lunedì 24 novembre 2014

Have my fucking back, friend!

Ho lasciato il mio lavoro a meta' settembre.
E' andata così: da quando e' iniziata la scuola ad agosto, invece di avere più voglia e tempo di lavorare (visto che con Violet in Kindergarten sono sola quasi ogni mattina, immersa nel silenzio e nella pace), come pensavo avvenisse, e' successo l'esatto contrario. Infatti ho iniziato a scalpitare e a pensare di licenziarmi, di stare a casa per non fare una mazza, dedicarmi a leggere, scrivere e in generale svolgere attività che mi interessano e che avevo messo da parte negli ultimi 5/6 anni. Ma quando ne avevo parlato con J e con diversi amici, e tutti mi avevano consigliato di aspettare, perché Chris, il general manager, stava per andarsene comunque, e ci sarebbe stata un nuovo GM, "aspetta e vedi cosa succede" mi han detto tutti, e così ho fatto, continuando ad lavoricchiare ma con poco entusiasmo, anche perché lui, the boss, mi aveva promesso un aumento mesi prima, cosa che non era mai arrivata.  Vabbe'. Verso la fine di agosto, comincia a lavorare con noi, come free-lance, una tipa inglese che era stata il Project Manager della Co-op, quando la Co-op era ancora un sogno su carta… ovviamente e' una con tanta esperienza in marketing e pr, così inizia a "prendersi cura" di un paio di progetti di cui in teoria avrei dovuto occuparmi io, ma su cui, un po' perché ho sempre il limite della famiglia (voglio essere a casa coi miei figli il più possibile, quando loro sono a casa) un po' perché come ho scritto sopra, la voglia mi saltava addosso, non avevo ancora iniziato a lavorare. Tutto ok, ho assorbito questa aggiunta positivamente… finche' una mattina ricevo un suo email, del mio capo, in cui mi scrive che ha deciso di assumere A., la britannicona, e siccome non sapeva bene quale titolo darle, le trasferiva il mio, Marketing Coordinator, tanto, sue parole "what's in a title?" e io avrei potuto essere Event Coordinator. Concludeva l'email così: "You're not pissed, are you?" cioè non sei incazzata, vero?
Immaginatevi la mia reazione. Ovviamente ero incazzata-issima, non per la demotion, una retrocessione che forse mi aspettavo e che, pur non essendo stata espressa apertamente, lo era di fatto, ma per il fatto che il giorno precedente ero stata per 2 ore li', nel suo ufficio, a lavorare, e avevamo avuto tanta interazione insieme, con lui e con lei, e avrebbe potuto parlarmi di persona, discuterne apertamente, come fanno in genere gli adulti, e invece, come un 15enne impaurito aveva deciso di mandarmi un email.
Ho subito creato la mia prima email di risposta, ma prima di mandargliela, l'ho inviata a mio marito, per sentire il suo parere. Mi ha risposto: non mandarla.
Ho aspettato un paio d'ore, così da raffreddare il cervello, e ne ho scritta un'altra, in cui gli ho detto che sarebbe stato più maturo parlarmi di persona, ma che capivo la sua scelta (la tipa non e' sposata e non ha figli, oltre ad avere un sacco di esperienza in più), e che ne approfittavo per licenziarmi perché comunque economicamente non ne valeva più la pena (alla fine, dopo le tasse, portavo a casa più o meno $5 all'ora… che e' quanto chiede mia figlia quando fa' da baby sitter!!).
Cosi' ho smesso di lavorare alla Co-op.

Capitemi bene: non mi ha fatto infuriare la sua scelta, ma il modo in cui me l'ha comunicata: sei il mio datore di lavoro, mi puoi rimproverare, puoi promuovermi o farmi retrocedere, questa e' la tua prerogativa, pero' sei anche mio amico, sei stato a cena, con la tua ragazza e senza, a casa nostra, e noi a casa tua,  avresti potuto agire come un amico, cioe' parlarmi di persona, da capo a impiegata, da adulto ad adulta.
E pur sapendo che la tua decisione di usare la posta elettronica mi avrebbe ferito, e avrebbe rovinato la nostra amicizia, lo hai fatto ugualmente.

Sono passati 2 mesi e sono riuscita finalmente ad analizzare a sangue freddo quello che e' successo, e in particolare, la mia reazione che potrebbe essere interpretata come eccessiva (mio marito mi sgrida perché dice che sono sempre alla ricerca del "dramma", ma non sono d'accordo) ed ho capito con una certa esattezza che il perché ho reagito con così tanta violenza mentale e' che mi sono trovata di fronte ad un'azione di cui forse mi aspettavo il contenuto, ma la cui esecuzione piuttosto vigliacca, quella si' e' stata inaspettata, almeno non me lo sarei aspettato da un amico. Ed e' stato quello che mi ha ferito.
Ed e' proprio questa, credo, la stessa motivazione che mi spinge a reagire "di pancia" in situazioni simili: perché per me essere amici implica fiducia, implica abbassare la guardia, il muro protettivo che mi circonda. Se siamo amici, allora io mi apro, mi fido, e tutte le mie vulnerabilità sono li', esposte… saro' forse una sempliciotta, pero' se siamo amici, tenere la guardia alzata non dovrebbe essere necessario, per un solo, unico motivo, e lasciatemelo dire in inglese perché in italiano non rende uguale:
cari amici,

a friend doesn't stab you in the back because a friend always has your back. Always.

Un amico ti copre le spalle sempre, non te le pugnala… un amico ti protegge, ti supporta e non agisce di proposito contro il tuo benessere, sempre… Si' e' vero, sono forse un'idealista in questo reparto, ma avere un legame di amicizia con una persona significa per me poter essere me stessa, poter gettare a terra la corazza di protezione perché con un amico e' inutile, sicura che un amico non approfitterà di questa vulnerabilità per avanzare i propri interessi (si dice così, o sto traducendo letteralmente dall'inglese? Abbiate pietà…)

Ho pensato poi alla persona che ho sempre considerato la mia Amica, con la "a" maiuscola, quella che conoscevo da più tempo: R. ed io eravamo bambine nello stesso palazzo, nella stessa scala, la mia prima barbie me l'aveva regalata lei, una di quelle che non piegano le gambe, perché lei ne aveva di nuove … nonostante le differenze personali, la nostra amicizia e' stranamente sopravvissuta, siamo rimaste vicine per tanti anni, lei e' stata testimone al mio matrimonio, e anche quando la distanza e' diventata difficile da superare, e invece di essere separate da un piano siamo state separate da un oceano, ogni volta che riuscivamo a parlarci/scriverci, a me sembrava che non avessimo mai lasciato il pianerottolo … per me era proprio una di quelle amicizie memorabili, quelle che diventano protagoniste di storie in libri e film. Non ho mai avuto un dubbio, se c'era una persona che ero sicura mi avrebbe coperto le spalle, era lei. E invece per motivi a me ancora sconosciuti, nel momento in cui avrei potuto certamente usare il suo supporto, il suo punto di vista, la sua difesa, lei ha scelto di schierarsi, con un gesto semplice ma chiaro, proprio con la persona che mi aveva appena fatto del male, mia sorella (a.k.a. L'Ingrata).

With friends like these, who needs an enemy?, dicono qui. Con amici cosi', chi ha bisogno di un nemico, no?

Nel corso degli anni ho vissuto altre esperienze simili, eppure ad ogni amicizia che inizia o si rinnova, io do ancora sempre l'anima, o quello che posso, ma soprattutto do il mio supporto.

Come ho scritto sopra capisco che ci sono necessita' diverse e diverse opinioni, mica ho detto che un amico non debba criticare le mie azioni o le mie idee, quando una critica nasce dal desiderio di confrontarsi e di capire, e persino di aiutare… se sbaglio, dimmelo, ma non pugnalarmi alle spalle.
Anni fa al mare ero andata in panico e stavo per annegare e mia sorella mi aveva dato un paio di sberle per farmi "svegliare" e utilizzare l'istinto di sopravvivenza. Azione giusta e giustificata che probabilmente mi ha salvato la vita (those were the days…).
Invece di una sberla per farmi riprendere e iniziare a nuotare, nel caso di R. e' come se mi avesse attaccato 30 chili di zavorra e tenuto la testa sott'acqua.
Sono convinta che per non so bene quale motivo, non le interessasse più continuare la nostra amicizia, e me lo ha dichiarato con la sua scelta di tradirmi e tradire la mia fiducia.

Ogni volta che mi e' successo che una persona di cui mi fidavo mi abbia piantato un coltello tra le scapole, inevitabilmente la prima cosa che ho pensato e' stata "Perché? Non eri mia amica, o mia sorella?" Non perché io sia santa monica, o madre teresa di calcutta, anzi!, ma perché credo ancora profondamente nella "santità" dell'amicizia. No, non sono un'amica perfetta: mi dimentico di chiamare quando devo, non sono sempre presente, lasciamo stare i compleanni… ad esempio, sono mesi che devo rispondere all'email della mia amica di liceo, e ora che ci penso, pure un altro paio di amici aspettano una mia risposta… no, faccio piuttosto pena come amica, o per lo meno, lo faccio a mio parere nelle cose meno importanti, quelle più superficiali. Pero' posso dire con certezza una cosa: faro' sempre del mio meglio per coprire le spalle dei miei amici, sempre. Se sei mio amico, puoi contare su di me. I've got your back, my friend.

Insomma, sono tornata ad essere una desperate housewife, una stay at home mom con mille progetti e 100mila scuse per non portarli a termine,  e ho bisogno di amici veri, in grado di accettare la responsabilità che un'amicizia vera comporta.

Non sono sicura se debba fare un colloquio a tutti quelli cui potrebbero essere interessati ad essere miei amici, oppure forse sarebbe più facile distribuire un modulo da far compilare.

L'importante e' che sia chiara una cosa, a questo punto: if you can't have my back, then don't apply for this position. 
Se non puoi coprirmi le spalle, non fare domanda per la questa posizione.


19 commenti:

  1. Moky, leggo quello che scrivi e penso che avrei potuto scriverlo pure io, ma con una differenza: io non sono piu' cosi' ottimista.

    [Avevo scritto un commento molto piu' lungo (quest'argomento mi tocca molto), ma forse e' meglio che mi limiti a quanto ho scritto su, o posto un poema ;) ].

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    1. Poemizza, poemizza pure, @Mel… A volte mi rendo conto che scrivo/parlo delle stesse cose… ma dopotutto, la vita e' fatta di eventi, di come ci colpiscono, come ci condizionano… e quello di essere fregati proprio dalle persone che dovrebbero essere il tuo "esercito",il tuo supporto, e' un leitmotiv della mia vita. Forse dovrei anche io essere meno ottimista. Mmmm… ora ci penso un po'…

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    2. Ma no, Moky :) Io spero di ritrovare l'ottimismo perduto. Ad essere disincantati, come un po' sono io adesso, non si vive mica meglio.
      Un abbraccio.

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  2. Io forse con gli anni sono diventata più menefreghista e strategica. Per principio non stringo più amicizie al lavoro, perché poi succedono cose così, in cui sicuramente il tuo ex capo avrà pensato che era meglio dirtelo per email, per darti il tempo di digerire la cosa, e perché non aveva capito che tu per personalità e concetto di amicizia volevi un colloquio diretto. O forse perché tu lo consideravi un amico, e lui magari non così tanto, perché sul lavoro è tutto più falsato.
    A me è successo invece che un'amica mi chiedesse un favore quasi imponendomelo, facendo leva sul mio veganismo, quando lei vegana non è, dicendomene però di fregarmene delle persone. Credevo che condividessimo dei valori, mi sbagliavo. Lei infuriatissima, io credo di essere budda ultimamente, perché che ci posso fare? Ha cercato di mettermi in mezzo a una faccenda complicata, dando per scontato che io accettassi, anche lei tutto per scritto e scrivendomi mentre ero al lavoro. Lei vedrà però la faccenda come un grandissimo tradimento, difatto ha poi rifiutato di parlarne. Non so quindi se oggi celebrerò anche io il 'funerale' di un'amicizia, ma ecco, credo di non crederci più al fatto di you have my back, I have your back.

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    1. @Cecilia, certo hai ragione, per quanto riguarda il mio ex-capo. Probabilmente per lui o l'amicizia ha un valore diverso, o non mi considerava un'amica. Quando lavoravo a Milano sono riuscita ad allacciare amicizie molto belle, con alcune persone con cui ci si sente ancora (sporadicamente, ma ci si sente). Forse sono stata fortunata. Quando l'amicizia supera i primi momenti (giorni o settimane) di rodaggio, e mi rendo conto che con questa persona vado d'accordo, mi piace starle accanto, mi fa' divertire, etc., per me scatta quasi in automatico questo senso di protezione militante. Aiutare un amico diventa a quel punto parte del legame, qualcosa di imprescindibile dall'intera relazione. Forse non e' così per tutti…

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    2. Esatto, credo che il concetto di amicizia sia così variabile che 'crescendo' 'è sempre più il rischio di rimanere scottati. E magari lui l'ha pure fatto con le migliori intenzioni, forse anche perché per carattere non sapeva affrontare la situazione, chissà ...
      Ci si aspetta sempre 'qualcosa' dagli altri e credo che ci vogliano anni e anni e vicende affrontate per capire chi è davvero tuo amico - e non è detto che poil o sia per sempre ... Dunque io ora cerco di prenderla in maniera un po' meno personale, sarà che poi in tutte le discussioni di classe devo sempre fare l'avvocato del diavolo e mi sono abituata ...

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    3. Se non sai come affrontare una situazione come quella in cui assumi una persona e la metti a capo di un'altra e devi dirglielo, non dovresti fare il general manager, secondo me. Le persone che lo conoscono cui ho raccontato come e' andata la storia, hanno tutti confermato che non ha trattato la situazione da manager, soprattutto considerando che esisteva un rapporto amichevole, se non di amicizia vera e propria. Diciamo che l'aspetto positivo e' che mi ha fatto pensare ed analizzare altre situazioni passate.
      Mi sa che davvero ho una concezione dell'amicizia che e' molto naive o comunque idealizzata.

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    4. Forse proprio perché c'era in mezzo l'amicizia non ha saputo né fare il manager né l'amico!

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    5. Dici che poteva andarmi peggio?? :D

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  3. Tanti anni fa una persona mi disse di essere selettiva con gli amici, di essere *critica*.
    Lo presi in parola, non ci parliamo più.
    Comunque non tutti quelli che ti piacciono vorranno essere amici, l'amicizia è una cosa per molti impegnativa, e non tutti cercano il confronto costruttivo, il passare del tempo assieme, la condivisione.
    Forse è un bene che sia andata così, magari il fatto che hai lasciato il lavoro dopo un episodio del genere farà minimamente riflettere il general manager, in modo che in futuro preferisca parlare apertamente delle nomine.

    E' un essere umano anche lui e ha sbagliato a non dire certe cose a viso aperto, ma spero che l'arrabbiatura sia passata. Penso anche che chiunque non si comporti bene con te si stia prendendo le colpe di chi ti ha fatto soffrire con brucianti delusioni (per esempio, R.), dopo una cosa così non siamo mica bendisposti con chi tradisce la nostra fiducia. E' un po' come quando prendi il primo vero scottante tradimento da un fidanzato a cui volevi davvero bene, di cui ti fidavi: quelli che vengono dopo se ci feriscono vengono polverizzati all'istante, ed è difficile credere in una goffa buona fede, nessuna pietà per loro...e forse facciamo bene...forse.

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    1. @Zion, non sono più arrabbiata. Non e' un idiota, ma come dice Forrest Gump, stupid is as stupid does…
      In questo momento ho diverse ottime amicizie, oltre ad alcune più superficiali ma che comunque mi danno soddisfazione… E' vero che le delusioni che riceviamo spianano la strada per chi
      "vene dopo", nel bene e nel male… Io pero un po' ci soffro sempre...

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  4. mi spiace, e' sempre brutto perdere un'amicizia...

    [e ora sto ripensando a quelle che ho perso io]

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    1. @Marica, penso che sia successo a tutti… mi dispiace di averti fatto rivangare una parte del passato che immagino sia dolorosa anche per te...

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  6. Wow, great post!
    Scritto benissimo! ;)
    Nice one !!
    Un abbraccio.

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    1. Grazie Andrea! Ricambio l'abbraccio e stavo per dirti "Happy Thanksgiving", per forza d'abitudine… :)

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  7. E per fortuna che era tuo amico. ..
    Io ho poche amiche, le conto sulle dita di una mano, forse nemmeno tutte le dita, ma solo una a cui tengo davvero molto, è mia cugina, ma la considero come una sorella.
    L'amicizia vera richiede innanzitutto sincerità, l'esserci, che necessariamente non significa fisicamente, ma col pensiero, con una telefonata, un messaggio. Io ho molti difetti, però mi piace ascoltare, quindi in me si trova sempre un orecchio attento e un consiglio se richiesto, sincero, senza giri di parole, sono abbastanza schietta.

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    1. @Moky, il problema e' che tutti abbiamo bisogno di un amico, o due… e perché l'amicizia funzioni come tale, e non come un "business", dove esistono transazioni, scambi, do ut des, e' necessario "denudarsi" in qualche modo, mostrare le proprie vulnerabilità… ed e' questo che rende trovare amici degni di tale nome, difficile. Oppure ci si può mettere d'accordo di usare la parola "amico" come su facebook… ma vedo che anche per te non e' così…

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  8. Io credo nell'amicizia nonostante i tradimenti subiti nel corso del tempo. Chi mi ha tradito è cancellato definitivamente dalla mia vita senza possibilità di appello. Nonostante le batoste ogni volta che un'amicizia sboccia non riesco mai a tirarmi indietro. Mi spiace che il tuo capo abbia agito così. Quando l'ho conosciuto a casa tua era simpatico e solare. Un abbraccio!!

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