venerdì 5 dicembre 2014

Possiamo noi espatriati criticare l'Italia?

Come spesso accade, sto "lavorando" ad un post su un argomento che mi sta a cuore, ma devo a scriverne un altro, diverso, per necessita'.

Necessita' di chiarire e chiarirmi, ma anche di capire, dopo che gli ultimi commenti, sia sul blog che su facebook, mi hanno dato da pensare: e' davvero così che mi "vedete"? E' davvero questa l'immagine che traspare da quanto scrivo sul blog?
Le mie parole risultano davvero così ostili verso l'Italia? Pensate veramente che io sia piena di odio verso il mio/nostro paese?
Perché la realtà e' che non lo sono. Io spero sempre di essere abbastanza oggettiva, e penso di aver spiegato numerose volte, che tutto ciò che scrivo e' quello che penso, e' quello che "vale" per me; ad esempio dovendo scegliere dove vivere e crescere i miei figli, ho scelto di farlo qui perché, per me, ci sono aspetti negativi dell'Italia che mi ricordo che mi peserebbero troppo come madre.
Avete ragione: alcune di queste opinioni sono basate su dati probabilmente non aggiornati (sembrerebbe che oggi, diversamente da quanto era successo a me, sia possibile trovare fasciatoi e seggioloni ovunque, in tutti i negozi e i ristoranti italiani, congratulazioni!) ma da quello che leggo altrove, per molte altre situazioni, sembra che i dati che ho siano ancora validi.

E' vero che manco dall'Italia da tanto, ma in Italia ci ho pure vissuto 27 anni, mica 27 giorni, e volendo guardare, e' stata una permanenza di 6 anni maggiore di quella fatta qui finora, quindi le mie opinioni, che farciscono il blog, sono basate sulla mia esperienza diretta o su quanto ho visto e vissuto durante questi anni… Quando esprimo la mia opinione magari negativa su un aspetto dell'Italia, si basa su anni vissuti li', in Italia,  a Milano (visto che qualcuno mi ha chiesto dove ho vissuto…) e non su 2 settimane o 2 mesi in visita…  Pensavo di avere ancora il "diritto" di avere un'opinione (opinione che voi avete il diritto di non condividere, ovviamente) sul mio paese natio, oppure no? A meno che… aspettate un attimo… ho capito adesso! Non mi deve essere arrivato il promemoria secondo cui, con l'arrivo del passaporto blu, ho perso ogni diritto di esprimere un'opinione critica dell'Italia! Oppure deve essere stata varata una legge secondo cui solo chi e' italiano e vive in Italia può esprimere un'opinione non favorevole sull'Italia… perché comunque alla fine e' di queste che si tratta: mie personalissime opinioni. Sono sempre e solo le mie impressioni, le mie considerazioni sul paese da cui provengo, spesso paragonato al paese che mi ha accolto e dove vivo.

Ho una domanda adesso per voi: se a scrivere questi post sull'Italia che non funziona, invece di essere una che vive in America da 21 anni, fosse stata una donna che vive e lavora a Milano, che magari risiede  ancora nel suo vecchio quartiere, una che va in vacanza d'estate in Vallassina, che ogni tanto fa' qualche giretto nelle regioni vicine… se invece di essere una expat completamente integrata nel paese adottivo, fossi una milanese chiunque …  mi avreste chiesto come mai odio così tanto l'Italia? Vi sareste inalberati di fronte alle mie considerazioni? Avreste considerato questi miei pensieri dettati da una fantomatica "acredine" , o etichettato quello che penso come "strali" mandati "col culo poggiato" nella Pianura Padana, invece che dall'altra parte dell'oceano?

Commento arrivato ieri su questo post


Non c'e' odio, ne' acredine, ne' disprezzo, e ve ne do' la prova: quando ho lasciato l'Italia poco più di 21 anni fa, non sono "scappata" piena di disgusto per il mio paese. Non ero  certamente uno dei "cervelli in fuga" anzi, non ero nemmeno "un'italiana mediocre in fuga". Non fuggivo disperata da un paese che aveva disatteso le mie speranze o sputato su anni di sacrifici e studi miei e della mia famiglia. No, assolutamente no.
Nel 1993 non ho salutato il suolo natio con la rabbia e il dolore di chi lo lascia perché si sente tradito, bensì con la felicita' e il cuore palpitante ed emozionato di chi ha ricevuto un'iniezione di adrenalina; infatti ho lasciato l'Italia per una ragione molto meno prosaica della fuga: l'amore.

Ero felice e assolutamente impreparata, non avevo fatto nessuna ricerca, non avevo cercato nessun altro italiano che potessi darmi qualche dritta, dove poter trovare la Nutella o il Pan di Stelle… mi sono buttata a pesce, fiduciosa ed incosciente, perché ero innamorata. Non perché l'Italia non mi soddisfacesse più, ma perché volevo vivere con questa persona, e vivere dove lui aveva un buon lavoro, molto migliore del mio, era la scelta più intelligente. E se le cose non fossero andate bene, sarei tornata (infatti ho ancora il biglietto di ritorno Los Angeles-Milano, mai usato).

Poi e' successo...

…e' stato quando sono arrivata qui che mi sono accorta delle enormi differenze tra il paese che avevo lasciato e quello che mi stava adottando, cose che nei miei due viaggi precedenti non avevo notato… e' stato quando ho cominciato a vivere qui che mi sono detta wow, mi sa che qui posso essere felice…  non c'e' come affrontare giorno dopo giorno le quotidianità del vivere in un luogo straniero, senza avere il supporto e la sicurezza di ciò che si conosce dalla nascita, per capire piuttosto in fretta se questo cambiamento può funzionare, se si tratta di una combinazione valida e se l'adattamento e persino l'integrazione saranno possibili, e con una certa velocità. Io avevo capito subito che lo stile di vita generale di qui mi calzava proprio.

Dall'Italia non sono fuggita a gambe levate, lacrimante o incazzata. Ne' me ne sono andata perché mi sentivo con le spalle al muro senza scelta: sono venuta qui per cercare di conoscere davvero la persona di cui mi ero innamorata, ed arrivata in California mi sono resa conto che vivere qui sarebbe stato per me, non solo fattibile, ma forse anche la realizzazione di un sogno che non avevo mai preso troppo seriamente prima.

E stato solo quando ho iniziato a vivere qui e ad integrarmi che ho capito che ero stufa. Io, per me. Ero stufa.
E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto di quanto fossi stanca di vivere in Italia.

E' stato solo vivendo qui che ho capito quanto ne avessi le tasche piene degli eccessi di burocrazia inutile, creati ovunque solo per dare un po' di importanza a chi la esercita e far sentire una nullità chi vi e' sottoposto. Un power trip per chi in realta' conta poco o niente.

E' stato solo vivendo qui che ho capito quanto il cercare di fregarsi a vicenda, sempre, tutti, l'uno con l'altro, italiano contro italiano, il fregare leggi e regole come fosse lo sport nazionale, mi desse la nausea… e gia', ma lo fanno tutti... ma anche di questa perenne scusa ne avevo piene le palle.

E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto di quanto mi pesasse la sessualizzazione costante cui siamo sottoposte noi donne in Italia. Noi donne che veniamo risparmiate da questo continuo tormento solo quando diventiamo nonne, ma che altrimenti siamo oggetto di ingiustificate, incessanti e aperte insinuazioni a carattere sessuale, di molestie verbali, di sguardi lascivi o ammiccate significativamente esplicite a scuola, al lavoro, sui tram, per strada… di cosa ti lamenti, pensano alcuni, sono complimenti, vuol dire che sei xyz (figa, attraente, bona, gnocca, usate il termine che preferite), cadendo così nell'errore di Berlusconi e compagnia bella. E no, i complimenti sono un'altra cosa! Noi donne che, come controparte, quando non facciamo parte della categoria "donna bella che vorresti scopare" (a meno che sia tua madre) veniamo degradate ed insultate perché siamo racchie. Vi ricordate come veniva chiamata la figlia di Bill Clinton? Era cominciato in una trasmissione di varietà, io ero ancora in Italia, lei era una ragazzina di 12/13 anni, e in questa trasmissione di cui non ricordo il nome, la facevano rappresentare da un comico maschio e la chiamavano Cessa Clinton. Era una bambina, porcodinci. Cessa, la chiamavano. E tutti ridevano, ridevamo tutti, anche io. Perché la mentalità misoginistica che riduce le donne al loro potenziale di attrazione sessuale permea tutto e tutti, anche i bambini, che diventano vittime e bulli contemporaneamente. Tanto e' vero che in un altro dei commenti al post che avevo menzionato sopra, Silvia B. dice che lei il maschilismo di cui parlo, come ne parlo io, non l'ha mai vissuto  Anzitutto il fatto che tu non sia stata vittima di una situazione di sexual harassment  non vuole dire che non l'abbia vissuta io, e con me, molte altre persone. Potrebbe anche essere vero che tu ne sia stata vittima, senza riconoscerlo.                              

No, Silvia B., lo vivi anche tu questo maschilismo, ma e' talmente parte della tua/nostra cultura, che permea tutto, che non te ne accorgi, non ce ne accorgiamo in genere finche' non viviamo, full immersion, in una realtà diversa. Ci viene insegnato sin da ragazzine che se sei bella, devi accettare queste molestie, che sono insomma un riconoscimento, UN ONORE! Alla fine ci sono anche quelle che ci credono, che un tizio a caso per strada voglia farti un complimento quando ti suggerisce di volerti suonare come la chitarrina d'Arboriana memoria, e alla fine anche chi vorrebbe in realtà tirare una bella pedatona nei coglioni del coglione che la approccia, abbozza per non sembrare stronza. Se non sei bella invece, allora sei cessa, e devi accettare gli insulti e i pomodori in faccia, perché se non sei bella (per un ragazzotto o uomo qualunque), allora non vali un cazzo. Ricordiamoci bene cosa disse Berlusconi in riferimento alle donne che vengono violentate. Io mi sono offesa terribilmente, ma sono sicura, correggetemi se sbaglio, che molti italiani la pensano esattamente come il Berlusca. Non tutti, ma tanti. Sotto sotto, forse la maggioranza (nessuno che legge questo blog, penso…) Ne parlo con cognizione di causa perché sono stata dalla parte ricevente di entrambe, (ad onor del vero, mi hanno chiamata cessa più spesso che gnocca, quello va da se'…) e pensavo anche io che anche un'attenzione non voluta e' pur sempre attenzione (ma allora piaccio anche io!), e dall'altra parte, ho sempre fatto tanta fatica a separare gli insulti di persone che non mi conoscevano e mi valutavano solo per attributi fisici comunque soggettivi, da ciò che era importante per la crescita della mia autostima, dal mio valore come persona, e considerarli solo delle "stronzate insignificanti". Pensateci ogni volta  che vi viene voglia di chiamare "racchia" o "cessa" una ragazza.

E' stato solo vivendo qui che mi sono resa conto quanto mi piacessero le piccolezze quotidiane fatte del saluto e del chiacchierio inutile della cassiera al supermercato, dell'impiegato all'ufficio postale, della tipa allo sportello di banca… certo, e' vero che alla cassiera molto probabilmente non gliene freghi una mazza di come sto, ne' intenda davvero col cuore che io abbia un'ottima giornata, ma e' sempre meglio  per me, di un grugnito o un mezzo-sorriso triste. E l'impressione che si ha spesso entrando in negozi privati e uffici pubblici italiani e' che il commesso o l'impiegato e' li per farti un piacere, non per esserti di servizio. Mi direte che non sono queste le cose importanti, ma io vi dico che per me lo sono. Proprio come nel caso del mio vicino razzista: quando una persona sceglie di esporsi per quello che e' veramente (un razzista oppure una col muso che non ha minimamente voglia di aiutarti), ci sono conseguenze. E secondo me, quando lavori con clienti, non e' essere ipocrita scegliere di non far pesare a tutti il fatto che anche oggi stai passando una giornata di merda, e' fare il tuo lavoro! Have a great day!

E' stato solo quando ho iniziato a vivere qui che ho capito che forse, nel subconscio, l'idea di scappare l'avevo avuta davvero.

Per molte persone ogni volto che menziono un articolo che mette in evidenza un lato dell'Italia ridicola, oppure di cui ci si vergogna, esprimo il mio "odio" non solo verso il paese ma anche verso gli italiani, perché non riconosco i milioni di individui che non sono corrotti, non sono maschilisti, non menziono quelli che pagano le tasse, quelli che non hanno mai votato Berlusconi oppure quelli che non sopportano Schettino. E così facendo non considero quanto siano eccezionali l'Italia e gli italiani, non li rispetto. Alcuni mi chiedono del perché di tanta "acredine" o "disprezzo" verso l'Italia.

Avete ragione in una cosa, quando parlo dei problemi che affliggono l'Italia, il mio tono e' spesso negativo ma con esso non esprimo ne' odio, ne' acredine ne' disprezzo. Più che altro esprimo frustrazione e rammarico perché in 20 anni a me sembra che sia cambiato poco. Esprimo il mio disappunto e la mia tristezza perché sembra che non esistano soluzioni a questi problemi. E comunque vivendo qui, mi occupo e preoccupo dei problemi di qui. Non sto mica a fare la portinaia expat, sempre pronta a controllare cosa succede nel bel paese: se leggo un articolo che mi fa' scuotere la testa, che mi fa' pensare e ricordare, paragonare.. allora ne parlo. Forse non dovrei?

Perché fateci caso: ogni volta che io (ma vale per qualsiasi altro expat) menziono un problema dell'Italia, o qualcosa che per me lo e', solitamente succedono due cose:

  • chi mi legge e' d'accordo, e bon, finisce li'.
  • chi mi legge non e' d'accordo, e a questo punto le possibilità sono 3:  a) me lo dice e mi spiega razionalmente perché, e quando succede, ne sono felice perché si apre un bel dialogo, e imparo sempre qualcosa di nuovo;  b) per riportare l'equilibrio nella sua galassia, mi nomina 5 cose positive dell'Italia, e qui, anche se fa' sempre piacere essere rammentati di quanto sia bella l'Italia, che gli italiani sono calorosi, e come si mangia in Italia non si mangia da nessun'altra parte,  siccome non c'entrano una cippa con quello di cui si sta parlando, questi tentativi solidificano la mia opinione; c) sempre per riportare il famigerato equilibrio sith/jedi nella galassia, mi ricorda dei tanti, tantissimi problemi che tormentano gli Stati Uniti, dimostrando la stessa maturità della persona che, a chi gli sussurra "Hai una caccola che ti spenzola dal naso", risponde "E tu hai la patta aperta!". 
Capisco che non c'e' niente che ci faccia stare meglio che puntare l'indice verso i problemi degli altri. E' catartico, purificante, vero?: noi abbiamo Berlusconi e la mafia, ma voi avete la pena di morte e le armi, na-na-na-na-na-na! Menziono l'altro giorno su facebook una statistica, stilata da un'organizzazione internazionale, secondo cui l'Italia e' al primo posto in Europa come il paese, a livello di percezione, più corrotto, e mi hanno detto ue', io ci vivo vicino ad una base americana, e questi statunitensi ne combinano di cotte e di crude! Perché comunque niente identifica un intero popolo come prendere ad esempio un gruppo di ragazzotti, con gli ormoni a palla,  tra i 18-22 anni e all'estero! Vabbe', polemica a parte, cerchiamo di essere realistici: se fossi vissuta, chesso', in Germania invece che negli US, il commento sarebbe stato diversamente uguale, tipo "Guarda che io sono stato a Monaco 2 anni fa, e poi li vediamo tutti i tedeschi che vengono in Italia in estate, quando bevono sono XYZ…", insomma, avete capito di cosa parlo…

E' un sentimento comune, mi sembra, quello di "proteggere" qualcosa (o qualcuno) che si ama, la propria patria o i propri figli, ad esempio, da chi e' straniero o estraneo… Succede anche qui, credetemi.
Capisco l'indignazione quando uno "straniero" evidenzia i problemi di un altro paese, e' il concetto di lavare i panni in famiglia. Se lo dico io, va bene, Se lo dice qualcun altro, specialmente un estraneo, allora no. Siamo tutti un po' suscettibili, gotcha, e' un comportamento che capisco bene, lo chiamerei "sindrome della critica dello straniero", e ne soffro anche io.
Vi faccio un esempio: la mia "vecchia" dentista aveva vissuto in Italia, a Napoli, per alcuni anni. Mi sembra 5. Era dentista in una base americana. Me lo ha raccontato una volta, mentre mi trapanava un dente. Mentre ho la bocca spalancata e lei che ravana dentro, mi dice, in inglese "I lived in Naples" "ACA-A" rispondo io, cercando di dire OK senza muovere lingua o labbra.
Poi, con una pronuncia italiana perfetta mi dice: "Napoli. Che schifo." A cosa si riferisse specificamente, non so, ma  mi sono sentita subito offesa. Non potendo controbattere, ho gorgogliato qualcosa, e mi ricordo che, non appena ho potuto parlare, ho detto che Napoli e' una bella città con tanti problemi storici, tra cui magari un'amministrazione corrotta.. bla bla bla….le ho fatto la lista di 5 cose positive di Napoli (proprio come ho scritto sopra)
Perché mi sono infastidita? Sono stata a Napoli un paio di volte, e non dico che faccia schifo, ma certamente nessun italiano o napoletano può negare che abbia dei problemi. Enormi. Enormi quanto la sua bellezza, o il suo potenziale di bellezza… E ad una persona abituata a come funzionano le cose in America, capisco che Napoli non abbia fatto un'ottima impressione, mentre invece le e' piaciuto tantissimo il Tirolo. Impressioni, opinioni… poi ci sono i fatti.

Ma anche i fatti, se mettono in cattiva luce una città o un paese, solo chi vi appartiene può usarli.

In altre parole, dopo tutto questo sproloquio, tutti i vari commenti di chi si sente offeso, ho capito che una volta che varchi il confine ed esci dall'Italia, perdi il diritto di esprimere la tua opinione su di essa, solo pero se ha una connotazione non positiva..

Quindi, rispondendo alla domanda del titolo di questo posto, la risposta e' un bel risonante NO.
Cerchero' di ricordarmelo.








53 commenti:

  1. Ciao Moky,
    sono una delle tue lettrici silenziose. Se tutto va bene, anch'io tra qualche mese approderò negli USA.
    Btw, sai che penso di queste critiche? Che la gente ROSICA. Perché qui in Italia abbiamo una pessima situazione che genera tonnellate di gente frustrata. La frustrazione genera ostilità nei confronti di chi sta meglio. E se chi sta meglio esprime giuste critiche diventa il cattivone di turno che non sa niente e non capisce niente. Potresti anche abitare in Svizzera da cinque minuti e le reazioni sarebbero le stesse.
    Un saluto e complimenti per il blog!
    Allie

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    1. Allie non posso che essere d'accordo con te!E con Moky of course!Da lettrice silenziosa e too, expat in UK da 5 anni (ho pure vissuto un breve periodo a New York-ho parenti ed amici lì). La cosa che più mi fa imbestialire è una delle classiche frasi che ci vuole fortuna ad andare via e coraggio a restare! Eh no perchè come è difficile restare, è altrettanto difficile partire! Ci vuole coraggio e testa come dico io, altro che fortuna!La gavetta io l'ho fatta qui a Londra per meno di 1 anno e ho raggiunto grandi risultati che a Roma nemmeno dopo decenni di lavoro ho visto riconosciuti i miei sacrifici e apprezzata la mia professionalità!Ho lottato anni per (non) vedere un contratto di lavoro, ma non solo, in Italia non funziona un bel cavolo, dal servizio pubblico alla estenuante burocrazia, mi spiace ma non si vive della sola bellezza del paesaggio o nel mio caso di una storica città come Roma (oramai arrivata al collasso totale) e io ho scelto consapevolmente di espatriare, decisione assolutamente non facile lasciare grandi ed importanti affetti, ma adesso non tornerei indietro nemmeno se mi pagassero! Amo Londra e mi sembra di essere nata e vissuta qui! Alla faccia di chi dice che gli inglesi sono razzisti, freddi, inospitali...come quando la signora che ha risposto ha scritto che gli americani sono ipocriti etc odio profondo per ogni generalizzazione, denota una chiusura mentale spaventosa e l'ignoranza è la cosa che più mi fa paura! ....scusate se mi sono dilungata e magari sono andata un pò "off-topic"!!

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  2. Non so cosa ho combinato: avevo commentato ma è sparito tutto... spero non venga doppio allora!
    Dicevo che sono daccordissimo con Allie e le auguravo un sacco di bene dato che anche lei se ne và! E rispondendo alla domanda che da il titolo al post, sicuramente è un SIIIIIIIIIII: hai/avete tutti i diritti di criticare anche perchè qualcuno potrebbe, se non aprire, almeno socchiudere gli occhi: dal di fuori si vede forse meno (e non è detto che sia un male...!) ma anche molto meglio.
    Un ri-abbraccio da una che comunque di certo l'amerika non la ama... ;-)

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  3. Il carattere del tuo blog è assolutamente meraviglioso!!! Fa venire voglia di scrivere all'infinito solo per poter leggere...

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  4. mi sono alzata in piedi e sto battendo le mani
    se ci fosse un'elezione per nominare il "presidente" degli expat blogger, sono sicura la vinceresti tu :-D

    a parte gli scherzi, condivido in pieno il tuo punto di vista e grazie per averlo spiegato cosi' bene

    [io cmq ogni volta che torno in italia, e ci torno una volta l'anno, non li vedo tutti sti fasciatoi, anzi a dire la verita' non vedo nemmeno i bagni pubblici... prob perche' non ci vedo bene, sara' un problema mio]

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  5. Vorrei dire tante cose e ne dico, invece, una sola: GRAZIE! Di cuore, per aver detto quello che avrei detto anch'io (magari con meno parole ;-) ).
    Un abbraccio da Reno!

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  6. Ti leggo oggi per caso, sono tornata a Milano dopo otto anni in Sicilia (per amore come te, ma non ho trovato la mia isola felice e il mese scorso sono tornata, con marito e due figli). Quello che dici mi trova pienamente d'accordo, non ho mai vissuto all'estero ma lo desidero da anni. Purtroppo ho avuto molto coraggio in molte cose ma non in questa. Sto qui, mi lamento, mi incazzo, cerco di cambiare quel poco che posso (cordialità anche con gli sconosciuti, che presentarsi con un sorriso, anche in un negozio dove non tornerai, é sempre meglio che avere il broncio perenne). Mia sorella sta tentando di trasferirsi negli States e la invidio un po' ma non la biasimo né mi fa arrabbiare. Anzi, forse mi darà coraggio! Insomma... io ti do ragione e credo che sia utile che a giudicare il bel Paese sia anche qualcuno che ne ha preso distanza: Le cose da lontano si focalizzano meglio. E no, nemmeno a Milano, non ci sono fasciatoi e seggioloni ovunque e questo da madre di due bimbi piccoli é qualcosa che mi manda in bestia.
    Claudia

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  7. Standing ovation per questo post pieno di schiettezza e verità! Stavo giusto pensando a come io invece in quegli otto anni in UK idealizzassi ancora molto l'Italia, mentre ora che son tornata qui da tre anni beh...certe cose le vedo con più cognizione di causa...più consapevolezza che, appunto, le cose possono essere migliori di così. E mi viene una rabbia e frustrazione. ..

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  8. Sono assolutamente d'accordo con te! Io sono expat in America da molto meno di te, pero' ho notato alcune cose:
    1) La gente ama commentare i post su facebook e sui blog in modo provocatorio. Io che sono poco democratica se sono troppo fastidiosi li blocco.
    2) Perfettamente d'accordo sul discorso del sessismo, non che in USA non esista, ma almeno non ci sono cose COSI' terribili come queste https://www.youtube.com/watch?v=EBcLjf4tD4E
    3) personalmente, detesto che uno straniero critichi l'Italia cosi' come detesto che un Italiano critichi gli Stati Uniti. Io pero' mi riservo il diritto di criticare entrambi. Saro' sbagliata? pero' e' cosi', che ci posso fare..

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  9. Appena arrivata qui in Australia un signore ci ha fermato per chiederci.
    "Ma davvero votate ancora Berlusconi?"
    Io volevo sprofondare per la vergogna ed ero anche un po' arrabiata per quella domanda un po' villana, diciamocelo.
    Lui continuo' dicendo che in Australia non avrebbero mai eletto un evasore, che e' qualcosa di inconcepibile ed io pensai "mmm, veramente ci state offrendo solo lavori in nero...".

    Pero', come dici tu... io sono la prima a parlar male dell'Italia e so di dar fastidio.
    Stessi ancora li', allora potrei e tutti la vedrebbero come me.
    Da quando me ne sono andata sempre solo una villana con la puzza sotto al naso che sputa veleno.
    Cosa che non sono...

    Solo che io l'Italia l'ho lasciata soffredndo come un cane ma consapevole che un'altra vita era possibile e che il mio futuro meritava qualcosa di meglio.

    Un bacio!

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  10. il diritto di critica non si nega a nessuno, io italiana che vive in Italia, mi devo sentire liberissima di criticare un'America bigotta, razzista e ignorante; però la domanda è: perchè? perchè diavolo una persona che non vive più da anni nel suo paese deve passare il tempo a criticarlo (il suo ex paese?) ferendo così la sensibilità di chi resta? oltre tutto scrivendo vecchi stereotipi abbastanza ridicoli e anacronistici? tutti posso criticare tutto, anche disprezzare volendo, ma tra farlo per questioni personali e sentirsi in "dovere" di farlo, ce ne corre, quindi mio parere personale alla domanda: ho diritto di criticare il mio Paese? la risposta dovrebbe essere: è ancora il mio Paese? se la risposta è si, allora prima di criticare dovrei conoscerlo davvero, se la risposta è no, allora mi domando se ho davvero necessità di criticarlo. Perchè un'italiana che vive in Italia allora dirà che l'America è un paese bigotto, razzista, ignorante e guerrafondaio sulla pelle altrui e io non mi dovrò offendere e scagliare contro queste affermazioni, ma anzi dovrò sostenere con passione queste opinioni. PS venire tutti a vivere a Brescia, ho scoperto leggendovi che qui deve per forza esserci qualcosa di miracoloso, in quanto ci sono i seggioloni per bimbi nei ristoranti, i fasciatoi nei centri commerciali e non so che altro che manca in giro, e il sessismo dilagante, le molestie e quant'altro che mi sfugge ... dai... come se davvero nel resto del mondo le donne fossero privilegiate... su ... Si cazzarola, si può criticare il proprio Paese, si cazzarola in Italia abbiamo tanti problemi, ma si cazzarola che palle! è una caratteristica tutta italiana buttare m.... a palate sul proprio Paese, specialmente da parte di chi è andato via da 5 minuti o da 50 anni, non cambia molto .... ahhhh che fatica! Come se chi resta non vede i problemi, e allora? diamo fuoco a tutto? no, viviamo e continuiamo a combattere la nostra silenziosa battaglia per migliorare le cose. C'è chi vive in Italia e chi vive altrove, facciamocene una ragione e amen.

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    1. Hai espresso perfettamente e in modo più moderati e corretto quello che volevo esprimere nel commento anonimo citato nel post e sì... anche da me ci sono seggioloni e fasciatoi anche nella trattoria. E non vivi in una grande città.
      Il primo commenta che inneggia al rosica mento e all'invidia è patetico oltre che infantile, noi sappiamo cosa non va ma viviamo qui e combattiamo per cambiare le cose senza buttare per forza merda su tutto.

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  11. Invece la risposta dovrebbe essere si. Si perche' hai avuto l'opportunita' di sperimentare che le cose possono anche funzionare in maniera diversa, piuttosto che rassegnarti al "tanto si sa che funziona cosi". Mettiamoci anche che magari molti provano anche un pizzico di invidia nei nostri confronti (nel senso di noi expat)

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  12. Applausi Moky! Condivido a pieno il post!

    Leggendo i commenti di Graziella e di anonimo su, mi viene da sottolineare che io in Italia non ho mai visto un fasciatoio nel bagno di nessun posto pubblico, mai, e non ci vivo piu' solo da cinque anni circa e lo scorso anno ci sono tornata tre volte... I am just saying... :/

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    1. Tesoro allora insisto, vieni a Brescia, ti posso elencare centri commerciali attrezzati per le mamme: Freccia Rossa; Ikea; Le Vele ... ma mi annoio a fare un elenco, sorry.

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    2. Tesoro e se devo cambiare mia figlia al bar o in pizzeria cosa le dico: " Andiamo al centro commerciale [di Brescia, perche' altrove, o comunque nella stragrande maggioranza delle citta' italiane (per non dire dei paesini) non ce ne sono e ne sono certa perche' io pure sono italiana, mica me lo raccontano]"?

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  13. In USA da 17 anni dopo 27 anni di Italia, devo dire che non ho esperienza di fasciatoi e seggioloni ma sono convinta al 1000% che il sessismo americano sia un millesimo di quello italiano, a tutti i livelli, e da tanto tempo. Certo ci sono punte di sessismo ovunque, e sono quelle che fanno notizia, ma credete che qui una donna e' una persona per davvero. Mi manca l'Italia e ci torno spesso, e tutte le volte mi viene da piangere a vedere come ancora vengono trattate le donne (e come loro stesse si trattano rispetto a situazioni sessiste). credo che non siano tutticosi', ma che ci sia ancora tanto da fare.
    Letizia

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    1. ma dove vivi in tunisia? da me le donne sono trattate, o si fanno trattare con rispetto da quei pochi immigrati cafoni.sono sempre state donne che lavorano fin dai primi dell'900, o in campagna o in fabbrica. erano e sono ancora le "Arzdore" della casa, cioè quelle che gestiscono il patrimonio famigliare,per intenderci. purtroppo sull' onda USA(usa e danimarca insegnano) ci sono molte donne che hanno capito che facendo la pornostar o l' escort si fanno piu soldi.

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  14. (p.s. mi sono tolta 10 anni, gli anni in Italia erano 37!)

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  15. Va bene, questa è la conferma che in Italia non ci sono fasciatoi, seggioloni, che il sessismo è imperante come non lo è in nessuna parte del mondo e che tutti quelli che espatriano sono più furbi, intelligenti e ce l'hanno più lungo ... Mi arrendo :-)

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  16. Violenza domestica:È importante sottolineare che sia negli Stati Uniti sia in Europa sono stati registrati dei valori significativi, pari rispettivamente al 29,8 percento e al 25,4 percento delle donne oggetto dello studio. Per quanto riguarda le fasce d'età maggiormente colpite da questo fenomeno, i risultati mostrano drammaticamente come la violenza sessuale inizi molto presto, con una concentrazione pari al 29,4 percento delle violenze nella fascia di età 15-19 anni. Il picco massimo viene registrato tra le donne aventi un'età compresa tra 40 e 44 anni, per poi subire una lenta diminuzione. L'organizzazione Mondiale della sanità che ha eseguito uno studio su 226 report pubblicati tra il 1982 e il 2011. La conclusione finale è che in questo arco temporale il 38 percento delle donne assassinate sono state uccise dal proprio partner. Un dato che raggiunge valori pari al 55 percento nei paesi dell'Asia sud-orientale, 41 percento in Africa e 38 percento nelle Americhe.


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  17. La violenza domestica
    Per il 33 per cento delle europee che ha subito violenza fisica, psicologica o sessuale almeno una volta nella vita, nei due terzi dei casi l'aggressore era il partner. Scorrendo i dati dei singoli Paesi, scopriamo che la media Ue della violenza s'impenna alle latitudini che meno ci aspetteremmo, quelle con i tassi di occupazione femminile più alti e dove quindi verrebbe da pensare che la parità di genere poggi almeno su solide basi di indipendenza economica. Invece in cima alla classifica dei soprusi c'è la Danimarca, con un impressionante 52 per cento di vittime (e qui il 70 per cento delle donne lavora, contro il 58,5 per cento della media europea). Seguono la Finlandia con il 47 per cento, la Svezia con il 46 (qui l'occupazione femminile è al 71,8, la percentuale più alta d'Europa), l'Olanda con il 45, Francia e Regno Unito con il 44.I dati italiani
    L'Italia, dove meno della metà delle donne è coinvolta nella vita produttiva, sul versante della violenza di genere fa meglio della media Ue, con un 27 per cento di vittime (l'ultima indagine Istat, nel 2006, diceva il 32) che la allinea con Bulgaria, Ungheria, Irlanda e Grecia. Gli Stati piu' “virtuosi” sono Polonia e Austria, con il 19 e il 20 per cento. Ma perche' i Paesi nordici registrano statistiche tanto impressionanti? “Le variabili sono molte” risponde Blanca Tapia, portavoce dell'Agenzia che ha condotto la ricerca. “In Danimarca le donne vanno in pensione anche oltre i 70 anni, dunque sono esposte piu' a lungo agli abusi sul posto di lavoro. Inoltre abbiamo constatato una correlazione tra il consumo di alcol da parte degli autori della violenza e gli abusi subiti dalle donne, e sappiamo che in certi Paesi nordici gli uomini bevono molto. Infine potrebbe essere una questione di consapevolezza della violenza, molto profonda tra le donne danesi e svedesi, per esempio, e meno sviluppata in alcuni Stati del sud Europa”.

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    1. Interessanti anche i dati sui femminicidi. Ne scrissi tempo fa: http://dionisoo.blogspot.de/2013/06/femminicidi-i-numeri-e-lautopercezione.html
      Nei dati che avevo recuperato l'Italia era al sestultimo posto in Europa come casi per milione di abitanti: 1,55 ogni milione.
      Questa pagina
      http://en.wikipedia.org/wiki/Femicide#United_States
      afferma:
      Since the 1970s, the rates of femicide in the United States has fluctuated between 3.8–4.5 deaths per 100,000 women.
      Con un calcolo spannometrico ciò equivarrebbe più o meno a 3.8–4.5 ogni 200.000 abitanti. E cioè circa 19-22,5 per milione di abitanti.

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  18. Non è che volessi invadere il blog di Moky e anzi me ne scuso, ma è giusto conoscere i dati reali, anche se non sminuiscono di una virgola il problema. Ora smetto davvero. Ciao.

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  19. È il post più noioso del tuo blog Moky, sono molto arrabbiata che tu l'abbia scritto. E sai perché? Perché hai dimenticato la regola d'oro. Don't feed the troll.
    ;-)
    Baci grandi.

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  20. @ Graziella Pezzetta: intervengo perche' il tema della violenza sessuale mi interessa, MOLTO. Qui comunque Moky non parlava di violenza ma si sessismo, che e' altro, quindi stiamo un po' andando fuori tema, e mi scuso con la padrona di casa :) ma volevo commentare i dati che riporti. I dati vanno interpretati, e come diceva il responsabile della ricerca nell'ultimo paragrafo che citi, una delle chiavi che influenza pesantemente questi dati e' la CONSAPEVOLEZZA. La consapevolezza della vittima di aver subito un abuso o una violenza. La definizione di Arrasment per una americana e' molto diversa da quella di un'italiana, da quella di una turca e a sua volta da quella di una marocchina.
    Ci aggiungerei anche, come fattore da considerare leggendo i dati, la visione che la societa' ha della vittima di una violenza sessuale e del carnefice.
    Questo per dire che il numero altissimo di denunce per violenza sessuale presenti nei paesi nordici e negli USA si verifica perche' vengono denunciate situazioni che, in Italia, come in molti altri paesi europei (e non), vengono considerate "normali", che poi era quello che un po' diceva Moky nel suo post ma per il sessismo. Il livello di sensibilita' e di attenzione che c'e negli stati nordici, cosi' come negli USA, nei confronti del Sessual arrassement, e' altissimo.
    A mio marito, prima che cominciasse a insegnare all'universita' negli States, venne fatto un "corso di comportamento" che spiegava come relazionarsi con studenti del sesso opposto: MAI, mai mai chiudere la porta se si e' soli con lo studente, MAI fare commenti sull'abbigliamento e sul fisico di uno studente (compreso "come le sta bene questa gonna oggi"), fino a "se state camminando in una strada deserta del campus, con davanti una ragazza, anche se quella e' la strada che dovete fare e' bene cambiare marciapiede, o rallentare e mettere distanza tra voi e lei per non spaventarla". Molti casi di arrassement negli USA non "esisterebbero" proprio in Italia.

    Per come leggo io i risultati che tu citi, i paesi dove c'e' il piu' alto numero di denunce e' quello dove le donne sono piu' tutelate e garantite, sono maggiormente consapevoli dei loro diritti, rivendicano eguaglianza e percepiscono il le violenze sessuali come tali, che poi e' il primo passo per combatterle.
    Passo e chiudo, perche', appunto, questo non c'entra nulla con quanto scritto nel post, ma ci tenevo a commentare i dati che hai citato. Che credo tu abbia preso da qualche giornale italiano, ma che vengono inizialmente da una ricerca molto interessante e molto ampia che trovate qui: http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra-2014-vaw-survey-main-results_en.pdf L'ho detto, vero, che e' un tema che mi interessa? MOLTO? :-D Alice precisatrice

    @Zion :-D

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    1. È sicuramente vero che il numero di denunce dipende anche da un fattore culturale. Però è un po’ difficile misurare quanto, in numeri, il fattore culturale possa modificare il dato oggettivo. I dati sul femminicidio, invece, dovrebbero essere dati abbastanza oggettivi. E la misura è il triste numero di morti per anno. Le morti non possono passare inosservate per mancata denuncia.
      Dato queste premesse, come ho scritto nel mio commento del 10 dicembre, io nel 2013 mi misi a fare qualche ricerca veloce in rete e trovai i dati riassunti qui: http://dionisoo.blogspot.de/2013/06/femminicidi-i-numeri-e-lautopercezione.html
      Da quei numeri risultava che l'Italia era al sestultimo posto in Europa come casi per milione di abitanti: 1,55 ogni milione. Invece questa pagina (http://en.wikipedia.org/wiki/Femicide#United_States) afferma:
      Since the 1970s, the rates of femicide in the United States has fluctuated between 3.8–4.5 deaths per 100,000 women.
      Con un calcolo spannometrico ciò equivarrebbe più o meno a 3.8–4.5 ogni 200.000 abitanti. E cioè circa 19-22,5 per milione di abitanti.
      Mi interesserebbe sinceramente (senza spirito polemico) capire se tu hai trovato dati diversi. Il documento che citi è molto lungo e richiederebbe un po’ di tempo andare a trovarsi i dati.
      Grazie

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  21. insomma cara Monica Angelin Savarese non si può dissentire che ti danno della Troll o in subordine della tonta che non sa leggere le statistiche ... vabbè, alle solite.

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  22. Statisticamente quante violenze sessuali ci sono in Arabia Saudita? Forse 0? Non credo prorpio che il numero di denuncie [per violenza sia un metro attendibile per il livello di sesssismo di un paese. Comunque, non si parlava di violenza sessuale, ma di sessismo in generale. Mi interessa sapere tra le donne che hanno vissuto sia in Iyalia che negli US quale sia il paese che da maggiori garanzie contro il sessismo. Capisco pe rla mia esperienza sia poco per decidere. Io non ho dubbi comunque!
    Letizia

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    1. Statisticamente quante violenze sessuali ci sono in Arabia Saudita? Forse 0? Non credo proprio che il numero di denuncie per violenza sia un metro attendibile per il livello di sesssismo di un paese. Comunque, non si parlava di violenza sessuale, ma di sessismo in generale. Mi interessa sapere tra le donne che hanno vissuto sia in Italia che negli US quale sia il paese che da maggiori garanzie contro il sessismo. Capisco che la mia esperienza sia poco per decidere. Io non ho dubbi comunque!
      Letizia

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  23. premetto che mi fa piacere che in nord italia ci siano fasciatoi e seggioloni, e spero pure bagni pubblici
    cmq, letti i commenti precedenti, mi e' venuta in mente una cosa.....
    quando ero in italia ero abituata a certe cose... poi sono venuta in america e ho avuto lo shock culturale e mi ci sono subito abituata, ma ogni volta che torno in italia ho lo shock al contrario... mi spiego meglio: le pubblicita' con le donne semi-nude!
    per me, che avevo sempre vissuto quella realta', era normale vedere manifesti pubblicitari con donne seminude a pubblicizzare qualsiasi cosa (non parlo dell'intimo, ma pure i rubinetti dei bagni o i pannelli fotovoltaici), pe non parlare delle veline e similari in tv.... ora qui in america e' vero che la tv non la vedo e quindi non so come sia la situazione, ma e' vero che in giro per la citta' non si vede nessuna donna-seminuda (a parte le vetrine di vittoria secrets)
    e quindi quando torno in italia mi sembra cosi' strano...

    ma non sono l'unica a pensarlo
    c'e' questa tipa che ha un blog, lei e' un'americana a roma...
    http://unamericanaaroma.com/2012/03/13/half-naked-women-are-on-italian-tv/

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  24. Ragazze, non commento mai il blog di Moky ma faccio un'eccezione per dire una cosa. Vivo negli USA anch'io. Sono mamma anch'io. Il sessimo e la discriminazione sessuale, qui non esisteranno.. ma come chiamate voi un Paese che in pratica non ha maternity policy? Dov'e' tutta questa gender equality? Forse molte di voi mamme all'estero sono casalinghe e non hanno idea di cosa significhi lasciare il proprio figlio all'asilo a 2/3 mesi, dopo una maternita' talvolta non pagata. Dover tirare il latte varie volte al giorno prendendosi pause dal lavoro non retribuite, quindi perdendoci pure parte dello stipendio. E lavorare fino a pochi giorni dal parto. Stiamo veramente a disquisire sui fasciatoi? Comunque, pur essendo d'accordo che in Italia l'utilizzo dell'immagine femminile e' veramente nauseante, neanch'io come Graziella ho subito episodi di sessismo nei miei 20 anni passati in Italia. Ma non ne ho subiti neanche qui in USA. Forse sono stata fortunata. -G

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    1. e' vero, nessun posto e' perfetto.... non lo metto in dubbio!
      ma almeno in USA si ha il "diritto" di diventare madre, in un modo o nell'altro... mentre in italia sembra che se la natura ha cosi' decretato sarai marchiata con la lettera scarlatta e guai a te se osi procedere diversamente :-/
      poi c'e' qualcuno che osa andare all'estero, e poi magari dopo tot tempo (anche anni) si vede togliere il figlio dalle mani perche' non e' passato dalla vagina della madre!

      scusate :-D

      cmq.... nessun posto e' perfetto, ma sta a noi scoprire cosa c'e' di bello/buono nel posto dove viviamo, e cercare di far qualcosa per quello che non ci piace

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  25. Commento sempre sul blog e anche in Fb, quindi sai già come la penso.
    Bisogna essere obbiettivi, indipendentemente da dove arriva il post pubblicato o il commento, se un problema c'è, inutile negarlo o nascondersi dietro ad un dito, o addirittura dire: Voi in USA avete....A cosa serve?
    Io ti leggo sempre e so che non hai astio nei confronti dell'Italia, poi non pubblichi solo link riferiti all'Italia, ma anche notizie del paese in cui vivi, del tuo paese.
    Trovo normale che una persona che ha vissuto per anni in un luogo, faccia dei paragoni se cambia città, paese, regione o addirittura nazione. Non capisco perchè la persone se la prendono. Come hai detto tu, se uno fa notare i problemi e abito nel paese può farlo, se uno fa la stessa cosa, ma se n'è andato, da fastidio. Il problema non cambia, ma è la prospettiva da cui si guarda che è diversa.
    Io continuerò a leggerti e a commentarti se non ti disturba.

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  26. Con grande probabilità per colpa della mia connessione farlocca, il commento di ieri non è arrivato a destinazione. Così ho continuato a rifletterci e posso anche aggiungere qualcosa. Intanto il dibattito si è infiammato davvero.

    Adesso ho riprovato e la pubblicazione non è riuscita perché il commento è troppo lungo. Ora lo spezzo in due:

    Al di là del contenuto delle critiche, su cui ovviamente le opinioni sono contrastanti, Moky fa una domanda precisa: "chi è andato via dall'Italia può continuare a criticarla o no?".
    A me sembra doveroso dire delle cose che credevo scontate. Questo spazio si chiama "Moky's blog", cioè c'è la targhetta sulla porta "Questa è casa di Moky", non uno spazio pubblico, ma il suo salotto. E ognuno a casa propria può anche dire che la luna è fatta di formaggio.
    Moky, sai quanto ti apprezzo e ti stimo, sempre di più man mano che ti leggo. E mi dispiacerebbe molto se tu smettessi di scrivere quel che pensi per accontentare qualcuno. Spero di continuare a leggere qualunque cosa ti passi per la testa, anche quando la penso in maniera opposta.
    Accontentare tutti è impossibile, e non è nemmeno giusto. Qualunque cosa ognuno scriva o pensi scontenterà sempre qualcuno.

    E che a nessuno venga in mente di dire che io sono una persona aperta e tollerante, eh! Non è vero.

    Io, che sono in generale socievole quanto un serpente a sonagli e tollerante quanto un rinoceronte quando vede invadere il suo territorio, forse riesco anche a dire qualcosa di più.

    Le critiche feriscono. Non quelle che stai facendo tu. Sono stato ferito ripetutamente dalle critiche mosse al sud Italia da persone che non ci sono mai state e che non sanno nemmeno in che regioni sono Matera, Napoli o Catania.
    Luoghi comuni sparati a caso solo per disprezzare e darsi un'aria di superiorità, da persone che non conoscevano il sud e che non volevano conoscerlo. Che pensavano di poter vantare nella loro città un livello di legalità superiore che non c'era affatto. Che nel criticare facevano di tutta l'erba un fascio.

    Se i tuoi post fossero di questo tenore, se tu fossi una di queste persone, il mio commento non ci sarebbe, come, forse, molti altri.
    Mentre scrivo questo commento leggo anche il post di cui si parla e noto anche una frase che a me (devo sottolinearlo? a me) non piace. Quella conclusiva:
    Ora vi lascio nel vostro crogiuolo di lacrime....
    Che mi suona un po' come il gesto dell'ombrello che Alberto Sordi fa ai "lavoratoriii". Questa è l'impressione che ne ho leggendola e so che i malintesi in tutto ciò che è scritto "chat, blog, ecc." sono molto facili. Quando non si hanno il tono della voce ed i gesti ad accompagnare la parola si può fraintendere.
    Comunque il resto del post mi sembra di un tono totalmente diverso. E poi, mica deve piacere a me quello che pensi tu!

    Secondo me le critiche e anche le palate di m... ha tutto il diritto di mollarle anche chi vive all'estero.
    C'è anche chi pensa che gli italiani all'esterno non dovrebbero votare. Perché chi ha dovuto andare via dall'Italia perché non ha trovato le condizioni per rimanerci non dovrebbe poter lavorare anche da fuori per cambiare questa situazione, e magari ricreare le condizioni per poterci tornare?

    Anche se non è il tuo caso, perché chi ha fatto la scelta obbligata di emigrare dopo essere stato pestato sotto i piedi da un Paese che non vuole i cittadini volenterosi, amanti della legalità, lavoratori seri, non dovrebbe "vendicarsi" sputando veleno? Io ho intenzione di andare via al più presto e mi riservo il diritto di continuare a parlar male dell'Italia come faccio oggi. Ho dedicato anni di vita a cercare di migliorare la mia terra. Ho lottato, HO PERSO e ho dovuto ricominciare da zero. Ora, per me l'Italia può essere abbandonata al suo destino.

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  27. Seconda parte:
    Per rispondere a Graziella: secondo me hai frainteso molto il tono di Moky, che dell'Italia scrive proprio poco, non passa il tempo a parlarne, non ci si dedica, non si sente in dovere di criticare nulla. E non la odia.
    E forse hai frainteso anche le altre persone. Mimma non ha mai detto che il Kuwait è un paradiso e non odia certamente l'Italia.
    Del contenuto delle critiche se ne può parlare. Sessismo, ristoranti, nepotismo, meritocrazia, ecc. Ognuno ha un suo vissuto, il punto di vista di chiunque è sempre parziale e le esperienze possono essere molto diverse.

    Se ce l'hai con chi veramente sputa veleno sull'Italia, eccomi qua, prenditela pure con me, allora si che centri l'obiettivo.

    @Alice. Che succede? Mi sono molto preoccupato nel leggerti, non scherzo. Non ti avevo mai vista seria.

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  28. Luciano io non ce l'ho con Moky e men che meno con Mimma, è vero i blog eccetera posso far intendere intenzioni che non ci sono. Seguo da tanto Mimma nel blog "mamme nel deserto" è la trovo una persona fantastica, so benissimo che non ha mai detto che il Kuwait è il Paradiso e che odia l'Italia, anzi quando parla della "sua" Milano, si legge tutto l'amore che provava e quando poi parla della sua Puglia, viene fuori tutta la bellissima anima terrona (e posso scrivere serenamente la parola terrona, essendo mezza terrona pure io) Moky l'ho letta qualche volta e l'ho apprezzata. Io leggo tanti blog e interventi su FB di persone espatriate, e non raramente leggo appunto questa critica, ma se fosse una semplice critica non avrei proprio nulla da ridire, quello che mi da fastidio e che mi permetto di esprimere, è quando alla critica di accompagna un atteggiamento di superiorità e talvolta pure di disprezzo, sia chiaro, non sto dicendo che è il caso di Moky e mai e poi mai direi che è il caso di Mimma, è un discorso fatto in generale e sinceramente mi addolora. Noi siamo qui, ad annaspare, a combattere, a sopravvivere, a vivere meglio che possiamo, a cercare di far funzionare le cose, a cercare di migliorare noi stessi e la vita e leggere che i connazionali (alcuni) si sentono un gradino sopra perchè sono furbescamente andati via dal terzo mondo che è l'Italia, mi ferisce, profondamente.

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    1. Sono d'accordo.
      È che non mi sembra il caso di Moky quello dell'atteggiamento di superioritá.
      Tra l'altro ho letto anche quel che hai scritto su fb dopo e ti ho vista molto meno aggressiva di come mi sei sembrata all'inizio.
      Io sono molto litigioso, ma sui blog cerco di non alzare i toni proprio perché è facile fraintendersi.

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    2. "Furbescamente"? E' questo che a me da fastidio invece, Graziella.
      Non so se hai mai vissuto all'estero per lunghi periodi, ma ti assicuro che non e' per nulla facile. Non c'e' furbizia in una scelta simile (non almeno nel mio caso). E quando molte expat parlano dell'Italia con quello che puo' sembrare un tono accusatorio (e in parte lo e') c'e' tutta la rabbia nei confronti di un Paese, il nostro, che ci nega un diritto fondamentale: il lavoro ( e non solo quello!). E noi mica veniamo all'estero con "panza e presenza" (=con nulla in mano)! Molti di noi sono laureati, dottori di ricerca, medici, etc. (questo per dire che chi arriva all'estero spesso ha alle spalle duro lavoro non gratificato in patria!).
      Potendo, amerei fare crescere mia figlia in Italia, circondata dall'amore dei nostri cari, ma l'Italia non me lo consente. Non esistono servizi adeguati per i piu' piccoli e quando ci sono, ci sono molti altri limiti che non consentono di goderne a pieno (per es. a Palermo, la mia citta' di origine, puoi passare minuti interminabili bloccata nel traffico e se devi accompagnare tua figlia a lezione di arte di 45 minuti -sempre che ce ne siano- ti tocca passare magari un'ora all'andata e un'ora al rientro in mezzo al traffico...fai un po' i conti tu).
      Nelle mie parole ci puo' essere rabbia, ma una rabbia (come ho detto spesso altrove) simile a quella che si puo' provare nei confronti di una mamma cattiva, una mamma che non sara' la mamma perfetta, ma che ami comunque. Se io vedo un difetto in mia madre lo dico e questo non toglie nulla all'amore che provo per lei, se lo dice un estraneo mi incavolo. Il punto qui e': non siamo noi expat ancora comunque figli? Non abbiamo piu' il diritto di critica perche' viviamo sotto un altro tetto?

      [Moky, perdonami, ma l'agomento mi tocca molto].

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  29. Sono tornata sul tuo post per commentare, oggi che ho tempo, complice anche i commenti al tuo post sul gruppo fb. Come ti ho scritto, no, non si puo' parlare dell'Italia. Te ne sei andato? Ma che ne sai te che sei scappato. Pero' una delle tipe che ti ha risposto ha detto di poter criticare gli usa. Chissa' se ci ha mai messo piede.
    Uscendo un po' dal seminato, sono felice che almeno tu (sei l'unica finora che io abbia letto) ti dici contenta delle chiacchiere senza senso al grocery store. Pure a me me ne sbatte niente che il tipo che incontro in ascensore voglia davvero sapere come sto. Sono chiacchiere piacevoli e almeno per me che sto qui da poco, imparo modi di dire e frasi di cortesia.

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  30. Moki, sono un'altra tua lettrice silenziosa. Ho vissuto in California per oltre dieci anni e ora mi trovo in Florida. Quando leggo il tuo blog, specialmente i posts sulla tua famiglia, le differenze tra Italia e USA, ... sembra che tu mi legga nel pensiero! Concordo con quello che scrivi e posso confermarti che le mie sensazioni, i miei pensieri e le mie opinioni corrispondono al 99% a quelle tue. Credo che quando si esprimano opinioni sul nostro paese lo si faccia prima di tutto perche' ci piange il cuore nel vedere che un paese cosi bello come il nostro stia "dormendo" o per lo meno si sia "lasciato andare". C'e' chi grida "e' colpa dell'immigrazione" o chi dice "tanto le cose non cambieranno mai". Secondo me si puo' andare a caccia del colpevole o della scusa quanto si vuole, ma una stragrande maggioranza della colpa ce l'hanno gli italiani stessi che hanno perso ormai la speranza e si sono rassegnati a tirare avanti. Quando ero in Italia di esempi dove ho dovuto "tirare avanti" e ho preferito non fare nulla ne potrai fare tanti ma tra quelli che mi vengono in mente, e che sono parte di esperienze realmente accadute a me, posso elencare: professori universitari che nonostante l'ora di ricevimento e un appuntamento non si presentano; professori universitari che urlano e prendono in giro studenti davanti a tutti senza che lo studente possa fare ricorso o dare un voto/giudizio al professore; file chilometriche negli uffici pubblici per sentirsi poi dire che non era quello l'ufficio di competenza; direttore delle risorse umane di una banca che durante l'intervista per un lavoro ti chiede come prima domanda "quando si sposa? vedo che ha l'anello di fidanzamento al dito"; sentire chiamare persone che conosci con il nome/professione che le caratterizza "la filippina", la "peruviana", la "badante ukraina"; rivogelgersi alla polizia/carabinieri dopo aver subito un furto e sentirsi dire "e che cosa vuole che facciamo"?; ... Lo so che la vita qui negli USA e in tanti altri paesi del mondo non e' perfetta e che ci sono tante cose che potrebbero essere migliorate, ma trovo molto irritante sapere che il mio/nostro paese visto da fuori venga sempre ridicolizzato e sottovalutato. Forse ho contribuito anche io a dare questa immagine, ma vorrei che il mio paese si risvegliasse, che gli italiani si alzino di nuovo e incomincino a camminare a testa alta. Speriamo che questo lungo sonno della nostra Italia finisca presto e che possa iniziare un capitolo nuovo. Ciao

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  31. Chiunque ha il diritto di esprimere la propria opinione, lodi o critiche che siano, expat o residente in Italia che sia. Cosi come abbiamo il diritto di lodare o criticare il paese che ci ospita, cosi abbiamo il diritto di lodare o criticare il paese che abbiamo lasciato. Lascia perdere chi ti critica e continua a scrivere quello che vuoi! D'altronde, questo e' il tuo blog, e se alla gente non piace quello che scrivi, puo' smettere di leggerti!

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  32. sembrate quegli emigranti post guerra anni 48-50 che ritornano a casa dei cugini o fratelli restati in italia del nord , e rimangono scottati nel vedere che hanno lo stesso benessere o welfare del loro paese adottivo. si incazzano offesi, perchè pretendono di fare i profeti in patria. se ne vanno con la coda fra le gambe, e vanno in albergo perchè a casa dei parenti volevano essere serviti. io abito lungo la costa adriatica ma i fasciatoi, non parlo dei supermarket od hotel , ci sono per scontato, ci sono persino nelle toilette dei baghi in spiaggia, ma anche prima di 20 anni or sono.

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  33. c' è il figlio di un mio amico, che aveva un buon lavoro come gruista portuale (porto e piattaforme marine) con casa propria pagata dai genitori benestanti ecc ecc. è emigrato in usa(san diego) perchè in Italia non si sentiva realizzato, con disperazione dei genitor molto vecchi. udite udite, cosa farà a San diego, "l camerire in una pizzeria", ma vuoi mettere fare il cameriere in California o il benestante in Italia? questo è il risultato di voi emigrati in usa che fate vedere cose turche che non rispondono a verità, è solo per far credere di essere realizzati all' estero. conosco laureati richiesti in usa con stipendi da favola che sono ritornati a verona o bologna, perchè quella che facevano in USA non era vita!

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    1. "Noi emigrati negli USA facciamo vedere cose turche per far credere di essere realizzati"?
      Ma a chi, a te? Ridicolo!
      [Scusa Moky se mi sono permessa di rispondere, ma non ho resistito].

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    2. o che siete ex morti di fame in italia, oppure soffrite di complesso di inferiorità! e forse la vi sentite piu importanti, ora siete americani WOW!

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    3. chi si sente veramente a posto con se stesso non fa blog per fare sapere la sua posizione o falsa superiorità,accetta di vivere in USA e basta, con suo grande piacere personale, costui è solo da rispettare, gli altri che scrivono , oh come sto bene... ecc ecc, sono persone con la puzza sotto il naso.

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    4. ho letto questa risposta,però non mi sembra coerente col blog" possiamo noi criticare l' italia?" allora permetti che qualcuno critichi voi. a me non interessa mettermi contro voi 2, ma mi sembra, se ho capito bene che non vogliate farlo credere all' anonimo ma ai vostri conoscenti che sono rimasti in Italia. forse l' anonimo ha toccato il punto"G"

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    5. Sei un caso perso. Nulla di piu', nulla di meno.

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  34. per moby's - non riesco ad iserire il mio nome" franco graziani" per la conaca e uso anonimo Sono capitato per qui caso . rimango un poco perplesso nel leggere così negativo della tua vita a Milano, come fosse una città incivile, molti stranieri inclusi americani e nord europa sono entusiasti di viverci, la descrivono una città fra le piu moderne del mondo, anche se purtroppo invasa da molti immigrati (est europeo e rom provenienti dai balcani) ma questo nella globalizzazione europea ci sta, come in USA ci sta immigrazione ispanica( per sentito dire, io non vivo in USA) io come ti esprimi tu ho il culo nella padania. immagino che tu lavori la dove vivi, o no, e con 4 figli anche tu avrai le tue difficolta. a riguardo degli apprezzamenti sulle donne io che vedo i film americani, con i campus i college ecc , se non dicono bugie, mi sembra che sia una porcilaia, "stupri, bullismo, feste di laurea come orge ecc"mariti che si ubriacano e vanno a casa, e picchiano la moglie, le statistiche dicono( anche se io credo poco alle statistiche) che l' alcoolismo dilaga. il mito del cowboy affascina le donne. poi se non erro la piu grande industria del porno è americana con tanto di compagnie USA-Canadesi che invogliano tutte le ragazze giovani a fare questa esperienza perchè ci sono $$$ facili.vedi la famosa Raven Ryley al secolo sara page , che a soli 17 anni era gia una famosa porno star , vincitrice del youtube porno USA. e ne potrei citare a centinaia. per qul che riguarda Cessa, in italia non hanno fatto altro che modificare un nome gia inventato per lei dai media americani per disprezzarla. è inutile dire che l' italia ha il nobel della corruzione, e della mafia dilagante, ormai anche all' estero, e purtroppo anche quella russa, ma se non erro la mafia russa è arrivata anche in USA. per quel che riguarda la sanità, non parlo del sud( vera palla al piede dell' economia nazionale) nel nord c'è la migliore sanità d' europa seconda solo agli USA e Singapore. con il bello che se anche lo stato e pieno di debiti è gratis per tutti anche i senza cittadinanza. se non sbaglio i repubblicani hanno bocciata l' iniziativa di Obama,(sanità per tutti) e se non ha i un assic- ed è meglio che sia buona perchè sennò rischi di morire. qui da me ci sono diversi americani che giocano a baseball, o fanno gli allenatori, e mi dicono che è così.io sono sposato con una straniera ( svedese)da tanti anni, non sono giovane, ma mia moglie dice che qui si sta molto bene molto meglio che in svezia , che è tutto dire per noi italiani esterofili autolesionisti. capisco che in ogni caso per vivere bene dove hai deciso di vivere devi trovare ad ogni costo i lati positivi, altrimenti diventa un inferno. io per ragioni di lavoro e di convivenza con i miei suoceri ho girato in lungo ed in largo l' europa e devo dire che al nord si vive bene, anche se per colpa delle università con un numero chiuso di manica molto larga crea troppi laureati che formano disoccupazione giovanile. essendi laureati non andranno mai a fare certi lavori manuali, che oggi sono in possesso dell' est europa" rumeni, bulgari,albanesi,polacchi ucraini." lo so che è brutto dire che l' universita dovrebbe essere limitata, ma gli USA ci insegnano che se non hai un punteggio da genio non entri a yale o altri atenei. a perugia all' università per stranieri , è pieno di americani, svedesi inglesi ecc , perchè non hanno avuto accesso a casa propria.( vedi il caso di omicidio Amanda Knox di Seattle studentessa lavoratrice in perugia.) ci sarebbero tantissime altre cose da dire in bene ed in male in piu per USA e Italia. ma ci si dilungherebbe troppo saluti....

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  35. vedo che devi pprovare, spero che non mi censurerai non conosco il tuo stile, scusami sono sempre io Franco G. ciao

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  36. A prop di sanità gratis, c'è un americano che abita ora al mio paese ,ex abitante di Miami, era ritornato in USA con la moglie italiana, ha avuto 3 figli , ma a partorire veniva in Italia perchè anche includendo i 2 viaggi in aereo A/R per 2 pers- conveniva , perchè in USA costava di piu. Inoltre nascere in Italia si puo evitare il serv militare e relative guerre. poi infine si è stabilito in Italia perchè non trovava un lavoro per mantenere la fam a Miami. non so come mai , però sta di fatto che è così a sentire lui. F: Graziani

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