martedì 17 aprile 2012

Il peso delle parole e la politica del razzismo (american bumper stickers)


Uno dei miei libri preferiti, ed anche film, e' "Il buio oltre la siepe", impropriamente tradotto dal titolo originale "To kill a mockingbird" di Harper Lee. Dico impropriamente perché nella traduzione italiana, la metafora dell'uccisione del mockingbird (in italiano pare sia il tordo beffeggiatore, ed ecco perché il cambio nel titolo!) come inutile uccisione di un essere innocente, viene persa completamente, ma e' fondamentale per capire la visione dell'autrice. 
Lo amavo quando lo leggevo e rileggevo in italiano, ma ho finalmente potuto apprezzarne l'incisività e profondità, e modernità solo quando l'ho letto in lingua originale.

E' un libro toccante ma anche molto "diretto", qui si direbbe "matter-of-factly", una storia che intreccia temi diversi con il ritratto della vita nel sud degli US all'epoca della Grande Depressione; il tema principale e' quello dell'ineguaglianza razziale,  della segregazione come forma accettata di convivenza, e di come le ingiustizie verso un'intera razza non fossero finite con l'abolizione della schiavitù, anzi.
Se non l'avete mai letto, e' un libro che raccomando caldamente, viene letto nelle scuole medie e superiori qui perché ritrae con una certa oggettività un mondo che sembra remoto e lontano, ma che purtroppo e' ancor vivo.

Nel libro la parola "nigger", che scrivo qui solo questa volta e al suo posto userò "the N word" (mi da' fastidio ripeterla, anche solo per iscritto), viene usata con nonchalance nelle conversazioni di tutto il racconto, la usano i ragazzi protagonisti, la usano gli abitanti di Maycomb con "naturalezza",  per descrivere ovviamente gli afro-americani (termine più corretto), ed ogni volta che la leggo e la "sento" usare, anche solo mentalmente, il suo suono riverbera nella mia mente con tutto il peso delle ingiustizie, delle umiliazioni, delle torture subite da centinaia di migliaia, forse milioni, di essere umani strappati dalla loro terra, dalle loro famiglie, dalla loro cultura, dalle loro tradizioni...  dalla parola traspare il peso dell'ignoranza e del disprezzo riservato agli ex-schiavi e che, in generale vengono ancora riservati a chiunque appartenga ad una etnia diversa, a chi abbia un nome dal suono ostico, il taglio degli occhi diverso e, ovviamente, il colore della pelle più scuro. 

Oggi "the N word" e' una parola scorretta, politicamente e emotivamente, e' una parola incendiaria, e' una parola polemica e provocatrice che, per lo stesso motivo per cui quando noi italiani ci auto-deprechiamo va bene, ma se uno straniero osa ripetere le stesse lamentele viene preso a sassate, solo gli afro-americani possono pronunciare impunemente. Molti membri dell' "intellighenzia" afro-americana, ad esempio Bill Cosby (conosciuto in Italia per il telefilm "I Robinson", ma qui famoso per numerosissime altre trasmissioni e attività) sono apertamente e vocalmente contro l'uso della "the N word" tra membri della comunità afro-americana, soprattutto nel mondo della musica rap, perché auto-degradante, e perché in un certo senso autorizza il perpetuare dell'uso della parola stessa a chiunque.

Nonostante il progresso fatto verso l'integrazione, nonostante i grandi passi in avanti fatti dagli anni in cui Martin Luther King Jr. marciava e diffondeva le sue idee "rivoluzionarie" di non giudicare gli uomini dal colore della pelle ma dal contenuto del loro carattere, la tensione razziale in America e' sempre presente, e eventi come l'uccisione di Travyon Martin, il 17enne ucciso da un colpo d'arma da fuoco sparato da un "volontario" che faceva la pattuglia del suo vicinato, armato,  scatenano la rabbia di milioni di persone, di chi ancora e' vittima di discriminazione e "segregazione", di chi si porta sulle spalle il peso di centinaia d'anni di abuso e schiavitù.

Nonostante la schiavitu' e la segregazione razziale siano ufficialmente nel passato e nonostante dal 2008 abbiamo un Presidente molto "abbronzato', per dirla con Berlusconi, in America siamo ancora ben lontani dal vivere in una società come quella sognata da Martin Luther King.

Perché, nonostante il progresso fatto finora, il razzismo in America e' ancora un male diffuso, soprattutto in alcune aree che di solito coincidono con aree ad alta concentrazione di conservative republicans, come ad esempio il mio stato, l'Arizona, dove la foto di questo bumper sticker e' stata scattata, non da me.

Il bumper sticker dice "DON'T RE-NIG IN 2012" cioe' con un gioco di parole dice non rivotare per un "the N word" nel 2012.

Non solo probabilmente a casa, al bar, magari anche nella chiesa di trogloditi che probabilmente frequenta  la domenica, ma il razzista padrone di questo furgone ha chiamato il Presidente con la parola probabilmente più offensiva del vocabolario, per iscritto e incollato sul suo veicolo!!
Fosse stato l'opposto, il proprietario del furgone avrebbe avuto qualche problemuccio con l'opposizione...



Se vi interessa vedere la "creativita'" dei razzisti, questo articolo ha una serie di foto da brividi.

L'ho scritto spesso in altri post, nessun presidente e' mai stato trattato con così tanta mancanza di rispetto, così apertamente.  Il motivo e' uno solo, e chi lo fa lo maschera con parole come "socialista", "comunista", "mussulmano", "radicale", "nazista".... quando invece la parola che vorrebbero usare, ma non possono perché sono bravi cristiani e ogni domenica si succhiano il sermone del pastore e organizzano picnic per la loro comunita' di bravi cristiani (in)tolleranti, e' "the N word".

Questo invece e' il bumper sticker che mi voglio comprare e che voglio mettere sul mio paraurti, anche se so che potrei trovarmi le gomme a terra:

Obama non e' uno straniero, dalla pelle scura, socialista anti-guerra che regala la sanita'.
Stai pensando a Gesu'

AMEN!

3 commenti:

  1. mi rendo conto che l'Italia non è gli Stati Uniti, che i problemi sono diversi, ma quello dell'intolleranza è, ahimè, un terreno comune ed è sempre con stupore che sento dire, anche dagli ecclesiastici, che in fondo alcune persone sono il mio prossimo più di altre; alcuni sono più uguali di altri e tutto sommato questa cosa rimane vera sia per chi esclude che per gli esclusi. Non ostante siano passati circa setto o otto mila anni di civiltà siamo ancora dei ragazzini che ragionano in termini assoluti.

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  2. non avrei potuto scrivere nulla di più/diverso. simply perfect, brava moky !
    p.s. sul perchè la N-word sia così terribile in USA, molto più offensiva che da noi, ti rimando alla mia risposta a questo post sul blog di nonsisamai:
    http://www.nonsisamai.com/2012/04/brianza-velenosa.html

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  3. @Poli: sono d'accordo, l'intolleranza e' una malattia comune, anche se il suo opposto, la tolleranza spesso non e' abbastanza.
    Siamo davvero ancora dei bambinetti...

    @Fabio: la parola "the N word" e' state definita la parola piu' offensiva della lingua inglese. E' una parola che si porta il peso della storia.

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