flagstaff onestamente e' proprio carina, circondata com'e di foreste di pini Ponderosa, di montagne innevate (la settimana prima del nostro arrivo aveva nevicato così tanto che avevano dovuto far pulire le strade dagli spazzaneve!)... non so, io ho una predilezione per le montagne e ovunque le trovi, mi rimandano indietro nel tempo... no non al triassico, cattivi, ma al tempo in cui passavamo i 3 mesi estivi a Caglio e le camminate sui monti erano avventure piene di amicizia, di mirtilli selvatici, della gioia che nasce dal sentirsi inconsapevolmente parte della montagna, della natura.... ma tornando a Flagstaff, e' una bella cittadina universitaria, con tanta vita e tantissime opportunità per attività nella natura. Mi piacerebbe se uno dei miei figli andasse alla Northern Arizona University...
Siamo arrivati a Flagstaff alle 21:30 belli stanchi e ci siamo fondati subito in albergo, che era decente anche se ne ho visti di molto meglio (anche peggio, eh?), ma ci dava la possibilità di stare tutti insieme in una stanza (con un gran volo di fantasia la chiamano suite...) e il costo era decisamente uno che ci potevamo permettere.

Grand Canyon (e Little Colorado River Gorge)

Il mattino seguente, siamo partiti in direzione Grand Canyon; faceva sempre un bel freddo, ma c'era tanto sole e nonostante le previsioni indicassero pioggia, ero speranzosa.
Avevo deciso di entrare nel National Park non dall’entrata principale che passa per Tusayan AZ, e che porta direttamente al Mather Point (il primo view point che si incontra entrando ed il punto più fotografato del Grand Canyon, e per i 3/4 dei visitatori, l'unico "belvedere" dove si fermeranno), ma dalla east entrance, l'entrata ad est, passando invece per Cameron AZ, villaggio popolato quasi esclusivamente da nativi Navajo (pronuncia: na-va-ho, in caso non lo sapeste), che ci avrebbe offerto l'opportunità di fermarsi a molti view points. Il mio piano prevedeva anche l'utilizzo di un paio dei bus che dal parcheggio principale portano i turisti a fare dei giro lungo il bordo del Canyon, fermandosi in punti spesso non accessibili al pubblico in macchina, scendendo e salendo tra le varie fermate per goderci il più possibile questa meraviglia della natura... Ovviamente avevo solo accennato vagamente l'idea del bus e della scarpinata ai figli grandi che sono notoriamente dei freni a mano quando si tratta di fare qualcosa che coinvolga un minimo di sforzo fisico.
Il sole splendeva e faceva anche quasi caldo (ho aperto la felpa...), e prima di arrivare all'entrata del Parco Nazionale ci siamo fermati alla Little Colorado River Gorge, la Gola del del Piccolo Colorado, uno dei "fratellini" minori del Colorado, (con profondità del canyon comunque fino a quasi un chilometro...), che offre un'esperienza forse più intima del fratellone. Tra l'altro, trovandosi in territorio tribale Navajo, per parcheggiare e' richiesta un'offerta per aiutare la nazione Navajo appunto a mantenere la zona, e una volta mollata la macchina, si viene accolti da una serie di bancarelle di mercanzia nativa (portatevi contante, perché non tutti i venditori accettano la carta di credito!) e se siete fortunati come noi, potete fermarvi a chiacchierare con una nonna che aveva il nipotino STUPENDO, di pochi mesi, dentro una cradleboard, la portantina in legno per neonati  tipica dei nativi che e' anche culla portatile e che, mi ha raccontato, risaliva alla sua nonna. Non ho voluto fare una foto perché mi sento sempre un invasore guardone quando sono di fronte a dei nativi...
Questo posto e' da non perdere, proprio per la sua assenza delle masse di turisti e il silenzio quasi religioso che ti avvolge. 
p.s.: i bagni sono puliti, in caso doveste avere bisogno...

Gran traffico sulla 89 Nord in direzione Gran Canyon
Questa e' una parte di Cameron AZ

Parcheggiamo al Little Colorado River Gorge View Point 
Loro 

I burroni sono tremendi

La Sacra Famiglia

Ancora oggi guardando queste foto, mi fa un impression incredibile

SCARY!

Il Little Colorado River. Sembra di cioccolata...

Conoscendo i miei polli, gli stava facendo una lezione di scienze...



whoa!

Ritornati in macchina, abbiamo proseguito al secondo view point, che non presenta nessun parapetto ne' altre strutture, ma solo questi burroni incredibili dai colori così tipici del sud-ovest americano...







Sali o scendi?? :)




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Dopo aver ponderato di fronte alla maestosità della natura per un po', ci siamo diretti finalmente verso l'ingresso est del Grand Canyon National Park (costo $25 per vettura) da cui inizia la Desert View Drive, la strada panoramica di circa 20 miglia che unisce l'entrata est a quella sud, quella principale, connettendo circa 6 view points  ufficiali e decine di altri punti in cui ci si può fermare ed ammirare il Grand Canyon letteralmente da punti di vista assolutamente diversi.  La strada inizia dal Desert View Point, dominato dalla Desert Watchtower, la torre di guardia costruita all'inizio del secolo scorso ispirata dalle torri di guardia e dalle costruzioni dei nativi pueblo

The Desert Watchtower

Eccolo! Lo si intravede!! Belle le nuvolazze minacciose...

Questa e' stata la prima vista del Grand Canyon che abbiamo avuto.


L'interno della torre e' decorato da murales dipinti dall' artista Hopi (nativo) Fred Kabotie, e da dipinti in stile pietroglifico di un altro artista, Fred Greer


No si capisce se questa torre e' anche il punto dove spazio/tempo si curvano per permettere a turisti del 1800 di visitarla...

Il soffitto

Queste sono alcune immagini scattate dall'interno della torre. Le nuvole si facevano sempre più minacciose...








Non potevano mancare le classiche foto dei figli, che ormai non si vogliono più far fotografare e "tollerano" il mio desiderio di farlo perché, come ricordo loro sempre "Un giorno molto vicino ve ne andrete tutti, e a me rimarranno solo le vostre foto", frase che stimola immediatamente l'uscita di un quartetto d'archi che interpreta l'adagio di Albinoni... ;)

I love them!
Freddo, faceva freddo....

Salutata la torre, abbiamo iniziato il giro sulla Desert View Drive: l'intenzione di sostare a diversi punti della strada cominciava a presentare delle difficoltà, perché la temperatura era scesa abbastanza e sembrava davvero che da un momento all'altro potesse scoppiare una tempesta. L'idea di farsi poi un giro con l'autobus mi sembrava sempre più irrealizzabile...
Le ultime immagine del canyon in cui si vede il canyon, le abbiamo fatte in uno dei punti d'osservazione prima di arrivare al Visitor Center, e includono l'arrivo di un mega temporale con tuoni e GRANDINE!!

Uno dei ranger presenti ci ha fatto notare uno dei rarissimi Condor della California, specie protetta e altamente in pericolo di estinzione


Il temporale arriva al Grand Canyon (Violet era rimasta in macchina perche dormiva) con tuoni e lampi...

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... la pioggia e' diventata quasi immediatamente grandine e con una gran corsa, siamo tornati in macchina, dove abbiamo discusso animatamente se svegliare Violet, che avrà visto la grandine forse una volta, o se lasciarla dormire...  :)


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Dopo aver aspettato che la grandine finisse e che la maggior parte delle vetture parcheggiate sgomberassero, ci siamo rimessi in viaggio e siamo finalmente arrivati al parcheggio principale, da cui abbiamo raggiunto il Visitor Center, un po' bagnati e un po' congelati, dove abbiamo visto il film di circa 20 minuti intitolato Grand Canyon: a Journey to Wonder, che viene proiettato ininterrottamente e che era pieno, visto che la sala era riscaldata e le poltrone comode...
Poi, con l'ottimismo che mi contraddistingue, ho trascinato la ciurma al Mather Point, perché non si sa mai, magari le nuvole si sarebbero diradate proprio per noi. 

Ovvio che no, e questo e' stato il panorama...

video

... e le ultime immagini della nostra visita al Grand Canyon. 


Tra le nuvole...

Salutato il Grand Canyon, le nuvole e la pioggerellina che aveva ricominciato a scendere, siamo tornati in albergo, dove quasi tutti penso ci siamo fatti un pisolo pre-cena, che e' avvenuta in questo ristorante thai (vegan) di Flagstaff, che si trova dietro Route 66 (si', proprio quella!)

                                               

 su una delle strade centrali della città. E' un localino piccolo ma il cibo e' delizioso!


Lowell Observatory, Barringer Crater e Winslow

Ci siamo svegliati il giorno seguente dopo una notte strana (dormire in 6 nella stessa stanza e' qualcosa da provare) con Flagstaff ancora fredda e nuvolosa e invece di far colazione in albergo (la colazione "continentale" offerta era una cosa pietosa), ci siamo fatti una mega-fantastica colazione in un altro posto vegan, WHyld Ass, che conoscevamo perché i cui proprietari, Keith e Ryan, sposati da diversi anni (sono gay, se non avete capito dai nomi)   avevano aperto il loro primo locale a Bisbee 3 anni fa (periodo in cui lavorando per la co-op avevo avuto l'opportunità di conoscerli un po'), per poi chiuderlo un paio d'anni dopo e riaprirne un altro molto più grande a Flagstaff! Questi ragazzi lavorano come dei matti: oltre al ristorante, che e' aperto tutti i giorni per colazione, pranzo e cena, hanno una piccola fattoria piena di animali che hanno salvato in un modo o in un altro... sono come si dice qui, out there, sono fuori non solo dall'armadio ma dall'idea che uno potrebbe avere di un proprietario di un business. Se doveste andarci (so che hanno da pochissimo cambiato indirizzo, anche se sono sempre nella stessa zona, vicino anche al ristorante thai di cui vi parlavo sopra), non spaventatevi dai (tantissimi) tatuaggi e piercing e dal loro entusiasmo... io li adoro! 

L'osservatorio di Flagstaff e' il Lowell Observatory, chiamato the Home of Pluto, la casa di Plutone, perché e' stato li' che nel 1930 Clyde Tombaugh, uno degli assistenti dell'osservatorio, dopo mesi e mesi di tediosissimi e minuziosi controlli di "fotografie" fatte su lastre di vetro di una parte del cielo dove era stato postulata la presenza di un pianeta (pianeta X), ha scoperto Plutone. Da notare che Tombaugh era stato assunto all'osservatorio nonostante il fatto che non avesse una laurea ne' avesse  frequentato l'università o ricevuto un'educazione formale in campo astronomico (i genitori erano contadini) ma, procurandosi tutti i libri sull'astronomia e la costruzione di telescopi che poteva, attraverso la piccola biblioteca in Kansas dove viveva, era riuscito a costruirsi da solo diversi telescopi che gli avevano permesso di osservare vari pianeti in dettaglio e consentito di disegnare le sue osservazioni su Giove e Marte, spedirle al Lowell, che poi lo aveva assunto appunto come assistente. 

Come dicevo, faceva freddo e il cielo era coperto, e questo eliminava in partenza la possibilità di un tour che includesse l'osservazione attraverso il telescopio solare, che mi interessava e avrebbe interessato anche gli altri. Così dopo aver ascoltato una mini-lecture sul sole, dopo aver esplorato il museo che ospita documenti, foto, e altri reperti dell'epoca, ci siamo sparati il tour dell'astrografo utilizzato per scoprire Plutone, preceduto dalla storia della scoperta stessa, davvero interessante.

In attesa che apra l'osservatorio....

Uno dei diversi osservatori presenti  

L'astrografo di 33 cm. che ha permesso la scoperta di Plutone
(foto orrenda, lo so, ma avevo Violet per mano e già faccio pena a far foto normalmente...)



Finita la visita con una pausa shopping al negozio di souvenir, siamo ripartiti. A questo punto con le nuvole più diradate e la temperatura innalzatasi ad un livello più primaverile. ci siamo spostati ad est sulla Route 66, di una trentina di miglia, per andare a vedere il cratere Barringer

Il parcheggio del Cratere Barringer

creato dallo schianto di un meteorite sulla terra circa 50000 anni fa. Il cratere e' enorme ed e' quello meglio conservato al mondo (grazie probabilmente alla geografia e clima della zona). Dopo la sua scoperta, per anni le congetture degli scienziati lo avevano designato un vulcano, ma Daniel Barringer, un ingegnere minerario, fu il primo a dire che il cratere era il risultato di un impatto e non di un'esplosione vulcanica. Ovviamente, dopo anni di discussioni e analisi chimiche e geologiche, Barringer e' stato rivendicato e oggi la storia di come si sia formato il cratere e' considerata non discutibile. 
Il cratere, oltre a portare ancora i segni tentativi di estrazione minerarie, e' stato usato, assieme a diverse altre location in Nord Arizona, come luogo per il training degli astronauti delle missioni Apollo.





Si', c'era tanto vento!



E' incredibile!
Violet in posa con una meteora di peluche (ogni viaggio aumenta la collezione, siamo a livelli patologici...)

Una delle capsule usate nei training NASA...


Dopo un pranzo veloce a base di panini (c'e' un Subway all'interno del Visitors Center del cratere), ci siamo diretti a Winslow, Arizona,  meta turistica che attrae ogni anno migliaia di persone da tutto il mondo, un must per gli amanti degli Eagles (parlo di noi "vecchietti" cresciuti negli anni '70/'80 con l'America nel cuore e nei Walkman), che vi si recano per rendere omaggio non solo ad una band che ci ha regalato classici senza tempo come Desperado e Hotel California ma soprattutto ad una canzone che rappresenta un po' l'inno di quella generazione, gente pronta a prendere posizione per quello in cui credeva, desiderosa di fare una rivoluzione sociale certo, ma con la spensieratezza e la disinvoltura che che hanno contrassegnato l'idealismo quegli anni..
E' un pellegrinaggio non solo musicale, ma della memoria. La canzone e' ovviamente Take it Easy, resa famosa appunto dagli Eagles ma scritta collaborativamente da Glenn Frey (uno dei fondatori degli Eagles e sua chitarra e cantante principale, morto da poco, a gennaio) e Jackson Browne, cantautore eccezionale anche lui simbolo di un'America che stava cambiando, un'America che metteva in questione la sua identità e la sua grandezza...
Inutile dirlo, ma sono stata vittima di prese per i fondelli epiche da parte dei figli, che penso si fossero scocciati di ascoltarla in macchina in loop,  insultandomi ferocemente dicendo che non capivano il mio interesse per andare a "Lameslow Arizona" (lame in questo case significa stupido...)
Se non conoscete gli Eagles e Take it Easy, vi educo subito: guardate questo video uber-vintage e immergetevi per pochi minuti in un'altra epoca... e fate attenzione al secondo verso della canzone (qui il testo). E comunque vi sfido a non iniziare a muovervi e cantare insieme! E' contagiosa!!





Winslow e' attraversata dalla Route 66 (sempre lei!) e, come tante altre cittadine lungo questa autostrada, che dagli anni '20 fino all'inizio degli anni '80 era l'unico collegamento autostradale tra il midwest e la California (come diceva la canzone di Nat King Cole ? "it winds from Chicago to LA..." ), una volta che la nuova Interstate 40 e' stata costruita, alla fine degli anni '70, ha perso molto del commercio che la rendeva importante, facendo chiudere moltissimi business e trasformandola da una città brulicante di auto e camion, ad paesello sonnacchioso... 
Oggi vi vivono meno di 10000 persone (di cui un terzo nativi, visto che si trova anch'essa in territorio Navajo) e la meta che attrae più turisti e' questo angolo famoso, l'angolo in cui anche noi ci siamo fermati in piedi....
"I was standing on the corner in Winslow Arizona, such a fine sight to see, it's a girl, my Lord..."



                               





Dipinta nella (finta) vetrina il "flatbed Ford", il furgone Ford senza sponde...


Alla finestra in alto a sinistra e' dipinta un aquila, omaggio punto agli Eagles....





E con questo pellegrinaggio, la giornata e' finita con un'altro posto sulla mia "Fuck it List" cancellato. Il ritorno a Flagstaff e' stato decisamente felice per me, mentre suppongo che i miei figli fossero molto vicini al matricidio, così per sicurezza (mia) non ho messo Take it Easy in macchina per diversi giorni...


Sedona
L'ultima tappa in nord Arizona non poteva che essere a Sedona, di cui ho sentito parlare da J da sempre: lui se la ricorda ancora 30+ anni fa, quando non era ancora invasa da turisti e non era una delle città più agognate (dai ricchi) per andarci a vivere post-pensionamento.
Anzitutto, la strada per arrivarci da Flagstaff (Oak Creek Canyon Scenic Drive) e' tortuosa e bellissima, ed e' stata riconosciuta come una delle 5 trade più panoramiche degli US: si scende in altitudine di quasi 1000 metri, passando attraverso foreste di querce e pini cui fanno da fondale le immancabili rocce rosse. Si passa anche dal Slide Rock State Park, che viene invaso ogni estate dagli abitanti di Phoenix che si rinfrescano nel fantastico scivolo acquatico naturale. Ogni anno ci diciamo che ci vogliamo andare, e poi ci dimentichiamo...







Arrivati a Sedona, traffico a parte, ho ricevuto la conferma che tutto quello che avevo sentito dire di questa cittadina unica e' vero: non so se siano i colori contrastanti o la maestosità delle formazioni rocciose che la circondano o l'esilarante sensazione che nasce dalla certezza d essere parte di un pianeta con luoghi così incantati, ma Sedona e' davvero un posto magico, da visitare almeno una volta nella vita... Ecco, magari non la domenica del weekend più turistico americano, Memorial Day weekend, come abbiamo fatto noi... :)

Per poter fare un'esperienza di Sedona che facesse giustizia alla sua bellezza nel tempo limitato che avevamo, avevo prenotato uno dei tour con l'organizzazione Pink Jeep Tours, che dal 1960 trasporta turisti in giro off-road con le sue Jeep rosa in posti come Las Vegas, Grand Canyon, Scottsdale e ovviamente Sedona. Offrono diversi tour a seconda del tempo a disposizione, capacita fisica e spirito d'avventura dei clienti.  Il costo e' relativamente abbordabile ma ovviamente essendo in 6 tutti i costi diventano sempre un po da infarto.

Aspettando che arrivasse l'ora del tour
Meravigliosa Sedona! 



Tenendo in considerazione l'eta' di Violet ma anche il fatto che gli altri figli non amano giri lunghi, avevo optato per il Scenic Rim Tour, dove il percorso di un paio d'ore, pur essendo fuori-strada, sarebbe stato abbastanza tranquillo.

Le Jeep sono abbastanza comode e l'autista/guida era molto simpatico e cordiale.




Il vantaggio di questi tour e' che non solo ti portano in aree altrimenti irraggiungibili con vetture normali, ma che le guide conoscono la zona benissimo, conoscono aneddoti, storia, geoogie etc e rendono il tour estremamente interessante.













Qui eravamo in cima ad una roccia e la mia preoccupazione  principale era Violet, ovviamente...









E' stata un'esperienza molto bella, e mi ha lasciato l'acquolina in bocca, non solo per il desiderio di tornarci e magari passarci qualche giorno, ma letteralmente a quel punto erano quasi le 2 del pomeriggio e avevamo tutti fame!
E abbiamo trovato questa pizzeria (e' presente a Scottsdale, Tempe  Flagstaff e Sedona) dove non solo hanno nel menu diversi piatti vegan, ma offrono anche formaggio vegan per la pizza di cui si puo' scegliere anche il tipo di impasto, oltre a quello senza glutine (e senza glutine vegan), offrono l'impasto con farina integrale! In altre parole, per noi il paradiso!
Vabbe', uno deve un po' chiudere gli occhi sul nome, ma diomio, cos'e' un nome? Una volta messo l'istinto goliardico da parte, sono riuscita a mangiare senza problemi. Ma una foto l'ho dovuta fare...


Dopo un'ultima foto di Sedona, siamo rientrati a Flagstaff, sempre sulla stesa strada, che a questo punto in direzione Sedona mi ricordava le code sulla Tangenziale di Milano...

Bye Sedona!

Con la visita a Sedona, avevamo finito la parte Arizona della vacanza.
La prossima tappa? Anaheim, perché Disneyland ovviamente e' una meta che piace e soddisfa tutti quanti senza eccezione.
Il viaggio era di circa 500 miglia, ma ormai siamo tutti professionisti in viaggio, i grandi hanno il loro iPod o il Nintendo DS, e Violet si può guardare senza fare una piega 4 film Disney di seguito. Quindi a parte rifocillarli periodicamente e offrire pause bagno, tollerano grandi distanze in macchina benissimo.

Pausa benzina e pranzo 

Ad Anaheim avevamo come sempre prenotato un appartamento, per poter avere la possibilità di cucinare almeno qualche volta: quest'anno era vicinissimo alla fermata del tram di Disney, a soli 5 minuti a piedi, così da evitare di dover guidare e parcheggiare tutti i giorni, visto che avevo comprato i biglietti per 4 giorni tra Disneyland e California Adventure... e meno male, perché perché proprio 3 giorni prima che arrivassimo noi, era iniziata ufficialmente la celebrazione per i 60 anni di Disneyland, quindi c'erano parate e spettacoli nuovi che hanno attratto masse di frequentatori locali. In altre parole, c'era un casino di gente, soprattutto alla sera. Una cosa che non avevo mai visto, e avere 4 giorni ci ha consentito distogliere cosa vedere e dove andare, senza troppo stress.

Non vi sto a raccontare questi 4 giorni perché Disneyland e' Disneyland: casino di gente a parte, tutto e' sempre coreografato alla perfezione, tutto molto pulito (anche in considerazione del numero di persone presenti nel parco), quindi ci siamo tutti divertiti moltissimo. Pubblico qualche foto, tra le mie preferite, così sono costretta a riguardarle...











Potete immaginarvi....
una conversazione con Anna ed Elsa....
video










La Jedi Academy: lotta contro Darth Vader

Violet e' la quarta da destra (si vede la differenza d'altezza...)

Siamo persino riusciti ad andare all'oceano per qualche ora

Per stare in tema di "crateri"...

E poi siamo ripartiti. Il ritorno a casa e' sempre dolce-amaro, e questo non e' stato un'eccezione. Rimangono le foto. E i ricordi. Meno male.

Adesso e' ora di pensare alle vacanze di quest'anno: la Fagiolina e' molto eccitata all'idea di venire in Italia anche se non ha nessun'idea di quello che troverà, e in un certo senso nemmeno io.
Poi dipende un po' dai programmi dei ragazzi (lezioni estive? Internship? Lavoro?) ma vorrei passare qualche giorno tutti insieme, perché ormai davvero i grandi non hanno più tempo ne' voglia di stare con noi (com'e' giusto che sia) e la vacanza, l'andare via insieme per qualche giorno, lontani dagli obblighi e responsabilità quotidiani, ci costringe a dialogare, a riconnetterci... a creare nuovi ricordi.
Ma intanto, mi preparo al ritorno in Italia con Violet...