Qualche giorno fa ricevo una telefonata da un'amica che ha 4 figli, 3 maschi di eta' varie e l'ultima arrivata che ha un paio di mesi più di Violet, amica che cerco di prendere in piccole dosi per via della sua tendenza al pessimismo e alla tragedia: ogni volta che la chiamo al telefono, non e' spesso, io inizio sempre con "Hey! How are you?" e la sua risposta immancabilmente inizia SEMPRE con un sospirone pesante, pausa ad effetto, e poi una notizia più o meno triste/tragica/strappalacrime di qualcuno nel suo circolo famigliare o di amici, e sinceramente io persone così cerco di evitarle quando e per quanto posso.
Quindi rispondendo alla sua chiamata, sapevo che stavo per ricevere qualche "sob-story" ed ero preparata... o così pensavo.
"Hai per caso trovato una lettera dal dipartimento della polizia oggi?", mi chiede.
"No. Perche'?" rispondo, cercando di mantenere un tono neutrale.
"Hanno notificato la nostra area perche' un "sex offender" a categoria rischio 3 si e' trasferito sulla mia via. Affitta una camera da una parente."
"Cosa?" (la sua casa si trova a 5 minuti a piedi dalla mia.)
"E' appena uscito dopo 18 anni di galera, ha molestato 2 bambini", dice ...
E all'improvviso, l'idea di garantire diritti civili a tutti (anche persone così) va a ramengo.
Nel 1996, a seguito di un caso orribile in cui una bambina di 7 anni, Megan Kanka, era stata violentata e uccisa da un vicino di casa, uno che era stato accusato di diversi altri abusi e violenze sessuali verso minori, e che si era trasferito in una casa vicina con altri predatori, vennero passate diverse leggi federali, chiamate informalmente "Megan's law", che richiedono alle autorità locali in ogni stato e contea (polizia e sceriffo) di informare le comunità affette della presenza nel vicinato di un predatore sessuale, e l'instaurazione di una registro pubblico di predatori sessuali non più in custodia, cui questi ex-convicts devono registrarsi, pena il ritorno in carcere. Ogni stato regola il modo di comunicazione alla comunità, le distanze minime che devono esistere tra la residenza del predatore e scuole, asili, child-care, chiese, piscine pubbliche, e in tanti, forse tutti i casi si presentano sempre dei problemi con il vicinato che si trova ad "ospitare" un vicino che e' (giustamente) meno desiderato delle piattole o di un serpente a sonagli incazzato: spesso in tv si vedono proteste di mamme e bambini contro la presenza indesiderata, proteste che in alcuni casi si trasformano in attacchi verbali e fisici contro il predatore. La legge pero' cerca di proteggere anche i diritti di questi "low-life's" ad una riabilitazione e a vivere una vita "normale".
L'idea della legge era di dare ai cittadini la possibilita' di proteggere i propri figli, grazie all'informazione. L'effetto collaterale e' stato quello di massivi atti di harassment nei confronti dei predatori e spesso anche di chi affitta loro una casa. E viste le restrizioni geografiche, diventa molto difficile per questi predatori trovare un posto dove vivere, tant'e' che, la necessita' aguzza l'ingegno. esistono in alcune città persino agenti immobiliari specializzati nella ricerca di case e appartamenti per "registered sex offenders".
La percentuale di recidivita' sembrerebbe bassa, ma quando consideriamo chi sono le vittime, solitamente bambini, anche una percentuale dello 0.5% e', per me, troppo alta. E allora? Che fare?
"Non dovrebbero vivere in un vicinato pieno di bambini", dico io "Dovrebbero vivere in posti isolati, in mezzo al deserto... Anzi, l'idea della castrazione chimica non e' proprio malaccio..."
Non mi sembra vero, ma quelle parole escono dalla mia bocca. E' che (mi) e' difficile sostenere le libertà civili di chi commette violenze sessuali nei confronti di un bambino.
L'amica mi dice il nome del predatore, e lo trovo subito nella lista pubblica dei predatori in Arizona. Questo il link con foto e livello di rischio recidivita', nel caso di questo "coso" (faccio fatico a chiamarlo "uomo") e' 3, il massimo (da notare che l'area del rettangolo della mappa include anche la mia casa...). Questo articolo spiega bene come viene calcolato il rischio e le differenze tra le 3 categorie "rischio". Ho fatto un po' di ricerca ed ho scoperto che il nuovo vicino ha avuto almeno 2 condanne per molestie contro un minore, e diversi arresti per DUI, driving under influence, guidando mentre era ubriaco o fatto (o entrambi, nel suo caso...); sono persino riuscita a trovare il "docket" con le accuse.
Finita la telefonata, ho riflettuto. Ho 4 figli, i primi 3 vanno e vengono dalla fermata dello schoolbus da soli, spesso vanno fuori a fare camminate senza di noi adulti, o in bici a casa di amici... Allora ho deciso di parlarne con loro, anche se il marito era contrario perché non voleva spaventarli e poi, mi dice, sai quanti ce ne saranno qui nel vicinato che non sono mai stati presi?
Grazie, ora dormo più tranquilla...
Stamane ricevo un'altra telefonata, sempre dall'amica sospirante. Mi dice che la polizia non si era resa conto che la casa dove vive il "coso" si trova a meno di 1000 piedi (300 m) da uno dei child-care della zona, e così deve spostarsi! Momento di giubilo! Sospirone di sollievo, il mio!!! Mi sono sentita più leggera, e contemporaneamente una merdaccia... un'ipocrita. Sono qui che mi arrabbio per come le donne vengono ultimamente considerate dai rappresentanti al governo della destra, mi infurio per come i diritti umani vengano quotidianamente calpestati da chi pensa di averne il diritto, ma quando si tratta della mia vita e di quella dei miei figli ad essere messa a rischio, divento il ritratto dell'ipocrisia.
Come avreste reagito voi? Una volta che un predatore sessuale, specialmente contro i bambini, ha finito la sua condanna in carcere, ha veramente saldato il conto con la societa'? Ha diritto a rifarsi una vita simil-normale, o deve per sempre portare la lettera scarlatta?
Sono sincera, non so cosa rispondere....
venerdì 6 luglio 2012
martedì 3 luglio 2012
I veg-burger più facili e più buoni
Domani avremo circa una quindicina di persone qui per celebrare il 4 luglio: sono tutti o vegan o "con tendenze vegan", per così dire.
Mi piace tanto l'idea di fare festa qui, la casa e' abbastanza grande e si presta proprio a un party.
Sara' un potluck quindi ognuno porterà qualcosa da condividere.
Noi prepareremo i veggie-burger, e ora che ci e' stata data la ricetta PERFETTA, doverne preparare almeno una trentina non e' un compito che mi spaventa piu', sono anzi molto contenta di far provare ad altre persone quelli che sono probabilmente i burger migliori e più facili e più perfetti dal punto di vista nutritivo.
Questa ricetta e' una creazione di Jeff Novick, dietologo piuttosto famoso nel mondo "plant-based", che ha lavorato nella clinica di Dr. McDougall a Santa Rosa e che ora invece collabora con Rip Esselstyn (l'autore di The Engine 2 diet) e Doug Lisle Ph.D. (co-autore del libro "The Pleasure Trap", con un cv impressionante) e Whole Foods per incoraggiare una dieta a base di piante per ottenere una salute ottimale, ed e' ormai diventata una "staple" a casa nostra, tanto e' vero che e' stata la protagonista del mio ultimo articolo sulla newsletter della co-op. Ma ora la passo ufficialmente anche a voi.
Ingredienti per 4 burgers (la ricetta puo' essere raddoppiata o triplicata, i burger si congelano benissimo)
Mi piace tanto l'idea di fare festa qui, la casa e' abbastanza grande e si presta proprio a un party.
Sara' un potluck quindi ognuno porterà qualcosa da condividere.
Noi prepareremo i veggie-burger, e ora che ci e' stata data la ricetta PERFETTA, doverne preparare almeno una trentina non e' un compito che mi spaventa piu', sono anzi molto contenta di far provare ad altre persone quelli che sono probabilmente i burger migliori e più facili e più perfetti dal punto di vista nutritivo.
Questa ricetta e' una creazione di Jeff Novick, dietologo piuttosto famoso nel mondo "plant-based", che ha lavorato nella clinica di Dr. McDougall a Santa Rosa e che ora invece collabora con Rip Esselstyn (l'autore di The Engine 2 diet) e Doug Lisle Ph.D. (co-autore del libro "The Pleasure Trap", con un cv impressionante) e Whole Foods per incoraggiare una dieta a base di piante per ottenere una salute ottimale, ed e' ormai diventata una "staple" a casa nostra, tanto e' vero che e' stata la protagonista del mio ultimo articolo sulla newsletter della co-op. Ma ora la passo ufficialmente anche a voi.
JEFF'S VEGGIE BURGER
Ingredienti per 4 burgers (la ricetta puo' essere raddoppiata o triplicata, i burger si congelano benissimo)
- 1 latta di fagioli "kidney" preferibilmente, o di altro tipo, scolati e sciacquati. Qui le latte hanno un peso di 15 once, circa mezzo chilo Se raddoppiate la ricetta, la seconda latta di fagioli può essere di un altro tipo, anche ceci o lenticchie vanno bene, per cambiare il sapore.
- 1/2 Cup di avena in fiocchi (circa 43 g)
- 1/2 Cup riso integrale cotto (circa 100 g)
- 2 Tablespoons "liquido" (circa 30 g) può essere ketchup, o del sugo avanzato, o salsa messicana...
- verdure a pezzetti piccoli o grattate, opzionale (Prezzemolo, cilantro, aglio, cipolla sono sempre un'ottima scelta)
- pizzico di sale, opzionale
- spezie a piacere, se si vuol dare un gusto messicano, usare cumino e polvere di chili, per un gusto indiano, curry e garam masala, se i burger sono "italiani", basilico, origano... Insomma, vi ho dato l'idea, no? Siate creativi, questa ricetta e' un modello!
Per prima cosa, schiacciare bene i fagioli, ok i pezzetti di buccia, ma niente fagioli interi. Aggiungere gli altri ingredienti e amalgamare bene.
Fare un "pagnottone" col miscuglio, e tagliarlo in 4 parti uguali. Bagnandosi le mani d'acqua, fare una palla con 1/4 del mix poi schiacciarla fino ad avere un burgerino di circa 5 o 6 cm di diametro.
Questi burger richiedono un tempo di cottura velocissimo, perche' tutti gli ingredienti (eccetto le verdure grattate come le carote) sono già precotti, inclusa l'avena. Circa 2 o 3 minuti per parte. Vanno sulla griglia benissimo e si riesce anche ad ottenere dei "grill marks", le righe del grill....
Possono essere messi nel freezer pre o post cottura.
Nel "bun", il panino di scelta, e' possibile poi condirli con i soliti ketchup e senape, e poi "vestirli" con fettine di pomodoro, foglie di lattuga o rucola, cipolle a fettine sottili...
** Buon Independence Day! **
(Il mio primo da americana...)
lunedì 2 luglio 2012
Grazie a Bridget, mi sento un po' meglio
Non c'e' niente da fare, il film di rito di quando ho le palle girate, il film che mi rimette di buonumore, capace di ripristinare il sorriso e la fiducia nel mondo intero, nonché perfetta compagnia di asse e ferro quando la montagna sembra insormontabile... ecco, ho appena finito di rivedere "Bridget Jones' Diary" e già mi sento meglio.
No, non e' per la partita, di cui poi mi sbatte relativamente vista la sua irrilevanza con la mia vita, ma sono abbastanza incazzatella per altri motivi personali, di famiglia (ovviamente...). Essere marginalizzata, "disenfranchised", e' una sensazione che mi crea tanta frustrazione. Soprattutto da persone che passano la vita a manipolare gli altri. Secondo me la manipolazione e' evidente a tutti, ma io sono quella che la "denuncio", invece di partecipare al gioco dove onesta' e lealtà sono sostituiti dalla famosissima arte del mettersi la maschera di convenienza, gli altri, le vittime della manipolazione e i suoi testimoni diretti, tacciono ed acconsentono. Ovviamente, avendo aperto la bocca, per default, ricevo il marchio di pecora nera e/o mosca bianca.
Ma cosa c'entra la storia di Bridget con la mia vita? E' che la mia vita e quella di Bridget corrono (o correvano) spesso in parallelo, la condizione di"zitella" e "pazza" perenne, la storia disastrosa con il capo o nel mio caso, il collega, che ci spinge a cambiare lavoro e direzione, e dopo tante/alcune per me umiliazioni subite da parte di coppie "felici", Bridget finisce tra le braccia di Colin Firth, io finisco con J. Non proprio la stessa cosa, lo ammetto, ma va bene così.
Forse e' anche la normalita' di Bridget, con le sue curve in posti non favorevoli, con la sua spontaneità al limite della logorrea, con la sua ingenuità e il suo essersi fedele nonostante tutto, ecco io mi identifico tantissimo con questo personaggio, e mi sembra, riguardando questo film, di rivivere parti della mia vita.
Aggiungi alla storia, una colonna sonora doc, ed ecco spiegato perché questo film ha una qualita' catartica e rigenerativa che non trovo in altre pellicole. Almeno non me ne viene in mente nessuna. Eccezion fatta forse solo per The Bridges of Madison County.
Non mi stanca mai riguardarlo. Mi ritempra sempre. Fanculo i manipolatori dei sentimenti e chi indossa maschere. Alla fine Bridget Jones vince.
No, non e' per la partita, di cui poi mi sbatte relativamente vista la sua irrilevanza con la mia vita, ma sono abbastanza incazzatella per altri motivi personali, di famiglia (ovviamente...). Essere marginalizzata, "disenfranchised", e' una sensazione che mi crea tanta frustrazione. Soprattutto da persone che passano la vita a manipolare gli altri. Secondo me la manipolazione e' evidente a tutti, ma io sono quella che la "denuncio", invece di partecipare al gioco dove onesta' e lealtà sono sostituiti dalla famosissima arte del mettersi la maschera di convenienza, gli altri, le vittime della manipolazione e i suoi testimoni diretti, tacciono ed acconsentono. Ovviamente, avendo aperto la bocca, per default, ricevo il marchio di pecora nera e/o mosca bianca.
Ma cosa c'entra la storia di Bridget con la mia vita? E' che la mia vita e quella di Bridget corrono (o correvano) spesso in parallelo, la condizione di"zitella" e "pazza" perenne, la storia disastrosa con il capo o nel mio caso, il collega, che ci spinge a cambiare lavoro e direzione, e dopo tante/alcune per me umiliazioni subite da parte di coppie "felici", Bridget finisce tra le braccia di Colin Firth, io finisco con J. Non proprio la stessa cosa, lo ammetto, ma va bene così.
Forse e' anche la normalita' di Bridget, con le sue curve in posti non favorevoli, con la sua spontaneità al limite della logorrea, con la sua ingenuità e il suo essersi fedele nonostante tutto, ecco io mi identifico tantissimo con questo personaggio, e mi sembra, riguardando questo film, di rivivere parti della mia vita.
Aggiungi alla storia, una colonna sonora doc, ed ecco spiegato perché questo film ha una qualita' catartica e rigenerativa che non trovo in altre pellicole. Almeno non me ne viene in mente nessuna. Eccezion fatta forse solo per The Bridges of Madison County.
Non mi stanca mai riguardarlo. Mi ritempra sempre. Fanculo i manipolatori dei sentimenti e chi indossa maschere. Alla fine Bridget Jones vince.
venerdì 29 giugno 2012
Ponderando ...
Meno male che quando mi chiedo certi perché, ci sono loro...
E' un periodo difficile per me, perche' sono una che fa a fatica ad accettare le situazioni ingiuste, e fa ancora più fatica ad accettare che per la maggior parte delle altre persone intorno, coinvolte o solo osservatrici, sia tutto normale, tutto giusto, tutto bello.
Sto ponderando se condividere le mie domande con i blog-amici... Intanto condivido questo.
Sto ponderando se condividere le mie domande con i blog-amici... Intanto condivido questo.
Girl Power Tower
martedì 26 giugno 2012
Il mio "discorso" durante la cerimonia
A gentil richiesta di Chiara, ecco il "discorsino" da me fatto durante la cerimonia di naturalizzazione, così come l'ho scritto in macchina, in viaggio verso Tucson: anche se poi al momento ho improvvisato qui e li' e mi sono dimenticata pure un paio di frasi... la sostanza e' questa:
"My name is Monica and I'm from Italy.
If someone, 20 years ago, had asked me where would I see myself in 20 years, THIS would have never been my answer.
But as it happens, 19 years ago I fell in love with an American, moved here, and then I fell in love with this country.
For me, today is much more than becoming American and embracing back this country that has welcomed and embraced me for many years, today I feel like I'm closing a circle, bringing closure to my Grandmother's unfinished "dream".
She left Italy with her family as a child, came to this country at the beginning of the last century and lived in New York for a decade. She went back to Italy and never got to come back, and I grew up listening to her tales about the wonderful "life in America" and I've heard her complain several times about the fact that they had to go back to Italy.
In a way, I feel like her dream of living here is now being fulfilled by me and my children, her great-grandchildren. I know each one of us in this room is here today because of a dream, that for some it is now a reality thanks to this ceremony, while others may have just begun dreaming; but whatever our dream might be, let's not stop dreaming: I know that sometimes it might seem like our dreams will never be fulfilled, but I also know now that sometimes it won't be us, but perhaps our children or grandchildren or even our great-grandchildren who will make them a reality.
So congratulations and let's keep on dreaming.
Thank you."
"Mi chiamo Monica e vengo dall'Italia.
Se qualcuno, 20 anni fa, mi avesse chiesto dove mi sarei vista in vent'anni, QUESTA (indicando la sala) non sarebbe mai stata la mia risposta.
Ma come vuole il destino, 19 anni fa mi sono innamorata di un americano, mi sono trasferita qui, e mi sono poi innamorata di questo paese.
Per me oggi rappresenta molto più che non diventare americana e abbracciare a mia volta questo paese che mi ha benvenuta e abbracciata per molti anni, oggi sento che sto chiudendo un cerchio, portando a termine il "sogno" incompiuto di mia nonna. Lei aveva lasciato l'Italia con la sua famiglia, da bambina, era venuta in questo paese all'inizio del secolo scorso e aveva vissuto a New York per un decennio. Tornata in Italia, non e' mai più riuscita a tornare qui, ed io sono cresciuta ascoltando le sue storie sulla meravigliosa "vita in America" e l'ho sentita spesso lamentarsi del fatto che fossero dovuti tornare in Italia.
In un certo senso, sento che il suo sogno di vivere qui venga ora realizzato da me e dai miei figli, i suoi pronipoti. So che ognuno di noi in questa sala e' qui oggi a causa di un sogno, che per alcuni e' ora una realtà grazie a questa cerimonia, mentre altri forse hanno appena iniziato a sognare; qualsiasi sia il nostro sogno, non smettiamo di sognare: so che alcune volte potrebbe sembrare che i nostri sogni non si realizzeranno mai, ma so anche che qualche volta non saremo noi, ma forse i nostri figli o nipoti, o persino i nostri pronipoti a renderli realta' .
Congratulazioni allora, e continuiamo a sognare.
Grazie."
"My name is Monica and I'm from Italy.
If someone, 20 years ago, had asked me where would I see myself in 20 years, THIS would have never been my answer.
But as it happens, 19 years ago I fell in love with an American, moved here, and then I fell in love with this country.
For me, today is much more than becoming American and embracing back this country that has welcomed and embraced me for many years, today I feel like I'm closing a circle, bringing closure to my Grandmother's unfinished "dream".
She left Italy with her family as a child, came to this country at the beginning of the last century and lived in New York for a decade. She went back to Italy and never got to come back, and I grew up listening to her tales about the wonderful "life in America" and I've heard her complain several times about the fact that they had to go back to Italy.
In a way, I feel like her dream of living here is now being fulfilled by me and my children, her great-grandchildren. I know each one of us in this room is here today because of a dream, that for some it is now a reality thanks to this ceremony, while others may have just begun dreaming; but whatever our dream might be, let's not stop dreaming: I know that sometimes it might seem like our dreams will never be fulfilled, but I also know now that sometimes it won't be us, but perhaps our children or grandchildren or even our great-grandchildren who will make them a reality.
So congratulations and let's keep on dreaming.
Thank you."
"Mi chiamo Monica e vengo dall'Italia.
Se qualcuno, 20 anni fa, mi avesse chiesto dove mi sarei vista in vent'anni, QUESTA (indicando la sala) non sarebbe mai stata la mia risposta.
Ma come vuole il destino, 19 anni fa mi sono innamorata di un americano, mi sono trasferita qui, e mi sono poi innamorata di questo paese.
Per me oggi rappresenta molto più che non diventare americana e abbracciare a mia volta questo paese che mi ha benvenuta e abbracciata per molti anni, oggi sento che sto chiudendo un cerchio, portando a termine il "sogno" incompiuto di mia nonna. Lei aveva lasciato l'Italia con la sua famiglia, da bambina, era venuta in questo paese all'inizio del secolo scorso e aveva vissuto a New York per un decennio. Tornata in Italia, non e' mai più riuscita a tornare qui, ed io sono cresciuta ascoltando le sue storie sulla meravigliosa "vita in America" e l'ho sentita spesso lamentarsi del fatto che fossero dovuti tornare in Italia.
In un certo senso, sento che il suo sogno di vivere qui venga ora realizzato da me e dai miei figli, i suoi pronipoti. So che ognuno di noi in questa sala e' qui oggi a causa di un sogno, che per alcuni e' ora una realtà grazie a questa cerimonia, mentre altri forse hanno appena iniziato a sognare; qualsiasi sia il nostro sogno, non smettiamo di sognare: so che alcune volte potrebbe sembrare che i nostri sogni non si realizzeranno mai, ma so anche che qualche volta non saremo noi, ma forse i nostri figli o nipoti, o persino i nostri pronipoti a renderli realta' .
Congratulazioni allora, e continuiamo a sognare.
Grazie."
lunedì 25 giugno 2012
Questa la dedico a me, ...
... alle mie figlie e alle americane, per nascita o scelta, che conosco!!
p.s: Carrie Underwood potrebbe farvi interessare della musica country-rock, vero? ... e a proposito, e' vegan anche lei!!
p.s: Carrie Underwood potrebbe farvi interessare della musica country-rock, vero? ... e a proposito, e' vegan anche lei!!
DIVENT(are)ATA AMERICANA: la cerimonia del giuramento
Sono americana, da venerdì.
La cerimonia e' stata bella, un po' lunga per dei "problemi tecnici" dell'USCIS, ma ero più emozionata di quello che avrei immaginato.
Siamo partiti da casa alle 9 del mattino, volevamo andare a pranzo presto e poi trovare con calma parcheggio in downtown Tucson. Chris non era riuscito a trovare qualcuno che lo sostituisse al lavoro (ha detto che gli dispiaceva anche se ho l'impressione che forse non troppo...), così eravamo solo noi e le bambine. Subito il primo intoppino: da vera procrastinatrice, avevo "dimenticato" di rmpiazzare i due pneumatici davanti, che erano lisci che sembravano ormai quelli da Formula 1, e considerata la temperatura che ci avrebbe accolto a Tucson (108F, cioè circa 42 gradi), ho ricevuto un mezzo cazziatone dal marito, così prima sosta, il gommista..
Avendogli fatto presente la necessita' di essere a Tucson entro le 11, siamo ripartiti con due gomme nuove in 15 minuti., tempo da record, penso.
Pranzo come al solito, da Lovin' Spoonfuls (leggete la storia, interessantissima, di Peggy, la proprietaria e del suo cambiamento a 180 gradi da chimico per una multinazionale petrolchimica ad ingegnere chimico fino alla sua ultima carriera, ristoratrice vegan) e poi siamo partiti alla volta del Federal Building; ovviamente c'erano dei lavori in corso e traffico, cosa cui non siamo più' abituati... "Sheila", la voce del GPS che chiama sempre tutti "baby" con la voce sexy, ci dice che eravamo arrivati, baby, ma da imbranati out-of-towners non riusciamo a capire bene dove dobbiamo parcheggiare... ed erano già le 12:35, e io dovevo essere presente nella sala alle 12:50.... a quel punto ci buttiamo nel primo parcheggio privato che vediamo aperto, mi scaravento fuori e comincio a camminare verso gli edifici che "Sheila" aveva indicato come la nostra meta, mentre il resto della famiglia finisce di parcheggiare con più calma.
Alle 12:35 la temperatura a Tucson era probabilmente gia' a livelli da Sahara, quindi di correre non se ne parlava, anche perché indossavo un vestito e delle espadrillas con un po' di tacco, ma a passo maratona, dopo aver chiesto indicazioni ad un signore (l'unico che ho incrociato a piedi), arrivo finalmente alla US District Court, 405 West Congress Street. E seguo i vari gruppetti di persone di tante etnie diverse nella lobby, dove veniamo scannerizzati, e come in aeroporto, vengono fatte togliere le scarpe a chi le indossava (a parte noi neo-cittadini, la maggior parte delle persone presenti, ad esempio i miei famigliari, indossavano ciabattine o sandali). Il salone dove ci radunano ha circa 50 posti riservati a noi novelli americani, il resto delle poltrone sono riservate al tifo agli amici e famigliari.
Devo dire che, per essere un evento che viene fatto quasi tutte le settimane, non era organizzato benissimo, ci sono stati lunghi momenti di attesa, che potrebbero essere evitati, ma si tratta di un'organizzazione governativa, tutto sommato non ci sono stati grossi casini, quindi non mi lamento.
Prima ci chiamano ad uno ad uno (non in ordine alfabetico) ad un tavolo per riconsegnare la Alien Resident Card, cioè la green card (bye bye, old friend...) e ritirare la busta contenente diverse brochure tipo la guida per l'elettore, The Citizen's Almanac, etc. e con il programma della cerimonia. Questa parte da sola sarà durata almeno 45 minuti. Violet, come i diversi bambini presenti, si e' comportata bene per un po', poi ha cominciato a gattonare sotto le sedi, venire da me, tornare dalle sorelle e dal padre, scavalcare le sedie vicino... almeno non ha pianto ed e' stata relativamente tranquilla, almeno vocalmente.
Prima ci chiamano ad uno ad uno (non in ordine alfabetico) ad un tavolo per riconsegnare la Alien Resident Card, cioè la green card (bye bye, old friend...) e ritirare la busta contenente diverse brochure tipo la guida per l'elettore, The Citizen's Almanac, etc. e con il programma della cerimonia. Questa parte da sola sarà durata almeno 45 minuti. Violet, come i diversi bambini presenti, si e' comportata bene per un po', poi ha cominciato a gattonare sotto le sedi, venire da me, tornare dalle sorelle e dal padre, scavalcare le sedie vicino... almeno non ha pianto ed e' stata relativamente tranquilla, almeno vocalmente.
Finalmente si inizia e parte un video intitolato "Faces of America", dove attraverso foto d'archivio, immagini degli emigranti del secolo scorso ad Ellis Island, viene dipinto il ritratto dell'americano di oggi e, a tutti gli effetti, delle persone presenti alla cerimonia.
E proprio come tutte le sedute giudiziarie, anche questa inizia ufficialmente quando la "deputy clerk", una sorta di "cancelliere" fa la chiamata all'ordine, "call to order":
"All rise for the Honorable Judge Raner C. Collins" ...
Il giudice, dopo averci salutato, ha fatto l'elenco di tutti i paesi rappresentati, facendo alzare la o le persone che avrebbero "abbandonato" il paese chiamato per diventare americane. Ero l'unica europea, o meglio dell'Europa dell'ovest visto che era presente un ragazzo dalla Russia; la maggior parte erano, ovviamente, del Messico, molti centro e sud americani (Ecuador, Peru, Guatemala, etc.), persino una signora anziana in carrozzella, col figlio che le faceva da interprete e da aiuto, che aveva 75 anni e veniva dal Venezuela; 2 dalla Cina, 1 dalla Nuova Zelanda, una signora del Canada, un ragazzo somalo, uno nepalese, un ragazzo Iraqeno con la divisa della US Army (e' possibile, infatti, servire nelle forze armate americane anche se non si ha la cittadinanza), 2 fratelli e una loro nipote dal Congo Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) e un signore dal Sudan.
Stranamente, seduta in mezzo a persone di tutti i colori provenienti da tutto il mondo, vi dirò che sono stata colpita con forza non dalle diversità, culturali o fisiche, o dagli accenti pesantemente diversi, ma dal come eravamo tutti simili, non soltanto ci accomunava la scelta di diventare parte di questo paese, ma anche la nostra umanità, il nostro essere umani. Specialmente in tempi come questi dove si cercano le differenze, si esaltano le differenze, si diventa violenti per eliminare le differenze, quelle 3 ore in quel salone in cui eravamo senza dubbio tutti differenti, sono state 3 ore per me di estrema comunanza.
Dopo la presentazione di noi candidati e dei nostri paesi di origine, e' stato il momento del giuramento, di cui avevo parlato (e copiato e tradotto) QUI : così in piedi, con la mano destra alzata, giuravo con altre decine di persone la mia fedelta' per gli Stati Uniti d'America, e mentre parenti e amici con le loro macchinette digitali riprendevano questo momento indimenticabile, Violet, che mentre aspettavamo l'arrivo del giudice, mi aveva detto "Mama, be American, so I can be American too", si e' impavidamente infiltrata tra le file dei giuranti e ha giurato pure lei. Non me ne ero accorta, meno male che ci sono le foto che provano!!
Finito il giuramento, seguito da un lungo applauso e qualche "whoop" dai parenti di sicuro americani (incluso J), e' stata la volta del Pledge of Allegiance: l'avrò recitato, per via degli eventi a scuola, centinaia di volte, ma quella e' stata la prima volta che l'ho fatto con la mano destra sul cuore. Vabbe', saranno pure fregnacce, ma adesso se non metto la mane sul cuore rischio di essere tacciata, dai miei ora connazionali republicans, di non essere una VERA patriota (come e' successo e continua a succedere, ad esempio, al presidente Obama). A proposito di Obama, lui personalmente ci ha offerto le sue congratulazioni, vabbe', era un video pre-registrato, in cui ha sottolineato che e' importante partecipare attivamente alla vita delle comunità in cui viviamo, offrendo al miglioramente del paese e del mondo i talenti che abbiamo, così' come hanno fatto milioni di immigranti prima di noi.
Poi il giudice ha "aperto" il microfono per chiunque, nuovi cittadini, parenti, amici, volesse dire qualcosa.... e tra i vari "discorsetti" in cui diverse persone (inclusa la sottoscritta), hanno raccontato motivazioni e percorsi, uno ha colpito tutti, anche i bambini che si lagnavano si sono zittiti: il signore originario dal Sudan ha fatto un racconto in un inglese spezzato, della sua vita prima di arrivare negli US, dei 10 anni come rifugiato in Kenya, della vita prima di scappare in Kenya, che vita e' una descrizione inesatta... ci ha detto di come ne' lui ne' suo padre avevano mai posseduto un vestito come quello che indossava per la cerimonia, di come parte della sua famiglia fosse stata sterminata... ha ripetuto per diverse volta, con le lacrime agli occhi, "Today is my first life", immagino intendesse che oggi era il primo giorno della sua vita, una nuova vita, e ha ringraziato il paese che lo ha accolto, dandogli la possibilità di prendersi cura dei suoi 5 figli e della famiglia che e' riuscita a sopravvivere e venire con lui in America. Io ero molto commossa.
Racconto questo, perché sono stata felice che le mie figlie fossero presenti, hanno ascoltato direttamente la testimonianza di persone che hanno vissuto tragedie di cui si sa poco o niente, e che sembrano lontane, e il fatto che per queste persone gli US, un paese la cui unita' e generosità sembrano venire strozzate quotidianamente da divisioni politiche, religiose e sociali, e' ancora un faro nella tempesta... insomma, secondo me sarebbe bello se tutti gli americani avessero la possibilità di partecipare come spettatori a queste cerimonie.
Discorsetto finale del giudice, altre congratulazioni prima di uscire, e poi e' stato il momento (o la mezz'ora) in cui siamo stati chiamati per firmare e ritirare il nostro certificato di naturalizzazione e ricevere la spilletta della Stars and Stripes, la "mia" bandiera.
All'uscita, nella lobby, c'era il tavolo per registrarsi come elettore, cosa che ho fatto subito (ovviamente!)
Sono cambiata da sabato? Non credo. Forse si', diciamo che stranamente, non mi sento più una sorta di ospite, mi sono ringalluzzita, e ho finalmente mandato affanculo praticamente mia cognata, via text, cosa che avrei voluto fare da tanto ma mi ero sempre frenata.
Ecco qualche immagine:
| Il palco con tavolo dove il giudice ha presieduto. |
| Inizialmente, la famiglia si era seduta nei posti riservati a noi "candidati"... |
| ... mi si vede quasi, in fondo.... |
| In questa foto, ho appena consegnato la green card . (Fuori tema: devo far qualcosa di drastico per le braccia, porcavacca...) |
| Ah, Judge Collins! |
| Il giuramento |
| Notate qualcosa, o qualcuno, di strano? |
| Eccola li', la Fagiolina intrufolina... Secondo Emily, pare che abbia anche ripetuto il giuramento... ora e' anche lei ufficiale! |
| Abdul Mohamed (non sono riuscita a capire il cognome), con il suo primo vestito e cravatta... |
| Aspettando ancora... |
| Sono ufficiale, ho la spilletta (e il certificato...) |
| Con le pargole |
| Quando una bandiera non e' abbastanza.... Emily iper-americana... |
lunedì 18 giugno 2012
Father's Day 2012
E' vero, del padre se ne parla poco, o meglio sono io a parlarne poco. Probabilmente e' perché questo blog e' nato nel momento più difficile del mio matrimonio, momento in cui non potevo ne' volevo parlare di J, momento in cui non sapevo bene che direzione avrebbe preso questa relazione, se sarebbe sopravvissuta alla tempesta o sarebbe finita, anche noi un'altra coppia di ex uniti dai figli. Il blog e' sempre stato il mio angolo privato ma quest'anno faccio eccezione e parlo del papa' (che se non ci fosse lui io non sarei mamma, duh?!), o meglio, vi racconto della giornata di ieri, perche' da questa parte del gran lago si e' celebrato Father's Day, il giorno o meglio la festa del papa'.
Per i "regali", rimanendo in tema austerità, abbiamo optato per il fai-da-te, così sabato mentre le ragazze + la Fagiolina "creavano" dei portapenne dipingendo dei vasi di terracotta (comprati 4 anni fa e mai utilizzati), con Violet che ha usato inizialmente le mani, poi e' passata ad impiegare l'intero corpo come pennellone, corpo che fortunatamente era stato debitamente pre-denudato in previsione, io ho stirato delle lettere in un certo ordine sul davanti di una maglietta "plain", poi sul retro tutti e 4 hanno "stampato" la loro mano destra a mo' di fiore.
Questa e' il davanti della maglietta:
Ieri la mia intenzione sarebbe stata quella di alzarmi presto e preparare i muffins "healthy but good" che solitamente J prepara tutte le sante domeniche, ma da quando i figli sono a casa da scuola, ho preso l'abitudine di andare a letto tardi e a svegliarmi verso le 8, che secondo lo standard materno e' praticamente pomeriggio, e ieri mattina non e' stata eccezione, e quando mi sono svegliata, il profumino dei muffin già riempiva l'aria ed erano pronti, ancora tiepidi, per l'assalto!
Dopo la colazione e un paio d'ore rilassanti in piscina (l'aria era ancora fresca per il primo temporale da monsoni di sabato), siamo andati a pranzo al nostro ristorante preferito, Poco, dove in onore del papa' mi sono fatta una mimosa al mango, oltre alla solita "quinoa bowl" (un ciotolone pieno di quinoa, verdure grigliate, insalatina novella, avocado e pepitas, cioè i semini di zucca).
Al ritorno, un'altra pausa rinfrescante in piscina, poi ho preparato i miei migliori (finora...) e facilissimi veggie-burger, la cui ricetta di base fa parte del mio articolo estivo per la newsletter della Co-op che trovate a destra sotto il titolo "The Scoop - Il mio ultimo articolo"; poi una bella insalatona e dopo la cena finalmente ci siamo organizzati per preparare il miglior dessert estivo per bambini (e adulti con animo da bambino): S'MORES!!
Non saprei cosa esista di più americano, se non la apple pie in autunno, dell'arrostire marshmallow e preparare s'mores di fronte al fuoco! Sono l'incarnazione delle estati spensierate, di quelle passate in tenda nei boschi o sulla spiaggia, e fanno parte della tradizione americana in film, tv shows, libri e fumetti, come in questo classico di Snoopy
Come si preparano gli s'mores? Allora, anzitutto ci vogliono i "graham crackers", cioè dei biscotti piatti fatti con la farina "graham" che altro non e' che farina meno fine del solito, dolcificati solitamente con miele, poi del cioccolato possibilmente NON fondente (più dolce e', meglio e'...) e i marshmallow, cioè le "caramelle" (non saprei come altro chiamarli) morbidi e iper-dolci e leggerissime di peso che sembrano quasi soffiate.
E ovviamente, ci vuole il fuoco, come nell'immagine con Snoopy, uno di quelli fatto all'aperto e' meglio, ma il barbecue va bene lo stesso, e immagino che usare il fornello della cucina a gas sia perdonabile....
Noi li prepariamo raramente, l'ultima volta e' stato l'anno scorso quando eravamo in vacanza a Ventura, principalmente perche' tutti gli ingredienti necessari sono normalmente non vegan, contengono prodotti animali, a partire dai cracker (di solito miele, spesso latte o siero di latte), il cioccolato "al latte" cioè' dolce, che trovarlo senza latte richiede una certo numero di ricerche, e infine i marshmallow che contengono sempre gelatina, nel 99% dei casi di origine animale, e spesso anche albumi.
Forunatamente, da quando c'e' la co-op in citta', i marshmallow e il cioccolato vegan sono quasi sempre disponibili, e sono riuscita a trovare i graham crackers vegan su Amazon.
Ecco qui sotto due immagini degli ingredienti, inclusi gli stecchini di legno per far "tostare" i marshmallow. Da notare che i crackers che ho comprato sono più piccoli come dimensioni dei crackers che si trovano normalmente in giro, ma che la loro taglia ha agevolato tutta la preparazione, visto che anche i marshmallow erano piccoli.
Ed eccoci fuori col nostro braciere pronto.
| A Kudo a momenti si bruciava la coda... |
| erano le 21, e questa foto e' stata fatta senza flash.... |
| ... e questa con il flash... notare le mani stampate sulla schiena... |
| Tostiamo i mmallow... |
| Per un momento mi sembrava una statua M.me Tusseaud... |
Insoma, una giornata da ricordare, cosi' come e' da dimenticare e' la mega-litigata che a momenti lo spellavo, di 3 giorni fa.
Wax on, wax off, come diceva Miyagi....
giovedì 14 giugno 2012
Diventare americani: l'attesa e' quasi finita (sesto aggiornamento)
Dall'intervista dell'11 aprile non avendo più sentito o ricevuto niente dall'USCIS, devo confessarvi che, nonostante il mio ottimismo, avevo cominciato ad entrare nel tunnel del panico "E se per caso hanno cambiato idea?"; "E se per caso la lettera si e' persa in posta? O qualcuno l'ha rubata?"
Insomma, quando sei al buio, e' facile diventare paranoici.
Tanta era la paura che ho persino indagato con un paio di amiche che avevano già percorso questo tragitto, sulla tempistica del loro processo, perché sul sito USCIS la media di giorni tra intervista e giuramento e' indicata a 45. Loro mi hanno invece detto che per loro erano passati poco più' di 2 mesi. Mi hanno rassicurato, ma ero sempre comunque leggermente stressata.
Io, che quando vivevo in Italia e per i primi 15 anni di vita qui, di votare non me n'e' mai fregato niente, volevo proprio votare alle elezioni speciali per eleggere il rappresentante al congresso del nostro distretto, in sostituzione di Gabrielle Giffords che qualche mese fa aveva dato le dimissioni per potersi concentrare sul suo ricovero dalla ferita alla testa ricevuta nel gennaio 2011, di cui avevo parlato qui, e di cui potete trovare dettagli su questa pagina di wikipedia.
Fortunatamente, le elezioni si sono tenute il 12 giugno e Ron Barber, democrat e anche lui vittima della sparatoria, ha vinto sul candidato republican, lo stesso Jesse Kelly che aveva perso contro la Giffords nel 2010, (uno con una facca un po' da sveglione, porello), quindi l'assenza del mio voto non e' stata determinante.
Davvero, ero un po' preoccupata. Ma ieri quando ho prelevato la mia posta, con mia grande gioia ho trovato la lettera con la data e l'ora del giuramento che ufficializzerà la mia americanizzazione.
Venerdi' 22 giugno, alle 12:50, downtown Tucson, prometterò la mia fedelta' a questo paese e proclamerò la mia volontà di combatterne i nemici. Whatever.
Insomma, quando sei al buio, e' facile diventare paranoici.
Tanta era la paura che ho persino indagato con un paio di amiche che avevano già percorso questo tragitto, sulla tempistica del loro processo, perché sul sito USCIS la media di giorni tra intervista e giuramento e' indicata a 45. Loro mi hanno invece detto che per loro erano passati poco più' di 2 mesi. Mi hanno rassicurato, ma ero sempre comunque leggermente stressata.
Io, che quando vivevo in Italia e per i primi 15 anni di vita qui, di votare non me n'e' mai fregato niente, volevo proprio votare alle elezioni speciali per eleggere il rappresentante al congresso del nostro distretto, in sostituzione di Gabrielle Giffords che qualche mese fa aveva dato le dimissioni per potersi concentrare sul suo ricovero dalla ferita alla testa ricevuta nel gennaio 2011, di cui avevo parlato qui, e di cui potete trovare dettagli su questa pagina di wikipedia.
Fortunatamente, le elezioni si sono tenute il 12 giugno e Ron Barber, democrat e anche lui vittima della sparatoria, ha vinto sul candidato republican, lo stesso Jesse Kelly che aveva perso contro la Giffords nel 2010, (uno con una facca un po' da sveglione, porello), quindi l'assenza del mio voto non e' stata determinante.
Davvero, ero un po' preoccupata. Ma ieri quando ho prelevato la mia posta, con mia grande gioia ho trovato la lettera con la data e l'ora del giuramento che ufficializzerà la mia americanizzazione.
Venerdi' 22 giugno, alle 12:50, downtown Tucson, prometterò la mia fedelta' a questo paese e proclamerò la mia volontà di combatterne i nemici. Whatever.
Tutto questo per votare per Obama a novembre. Mi sa che gli scrivo una lettera per dirglielo!!
Ma anche il poter lasciare gli US per più di 6 mesi senza perdere la residenza e' certamente un ottimo beneficio. Chissa' magari un domani potrò fare il giro del mondo.
martedì 12 giugno 2012
E continuano
E' un bombardamento, non posso evitarli, sono circondata, mi colpiscono senza sosta e senza tregua i cambiamenti.
Perche' quando vai da Victoria's Secret per far misurare la figlia undicenne, perché non riesci a trovare un'impalcatura che funzioni e non le faccia male, e' difficile non pensare alla cicciottella cui non tanto tempo fa insegnavi a cantare l'alfabeto, che si infilava nel letto di notte....
Il mio mondo si sta trasformando così velocemente che mi gira la testa.
p.s.: VS ha delle cosine carine, alcune persino adatte a ragazzine dell'eta' delle mie figlie. Non lo sapevo, sono andata da loro perche' ti misurano e ti dicono con esattezza la taglia... :)
Perche' quando vai da Victoria's Secret per far misurare la figlia undicenne, perché non riesci a trovare un'impalcatura che funzioni e non le faccia male, e' difficile non pensare alla cicciottella cui non tanto tempo fa insegnavi a cantare l'alfabeto, che si infilava nel letto di notte....
Il mio mondo si sta trasformando così velocemente che mi gira la testa.
p.s.: VS ha delle cosine carine, alcune persino adatte a ragazzine dell'eta' delle mie figlie. Non lo sapevo, sono andata da loro perche' ti misurano e ti dicono con esattezza la taglia... :)
sabato 9 giugno 2012
Muddy Buddies (gli "amichetti infangati", versione vegan)
Sapete che questo non e' un blog di cucina, sono una modestissima cuoca che cucina perché deve, anche se ogni tanto mi diverto a farlo. Come nel caso di questa ricettina, facile facile e buonissima che piace sempre a tutti, che ho preparato per la festa di Violet.
E' una ricetta che girava sulle scatole di certi cereali anni fa, mi e' stata passata da Kelly, io l'ho veganizzata ed e' sempre un successo quando la preparo, cosa che succede raramente visto la mia propensita' a far della mia panza una capanna per questa "merenda". E' anche un ottimo dessert da portare ai potluck (pranzi o cene dove gli invitati portano un piatto da condividere), ed ho scoperto giovedì, grazie ad Allison che e' nata nel sud-est degli US, che vengono chiamati anche "Texas Trash", cioè spazzatura del Texas... Non temete, sono una delizia, niente a che vedere con la spazzatura di nessuno stato...
Io vi avviso: se avete la tendenza a diventare cibo-dipendenti, cercate di non rimanere da soli con il contenitore di Muddy Buddies... e' difficile smettere di farseli saltare in bocca! E non ditemi poi che non vi avevo avvisato!
Moky's Muddy Buddies (grassi si', ma senza colesterolo dietetico!)
Ingredienti:
E' una ricetta che girava sulle scatole di certi cereali anni fa, mi e' stata passata da Kelly, io l'ho veganizzata ed e' sempre un successo quando la preparo, cosa che succede raramente visto la mia propensita' a far della mia panza una capanna per questa "merenda". E' anche un ottimo dessert da portare ai potluck (pranzi o cene dove gli invitati portano un piatto da condividere), ed ho scoperto giovedì, grazie ad Allison che e' nata nel sud-est degli US, che vengono chiamati anche "Texas Trash", cioè spazzatura del Texas... Non temete, sono una delizia, niente a che vedere con la spazzatura di nessuno stato...
Io vi avviso: se avete la tendenza a diventare cibo-dipendenti, cercate di non rimanere da soli con il contenitore di Muddy Buddies... e' difficile smettere di farseli saltare in bocca! E non ditemi poi che non vi avevo avvisato!
Moky's Muddy Buddies (grassi si', ma senza colesterolo dietetico!)
Ingredienti:
- 9 cups di cereali quadrati. Io uso "Barbara's Puffins" al burro di arachidi, perche' non contengono vitamina D3, che e' un derivato animale. La ricetta originale richiede credo i Chex, ma trovo i Puffins molto piu' "sani". 9 cups sono all'incirca il contenuto di una scatola di cereali, nel caso dei Puffins sono circa 11 once, quindi 320g circa. Se sono di più, va bene lo stesso.
- 1 cup chocolate chips (le chicche di cioccolato) semi-dolci. Uso le Ghiradelli perche' non contengono latte vaccino (230g circa)
- 1/2 cup burro di arachidi (115g circa)
- 1/4 cup burro vegan; qui si trova la marca Earth Balance. (50 g circa)
- 1 1/2 cup zucchero a velo. E' tanto: più di 3 etti, anche un po' meno va bene.
Mettere i cereali in una scodellona capace. In una scodella più piccola, mescolare il cioccolato, il burro di arachidi e il burro, e farli sciogliere nel microonde ad alta temperatura per 1 minuto circa (ogni forno e' diverso, quindi tenere d'occhio lo scioglimento. In alternativa, scioglierli in una padellina a fuoco medio, mescolando). Mescolare e ri-microondarli per altri 30 secondi, dopodiche' mescolare finche' si ottiene una composto quasi liquido o comunque morbidissimo e senza grumi. Spargerlo sui cereali e mescolare finche' tutti i cereali sono stati ricoperti dal miscuglio. Utilizzando un sacchetto richiudibile tipo Ziploc di quelli grossi (da noi 1 gallone), unire meta' zucchero a velo e meta' dei cereali e scuotere per bene, finche' i cereali saranno ricoperti di zucchero. Ripetere con l'altra meta' di zucchero e cereali. I bambini solitamente amano questa attivita'...
I Muddy Buddies sono ora pronti ad essere divorati! Se pensate di non finirli nel giro di un paio d'ore, metteteli in frigorifero in un contenitore tipo Tupperware.
Da consumare canticchiando la canzone dei Doobie Brothers "Oh black water"....
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Amicizie sbilanciate: una miniserie.
Quello dell'amicizia e' un argomento cui penso spesso, e di cui ho parlato anche nel blog frequentemente. Sin da bambina ho vissuto ...
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Sono passati 5 anni dal mio ultimo post. Settantadue mesi traboccanti di cambiamenti profondi, sociali e personali, cambiamenti cosi radical...
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E’ tanto-issimo che non scrivo. Dieci mesi per l'esattezza. Ci sono, ci sono, sono viva e vegeta, ma come milioni di altri americani,...
